giovedì 23 maggio 2013

 
Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
Castrovillari (cs)


 
  26  Maggio   2013
 
Terza domenica dopo Pasqua
 
Domenica del Paralitico
 
 
Tono III
 
Orario Ufficiature:
 
  Sabato  25   Ore  17.00    Vespro (Vecernie)
 
Ore 18.00  Battesimo del piccolo Angelo
 
Domenica  26  Ore  10.00   Divina Liturgia
 

  Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
 per celebrare con Voi le Ufficiature 
della Vostra Chiesa e della Vostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
 il Parroco al: 3280140556


martedì 21 maggio 2013

Dal sito: http://www.eleousa.net

Turchia - Visita al Patriarcato di Costantinopoli

Istanbul, 17 maggio 2013 – 
 
Il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk, durante la visita di lavoro ad Istanbul, che si svolge con la benedizione di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill, ha visitato il Patriarcato di Costantinopoli. Nella Cattedrale Patriarcale di San Giorgio al Fanar il metropolita Hilarion ha venerato le reliquie dei tre grandi maestri universali e santi: San Basilio il Grande, San Gregorio il Teologo e San Giovanni Crisostomo.
Poi c'è stato un incontro del presidente del Decr con Sua Santità il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. I gerarchi hanno discusso una vasta gamma di questioni relative sia alla cooperazione panortodossa che allo sviluppo delle relazioni bilaterali tra Costantinopoli e il Patriarcato di Mosca.
Alla riunione hanno partecipato il segretario generale del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, archimandrita Varfolomej (Samaras), il grande ierokiriks del Patriarcato di Costantinopoli, archimandrita Vissarion (Komzias), e il segretario del Decr per le relazioni interortodosse, arciprete Igor Yakymchuk.
Lo stesso giorno, il metropolita Hilarion e il suo seguito sono tornati a casa. All’aeroporto di Istanbul il presidente del Decr è stato accompagnato dal console generale della Federazione Russa a Istanbul A.V. Erkhov.

(Fonte: Decr Servizio Comunicazione; www.mospat.ru)

Dal sito: https://mospat.ru

Conclusa la visita del Patriarca in Cina

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Dal 10 al 15 maggio 2013 si è svolta la visita del Patriarca di Mosca e tutta la Rus’ Kirill in Cina. Il Primate della Chiesa Ortodossa Russa era accompagnato durante la sua visita dal metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, dal vescovo Sergij di Solnechnogorsk, capo della Segreteria amministrativa del Patriarcato di Mosca, dal presidente del Dipartimento sinodale per l’informazione V.R. Legojda, dal vicepresidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne, arciprete Nikolaj Balashov, e altri chierici e laici della Chiesa Ortodossa Russa.
Il 10 maggio, primo giorno della visita, Sua Santità il Patriarca Kirill ha incontrato a Pechino il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, e il direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi sotto il Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese Wang Zuoan. Dopo l’incontro con il Presidente della Repubblica, Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha risposto alle domande dei mass media russi e cinesi.
Lo stesso giorno, in serata, il direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi ha dato un ricevimento in onore del Primate della Chiesa Ortodossa Russa.
L’11 maggio, Sua Santità il Patriarca Kirill ha visitato i luoghi caratteristici del Celeste Impero (Regno di Mezzo), la Grande Muraglia della Cina e l’ex Palazzo Imperiale.
Il giorno dopo, Sua Santità ha celebrato la Divina Liturgia nel territorio dell’Ambasciata Russa a Pechino e si è incontrato con i fedeli ortodossi.
Il Primate della Chiesa Russa ha insignito l’Ambasciatore della Federazione Russa presso la Repubblica Popolare Cinese e un certo numero di diplomatici russi di alte onorificenze della Chiesa.
Il 12 maggio si è tenuta a Pechino la presentazione dell’edizione cinese del libro del Patriarca «Libertà e responsabilità: alla ricerca dell’armonia. I diritti umani e la dignità della persona». Lo stesso giorno è stato dato un ricevimento in onore di Sua Santità presso l’Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Popolare Cinese.
Il 13 maggio, il Primate della Chiesa Russa ha incontrato i leader religiosi della Repubblica Popolare Cinese presso la sede dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi.
Lo stesso giorno, Sua Santità ha lasciato Pechino per Harbin. Al suo arrivo ha visitato la Cattedrale di Santa Sofia.
Il martedì della seconda settimana dopo Pasqua, commemorazione dei defunti (Radonitsa), il Patriarca Kirill ha celebrato la Divina Liturgia nella Chiesa della Protezione della Madre di Dio ad Harbin. Durante il servizio divino sono state elevate preghiere speciali per le persone colpite dalle alluvioni in Cina e per il riposo delle anime dei vescovi, pastori, monaci e laici della Chiesa Ortodossa Autonoma Cinese.
Il 14 maggio, Sua Santità il Patriarca Kirill si è incontrato con il vicepresidente del governo popolare della provincia di Heilongjiang Sunem Yunbo.
Lo stesso giorno, il Primate della Chiesa Ortodossa Russa ha lasciato Harbin per Shanghai.
Il 15 maggio, ultimo giorno della visita, Sua Santità ha celebrato la Divina Liturgia nell’ex Cattedrale dell’icona della Madre di Dio «Soccorso dei peccatori» a Shanghai. Al termine della Liturgia, il Primate della Chiesa Russa ha risposto alle domande dei giornalisti dei mass media russi e cinesi.
Successivamente il Patriarca Kirill ha incontrato il vicepresidente del Comitato permanente del Congresso del popolo di Shanghai, signora Zhong Yanqun. Sua Santità ha completato il programma della sua visita con la riunione dei leader religiosi di Shanghai, presso la sede del Consiglio delle Chiese della Repubblica Popolare Cinese.
Poi Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha lasciato Shanghai, diretto ad Ekaterinburg, in Russia.

Dal sito: http://www.ortodossiatorino.net

  Padre Sergej Sveshnikov: La vita come sacramento
frsergei.wordpress.com, 24 Dicembre 2011
 
Un intervento alla St. Herman Orthodox Youth Conference il 24 dicembre 2011 a Ottawa, Canada

