domenica 9 settembre 2012




4 Settembre

Memoria del Santo neo-martire GORAZD, Vescovo della Slovacchia e delle terre ceche.

Questo santo neo-martire nacque nel 1879 in Moravia e si chiamava Matthew Pavlik. Come prete romano-cattolico iniziò a interessarsi alle origini cristiane slave, e alla missione dei santi Costantino e Metodio in Moravia, e fu tra i leader di un movimento di riforma all'interno della Chiesa Romano Cattolica. Quando la Cecoslovacchia fu costituita come stato dopo la Prima Guerra Mondiale (1919), egli fu nella delegazione mandata a Roma per richiedere uno status autonomo per la Chiesa locale e il permesso di celebrare la liturgia in lingua ceca. La Sede Romana respinse queste proposte. Al che 800,000 Cristiani, Padre Matthew Pavlik e altri preti si avvicinarono al vescovo Dositeo del Patriarcato Ortodosso di Serbia, che era molto attivo tra i Carpato-Russi, in precedenza uniti a Roma, con la richiesta che questi ricevesse anche loro nella Chiesa Ortodossa. A seguito di una visita del vescovo Dositeo a Praga nel 1920, padre Matthew fu convertito all'Ortodossia, e un anno più tardi fu consacrato vescovo per gli Ortodossi della Moravia e della Silesia dal Patriarca Demetrio di Serbia, ricevendo il nome di Gorazd, un santo discepolo di san Metodio (27 Luglio). Prendendo questi grandi missionari come modelli nelle fatiche pastorali, il vescovo Gorazd fece una grande sforzo per restaurare l'Ortodossia in Cecoslovacchia, nonostante il ritorno indietro di alcuni di quelli che erano stati leader del movimento di riforma ma che trovavano le richieste della Chiesa Ortodossa troppo “gravose”.
Il vescovo Gorazd sopportò pazientemente le critiche, le prove e le tribolazioni di ogni genere. Fondò diverse parrocchie in Moravia e in Bohemia e tradusse i servizi divini in ceco, che erano usati nelle undici chiese che aveva fondato. Pubblicò un libro di preghiere per la gente, un Εχολόγιον (Trebnik) a uso dei sacerdoti, un catechismo e varie opere religiose in ceco. Godette della confidenza e del rispetto del Patriarcato di Serbia, e mandò lì un grande numero di giovani per prepararli al sacerdozio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, sette membri della resistenza ceca che, dopo l'assassinio del rappresentate del Reich, si erano rifugiati nella cripta della cattedrale ortodossa di Praga, furono catturati e giustiziati.  I due sacerdoti della cattedrale furono arrestati, e le autorità naziste stavano pianificando rappresaglie contro l'intera Chiesa Ortodossa. Il vescovo Gorazd consegnò se stesso alle autorità naziste per salvare i suoi sacerdoti e si assunse l'intera responsabilità per quello che era successo. Fu arrestato il 25 Giugno 1942, fu torturato e infine fucilato il 4 Settembre, sigillando così con il suo sangue la fondazione della Chiesa autonoma di Slovacchia e delle terre ceche. Nonostante il suo sacrificio volontario, la Chiesa Ortodossa fu soggetta a ritorsioni: le chiese furono chiuse e i preti mandati nei campi di concentramento in Germania.

Per le sue preghiere, Signore Gesù Cristo Dio nostro, abbi misericordia di noi e salvaci. Amin.


* La venerazione di san Gorazd è stata riconosciuta localmente dalla Chiesa Serba nel 1961, e a seguito del riconoscimento ufficiale da parte del Patriarcato Ecumenico nel 1987, è divenuta comune a tutta la Chiesa. Nelle Chiese che seguono il vecchio calendario, la sua memoria dovrebbe essere osservata il 28 Agosto.

Dal sito: http://tradizione.oodegr.com/


DISCORSO EPIMNIMOSINO
 

durante il Mnimosinon dei 40 giorni[1] per il beato padre Justin Popovic
Arch. Giorgio, Igumeno[2] del Sacro Monastero di Grigoriou – Monte Athos



Venerabili santi prelati, santi padri e fratelli, con le vostre sante preghiere vorrei dirvi poche parole che sono ben al di sotto di quello che oggi tutti proviamo.

Sia benedetta la terra della santa Serbia, che riceve nelle sue viscere il beato Justin, uomo che ha in sé i semi della Risurrezione. Sia glorificato il Signore risorto che ci ha regalato in questi difficili giorni, un uomo «inviato da Dio» di nome Justin. Sia benedetto il Signore e Dio nostro, che non lascia il suo popolo senza consolazione, ma in ogni tempo fa sorgere uomini profeti, che consolano il cuore di Gerusalemme. Il padre Justin ha consolato il cuore della Gerusalemme terrena e celeste. Noi ortodossi sentiamo, in tutta la terra, che il padre Justin non ha parlato come un individuo, ma come la bocca della Chiesa. Ha espresso la coscienza della Chiesa, la fede della Chiesa. Ha vissuto il dolore della Chiesa, ha portato la Croce della Chiesa ed è divenuto la gioia e la speranza della Chiesa. Per questo, ora sentiamo che sulla sua tomba si poggia tutta la Serbia ortodossa, tutta la Grecia ortodossa, il Monte Athos e l’intera Ortodossia.

