venerdì 15 febbraio 2019

Entrata nel Triodion



Domenica prossima, 17 febbraio 2019 – ingresso nel Triodion, iniziano le 4 settimane di preparazione per la Santa e Grande quaresima. Questa domenica è dedicata al brano evangelico del fariseo e del pubblicano.  La Divina Liturgia, come tutte le terze domeniche del mese, viene celebrata ad Altomonte, in Via Bruno Accursi, 7 presso la nostra Chiesa Parrocchiale Ortodossa, San Arsenio di Cappadocia, del Patriarcato di Mosca.  Un saluto paterno a tutti voi, che il Signore Gesù ci benedica e ci protegga. Amìn !!!



giovedì 14 febbraio 2019

CANDELORA 2019


15 febbraio 2019

Presentazione al tempio di N.S.G.C.
Сретение Господа Нашего Иисуса Христа
Intampinarea Domnului

Chiesa Parrocchiale Ortodossa
San Giovanni di Kronstadt
Patriarcato di Mosca
Palazzo Gallo / Piazza Vittorio Em. II
Castrovillari

Ore 17,30
Ufficiatura dell'Ora Nona
Benedizione delle Candele


Il Signore sia con noi e ci benedica !!!



martedì 12 febbraio 2019

http://www.ortodossiatorino.net

Il patriarca Bartolomeo è 
una minaccia per l'Oriente ortodosso!
di Dimitrios Anagnostou
AgionOros.ru, 1 febbraio 2019


AgionOros.ru pubblica un articolo dell'ultimo numero del giornale greco-ortodosso Orthodoxos Typos. L'autore è il famoso teologo e pubblicista Dimitrios Anagnostou.
In ogni momento, la pratica della tradizione ecclesiastica di combattere le eresie e le divisioni che minacciano l'unità della Chiesa non comprende solo la protesta e la lotta canonica alle teorie malvagie e alle azioni scismatiche (anticanoniche), ma anche la condanna simultanea di quei leader ecclesiastici che ne sono i portatori, sostenitori e seguaci. in un certo senso [Nota: naturalmente, oggi, dopo un intero secolo di propaganda dell'ecumenismo, che è iniziato con la spedizione da parte del Patriarcato di Costantinopoli della famosa lettera patriarcale generale del 1920 "alle Chiese di Cristo ovunque si trovino" (dove con il termine Chiese di Cristo sono chiamate per la prima volta le comunità eretiche!), che è considerato il documento fondatore dell'ecumenismo, guidato dal Patriarcato ecumenico, abbiamo raggiunto il punto che, per essere "conciliari" e "pan-ortodossi", siamo stati costretti ad abolire i termini "eresia" ed "eretici" nel lessico ecclesiale-sinodale, e così pure qualsiasi documento che condanni gli errori, mentre è asserita l'esistenza di altre chiese al di fuori della Chiesa ortodossa! (si vedano le "Decisioni del Concilio di Creta")]. 

È significativo che nella storia della Chiesa spesso i corrispondenti fenomeni di eresie e scismi siano registrati sotto nomi che derivano non solo dal contenuto delle teorie pertinenti (per esempio: monofisiti, teopaschiti, iconoclasti, papisti, ecc.), ma anche dai nomi dei loro ispiratori, leader e creatori (per esempio: arianesimo, nestorianesimo, paolinismo, ecc.).
Nel XX secolo, per la prima volta nella storia della Chiesa, questa pratica tradizionale fu neutralizzata artificialmente e con successo in relazione all'emergenza e allo sviluppo dell'eresia moderna dell'ecumenismo, che, secondo il grande dogmatista serbo san Giustino (Popović), è interamente linguistica. Ciò è avvenuto e continua a verificarsi principalmente perché questa eresia (non dichiarata, nonostante la sua ovvietà) è ancora consentita (se non protetta) dalla maggior parte delle Chiese ortodosse locali. Inoltre, questo è dovuto al fatto che in alcuni casi i leader e i sostenitori di questa eresia sono i capi delle stesse Chiese ortodosse locali.
Il più significativo di questi casi e il precedente più serio e pericoloso è l'esempio del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, che non è solo il portatore della pan eresia moderna, ma anche il suo capo, principale mecenate e guida. Questa non è una valutazione soggettiva né un'opinione privata, ma una convinzione generale dimostrata e incondizionatamente confermata sulla base di azioni, dichiarazioni e testi ufficiali e pubblici di questo patriarca, il capo del trono glorioso e ortodosso della città imperiale.
Il patriarca Bartolomeo, grazie al suo rango, è stato in grado di rimanere intoccabile per lungo tempo, evitando scontri canonici e accuse, sebbene spesso provochi i sentimenti di tutti i fedeli ortodossi (pastori e congregazioni) con le proprie azioni chiaramente antiortodosse e anti-canoniche e le sue convinzioni puramente eretiche.
Egli stesso (per sua stessa dichiarazione) è un fedele seguace della linea del suo predecessore – impegnato nel sincretismo e nella pan-religione del patriarca massone Atenagora. Questa linea è pericolosa per l'Ortodossia. Sta diventando sempre più chiaro di giorno in giorno che il patriarca Bartolomeo si sforza di farsi proclamare e riconoscere come un secondo papa (orientale), oltre a trasformare il Patriarcato di Costantinopoli in un superpatriarcato accettato a livello politico ed ecclesiastico internazionale – un nuovo Vaticano orientale (ovviamente in versione peggiore)!
Recentemente, questo leader apertamente difensore della pan eresia antiecclesiale dell'ecumenismo, dopo l'esperienza traumatica di un tentativo di soggiogare l'Ortodossia mondiale attraverso il suo famoso "Santo e Grande Sinodo", convocato due anni fa a Creta, ha scelto un "nuovo modo" per diffondere e rafforzare la sua autorità e, di conseguenza, le proprie teorie sul "papa orientale".
Bartolomeo ora segue il vecchio metodo collaudato del "divide et impera" (che include anche lo scisma nel corpo della Chiesa) in modo che, anche se lui e i suoi piani si indeboliscono a breve termine, gli stessi, a lungo termine, indeboliscano la forza e l'influenza di coloro che osano impedire il suo grande sogno, cioè la convocazione del primo Concilio ecumenico (o meglio ecumenista), il cui scopo sia legittimare a livello pan-ortodosso e sinodale la paneresia dell'ecumenismo.
In particolare, il patriarca ecumenico Bartolomeo, noto per il suo carattere vendicativo (che la Chiesa greca conosce per sua amara esperienza), ha portato avanti il ​​suo piano per una divisione indiretta dei fedeli e una dissezione ecclesiastica (giurisdizionale) dei suoi "oppositori" di chiesa. Stiamo parlando di quelli che si oppongono alle sue ambizioni di diventare un super-patriarca e di fare del Patriarcato di Costantinopoli un "Vaticano" orientale. Tali oppositori, oltre al Patriarcato di Mosca, sono gli antichi patriarcati antiocheno e serbo.
Per i suoi interessi e in relazione ai suoi obblighi al servizio della ben nota superpotenza politica (gli USA), l'ambizioso patriarca può (come è probabile che vedremo nel prossimo futuro) "condurre" alla "autocefalia" e rendere satelliti del Fanar altre due (dopo l'Ucraina) parti ecclesiastiche di altri patriarcati.
Stiamo parlando del Montenegro (una metropolia del Patriarcato di Serbia) e delle diocesi ecclesiastiche situate al di fuori dei confini della Siria (negli stati confinanti) che ricadono sotto la giurisdizione del Patriarcato di Antiochia! Dopo gli eventi politici legati alla cosiddetta "questione macedone", anche la cosiddetta " chiesa macedone " (canonicamente indicata come arcidiocesi di Ohrid) è una candidata al "sacrificio" nei piani degli abitanti del Fanar, trovandosi nel territorio canonico del patriarcato serbo, da molti anni in uno stato di scisma, isolata e non riconosciuta dal mondo ortodosso.
Posizionandosi come guardiano fedele e scrupoloso difensore dei diritti storici (come lui li vede) del Patriarcato di Costantinopoli, ignorando completamente i diritti degli altri suoi confratelli, pronto a darsi l'immagine di difensore dell'autonomia e di combattente per l'indipendenza delle amministrazioni e delle strutture locali, ripristina miracolosamente gli scismatici, il patriarca Bartolomeo riconosce e semina incondizionatamente differenze e divisioni ecclesiali (violando chiaramente l'ecclesiologia ortodossa e introducendo, nonostante le proprie assicurazioni in senso contrario, criteri etnici e laico-statali in materia di decisioni ecclesiastiche).
In considerazione di quanto sopra, tenendo conto della recente consegna del "tomos d'autocefalia" alla formazione scismatica di una nuova "chiesa" dell'Ucraina (aggirando la sola e unica Chiesa ortodossa canonica esistente nel paese e contro la volontà del Patriarcato di Mosca che vi ha pieni poteri canonici), il patriarca Bartolomeo si è trasformato in una vera minaccia per l'Oriente ortodosso.
Non bisogna dimenticare che questa minaccia erode di nuovo l'Ortodossia e mina l'unità della Chiesa ortodossa, e in ultima analisi serve a preparare i più al riconoscimento dello pseudo-concilio cretese, che è la fine di un inutile dialogo teologico con i papisti e il ripristino della piena comunione con coloro che hanno a lungo e deliberatamente contrastato la nostra fede e il nostro popolo!
La minaccia rivolta direttamente alla fede ortodossa e all'unità della Chiesa ortodossa orientale dovrebbe essere neutralizzata quanto prima e canonicamente dai vescovi ortodossi di tutto il mondo che stanno in terre dove si mantiene la retta fede, pastori rispettosi della Chiesa, che mantengano accordi inviolabili e osservino le sacre regole e gli statuti della santa Chiesa ortodossa di Cristo. Che Dio lo conceda!

lunedì 11 febbraio 2019


Domenica scorsa, 10 febbraio,  grande pienone durante la Divina Liturgia presso la nostra Santa Chiesa Ortodossa, dedicata al grande santo russo Giovanni di Kronstadt, del Patriarcato di Mosca a Castrovillari (peccato che mancava il nostro Giovanni per immortalare con le sue foto la mia dichiarazione).
Cosa dire: Signore non possiamo che ringraziarti per la tua benevolenza e per la tua protezione che ci elargisci a piene mani.
Voglio ricordare che venerdi, 15 di febbraio, Festa dell'incontro di Cristo o della presentazione al tempio, alle ore 17,30 celebreremo la "Candelora", ovvero la benedizione delle candele. 
Care Fedeli e cari fedeli, non mancate, la celebrazione si svolgerà di pomeriggio, quindi c'è più possibilità di una vostra partecipazione.
Domenica invece, 17 febbraio, entrata nel Triodion, dedicata al Pubblicano e al F
ariseo (a Vameșului și Fariseului), la Divina Liturgia sarà celebrata presso la Parrocchia di San Arsenio ad Altomonte.