Introduzione
Tutti conosciamo i sacramenti della Chiesa e li riconosciamo come eventi o pietre miliari nella nostra vita cristiana: siamo battezzati, ci prepariamo per la confessione e la comunione, ci sposiamo, alcuni possono essere ordinati al santo sacerdozio... Questi importanti episodi ci forniscono il tempo e il luogo per essere faccia a faccia con Dio, per unirci a lui nella sua santa Chiesa, il suo corpo. Ma per quanto riguarda il resto della nostra vita? Bene, preghiamo per alcuni minuti la mattina e anche la sera. Ma che dire del resto? Troppo spesso, le nostre vite sono fratturate: c’è la parte cristiana - i sacramenti e le funzioni, le preghiere e le letture della Chiesa, e c’è la parte secolare - la scuola, il lavoro, una festa a casa di un amico, un film al venerdì sera, e la due parti sembrano essere tanto lontane quanto il levante dal ponente. In effetti, cosa c’è di tanto spirituale nel cucinare la colazione? Oppure, come si può essere (o non essere) un cristiano mentre ci si lava i denti? La stessa separazione molto meccanicistica tra la Chiesa e il resto della vita sembra tanto comune nel cristianesimo moderno, quanto la separazione tra la Chiesa e lo Stato. Ma ci può essere un altro modello? Esiste un modo per riconciliare i pezzi rotti della vita moderna fratturata e di vivere un’integra e semplice vita cristiana? Qui discuteremo il significato della parola "sacramento", il ruolo che svolgono i sacramenti nella nostra vita, e anche alcuni modi in cui possiamo guidare e plasmare la nostra vita di ogni giorno verso una maggiore connessione con Dio e con la sua Chiesa.
Che cos'è un sacramento?
Prima di iniziare la nostra discussione sui sacramenti, cerchiamo prima di definire che cos’è un sacramento in realtà. Questo compito non è del tutto in linea con la tradizione della Chiesa ortodossa. In realtà, la Chiesa ortodossa nel suo insieme non ha mai formulato una definizione precisa. Ciò nonostante, alcuni singoli teologi hanno cercato di definire la parola "sacramento". Il beato Agostino di Ippona, per esempio, ha scritto che "La Parola viene all'elemento; e quindi un sacramento, per così dire, è una sorta di parola visibile", o, in altre parole, "un sacramento è un segno visibile di una realtà invisibile "Un'altra definizione può essere trovata nel Catechismo esteso della Chiesa ortodossa cattolica orientale di san Filarete (Drozdov): "Un mistero o sacramento è un atto sacro, attraverso il quale la grazia, o, in altre parole, la potenza salvifica di Dio, opera misteriosamente sull'uomo".
Queste definizioni sono accettabili? In molti modi, lo sono. Tuttavia, queste definizioni lasciano aperte alcune domande. Per esempio, una brioche che possiamo aver mangiato a colazione è un segno visibile di una realtà invisibile? Certo! È un segno molto visibile, tangibile, e gustoso delle benedizioni che Dio dona alle fatiche dei contadini e dei panettieri. E che dire della preghiera che abbiamo fatto prima dell'inizio di questa Conferenza - è un sacramento? Secondo la definizione di San Filarete, sì, dal momento che è un atto attraverso il quale la grazia di Dio opera misteriosamente sull'uomo.
"Ma aspettate", si può dire: "non ci sono solo sette sacramenti?" Torneremo a questa domanda, ma prima, oserò offrire l'ennesima definizione di ciò che è un sacramento. Cerchiamo di definire un sacramento come un luogo e un tempo in cui un atto deliberato di Dio si intreccia con un atto deliberato dell'uomo. In altre parole, un sacramento è quando Dio e l'uomo lavorano insieme. Cosa stanno cercando di realizzare? Beh, sappiamo ciò che Dio sta cercando di realizzare, la salvezza dell'uomo, e ancor più precisamente, la theosis. Così, quando Dio e l'uomo collaborano nel processo di deificazione, quest'atto è un sacramento. Perché questa dualità è così importante? Perché, senza la volontà e la partecipazione di Dio, tutto quello che otteniamo sono atti o opere di uomini. E senza la volontà e la partecipazione dell'uomo, ciò che otteniamo è un miracolo operato da Dio solo. È solo quando i due atti si uniscono che abbiamo un sacramento.
Quanti sacramenti ci sono?
Nel XVI secolo, il Concilio cattolico di Trento stabilì che c'erano sette sacramenti, [1] e sono gli stessi sacramenti che troviamo nei libri ortodossi della Legge di Dio o nel Catechismo di san Filarete [2]: battesimo, cresima, confessione, comunione (o eucaristia), unzione, matrimonio, e ordinazione. Questo elenco è venuto nella tradizione ortodossa dall'Occidente latino, ed è diventato un punto di riferimento comodo e ben confezionato per libri di testo delle scuole domenicali e dei catechismi popolari. Tuttavia, a differenza della Chiesa cattolica romana, che scomunica chi dice che ci sono meno o più di sette sacramenti, [3] gli autori ortodossi hanno parlato da un minimo di due fino a dieci sacramenti [4], senza pretese di esclusività. In effetti, se un sacramento è un atto collaborativo di Dio e dell'uomo nel processo di deificazione, allora anche i voti monastici, per esempio, sono un sacramento, [5], e così è la benedizione dell'acqua.
Purtroppo, dopo diverse generazioni di bambini che imparano l'elenco dei sette sacramenti nelle loro lezioni della scuola domenicale, molti ortodossi equiparano i sacramenti a una lista di sette riti o rituali della Chiesa, che non sono solo relativamente rari (quanto spesso, per esempio, ci si fa battezzare o ci si sposa?), ma possono anche non essere per tutti (per esempio, le donne non possono essere ordinate, e i monaci non possono sposarsi). Quindi, cerchiamo di passare a parlare di alcuni dei sacramenti in modi che li rendono importanti per tutti noi, in tutta la nostra vita.
Il battesimo
Molti ortodossi laici e anche alcuni sacerdoti credono che una volta che una persona è stata battezzata da bambino, rimane ortodossa per il resto della sua vita. In realtà dovrebbe essere così, ma spesso non lo è. Il battesimo è l'ingresso nella Chiesa, sia come corpo mistico di Cristo che come istituzione umana stabilita da Dio. Ma nessuno di questi è un carcere, e chiunque è libero di uscire in qualsiasi momento. In realtà, ognuno di noi lascia la Chiesa per mezzo del peccato e non è più nel corpo di Cristo. Ricordiamo le parole di una preghiera che si sente durante la confessione: "Riconcilialo e uniscilo con la tua santa Chiesa..." Così è perché, a causa del peccato, diventiamo nemici della Chiesa, non siamo più nel corpo di Cristo, infrangiamo i nostri voti battesimali e contaminiamo la nostra veste battesimale. E dobbiamo riconciliarci e unirci di nuovo attraverso il pentimento. Così, il battesimo, mentre è di fatto un evento singolare, pone obblighi in tutto il corso della nostra vita; così come piantare un seme è un evento singolare, ma far crescere un albero richiede impegno e pazienza.
