mercoledì 25 gennaio 2023

Dal sito di Padre Ambrogio di Torino.

 Una canzone sull'assassinio di un "moskal" cantata nella

 chiesa del refettorio della Lavra

di Jaroslav Nivkin

Unione dei giornalisti ortodossi, 22 gennaio 2023

 

nella chiesa del refettorio della Lavra si è tenuto un concerto sull'omicidio di un moscovita. Foto: screenshot del video sulla pagina Facebook di Viktoria Kokhanovska

Nella chiesa dei santi Antonio e Teodosio alla Lavra, da dove è stata espulsa la Chiesa ortodossa ucraina, le autorità hanno tenuto un concerto durante il quale è stata eseguita una canzone sull'omicidio di un "moskal".

Il 23 gennaio 2023, nella chiesa del refettorio della Lavra delle Grotte di Kiev, in onore del Giorno dell'Unificazione, si è tenuto il concerto "Lo spirito della libertà" della band "Khorea Kozatska". Durante il concerto, in particolare, è stata eseguita una canzone sull'assassinio di un moscovita e sulla distruzione di Mosca, che "Gesù benedice". Un frammento della canzone è stato pubblicato sulla sua pagina Facebook dall'avvocato Viktoria Kokhanovska.

Nei commenti, le persone scrivono di essere scioccate dall'evento.

"Dio, cosa sta succedendo?! Non hanno un posto dove tenere concerti!? Profanazione di un luogo santo!!! Guardate i musulmani, non oserebbro mai fare una cosa del genere in una moschea!!! E noi? Questo è troppo!!! Un luogo santo, dove dovrebbero pregare Dio..." scrive Natasha Hudz.

"Che cos'è? È per questo che si impadroniscono dei nostri luoghi santi? Non solo li profanano, ma fanno anche concerti invece di preghiere?", scrive Karolina Veluschak.

"Dio, abbi misericordia. Avevano bisogno della Lavra per fare concerti... Non per pregare Dio. Non per lodare i santi. Ma per andare ai concerti”, scrive Anna Pavjiuk.

"E come dovrebbero i nostri soldati sconfiggere i nemici, se si fanno cose del genere nele nostre chiese!?!?!", chiede Ljudmila Dydar.

"Orrore. Presa in giro, ecco per cosa hanno bisogno di chiese: per deridere i luoghi santi", scrive Ludmila Mila.

Facebook ha successivamente cancellato il post di Kokhanovska, che aveva 58.000 visualizzazioni, ma lei ha ripubblicato il video.

"Facebook... blocca in modo massiccio il video della blasfemia nella Lavra delle Grotte di Kiev, commesso da pseudo-patrioti il 22 gennaio 2023 con il permesso del Ministero della CULTURA dell'Ucraina", ha scritto Kokhanovska.

Come ha scritto in precedenza l'Unione dei giornalisti ortodossi, la Chiesa ortodossa ucraina ha dichiarato che il "servizio" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" nella Lavra delle Grotte di Kiev è una vergogna per l'Ucraina.

domenica 22 gennaio 2023

http://www.ortodossiatorino.net

  Vescovo Irinej di Bačka: la maggior parte delle Chiese ortodosse locali continua a riconoscere il metropolita canonico Onufrij di Kiev e di tutta l'Ucraina, ignorando il cittadino Sergej Dumenko

Mospat.ru, 17 gennaio 2023

  

 

Sul sito ufficiale della Chiesa ortodossa serba è stata pubblicata l'intervista della Natività che il vescovo Irinej di Bačka ha rilasciato a Pečat, un settimanale serbo, uscito il 30 dicembre. In particolare, vi si parla della situazione della Chiesa ortodossa ucraina che ha subito una nuova ondata di persecuzioni.

