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Il cucchiaio liturgico (per la comunione) Ieromonaco Petru (Pruteanu) http://www.teologie.net/data/carte/PP-lingurita.pdf "Liturghia Ortodoxă. Istorie şi actualitate" Casa Editrice Sophia, Bucarest, 2013, pp 349-352. |
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Il cucchiaio (λαβίς, лжица - "pinza") è
fatto, come tutti i vasi sacri, di materiale prezioso. È simile a un
cucchiaio semplice, tranne per una croce all'estremità del manico. È
utilizzato per comunicare i laici al santo corpo e al santo sangue (in
una volta sola). Simboleggia la pinza con il carbone ardente, con cui è
stato purificato il profeta Isaia (6:6-8). Secondo altri interpreti, il
cucchiaio simboleggia lo Spirito Santo, con cui riceviamo il Figlio, o
la mano di Dio che crea / ricrea il mondo. Abbiamo chiare testimonianze storico-liturgiche e archeologiche che mostrano che nei primi secoli cristiani il cucchiaio non era impiegato nel culto, perché la comunione dei laici si faceva in un modo simile a quella del clero: il prete dava il Santo Corpo nella mano di ogni fedele e questi si comunicava da solo, mentre il diacono reggeva il calice e ciascuno si accostava e sorseggiava dal calice, come fanno oggi i chierici. 1 Altrove il santo corpo, già imbevuto del santo sangue, si dava ai fedeli direttamente in bocca o più raramente sulla mano, laddove non si offriva il calice ai laici, come si fa oggi tra gli armeni. Non si sa, però, per quanto tempo sia durata questa pratica, perché le informazioni sono confuse e talvolta controverse. Il fatto che il cucchiaio è impiegato per lo stesso scopo anche in alcuni riti non calcedoniani - dai copti, dagli etiopi e dai siro-antiocheni, che si sono separati dalla Chiesa ortodossa dopo l'anno 451 - ha portato alcuni a credere che il cucchiaio sia stato introdotto dal IV secolo in Siria, e sia stato san Giovanni Crisostomo a introdurlo a Costantinopoli 2, da dove si sarebbe generalizzato ovunque nel V secolo. Questo argomento, tuttavia, non è universalmente accettato, essendo in contraddizione con le testimonianze stesse di san Giovanni Crisostomo e di altri Padri nei loro scritti. 3 In primo luogo dobbiamo ricordare che i riti non calcedoniani più conservatori - armeni, nestoriani e maroniti - anche oggi non usano il cucchiaio. È possibile che il primo gruppo di riti non calcedoniani abbia preso in prestito un cucchiaio, anche dopo il 451, come è avvenuto anche per altri aspetti. La prima prova indiretta, ma niente affatto chiara, dell’uso di un cucchiaio l’abbiamo solo nel settimo secolo, con San Sofronio di Gerusalemme († 638). Costui, nella Descrizione dei miracoli dei santi Ciro e Giovanni, parla del santo corpo intriso del santo sangue, il che implica che essi debbano essere impartiti con il cucchiaio. Allo stesso modo, nella Vita di Santa Maria l’Egiziaca si fa capire che il prete Zosima è andato a comunicare la santa con i santi Misteri commisti, mentre l'iconografia mostra anche il cucchiaio, fatto che non può essere confermato storicamente, anche se molti avrebbero voluto vedere in san Sofronio una testimonianza dell'utilizzo di un cucchiaio. Richiamiamo l'attenzione sul fatto che la semplice testimonianza sul santo corpo intriso del santo sangue non significa anche l’uso del cucchiaio. Spesso il santo corpo si intingeva appena nel calice ed era posto dal sacerdote direttamente sulla lingua del comunicante. Una prova chiara che nel VII secolo non era ancora usato il cucchiaio è rappresentata dal canone 101 del Concilio trullano (690-691), che dice quanto segue: ...se qualcuno vuole comunicarsi al purissimo corpo... [allora,] mettendo le mani a forma di croce, si avvicini e riceva la comunione alla grazia. Quanto a coloro che, invece delle mani, preparano alcuni vasi d'oro o di altro materiale per ricevere il dono divino, e per questo si considerano degni della purissima comunione, non li approviamo in alcun modo, perché danno più onore a un materiale inanimato e soggetto alla mano umana che al volto di Dio... 4 Naturalmente, questo canone non fa riferimento al cucchiaio, ma ad alcuni recipienti speciali con i quali erano solite comunicarsi alcune persone, soprattutto i ricchi. Tuttavia il canone condanna quelli che corrompono l'abitudine di ricevere la comunione direttamente nelle mani. La stessa cosa la osserviamo in seguito in San Giovanni Damasceno († 749) 5, che, allo stesso modo, parla della ricezione del santo corpo direttamente sulla mano, mostrando con questo la modalità utilizzata in Siria e Palestina nel secolo ottavo. Sembra, tuttavia, che nel secolo VIII nella zona di Antiochia si sia ritenuto opportuno introdurre il cucchiaio per evitare la possibile profanazione dei santi Misteri, che potrebbe accadere sia per la negligenza dei laici che dei ministri. Ci furono casi in cui alcuni fedeli portavano di nascosto il santo corpo ai loro amici e parenti che erano esclusi dalla santa Comunione o, cosa ancora peggiore, usavano il santo corpo per scopi meschini. L’utilizzo di quest’oggetto liturgici, a quanto pare, non si generalizzato abbastanza rapidamente in tutto l'Oriente, e anche se il Concilio locale proto-deftero (primo-secondo) di Costantinopoli (anno 861) annovera per la prima volta il cucchiaio tra i vasi liturgici, ciò non significa necessariamente che il cucchiaio fosse utilizzato specificamente per la comunione dei laici. Esistevano altri usi dei cucchiai liturgici