La confessione
Molte persone vedono anche la confessione come un evento singolare e talvolta raro. Alcuni vanno a confessarsi solo una volta l'anno (cosa che, per inciso, io considero un abominio). Altri possono confessarsi più spesso e anche più o meno regolarmente... ma cerchiamo di sostituire la parola "confessione" con la parola "pentimento". Qual è la differenza? Immaginate un ladro che racconta con orgoglio a un suo amico di tutte le cose che ha rubato, e poi va a rubare ancora. Ha appena confessato i suoi peccati, senza dubbio. Ma è pentito? Ora immaginate un cristiano che si confessa, enumera tutti i suoi peccati, ne è ben consapevole, e poi va e continua a vivere nel peccato. Questo può essere considerato un sacramento? Ovviamente no. Mentre Dio è pronto a cancellare i peccati della vita di questa persona, la persona stessa non vuole cancellarli, vuole tenerseli. Li confessa senza alcuna volontà di cambiare la sua vita, vale a dire, senza pentimento.
La parola "pentimento" ha una radice latina che non riflette il pieno significato del concetto ortodosso. L’equivalente greco – μετάνοια - significa cambiare la propria mente, non farla restare la stessa. [6] Perciò, pentirsi è decidere di allontanarsi dal peccato e di fare uno sforzo per non tornare a peccare. Ed è qui, all'interno dell’unione della volontà di Dio di agire per cancellare i nostri peccati e della nostra volontà di agire per allontanarci dal peccato - che il sacramento ha luogo. Così, il sacramento della penitenza non si limita a elencare i nostri peccati davanti a un prete e a ricevere un’assoluzione, ma continua nei seguenti minuti, ore, giorni, settimane e nel resto della nostra vita mutata e mutevole.
La comunione
Allo stesso modo, la comunione non è solo quel momento in chiesa quando riceviamo di fatto il corpo e il sangue di Cristo nella nostra bocca e inghiottiamo. Il termine latino communio significa "mettere in comune", [7], cioè la partecipazione alla natura e alla vita del Corpo di Cristo, diventando tutt'uno con esso, come disse l'apostolo Paolo, "non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me "(Gal 2,20). Si noti che l'Apostolo usava la parola "vive" - non "viene in visita" o "si ferma per un breve momento", ma "vive." Conoscete il famoso detto popolare, "Tu sei quello che mangi". Partecipiamo al corpo di Cristo per diventare corpo di Cristo. In una preghiera durante la Liturgia, il sacerdote chiede a Dio di effondere il suo Spirito Santo su di noi (in primis!) e quindi sui Santi Doni già presentati. E questo - il nostro divenire corpo di Cristo - non deve essere solo per un minuto o per un giorno, ma letteralmente per l'eternità. In questo modo, la comunione è al di fuori del tempo, e noi dobbiamo essere in comunione con Cristo non solo quando ci comunichiamo in chiesa, ma anche il giorno successivo, e il successivo, e il successivo, e proprio ora mentre siamo seduti qui ad ascoltare questo discorso.
Il matrimonio
Questo stesso principio dei sacramenti, non limitato dai vincoli dei riti ecclesiastici e dai rituali ad essi associati, ma che invece permea la totalità di una vita cristiana, può essere applicato al resto dei sacramenti della lista "ufficiale", anche se non li discuteremo tutti qui. Ma, come ultimo esempio, diamo un'occhiata a un sacramento che non è apparentemente per tutti, il matrimonio. Infatti, alcune persone si sposano, e altre no.
Secondo le Scritture, un matrimonio tra un uomo e una donna è un'icona del grande mistero di Cristo e della Chiesa (cfr. Ef 5,32). In realtà, per parlare di questo mistero, l’apostolo Paolo usa le stesse parole con cui Dio ha stabilito il sacramento del matrimonio tra un uomo e una donna: "...e i due saranno una carne sola " (Ef 5:31, cf Gn 2,24). Questo dovrebbe immediatamente ricordarci il sacramento che abbiamo discusso in precedenza, la santa comunione, ma anche il battesimo e la confessione, perché essi ci aiutano a entrare e a rimanere nel corpo di Cristo - i due saranno una carne sola. Infatti, unirsi a Cristo è l'obiettivo centrale della vita cristiana, ed è, per estensione, lo scopo principale dietro ogni sacramento della Chiesa. Il sacramento del matrimonio è un'icona del mistero di Cristo e della Chiesa, ma ce ne sono altri. Anche il monachesimo, per esempio, è un'icona vivente dell'unione di un uomo o di una donna con Cristo, e allo stesso modo è una vita dedicata al servizio disinteressato e di sacrificio per gli altri, cosa che, per inciso, è anche l'essenza spesso dimenticata del matrimonio tra un uomo e una donna.
Tutti i cristiani sono chiamati al banchetto di nozze dell'Agnello, non come ospiti o spettatori, ma come partecipanti, come membri della sposa santa e senza macchia, la Chiesa, per essere uniti con lo Sposo divino in una sola carne, il corpo di Cristo. Sia che ci si sposarsi o si rimanga singoli, che si segua il percorso del monachesimo o si rimanga nel mondo, ognuno di noi è chiamato a essere partecipe del matrimonio sacramentale di Cristo e della sua Chiesa. E la nostra partecipazione terrena nell'icona di questo sacramento divino non è limitata ai pochi minuti in cui indossiamo le nostre corone nuziali nel corso di una cerimonia in chiesa, ma è un impegno lungo una vita che continua nell'eternità con Cristo.
"La vita non esaminata non è degna di essere vissuta ..." [8]
Mentre abbiamo parlato dei vari sacramenti della Chiesa, avrete notato che abbiamo continuato a dire la stessa cosa, spesso usando le stesse parole. Non sto cercando di parlare a vuoto, ma può sembrare così. Forse, questo è perché esiste davvero un solo sacramento, il sacramento di essere nel corpo di Cristo risorto, il sacramento della theosis. Ogni sacramento della Chiesa, ogni preghiera, ogni rito e rituale, ogni lettura e inno ha l'obiettivo di mostrarci la via, di darci la forza di essere nel corpo di Cristo. In effetti, la nostra stessa vita, dal primo "Benedetto il nostro Dio ..." all'ultimo "Amen!" - ha una sola domanda: "Ti unisci a Cristo?" E una sola risposta corretta: "Mi unisco a Cristo!" Queste parole non sono solo né principalmente una parte del rito del catecumenato, ma devono risuonare nel corso di tutta la vita cristiana. È questa continua unione con Cristo, che ha permesso all’apostolo Paolo di dire: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,20) e a san Giovanni di Kronstadt di parlare della sua vita in Cristo. Questa non è un’espressione buonista - la sua era letteralmente una vita in Cristo. Allo stesso modo, vi è solo una vera virtù - essere nel corpo di Cristo, e solo un vero peccato - essere separati da Cristo. Qualunque cosa nella nostra vita ci differenzia da Cristo, distorce la Sua immagine in noi - è peccato.