"Negli ultimi giorni, il terrore di stato è giunto letteralmente al colmo. La situazione è illustrata non solo dalla blasfema invasione della polizia e dei "collaboratori dei servizi di sicurezza" nel più grande luogo santo non solo dell'Ucraina ma dell'intero mondo ortodosso russo - la Lavra delle Grotte di Kiev, ma anche dalla minaccia che, 'se Dio lo permetterà', lo Stato ucraino 'europeista' e 'democraticamente' orientato semplicemente metterà la Chiesa al bando, se non l'abolirà del tutto', ha detto il vescovo Irinej di Bačka, 'Va da sé che rappresentanti virtuosi della democrazia e dell'umanità, anche religiosa, dei diritti e delle libertà su entrambe le sponde dell'Atlantico tacciono saggiamente. Secondo loro, a Kiev i loro "valori" e "ideali" sono difesi cavallerescamente. (!)

Il vescovo ha sottolineato che l'inasprimento delle persecuzioni contro la Chiesa canonica è dovuto all'approfondimento dello scisma in Ucraina a seguito delle azioni non canoniche del Patriarcato di Costantinopoli, che ha creato in questo paese "la propria struttura para-ecclesiale" e questo "in violazione della esistente Chiesa canonica predominante, che essa stessa aveva riconosciuto fino al giorno dell'attuazione della sua decisione e continua di fatto a riconoscerla, poiché non osa dichiararla non canonica o inesistente".

L'arcipastore ha notato con rammarico che lui stesso e molte persone autorevoli hanno messo in guardia il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli dalle conseguenze negative del passo da lui concepito: la concessione di un'autocefalia fittizia a una chiesa inesistente in Ucraina, o meglio a due raggruppamenti scismatici forzatamente e temporaneamente uniti, capeggiati da 'scismatici impenitenti e privi di grazia'. Tuttavia, purtroppo, il Fanar "non ha tenuto conto degli argomenti di molte persone autorevoli, né dei santi canoni, né dell'esperienza dei secoli passati, né della santa tradizione della Chiesa d'Oriente". A quel punto, ha sottolineato, non c'era bisogno di una speciale intuizione per capire che le persecuzioni antiecclesiali e antirusse nella situazione di guerra intrapresa tra la Russia e l'Occidente collettivo nel territorio della misera Ucraina sarebbero diventate molto più gravi di quanto erano prima dell'inizio del conflitto, e il Fanar ha sempre saputo che il potere ucraino post-Maidan costruito come la più radicale struttura anti-russa al servizio diretto della NATO e di un 'Occidente' politico non è solo interessato a trasformare i raggruppamenti scismatici in una sorta di una Chiesa di stato ma mostra la massima attività nel perseguitare l'autentica Chiesa canonica (intimidire il clero, sequestrare chiese e forzare la 'ri-registrazione' delle parrocchie, terrorizzare i fedeli...). Il vescovo ha menzionato il ruolo speciale svolto dai capi supremi dello stato nel coinvolgimento del Fanar nella crisi ecclesiastica ucraina durante "l'infame governo di Poroshenko".

Il vescovo Irinej ha osservato che la maggior parte delle Chiese ortodosse locali "apertamente o silenziosamente" ha percepito l'invasione di Costantinopoli nel territorio canonico del Patriarcato di Mosca "come un atto illegale, sbagliato e carico di pericoli per l'unità dell'Ortodossia" e "continua a riconoscere il metropolita canonico Onufrij di Kiev e tutta l'Ucraina, ignorando il cittadino Sergej Dumenko (il "metropolita Epifanij"). Il Patriarcato di Serbia, sottolinea, "rispetta il secolare ordine canonico" e, osservando tale ordine, "deplora la profonda crisi spirituale-canonica sorta nell'Ortodossia e ne auspica devotamente il superamento".

Il vescovo ha enumerato i processi politici oggettivi che approfondiscono le relazioni russo-ucraine "avvelenate": "Il progetto anti-russo; la persecuzione statale di tutto ciò che è russo in Ucraina, in particolare la Chiesa, la lingua e la cultura russa, il terrore di lunga data contro la popolazione russa e di lingua russa nel Donbass, la negazione da parte della NATO dello status dell'Ucraina come zona cuscinetto neutrale, l'intenzione dell'Alleanza di raggiungere le frontiere della Russia". In questa situazione, come ha osservato il vescovo Irinej, "i conflitti tra gli ortodossi – indipendentemente dal fatto che siano stati avviati o, già dopo il loro inizio, sono stati ulteriormente fomentati da forze non ortodosse o addirittura apertamente anticristiane" e sono stati usati "come prologo e messa in scena di un conflitto interstatale con i suoi milioni di profughi, distruzione di città, decine di migliaia di vittime tra i militari da entrambe le parti, residenti pacifici uccisi e feriti". Il vescovo ha invitato "a pregare instancabilmente il Signore della pace per un rapido ripristino della pace tra i fratelli", sottolineando che i fedeli ortodossi "non dovrebbero in alcun modo partecipare alla propaganda delle forze che sono a parole per la pace, ma la 'promuovono' inviando in Ucraina sempre più armi lavorando così affinché la guerra duri il più a lungo possibile".