Signore proteggi e benedici i tuoi servi fedeli !!!!



sabato 9 febbraio 2019

http://www.ortodossiatorino.net

Commenti sul forum virtuale degli
 arconti sull'autocefalia ucraina
di Jesse Dominick
Orthochristian.com, 7 febbraio 2019


foto: archons.org/townhall
L'Ordine di sant'Andrea degli arconti del Patriarcato ecumenico ha tenuto il suo primo forum viruale a livello nazionale sabato 26 gennaio, "sull'importantissima questione dell'autocefalia (indipendenza) della Chiesa ortodossa ucraina e sulle prerogative e responsabilità del Patriarcato ecumenico", come ha scritto il sito dell'Arcidiocesi greco-ortodossa d'America quando ha annunciato l'incontro.
Gli arconti sono il braccio delle relazioni pubbliche e delle raccolte di fondi del patriarca Bartolomeo e pochi si aspettavano qualcosa di nuovo da questo incontro: il diritto del Patriarcato ecumenico di intervenire in qualsiasi situazione ecclesiastica ovunque, in qualsiasi momento, sarebbe asserito con poca reale attenzione ai gravi problemi di ogni aspetto dell'attuale crisi ecclesiale in Ucraina e al ruolo di Costantinopoli in tale crisi.
Sfortunatamente, questa aspettativa è stata in gran parte soddisfatta, anche se la sessione di domande e risposte ha avuto alcune piacevoli sorprese grazie a una dei relatori che ha osato sollevare vere domande, che sembra che abbiano sorpreso il metropolita Emmanuel di Gallia, un vescovo del Patriarcato di Costantinopoli e partecipante al forum, che sembrava essersi aspettato l'unanimità dei relatori.
Qui presenteremo una panoramica di ciò che è stato detto nella riunione del forum, offrendo chiarimenti e commenti correttivi ove necessario, e mettendo in evidenza le importanti questioni sollevate dalla dott.ssa Vera Shevzova. [1]
***
L'incontro è stato aperto dal comandante nazionale degli arconti, il dott. Anthony J. Limberakis, che ha spiegato che il suo scopo era quello di chiarire fatti e discutere idee, ma soprattutto, di avere uno scambio spirituale e condividere sapienza sacra. La discussione doveva essere una manifestazione dell'identità della Chiesa come ecclesia, assemblea.
Ha anche notato che i relatori non sono polemisti, che l'ecclesia non era stata pensata per essere una sala di dibattiti, ma che tale difficile questione poteva essere discussa, dicendo la verità nell'amore. Ha esortato tutti a ricordare l'obiettivo di rafforzare e difendere la nostra unità in Cristo, a cui siamo chiamati come cristiani ortodossi.
Il dott. Limberakis ha quindi presentato il moderatore della serata, il dott. George Demacopoulos, un arconte, storico e condirettore del Centro di studi cristiani ortodossi alla Fordham University (un'università gesuita).
Il dott. Demacopoulos ha iniziato osservando che c'è molta confusione e critiche riguardo ai recenti eventi in Ucraina e ha identificato tre questioni distinte, ciascuna facilmente confondibile e confusa con le altre, che devono essere affrontate:
1. Le questioni della riconciliazione degli ortodossi in Ucraina: un anno fa, ha osservato il dott. George, c'erano tre gruppi separati in Ucraina, tutti e tre teologicamente ortodossi, ma solo uno riconosciuto dal mondo ortodosso. Quindi, qual è il processo per la guarigione di questa divisione?
2. La questione della possibilità di una Chiesa autocefala in Ucraina: la maggioranza del mondo ortodosso riconosce quattordici Chiese, alcune antiche, con giurisdizioni che non aderiscono alle moderne realtà politiche, e Chiese nuove i cui territori coincidono più o meno con i confini nazionali moderni. Alcuni ucraini hanno voluto l'autocefalia da molto tempo, nota il dott. George, quindi qual è il processo per la concessione dell'autocefalia?
3. La questione della reazione del Patriarcato di Mosca: Costantinopoli non ha ricambiato la rottura della comunione, quindi questo non è formalmente uno scisma, secondo il dott. George. Tuttavia, è una questione molto seria che punta a una serie di domande più ampie su come le azioni di Costantinopoli vengono ricevute dal mondo ortodosso.
Il punto su una rottura della comunione a senso unico deve essere affrontato. È vero, certo, ma non è così semplice come viene spesso spiegato dai rappresentanti di Costantinopoli (anche se mi sembra che il dott. George stesse semplicemente affermando il fatto della questione e non tentando di esprimere un'argomentazione). Abbiamo sentito affermazioni che il Patriarcato ecumenico non è minacciato e non minaccia, che il Patriarcato ecumenico non punirà né interromperà la comunione con le Chiese che hanno rifiutato di riconoscere gli scismatici ucraini, e che la rottura della comunione del Patriarcato di Mosca costituisce un abuso dell'eucaristia. Quest'ultimo punto è stato dichiarato da sua Beatitudine l'arcivescovo Anastasios d'Albania ma anche da vescovi di Costantinopoli come l' arcivescovo Job (Getcha) e il metropolita Kallistos (Ware).
La chiara impressione che si vuole creare qui è che il Patriarcato di Mosca è l'aggressore in questa situazione, che agisce in modo troppo avventato, mentre il Patriarcato di Costantinopoli si mantiene umile – ma questo è falso. Se tuo fratello maggiore è continuamente offensivo, ruba i tuoi giocattoli e le tue merende, e così via, non è irragionevole per te, dopo un anno di sopportazione di tale trattamento, di dire finalmente a tuo fratello che non giocherai più con lui finché non cambierà il suo comportamento. Il fratello maggiore potrebbe sottolineare che lui non ha deciso di smettere di giocare con te, ma ha importanza, quando è stato il suo comportamento che ti ha costretto a prendere una decisione del genere?
Allo stesso modo, Costantinopoli si è ingerita nel territorio della Chiesa russa per un secolo, ma nella situazione attuale ha finalmente superato il limite, invadendo Kiev, il cuore stesso della Chiesa della Rus'. La Chiesa russa sarebbe l'aggressore perché alla fine ha risposto alle provocazioni di Costantinopoli? [2]
Deve essere affrontata anche l'accusa che il Patriarcato di Mosca offenda l'eucaristia attraverso la sua decisione di interrompere la comunione. [3] Questa visione potrebbe forse avere un merito da parte del primate d'Albania, ma venendo da Costantinopoli sembra ancora una volta disonesta, quando si considera che il Patriarca Bartolomeo stesso con il suo Patriarcato ha interrotto la comunione con sua Beatitudine l'arcivescovo Christodoulos di Atene nel 2004 per un'offesa molto più piccola - una disputa sul fatto che la Chiesa di Grecia dovrebbe inviare liste di candidati per i vescovi delle diocesi delle "Nuove terre" a Costantinopoli per approvazione o semplicemente per notifica.
Prima di allora, nel 1993, sua Beatitudine il patriarca Diodoro di Gerusalemme era stato condannato da un concilio delle Chiese greche e rimosso dai dittici del Patriarcato di Costantinopoli per la sua posizione contro l'ecumenismo e per aver presumibilmente interferito nella giurisdizione di Costantinopoli in Australia.
La questione dell'antico cuore della Chiesa russa è innegabilmente più pesante di entrambi questi problemi.
***
Il dottor George ha poi notato di non avere il controllo su chi avrebbe fatto domande al momento delle domande e risposte. Questo per sottolineare che non ci sarebbero state esclusioni di domande a causa di qualche pregiudizio, ma, sfortunatamente, ciò ha portato anche a domande che erano essenzialmente uno spreco di tempo per tutti.
Ha poi spiegato che i due membri del forum oltre al metropolita Emmanuel, il diacono dott. Nicholas Denysenko e la dott.ssa Vera Shevzova, erano stati invitati come esperti di ortodossia nella Russia moderna o in Ucraina e non rappresentavano la Chiesa istituzionale, né alcuna giurisdizione, né l'Ordine di sant'Andrea – le opinioni espresse erano le loro.
Interventi di apertura del metropolita Emmanuel di Gallia
foto: netdna-ssl.com
Il dott. George ha quindi presentato i relatori che poi hanno offerto i loro commenti iniziali, a cominciare dal metropolita Emmanuel di Gallia.
Secondo il dott. George, il metropolita Emmanuel "è, senza alcuna esagerazione, una delle poche persone in tutto il mondo di oggi a essere più qualificato per parlare di questi temi", perché "Tra le altre cose, il metropolita Emmanuel è stato nominato da sua Santità il patriarca ecumenico Bartolomeo a presiedere il concilio d'unificazione a Kiev, servendo come esarca del Trono ecumenico in quell'evento. Questo concilio è stato l'ultimo passo che ha preceduto il tomos d'autocefalia che è stato concesso all'inizio di gennaio. Il metropolita Emmanuel ha familiarità diretta con tutti gli aspetti del processo e siamo onorati di averlo con noi".
Sfortunatamente, il metropolita Emmanuel non ha offerto alcuna intuizione nuova o unica dalla sua diretta conoscenza di tutti gli aspetti del processo. Per coloro che hanno seguito lo sviluppo di questo processo fin da aprile, non ha offerto nuove informazioni o spiegazioni. (La descrizione fatta dal dott. George del metropolita Emmanuel come uno dei pochi esperti nel mondo intero, naturalmente, pone la questione: chi sono gli altri? Questo gruppo qualificato secondo il dott. George include gli ucraini della Chiesa ortodossa ucraina canonica?)
Per esempio, cosa è successo al "concilio d'unificazione"? Costantinopoli voleva che l'ex metropolita Simeon Shostatskij conquistasse il primato, provenendo dalla Chiesa canonica e avendo una consacrazione episcopale canonica, ma questo non è accaduto - e ci sono notizie di ricatti e manovre politiche per garantire la vittoria dell'uomo di fiducia del patriarcato di Kiev. Com'è stato esattamente eletto primate il "metropolita" Epifanij Dumenko e quale è stata la reazione onesta di Costantinopoli a questo cambio di eventi? Oppure avrebbe potuto parlare delle delibere sinodali che hanno portato alla decisione di reintegrare Filaret Denisenko, l'ex capo scismatico del "patriarcato di Kiev", o le deliberazioni sinodali che hanno portato alla decisione di cancellare il documento del 1686 che trasferiva la metropolia di Kiev alla Chiesa russa. Questi sono temi seri che devono essere messi in chiaro. Ci sono molte altre domande del genere che potrebbero essere state poste al metropolita Emmanuel.
Il metropolita Emmanuel ha iniziato il suo intervento osservando che il Santo Sinodo di Costantinopoli ha deciso ad aprile di esaminare la questione della concessione dell'autocefalia al "popolo ortodosso dell'Ucraina".
Qui sorge una domanda su cosa significa dare un'autocefalia a un popolo piuttosto che a una Chiesa? Quali esempi analoghi possiamo trovare nella storia della Chiesa? Certamente, non si può dire in questa situazione che un tomos sia stato dato a una Chiesa, poiché il popolo ucraino è molto diviso. Quindi il piano era di riunire tuttla la popolazione in una nuova chiesa, anche se è chiaro che questo piano non ha avuto successo.
Inoltre, come il metropolita Emmanuel ricorda, una delegazione di Costantinopoli è andata in giro per tutte le Chiese autocefale per portare alla loro attenzione la decisione di creare una chiesa autocefala in Ucraina. Notate che per prima cosa aveva parlato di un esame del problema, e ora riconosce che la decisione era già stata presa. L'argomento è stato anche discusso alla Sinassi del 1 settembre, e il vescovo di Costantinopoli dice: "Tutto è stato fatto apertamente e chiaramente".
Tuttavia, questo semplicemente non è vero. Ad aprile è stato annunciato che Costantinopoli aveva ricevuto un appello per l'autocefalia da Poroshenko, dalla Verkhovna Rada e dai vescovi ucraini scismatici, ma a quel tempo non era stato annunciato che era già stata presa la decisione di concedere un'autocefalia. Di conseguenza, è stato successivamente annunciato che una delegazione avrebbe visitato le altre Chiese per discutere la questione. Non era stato detto nulla in quel momento sul tema di "informare" le altre Chiese su una decisione già presa. I vescovi delle altre Chiese sono rimasti sbalorditi nel sentire la notizia, come mi è stato detto in seguito. Solo pochi mesi dopo i rappresentanti di Costantinopoli avrebbero parlato di aver preso tale decisione già in aprile.