come la rimozione di impurità e insetti caduti nel vino (come accadeva spesso nell’antichità, secondo le descrizioni storiche che abbiamo), versando del santo miro da un contenitore all'altro, etc. 6 Una prima testimonianza chiara sull’utilizzo del cucchiaio per la comunione dei laici l’abbiamo da Anastasio il Sinaita († dopo l’anno 700), ma questa rappresenta una tradizione locale che non è noto in che misura fosse generalizzata, come possiamo osservare dagli esempi esposti sopra. Un’altra testimonianza l’abbiamo dal commentario liturgico dello Pseudo-Sofronio di Gerusalemme (secoli XI-XII) 7. Se ammettiamo, tuttavia, che questo libro appartiene alo stesso san Sofronio (VII secolo), questo significherebbe trascurare le disposizioni del canone trullano 101, così come la testimonianza di san Giovanni Damasceno, che era della stessa regione di san Sofronio, ma con una distanza di oltre 100 anni. In conclusione possiamo dire che il cucchiaio è emerso nei secoli VIII-IX, prima ad Antiochia e a Gerusalemme, e in seguito è stato generalizzato, nei secoli XI-XII, nell'intero Oriente ortodosso, ed è stato preso in prestito anche da alcuni riti non calcedoniani. Anche il cardinale Umberto nel 1053 accusava i bizantini dell'introduzione del cucchiaio (come una innovazione) e portava come testimonianza, a quel tempo (metà XI secolo), il fatto che non tutti gli ortodossi lo usavano. Già dal XII secolo e successivamente tutte le fonti parlano dell’uso del cucchiaio per la comunione dei laici e del clero minore. L'unica eccezione in Oriente era rappresentata dagli imperatori/sovrani/re (unti), che non si comunicavano con il cucchiaio, ma come i chierici, ricevendo il santo Corpo nella mano e bevendo a sorsi dal calice. In Occidente, nonostante alcune ipotesi, il cucchiaio non è mai stato utilizzato per comunicare i laici, specialmente perché i cattolici romani per lungo tempo non hanno comunicato i laici con il santo sangue, ma solo con il santo corpo sotto forma di pane azzimo. Più di recente, in alcuni luoghi si sente una tendenza a introdurre alla comunione dei laici l’uso di cucchiai sterilizzati, a causa del rifiuto di alcuni di comunicarsi con un cucchiaio comune, fatto mai giustificato, che sicuramente rivela la scarsità e il raffreddamento della fede. Mai nella storia della Chiesa è noto alcun caso di infezione per mezzo della comunione con lo stesso cucchiaio. Note 1 Cfr. Costituzioni Apostoliche VIII, 13, San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi XXIII, San Basilio Magno, Epistola 93 et al, (Liturgica Generală, p 595). 2 Nichifor Calist, Istoria bisericească, Libro XIII, 7. Vedremo che l'informazione non può essere credibile. 3 Cfr. Catechesi II per i candidati al Battesimo, 2, citato in E. Branişte, Liturgica Generală, pag 596. Il fatto che San Giovanni parli di Labis non significa che sia un cucchiaio, ma molto probabilmente sono le dita del sacerdote che agiscono come pinze quando prende il corpo santo da mettere in mano a chi si comunica. 4 CBO, pag 160. 5 Dogmatica, Libro IV, 13, trad. D. Fecioru, Editura Scripta, Bucureşti, 1993, p 167. 6 Robert Taft SJ, Byzantine Communion Spoons: A Review of the Evidence, / DOP / 50 (1996), 209-238, in RTCAR, Vol. 1, pp 31-85. 7 R. BORNET e altri ricercatori negano la paternità sofroniana di questo commento e ritengono che questo scritto anonimo precede la Protheoria di Nicola di Andida, preceduta anche da Teodoro di Andida - entrambi del sec. XI (cfr. Les commentaires byzantins de la Divine Liturgie du VIIe au XVe siecle, Paris, 1966, p 266). | ||
venerdì 17 maggio 2013
Dal sito: http://www.ortodossiatorino.net
mercoledì 15 maggio 2013
Dal sito: https://mospat.ru
Divina Liturgia a Pechino
Il 12 maggio 2013, prima domenica dopo la Pasqua, in cui ricorre la
memoria liturgica di San Tommaso apostolo, Sua Santità il Patriarca di
Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha celebrato la Divina Liturgia nel
territorio dell’Ambasciata Russa a Pechino, dove un tempo si trovava la
sede della missione ecclesiastica russa in Cina.
Hanno concelebrato con il Primate della Chiesa Ortodossa Russa il
presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di
Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk, il capo della Segreteria
amministrativa del Patriarcato di Mosca, vescovo Sergij di
Solnechnogorsk, il vicepresidente del Dipartimento per le relazioni
esterne, arciprete Nikolaj Balashov, il rettore della comunità ortodossa
a Shanghai, arciprete Aleksij Kiselevič, il rettore della chiesa della
Dormizione della Madre di Dio presso l’Ambasciata della Federazione
Russa nella Repubblica Popolare Cinese, sacerdote Sergij Voronin, il
responsabile del Servizio di Comunicazione del Dipartimento per le
relazioni esterne, sacerdote Ilija Kosyh.
Al servizio hanno partecipato l’ambasciatore della Federazione Russa
nella Repubblica Popolare Cinese A.I. Denisov, il ministro consigliere
dell’Ambasciata Russa a Pechino E.J. Tomihin, il primo segretario
dell’Ambasciata Russa A.P. Povalyaev, i membri della missione
diplomatica della Russia, diplomatici stranieri. Erano inoltre presenti
il presidente del Dipartimento sinodale per l’informazione V.R. Legojda,
diversi cittadini russi che vivono in Cina, fedeli ortodossi cinesi e
stranieri.
Nel rivolgere la parola Primaziale ai presenti, Sua Santità il Patriarca Kirill ha detto:
«Cari vescovi, padri, fratelli e sorelle! Vostra Eccellenza, signor Ambasciatore!