Un posto di rilievo è dato nell'intervista alla questione della superiorità dell'ordine canonico della Chiesa ortodossa sul papismo in quanto il suo "sistema di interazione conciliare e di reciproca compenetrazione tra Chiese indipendenti (autocefale)... è molto più autentico teologicamente o ecclesiologicamente rispetto alla struttura monarchica o piramidale in cui non ci sono patriarchi uguali e in cui, al posto della conciliarità e del primato dell'onore, predomina il principio del primato del potere, in cui il papa sta al vertice della 'piramide, mentre gli altri stanno minore'. In questa luce, il vescovo critica le pretese di Fanar di privilegi esclusivi, quasi papali.

'L'odierna teologia cattolica romana', dice il vescovo, 'sta scoprendo sempre più l'opportunità e i vantaggi del principio di conciliarità, mentre 'noi come ortodossi… sempre più spesso usiamo una terminologia e una retorica che ricordano invincibilmente la terminologia e la retorica del Concilio Vaticano I (1870), come: 'io ho privilegi', o 'io ho poteri speciali'. L'arcipastore indica "i frutti di questo modo di pensare: inimicizie, lotte per la superiorità, litigi e conflitti fino allo scisma tra particolari Chiese ortodosse", osservando che tutto ciò mina la credibilità della Chiesa ortodossa "tra i cristiani non ortodossi che si aspettavano tanto da noi nell'ambito della testimonianza della conciliarità con le parole e con i fatti".

"Il sistema di unità conciliare delle Chiese sorelle autocefale è il miglior sistema possibile, ma quando viene attuato da persone spiritualmente immature che non hanno raggiunto il necessario livello di coscienza ecclesiale allora, grazie a loro, diventa in pratica il peggior sistema possibile", nota il vescovo Irinej, "Che ognuno di noi si prenda la briga di seguire non il peggior sistema ma il miglior sistema, com'è di fatto!"

venerdì 20 gennaio 2023

Dal sito del confratello P. Ambrogio di Torino

Sta covando uno scisma a Cipro?

di George Michalopulos

Monomakhos, 18 gennaio 2023

 



Sembrerebbe di sì.

Come predetto dal sottoscritto, la decisione di "riconoscere" la setta scismatica in Ucraina non sarebbe stata l'ultima parola. Finora solo tre Chiese locali, Atene, Alessandria e Cipro, hanno scelto di farlo. Il processo che hanno intrapreso è stato tutt'altro che elegante, o canonico, se per questo.

Non sono state effettuate votazioni formali. Invece, i sinodi hanno giocato in modo infantile a "passarsi la patata bollente", con i primati che chiedevano ai rispettivi sinodi di votare per il riconoscimento del ciarlatano in tonaca Dumenko e del suo gruppo non canonico. I sinodi hanno poi rimesso la decisione ai primati.

È stato tutto così goffo.

Nel caso di Alessandria, però, ha dovuto intervenire il governo greco, torcendo il braccio a uomini compromessi; è stata più un'orchestrazione artificiosa, che una decisione della Chiesa.

Alla fine, i sinodi più o meno, così così, in qualche modo, hanno concordato di riconoscere la sconveniente diavoleria del patriarca Bartolomeo a Kiev come Chiesa "autocefala" dell'Ucraina. Bartolomeo l'ha presa come una vittoria. Col tempo, pensava che le altre Chiese sarebbero salite a bordo del suo carrozzone (o autocefalificio) e avrebbero legittimato le sue azioni.

Finora non è successo.