Purtroppo, molto spesso la domanda "che cosa farebbe Gesù" diventa molto confusa. In realtà, alcune persone hanno una tale immagine bidimensionale di Cristo nella loro mente che diventa assolutamente impossibile anche solo immaginare che cosa avrebbe fatto questo personaggio bidimensionale di fronte a un vero e proprio mondo a quattro dimensioni. Ma non dimentichiamo che Cristo ha preso la nostra natura umana su di sé non per santificare delle icone bidimensionali di se stesso, per quanto sante possano essere, ma per guarire, ripristinare e santificare la stessa natura umana in tutta la sua complessità. Quando Cristo entra in noi, nello stesso modo in cui Egli è entrato nell’apostolo Paolo, in san Giovanni di Kronstadt, e in tutti gli altri santi cristiani, questa unione ha effetto sulla totalità della vita umana: i nostri ingressi e uscite, le nostre preghiere a Dio e le conversazioni con gli amici, la nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo in chiesa e la cena di famiglia di tutti i giorni.
Secondo Platone, Socrate una volta disse che la vita non esaminata non è degna di essere vissuta. Che cosa è una vita non esaminata? Immaginate di non fare assolutamente nulla e di stare solo in attesa della fine di un giorno... un giorno, due giorni... O immaginate di vivere da una festa a un'altra, da divertimento a divertimento, con niente in mezzo - il lavoro, la scuola, la solita roba noiosa, l'attesa della fine di un anno, per poter fare le prossime vacanze. Una vita meccanica, spensierata con il pilota automatico: cibo-lavoro-sonno. Ora immaginate di pensare a Dio solo una volta o due al giorno, o una volta o due alla settimana, o anche una volta o due all'anno.
Ma cosa dovremmo fare? Cantare salmi in slavonico ecclesiastico sotto la doccia? Beh, questa non è davvero una cattiva idea. In ogni caso, a mio gusto, è meglio che cantare l'ultima canzone di Justin Bieber. Ma il punto più importante è che qualsiasi cosa nella vita può e deve essere fatta con intenzione e preghiera. E questa non è solo una questione di una certa condizione spirituale interiore, ma anche una azione molto esterna e viscerale. Noi non siamo una raccolta meccanica di parti - corpo, anima, spirito - tutte messe insieme con alcune viti e colla. Piuttosto, siamo esseri integrali - ciò che fa il nostro corpo influisce sulla nostra anima, e la bocca parla di ciò di cui è pieno il cuore (Mt 12:34; Lc 6:45).
Consideriamo, per esempio, le parole di Gesù figlio di Sirach: "In tutte le tue opere, ricorda il tuo fine ultimo, e non peccherai mai" (Sir 7:40). Questo versetto parla di tutto l'essere umano - corpo, anima e spirito. "In tutte le tue opere" - con le mani, i piedi, persino la tua bocca; "ricorda il tuo fine ultimo" - ricordalo con la tua mente, lascia che il ricordo della morte guidi la tua anima "e non peccherai mai" - la tua bussola spirituale, quella parte di te che punta verso Dio, rimarrà fedele.
Allo stesso modo, l'apostolo Paolo scrive: "Pregate incessantemente" (1 Ts 5:17). A volte, le persone interpretano questo versetto come se non parlasse della preghiera nel modo in cui di solito la maggior parte delle persone la capisce - l'atto di comunicare con Dio attraverso il culto, le petizioni, o le contemplazioni, ma come se parlasse di livelli più alti dell'arte delle fatiche noetiche, e quindi irraggiungibile per la maggior parte delle persone, proprio come i più alti livelli della maggior parte di altre arti. Forse, questa è una interpretazione valida - non lo so, non ho raggiunto i più alti livelli delle arti noetiche. Ma leggendo l'epistola di Paolo, viene in mente un'altra interpretazione. Non è probabile che l'apostolo sta parlando di semplici cose quotidiane riguardanti la vita di ogni cristiano, semplicemente della vita e della mentalità cristiana? Ecco il contesto più ampio (14-18):
14 Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti.
15 Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti.
16 State sempre lieti,
17 pregate incessantemente,
18 in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Naturalmente, il rendere grazie potrebbe essere visto come un'altra delle arti noetiche, o può essere una cosa semplice come ringraziare Dio per tutto - non solo quelle cose che ci sembrano piacevoli, ma anche quelle che sono amare come le medicine e dolorose come la chirurgia. In effetti, un medico prende un coltello e taglia la nostra carne, e tuttavia gli diciamo: "Grazie, dottore!" E in realtà ci sentiamo riconoscenti, seppure un po' doloranti.
Ma diamo un altro sguardo alle parole della Scrittura: "in ogni cosa", " cercate sempre", "incessantemente..." Non è questo forse un monito a prestare molta attenzione a ogni singolo momento della nostra vita? Suona scoraggiante, non è vero? In realtà, è piuttosto semplice e comincia con piccoli passi. Per esempio, molte persone usano il telefono - chiamano i loro amici e familiari, rispondono quando squilla senza darsi troppo pensiero. In realtà, si tratta di una esperienza così comune che non ci pensiamo due volte. Conosco una persona che si fa il segno della croce ogni volta prima di prendere in mano il telefono. Com'è bello e significativo! Com'è semplice! - Una pausa, una breve preghiera, una realizzazione che l'interazione che avverrà è all'interno dello spazio e del tempo sacro della vita umana. La vita esaminata... Noi facciamo tutti la doccia, vero? Una volta ho letto di una persona che recitava un solo breve versetto del Salmo 50 (51 nella numerazione masoretica): "Purificami con issopo e sarò mondo: lavami, e sarò più candido della neve" (verso 7). Anche in questo caso, quant'è bello nella sua semplicità!
Una vita santificata, una vita come sacramento, non è questo ciò che la Chiesa ci insegna? I nostri corpi e anime sono lavati nelle acque del santo battesimo; le nostre auto e case sono santificate con l'acqua santa, i nostri occhi, orecchie e bocche sono sigillati con santo crisma - un cristiano è uno speciale contenitore separato, messo da parte per il servizio di Dio (cfr. 1 Pietro 2:9). Perché pensate che indossiamo una croce in ogni momento? Per la stessa ragione per cui vi è una croce su ogni chiesa per significare che non si tratta di un fienile o di un magazzino, ma un tempio di sacro di Dio. Chiaramente, in questo breve discorso non possiamo discutere di una vita umana in ogni dettaglio, ma in conclusione, vorrei citare solo due aspetti della nostra routine quotidiana che sono già contrassegnate dalla Chiesa come sacre.
Le ore dei pasti
Noi tutti mangiamo, spesso senza dare molta considerazione all'atto di mangiare, abbiamo fame, perciò mangiamo. Tuttavia, mangiare è uno dei più antichi atti sacri noti agli uomini. Attraverso il cibo Adamo ed Eva caddero lontano da Dio, e attraverso il cibo Cristo entra in noi nella comunione. Caino e Abele offrirono cibo che avevano elevato come sacrificio a Dio. Abramo nutrì i tre visitatori divini. Quando il figliol prodigo è tornato a casa, il padre ha ordinato che si preparasse un pasto. È l'unione di Cristo e dell'uomo è spesso simboleggiata da un banchetto.