Il metropolita Emmanuel nota poi che la divisione in tre gruppi in Ucraina esiste da molti anni e che tutti sappiamo come e perché Costantinopoli è giunta a trovare una soluzione e a curare le ferite dello scisma. Tuttavia, come vediamo finora, l'intervento di Costantinopoli in Ucraina non ha guarito lo scisma in Ucraina, ma lo ha solo riconfigurato. La divisione rimane e sta diventando sempre più profonda e più amara, come hanno notato molti vescovi di tutto il mondo ortodosso.
Dato che la posizione canonica della Chiesa ucraina contro l'ingerenza di Costantinopoli è stata chiara, è curioso che Costantinopoli abbia continuato a portare avanti il ​​suo piano sotto la bandiera della guarigione dello scisma.
Inoltre, il metropolita Emmanuel dice che il Patriarcato ecumenico è la Chiesa madre per l'Ucraina e quindi era veramente interessato a trovare una soluzione, e che la politica o la geopolitica non hanno avuto un ruolo: si trattava di fare qualcosa per un popolo diviso.
Va notato che ci sono diversi significati del termine "Chiesa madre". Costantinopoli era la Chiesa che battezzò l'antica Rus', e quindi è la madre storica, ma "Chiesa madre" è più comunemente usata dalle altre Chiese per riferirsi alla Chiesa locale a cui appartiene un dato corpo, quindi la Chiesa ortodossa russa sarebbe la Chiesa madre della Chiesa ortodossa ucraina autonoma.
I passati patriarchi di Costantinopoli hanno riconosciuto e rispettato questo uso del termine "Chiesa madre". Quando la Chiesa georgiana si è rivolta a Costantinopoli per l'autocefalia all'inizio del XX secolo, le fu detto di rivolgersi alla sua Chiesa madre in Russia. Più tardi, negli anni '60, quando la Metropolia americana (in seguito la Chiesa ortodossa in America) si rivolse a Costantinopoli, fu anche detto anche a questa di rivolgersi alla sua Chiesa madre in Russia (anche se il Patriarcato ecumenico si arrabbiò quando la Metropolia fece proprio questo). Questo uso del termine può anche essere trovato nel testo "l'autocefalia e il modo in cui deve essere proclamata", della Commissione preparatoria inter-ortodossa che si è incontrata a Chambésy, in Svizzera, dal 7 al 13 novembre 1993.
È anche curioso che il metropolita Emmanuel affermi che la politica non ha avuto alcun ruolo, quando solo pochi secondi dopo ha ammesso che Costantinopoli stava effettivamente rispondendo a un appello del governo ucraino, del presidente Poroshenko e della Verkhovna Rada. Il metropolita Makarij, ex capo della "Chiesa ortodossa autocefala ucraina" scismatica, ha riconosciuto che l'iniziativa di appellarsi a Costantinopoli ha avuto inizio proprio da Poroshenko, non dai vescovi. Poroshenko non ha nascosto il fatto che l'autocefalia fa parte del suo piano politico. Inoltre, il metropolita Makarij ha riconosciuto che il "concilio d'unificazione" a dicembre è stato in grado di riunirsi grazie all'intervento di numerosi ambasciatori stranieri.
Diversi vescovi di tutto il mondo ortodosso hanno anche lamentato appunto la natura politica del progetto d'autocefalia, incluso sua Beatitudine il metropolita Rostislav delle Terre Ceche e della Slovacchia e sua Eminenza il metropolita Seraphim del Pireo.
È significativo che anche qualcuno tanto sostenitore della nuova struttura ucraina come Giacomo Sanfilippo può riconoscere che Poroshenko è troppo coinvolto in quella che dovrebbe essere una questione ecclesiastica.
Sarebbe stato molto più utile se il metropolita Emmanuel avesse affrontato queste preoccupazioni direttamente, piuttosto che semplicemente affermare una posizione che molti mettono in discussione.
Continuando, il metropolita Emmanuel nota che Costantinopoli ha ricevuto sei appelli da parte di Filaret Denisenko riguardo alle sanzioni canoniche imposte dal Patriarcato di Mosca. Quindi, il Patriarcato non poteva rimanere in silenzio o fingere di non sapere cosa stava succedendo. L'impressione è che se chiedi qualcosa abbastanza spesso, otterrai quello che vuoi.
Qui si deve notare che è ampiamente contestato che il Patriarcato di Costantinopoli abbia il diritto di ascoltare gli appelli riguardanti le sanzioni canoniche poste da un'altra Chiesa locale, eludendo così la Chiesa madre che aveva imposto le sanzioni. Inoltre, il metropolita Seraphim del Pireo sottolinea un punto importante - che solo un Sinodo locale o un Concilio ecumenico può annullare la decisione del Patriarcato di Mosca, "specialmente in considerazione del fatto che" il patriarca Bartolomeo aveva già preso la sua decisione in merito quando ha riconosciuto e accettato sia la "competenza esclusiva" della Chiesa russa per trattare con Filaret Denisenko e la specifica sanzione imposta, che si è verificata sia nel 1992 quando Filaret è stato deposto sia nel 1997 quando è stato sottoposto ad anatema.
Anche il tempismo qui è importante. L'appello iniziale di Denisenko è arrivato prima della lettera del patriarca Bartolomeo del 1992 a sua Santità il patriarca Alessio II di Mosca e di Tutta la Rus'. L'appello di Filaret a Costantinopoli e agli altri primati fu pubblicato nel numero di giugno 1992 del "Messaggero ortodosso" del "patriarcato di Kiev", mentre la prima lettera del patriarca Bartolomeo al patriarca Alessio arrivò nell'agosto del 1992, e quindi rappresenta un rifiuto dell'appello di Filaret. Quindi, il giudizio di Costantinopoli era già stato dato in quel momento.
Inoltre, nella lettera di risposta del 1997 del patriarca Bartolomeo alla scomunica di Filaret Denisenko, scrive: "Abbiamo informato i vescovi del nostro Trono ecumenico e li abbiamo implorati di non avere più comunione ecclesiale con le persone menzionate", ma ancora una volta, l'impressione è che tutto questo possa essere annullato se la parte incriminata fa appello per un numero sufficiente di volte, anche senza alcuna traccia di pentimento.
Il metropolita Emmanuel continua ricordando che Filaret e Makarij sono stati ricevuti nel patriarcato di Costantinopoli l'11 ottobre, essendo considerati vescovi di Costantinopoli in Ucraina. Poi i loro due gruppi, rappresentati da clero e laici, si sono riuniti al "concilio d'unificazione" il 15 dicembre a Kiev per eleggere il loro primate, che rappresenta, nelle parole del metropolita Emmanuel, "la voce di tutto il popolo".
Va da sé che questa è un'altra palese menzogna, dato che solo due dei novanta vescovi della più ampia Chiesa canonica ucraina hanno partecipato al "concilio", e come abbiamo visto in seguito, la stragrande maggioranza del clero e dei fedeli della Chiesa canonica le è rimasta fedele. Il Patriarcato di Costantinopoli aveva persino ricevuto numerose petizioni con centinaia di migliaia di firme di ucraini contro le sue interferenze in Ucraina.
Il metropolita Emmauel avrebbe fatto meglio ad aver affrontato la dissonanza cognitiva tra la pretesa di Costantinopoli di rappresentare tutto il popolo e l'ovvia realtà dei fatti.
Il metropolita di Gallia termina le sue osservazioni d'apertura osservando che l'intronizzazione di Epifanij Dumenko sarà il 3 febbraio a Kiev e che sperano che più vescovi e fedeli della Chiesa canonica si trasferiranno nella nuova struttura dopo quell'evento e che la nuova struttura sarà riconosciuta da altre Chiese autocefale.
Da allora l' intronizzazione è avvenuta e nessuna Chiesa tranne Costantinopoli ha inviato alcun rappresentante.
Osservazioni iniziali del diacono dott. Nicholas Denysenko [4]
foto: blogspot.com
Il diacono Nicholas inizia immediatamente rilevando quattro questioni importanti:
1. Le origini del movimento per l'autocefalia in Ucraina
2. Definire il problema come una disputa tra Mosca e Costantinopoli
3. Il tempismo dell'autocefalia
4. La crisi della rappresentazione legale della Chiesa
Il diacono Nicholas nota che il movimento per l'autocefalia non esisteva nel 1992 quando Filaret lasciò il Patriarcato di Mosca, ma piuttosto esisteva nel 1917-1921, con i suoi sostenitori che cercavano l'ucrainizzazione della vita della Chiesa, incluso l'uso del vernacolare ucraino nelle funzioni e nella restaurazione di antiche usanze. Come osserva, la lingua ucraina nelle funzioni era in origine una questione più urgente di quella dell'autocefalia, ma la spinta per l'autocefalia divenne implacabile quando il Concilio di Mosca e Kiev del 1917-1918 autorizzò l'uso del solo slavonico ecclesiastico nelle funzioni.
L'identità ucraina, e in particolare la lingua, è stata, come lui dice, la caratteristica principale del movimento per l'autocefalia sin dall'inizio, e infatti, per molti di noi che leggono questa storia e seguono le notizie attuali, è difficile vedere qio qualcosa di diverso dalla questione dell'identità ucraina: la preoccupazione di non essere russi. È difficile trovare Cristo nell'intera questione. (Si ignora anche il fatto che se si dovesse prendere in considerazione l'opinione di tutti gli ucraini ortodossi, quelli che insistono sull'uso del vernacolare ucraino contro lo slavonico ecclesiastico si troverebbero di nuovo in minoranza).
Il diacono nota poi che le dispute furono profondamente polemiche fin dall'inizio e peggiorarono durante l'occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale. Quindi, l'inimicizia tra le parti non è nuova ma è qualcosa di tramandato. Perciò, dice, l'unico modo per una pace duratura è di superare il tessuto cicatriziale della sfiducia e del risentimento incorporato nelle mentalità del popolo delle due Chiese.
Sfortunatamente, non ci sono ancora prove che le azioni di Costantinopoli abbiano contribuito o contribuiscano a questa guarigione in alcun modo, ma piuttosto il contrario.
In seguito al suo primo punto, il diacono Nicholas dice quindi che è errato vedere il problema come una crisi di Mosca contro Costantinopoli, perché è soprattutto una disputa tra ucraini. Il diacono Nicholas è, in un certo senso, del tutto corretto. Sono gli ucraini che soffrono qui, e dovrebbero rimanere in primo piano. Una sana vita ucraina ortodossa richiede libertà da Mosca e "Ucraizzazione della vita della Chiesa?" Gli ucraini stessi sono divisi su questo punto.
Sfortunatamente, bisogna riconoscere che il Patriarcato ecumenico ha lavorato duramente per inquadrare il problema come una questione della Chiesa russa che non rispetta, o addirittura sottrae, i diritti e i privilegi del Primo fra gli eguali. Lo stesso patriarca Bartolomeo ha esplicitamente definito la questione come un problema degli slavi ortodossi che non rispettano il ruolo speciale del popolo greco nell'Ortodossia. I suoi sostenitori, siano essi ufficiali o non ufficiali, credono che la Terza Roma sia una credenza reale che spinge l'ecclesiologia del moderno Patriarcato di Mosca a cercare disperatamente il primato nel mondo ortodosso.
Ha anche detto : "Preghiamo che le Chiese sorelle che si oppongono ingiustamente alle decisioni e alle iniziative del primo trono della Chiesa di Costantinopoli, comincino finalmente a pensare in modo logico e corretto, con grande rispetto e gratitudine alla Chiesa del nostro Patriarcato ecumenico".
Per fortuna, persino il metropolita Kallistos (Ware), un vescovo di Costantinopoli, ha recentemente riconosciuto che Mosca non mette in discussione il primato d'onore di Costantinopoli, ma piuttosto la disputa riguarda ciò che questo primato significa. Tuttavia, in questo senso, si tratta di una questione molto più grande dell'Ucraina, bensì di una ecclesiologia che riguarda l'intera Chiesa. Ma tutte le prove che abbiamo finora ci mostrano che questa non è una questione di Russia contro Costantinopoli, ma una questione della conciliarità promossa dalle altre Chiese locali contro l'unilateralismo spinto da Costantinopoli. Colpetto. Bartolomeo deve ancora trovare una sola Chiesa che lo sostenga in tutto questo sforzo.
Passando al suo terzo punto, il diacono Nicholas nota che le autocefalie del 1921 e del 1942 non hanno preso piede a causa della persecuzione sovietica. Poi, quando la Chiesa ortodossa autocefala ucraina ha raggiunto lo status legale nel 1989, è cresciuta rapidamente e costantemente, specialmente nel patriarcato di Kiev, che ebbe origine al suo interno. Anche la Chiesa canonica è cresciuta costantemente. Il Majdan del 2014 ha portato poi a una crescita ancora più rapida per il patriarcato di Kiev, diventando il punto di non ritorno per i sostenitori dell'autocefalia, ed è divenuto chiaro che il movimento era resiliente. I gruppi scismatici si erano già presi l'autocefalia - il passo successivo era il riconoscimento di questo dopo aver corretto le carenze canoniche interne.