Anche Gerusalemme e l'Albania, che fanno capo a primati greci, così come la Romania, tutt'altro che filorussa, hanno esitato ad accettare questa farsa. Anche la Georgia, che ha avuto i suoi disaccordi militari con la Russia, si è rifiutata di farlo.

Il continuo non riconoscimento di Dumenko, che va avanti ormai da 4 anni, è un motivo di completo imbarazzo.

Ad Antiochia, Belgrado e Sofia non hanno dimenticato le numerose offese ricevute da Bartolomeo sin dalla sua ascesa al trono ecumenico. Anche l'OCA, che in passato desiderava disperatamente il riconoscimento del Fanar, non ha intenzione di riconoscere la setta fasulla a Kiev e continua a onorare il metropolita Onufrij come legittimo primate della Chiesa ortodossa ucraina.

E ora il metropolita Neophytos di Morphou ha boicottato l'intronizzazione formale di Georgios di Paphos, il neoeletto arcivescovo di Cipro, minando la decisione del sinodo di sostenere all'unanimità la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

In breve, la decisione dei ciprioti di sostenere il Patriarcato ecumenico è tutt'altro che cosa fatta.

Questo è stato uno straordinario rimprovero all'arcivescovo Georgios – e per estensione, a Bartolomeo – e crea discordia all'interno della Chiesa cipriota. Nessuno sa come risolvere questo problema in futuro.

Sospetto che assisteremo a rotture simili nella Chiesa di Grecia. Lo stiamo già vedendo svolgersi in Africa, dove il contingente nativo di cristiani ortodossi ha di fatto tagliato ogni legame con la gerarchia greca ad Alessandria. Ora fanno parte dell'Esarcato russo.

Il patriarca Bartolomeo non solo ha operato uno scisma tra le Chiese locali, ma ne ha provocato uno anche all'interno delle Chiese locali. La cosa ironica è che questa potrebbe essere l'ultima cosa che Bartolomeo voleva. O magari sì? A un certo punto ha affermato con sicurezza che tutti (si legga: gli slavi) alla fine sarebbero "saliti a bordo". Non l'hanno fatto. Non potevano, data la direzione dell'Ucraina e il fatto che nessuno può essere in comunione con scismatici che non saranno in comunione con lui. La "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" odia così tanto la Russia da non voler accettare una ri-ordinazione dei suoi chierici, perché questa li legherebbe ecclesiasticamente alla Russia, che rappresenta oltre un terzo della Chiesa.

C'è da chiedersi dove risiedano le simpatie di Bartolomeo. Con la Chiesa o con i globalisti, poiché questi sfortunati eventi sono esattamente ciò che voleva il Dipartimento di Stato americano.

Chissà? Smascherare la mancanza di forza di Bartolomeo nel mantenere l'unità ortodossa può essere per lui una delusione, poiché infanga il suo posto nella storia e offusca l'intera Chiesa. Naturalmente, questo non significa niente per i globalisti. Per loro è "scisma, ecchissenefrega".

Cosa ci si aspetta da persone che non credono in Dio? Buon ordine nella Chiesa? Vale la pena chiedersi, Bartolomeo è una di queste persone? Le sue aspirazioni globaliste lo hanno portato fuori dalla Chiesa? Questo è qualcosa che i vescovi devono affrontare, e devono farlo rapidamente, poiché questo ridefinisce completamente la Chiesa.

Questo è un problema serio che richiede un'ulteriore discussione da parte della Chiesa. È importante riconoscere che questo problema è specifico del Fanar, e non degli ortodossi greci. L'intera Chiesa è stata compromessa dalle sue decisioni. Se continuiamo a non agire, la Chiesa sarà divisa per sempre in due parti, che cresceranno come pilastri separati, come hanno fatto i cattolici romani e gli ortodossi a partire dal 1054.