Noi preghiamo prima e dopo ogni pasto. Le preghiere segnano il sacro e lo separano dal profano. Così, il pasto è tempo sacro, un rito sacro. In parole povere, il pasto è un'icona: il pane terreno nutre e sostiene i nostri corpi come Cristo, il pane celeste, nutre e sostiene le nostre anime. E ogni pasto è in qualche modo sacramentale, in quanto ci dà un simbolo visibile di una realtà invisibile. E proprio come con le immagini dipinte ci sono le icone sacre e ci sono le caricature, così è con i pasti: ci sono tempi sacri e ci sono caricature.
Le preghiere quotidiane
A volte sentiamo che il tempo sacro ai nostri giorni è il tempo della preghiera. Trattiamo la preghiera come una forma d'obbligo: 15 minuti per Dio, il resto della giornata per me. Anzi, spesso fraintendiamo gli obblighi religiosi e li vediamo allo stesso modo dei nostri obblighi sociali. Diamo uno sguardo alle tasse, per esempio: diamo una certa parte del nostro reddito al governo perché ha bisogno di fondi per vari programmi, e teniamo il resto per i nostri bisogni. Chiaramente, con Dio non è la stessa cosa. Dio in realtà non ha bisogno delle nostre decime, e non ha bisogno di preghiere. Al contrario, offriamo le nostre primizie a Dio in modo che tutte le nostre fatiche terrene siano santificate. Tutto quello che possediamo e, a proposito, anche tutto quello che mangiamo è sacro perché è sacrificale, è stato santificato dalla nostra offerta dei primi e migliori frutti a Dio. Allo stesso modo, offriamo preghiere mattutine e serali a Dio in modo che tutta la nostra giornata possa essere santa, pacifica e senza peccato. In altre parole, il tempo sacro della giornata non è il tempo della preghiera, ma il tempo che è segnato, incorniciato, coronato dalla preghiera, vale a dire, tutto il giorno stesso. Un buon esempio può essere un bel calice: per quanto sacro e bello possa essere, è quello che c'è dentro che conta. O un bel tempio, perché è santificato non da oro e lustrini, ma dalla presenza di Dio, e senza Dio all’interno, è solo un museo di architettura e belle arti. Pensateci, la prossima volta che volete fare in fretta a finire le vostre preghiere in modo da poter andare avanti con la vostra giornata.
Un altro aspetto importante della preghiera è che ci tiene in contatto con Dio, da persona a Persona, ci ricorda che non siamo soli, che ciò che vediamo non è tutto ciò che esiste. Naturalmente, questo funziona solo se la preghiera è costante o almeno frequente. Per alcuni può essere una sorpresa, ma i primi cristiani non avevano i libri di preghiera stampati a Jordanville. Invece, recitavano regole di preghiera molto più brevi molto più frequentemente, fino a cinque volte al giorno o più, a orari specifici. La regola di preghiera probabilmente consisteva nella preghiera del Signore. [9] Forse, un interessante eco della pratica di preghiere brevi ma frequenti si possono trovare nella nostra regola di preghiera della sera - la preghiera di san Giovanni Crisostomo, con una breve supplica per ogni ora del giorno. Non è chiaro se san Giovanni seguisse sempre una regola di dire una petizione a ogni ora del giorno, o se ha fatto quello che facciamo noi oggi - leggere tutta una lista, in pochi minuti, ma anche i nostri servizi divini seguono un modello preordinato per tutto il giorno: l'ora prima (6:00), l'ora terza (9:00), l'ora sesta (12:00), l'ora nona (15:00), e poi il vespro (18:00).
Il mondo industriale moderno è stato costruito in modo tale che per la maggior parte dei lavoratori sarebbe impossibile recitare a dieci o quindici minuti di regola di preghiera tre o cinque volte al giorno. Ma gli antichi non facevano nemmeno questo. Che cosa succederebbe se cercassimo di fare quello che facevano loro, la Preghiera del Signore? O, forse, qualcosa di ancora più breve - la Preghiera di Gesù? Potremmo farla cinque volte al giorno?
Se sei un cristiano, allora non credi che la tua vita sia un incidente, privo di scopo, un picco casuale senza senso di un onda di probabilità cosmica. Voi sapete che il vostro scopo è quello di diventare il corpo di Cristo. Sapete che la vostra vita è un sacramento, non diversamente dall'eucaristia. I chicchi di grano crescono dalla terra, formati e modellati attraverso molto lavoro per essere offerti a Dio e diventare il suo corpo. Allo stesso modo una vita umana: presa dalla terra, è formata e modellata attraverso molto lavoro per diventare un'offerta a Dio e il suo corpo. E così come ci sono differenze tra le diverse tradizioni liturgiche, diverse persone hanno trovato diversi modi di vivere la loro vita come offerta sacra a Dio. Forse è meno importante se cantate o no salmi sotto la doccia, se recitate la Preghiera del Signore tre volte al giorno oppure cinque - ciò che è importante è che viviate la vostra vita come un sacramento, come un'icona, e non come una caricatura.
Note
[1] Il decreto del Concilio di Trento era una formulazione ufficiale di una precedente tradizione scolastica cattolica romana, che risale al XII secolo ed era già stata affermata due volte da due precedenti Concili della Chiesa cattolica romana: il Concilio di Lione (1274) e il Concilio di Firenze (1439).
[2] Cfr. anche la stessa lista nella Confessione ortodossa del metropolita Pietro Mohila (17 cent.).
[3] Settima sessione del Concilio di Trento, Decreto sui sacramenti, "Sul sacramento in generale," Canon I.
[4] San Giovanni di Damasco ne cita due, san Cirillo di Gerusalemme 3, San Dionigi l'Areopagita 6, Joasaf di Efeso 10, solo per citarne alcuni.
[5] In realtà san Teodoro Studita, tra gli altri, elenca i voti monastici come uno dei sacramenti.
[6] Il concetto di pentimento cristiano può anche essere visto come una continuazione e la combinazione delle due parole ebraiche che rappresentano l'idea del pentimento: שוב-tornare, e נחם- sentire dolore. In altre parole, pentirsi non significa solo elencare i propri peccati e sentirsi dispiaciuti per loro, ma anche allontanarsi da ciò che è male e tornare indietro a ciò che è buono - pensiamo, per esempio, alla parabola del figliol prodigo.
[7] La ​​corrispondente parola greca κοινωνία è tradotta come "comunione" per indicare sia la comunione di Dio e dell'uomo, sia anche la comunione delle persone.
[8] "ὁ δὲ ἀνεξέταστος βίος οὐ βιωτὸς ἀνθρώπῳ" - Platone, Apologia 38a. Platone attribuisce queste parole a Socrate, ma, suppongo, è impossibile sapere con certezza se alcuni dei pensieri di Platone non siano stati presentati come quelli del suo famoso maestro.
[9] Cfr. Didaché 8.