Saluto cordialmente tutti voi nella prima Domenica dopo Pasqua. Cristo è risorto!
Mi congratulo con voi per la giornata di memoria di San Tommaso
Apostolo, lo stesso Tommaso che non credette ai discepoli che
affermavano che Cristo Salvatore era risorto e disse di non credere se
prima non vedeva il Risorto e non toccava con le mani il Suo corpo.
L’apostolo Tommaso aveva sentito che gli altri apostoli avevano visto il
Salvatore, che Egli era stato visto dalle donne mirofore, che il primo
giorno della settimana erano andate al sepolcro per ungere il corpo di
Cristo, e che due Suoi discepoli – Luca e Cleofa, che andavano al
villaggio di Emmaus, – avevano incontrato Cristo Risorto (Lc 24, 13-31).
Tommaso, naturalmente, sapeva tutte queste cose, ma non ci credeva.
Egli non credeva perché la notizia della Risurrezione era radicalmente
contraria a tutto ciò che lui sapeva sulle persone, sul mondo, su se
stesso. Questa notizia era radicalmente opposta a tutte le sue
conoscenze.
I discepoli del Salvatore dopo la Sua Risurrezione erano in preda
alla paura, alla delusione più profonda. Per loro, la crocifissione del
Salvatore era stata una sciagura: tutto era crollato in un istante. E
poiché erano depressi, si nascondevano dagli altri e si riunivano con le
porte sbarrate. Così anche Tommaso era altrettanto spaventato e si
nascondeva dalla gente. E ha creduto solo quando ha visto il Risorto,
quando Lo ha incontrato faccia a faccia.
Quello che è successo nell’anima di Tommaso, oggi, come nel corso
della storia, accade a tante persone. Molto spesso leggiamo il Vangelo,
gli altri libri che parlano di Cristo, i Suoi miracoli, la Sua vita.
Siamo sorpresi dalla profondità e dalla potenza del messaggio morale del
Vangelo. Ma per molti tutto cio’ non e’ sufficiente, e pur riconoscendo
il valore del cristianesimo, almeno come sistema etico, queste persone
restano non credenti. Questo accade perché tali persone non hanno
incontrato Cristo, non hanno visto il Suo volto, non sentono la Sua
reale presenza.
Ma come si puo’ incontrare Cristo? Questo è possibile quando ad un
certo punto della vita si comprende e si sente la presenza di Dio, che
quello che succede a noi cade fuori dalla logica della vita e ci dà
l’idea di un altro mondo, con cui entriamo in contatto. E questo accade a
moltissime persone in tutto il mondo, indipendentemente dalle
condizioni esterne.
Le condizioni ambientali possono essere molte sfavorevoli alla fede
in Cristo, ma ciononostante le persone incontrano il Signore,
acquisiscono una fede forte. La rinascita religiosa nel nostro Paese non
è iniziata negli anni ’90. È iniziata nei terribili anni della guerra
mondiale, quando tutti si rivolgevano a Dio, sia i generali che i
soldati, quando la nostra vittoria sul nemico, che era di gran lunga
superiore a noi, apparve a molti come un intervento di Dio nella nostra
vita. I templi affollati della Chiesa Ortodossa Russa nel periodo
post-bellico sono stati testimoni di questo incontro personale con Dio
di tanta gente.
Ad un certo punto della vita il Signore ci tocca – non con tuoni o
fulmini, ma con il mormorio di un venticello leggero (1 Re 19, 12).
Allora, improvvisamente, troviamo il vero senso della vita e sentiamo il
potere della grazia di Dio, che sostiene la nostra debole forza. Allora
il nostro cuore comincia a battere di gioia mentre preghiamo. Allora ci
accorgiamo che dopo aver ricevuto il Corpo e il Sangue del Salvatore
diventiamo diversi.
Questa è la vera esperienza religiosa, quella che ha sperimentato
Tommaso, che ha incontrato il Salvatore. Ed egli disse al Risorto parole
sorprendenti: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20, 28). Egli ha riconosciuto
nel Cristo Risorto il suo Signore e Salvatore. Da questo incontro ha
ricevuto un enorme impulso spirituale, una forza che poi lo ha portato
ad annunciare Cristo in India e in Cina.
Tommaso è stato il primo predicatore di Cristo risorto su questa
terra; la Cine vide colui che aveva visto il Salvatore risorto, e questa
storia è ancora tramandata sul suolo cinese.
Più di 300 anni fa, in questo stesso luogo arrivarono alcuni russi,
cosacchi di Albazino, che insieme al loro sacerdote erano stati fatti
prigionieri, furono trasferiti a Pechino e si stabilirono nel luogo in
cui ora ci troviamo. Nessuno impedi’ ai nostri antenati di continuare a
pregare e a testimoniare il Signore e Salvatore. Molto presto i cosacchi
di Albazino si sposarono con donne cinesi, i loro figli si sposarono
con donne e uomini cinesi, e oggi i loro discendenti sono figli del
popolo cinese, che mantengono nel cuore la fede ortodossa.
Con un’emozione speciale dò il benvenuto a tutti i discendenti dei
cosacchi di Albazino e a tutti i cinesi ortodossi che oggi hanno pregato
con noi.
All’inizio del XVIII secolo, in questo luogo, dove vivevano i
cosacchi di Albazino, è stata fondata la missione ecclesiastica russa in
Cina. E la grande Cina conobbe la Russia attraverso la Chiesa Ortodossa
Russa. Né i russi, né i cinesi, hanno dimenticato che il primo contatto
tra i due popoli è avvenuto nel luogo dove noi ora siamo riuniti qui
per la Liturgia, attraverso il contatto del popolo cinese con i
rappresentanti della Chiesa Ortodossa Russa. E durante tutti gli anni
successivi, la Chiesa Ortodossa Russa è stata sempre consapevole della
particolare responsabilità per le relazioni tra i due Paesi e i due
popoli. Forse proprio il fatto che la Russia era rappresentata in Cina
dalla missione ecclesiastica russa spiega la presenza pacifica del
nostro Paese sul suolo cinese, con grande rispetto per questo popolo e
la sua cultura.