 

martedì 3 gennaio 2023

Solo l'ira di Dio dobbiamo temere e non quella degli uomini e dei suoi accoliti satanici. (http://www.ortodossiatorino.net)

  "Se c'è scritto cavallo, vuol dire che è un cavallo": sulle persecuzioni contro la Chiesa ortodossa ucraina

Orthochristian.com, 29 dicembre 2022

 

La persecuzione contro la Chiesa ortodossa ucraina sta raggiungendo il culmine. Il 28 dicembre, programmato come se il governo volesse "voltare pagina" prima del nuovo anno, la Corte costituzionale dell'Ucraina ha stabilito che il disegno di legge che prevede la ri-denominazione forzata delle organizzazioni religiose associate alle organizzazioni in Russia è costituzionale. Questo ovviamente è rivolto esclusivamente alla Chiesa ortodossa ucraina, che il parlamento ucraino, con il sostegno del presidente Zelenskij, è disposto a vietare completamente.

Sebbene le giurisdizioni nazionalistiche in competizione abbiano sostenuto questo progetto per trent'anni, solo ora i tribunali hanno cambiato la nozione di ciò che è costituzionale. E sebbene la Chiesa ortodossa ucraina si sia autogovernata per tanto tempo, e anche di recente abbia modificato il suo statuto per dissociarsi completamente dal Patriarcato di Mosca, è ancora vista dallo stato come "associata alla Russia". La ragione di queste macchinazioni è stata resa abbastanza ovvia quando il 27 dicembre l'abate della Lavra delle Grotte di Kiev, il cuore dell'ortodossia ucraina e russa, è stato informato che il suo contratto di locazione era scaduto e che a partire dal 1 gennaio 2023, la confraternita non sarebbe stata autorizzata a tenere servizi nelle principali chiese della Lavra. E possiamo solo aspettare che cada il colpo successivo, quando ai fratelli sarà detto (che Dio non voglia) che devono lasciare la loro casa.

Queste azioni legislative hanno lo scopo di rendere il sequestro delle chiese appartenenti alla Chiesa ortodossa ucraina, un comportamento che già da decenni è rimasto impunito, una cosa del tutto legale e "costituzionale". In altre parole, è stata legalizzata la vera e propria rapina del lavoro e della proprietà di altre persone.

il metropolita Luka di Zaporozh'e

Il metropolita Luke (Kovalenko) di Zaphorozhe ha commentato questo in un recente post su Telegram:

Questa non è una favola, ma qualcosa che mi è realmente accaduto. Una volta un mio figlioccio mi ha chiesto di comprargli un cavallo giocattolo. Sono andato al negozio e ho chiesto alla commessa se hanno un cavallo. 'Lo abbiamo', ho sentito la risposta affermativa. Un minuto dopo mi ha portato un simpatico asinello di peluche – una coda con una folta pelliccia all'estremità, muso e orecchie da asino – tutto tipicamente da asino. 'Ma questo è un asino', protestai. La donna mi ha mostrato la targhetta del giocattolo, dove c'era appunto scritto 'cavallo'. 'Beh, mi scusi', ho continuato, 'ma non vede lei stessa che questo è un asino?' Lei ha risposto con tono minaccioso: 'Ma signore!!! (Per inciso, indossavo una tonaca). Non sa leggere? Qui c'è scritto chiaramente: CAVALLO'.

Ho ricordato questa storia che ha avuto luogo molto tempo fa in relazione alla decisione della Corte costituzionale sulla ri-denominazione forzata della nostra Chiesa. Il fatto stesso di questa ri-denominazione è assurdo in sé e per sé. A quanto pare, che i fedeli lo vogliano o no, saranno chiamati come gli altri vogliono chiamarli, e non come considerano se stessi. Inoltre, i fedeli hanno già fatto la loro scelta quando hanno varcato la soglia della chiesa. (Proprio come l'asino giocattolo, che non aveva alcuna possibilità di diventare quello che era veramente.)

Siamo stati registrati molto tempo fa come Chiesa ortodossa ucraina. Ma fin dall'inizio qualcuno ha deciso di appiccicarci un'etichetta con il nome "Patriarcato di Mosca". E ora questa "commessa" o venditore, solo questa volta nella persona di un giudice, decide di ribattezzarci con qualunque nome gli venga in mente (appendendoci di fatto un'etichetta per un processo di linciaggio pubblico). Ma il segreto sta solo nella necessità di slegare le mani di certe persone perché compiano razzie e si impossessino delle proprietà della Chiesa, dal momento che non hanno il cervello per creare qualcosa da soli. E per quanto io provi a dimostrarlo, sentirò di nuovo la risposta: "Ma signore! È scritto nella sentenza del tribunale IN QUESTO MODO, quindi è così: consegni la sua proprietà".