venerdì 17 maggio 2013

Dal sito: http://www.ortodossiatorino.net

  Il cucchiaio liturgico (per la comunione)
Ieromonaco Petru (Pruteanu)
http://www.teologie.net/data/carte/PP-lingurita.pdf
"Liturghia Ortodoxă. Istorie şi actualitate"
Casa Editrice Sophia, Bucarest, 2013, pp 349-352.
 
Il cucchiaio (λαβίς, лжица - "pinza") è fatto, come tutti i vasi sacri, di materiale prezioso. È simile a un cucchiaio semplice, tranne per una croce all'estremità del manico. È utilizzato per comunicare i laici al santo corpo e al santo sangue (in una volta sola). Simboleggia la pinza con il carbone ardente, con cui è stato purificato il profeta Isaia (6:6-8). Secondo altri interpreti, il cucchiaio simboleggia lo Spirito Santo, con cui riceviamo il Figlio, o la mano di Dio che crea / ricrea il mondo.
Abbiamo chiare testimonianze storico-liturgiche e archeologiche che mostrano che nei primi secoli cristiani il cucchiaio non era impiegato nel culto, perché la comunione dei laici si faceva in un modo simile a quella del clero: il prete dava il Santo Corpo nella mano di ogni fedele e questi si comunicava da solo, mentre il diacono reggeva il calice e ciascuno si accostava e sorseggiava dal calice, come fanno oggi i chierici. 1 Altrove il santo corpo, già imbevuto del santo sangue, si dava ai fedeli direttamente in bocca o più raramente sulla mano, laddove non si offriva il calice ai laici, come si fa oggi tra gli armeni. Non si sa, però, per quanto tempo sia durata questa pratica, perché le informazioni sono confuse e talvolta controverse.
Il fatto che il cucchiaio è impiegato per lo stesso scopo anche in alcuni riti non calcedoniani - dai copti, dagli etiopi e dai siro-antiocheni, che si sono separati dalla Chiesa ortodossa dopo l'anno 451 - ha portato alcuni a credere che il cucchiaio sia stato introdotto dal IV secolo in Siria, e sia stato san Giovanni Crisostomo a introdurlo a Costantinopoli 2, da dove si sarebbe generalizzato ovunque nel V secolo. Questo argomento, tuttavia, non è universalmente accettato, essendo in contraddizione con le testimonianze stesse di san Giovanni Crisostomo e di altri Padri nei loro scritti. 3
In primo luogo dobbiamo ricordare che i riti non calcedoniani più conservatori - armeni, nestoriani e maroniti - anche oggi non usano il cucchiaio. È possibile che il primo gruppo di riti non calcedoniani abbia preso in prestito un cucchiaio, anche dopo il 451, come è avvenuto anche per altri aspetti.
La prima prova indiretta, ma niente affatto chiara, dell’uso di un cucchiaio l’abbiamo solo nel settimo secolo, con San Sofronio di Gerusalemme († 638). Costui, nella Descrizione dei miracoli dei santi Ciro e Giovanni, parla del santo corpo intriso del santo sangue, il che implica che essi debbano essere impartiti con il cucchiaio. Allo stesso modo, nella Vita di Santa Maria l’Egiziaca si fa capire che il prete Zosima è andato a comunicare la santa con i santi Misteri commisti, mentre l'iconografia mostra anche il cucchiaio, fatto che non può essere confermato storicamente, anche se molti avrebbero voluto vedere in san Sofronio una testimonianza dell'utilizzo di un cucchiaio. Richiamiamo l'attenzione sul fatto che la semplice testimonianza sul santo corpo intriso del santo sangue non significa anche l’uso del cucchiaio. Spesso il santo corpo si intingeva appena nel calice ed era posto dal sacerdote direttamente sulla lingua del comunicante.
Una prova chiara che nel VII secolo non era ancora usato il cucchiaio è rappresentata dal canone 101 del Concilio trullano (690-691), che dice quanto segue: ...se qualcuno vuole comunicarsi al purissimo corpo... [allora,] mettendo le mani a forma di croce, si avvicini e riceva la comunione alla grazia. Quanto a coloro che, invece delle mani, preparano alcuni vasi d'oro o di altro materiale per ricevere il dono divino, e per questo si considerano degni della purissima comunione, non li approviamo in alcun modo, perché danno più onore a un materiale inanimato e soggetto alla mano umana che al volto di Dio... 4 Naturalmente, questo canone non fa riferimento al cucchiaio, ma ad alcuni recipienti speciali con i quali erano solite comunicarsi alcune persone, soprattutto i ricchi. Tuttavia il canone condanna quelli che corrompono l'abitudine di ricevere la comunione direttamente nelle mani. La stessa cosa la osserviamo in seguito in San Giovanni Damasceno († 749) 5, che, allo stesso modo, parla della ricezione del santo corpo direttamente sulla mano, mostrando con questo la modalità utilizzata in Siria e Palestina nel secolo ottavo.
Sembra, tuttavia, che nel secolo VIII nella zona di Antiochia si sia ritenuto opportuno introdurre il cucchiaio per evitare la possibile profanazione dei santi Misteri, che potrebbe accadere sia per la negligenza dei laici che dei ministri. Ci furono casi in cui alcuni fedeli portavano di nascosto il santo corpo ai loro amici e parenti che erano esclusi dalla santa Comunione o, cosa ancora peggiore, usavano il santo corpo per scopi meschini. L’utilizzo di quest’oggetto liturgici, a quanto pare, non si generalizzato abbastanza rapidamente in tutto l'Oriente, e anche se il Concilio locale proto-deftero (primo-secondo) di Costantinopoli (anno 861) annovera per la prima volta il cucchiaio tra i vasi liturgici, ciò non significa necessariamente che il cucchiaio fosse utilizzato specificamente per la comunione dei laici. Esistevano altri usi dei cucchiai liturgici come la rimozione di impurità e insetti caduti nel vino (come accadeva spesso nell’antichità, secondo le descrizioni storiche che abbiamo), versando del santo miro da un contenitore all'altro, etc. 6
Una prima testimonianza chiara sull’utilizzo del cucchiaio per la comunione dei laici l’abbiamo da Anastasio il Sinaita († dopo l’anno 700), ma questa rappresenta una tradizione locale che non è noto in che misura fosse generalizzata, come possiamo osservare dagli esempi esposti sopra. Un’altra testimonianza l’abbiamo dal commentario liturgico dello Pseudo-Sofronio di Gerusalemme (secoli XI-XII) 7. Se ammettiamo, tuttavia, che questo libro appartiene alo stesso san Sofronio (VII secolo), questo significherebbe trascurare le disposizioni del canone trullano 101, così come la testimonianza di san Giovanni Damasceno, che era della stessa regione di san Sofronio, ma con una distanza di oltre 100 anni.
In conclusione possiamo dire che il cucchiaio è emerso nei secoli VIII-IX, prima ad Antiochia e a Gerusalemme, e in seguito è stato generalizzato, nei secoli XI-XII, nell'intero Oriente ortodosso, ed è stato preso in prestito anche da alcuni riti non calcedoniani.
Anche il cardinale Umberto nel 1053 accusava i bizantini dell'introduzione del cucchiaio (come una innovazione) e portava come testimonianza, a quel tempo (metà XI secolo), il fatto che non tutti gli ortodossi lo usavano. Già dal XII secolo e successivamente tutte le fonti parlano dell’uso del cucchiaio per la comunione dei laici e del clero minore. L'unica eccezione in Oriente era rappresentata dagli imperatori/sovrani/re (unti), che non si comunicavano con il cucchiaio, ma come i chierici, ricevendo il santo Corpo nella mano e bevendo a sorsi dal calice.
In Occidente, nonostante alcune ipotesi, il cucchiaio non è mai stato utilizzato per comunicare i laici, specialmente perché i cattolici romani per lungo tempo non hanno comunicato i laici con il santo sangue, ma solo con il santo  corpo sotto forma di pane azzimo.
Più di recente, in alcuni luoghi si sente una tendenza a introdurre alla comunione dei laici l’uso di cucchiai sterilizzati, a causa del rifiuto di alcuni di comunicarsi con un cucchiaio comune, fatto mai giustificato, che sicuramente rivela la scarsità e il raffreddamento della fede. Mai nella storia della Chiesa è noto alcun caso di infezione per mezzo della comunione con lo stesso cucchiaio.
Note
1 Cfr. Costituzioni Apostoliche VIII, 13, San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi XXIII, San Basilio Magno, Epistola 93 et al, (Liturgica Generală, p 595).
2 Nichifor Calist, Istoria bisericească, Libro XIII, 7. Vedremo che l'informazione non può essere credibile.
3 Cfr. Catechesi II per i candidati al Battesimo, 2, citato in E. Branişte, Liturgica Generală, pag 596. Il fatto che San Giovanni parli di Labis non significa che sia un cucchiaio, ma molto probabilmente sono le dita del sacerdote che agiscono come pinze quando prende il corpo santo da mettere in mano a chi si comunica.
4 CBO, pag 160.
5 Dogmatica, Libro IV, 13, trad. D. Fecioru, Editura Scripta, Bucureşti, 1993, p 167.
6 Robert Taft SJ, Byzantine Communion Spoons: A Review of the Evidence, / DOP / 50 (1996), 209-238, in RTCAR, Vol. 1, pp 31-85.
7 R. BORNET e altri ricercatori negano la paternità sofroniana di questo commento e ritengono che questo scritto anonimo precede la Protheoria di Nicola di Andida, preceduta anche da Teodoro di Andida - entrambi del sec. XI (cfr. Les commentaires byzantins de la Divine Liturgie du VIIe au XVe siecle, Paris, 1966, p 266).