La predicazione che la missione ecclesiastica russa ha iniziato qui,
ha avuto successo e negli anni ’50 del secolo scorso due cinesi sono
stati elevati alla dignità episcopale, molti cinesi sono stati ordinati
sacerdoti. Nel 1956, la Chiesa Ortodossa Cinese è stata proclamata dai
cinesi Chiesa Ortodossa Autonoma. È stato un giorno speciale nella
storia dell’Ortodossia cinese.
La storia successiva è stata difficile, sia per la Russia, che per la
Cina. Sappiamo che mentre soffriva la Chiesa in Russia, soffriva anche
la Chiesa in Cina.
Ora i tempi sono cambiati. Per grazia di Dio, il Patriarca di Mosca
ha avuto l’opportunità di entrare sul suolo cinese, e qui – in questo
luogo dove si stabilirono i cosacchi di Albazino, dove ha lavorato la
missione ecclesiastica russa, dove ora svolge la sua nobile missione
l’Ambasciata Russa – insieme a tutti voi, miei cari, abbiamo celebrato
la Divina Liturgia.
Sono venuto fin qui, prima di tutto, per vedere tutti voi e pregare
con voi. Ho avuto anche un incontro con la leadership del Paese, abbiamo
discusso di questioni relative alle relazioni russo-cinesi e alla vita
della Chiesa Ortodossa Cinese.
Con tutto il cuore auguro alla Cina e al popolo cinese pace,
benessere e prosperità. Sono fiducioso che la partecipazione della
Chiesa Ortodossa Russa alle relazioni russo-cinesi promuovera’ rapporti
di cordialità, sincerità e genuina amicizia. Indubbiamente, tali
rapporti saranno promossi anche dalla storica, e ora anche reale,
esistenza della Chiesa Ortodossa Cinese, che noi consideriamo come un
ponte spirituale tra le nostre nazioni».
Sua Santità ha sottolineato che durante la liturgia e la preghiera
erano state ricordate le vittime delle inondazioni che hanno colpito la
Cina: «Centinaia di migliaia di persone sono state colpite da questo
disastro, rimanendo senza casa. Sono stati distrutti strade e ponti,
oltre ai campi coltivati. Abbiamo pregato affinché il Signore rivolga la
Sua misericordia al popolo della Cina e lo aiuti a guarire da queste
ferite».
Il Patriarca Kirill ha anche rivolto parole di gratitudine
all’ambasciatore russo in Cina A.I. Denisov, dicendo: «Nel 1993, durante
la mia prima visita in Cina, insieme abbiamo esaminato l’ex territorio
della missione ecclesiastica russa, dove ora c’è l’Ambasciata Russa, e
abbiamo visitato il garage, che era stato costruito nella Chiesa della
Dormizione, e già allora avevamo discusso la necessità di restaurare
questo santuario nel territorio dell’Ambasciata Russa. Entrambe le
parti, sia la Russia che la Cina, hanno compiuto un lungo percorso che
ha portato alla consacrazione della chiesa della Dormizione presso
l’Ambasciata, e alla mia visita». Sua Santità ha ringraziato per il loro
impegno gli attuali funzionari dell’Ambasciata e le persone che vi
hanno lavorato precedentemente.
«Invoco la benedizione di Dio sulle opere della nostra Ambasciata,
sul lavoro degli specialisti russi, su quelli che vivono e lavorano in
Cina, così come sul nostro clero che svolge il suo ministero in questa
terra – ha detto il Patriarca Kirill. – Che Dio benedica la Russia e la
Cina. Che Dio benedica la Russia, l’Ucraina, la Bielorussia, e le altre
nazioni che costituiscono la Rus’ storica. E che Egli benedica sempre le
proficue relazioni tra la Cina e queste nazioni».
Sua Santità il Patriarca ha consegnato al rettore della chiesa della
Dormizione dell’Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica
Popolare Cinese i vasi liturgici per il tempio dell’Ambasciata: «Vi
chiedo, padre Sergij, di accettare questo dono e di ricordare sempre,
ogni volta che celebrera’ la Divina Liturgia e comunichera’ i fedeli, il
nostro servizio di oggi e questa solenne preghiera comune».
A nome della chiesa parrocchiale della Dormizione della Madre Madre
di Dio, il sacerdote Sergij Voronin ha offerto al Primate della Chiesa
Ortodossa Russa in ricordo della preghiera comune l’icona dei martiri
cinesi.
A tutti i partecipanti al culto è stato consegnato un dono commemorativo: piccole icone di Cristo Risorto.
Al termine della Divina Liturgia, Sua Santità il Patriarca di Mosca e
di tutta la Rus’ Kirill e l’ambasciatore della Federazione Russa nella
Repubblica Popolare Cinese A.I. Denisov hanno visitato il territorio
dell’Ambasciata, che un tempo ospitava la missione ecclesiastica russa.
In particolare, si sono fermati dinanzi alla croce, che fu collocata il 4
maggio 1997 nella parte alta del giardino in memoria di tutti gli
ortodossi «defunti e sepolti in questo paese».
martedì 14 maggio 2013
Русская Православная Церковь
Московского Патриархата
Biserica Ortodoxă Rusă
Patriarhia Moscovei
ХРИСТОС ВОСКРЕСЕ !
ВОИСТИННУ ВОСКРЕСЕ !
HRISTOS
A ÎNVIAT !
ADEVARAT A ÎNVIAT !