Tuttavia, il diacono Nicholas non specifica cosa intenda per carenze canoniche, e non si hanno notizie di eventuali carenze canoniche risolte. Gli scismatici sono stati accolti così come sono, e hanno ampiamente continuato nelle loro tendenze scismatiche, specialmente quelli provenienti dal patriarcato di Kiev, con Filaret alla testa.
Il passo finale è quindi l'unità di tutti gli ortodossi ucraini, prima al calice e poi amministrativamente. Tuttavia, si deve ancora dire che è difficile vedere come l'intervento di Costantinopoli in Ucraina abbia facilitato entrambi i tipi di unità.
Passando al suo punto finale, il diacono Nicholas dice che Filaret, Makarij e i loro vescovi hanno costantemente affermato di essere canonici, e legittimi eredi dell'antica metropolia di Kiev. Potrebbero averlo affermato (e in effetti, Filaret ha persino affermato di non aver mai lasciato la Chiesa, ma che la Chiesa ha lasciato lui), ma ciò è manifestamente falso. Cosa significa essere canonici mentre si è nello scisma, senza il riconoscimento nemmeno di una singola Chiesa locale? Nessuno li ha riconosciuti come i successori canonici dell'antica Chiesa di Kiev. Quale canonicità è al di fuori dalla comunione della Chiesa? Inoltre, ovviamente due gruppi diversi non possono essere entrambi l'erede canonico di una Chiesa.
Questi gruppi hanno anche sempre sostenuto che le sanzioni contro di loro erano motivate politicamente, un punto che, dice il diacono Nicholas, è degno di ulteriori discussioni. Mi dispiace, ma non è degno di ulteriori discussioni. Gli scismatici ucraini e Costantinopoli possono insistere sul fatto che Filaret è stato sanzionato semplicemente per aver richiesto un'autocefalia (e in effetti, il metropolita Emmanuel lo rivendicherà esattamente più avanti in questo incontro), ma non ci sono prove di questo. Le accuse mosse contro Filaret dalla sua stessa Chiesa ucraina sono pubblicamente note e non hanno nulla a che fare con la richiesta di un'autocefalia. [5] Piuttosto, era di carattere abusivo, era sposato con figli nonostante fosse un monaco, ha infranto un giuramento fatto davanti alla Croce e al Vangelo. Poi, volontariamente, se ne è andato in scisma e ha continuato a starci. Anche Makarij e altri sono stati sanzionati per essere andati in scisma. Il Corpo di Cristo è uno e non subirà alcuna scissione. Dov'è in questo la politica? È difficile capire un motivo più degno di sanzioni canoniche di questo.
Il diacono Nicholas conclude osservando che la stragrande maggioranza degli ortodossi non conosce questi ucraini perché sono stati così isolati e non rappresentati nei forum pan-ortodossi (un fatto che, a proposito, rafforza il fatto che non erano canonici). Dice quindi che tutte le parti in questa disputa devono essere rappresentate.
Apertura dei lavori della dott.ssa Vera Shevzova
foto: smith.edu
Anche la dott.ssa Vera ha richiamato l'attenzione sulla lunga storia del movimento per l'autocefalia in Ucraina e sulla diversità del popolo ucraino, con l'Ucraina moderna costituita da regioni e popoli con storie e ricordi molto diversi, tra cui ricordi ortodossi. L'Ucraina occidentale è diventata Ucraina solo in un tempo relativamente recente, mentre l'Ucraina orientale faceva parte dell'Impero russo. Questa storia si riflette in un sondaggio Pew del 2015 che ha dimostrato che il 55% degli ucraini orientali ritiene che la Russia abbia l'obbligo di proteggere i cristiani ortodossi al di fuori dei suoi confini, mentre nell'Ucraina occidentale il 58% non è affatto d'accordo con questo.
Tuttavia, la dott.ssa Vera dice che questa complessità storica è oscurata dal più immediato passato sovietico-ateo che influisce sulla sensibilità ecclesiastica in Ucraina oggi: con gente che ha attraversato una guerra civile, due guerre mondiali, carestie, gulag, terrore, morte, ecc., questo impatto non può essere minimizzato.
La dott.ssa Vera nota che è doloroso per lei sentire persone che sostegono di capire che gli ucraini hanno avuto un momento difficile, ma dovrebbero superarlo. Questo recente passato deve essere preminente e nella mente di tutti per tutto il tempo quando si considera la questione ucraina. Se non lo capite, dice lei, allora andate a immergervi negli orrori di quel periodo.
Anche se non posso essere in disaccordo con la dott.ssa Vera, penso che valga la pena ricordare che non sono stati solo gli ucraini a soffrire, e non solo per mano dei russi. Anche i russi hanno sofferto, come tutti i popoli inclusi nell'URSS. Stalin era un georgiano, Khrushchev era un ucraino. Anche gli ucraini erano sovietici e l'Holodomor non ha riguardato solo gli ucraini. Quali sono le implicazioni di tutto questo?
Inoltre, la dott.ssa Vera parla del programma sovietico per creare un nuovo tipo di persona senza Dio – una politica che ha influenzato ogni aspetto della vita e che è stata ulteriormente aggravata dalla politica di Stalin di separare le identità nazionali ed etniche dalle identità religiose. Mentre le identità nazionali ed etniche furono supportate, furono prosciugate dall'associazione con la religione e furono riempite di nuovi contenuti. I libri di testo chiamano questo processo secolarizzazione, ma in realtà è stata una distruzione culturale.
Ha poi citato un passo da Tempo di seconda mano del premio Nobel Svetlana Aleksievich, come buona illustrazione dello scenario da tenere a mente qui:
Il comunismo aveva un piano folle: rifare la "vecchia razza umana", l'antico Adamo. E ha funzionato davvero... Forse è stato l'unico risultato del comunismo. Settanta e più anni nel laboratorio marxista-leninista hanno dato vita a un nuovo uomo: l'Homo sovieticus. Alcuni lo vedono come una figura tragica, altri lo chiamano sovok. Mi sento come se conoscessi questa persona; siamo molto familiari, abbiamo vissuto fianco a fianco per molto tempo. Io sono questa persona. E così sono i miei conoscenti, i miei amici più cari, i miei genitori. Per un certo numero di anni, ho viaggiato attraverso l'ex Unione Sovietica - l'Homo sovieticus non è solo russo, è bielorusso, turkmeno, ucraino, kazako. Anche se ora viviamo tutti in paesi diversi e parliamo lingue diverse, non potremmo scambiarci per nessun altro. Siamo facili da individuare! Le persone che sono uscite dal socialismo sono simili e diverse dal resto dell'umanità - abbiamo il nostro lessico, le nostre concezioni del bene e del male, i nostri eroi e martiri. Abbiamo una relazione speciale con la morte. Quanto possiamo valutare la vita umana quando sappiamo che non molto tempo fa la gente era morta a milioni?
Questa storia immediata, ha detto la dott.ssa Vera, è più importante di un documento di 300 anni sulla giurisdizione che, in ogni caso, presumibilmente è già andato in prescrizione da troppo tempo per essere contestato. Il punto della prescrizione è importante e verrà affrontato più tardi.
La diretta rilevanza di questo tema è un argomento di fede nella vita reale per i credenti nella vita reale e quindi per il futuro dell'Ortodossia nelle aree post-sovietiche e per l'Ortodossia nel suo complesso, dice. Il pericolo è che con la politica che circonda le questioni ecclesiastiche, come vediamo in questo caso ucraino, i credenti stiano vedendo le caricature della propaganda anti-religiosa sovietica diventare realtà. Ne ricordano i manifesti come se tutto venisse nuovamente ricreato e la gente si sentisse disillusa e cinica e si allontanasse dalla Chiesa - "la vera tragedia della questione".
Poi fa riferimento a un recente articolo pubblicato che si chiede retoricamente a chi importa di Cristo quando c'è una guerra su canoni, chiese e luoghi santi da realizzare? Ogni credente deve decidere da solo chi ascoltare.
Dice che un altro fattore che non viene preso in considerazione è il ruolo che le narrative degli ortodossi nella diaspora giocano nelle questioni della Chiesa in Ucraina. Dopo la caduta del comunismo, queste persone che non trovavano alcun significato nelle loro vite guardavano ai loro connazionali all'estero che avevano conservato la loro fede, ma le narrative e le storie della diaspora sono troppo selettive per preservare l'identità in una terra dove sono la minoranza. Dovremmo cercare di vedere quale ruolo hanno avuto le nostre narrazioni dalle nostre comunità della diaspora.
La memoria storica che forma la visione del mondo del Patriarcato ecumenico e della diaspora greca è molto diversa da quella degli ucraini, che è diversa da quella dei serbi, che è diversa da quella dei russi, e così via. Non conosciamo le storie degli altri, dice la dottoressa Vera, o come siamo rappresentati nelle storie degli altri. Questo mi sembra un punto particolarmente acuto, anche se, sfortunatamente, non è stato sviluppato affatto nel resto del forum. Naturalmente, semplicemente non era il momento di discutere di tutto ciò che deve essere discusso.
La dott.ssa Vera termina le sue osservazioni di apertura osservando che l'Ucraina è diventata un poligono di tiro, un terreno di prova per varie vendette personali di personalità ortodosse, di gruppi di interesse internazionali e così via.
Domanda n. 1: revocare le sanzioni canoniche
Il dott. George ha quindi aperto la discussione tra i relatori per fare domande l'uno all'altro in base a quanto è stato detto nelle osservazioni di apertura, e la dott.ssa Shevzova ha posto l'ovvia e fondamentale domanda su come una persona le cui sanzioni canoniche sono riconosciute da tutta la Chiesa possa improvvisamente avere tali sanzioni invertite ed essere accettata di nuovo nella Chiesa. Qual è la base per tale inversione?
Il metropolita Emmanuel ha offerto una risposta molto deludente, anche se attesa, il cui contenuto è stato discusso in precedenza. Ammette che Filaret era davvero scomunicato, ma era un giudizio giusto? "Io non la penso così."
Ricordiamo che, come spiegato sopra, lo stesso patriarca Bartolomeo accettò sia la deposizione sia l'anatema di Filaret Denisenko, anche dopo aver ricevuto l'appello di Filaret, senza sollevare dubbi sulla giustezza del giudizio del Patriarcato di Mosca. Il Patriarcato ecumenico confessa quindi che il giudizio del patriarca Bartolomeo nel 1992 e nel 1997 era una delusione?
Il metropolita Emmanuel ripete poi che Filaret ha inviato sei appelli, e ancora una volta, la persistenza cambia davvero la natura del caso? Perché cinque volte non era abbastanza, ma sei volte sì?
Il metropolita allora dice: "Tutti voi sapete" che è solo il Patriarcato Ecumenico che ha il privilegio canonico di ricevere appelli. Ancora una volta, no, non tutti lo sanno, e sarebbe stato utile dimostrarlo come vero piuttosto che semplicemente affermarlo come assiomatico, specialmente considerando che il metropolita Emmanuel sa indubbiamente che in effetti esiste un dibattito su questo punto.
Il metropolita Emmanuel dice poi che Costantinopoli vide che Filaret non era stato scomunicato per alcuna ragione dogmatica, ma solo perché voleva un'autocefalia e voleva rompere con il Patriarcato di Mosca. Ma lo scisma è una questione ecclesiologica, e l'ecclesiologia è dogmatica. Filaret e quelli come lui credevano che fosse accettabile stare fuori dalla Chiesa per trent'anni e condurre le loro greggi in questo deserto. È più che preoccupante che un vescovo della Chiesa si riferisca a condurre milioni di anime fuori dalla Chiesa come "l'unica ragione". Che altro è necessario?
Costantinopoli non dovrebbe essere criticata per aver ricevuto Filaret, afferma il metropolita Emmanuel: stavano cercando di guarire lo scisma e di guarire le ferite accettando Filaret. È davvero difficile credere che Costantinopoli pensasse davvero che porre Filaret al fronte e al centro (la sua accettazione nel Patriarcato di Costantinopoli, insieme a Makarj Maletich, era un punto specifico nell'annuncio del Santo Sinodo dell'11 ottobre) e ricondurlo alla Chiesa avrebbe guarito qualsiasi ferita.
Tuttavia, il metropolita Emmanuel afferma che Costantinopoli non ha riconosciuto in tal modo il patriarcato nella chiesa ucraina o lo status patriarcale di Filarete - che è stato accettato come ex primate di Kiev. Il Patriarcato ecumenico inoltre non ha deciso di dare l'autocefalia a Filaret o a qualsiasi altro gruppo. Inoltre, Costantinopoli non dovrebbe essere criticata per aver concesso l'autocefalia agli scismatici, poiché hanno smesso di essere scismatici a partire dall'11 ottobre, quando sono stati accolti nella giurisdizione di Costantinopoli.