Siamo venuti umilmente dal Monte Athos, il giardino della Tuttasanta, il Monte di San Simeone e di San Saba di Chilandari, e di molti altri santi Serbi e Greci e di altri ortodossi, per inginocchiarci davanti alla tomba di padre Justin e per ringraziarlo. Ringraziarlo perché nei nostri difficili giorni ha rinnovato la predicazione profetica degli Apostoli e dei Padri della Chiesa e ha ricordato a tutti che solo il Teantropo Cristo è il nostro Salvatore e la nostra unica speranza. Come ha ricordato che la nostra salvezza sta nel Corpo di Cristo che non è altro che la Santa Cattolica Ortodossa nostra Chiesa e che l’unione delle Chiese accadrà quando i cristiani di altri dogmi, che non seguono la retta fede di Cristo Teantropo, ritorneranno con pentimento al Cristo Teantropo.

Siamo grati a padre Justin perché si contrappose e divenne un potente argine contro il flusso della mondanizzazione che minaccia la Teologia e la nostra vita. Nella nostra coscienza padre Justin è un Padre della Chiesa.

Ancora, siamo venuti a chiedere la sua preghiera, a chiedere la sua benedizione, per il Monte Athos, per i Padri del nostro Monastero e per tutti i cristiani Ortodossi, in modo che con la grazia di Dio rimaniamo fedeli fino alla morte nella santa fede nel Teantropo Cristo e nella nostra Santa Chiesa Cattolica Ortodossa. Col passare del tempo, capiremo ancora di più che la predicazione di padre Justin è la continuazione della predicazione dei santi Padri della nostra Chiesa e in particolare dell’ultimo grande Padre, san Gregorio Palamas. Il padre Justin ci aiuterà a comprendere sempre di più l’unicità dell’Ortodossia, perché solo l’Ortodossia ha mantenuto non adulterato l’Evangelo del Teantropo Cristo.

Chiedo le preghiere dei santi prelati perché non ci riveliamo ingrati al grande patrimonio spirituale che padre Justin lascia a tutti noi.

Eterna sia la memoria del beato Ieronda Justin.
 
Dalla rivista San Gregorio [O òssios Grigorios], n. 5, p. 45-47
Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana
maggio 2009

Dal sito: http://vaticaninsider.lastampa.it

Serbia: il “nodo Stepinac” e il no a Benedetto XVI

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Il patriarca Irinej
Il patriarca Irinej

 

 

 

 

 

 

La memoria di Costantino e le polemiche sul mancato viaggio del Papa

Raffaele GuerraRoma  
Dietro il recente rifiuto opposto alla visita di Benedetto XVI ferve una realtà molto complessa. Già da molti mesi, infatti, il Santo Sinodo di Belgrado aveva escluso con fermezza la possibilità di invitare il Papa alle celebrazioni che si terranno il prossimo anno a Nis, in memoria dei 1700 anni trascorsi dalla promulgazione dell’editto di Milano.
 Il pomo della discordia è l’annunciata preghiera che il pontefice romano aveva in programma di fare sulla tomba del cardinale Alojzije Stepinac (1898-1960), considerato dai serbi un collaborazionista del regime degli ustascia. “Il Papa”, ha commentato un anonimo esponente del Santo Sinodo serbo, “avrebbe potuto ricevere l’invito se avesse visitato l’ex campo di concentramento di Jasenovac, onorando i circa 700 mila serbi e i quasi 100 mila ebrei e rom uccisi”.
A spiegare il “nodo Stepinac” è invece Nikola Knezevic, presidente del Centro per gli studi religiosi interdisciplinari di Novi Sad: “Gran parte degli storici serbi vede Stepinac come un collaborazionista degli ustascia, non un difensore di ebrei e serbi come viene descritto dagli omologhi croati. Pio XII e la Chiesa croata non si sono mai ufficialmente opposti al regime nazista durante la guerra. Stepinac era informato sulle atrocità compiute a Jasenovac e fece poco per fermarle. La Chiesa cattolica non ha mai chiesto scusa per Jasenovac, mentre Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno visitato la tomba di Stepinac”.
 Del resto, lo scorso luglio il patriarca serbo Irinej aveva già confermato il niet sulla visita del Papa in un’intervista all’agenzia di stampa “Tanjug”. Ciò che il primate serbo ha rivelato riguarda un certo ruolo giocato dal patriarcato moscovita (nonostante le dichiarazioni siano state smentite proprio il mese scorso): nell’intervista, Irinej ha dichiarato che la chiesa russa avrebbe “problemi con il Vaticano a causa del proselitismo” dei cattolici; tanto che, ha dichiarato Irinej, “il Patriarca russo ha detto che sarebbe potuto anche non venire a Nis se il Papa fosse stato presente. La nostra Chiesa ha così deciso di invitare i capi di tutte le chiese ortodosse e di chiedere alle altre chiese di inviare delegazioni al più alto livello”.
 Anche Irinej, però, non ha mancato di citare il “nodo Stepinac”; secondo il patriarca serbo, infatti, la beatificazione del cardinale croato “è stata percepita come un segnale negativo nelle relazioni interreligiose e molti in Serbia pensano che sarebbe necessario che la Chiesa cattolica esprimesse cordoglio per le vittime serbe in Croazia e in altre regioni oppresse dal regime ustascia”. Irinej ha inoltre aggiunto che: “Malgrado ciò, bisogna tenere a mente che i rapporti tra Chiesa serbo-ortodossa e cattolica non si possono ridurre alle relazioni serbo-croate. E neppure a quelle tra cattolici e ortodossi in Serbia e Croazia”.
 Del resto, non si può omettere che, al di là delle dichiarazioni ufficiali e della gerarchia, come in tutti i paesi balcanici, nelle realtà ecclesiali serbe è presente un radicato tradizionalismo nel modo in cui intendere i rapporti con la Chiesa di Roma. Proprio la Serbia, infatti, è la terra di uno dei maggiori teologi ortodossi del XX secolo, l’archimandrita Justin Popovic (1894-1979), glorificato nel 2010 e il cui pensiero è integralmente una teologia della “resistenza” ortodossa tanto contro le politiche ecumenistiche quanto contro lo stesso nazionalismo serbo. Allievo di Popovic è stato il vescovo kosovaro Artemije, deposto due anni fa da Belgrado a causa delle sue posizioni anti-ecumenistiche e per le dichiarazioni critiche nei confronti delle potenze occidentali. Non è stato facile, però, destituire l’anziano e storico padre spirituale di una regione martoriata: il vescovo Artemije ha raccolto fedeli e monasteri e si è aggiunto all’ortodossia della resistenza. Proprio dello scorso mese è un documento ufficiale del Sinodo greco in resistenza di Oropos e Philì che avanza un’eventualità d’intesa con il vescovo di Raska-Prizren; si tratta dello stesso sinodo greco che ha accolto sotto la sua giurisdizione, negli USA e in Australia, alcune parrocchie serbe in disaccordo con le politiche di Belgrado.
 La storica visita di un Papa in Serbia dovrà dunque attendere e, forse, non si tratterà di pochi anni.