E il silenzio nell'Occidente "democratico" è sbalorditivo. Come se la gente pensasse che dovrebbe essere così. Dalla caduta del comunismo, quando le chiese sono state restituite alle comunità religiose per l'uso dopo anni di distruzione e persecuzione, chi ha supervisionato il restauro nella moderna Ucraina di chiese e monasteri originariamente costruiti dalla storica Chiesa ortodossa canonica? Sono stati i chierici e i fedeli della Chiesa ortodossa ucraina che hanno hanno restaurato questi edifici con grandi fatiche.

il metropolita Pavel di Vyshgorod e Chernobyl'

Come ha annunciato l'abate della Lavra delle Grotte di Kiev, il metropolita Pavel di Vyshgorod e Chernobyl', dopo che l'amministratore del museo delle Grotte di Kiev gli aveva detto che dopo il capodanno la Chiesa non avrebbe più avuto accesso alla cattedrale della santa Dormizione e alla chiesa della trapeza:

Per trent'anni, come abate del monastero, sono stato costantemente qui, e insieme a me 220 fratelli che pregano costantemente per il nostro stato, per il nostro esercito. E non solo preghiamo: lavoriamo costantemente, cercando di aiutare tutti i bisognosi, tutti coloro che ci chiedono intercessione in preghiera e aiuto nella loro vita terrena. Nessuno ci ha informato per iscritto con almeno un mese di anticipo. Abbiamo contratti di locazione a lungo termine e la Chiesa ortodossa ucraina è responsabile della manutenzione fisica degli edifici.

Conosco ogni pietra qui, ogni pezzo di terra, perché qui abbiamo costruito tutto con le nostre mani, con le donazioni dei fedeli... Anche se lo Stato ha finanziato alcuni lavori di restauro, si è ripreso quei fondi sotto forma di tasse...

Non possiamo permettere che gli edifici costruiti dai nostri santi antenati vengano distrutti.

Quindi è chiaro che la Chiesa ortodossa ucraina sta per affrontare lo stesso tipo di persecuzione che subì sotto il regime comunista. E proprio come a nessuno sembrava importare nell'Occidente "democratico" quando le persecuzioni furono scatenate dai comunisti all'inizio del XX secolo, a nessuno sembra importare neanche adesso.

Inoltre, il Patriarcato di Costantinopoli sta trattando queste persecuzioni allo stesso modo di allora, sebbene uno dei suoi stessi ecclesiastici abbia invitato il suo patriarcato a fare qualcosa contro queste persecuzioni. Padre Tarasij Petrunak del Patriarcato di Costantinopoli, che presta servizio in Spagna, si è rivolto al vescovo Mikhail di Comana, che guida "l'esarcato" di Costantinopoli a Kiev, all'inizio di dicembre dopo i recenti oltraggi contro la Chiesa ortodossa ucraina, quando monasteri e chiese hanno subito perquisizioni in tutta l'Ucraina: [1]

il sacerdote Tarasij Petrunak. Foto: spzh.news

Eminenza! Mi rivolgo a lei come capo della stavropegia di Costantinopoli in Ucraina, nella speranza che i concetti di equità e coscienza cristiana non le siano estranei.

I recenti avvenimenti legati alla vita ecclesiale nella Chiesa ortodossa ucraina mi costringono a indirizzarle una lettera aperta.

Domenica scorsa alla Liturgia abbiamo letto il Vangelo in cui Cristo racconta la parabola del buon samaritano. Sappiamo che le parole della Sacra Scrittura dovrebbero essere il fondamento delle nostre azioni, senza le quali la nostra fede è morta (Gc 2:17). Oggi stiamo assistendo a episodi di tirannia contro la Chiesa ortodossa ucraina. Coloro che sono chiamati a vigilare sulla sicurezza e sui diritti costituzionali dei cittadini, nelle ultime settimane hanno sottoposto a persecuzione laici e chierici di quella Chiesa.