Questo non ha potuto guarire alcuna ferita perché Filaret è stato ricevuto indietro senza nemmeno il minimo accenno di pentimento. Non ha mai riconosciuto l'errore di aver guidato milioni di anime nel deserto dello scisma, e non ha mai riconosciuto l'errore di lasciare che una forma distorta del nazionalismo ucraino (che è strenuamente anti-russo) dettasse le sue decisioni religiose.
Il suo comportamento da ottobre e soprattutto dal "concilio d'unificazione" di dicembre dimostra oltre ogni ombra di dubbio che Filaret non si è pentito - continua a comportarsi come uno scismatico. Nonostante sia stato ricevuto come ex metropolita, ha ripetutamente insistito sul fatto che resterà sempre un patriarca. Gli è stato richiesto da Costantinopoli di non indossare il suo kukol patriarcale bianco al "concilio", e non lo ha fatto, ma lo ha indossato di nuovo il giorno dopo e ha continuato a indossarlo da allora. Ha dichiarato apertamente che continuerà a governare la chiesa, "insieme" al suo protetto "metropolita" Epifanij Dumenko.
Più recentemente è apparso chiaro che quando le parrocchie lasciano la Chiesa canonica e sono ri-registrate, sono, di fatto, registrate nuovamente nel "patriarcato di Kiev" di Filaret, che non ha cessato di esistere legalmente nonostante Filaret abbia firmato un ordine per sciogliere tale struttura alla mattina del "concilio". Ha anche dichiarato con coraggio che non è stata creata nessuna nuova struttura, ma, in realtà, il tomos è stato dato proprio al "patriarcato di Kiev". Questo punto verrà ripreso più tardi.
Costantinopoli potrebbe non aver inteso dare il tomos al patriarcato di Kiev oppure avere un patriarca nella sua chiesa ucraina, ma questa è la realtà esistente, e non è una sorpresa per chi vi ha prestato attenzione.
Inoltre, le chiese serba e polacca continuano a riconoscerli esplicitamente come scismatici, e la recente dichiarazione dell'OCA afferma che il "concilio d'unificazione" ha creato una nuova chiesa a partire da due gruppi scismatici, il che significa che non riconosce che la decisione di Costantinopoli dell'11 ottobre ha normalizzato la loro situazione.
Il diacono Nicholas ha poi offerto una risposta, dicendo che non dovremmo guardare così tanto alla storia di Filaret, perché se guardiamo a questa, ciò provoca problemi basati sulla conoscenza comune della sua storia personale. Questo riconoscimento che Filaret è una figura problematica a causa della sua vita personale sembra almeno implicitamente riconoscere che le sanzioni canoniche contro di lui non sono basate sul suo desiderio di autocefalia (o almeno conduce logicamente a questa conclusione), anche se il diacono Nicholas non lo dice.
Dobbiamo guardare, secondo il diacono Nicholas, più in generale sulla disputa tra gli autocefalisti e il Patriarcato di Mosca, direttamente o con la Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca, e allora vedremo mosse di potere da entrambe le parti, e un modello che sviluppa da un'azione, poi da una risposta a quest'azione, che si intensifica negli anatemi nel caso di Filaret. Ciò non significa, tuttavia, che queste sanzioni siano sempre sbagliate e debbano essere rovesciate, dice.
Il problema, dal punto di vista del diacono Nicholas, è l'assenza di un potere neutrale in grado di valutare la questione legale della Chiesa e giudicare rettamente la questione. Forse un concilio pan-ortodosso potrebbe assumere questo ruolo? Ma Costantinopoli è stridentmente riluttante a convocare un simile concilio. Oppure possiamo guardare al Canone 5 del primo Concilio ecumenico, che stabilisce che un chierico sanzionato non può essere riammesso da un vescovo diverso da quello che ha imposto la sanzione. Inoltre, se c'è preoccupazione per le motivazioni del vescovo, allora il Sinodo locale dei vescovi può sollevare la questione. I canoni non vedono la necessità di un vescovo che afferma di essere in grado di intervenire ovunque, in qualsiasi momento.
Domanda n. 2: risolvere il problema con un concilio pan-ortodosso?
Il dott. George è passato poi alla seguente domanda: come rispondere a coloro che dicono che l'intera questione qui è il tipo di cosa che può essere risolta solo da un consiglio pan-ortodosso?
Riferendosi a "coloro che dicono", dà l'impressione che siano pochi, oppure un'opinione dispersa, ma, in realtà, questa è la visione espressa da ogni Sinodo o primate che ha parlato sull'argomento, senza eccezioni. Anche quelli che sono molto vicini al Patriarcato ecumenico, come l'arcivescovo Anastasios di Albania, e anche il metropolita di Costantinopoli Kallistos (Ware), hanno affermato che questo problema richiede una risoluzione panortodossa.
Il dott. George continua dicendo che sembra ingiusto che i vescovi di Mosca invochino un concilio pan-ortodosso, considerando che "hanno rifiutato" di partecipare al concilio di Creta. Questo è un argomento sostenuto continuamente dai rappresentanti del Patriarcato ecumenico e dai suoi sostenitori sui social media, ma c'è qualche sostanza in esso?
Per prima cosa, dobbiamo vedere perché Mosca non è andata al concilio. Quelli dalla parte del Patriarcato ecumenico insisteranno sul fatto che Mosca abbia voluto sabotare il concilio perché desidera ardentemente la posizione di primate; sebbene, di nuovo, non ci siano prove per questo. Il Patriarcato di Mosca è stato profondamente coinvolto nella pianificazione del concilio, fino all'ultimo minuto. La Chiesa russa si è tirata indietro solo dopo che le Chiese antiochena, bulgara e georgiana si erano ritirate, ognuna per le proprie ragioni (sebbene il patriarca Bartolomeo non accetti le ragioni dichiarate, credendo invece apertamente che si siano tirati indietro sotto l'influenza russa) – ed era già chiaro che la focalizzazione sinodale del concilio era già andata persa.
Inoltre, dobbiamo ricordare che il Patriarcato di Mosca aveva espressamente proposto che il Patriarcato ecumenico convocasse una riunione pre-conciliare d'urgenza per affrontare le preoccupazioni delle tre Chiese, ed è stato il Patriarcato ecumenico a non volerla, scegliendo invece di andare avanti con il concilio senza le tre Chiese. Allora anche la Chiesa russa si è tirata indietro. Alla luce dei fatti cronologici, è stata la posizione della Chiesa russa a promuovere la sinodalità piuttosto che quella del Patriarcato ecumenico.
Inoltre, il Patriarcato ecumenico e i suoi sostenitori sostengono davvero che, poiché la Chiesa russa non è andata a un concilio, non può mai più ritenere necessario un concilio? Lo stesso vale per le Chiese georgiana e antiochena, che hanno anch'esse chiesto un concilio su questo tema, e per la Chiesa bulgara? L'assenza di quattro chiese a Creta ha davvero ucciso qualsiasi possibilità futura per un concilio? Questo è effettivamente ciò che viene discusso qui.
Prosegue il dott. George: sebbene ritenga che il Patriarcato di Mosca non sembri onesto, se Creta dovesse essere un punto di riferimento per la sinodalità, i concili futuri non dovrebbero essere un evento gradito, che potrebbe affrontare questioni esattamente come la situazione ucraina che stiamo affrontando?
Quindi, chiede, qual è il ruolo di un futuro concilio rispetto alla continuazione dell'integrazione della Chiesa in Ucraina?
Sfortunatamente, il metropolita Emmanuel offre una risposta molto strana, affermando che quando il Patriarcato ecumenico ha inviato una delegazione a tutte le altre Chiese, "consultando e informando", questo faceva già parte del processo sinodale. Tuttavia, ricorda che ha già detto che le delegazioni sono state inviate a informare. Potrebbero aver sentito le Chiese, ma non vi è alcuna indicazione che ci sia stata una consultazione, e come può esserci una consultazione quando una decisione è già stata presa? Al patriarca Bartolomeo è stato detto molte volte da vescovi di molte Chiese, spesso faccia a faccia, che i suoi piani per creare una chiesa autocefala in Ucraina sarebbero stati disastrosi; ma quali prove ci sono che questi avvertimenti siano mai stati presi in considerazione o che abbiano influenzato il corso di Costantinopoli? Non ce n'è nessuna.
Il metropolita Emmanuel afferma anche che non è stato il Patriarcato ecumenico a chiudere le porte alla discussione, ma come potrebbe essere possibile sostenerlo? Il patriarca Kirill si è recato a Costantinopoli il 31 agosto per discutere della faccenda con il patriarca Bartolomeo. Durante quell'incontro, il primate russo ha proposto di tenere un incontro di clero e accademici per discutere della storia e della documentazione relativa al trasferimento della Metropolia di Kiev alla Chiesa russa nel 1686. è il patriarca Bartolomeo che ha rifiutato, dicendo che questo avrebbe ritardato troppo il processo di autocefalia.
Ciò significa che la discussione non è stata accolta perché era già stata presa una decisione. E perché la fretta (questa domanda verrà visualizzata più tardi)? La sinodalità non può includere, se non una vera consultazione, almeno il tempo necessario per giustificare i tuoi argomenti? Il patriarca Bartolomeo non voleva fare nemmeno questo.
E, come abbiamo detto, Costantinopoli ha ricevuto numerosi appelli nel corso di diversi mesi per convocare un concilio pan-ortodosso per discutere la questione, ma ovviamente non lo ha fatto. Dopo il "concilio d'unificazione", il patriarca Bartolomeo ha scritto a tutti i primati ortodossi, chiedendo loro di accettare i risultati del "concilio". Sua Beatitudine i patriarca Giovanni X di Antiochia ha risposto sottolineando che qui era necessaria una risoluzione sinodale. Il 1 gennaio, il patriarca Bartolomeo in particolare ha risposto al patriarca Giovanni, dicendo che non avrebbe convocato un concilio.
Chi ha chiuso la porta alla discussione?
Il metropolita Emmanuel nota anche che fino al 2001 o al 2002, c'era una commissione comune con il Patriarcato di Mosca che si occupava dei casi dei cosiddetti vescovi scismatici in Ucraina. Ma è stato il Patriarcato di Mosca a uscire. Non conosco la storia qui, quindi non posso commentare, ma è interessante, a dir poco, che il metropolita si riferisca a loro come "cosiddetti" scismatici fin dal 2002, quando anche lo stesso Patriarcato di Costantinopoli li considerava scismatici. Cosa sta insinuando qui?
Poi nota che il tema dell'Ucraina è tornato ai preparativi per il concilio di Creta alla sinassi dei primati a Ginevra nel gennaio 2016, ma non è stata trovata alcuna risposta. Quindi, perché convocare di nuovo un concilio, chiede, quando non c'era interesse a venire e ad essere d'accordo o in disaccordo?
Di nuovo, non è corretto affermare che la Chiesa russa "ha rifiutato" di andare o non ha avuto interesse ad andare. Era, infatti, molto interessata ad andare, ma si è tirata indietro per le ragioni sopra esposte.
La Chiesa russa dovrebbe essere andata nonostante gli ovvi problemi al Concilio? Io penso che probabilmente le Chiese russa, georgiana e bulgara avrebbero dovuto andare e alzare la voce dove necessario, ma questo non significa che si siano tirate indietro per sabotare il Patriarcato ecumenico o per mancanza di interesse. Pochi saranno convinti da una presentazione travisata delle posizioni e delle decisioni della Chiesa russa. [6]
Trattare con l'autocefalia come hanno fatto loro era l'unico modo per andare avanti, afferma il metropolita Emmanuel. E ciò è stato fatto dopo un attento studio e dopo l'appello al Patriarcato ecumenico in aprile. Inoltre, tutti erano d'accordo sul fatto che la questione di una chiesa autocefala in Ucraina fosse necessaria, dice, e ora è un dato di fatto – c'è una chiesa, afferma.
"Sinodalità" non è una semplice parola, dice. Abbiamo davvero bisogno di lavorare insieme per non essere solo una federazione di Chiese, ma per dimostrare che la Chiesa ortodossa è una sola Chiesa.
Questo non potrebbe essere più ironico o apparire più disonesto.
La dottoressa Vera offre quindi i suoi pensieri, basandosi sulla sua esperienza di storica consapevole dei documenti d'archivio. Nota che il metropolita Onufrij gode di un'enorme autorità e rispetto da parte dei suoi seguaci, e se lui non era pronto per questo processo d'autocefalia, allora questo sembra molto affrettato. Ricordate che il patriarca Bartolomeo non era disposto a prendere tempo per stabilire la sua posizione riguardo al documento del 1686.