Chiesa Ortodossa
Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II
Castrovillari (cs)
Domenica 19 maggio h.10:00
Divina Liturgia
Domenica delle Mirofore
Вокресенье 19 мая в 10:00
Божественная литургия
Святых жен Eмироносец
Duminica 19 mai orele 10:00
Dumnezeiasca Liturghie
Duminica Mironositelor
Carissimi Fedeli Ortodossi di
Castrovillari e del circondario,
come sempre vi aspetto numerosissimi,
per celebrare con Voi le Ufficiature
della Vostra Chiesa e della Vostra
Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
il Parroco al: 3280140556
domenica 12 maggio 2013
Dal Blog amico: http://ortodossia-testimonianzaortodossa.blogspot.it/
LETTERA DI PADRE PAISIOS SULLE APERTURE
ALLA CHIESA DI ROMA
Inviata a padre Charalampos Vasilopoulos,
direttore del giornale “Stampa Ortodossa”
direttore del giornale “Stampa Ortodossa”
(Ορθόδοξος Τύπος)
Santa Montagna, 23 gennaio 1969
Reverendo Padre Charalampos,
giacché ho visto il grande subbuglio che imperversa nella nostra Chiesa, dovuto a diversi movimenti filo-unionistici e ai contatti del Patriarca con il Papa, mi sono addolorato, come suo figlio e ho considerato cosa buona, oltre alle mie preghiere, mandare anche un piccolo pezzo di filo (che ho in quanto povero monaco), per essere usato anche per un solo punto di cucitura per l’abito, stappato in mille pezzi, della nostra Madre.
Credo che farete atto d’amore e lo utilizzerete per mezzo del vostro foglio religioso. Vi ringrazio.
Prima di tutto, vorrei chiedere scusa a tutti per aver osato scrivere qualcosa, dal momento che non sono né santo, né teologo. Immagino che tutti mi capiranno, che il mio scritto non è altro che un mio profondo dolore per la linea e l’amore mondano, purtroppo, del nostro padre, il Signor Atenagoras. Da quanto sembra, ha amato un’altra donna moderna, denominata Chiesa Papale, perché la nostra Madre Ortodossa non gli fa alcuna impressione, essendo molto modesta. Quest’amore, sentito da Costantinopoli, ha trovato grande risonanza in molti suoi figli, che lo vivono nelle città. Dato che questo è lo spirito del nostro tempo: che la famiglia perda il suo sacro significato a causa di amori di tal genere, il cui scopo è la disgregazione e non l’unione.
Con un tale amore mondano, più o meno, anche il nostro Patriarca giunge a Roma. Invece di mostrare amore prima a noi, suoi figli e alla nostra Madre Chiesa, egli ha purtroppo diretto il suo amore molto lontano. Il risultato, da una parte, era di far riposare i suoi figli mondani, che amano il mondo e hanno quest’amore mondano e, dall’altra, di scandalizzare moltissimo tutti noi, i figli dell’Ortodossia, giovani e anziani che abbiamo timore di Dio.
Con dispiacere non ho visto che nessuno dei filo-unionisti, da me conosciuti, abbia nè midollo spirituale nè corteccia. Tuttavia, sanno parlare di amore e di unità mentre non sono uniti a Dio, perché non l’hanno amato.
Vorrei pregare caldamente tutti i nostri fratelli filo-unionisti: poiché l’argomento dell’unione delle Chiese è qualcosa di spirituale e abbiamo bisogno di amore spirituale, di lasciarlo a coloro che hanno amato molto Dio e quindi sono teologi, come i Padri della Chiesa - e non agli interpreti della legge - che hanno offerto e offrono completamente sé stessi per la diaconia della Chiesa (come una grande candela), accesi dal fuoco dell’amore di Dio e non dall’accendino del sagrestano.
Dobbiamo sapere che non esistono solo leggi fisiche, ma anche spirituali. Pertanto la futura ira di Dio non può essere affrontata tramite un’aggregazione di peccatori (perché riceveremo doppia ira), ma con il pentimento e l’osservanza dei comandamenti del Signore.
Inoltre, dobbiamo conoscere bene che la Chiesa Ortodossa non ha alcuna mancanza. L’unica mancanza è l’assenza di gerarchi seri e di Pastori con principi patristici. Gli eletti sono pochi. Ma non è questo che deve preoccupare. La Chiesa è Chiesa di Cristo, ed è Egli che la governa. Non è un Tempio costruito con pietra, sabbia e calce da devoti e che si distrugge dal fuoco dei barbari, ma è Cristo stesso. « E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e colui sul quale essa cadrà sarà stritolato» (Mt 21, 44). Il Signore, quando sarà necessario, farà apparire dei Marco Eugenico e dei Gregorio Palamas per raccogliere tutti i nostri fratelli scandalizzati perché confessino la fede ortodossa, consolidino la Tradizione e diano grande gioia alla nostra Madre.
Nei nostri tempi vediamo che molti figli fedeli della nostra Chiesa, monaci e laici, si sono purtroppo staccati da Essa a causa dei filo-unionisti. Secondo il mio parere non è per niente buona cosa staccarsi dalla Chiesa ogni volta che un Patriarca ha qualche colpa, ma dall’interno, vicino alla Madre Chiesa, ognuno ha il dovere e l’obbligo di protestare e di lottare a suo modo. Interrompere la commemorazione del Patriarca, staccarsi e creare la propria Chiesa continuando a parlare, insultando il Patriarca, a mio parere, è assurdo.
Se per l’una o l’altra deviazione dei Patriarchi, avvenute in diverse epoche, ci fossimo separati e avessimo creato delle nostre Chiese – Dio proteggi – avremmo superato pure i Protestanti.