venerdì 7 settembre 2012

Dal sito amico: Eleousa.net

 Messaggio del Patriarca Kirill


Il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill ha inviato un messaggio in occasione del 200 ° anniversario della guerra del 1812.

Eminenti gerarchi, reverendi padri, fratelli e sorelle!

In questi giorni si celebra il 200° anniversario della guerra del 1812, durante la quale i nostri antenati combatterono contro l’invasione dei Galli e della "lingua diversa" - un enorme esercito, raccolto da ogni parte da Napoleone per conquistare l'Europa, un esercito guidato da un capo fino ad allora invincibile e potente.
Gli eventi di fine XVIII - inizi XIX secolo hanno scosso il Vecchio Continente: una profonda crisi spirituale, generata prima dalla rivoluzione francese del 1789, e poi dalla dittatura bonapartista e dalla guerra europea.
Per molto tempo la Russia è rimasta fuori da questi eventi. Per molto tempo ha cercato di trattenere l'assalto del nemico per via diplomatica e anche militare, chiedendo la misericordia di Dio di evitare i guai. E nel 1812, quando gli invasori oltrepassarono i confini del nostro Paese, le persone all'unisono hanno difeso la Patria.
La più grande indignazione che il popolo russo provò fu quando gli invasori si presero gioco delle reliquie e dei luoghi sacri, quando saccheggiarono i templi, profanarono gli altari. Le azioni compiute contro la Chiesa furono percepite dalla coscienza nazionale non solo come invasione della libertà e dell'indipendenza della Russia, ma anche come persecuzione dei cristiani.
Secondo i ricordi di quegli eventi, tutti – dai nobili ufficiali ai contadini partigiani si comportarono non solo come difensori della patria, ma soprattutto come difensori della fede. Le divisioni di classe, le differenze profonde tra cultura popolare e aristocratica scomparvero di fronte ad una minaccia comune, tutti si riconobbero ortodossi russi. Come indicato nel "Manifesto imperiale di ringraziamento a Dio per la liberazione della Russia dall'invasione del nemico", che l'imperatore Alessandro I firmò alla fine della guerra, "l'esercito, la nobiltà, il clero, i mercanti, la gente comune, in una parola, tutti, senza risparmiare i propri beni, la propria vita, si sentirono parte di una sola anima, l'anima coraggiosa e devota, ardente d’amore per la patria, così come per Dio".
Devotamente difesero la patria, i nostri antenati confidarono non solo sulla forza delle armi e sul numero dei soldati, ma anche sull'aiuto di Dio e sull'intercessione della Regina del Cielo. Pertanto, la vittoria sul nemico, che fu al di sopra di ogni sforzo umano, fu determinata dalla Divina Provvidenza.
Come si legge nello stesso manifesto, "senza nulla togliere al valore dell’esercito e dei loro comandanti, al quale va il merito di aver difeso la patria, e di altri leader e comandanti che si distinsero per zelo e fervore, e al coraggio delle nostre truppe, possiamo dire che le loro azioni furono al di sopra di ogni sforzo umano. Quindi, possiamo riconoscere in tutto questo il segno della Provvidenza di Dio. Ha abbattuto il Suo Santo Trono, e vedendo chiaramente la Sua mano, è stato punito il suo orgoglio e la sua malvagità piuttosto che la vanità della nostra vittoria, impariamo da questo esempio grande e terribile ad essere miti e umili, a seguire le leggi, non come ora questi profanatori delle chiese di Dio, i nostri nemici".
Mentre Napoleone, che cadde sotto il peso del suo orgoglio, disse che "lui era l'unico legittimo sovrano di tutto l'universo", i nostri antenati vedevano nella mano di Dio quello che stava accadendo. Ciò che è successo con Napoleone si può paragonare alle parole della Scrittura: "Ho visto l’empio trionfante, più alto dei cedri del Libano; sono passato, ed ecco, non c’era più" (Salmo 36, 35-36).
Purtroppo, anche oggi ci sono quelli che non hanno rispetto non solo per la parola "fede" ma anche per la parola "patria". Psicologicamente e ideologicamente sono più vicini ai figli della rivoluzione, che hanno invaso i nostri confini, che ai figli della Russia che hanno fatto loro resistenza. Tutto questo è la prova della debolezza spirituale. E questa debolezza può guarire se ricordiamo le pagine eroiche del passato, se sentiamo l’appartenenza alla grande eredità dei nostri antenati e come successori sentiamo le loro fatiche.
È 'importante ricordare questa lezione di storia, che abbiamo sperimentato nella guerra contro Napoleone, e l'eroismo di coloro che non si sono risparmiati per la salvezza della Russia. Secondo le parole di San Filaret, gli eroi del 1812 "con il sangue espiato hanno portato benefici per i posteri".
Questa memoria aiuterà molti a capire perché la profanazione di chiese e di luoghi sacri per la nostra gente è sempre stato il più grave reato morale.
Dio voglia che attraverso la fede ortodossa, che in ogni momento è il fondamento spirituale della vita del popolo, attraverso il rispetto per la storia nazionale e le tradizioni spirituali, i compatrioti prendano consapevolezza delle loro responsabilità davanti a Dio e alla storia e alle generazioni future.
In memoria della vittoria del nostro popolo sul nemico, e in segno di gratitudine al Creatore per la Sua misericordia, nella Cattedrale di Cristo Salvatore, così come in tutte le chiese della Chiesa ortodossa russa l'8 settembre di quest'anno (26 agosto, vecchio stile), sarà tenuto un "Moleben al Signore Dio in memoria della liberazione della Chiesa e dello Stato russo dall'invasione dei Galli e della loro diversa lingua".
Nel dare a tutti voi la benedizione di Dio, prego il Signore Gesù Cristo affinché gli eroi della Guerra Patriottica del 1812 possano riposare in pace in cielo, allo stesso modo renda noi degni eredi delle loro azioni, ci rafforzi nella fede e invii a tutti i Paesi della storica Rus’pace e prosperità.

+ Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia

(Fonte: Servizio stampa del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia; www.patriarhiya.ru)

Dalla Chiesa Ortodossa Russa

Riunione del Consiglio Supremo della Chiesa Russa

Il 5 settembre 2012 il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha presieduto la riunione ordinaria del Consiglio Ecclesiastico Supremo della Chiesa ortodossa russa nei locali della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.
Nel suo discorso di apertura, Sua Santità il Patriarca ha parlato dei recenti episodi di blasfemia in diverse regioni della Russia, dove sono state abbattute croci monumentali e sono apparse scritte offensive sui muri delle chiese.
“Secondo le prime informazioni, almeno in alcuni casi, gli atti di vandalismo sono stati commessi da giovani. Si tratta o di persone arrabbiate contro la Chiesa e i suoi membri, o di gente che è uno strumento nelle mani di coloro che consapevolmente e per convinzione si oppongono a Cristo e al messaggio cristiano – ha detto Sua Santità. – Ciò ci mostra chiaramente che è nostro compito improrogabile portare a tutti la luce della verità del Vangelo con forza ancora maggiore, confermando le parole con le buone opere, piene di amore e di senso di responsabilità nei confronti di ciò che la Chiesa ci ha affidato”.
“Solo la coscienza della propria fede, che si raggiunge con un lungo processo di catechesi, solo i buoni rapporti con ogni prossimo, che sono impossibili senza l’impegno quotidiano nel  sociale e le opere di misericordia, solo la conoscenza della fede dei nostri padri, impossibile senza le iniziative missionarie, solo la partecipazione alla vita dei giovani, impossibile senza una continua frequentazione della gioventù, possono sciogliere quel ghiaccio dell’alienazione, che se ancora non ci paralizza del tutto, si è comunque venuto a formare in diverse zone”  ha proseguito il Patriarca Kirill.
Il Primate della Chiesa Russa ha detto che occorre distinguere bene gli sbagli di alcune persone dalla lotta programmata e cosciente contro la Chiesa e i valori che essa annuncia.
“E’ molto importante fare questa distinzione e capire con chi abbiamo a che fare. Per ogni categoria di persone ci deve essere un approccio appropriato. Quando vediamo errori inconsapevoli oppure la partecipazione cosciente ad atti blasfemi, ad attacchi offensivi alla Chiesa, dobbiamo capire la natura di questo fenomeno, e dare risposte adeguate”, ha concluso il Patriarca.
Durante la riunione sono state affrontate questioni connesse con l’attuazione delle decisioni del Consiglio dei vescovi del 2011 e la preparazione del prossimo Consiglio dei Vescovi, che si terrà dal 2 al 5 febbraio 2013.
Del Consiglio Ecclesiastico Supremo fanno parte:
·       il cancelliere del Patriarcato di Mosca, metropolita Varsonofij di Saransk e Mordovia;
·       il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk;
·       il presidente del Consiglio editoriale della Chiesa ortodossa russa, metropolita Kliment di Kaluga e Borovsk;
·       il presidente del Dipartimento per l’educazione religiosa e la catechesi della Chiesa ortodossa russa, metropolita Merkurij di Rostov e Novocherkassk;
·       il presidente della Commissione sinodale per la cooperazione con i cosacchi, metropolita Kirill di Stavropol e Nevinnomyssk;
·       il presidente del Dipartimento sinodale missionario, metropolita Ioann di Belgorod e Stary Oskol;
·       il presidente del Comitato per l’istruzione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa, arcivescovo Evgenij di Verey;
·       il presidente del Dipartimento sinodale per i monasteri e il monachesimo, arcivescovo Feognost di Sergiev Posad;
·       il direttore dell’Ufficio per le istituzioni estere del Patriarcato di Mosca, arcivescovo Mark di Yegoryevsk;
·       il presidente del Dipartimento sinodale per il ministero carcerario, vescovo Irinarkh di Krasnogorsk;
·       il presidente del Dipartimento sinodale per la gioventù, vescovo Ignatij di Bronnitsy;
·       il direttore della Segreteria amministrativa del Patriarcato di Mosca, vescovo Sergij di Solnechnogorsk;
·       il presidente della Gestione finanziaria ed economica del Patriarcato di Mosca, vescovo Tikhon di Podolsk;
·       il presidente del Dipartimento sinodale per la carità della Chiesa e il servizio sociale, vescovo Panteleimon di Smolensk e Vyazma;
·       il segretario esecutivo del Consiglio Patriarcale per la cultura, archimandrita Tikhon (Shevkunov);
·       il presidente del Dipartimento sinodale per le relazioni con le forze armate e le forze dell’ordine, arciprete Dimitry Smirnov;
·       il presidente del Dipartimento sinodale per la Chiesa e la società, arciprete Vsevolod Chaplin;
·       il presidente del Dipartimento sinodale per l’informazione Vladimir Legoida.
Alla riunione ha partecipato anche il vice cancelliere del Patriarcato di Mosca, archimandrita Savva (Tutunov).