mercoledì 15 maggio 2013

Dal sito: https://mospat.ru

2NOV_2150 



  
Divina Liturgia a Pechino
 Il 12 maggio 2013, prima domenica dopo la Pasqua, in cui ricorre la memoria liturgica di San Tommaso apostolo, Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha celebrato la Divina Liturgia nel territorio dell’Ambasciata Russa a Pechino, dove un tempo si trovava la sede della missione ecclesiastica russa in Cina.
Hanno concelebrato con il Primate della Chiesa Ortodossa Russa il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk, il capo della Segreteria amministrativa del Patriarcato di Mosca, vescovo Sergij di Solnechnogorsk, il vicepresidente del Dipartimento per le relazioni esterne, arciprete Nikolaj Balashov, il rettore della comunità ortodossa a Shanghai, arciprete Aleksij Kiselevič, il rettore della chiesa della Dormizione della Madre di Dio presso l’Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Popolare Cinese, sacerdote Sergij Voronin, il responsabile del Servizio di Comunicazione del Dipartimento per le relazioni esterne, sacerdote Ilija Kosyh.
Al servizio hanno partecipato l’ambasciatore della Federazione Russa nella Repubblica Popolare Cinese A.I. Denisov, il ministro consigliere dell’Ambasciata Russa a Pechino E.J. Tomihin, il primo segretario dell’Ambasciata Russa A.P. Povalyaev, i membri della missione diplomatica della Russia, diplomatici stranieri. Erano inoltre presenti il presidente del Dipartimento sinodale per l’informazione V.R. Legojda, diversi cittadini russi che vivono in Cina, fedeli ortodossi cinesi e stranieri.
Nel rivolgere la parola Primaziale ai presenti, Sua Santità il Patriarca Kirill ha detto:
«Cari vescovi, padri, fratelli e sorelle! Vostra Eccellenza, signor Ambasciatore!
Saluto cordialmente tutti voi nella prima Domenica dopo Pasqua. Cristo è risorto!
Mi congratulo con voi per la giornata di memoria di San Tommaso Apostolo, lo stesso Tommaso che non credette ai discepoli che affermavano che Cristo Salvatore era risorto e disse di non credere se prima non vedeva il Risorto e non toccava con le mani il Suo corpo. L’apostolo Tommaso aveva sentito che gli altri apostoli avevano visto il Salvatore, che Egli era stato visto dalle donne mirofore, che il primo giorno della settimana erano andate al sepolcro per ungere il corpo di Cristo, e che due Suoi discepoli – Luca e Cleofa, che andavano al villaggio di Emmaus, – avevano incontrato Cristo Risorto (Lc 24, 13-31). Tommaso, naturalmente, sapeva tutte queste cose, ma non ci credeva. Egli non credeva perché la notizia della Risurrezione era radicalmente contraria a tutto ciò che lui sapeva sulle persone, sul mondo, su se stesso. Questa notizia era radicalmente opposta a tutte le sue conoscenze.
I discepoli del Salvatore dopo la Sua Risurrezione erano in preda alla paura, alla delusione più profonda. Per loro, la crocifissione del Salvatore era stata una sciagura: tutto era crollato in un istante. E poiché erano depressi, si nascondevano dagli altri e si riunivano con le porte sbarrate. Così anche Tommaso era altrettanto spaventato e si nascondeva dalla gente. E ha creduto solo quando ha visto il Risorto, quando Lo ha incontrato faccia a faccia.
Quello che è successo nell’anima di Tommaso, oggi, come nel corso della storia, accade a tante persone. Molto spesso leggiamo il Vangelo, gli altri libri che parlano di Cristo, i Suoi miracoli, la Sua vita. Siamo sorpresi dalla profondità e dalla potenza del messaggio morale del Vangelo. Ma per molti tutto cio’ non e’ sufficiente, e pur riconoscendo il valore del cristianesimo, almeno come sistema etico, queste persone restano non credenti. Questo accade perché tali persone non hanno incontrato Cristo, non hanno visto il Suo volto, non sentono la Sua reale presenza.
Ma come si puo’ incontrare Cristo? Questo è possibile quando ad un certo punto della vita si comprende e si sente la presenza di Dio, che quello che succede a noi cade fuori dalla logica della vita e ci dà l’idea di un altro mondo, con cui entriamo in contatto. E questo accade a moltissime persone in tutto il mondo, indipendentemente dalle condizioni esterne.
Le condizioni ambientali possono essere molte sfavorevoli alla fede in Cristo, ma ciononostante le persone incontrano il Signore, acquisiscono una fede forte. La rinascita religiosa nel nostro Paese non è iniziata negli anni ’90. È iniziata nei terribili anni della guerra mondiale, quando tutti si rivolgevano a Dio, sia i generali che i soldati, quando la nostra vittoria sul nemico, che era di gran lunga superiore a noi, apparve a molti come  un intervento di Dio nella nostra vita. I templi affollati della Chiesa Ortodossa Russa nel periodo post-bellico sono stati testimoni di questo incontro personale con Dio di tanta gente.
Ad un certo punto della vita il Signore ci tocca – non con tuoni o fulmini, ma con il mormorio di un venticello leggero (1 Re 19, 12). Allora, improvvisamente, troviamo il vero senso della vita e sentiamo il potere della grazia di Dio, che sostiene la nostra debole forza. Allora il nostro cuore comincia a battere di gioia mentre preghiamo. Allora ci accorgiamo che dopo aver ricevuto il Corpo e il Sangue del Salvatore diventiamo diversi.
Questa è la vera esperienza religiosa, quella che ha sperimentato Tommaso, che ha incontrato il Salvatore. Ed egli disse al Risorto parole sorprendenti: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20, 28). Egli ha riconosciuto nel Cristo Risorto il suo Signore e Salvatore. Da questo incontro ha ricevuto un enorme impulso spirituale, una forza che poi lo ha portato ad annunciare Cristo in India e in Cina.
Tommaso è stato il primo predicatore di Cristo risorto su questa terra; la Cine vide colui che aveva visto il Salvatore risorto, e questa storia è ancora tramandata sul suolo cinese.