Facilmente uno si separa ma difficilmente ritorna. Purtroppo, abbiamo molte “Chiese” ai giorni nostri. Sono state create sia da grandi gruppi sia addirittura da una sola persona. Giacché è successo anche alla loro kalivi (mi riferisco a quanto succede nella Santa Montagna) dove c’è pure un Tempio, credevano di poter realizzare una propria Chiesa indipendente. Se i filo-unionisti danno un primo colpo alla Chiesa, questi, i sopra nominati, ne danno il secondo. Preghiamo che Dio dia la Sua illuminazione a tutti noi e al Patriarca, il Signor Atenagoras, perché, prima, avvenga l’unione di queste “Chiese”, si realizzi la serenità tra lo scandalizzato pleroma del popolo ortodosso, si diffonda la pace e l’amore tra le Chiese Ortodosse Orientali, e poi si possa iniziare a pensare all’unione con le altre “Confessioni”, se desiderano sinceramente abbracciare la Dottrina Ortodossa.
Vorrei dire ancora che c’è pure un terzo gruppo nella nostra Chiesa. Sono quei fratelli che, pur rimanendo fedeli Suoi figli, tuttavia non hanno accordo spirituale tra di loro. Essi si occupano del giudicare, l’uno l’altro, e non del bene comune della lotta. Ciascuno controlla l’altro (più di se stesso) su cosa dirà o cosa scriverà per colpirlo poi senza pietà. Mentre se egli stesso avesse detto o avesse scritto la stessa cosa, l’avrebbe sostenuta con molte testimonianze della Santa Scrittura e dei Padri. Il male compiuto è grande, perché, da una parte fa un’ingiustizia al proprio prossimo, mentre dall’altra lo rovina dinanzi agli occhi di altri credenti. Molte volte semina pure l’infedeltà nelle anime dei deboli, poiché le scandalizza. Purtroppo alcuni di noi avanzano richieste irragionevoli agli altri. Vogliamo che essi abbiano lo stesso nostro carattere spirituale. Quando qualcun’altro non concorda con il nostro carattere ed è un po’ indulgente o un po’ acuto, immediatamente deduciamo che non è un uomo spirituale. Tutti sono utili nella Chiesa. Tutti i Padri hanno offerto i loro servizi ad Essa. Sia quelli dal carattere calmo, sia quelli dal carattere severo. Come al corpo umano sono necessarie sia le cose dolci, sia le cose aspre ma anche le cose amare come il radicchio (ognuna ha proprie sostanze e vitamine), lo stesso vale anche per il Corpo della Chiesa. Tutti sono necessari. L’uno completa il carattere dell’altro e tutti noi siamo obbligati a tollerare non solo il loro carattere, ma anche le loro debolezze in quanto esseri umani.
E di nuovo ritorno ad esprimere sinceramente le scuse a tutti, perché ho osato scrivere. Io sono un semplice monaco e il mio lavoro è quello di sforzarmi, per quanto posso, di spogliarmi del vecchio uomo e di aiutare gli altri e la Chiesa, attraverso Dio, tramite la preghiera. Tuttavia, siccome sono arrivate al mio eremo tristi notizie per la nostra Santa Ortodossia, mi sono molto addolorato e ho considerato giusto scrivere quanto sentivo.
Preghiamo tutti affinché Dio dia la Sua grazia e ciascuno di noi possa aiutare, a suo modo, per la gloria della nostra Chiesa.
Con molta deferenza verso tutti.
Un monaco eremita
(Paisios monaco)
giacché ho visto il grande subbuglio che imperversa nella nostra Chiesa, dovuto a diversi movimenti filo-unionistici e ai contatti del Patriarca con il Papa, mi sono addolorato, come suo figlio e ho considerato cosa buona, oltre alle mie preghiere, mandare anche un piccolo pezzo di filo (che ho in quanto povero monaco), per essere usato anche per un solo punto di cucitura per l’abito, stappato in mille pezzi, della nostra Madre.
Credo che farete atto d’amore e lo utilizzerete per mezzo del vostro foglio religioso. Vi ringrazio.
Prima di tutto, vorrei chiedere scusa a tutti per aver osato scrivere qualcosa, dal momento che non sono né santo, né teologo. Immagino che tutti mi capiranno, che il mio scritto non è altro che un mio profondo dolore per la linea e l’amore mondano, purtroppo, del nostro padre, il Signor Atenagoras. Da quanto sembra, ha amato un’altra donna moderna, denominata Chiesa Papale, perché la nostra Madre Ortodossa non gli fa alcuna impressione, essendo molto modesta. Quest’amore, sentito da Costantinopoli, ha trovato grande risonanza in molti suoi figli, che lo vivono nelle città. Dato che questo è lo spirito del nostro tempo: che la famiglia perda il suo sacro significato a causa di amori di tal genere, il cui scopo è la disgregazione e non l’unione.
Con un tale amore mondano, più o meno, anche il nostro Patriarca giunge a Roma. Invece di mostrare amore prima a noi, suoi figli e alla nostra Madre Chiesa, egli ha purtroppo diretto il suo amore molto lontano. Il risultato, da una parte, era di far riposare i suoi figli mondani, che amano il mondo e hanno quest’amore mondano e, dall’altra, di scandalizzare moltissimo tutti noi, i figli dell’Ortodossia, giovani e anziani che abbiamo timore di Dio.
Con dispiacere non ho visto che nessuno dei filo-unionisti, da me conosciuti, abbia nè midollo spirituale nè corteccia. Tuttavia, sanno parlare di amore e di unità mentre non sono uniti a Dio, perché non l’hanno amato.
Vorrei pregare caldamente tutti i nostri fratelli filo-unionisti: poiché l’argomento dell’unione delle Chiese è qualcosa di spirituale e abbiamo bisogno di amore spirituale, di lasciarlo a coloro che hanno amato molto Dio e quindi sono teologi, come i Padri della Chiesa - e non agli interpreti della legge - che hanno offerto e offrono completamente sé stessi per la diaconia della Chiesa (come una grande candela), accesi dal fuoco dell’amore di Dio e non dall’accendino del sagrestano.