 

mercoledì 5 settembre 2012

Dal sito Cattolico: Zenit.org

La prospettiva ecumenica nella difesa dell'ambiente
Storia di una tradizione consolidata in cui Chiesa cattolica e chiese orientali collaborano da circa trent'anni
di Giovanni Patriarca

ROMA, mercoledì, 5 settembre 2012 (ZENIT.org) - Si è svolta sabato scorso, come accade oramai da qualche anno nel primo giorno di settembre, la Giornata per la Salvaguardia del Creato.  Incontri di preghiera e confronto accomunano tutte le tradizioni cristiane chiamate a risvegliare le coscienze in difesa della natura.
Già nel 1983 l’Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese svoltasi a Vancouver in Canada aveva posto come obiettivo la “mutua dedizione” per la salvaguardia dell’ambiente. Alla fine degli anni Ottanta questo tema viene posto al centro dell’agenda da parte della Conferenza delle Chiese Europee e del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. 
Non si  può affatto negare, ad ogni modo, che questa positiva tradizione nasca dalla celebre lettera enciclica del Patriarca di Costantinopoli Demetrio I (1 settembre 1989) in cui, con chiarezza, viene lanciato un forte appello di responsabilità, mostrando con toni accorati quanto la deturpazione dell’ambiente naturale sia, in primo luogo, una condanna all’autodistruzione per l’uomo stesso. Tale documento patriarcale è stato, senza alcun dubbio, un volano per le successive attività ecumeniche che hanno visto nel 2001 a Strasburgo il sigillo della Charta Oecumenica  in cui si auspica una maggiore collaborazione e cooperazione delle chiese cristiane d’Europa.
Se si vuole tracciare una percorso storico, si deve porre l’attenzione alla terza sessione della Conferenza Sinodale Pan-ortodossa, svoltasi nel 1986 a Chambésy, da cui ebbero inizio una serie di simposi nell’ambito del mondo ortodosso dal titolo Giustizia, Pace e Integrità del Creato. Una celebre conferenza si tenne nel 1988 a Patmos in occasione dei 900 anni del Monastero di San Giovanni il Teologo in cui, sotto l’egida del Metropolita Giovanni di Pergamo in qualità di delegato patriarcale, vennero elaborati i temi centrali e venne decisa la data del primo settembre come ricorrenza annuale da dedicare alla salvaguardia dell’ambiente.
Da quei primi incontri l’attenzione di teologi, scienziati e studiosi si è rivolta, via via, ad aspetti più peculiari nonché regionali (l’Amazzonia, l’Artico, il Mar Baltico, il Mar Adriatico, il Mississipi) con contributi di notevole importanza per lo sviluppo delle iniziative di carattere etico e ambientale. Questi eventi e colloqui internazionali sono stati organizzati nell’ambito delle relazioni diplomatiche ed ecumeniche internazionali e hanno, indubbiamente, costituito un nuovo fronte comune per la difesa e la promozione ambientale a livello globale.
L’aspetto centrale, da un punto di vista teologico ed etico, sono i concetti di koinonia (comunione), di umiltà e di ascetismo. Nel momento in cui l’uomo si auto-elegge a creatore del mondo, perde la propria bussola di orientamento e distrugge le indispensabili relazioni umane basate sul rispetto di se stessi, degli altri e del Creato. Non a caso si legge nell’ultimo messaggio (2012) del Patriarca Bartolomeo che “La pienezza della vita, che è opera della sapienza di Dio, non fu data sicuramente all’incontrollabile potestà dell’uomo. Una dominazione totale della terra da parte dell’uomo e di tutto ciò che essa contiene, significa un uso logico ed un godimento dei beni offerti e non un attingere per avidità ed un abuso  catastrofico o una distruzione delle sue risorse”.
Questo pensiero si lega, in un’analisi comparata con il contemporaneo messaggio della Conferenza Episcopale Italiana, alla necessità di un rinnovato sentimento di riconciliazione “perché il mondo in cui viviamo porta segni strazianti di peccato e di male causati anche dalle nostre mani, chiamate ora a ricostituire mediante gesti efficaci un’alleanza troppe volte infranta” (Educare alla custodia del Creato per sanare le ferite della terra 2012).
 