Inoltre, Makarij Maletich, il capo della Chiesa ortodossa autocefala ucraina, ha parlato di come gli esarchi di Costantinopoli stessero mettendo loro fretta per organizzare il "concilio d'unificazione". Alla fine, sappiamo che il patriarcato di Kiev e la Chiesa ortodossa autocefala ucraina non sono stati in grado di lavorare insieme per organizzare il "concilio", Così il Patriarcato ecumenico ha assunto il controllo del processo.
La dott.ssa Vera continua dicendo che il metropolita Onufrij è stato escluso dal processo e letteralmente messo in guardia – il governo stava costringendo la sua Chiesa a essere rinominata (e dal forum abbiamo appreso che il nome legale della Chiesa è stato dato alla chiesa scismatica ), le sue parrocchie sono state forzatamente prese, e date al patriarcato di Kiev! C'è una grande confusione sul campo, dice lei.
La dott.ssa Vera ha completamente ragione e quello che ha detto doveva essere detto. Come potrebbe un concilio portare unificazione quando la Chiesa più grande e il pastore più autorevole saranno esclusi? È vero, i gerarchi della Chiesa ortodossa ucraina hanno scelto di non partecipare al "concilio", ma come ha spiegato in precedenza la dott.ssa Vera, sono stati praticamente costretti a prendere tale posizione dall'intervento malaccorto di Costantinopoli.
Nessuno può guardare a questo processo e vedervi trasparenza, dice lei. I vescovi delle altre Chiese non ne sono contenti. Qualcosa li sta facendo fermare – e cos'è?
Ancora una volta, questa è una questione molto importante, anche se diverse Chiese hanno risposto direttamente – non amano il disprezzo di Costantinopoli per la sinodalità e non accettano gerarchie scismatiche impenitenti che non hanno una consacrazione legittima.
Il diacono Nicholas Denysenko ha poi offerto i suoi pensieri, dicendo che dobbiamo distinguere tra un concilio come Creta e una sinassi di primati, che sono diversi esercizi della sinodalità, anche se facilmente confondibili.
Dobbiamo impegnarci a dialogare anche quando non siamo d'accordo, dice, offrendo l'esempio di sua Beatitudine il metropolita Vladimir di Kiev e di Tutta l'Ucraina, il predecessore del metropolita Onufrij, che ha continuato a dialogare sia con il patriarcato di Kiev che con la Chiesa ortodossa autocefala ucraina nel 2008, quando c'era una forte tensione sull'invito del presidente Jushchenko al patriarca Bartolomeo per partecipare al 1020° anniversario del Battesimo della Rus' e per aiutare a risolvere lo scisma. Il dialogo è crollato alcuni anni dopo e non è mai più ripreso, dice il diacono Nicholas. Il metropolita Vladimir fu invitato a una sinassi dei primati a Costantinopoli al tempo della controversia e fece appello a una soluzione sinodale in quel momento.
Quindi la domanda che dobbiamo porre e a cui Costantinopoli deve rispondere è: se la Chiesa ucraina ha chiesto una soluzione sinodale allo scisma per almeno un decennio, perché la questione è stata improvvisamente gestita unilateralmente?
Il diacono Nicholas continua: l'appello del metropolita Vladimir e l'appello del governo ucraino al concilio di Creta è rappresentativo di tutto il popolo, in un modo o nell'altro. Abbiamo già discusso di come sia ovvio che l'appello per l'autocefalia rappresenti ben altro che tutto il popolo.
In ogni caso, questa storia mostra la necessità di un sostenere un dialogo, il che, naturalmente, sarebbe una buona cosa, dice. Che cosa possiamo fare per riaccendere e sostenere il dialogo tra i cristiani ortodossi in Ucraina che sono coinvolti nell'attuale confusione di massa dopo la concessione del tomos, con le chiese sequestrate e rinominate, le leggi che violano la vita ecclesiastica, e così via? C'è un posto per la partecipazione pan-ortodossa per aiutare a risolvere questo problema, afferma il diacono Nicholas, indipendentemente da ciò che pensiamo di ciò che è accaduto fino a questo punto.
Se persino un ardente autocefalista ucraino può vedere la necessità della sinodalità, perché la sinodalità viene intenzionalmente ignorata? Ricordate che il patriarca Bartolomeo ha respinto esplicitamente l'appello del patriarca Giovanni d'Antiochia a un concilio pan-ortodosso.
Domanda n. 3: le parrocchie ucraine all'estero
Quindi hanno avuto inizio le domande dei chiamanti. Il tomos della nuova "chiesa" ucraina afferma che essa non può avere parrocchie all'estero, nonostante il fatto che il patriarcato di Kiev abbia circa 100 parrocchie in America (e ce ne sono altre in altri paesi). Quelle parrocchie all'estero sono trasferite a Costantinopoli. Molte altre Chiese hanno parrocchie nella diaspora, quindi come si giustifica questa limitazione?
Il metropolita Emmanuel ha risposto che questo problema è stato discusso con i vescovi della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" e che essi non hanno reagito negativamente. Costantinopoli non sta cercando di fare qualcosa di nuovo qui, dice, ma solo ciò che è nei canoni che si occupano della diaspora.
Da un lato, qui posso essere d'accordo con Costantinopoli. Chi può davvero lamentarsi di non aver aggiunto un'altra giurisdizione nella diaspora? Tuttavia, c'è molto dibattito, ovviamente, sull'idea che l'intera diaspora in tutto il mondo dovrebbe essere sotto Costantinopoli. Il famoso canone che si riferisce alle terre barbare si riferisce ben difficilmente al mondo intero, nonostante l'interpretazione di Costantinopoli.
Inoltre, è difficile non vedere questa clausola come una possibilità per Costantinopoli di impadronirsi di più parrocchie... che invieranno denaro al Fanar.
E ancora, il patriarcato di Kiev aveva anche parrocchie in altri paesi ortodossi, come la Grecia, la Moldova e la Russia - Costantinopoli ora ha giurisdizione nelle loro terre? E ci sono altre questioni canoniche che potrebbero sorgere qui: alcune di queste parrocchie in America si erano staccate dalle giurisdizioni canoniche. Una parrocchia di Filadelfia si è recentemente separata dall'OCA solo un anno e mezzo fa. Sua Grazia il vescovo Mark di Philadelphia e della Pennsylvania orientale ha vietato ai suoi fedeli di comunicarsi in quella chiesa, quindi qual è la relazione ora? L'OCA è, naturalmente, in comunione con Costantinopoli, ma è tutto così semplice?
Domanda n. 4: fattori esterni e pressioni
L'interlocutore successivo ha chiesto commenti sull'influenza di fattori esterni: l'annessione della Crimea da parte della Russia, i combattimenti nell'est dell'Ucraina e ha chiesto se il Patriarcato ecumenico fosse sotto pressioni da parte degli Stati Uniti o della NATO, per esempio.
Il metropolita Emmanuel ha risposto che l'annessione e la guerra giocano certamente un ruolo dal punto di vista sociologico: senza di loro sarebbe stato più facile per tutti avvicinarsi. Dice anche che non ci sono state pressioni dall'esterno sul Patriarcato ecumenico nel trattare con la concessione dell'autocefalia. Naturalmente non posso dirlo con certezza, ma basti dire che per lungo tempo si è ampiamente creduto che il Patriarcato ecumenico prenda le sue direttive dal Dipartimento di Stato americano, e questa non è certo una mera congettura. Il Dipartimento di Stato ha rilasciato diverse dichiarazioni di sostegno agli scismatici in Ucraina: perché il Dipartimento di Stato dovrebbe occuparsi di una questione interna ortodossa? E ricordate che che Makarij Maletich ha riconosciuto che diversi ambasciatori stranieri sono intervenuti nel processo dell'autocefalia. Inoltre, dalla concessione dell'autocefalia, ci sono state pressioni sulle Chiese locali da parte sia delle forze governative sia di quelle non governative per riconoscere gli scismatici ucraini. Abbiamo riferito di tali pressioni sulle Chiese di Gerusalemme, in Georgia e in Grecia.
Il metropolita dice poi che non c'è stata alcuna pressione sul Patriarcato ecumenico, se non la pressione di preoccuparsi dell'Ucraina come Chiesa madre. Di nuovo, è molto difficile credergli. Per esempio, è noto che il patriarca Bartolomeo incolpa la Chiesa russa per il fallimento del concilio di Creta, come abbiamo già discusso. Il patriarca lo ha detto apertamente a sua Eminenza il metropolita Ilarion (Alfeev). Sebbene il Patriarcato ecumenico abbia passato il secolo scorso a rubare territori dalla Chiesa russa, è difficile non vedere il legame tra un territorio così grande come l'Ucraina e l'amarezza del patriarca su Creta.
Anche il metropolita Kallistos (Ware) ha menzionato questo come un fattore in una recente intervista .
Il metropolita Emmanuel allora commenta "Se non lo avessimo fatto in quel momento, allora quando?" Costantinopoli non ha agito dieci anni fa, dice, "ma dovevamo agire oggi." Ripete che il Patriarcato ecumenico non agisce dietro pressioni ma era chiaro che qualcuno doveva fare qualcosa, e quel qualcuno è la Chiesa madre che ha dato l'autocefalia alla maggioranza delle Chiese ortodosse – Mosca, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia – quindi, chiede, perché è così strano farlo in Ucraina ora, quasi nelle stesse circostanze?
Innanzitutto, alcune cose devono essere chiarite. È discutibile se Costantinopoli stesse sempre dando un'autocefalia o stesse piuttosto riconoscendo ciò che già esisteva. Orthodox Synaxis ha pubblicato un articolo in merito al suo riconoscimento dell'autocefalia della Chiesa georgiana nel 1990. Ma la Chiesa georgiana aveva dichiarato la propria autocefalia nel 1917, che fu poi riconosciuta dalla Chiesa russa nel 1943. La Chiesa era già amministrata autonomamente. Inoltre, va notato che la Chiesa georgiana ha celebrato il 100° anniversario della restaurazione della sua autocefalia nel 2017, cioè conta la sua autocefalia dal 1917, non dalla sua concessione da parte di Mosca o di Costantinopoli.
E ancora a proposito della Georgia – tale Chiesa aveva effettivamente ricevuto la sua autocefalia da Antiochia nel quinto secolo. Fu ingiustamente spogliata di questa autocefalia sotto l'Impero Russo, dichiarandola di nuovo nel 1917. Ma dall'antica Chiesa vediamo che non solo Costantinopoli può concedere l'autocefalia. La Chiesa antiochena è la vera Chiesa madre della chiesa georgiana, e la sua antica autocefalia è riconosciuta nell'antica letteratura canonica. Questo è un precedente che il Patriarcato ecumenico sembra non voler affrontare o accettare.
Anche l'esempio della Chiesa delle Terre Ceche e della Slovacchia è istruttivo. Nel 1951 le fu concessa una piena e inequivocabile autocefalia dalla Chiesa russa; sebbene il Patriarcato ecumenico, naturalmente, non la riconoscesse. Quando la Chiesa cercò di normalizzare i suoi rapporti con Costantinopolinegli anni '90, il Patriarcato ecumenico ha invece concesso un nuovo tomos di autocefalia che limitava severamente la libertà di cui la Chiesa aveva goduto - sono diventati schiavi, come ha commentato un esponente di alto rango della Chiesa delle Terre Ceche e della Slovacchia a OrthoChristian. Come la Chiesa georgiana, la Chiesa ceco-slovacca ha celebrato la sua autocefalia non dal tempo del tomos del Patriarcato ecumenico, ma dal vero inizio della propria esistenza indipendente, quando Mosca le ha concesso un tomos. Hanno celebrato questo anniversario per molti anni fino a quando il patriarca Bartolomeo ha minacciato di rescindere l'autocefalia della Chiesa, costringendoli così a capitolare e a cessare di riconoscere una grande pietra miliare nella storia della propria Chiesa.
E quanto all'affermazione del metropolita Emmanuel che la situazione ora è praticamente uguale a quella delle altre Chiese, chiunque, da qualsiasi lato della vicenda, può vedere che questo non è vero. Quando alla Chiesa romena fu concessa un'autocefalia, c'erano forse tre gruppi in competizione, di cui solo uno fu riconosciuto? La Chiesa riconosciuta da tutti è stata respinta in modo che i gruppi scismatici potessero prendere il loro posto? Questo è successo con la Bulgaria? Questo è successo ovunque? No. No, la situazione in Ucraina non è simile a nessun'altra autocefalia.
Il metropolita Emmanuel nota poi che la questione di Kiev è menzionata anche nel Tomos dato alla Polonia nel 1924. Sì, il Patriarcato ecumenico ha usato questa teoria antistorica a suo vantaggio e a svantaggio della Russia prima d'ora. Anche il vescovo del Patriarcato ecumenico, il metropolita Kallistos (Ware) riconosce nella sua intervista che l'idea che Kiev sia sempre stata sotto Costantinopoli non è altro che revisionismo storico.