Dobbiamo sapere che non esistono solo leggi fisiche, ma anche spirituali. Pertanto la futura ira di Dio non può essere affrontata tramite un’aggregazione di peccatori (perché riceveremo doppia ira), ma con il pentimento e l’osservanza dei comandamenti del Signore.
Inoltre, dobbiamo conoscere bene che la Chiesa Ortodossa non ha alcuna mancanza. L’unica mancanza è l’assenza di gerarchi seri e di Pastori con principi patristici. Gli eletti sono pochi. Ma non è questo che deve preoccupare. La Chiesa è Chiesa di Cristo, ed è Egli che la governa. Non è un Tempio costruito con pietra, sabbia e calce da devoti e che si distrugge dal fuoco dei barbari, ma è Cristo stesso. « E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e colui sul quale essa cadrà sarà stritolato» (Mt 21, 44). Il Signore, quando sarà necessario, farà apparire dei Marco Eugenico e dei Gregorio Palamas per raccogliere tutti i nostri fratelli scandalizzati perché confessino la fede ortodossa, consolidino la Tradizione e diano grande gioia alla nostra Madre.
Nei nostri tempi vediamo che molti figli fedeli della nostra Chiesa, monaci e laici, si sono purtroppo staccati da Essa a causa dei filo-unionisti. Secondo il mio parere non è per niente buona cosa staccarsi dalla Chiesa ogni volta che un Patriarca ha qualche colpa, ma dall’interno, vicino alla Madre Chiesa, ognuno ha il dovere e l’obbligo di protestare e di lottare a suo modo. Interrompere la commemorazione del Patriarca, staccarsi e creare la propria Chiesa continuando a parlare, insultando il Patriarca, a mio parere, è assurdo.
Se per l’una o l’altra deviazione dei Patriarchi, avvenute in diverse epoche, ci fossimo separati e avessimo creato delle nostre Chiese – Dio proteggi – avremmo superato pure i Protestanti.
Facilmente uno si separa ma difficilmente ritorna. Purtroppo, abbiamo molte “Chiese” ai giorni nostri. Sono state create sia da grandi gruppi sia addirittura da una sola persona. Giacché è successo anche alla loro kalivi (mi riferisco a quanto succede nella Santa Montagna) dove c’è pure un Tempio, credevano di poter realizzare una propria Chiesa indipendente. Se i filo-unionisti danno un primo colpo alla Chiesa, questi, i sopra nominati, ne danno il secondo. Preghiamo che Dio dia la Sua illuminazione a tutti noi e al Patriarca, il Signor Atenagoras, perché, prima, avvenga l’unione di queste “Chiese”, si realizzi la serenità tra lo scandalizzato pleroma del popolo ortodosso, si diffonda la pace e l’amore tra le Chiese Ortodosse Orientali, e poi si possa iniziare a pensare all’unione con le altre “Confessioni”, se desiderano sinceramente abbracciare la Dottrina Ortodossa.
Vorrei dire ancora che c’è pure un terzo gruppo nella nostra Chiesa. Sono quei fratelli che, pur rimanendo fedeli Suoi figli, tuttavia non hanno accordo spirituale tra di loro. Essi si occupano del giudicare, l’uno l’altro, e non del bene comune della lotta. Ciascuno controlla l’altro (più di se stesso) su cosa dirà o cosa scriverà per colpirlo poi senza pietà. Mentre se egli stesso avesse detto o avesse scritto la stessa cosa, l’avrebbe sostenuta con molte testimonianze della Santa Scrittura e dei Padri. Il male compiuto è grande, perché, da una parte fa un’ingiustizia al proprio prossimo, mentre dall’altra lo rovina dinanzi agli occhi di altri credenti. Molte volte semina pure l’infedeltà nelle anime dei deboli, poiché le scandalizza. Purtroppo alcuni di noi avanzano richieste irragionevoli agli altri. Vogliamo che essi abbiano lo stesso nostro carattere spirituale. Quando qualcun’altro non concorda con il nostro carattere ed è un po’ indulgente o un po’ acuto, immediatamente deduciamo che non è un uomo spirituale. Tutti sono utili nella Chiesa. Tutti i Padri hanno offerto i loro servizi ad Essa. Sia quelli dal carattere calmo, sia quelli dal carattere severo. Come al corpo umano sono necessarie sia le cose dolci, sia le cose aspre ma anche le cose amare come il radicchio (ognuna ha proprie sostanze e vitamine), lo stesso vale anche per il Corpo della Chiesa. Tutti sono necessari. L’uno completa il carattere dell’altro e tutti noi siamo obbligati a tollerare non solo il loro carattere, ma anche le loro debolezze in quanto esseri umani.
E di nuovo ritorno ad esprimere sinceramente le scuse a tutti, perché ho osato scrivere. Io sono un semplice monaco e il mio lavoro è quello di sforzarmi, per quanto posso, di spogliarmi del vecchio uomo e di aiutare gli altri e la Chiesa, attraverso Dio, tramite la preghiera. Tuttavia, siccome sono arrivate al mio eremo tristi notizie per la nostra Santa Ortodossia, mi sono molto addolorato e ho considerato giusto scrivere quanto sentivo.
Preghiamo tutti affinché Dio dia la Sua grazia e ciascuno di noi possa aiutare, a suo modo, per la gloria della nostra Chiesa.
Con molta deferenza verso tutti.