 
Celebrazione delle Ufficiature:

  DOMENICA 09 Settembre 2012

Tono V
 
 
 
Sabato 08 settembre 2012, Ore 17.30
VESPRO
 
Domenica 09 settembre 2012: Ore 10.00
DIVINA LITURGIA

  Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia di
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
(di fronte la pizzeria da Armando -
seguendo Corso Garibaldi a destra)
Castrovillari (cs)

 Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
carissimi Arbëreshë  dei paesi viciniori,
(San Basile - Frascineto - Ejanina - Civita)
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
 per celebrare con Voi le Ufficiature 
della Vostra Chiesa e della Vostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
 il Parroco al: 3280140556

Dal sito: http://tradizione.oodegr.com

Detti e fatti dalla vita del beato patriarca di Serbia sig. Pavle




La promessa monastica di povertà

A conclusione di una riunione del Santo Sinodo Serbo a Belgrado, il patriarca Pavle cominciò ad incamminarsi per andare, come era solito, al vespro nella Cattedrale. Uscendo vide nel parcheggio una folla di auto nere di lusso e chiese:
Di chi sono queste auto?
Appartengono ai vescovi che sono venuti al sinodo, vostra beatitudine, rispose un sacerdote che lo accompagnava.
O, che Dio li protegga! Ma con che cosa avrebbero circolato se non avessero fatto la promessa di povertà?
 

Ognuno vede ciò che vuole

Il diacono che accompagnava il Patriarca nelle sue uscite a Belgrado racconta della lezione che prese da lui una volta, mentre si recavano nella chiesa di Banovo Brdo*.
Che mezzo prendiamo? La macchina? chiese il diacono.
No, l’autobus! rispose il Patriarca con enfasi.
Ma l’autobus è sempre pieno e il calore è soffocante. Non è neanche vicino.
Andremo così, gli dice seccamente il Patriarca.
Vostra beatitudine, dice il diacono cercando di convincerlo, è estate e la gente va a fare il bagno nell’isola Cingalija e nella maggioranza sono mezzi nudi, non è giusto…
Padre, gli dice serenamente il patriarca, ognuno vede ciò che vuole!
 

 


 Aumento? Per quale motivo?

Il patriarca rifiutava spesso di prendere il suo stipendio e si accontentava della pensione che prendeva come vescovo a riposo di Raška e Prizren. Rammendava da solo i suoi vestiti e le sue scarpe… Alla fine gli rimanevano dei soldi dalla sua pensione che distribuiva ai poveri e per altre opere di beneficienza.
Certuni raccontano che, quando alcuni prelati chiesero un aumento dei salari nel 1962, Pavle – che a quel tempo era vescovo – disse stupito: “Perché deve esserci un aumento se non riusciamo a spendere neppure quello che abbiamo?”.
 


Lusso

La gente di Belgrado spesso incontrava il patriarca Pavle per strada, sul tram o sull’autobus. Una volta mentre camminava in viale Петер И per andare al patriarcato, si fermò accanto a lui una Mercedes ultimo modello. Al volante c’era un sacerdote di una ricca parrocchia di Belgrado.
Vostra beatitudine, La prego, mi permetta di darLe un passaggio dove desidera.
Il patriarca appena salito chiese:
Padre, di chi è questa auto di lusso?
È mia, vostra beatitudine!
Fermati subito! gli ordinò il patriarca.
Scese dalla macchina, fece umilmente il segno della croce, lo benedisse e disse:
Dio ti protegga!
 

 



Articolo di Jovan Janjic, dal giornale “Nasa Rec” 772/13-2-2004.

Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana

 

sabato 1 settembre 2012

Dal sito amico: www.ortodossiatorino.net

Perché sono un cristiano ortodosso; ovvero: come posso provare che la Chiesa Ortodossa è la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica
 