E la Chiesa polacca era insoddisfatta dalla rottura della sua relazione con la Chiesa russa e chiese un tomos alla Russia negli anni '50. Ha ricevuto da essa un Tomos che le garantiva piena e completa indipendenza.
Il diacono Nicholas ha poi affrontato la questione dei fattori esterni dicendo che dobbiamo essere aperti sul ruolo forte del presidente Poroshenko nel sostenere, promuovere e andare avanti con il tomos di autocefalia in un modo in cui ha superato i suoi predecessori, così come il suo ruolo nell'effettico concilio, assicurandosi che si concludesse con successo. Ha anche menzionato il tour post-tomos per l'Ucraina con una copia del tomos che viene portata in giro per venerazione.
Il diacono è più disposto a riconoscere la pressione politica da parte ucraina di quanto non lo fosse il metropolita Emmanuel, e ha ragione nel sottolineare il ruolo ampio e incredibilmente importante di Poroshenko nell'intera vicenda, di cui abbiamo già parlato. Se il presidente Putin avesse convocato e presieduto un simile concilio, non ci sarebbe stata fine alle accuse di sergianismo, collaborazione del KGB e così via.
C'è la possibilità dell'emergere di una religione politica qui, dice il diacono Nicholas. Penso che se si leggre qualche discorso di Poroshenko in cui parla dei tomos, si vedrà che è già emersa; o se si guarda il discorso di Filaret Denisenko a un evento del Consiglio Atlantico alcuni mesi fa, non si sentirà quasi nulla sul Signore Gesù Cristo, ma alcune ore su come l'Ucraina abbia bisogno di un tomos per proteggersi dall'arci-nemico Putin.
Il diacono Nicholas dice che è anche importante capire come Poroshenko sia visto da tutte le parti: alcuni lo vedono come un eroe che esprime un desiderio secolare, mentre altri lo vedono come un nemico che tenta di umiliarli. Quando si considera che Poroshenko ha annunciato apertamente che quelli della Chiesa ucraina canonica non hanno niente a che fare in Ucraina e dovrebbero lasciarla, non è difficile capire perché lo vedano come un nemico.
Riconosce poi che si sta entrando nel regno della religione politica - che ciò che è successo con la Chiesa viene sfruttato a fini puramente politici. L'unico correttivo qui è che quello che è successo non è solo sfruttato per la politica, ma che quello che è successo è sempre stato politico. Era ingenuo pensare che non fosse un progetto politico. Tuttavia, è rinfrescante notare che il diacono Nicholas sia in grado di ammettere tutto questo.
Il diacono Nicholas dice anche che c'è una pressione politica dall'altra parte, in particolare da Vadim Novinskij, il quale, come dice il diacono, fa campagna ad alta voce contro l'autocefalia ed è coinvolto come sostenitore politico dell'opposizione. Considerando che il blocco d'opposizione non è stato in grado di fermare l'appello per l'autocefalia ad aprile o le leggi anti-Chiesa che sono state approvate, sembra difficile parlare di Novinskij come una forza di pressione politica, piuttosto che come una voce che grida nel deserto.
Il diacono Nicholas dice poi che tutte queste correnti e contese politiche significano che questa situazione attuale andrà avanti per un po'. Ma una domanda sorge spontanea: in che modo questa minoranza ucraina era pronta per un tomos d'autocefalia? La Chiesa canonica sostiene che prima dovrebbe venire l'unità e poi un tomos.
Non importa cosa succede alle elezioni di marzo, dice il diacono Nicholas, dobbiamo capire che l'Ucraina e altri paesi senza separazione tra chiesa e stato si trovano in una situazione diversa: è difficile distinguere i loro rispettivi ruoli, con i politici che interferiscono in modo palese o usano ciò che sta accadendo nella Chiesa per i loro scopi. Questo potrebbe essere un motivo per guardare dentro a noi stessi, dice - possiamo trovare i giusti principi per i rapporti tra chiesa e stato, e come possiamo aiutare gli ucraini ad affrontare questo in modo equo e giusto?
La dott.ssa Vera interviene e, di nuovo, dice esattamente ciò che deve essere detto, riguardo al linguaggio sulla "Chiesa madre". Osserva che in un sondaggio Pew del 2015, grandi percentuali in tutta la nazione, sia nelle parti orientali che occidentali, dicessero che vedevano il loro metropolita locale, chiunque egli fosse, come l'autorità più alta riguardo alla fede ortodossa. Solo il 17% considerava il patriarca di Mosca come proprio leader spirituale, e solo il sette per cento il patriarca ecumenico.
Ciò aiuta a dimostrare che la Chiesa ucraina non è solo uno strumento della Chiesa russa.
Solleva quindi l'esempio dell'autocefalia georgiana risalente al 1917. Il patriarca Germanos V di Costantinopoli disse ai georgiani "Io non riconosco e non posso riconoscere una Chiesa georgiana autocefala" poiché a quel punto era stata sotto la Chiesa russa per più di 100 anni. L'autocefalia deve venire dalla Chiesa madre, diceva il patriarca Germanos – cioè, in questo caso, la Chiesa russa. Allora, perché Costantinopoli qui è improvvisamente la Chiesa madre dell'Ucraina, chiediamoci, quando la Chiesa russa è stata la Chiesa madre per centinaia di anni, che questo piaccia o no. Com'è che improvvisamente il Patriarcato ecumenico sarebbe la Chiesa madre?
Le domande della dottoressa colpiscono esattamente al centro, cosa resa evidente dalla risposta del metropolita Emmanuel.
Il metropolita, in sostanza, non è stato sicuro di cosa dire. "Sono davvero sorpreso dall'argomento che sta sollevando", dice. Ma l'argomento che lei solleva è lo stesso di quello sollevato dallo stesso patriarca ecumenico Germanos. Il Patriarcato ecumenico si era sbagliato un secolo fa?
Guardi nella storia, dice – sappiamo chi è la Chiesa madre della Rus' – i russi si erano battezzati da soli?
Ma allora Costantinopoli si era battezzata da sola? Con la logica del metropolita Emmanuel, la Chiesa di Gerusalemme deve essere confessata come la Chiesa madre.
Come abbiamo detto, alla fine la Chiesa georgiana ha ricevuto il riconoscimento dalla Chiesa russa, ma secondo il metropolita Emmanuel, non erano soddisfatti del riconoscimento, perché sapevano che Costantinopoli era la Chiesa madre. Desiderare di normalizzare i rapporti con Costantinopoli non è la stessa cosa che desiderare da loro l'autocefalia. Ricordiamo ciò che abbiamo detto sulla Chiesa delle Terre Ceche e della Slovacchia.
"Quindi sta dicendo che il Patriarcato ecumenico non era la Chiesa madre in Ucraina. Veramente? Sono stupito. Non ho altre parole per dirlo", dice il metropolita Emmanuel. Ma come si può essere "stupiti" quando questa è l'opinione di tutta la Chiesa ortodossa, ed è stata persino la visione del Patriarcato ecumenico stesso per la maggior parte dei precedenti 300 anni? Anche il patriarca Bartolomeo ha riconosciuto in Ucraina nel 2008 che Kiev rimase sotto il Patriarcato ecumenico fino a quando non fu annessa sotto Pietro il Grande, e poi fu trasferita alla Chiesa russa.
Se il metropolita Emmanuel è rimasto davvero sorpreso e stupito dal fatto che la dott.ssa Vera abbia posto le domande che si fanno le persone di tutta la Chiesa ortodossa, allora ha rivelato quanto è fuori controllo dalla realtà. Se si è finto sorpreso per vincere su un punto specifico, allora ha perso solo un'occasione per affrontare effettivamente le preoccupazioni reali, che era lo scopo che doveva avere il forum.
È sorprendente che possa essere rimasto stupito da questo.
Domanda n. 5: sul KGB / FSB
Poi ha chiamato una donna che, dopo pochi minuti, ha iniziato a parlare di società segrete e di come l'FSB sia una società segreta satanica, e il dott. George ha giustamente posto fine alla sua domanda ed è passato alla successiva. Certamente, il KGB non esiste più da trent'anni, e la gente si discredita da sola facendo accuse alle attività del KGB di oggi. È qui che un vaglio delle domande si sarebbe rivelato utile, anche se capisco perché non l'abbiano fatto.
Domanda n. 6: La necessità dell'autocefalia; l'ortodossia del patriarcato di Kiev e della Chiesa ortodossa autocefala ucraina
L'interlocutore successivo ha risposto all'affermazione del metropolita Emmanuel che tutti vedevano la necessità dell'autocefalia ucraina (anche se penso che non fosse chiaro se diceva che tutti vedevano il bisogno di un'autocefalia o che tutti vedevano la necessità di rispondere alla domanda), notando che il Santo Sinodo della Chiesa ucraina canonica guidata dal metropolita Onufrij aveva rifiutato il processo d'autocefalia e aveva chieto al patriarca Bartolomeo di non interferire nel loro territorio dopo che aveva mandato i suoi esarchi. Allora perché Costantinopoli ha proceduto con l'autocefalia?
Ha anche osservato che sembra essere considerato un dato di fatto che il patriarcato di Kiev e la Chiesa ortodossa autocefala ucraina sono ortodossi nella fede, ma i loro insegnamenti sono stati esaminati?
La risposta del metropolita Emmanuel è stata, a dir poco, molto strana, e in realtà non ha risposto affatto alla domanda. Invece di rispondere sul perché la posizione della Chiesa canonica non è stata rispettata, ha incolpato la Chiesa canonica di non aver partecipato al processo che stava andando avanti, che le piacesse o meno.
Tutti nella Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca hanno ricevuto un invito dal patriarca Bartolomeo di andare al "concilio d'unificazione", dice. Il metropolita Onufrij si è rifiutato più volte di incontrare gli esarchi, anche se gli avevano chiesto un incontro. Ma sapevano in anticipo che sarebbe stato così. Ha dichiarato poco dopo la loro nomina che non li avrebbe incontrati, ed essi, che conoscevano la situazione in Ucraina, sapevano già prima della loro nomina che una simile situazione non sarebbe stata accettabile per il metropolita Onufrij.
Costantinopoli ha tenuto un concilio a causa della richiesta del popolo ucraino - non solo il presidente ma la maggioranza del Parlamento, dice il metropolita Emmanuel. Dobbiamo davvero sottolineare che il Parlamento non è la stessa cosa del popolo? Di volta in volta, i sondaggi hanno mostrato che in maggior parte gli ucraini non erano interessati in modo preponderante alla richiesta dell'autocefalia, quindi il Parlamento non è rappresentativo del popolo qui. E ricordate le centinaia di migliaia di firme inviate a Costantinopoli contro le loro interferenze. E se il Parlamento è uguale al popolo nella mente del Patriarcato ecumenico, perché i vescovi della più grande Chiesa non rappresentano il popolo nella mente del Patriarcato ecumenico?
Quindi, chiede il metropolita, perché dovremmo lasciare milioni di persone a vivere in un mondo diviso? "Non è compito della Chiesa ortodossa occuparsi delle ferite? Questo è il motivo per cui abbiamo interferito. Non abbiamo interferito con la forza, non abbiamo spinto nessuno ".
È abbastanza appropriato che abbia usato la parola "interferire". E questa interferenza non ha fatto assolutamente nulla per superare la divisione del popolo. Le persone sono ancora divise e più che mai.
Il metropolita Emmanuel poi dice di sapere che altri vescovi volevano partecipare al concilio, ma che erano stati costretti a non andare, ma che dall'esterno non c'era nessuna forzaatura che costringesse qualcuno ad andare al "concilio". Chiunque è libero, dice.
In che modo i vescovi sono stati costretti a non andare? Come hanno fatto Simeon Shostatskij e Aleksandr Drabinko a superare queste costrizioni, e perché solo loro sono stati in grado di farlo? Ottantadue degli ottantatrè vescovi che al Concilio dei vescovi hanno votato per non partecipare al "concilio d'unificazione" sono stati costretti a firmare? Shostatskij non ha firmato, ma come è stato punito? Non è stato punito fino a quando lui stesso ha lasciato volontariamente la Chiesa. Cosa poteva fare la Chiesa canonica a coloro che avrebbero disertato? Poteva sospenderli e / o deporli, ma Costantinopoli ha ricevuto subito i vescovi disertori e ha dichiarato che ogni sanzione della Chiesa canonica era comunque inesistente. Quindi come sono stati costretti a non andare?
Ma dire che non c'è stata forzatura dall'esterno non è chiaramente vero. Abbiamo riferito diversi casi in cui i vescovi sono stati sottoposti a pressioni e persino portati a Kiev con false pretese per cercare di farli partecipare al "concilio"! Un vescovo ha persino dovuto rivolgersi al terribile "vocifero" oppositore Vadim Novinskij per aiutarlo a fuggire dal Servizio di sicurezza ucraino. Un altro vescovo anziano e malato è stato fermato all'aeroporto nel giorno del "concilio" in modo che le guardie di frontiera potessero cercare di convincerlo ad andare al "concilio". Non importa che stesse andando all'estero per un trattamento medico.