Più di 300 anni fa, in questo stesso luogo arrivarono alcuni russi, cosacchi di Albazino, che insieme al loro sacerdote erano stati fatti prigionieri, furono trasferiti a Pechino e si stabilirono nel luogo in cui ora ci troviamo. Nessuno impedi’ ai nostri antenati di continuare a pregare e a testimoniare il Signore e Salvatore. Molto presto i cosacchi di Albazino si sposarono con donne cinesi, i loro figli si sposarono con donne e uomini cinesi, e oggi i loro discendenti sono figli del popolo cinese, che mantengono nel cuore la fede ortodossa.
Con un’emozione speciale dò il benvenuto a tutti i discendenti dei cosacchi di Albazino e a tutti i cinesi ortodossi che oggi hanno pregato con noi.
All’inizio del XVIII secolo, in questo luogo, dove vivevano i cosacchi di Albazino, è stata fondata la missione ecclesiastica russa in Cina. E la grande Cina conobbe la Russia attraverso la Chiesa Ortodossa Russa. Né i russi, né i cinesi, hanno dimenticato che il primo contatto tra i due popoli è avvenuto nel luogo dove noi ora siamo riuniti qui per la Liturgia, attraverso il contatto del popolo cinese con i rappresentanti della Chiesa Ortodossa Russa. E durante tutti gli anni successivi, la Chiesa Ortodossa Russa è stata sempre consapevole della particolare responsabilità per le relazioni tra i due Paesi e i due popoli. Forse proprio il fatto che la Russia era rappresentata in Cina dalla missione ecclesiastica russa spiega la presenza pacifica del nostro Paese sul suolo cinese, con grande rispetto per questo popolo e la sua cultura.
La predicazione che la missione ecclesiastica russa ha iniziato qui, ha avuto successo e negli anni ’50 del secolo scorso due cinesi sono stati elevati alla dignità episcopale, molti cinesi sono stati ordinati sacerdoti. Nel 1956, la Chiesa Ortodossa Cinese è stata proclamata dai cinesi Chiesa Ortodossa Autonoma. È stato un giorno speciale nella storia dell’Ortodossia cinese.
La storia successiva è stata difficile, sia per la Russia, che per la Cina. Sappiamo che mentre soffriva la Chiesa in Russia, soffriva anche la Chiesa in Cina.
Ora i tempi sono cambiati. Per grazia di Dio, il Patriarca di Mosca ha avuto l’opportunità di entrare sul suolo cinese, e qui – in questo luogo dove si stabilirono i cosacchi di Albazino, dove ha lavorato la missione ecclesiastica russa, dove ora svolge la sua nobile missione l’Ambasciata Russa – insieme a tutti voi, miei cari, abbiamo celebrato la Divina Liturgia.
Sono venuto fin qui, prima di tutto, per vedere tutti voi e pregare con voi. Ho avuto anche un incontro con la leadership del Paese, abbiamo discusso di questioni relative alle relazioni russo-cinesi e alla vita della Chiesa Ortodossa Cinese.
Con tutto il cuore auguro alla Cina e al popolo cinese pace, benessere e prosperità. Sono fiducioso che la partecipazione della Chiesa Ortodossa Russa alle relazioni russo-cinesi promuovera’ rapporti di cordialità, sincerità e genuina amicizia. Indubbiamente, tali rapporti saranno promossi anche dalla storica, e ora anche reale, esistenza della Chiesa Ortodossa Cinese, che noi consideriamo come un ponte spirituale tra le nostre nazioni».
Sua Santità ha sottolineato che durante la liturgia e la preghiera erano state ricordate le vittime delle inondazioni che hanno colpito la Cina: «Centinaia di migliaia di persone sono state colpite da questo disastro, rimanendo senza casa. Sono stati distrutti strade e ponti, oltre ai campi coltivati. Abbiamo pregato affinché il Signore rivolga la Sua misericordia al popolo della Cina e lo aiuti a guarire da queste ferite».
Il Patriarca Kirill ha anche rivolto parole di gratitudine all’ambasciatore russo in Cina A.I. Denisov, dicendo: «Nel 1993, durante la mia prima visita in Cina, insieme abbiamo esaminato l’ex territorio della missione ecclesiastica russa, dove ora c’è l’Ambasciata Russa, e abbiamo visitato il garage, che era stato costruito nella Chiesa della Dormizione, e già allora avevamo discusso la necessità di restaurare questo santuario nel territorio dell’Ambasciata Russa. Entrambe le parti, sia la Russia che la Cina, hanno compiuto un lungo percorso che ha portato alla consacrazione della chiesa della Dormizione presso l’Ambasciata, e alla mia visita». Sua Santità ha ringraziato per il loro impegno gli attuali funzionari dell’Ambasciata e le persone che vi hanno lavorato precedentemente.
«Invoco la benedizione di Dio sulle opere della nostra Ambasciata, sul lavoro degli specialisti russi, su quelli che vivono e lavorano in Cina, così come sul nostro clero che svolge il suo ministero in questa terra – ha detto il Patriarca Kirill. – Che Dio benedica la Russia e la Cina. Che Dio benedica la Russia, l’Ucraina, la Bielorussia, e le altre nazioni che costituiscono la Rus’ storica. E che Egli benedica sempre le proficue relazioni tra la Cina e queste nazioni».
Sua Santità il Patriarca ha consegnato al rettore della chiesa della Dormizione dell’Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Popolare Cinese i vasi liturgici per il tempio dell’Ambasciata: «Vi chiedo, padre Sergij, di accettare questo dono e di ricordare sempre, ogni volta che celebrera’ la Divina Liturgia e comunichera’ i fedeli, il nostro servizio di oggi e questa solenne preghiera comune».
A nome della chiesa parrocchiale della Dormizione della Madre Madre di Dio, il sacerdote Sergij Voronin ha offerto al Primate della Chiesa Ortodossa Russa in ricordo della preghiera comune l’icona dei martiri cinesi.
A tutti i partecipanti al culto è stato consegnato un dono commemorativo: piccole icone di Cristo Risorto.
Al termine della Divina Liturgia, Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill e l’ambasciatore della Federazione Russa nella Repubblica Popolare Cinese A.I. Denisov hanno visitato il territorio dell’Ambasciata, che un tempo ospitava la missione ecclesiastica russa. In particolare, si sono fermati dinanzi alla croce, che fu collocata il 4 maggio 1997 nella parte alta del giardino in memoria di tutti gli ortodossi «defunti e sepolti in questo paese».