 di David Withun
 
dal blog Pious Fabrications
10 dicembre 2009
 
Io sono per natura una persona molto scettica; metto in discussione tutto - non c'è quasi nulla di ciò  che ho letto o sentito di cui non abbia controllato le fonti - e poi le fonti delle fonti. La mia natura incredula è sempre stata per me sia una benedizione che una maledizione. Mi ha sempre reso difficile porre fiducia nelle persone e certamente ha reso il mio viaggio verso il cristianesimo - e poi verso l'ortodossia - un cammino molto più lungo di quanto sarebbe stato altrimenti. Ma, una volta che giungo a una conclusione, tendo ad avere una ferma convinzione che sono arrivato alla verità, se non altro perché ho esaurito ogni possibile obiezione che potrei sollevare.
E così... naturalmente, ho applicato i miei principi, quando ho appreso dell'esistenza della Chiesa ortodossa. La Chiesa ortodossa dice di essere la Chiesa antica, così ho imparato a conoscere la Chiesa antica, leggendo ogni sorta di testi di origine - anche i discorsi senza senso degli gnostici; la Chiesa ortodossa dice di non avere mai cambiato la Fede negli ultimi 2000 anni, mentre tutti gli altri lo hanno fatto, così ho letto tutto quello su cui ho potuto mettere le mani circa la storia della Chiesa - da ogni punto di vista possibile; la Chiesa ortodossa dice di essere la vera Chiesa - così ho controllato le fonti. E, naturalmente, tutti voi sapete la conclusione che ho raggiunto.
Voglio condividere con tutti i tre "metodi" che ho usato quando ero alla "ricerca delle fonti" delle affermazioni della Chiesa, e spero che aiuteranno qualche lettore a prendere una decisione consapevole, anche se non sarà quella che ho fatto io:
1. In primo luogo, ho iniziato dall'anno 33 d.C. con la Pentecoste e ho seguito la Chiesa fino a oggi. Questo ha comportato molte letture storiche e praticamente tutti i primi Padri e un bel po' dei Padri più recenti (e anche vari eretici). La domanda che ho continuato a pormi per tutto il percorso è "chi sta cambiando? chi sta innovando?" La ragione per cui questa domanda è importante è che ogni dipartita, anche di lieve entità, dalla fede degli apostoli è un tradimento di quella fede; significa in pratica dire che gli apostoli hanno sbagliato o che non avevano tutto, che Cristo li ha lasciati incompleti. E questo è ovviamente sbagliato. La Scrittura ci dice di "aggrapparci alla fede, che una volta per sempre è stata tramandata ai santi" (Giuda 1:3) e così ho sapevo ciò che dovevo cercare lungo la strada: chi si aggrappa, come la Scrittura ci comanda di fare, e chi sta cambiando. E ho seguito questo percorso fino a oggi. E sono finito a Mosca, Damasco, Alessandria, Bucarest, Sofia - in breve, sono finito nella Chiesa ortodossa.
2. Poi ho fatto il contrario: ho iniziato da oggi e ho proceduto a ritroso. Sapevo che era impossibile guardare ogni singolo gruppo cristiano e tracciare ogni singolo percorso, in quanto ve ne sono diverse migliaia. Allora, ho deciso di dividerli in gruppi sotto cinque grandi ombrelli:
A. Chiesa ortodossa
B. Chiesa cattolica romana
C. Protestantesimo "Tradizionale" (luterani, anglicani, presbiteriani, ecc)
D. Protestantesimo "di Chiesa bassa" (battisti, pentecostali, "evangelici" ecc)
E. Restauratori (mormoni, testimoni di Geova, avventisti del settimo giorno, ecc)
A partire da questi cinque movimenti "di base" nel cristianesimo, li ho seguiti fino alle loro radici a partire da oggi. Ho trovato le radici dei restauratori nel 1700 e 1800, per lo più in America. Ho trovato le radici dei protestanti "di Chiesa bassa" nel 1600 e 1700 nel movimento anabattista e, nel caso dei pentecostali, nei primi anni del 1900 in America. Ho trovato le radici dei protestanti "tradizionali" in Germania con Martin Lutero, in Inghilterra con il re Enrico VIII, e in Svizzera con Giovanni Calvino. La Chiesa cattolica romana è stata un po' più difficile, perché certamente ho trovato le sue radici nella Chiesa antica, ma ho anche visto un singolo Patriarca, il Papa di Roma, dividersi dai quattro altri Patriarchi (Costantinopoli, Alessandria, Gerusalemme e Antiochia) nel 1054 per andare a formare la sua Chiesa, la Chiesa cattolica romana di oggi. E così solo con gli ortodossi sono stato in grado di ritracciare tutta la strada, all'indietro nel tempo, al primo secolo in Palestina con i 12 santi uomini chiamati apostoli.
3. E la terza via che ho seguito è stata quella di prendere tutto quello che avevo imparato sulla fede e la pratica degli antichi cristiani, in particolare quelli dei primo e del secondo secolo, in quanto sono i più vicini agli Apostoli, e lo ho confrontato con quei cinque gruppi di cristiani che ho elencato sopra. Ho confrontato anche i minimi dettagli. Ho fatto delle colonne per ogni gruppo in un quaderno e ho segnato se erano in accordo o in disaccordo con il cristianesimo dell'anno 100 o giù di lì; i primi cristiani digiunavano il mercoledì e il venerdì - un segno; i primi cristiani credevano nella presenza reale - un segno; i primi cristiani erano battezzati con triplice immersione - un segno; i primi cristiani utilizzavano l'incenso nel culto - un segno. Quando ho finito, ho trovato solo un "gruppo" la cui colonna era riempita da cima a fondo con i miei piccoli segni: la Chiesa ortodossa.
Ecco, questo è un po' come sono giunto alle mie conclusioni. Non è in alcun modo la storia completa - questa la condividerò quando avrò tempo per raccontarla. Certo, sono trascorse molte più preghiere e lacrime rispetto alle asciutte equazioni matematiche che ho elencato sopra - non abbastanza, ma una certa quantità. Non so se mi sento di raccomandare i miei metodi ad altri - molte persone probabilmente si stancherebbero dopo un po'; è un processo lungo, spesso da capogiro, e sono sicuro che molti lo troverebbero poco sincero da applicare a questioni religiose. Capisco le obiezioni ai miei metodi, ma è così che ho fatto - e sono certo che chi farà lo stesso raggiungerà la stessa conclusione che ho raggiunto io.