Un monaco eremita
(Paisios monaco)
sabato 11 maggio 2013
Dal sito della Parrocchia Ortodossa di Torino: ortodossiatorino.net
| Ebbene,
Gesù era un falegname! Sacerdote con un diploma in falegnameria
costruisce un gioiello di chiesa... in un capanno da giardino Di Gavin Allen www.dailymail.co.uk, 26 Gennaio 2012 |
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| Forse padre Stephen Weston ha preso
spunto dal fatto che Gesù era il figlio di un falegname, quando ha costruito nel suo giardino la chiesa più piccola della Gran Bretagna. Padre Stephen, 63 anni, ha costruito la chiesa Ortodossa di San Fursey a Norfolk con appena diploma in falegnameria, ottenuto 14 anni fa, al suo attivo. Gli archi bizantini del capanno di legno, lungo 5,5 metri e largo 4,5 metri, sono diventati un punto di riferimento locale nel bel mezzo della residenza di padre Stephen Weston. ![]() Padre Stephen Weston di Sutton, nel Norfolk, ha costruito nel suo giardino la chiesa più piccola della Gran Bretagna - misura solo 5,5 per 4,5 metri ![]() All'inizio: padre Stephen, 63 anni, ha costruito la chiesa ortodossa di San Fursey a Norfolk con appena un diploma in falegnameria, ottenuto 14 anni fa, al suo attivo ![]() Oggi: La chiesa di San Fursey, nel capanno dietro la casa di padre Stephen, è così piccola che ha appena abbastanza spazio per il suo imponente costruttore, alto oltre 1 metro e 90 San Fursey è una chiesa così piccola che le processioni sacre a ogni servizio richiedono solo dieci passi avanti e due passi di lato. Non c'è spazio per sedersi, e dopo le funzioni i fedeli passano attraverso una porta nel soggiorno del sacerdote per una tazza di caffè. Ma per la Chiesa ortodossa antiochena - molto simile alla chiesa greco-ortodossa ma di lingua inglese - questo è un luogo ufficiale di culto, dopo che è stato benedetto da un vescovo. ![]() Grandi piani: Padre Weston con il modello della nuova chiesa, costruita da Patrick Robinson, un membro della congregazione I fedeli regolari presso la chiesa sono ora cresciuti a sette, tra cui due pensionati con il loro girello, il che significa Padre Weston deve ora prevedere un’espansione della chiesa. Il sacerdote ha detto: 'In una Liturgia al sabato abbiamo avuto 18 persone in chiesa ed era veramente un po' sovraffollata. Vorremmo vedere la nostra congregazione crescere, una gran parte dei servizi di ortodossi è cantata e non recitata e nelle chiese ortodosse più grandi è guidata da un coro e il popolo si unisce al canto. A San Fursey questa non è un'opzione, tutti sono il coro e ognuno nella congregazione canta'. Padre Stephen ha servito come sacerdote anglicano nella Chiesa d'Inghilterra per 20 anni prima di essere disilluso dai suoi ideali, all'età di 50 anni. Ha detto di essere stato turbato dalla direzione in cui la Chiesa anglicana si stava dirigendo e ha ammesso che l'ordinazione delle donne al sacerdozio è stata 'la goccia che ha fatto traboccare il vaso'. Stephen è entrato nella Chiesa ortodossa e in mancanza di un luogo di culto in lingua inglese, ha deciso di costruire il proprio nel villaggio di Sutton, Norfolk, nel 1998. Un gruppo di volontari ha impiegato poco più di sei mesi per completare la struttura con un costo di sole 5.000 sterline e ha iniziato a tenervi funzioni mentre era ancora un cantiere. La chiesa non ha bisogno di essere consacrata, perché è legalmente considerata una cappella privata. ![]() 'Archi-diocesi': Gli archi bizantini di San Fursey sono diventati un punto di riferimento locale, nel giardino di Padre Weston che si trova nel bel mezzo di un complesso residenziale prosaico ![]() Cerimonia: Padre Weston è stato ordinato dalla Chiesa ortodossa nel maggio del 2011, in una cerimonia a Parigi Tuttavia, è stata benedetta da un vescovo della Chiesa ortodossa, cosa che la rende un luogo ufficiale di culto. Padre Weston è stato ordinato dalla Chiesa ortodossa nel maggio del 2011, in una cerimonia a Parigi. Ha già detto che sarà felice di prendere i suoi attrezzi e costruire un altro capannone se questa è l'unica opzione per ottenere una chiesa più grande nel vicino villaggio di Stalham. Padre Weston ha detto: 'la gente molto probabilmente pensavano che fossi pazzo quando stavo costruendo la chiesa di San Fursey. Ricordo il mio vicino di casa che teneva la testa fuori dalla sua finestra e chiedeva che cosa stavo facendo in giardino. Glie l'ho detto e lui ha risposto: "Oh bene, potete costruire un'intera cattedrale lì dietro, se vi piace". Anche se noi amiamo la nostra piccola chiesa, è molto nascosta, abbiamo bisogno di un altro luogo di culto più pubblico in modo che le persone ci possano trovare.' St Fursey è forse la più piccola chiesa con funzioni regolari in Gran Bretagna. Sia la Chiesa d'Inghilterra che la Chiesa cattolica non sono state in grado di nominare una loro chiesa più piccola in Gran Bretagna. La chiesa di Bremilhan nel Wiltshire è nota come la più piccola chiesa del paese, di 3,95 metri per 3,35 metri, ma i servizi vi sono tenuti solo una volta l'anno. | ||
lunedì 6 maggio 2013
domenica 5 maggio 2013
Русская Православная Церковь
Московского Патриархата
Biserica Ortodoxă Rusă
Patriarhia Moscovei
Chiesa Ortodossa
Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II
Castrovillari (cs)
Христос
воскресе из мертвых,
смертию смерть поправ,
и сущим во гробех живот даровав
Hristos
a înviat din morţi,
cu
moartea pe moarte călcînd,
şi
celor din morminte
viaţă dăruindu-le.
ХРИСТОС ВОСКРЕСЕ !
ВОИСТИННУ ВОСКРЕСЕ !
HRISTOS
A ÎNVIAT !
ADEVARAT A ÎNVIAT !
A TUTTI I FEDELI ORTODOSSI
SPARSI PER IL MONDO
A U G U R I
B U O N A P A S Q U A
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