Dobbiamo dare il dovuto rispetto all'umiltà cristiana del primo ierarca e del gregge della Chiesa ortodossa ucraina, che in questi tempi difficili continuano a portare la loro croce con silenziose preghiere di gratitudine sulle labbra, riponendo la loro unica speranza nel Signore. Va notato che i testimoni di questa illegalità, che parlano continuamente di "un solo popolo", in realtà agiscono in modo diametralmente opposto, mostrando solo intolleranza e inimicizia religiosa. Possiamo notare come i presunti "fratelli" – i greco-cattolici e il loro arcivescovo maggiore – passino in silenzio davanti alla Chiesa ortodossa ucraina come se non vedessero nulla, non volessero alzare la voce contro l'ingiustizia; allo stesso modo, il "clero" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", [2] il cui "metropolita" distoglie la faccia dall'illegalità, e poi predica falsamente l'amore per il prossimo.

Non le sembra che noi, chierici della Chiesa che è la prima in onore, non dovremmo agire in modo così ipocrita? Dovremmo alzare la nostra voce in difesa dei nostri fratelli di fede e di sangue! Dopotutto, anche lei ed io siamo ucraini. Non dobbiamo permettere che questa tirannia sia commessa dalla SBU [3], in modo simile a tutti gli effetti alla Cheka-NKVD o alla Gestapo nazista: perquisizioni umilianti che sconvolgono la vita ecclesiale delle comunità monastiche, accuse infondate di tradimento e basse provocazioni contro i vescovi . È stata consentita anche l'offerta di scambiare chierici ortodossi [ucraini] con prigionieri di guerra dell'esercito ucraino... Nel difendere la verità, non dobbiamo temere i politici ma solo Dio: "Conoscendo dunque il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini; ma noi siamo resi manifesti a Dio; e confido che si manifestino anche nelle vostre coscienze". (2 Cor 5:11)

Con questa lettera piego il ginocchio davanti alla sua destra con una sola richiesta: alzare la sua voce autorevole in questo deserto privo di spirito (cfr Mt 3:3) e intercedere presso il presidente dell'Ucraina affinché cessi questa tirannia contro i nostri fratelli nella Chiesa ortodossa ucraina!!!

" Ma se aveste saputo cosa significa questo, avrò misericordia e non sacrificio, non avreste condannato l'innocente". (Mt 12:7)

È passato un mese e nessuno a Costantinopoli o nel suo "Esarcato" ha detto una parola contro questa tirannia. Nessuno si è rivolto al presidente, anche se firma un documento che consente al parlamento di bandire l'antica Chiesa ortodossa, la Chiesa maggioritaria in Ucraina. E nessuno esprime indignazione per una sentenza incostituzionale di una cosiddetta Corte costituzionale.

E per favore non inviateci alcuna citazione che mostri statistiche a favore della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" non canonica: è il massimo della spavalderia rubare chiese e poi affermare che la maggior parte delle chiese in Ucraina appartengono alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" e non all'UOC. E poi cacciare i fratelli dai luoghi più sacri di tutto il Paese e dire che l'UOC non ha monasteri.

A proposito, non è stata ancora data una risposta definitiva alla domanda: cosa intende fare il governo con la Lavra delle Grotte di Kiev, una volta che non sarà più nelle mani legittime della Chiesa ortodossa ucraina? Dopotutto, la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" non ha assolutamente il numero di monaci necessari per mantenere il monastero. Nemmeno i fedeli li sosterranno. Resta da vedere l'esito, ma si può solo dedurre che se le chiese diventeranno un museo, la gente dovrà pagare per entrarvi. C'è un precedente per questo dai tempi sovietici. Forse il costo di un biglietto sarà di trenta pezzi d'argento...

Note

[1] Si veda https://spzh.news/ru/news/69904-svjashchennik-fanara-obratilsja-k-ekzarkhu-v-kieve-v-svjazi-s-situatsiej-vokruh-upts [in russo].

[2] La "Chiesa" messa insieme in Ucraina dal patriarca di Costantinopoli, a partire da vescovi e sacerdoti non canonici.

[3] I servizi segreti ucraini.