venerdì 31 agosto 2012

Dal sito: http://www.ortodossia.it

BARTOLOMEO I
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI-NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA
GRAZIA E PACE DA PARTE DEL CREATORE
E CONSERVATORE DI TUTTO IL CREATO
IL SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESÙ CRISTO

Fratelli e figli diletti nel Signore,
Dio che ha creato l’Universo e ha formato la terra come una perfetta abitazione dell’uomo, ha dato a lui l’ordine e la possibilità di svilupparsi e di moltiplicarsi e di riempirla e di dominare su di essa e su tutti i suoi animali e piante. (Gen.1,28)
Il mondo che ci circonda ci è stato dunque donato dal Creatore come uno stadio di attività sociale, ma anche di santificazione, in attesa della restaurata creazione nel secolo futuro. Da sempre la Santa e Grande Madre Chiesa di Cristo sostiene e vive questa posizione teologica, perciò anche la Nostra Umile Persona è stata posta, com’è noto, a capo della iniziativa ecologica, ripresa dal nostro Sacratissimo Trono Ecumenico, per la protezione del nostro pianeta assai travagliato, volontariamente e involontariamente.
La pienezza della vita, che è opera della sapienza di Dio, non fu data sicuramente all’incontrollabile potestà dell’uomo. Una dominazione totale della terra da parte dell’uomo e di tutto ciò essa contiene, significa un uso logico ed un godimento dei beni offerti e non un attingere per avidità ed un abuso catastrofico o una distruzione delle sue risorse.
Malgrado ciò, sopratutto ai nostri giorni, osserviamo un eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, con la conseguenza della distruzione dell’equilibrio ambientale, degli ecosistemi e in genere delle condizioni ambientali, così che le condizioni di vita dell’uomo, poste da Dio, sulla terra diventano per lui più ostili. Per esempio, come osserviamo tutti, scienziati, ecclesiastici e politici responsabili e l’umanità in genere, la temperatura dell’atmosfera aumenta, si manifestano piogge terribili, vengono contaminati gli ecosistemi del sottosuolo e del mare ed in genere viene distrutta, e alcune volte anche completamente distrutta, la possibilità di continuazione della vita in alcune regioni.
Vedendo e valorizzando in pratica i pericoli per l’umanità di questo sviluppo delle condizioni ambientali, la Madre Chiesa ha istituito già dall’epoca del nostro predecessore, l’indimenticabile Patriarca Demetrio, il Primo Settembre di ogni anno quale giornata di preghiera per l’ambiente, ossia per il mondo terrestre di vita dell’uomo.
Però dobbiamo accettare che le cause degli spiacevoli cambiamenti ambientali non provengono da Dio ma dall’uomo e di conseguenza la supplica e la preghiera della Chiesa e di tutti noi a Dio, il Signore dei Signori e Colui che tutto governa, per il miglioramento delle condizioni ambientali, è essenzialmente una richiesta di pentimento dell’umanità stessa dal proprio peccato di distruzione delle cose della terra, invece di usufruirne con ragione e attenzione, in modo che si conservi per sempre la prolificazione delle sue risorse.
Pregando e chiedendo a Dio di conservare l’ambiente della terra idoneo per la vita dell’uomo su di essa, in sostanza preghiamo che Dio cambi il pensiero dei potenti della terra e li illumini di non distruggere l’ecosistema terrestre per motivi di utilità economica e interesse temporale. Però, tutto questo vale anche per ogni uomo, anche perché ognuno di noi - nella misura delle proprie piccole possibilità -, contribuisce alle piccole catastrofi ambientali, dovute alla propria stoltezza.
Di conseguenza, pregando per l’ambiente, preghiamo per il pentimento di ognuno di noi, per il nostro piccolo o grande contributo al danno ed alla distruzione dell’ambiente che viviamo globalmente, come somma di più piccoli interventi dannosi, ai grandi e importanti fenomeni catastrofici, che avvengono negli anni.
Rivolgendo questo appello, preghiera e raccomandazione dal Sacro Centro dell’Ortodossia all’ecumene e a tutta l’umanità, preghiamo che il Signore Datore di ogni bene, che ha donato a tutti noi che abitiamo sul pianeta, il paradiso terrestre, ispiri buoni sentimenti nei cuori di tutti gli uomini, in modo che rispettiamo l’equilibrio ambientale che Egli, nella Sua Sapienza e nella Sua bontà ci ha consegnato, affinché sia noi, sia le generazioni che seguono, godano le donazioni di Dio con sentimenti di ringraziamento e di glorificazione.
Preghiamo che questa Sapienza, Pace e Forza di Dio, che ha creato, che conserva e porta verso le cose ultime la creazione che attende la sua salvezza, preservi l’ambiente sempre fruttuoso e contribuisca continuamente al progresso dell’uomo e porti a buon frutto le opere buone di coloro che lavorano per questo e invochiamo la Grazia e l’infinita Misericordia su tutti gli uomini e sopratutto su coloro che rispettano e custodiscono il creato, come un altro paradiso. Così sia!
1 Settembre 2012
+ il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
fervente intercessore presso Dio