Il diacono Nicholas nota poi che una delegazione di quattro vescovi della Chiesa ucraina canonica si era recata a Costantinopoli per un incontro il 23 giugno, dopo di che c'è stato un rapporto dettagliato e un video che illustrava che essi sapevano cosa stava per accadere. Di nuovo, questo non risponde alla domanda sul perché la loro posizione non è stata rispettata, e perché è stata ignorata. Inoltre, la caratterizzazione del diacono Nicholas di ciò che è accaduto all'incontro è semplicemente sbagliata: se lo sia intenzionalmente o meno, non lo so.
In realtà, ciò che la Chiesa ucraina ha riferito è che il patriarca Bartolomeo ha detto alla delegazione che non sosteneva la legittimazione degli scismi nella Chiesa ucraina e non voleva intervenire nella situazione. [7] Sua Eminenza il metropolita Antonij di Borispol e Brovary, cancelliere della Chiesa ortodossa ucraina, ha dichiarato dopo l'incontro:
"Hanno parlato più volte dell'impossibilità di legalizzare lo scisma, ma che doveva essere sollevata la questione della sua guarigione... Vediamo che il desiderio del patriarca di Costantinopoli, dalla cui Chiesa abbiamo ricevuto il Battesimo, è di aiutare in questo campo".
Tuttavia, il metropolita ha aggiunto: "Sua Santità il Patriarca Bartolomeo ha detto che non desidera intervenire nella situazione".
"Nessuno sa come risolvere il problema, in quanto è molto complicato, ma dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che i nostri fratelli e compatrioti che sono nella divisione tornino in seno alla Chiesa ortodossa", ha aggiunto il metropolita ucraino. Come poteva andarsene dicendo che il Patriarca non voleva interferire e che nessuno sapeva ancora come risolvere il problema, se il patriarca li avesse informati dei suoi piani?
Ma di nuovo, il metropolita Emmanuel ha anche dichiarato ai membri del Dipartimento russo per le relazioni ecclesiastiche esterne a maggio che nessuno stava per ricevere alcuna autocefalia, quindi il Fanar non era chiaramente disposto a rivelare i suoi veri piani.
Il diacono Nicholas continua affermando che nelle ultime volontà e testamento del metropolita Vladimir, il predecessore del metropolita Onufrij, egli scriveva di essere a conoscenza delle discussioni tra il patriarcato di Kiev e il Patriarcato ecumenico sulla possibilità di restaurare l'antica metropolia di Kiev e della ricezione da parte del patriarcato di Kiev del riconoscimento canonico - quindi ci sono prove scritte che questo processo era in corso da alcuni anni. Ma ancora una volta, la domanda del chiamante non era se la Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca sapesse o meno cosa stava succedendo, ma perché la loro posizione è stata ignorata.
Il diacono Nicholas, tuttavia, ha risposto alla seconda domanda del chiamante. Secondo lui, il metropolita Vladimir aveva tenuto un dialogo per alcuni anni tra le tre chiese e si era detto molto soddisfatto dei cambiamenti nella Chiesa ortodossa autocefala ucraina, in particolare a causa della loro esplicita condanna dell'etnofiletismo sulla base del dialogo tra la Chiesa ortodossa ucraina e la Chiesa ortodossa autocefala ucraina. Il metropolita Vladimir ha concluso che le differenze esistenti non erano dottrinali.
Questo può essere vero per la Chiesa ortodossa autocefala ucraina, ma il patriarcato di Kiev è un'altra questione, e sarebbe quasi impossibile sostenere che non sono guidati dal disprezzo etnofletistico per la Russia. [8] Filaret e Poroshenko non sono in grado di parlare di altro.
La dott.ssa Vera è intervenuta a parlare di cosa ha detto il metropolita Emmanuel sull'invito al metropolita Onufrij al "concilio" a cui non ha partecipato. Ha notato che il metropolita Vladimir era "molto, molto cauto con Filaret, per usare un eufemismo". Quindi quello che abbiamo finito per avere, ha detto, è stato un concilio non con il successore del metropolita Vladimir ma con qualcun altro.
Mostra anche che è in grado di capire il punto di vista del metropolita Onufrij e di essere solidale con lui, cosa che il metropolita Emmanuel sembra incapace o riluttante a fare. Il metropolita Onufrij è riconosciuto come il primate canonico in Ucraina dai suoi fratelli patriarchi in tutto il mondo, molti dei quali sono venuti alla sua intronizzazione (o hanno inviato rappresentanti), [9] e all'improvviso è stato invitato a un concilio sul proprio territorio? "Da dove vengono queste logistiche?" Chiede. "Abbiamo bisogno di una mediazione importante qui", aggiunge, perché la situazione non ha alcun senso.
Chiunque lo considererebbe un reato, dice lei. E la dott.ssa Vera ha dimostrato di non aver paura di chiamare le cose col loro nome:
"Questo è offensivo per lui. Lo state invitando a un concilio sul suo territorio? Con persone che non lo riconoscevano nemmeno nel suo ruolo? Questo non è serio".
Il metropolita Emmanuel quindi risponde, e il dialogo tra lui e la dott.ssa Vera parla da solo:
Metropolita Emmanuel: penso che lei si stia dimenticando cos'è accaduto nel 1686, ne è a conoscenza...?
Dott.ssa Vera: sono a conoscenza del 1686, mi dispiace, ma sono una storica...
Metropolita Emmanuel: è consapevole del fatto che questo atto è stato revocato dal Patriarcato ecumenico? [La stessa dott.ssa Vera aveva già parlato di questo documento in precedenza].
Dott.ssa Vera: sì, lo sono, e non posso fare a meno di ridere. Mi dispiace, ma non posso fare a meno, come storica, di prendere...
Metropolita Emmanuel: lei ha il diritto di ridere di quello che vuole.
Dott.ssa Vera: ma ci sono dei limiti legali nei canoni. Non posso credere che non ci siano prescrizioni, che se un vescovo ha una sorta di disputa questa possa essere improvvisamente revocata 300 anni dopo.
Come sottolineano i metropoliti bulgari Gabriel di Lovech, Ioan di Varna e Daniil di Vidin in una dichiarazione di ottobre, il Canone 133 del Concilio locale di Cartagine del 419 consente tre anni per la risoluzione delle rivendicazioni territoriali, mentre il Canone 17 del quarto Concilio ecumenico e il Canone 25° del sesto Concilio ecumenico consentono trent'anni.
A questo punto, il dott. George è intervenuto perché la conversazione su questo punto era in un vicolo cieco. Mentre quello che la dott.ssa Vera stava dicendo era molto importante e l'incapacità del metropolita Emmanuel di rispondere era molto significativa, il dottor Limberakis aveva detto all'inizio che il forum non doveva essere un dibattito, quindi è comprensibile che sia intervenuto.
Ultima domanda: il clero era sotto pressione per rivelare le confessioni?
L'ultima domanda è stata un altro spreco di tempo. Il chiamante dice di aver sentito l'anno scorso che preti e vescovi venivano rimossi dalla gerarchia russa perché non avrebbero rivelato le confessioni dei laici ucraini che stavano combattendo nel conflitto ucraino. Chiede se i relatori ne abbia sentito parlare, se è vero, e se è così, se ha avuto qualche influenza sulla decisione del patriarca Bartolomeo.
Tutti i relatori rispondono di non aver sentito nulla del genere.
Mentre la domanda era una perdita di tempo considerando la miriade di domande serie che potevano essere poste, evidenzia l'assurdità delle voci che girano su questo tema, specialmente riguardo al mito del Patriarcato di Mosca che gestisce tutto in Ucraina, e della Chiesa che sarebbe coinvolta nel conflitto militare. La Chiesa ucraina ha una completa libertà amministrativa in Ucraina e ogni vescovo o sacerdote rimosso è sottoposto a una decisione della gerarchia ucraina. Questo è chiaramente indicato nei documenti fondamentali della Chiesa. [10]
Poiché questa era l'ultima domanda, il dott. George ha poi chiuso il forum con alcune osservazioni conclusive. Nei giorni successivi all'incontro, gli Arconti hanno diffuso la notizia che il loro primo forum è stato un successo clamoroso, anche se questa è una cosa molto difficile da dimostrare. Solo la dott.ssa Vera ha davvero salvato la nave che affondava e ne ha fatto una cosa che valeva la pena; purtroppo, però, le sue domande sobrie e serie non sono state gestite adeguatamente.
Note
[1] Vera Shevzova, PhD, professore di religione, di russo e di studi sull'Est europeo e sull'Eurasia allo Smith College. I suoi corsi regolari includono Cristianesimo orientale e L'icona russa: Cultura, Politica e Sacro. Il suo libro L'Ortodossia russa alla vigilia della Rivoluzione è stato insignito del premio Elizabeth D. Brewer della American Society of Church History. Le sue ricerche e pubblicazioni si occupano dell'Ortodossia contemporanea in Russia.
[2] Nel corso del secolo scorso, il Patriarcato ecumenico ha interferito nel territorio della Chiesa russa in Finlandia, Estonia, Polonia e ora in Ucraina.
[3] Per una risposta completa a questa accusa, si veda l'articolo di padre Georgij Maksimov, L'eresia del papismo di Costantinopoli.
[4] Il rev. diacono Nicholas E. Denysenko, PhD, è un professore di teologia all'Università di Valparaiso, specializzato in cristianesimo ortodosso con un recente libro intitolato La Chiesa ortodossa in Ucraina: Un secolo di separazione. Denysenko è stato ordinato diacono della Chiesa ortodossa in America (OCA) nel 2003.
[5] Diversi documenti ufficiali sull'argomento sono forniti nell'articolo "Storia ufficiale della deposizione e dell'anatematizzazione di Filaret Denisenko".
[6] Anche quest'argomentazione è ingenua perché ignora completamente la discussione e il disaccordo sulle stesse basi procedurali del concilio. Ignora completamente la ragione per cui queste Chiese si sono ritirate in segno di protesta. Per gli articoli riguardanti il ​​concilio, si veda questa compilazione. Vi sono inclusi articoli che spiegano perché, per esempio, le Chiese bulgara e georgiana non hanno potuto in buona coscienza partecipare al Concilio. Si veda in particolare la dichiarazione del metropolita Gabriel di Lovech (Bulgaria), dove si interroga sull'intenzione del Concilio, in modo interessante e pertinente alla questione dell'Ucraina, di "accettare come legge insegnamenti eretici e ricevere eretici e scismatici senza che divengano membri veri della Chiesa Una, Santa, Ortodossa e Apostolica". Per una revisione approfondita del Concilio di Creta e perché alcune Chiese non vi hanno partecipato, si legga questo articolo dell'archimandrita Athanasios Anastasiou. Tra gli altri punti importanti, l'archimandrita Athanathios scrive: "Stiamo essenzialmente parlando dell'adempimento di un contratto concordato in precedenza, poiché è risaputo che tutti gli eventi che hanno avuto luogo negli ultimi cento anni sono stati in assoluto accordo e in stretta collaborazione tra il Fanar e il Vaticano e integrato nel quadri dell'ecumenismo e del Consiglio Ecumenico delle Chiese". Scrive anche: "Il modo in cui si è sviluppato l'intero affare ha mostrato l'assoluta mancanza di trasparenza, le coperture di segretezza, concluse con l'imposizione di un fatto compiuto per cui il processo preparatorio di questo particolare "Concilio" ha dato le basi. Una manciata di persone, un gruppo ristretto e selezionato di eletti, un nocciolo duro di uomini fidati e disponibili, un'oligarchia di vescovi e teologi laici sono riusciti a farla franca imponendo la loro volontà a tutta la Chiesa". Se studiate attentamente la storia della preparazione del concilio di Creta, vedrete che la presenza di altri vescovi della Chiesa era necessaria a questa cricca per dare il "sigillo di garanzia" alle modifiche all'ecclesiologia ortodossa che essi avevano creato, e quindi affermare che si trattava di una decisione panortodossa. Dato questo scenario, le Chiese che non sono d'accordo con questi cambiamenti potevano davvero partecipare al concilio come semplici "sigilli di garanzia"?
[7] Ha detto lo stesso in un incontro con una delegazione ucraina il 17 dicembre 2017.
[8] Sebbene il disdegno di Filaret per la Russia si sia manifestato convenientemente dopo aver perso le elezioni a patriarca di Mosca e di Tutta la Rus'. Fino ad allora si sentiva abbastanza a suo agio in Russia. Per ulteriori informazioni su Filaret e sulla sua carriera nella Chiesa ortodossa russa, consultate questo articolo e questo articolo.
[9] Tredici Chiese locali erano rappresentate alla sua intronizzazione.