lunedì 15 febbraio 2021

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  Il problema principale del mondo ortodosso contemporaneo

dal blog del sito Orthodox England, 11 febbraio 2021

 

Introduzione

Di tanto in tanto nel corso dei decenni ho sentito conversazioni tra ortodossi su "Qual è il problema del mondo ortodosso". Da alcuni ho sentito dire: "L'episcopato". Altri dicono: "La mancanza di leadership". Altri: "La mancanza di pastori". Altri: "Il clero non istruito". Altri: "La comunione rara". Altri: "Non ci sono abbastanza chiese". Altri: "La politica". Altri: "Non ci sono abbastanza soldi". Altri: "Ci sono troppi soldi". Altri: "L'ecumenismo" (come suona antiquata questa parola ora). Ascoltando tali conversazioni tra persone più anziane di me, molti anni fa sono giunto alla mia conclusione molto più radicale, ma forse anche molto più ovvia, che presento di seguito. Faccio alcuni esempi.

Il problema dei vescovi

Qui uno dei grandi problemi è che, con una vita monastica molto debole, i vescovi ortodossi provengono da un ristretto gruppo di candidati. Dobbiamo pure ricordare che, anche se ci fosse una forte vita monastica, i monaci per la maggior parte non sono comunque adatti a diventare vescovi: il monaco molto 'monastico' può essere un vescovo disastroso, non avendo un concetto della vita familiare e delle realtà generali della vita nel mondo. Se diventano vescovi, questi prendono le decisioni più grossolane per ingenuità, ordinando banditi e pervertiti e non ordinando i candidati adatti.

In effetti, i veri monaci fuggono la possibilità dell'episcopato e devono essere portati alla consacrazione a calci e sotto minacce. In alcune Chiese locali, la situazione è così disastrosa che un qualunque celibe può diventare vescovo, soprattutto se appartiene alla giusta famiglia benestante locale. La sua fede non è molto importante, ma essere celibe e appartenere alla giusta famiglia benestante locale lo sono. Di conseguenza, ci sono molti vescovi che sono burocrati, diplomatici o semplicemente accademici. La fede in Cristo non conta davvero molto per loro.

L'obiettivo principale del vescovo-burocrate, "amministratore" o "manager efficace" (nel gergo russo) è raccogliere denaro e proprietà, raccogliendo così il potere nelle sue mani. Dopo tutto, marmo, oro, paramenti appariscenti, appartamenti e automobili richiedono contanti. In quale altro modo puoi mostrare quanto sei prestigioso e potente? Qualche anno fa ne abbiamo visto uno che era stato nominato in un'altra diocesi. Il suo primo atto è stato quello di comprarsi un'auto molto elegante.

Quella è stata la sua fine. Metà del gregge si è voltata subito e non è più tornata. E francamente, perché avrebbero dovuto tornare? Il vescovo precedente viaggiava con i mezzi pubblici e per questo era rispettato, anche se era vero che viaggiava molto poco. Il nuovo vescovo non riusciva ancora a capire come avesse alienato metà del suo gregge nella prima settimana (se n'è accorto solo all'incirca un anno dopo). Alcuni anni dopo è stato rimosso, dopo che era scomparsa una grande quantità di denaro... Un altro fallimento in una lunga fila in quella particolare diocesi, che sembra avere un desiderio suicida, ordinando gli incompetenti e scacciando i competenti.

Ma perché un vescovo ha bisogno di un autista o di un cuoco o di una cancelleria per emanare decreti (che comunque di solito vengono ignorati)? Le persone comuni non hanno né autista né cuoco né cancelleria, e non emanano decreti. Se lo facessero, anch'essi si troverebbero presto disprezzati e ignorati come i loro vescovi.

Ai vescovi viene conferito il potere, che alcuni di loro pensano significhi il potere di sospendere, privare della vita e della casa o deporre sacerdoti giusti (e altri) e ordinare al loro posto i propri adulatori corrotti. Alcuni coltivano questo potere in una sorta di arbitrario governo feudale, la capacità di incutere terrore e di intimidire. È impossibile pregare con tali vescovi perché sono dei bulli che che non fanno altro che traumatizzare. Non c'è da stupirsi che in una Chiesa locale ci sia effettivamente un sindacato dei preti, per difenderli da tali prepotenti.

Il timore di alcuni sinodi dei vescovi di opporsi a tali prepotenti da loro stessi nominati scredita l'episcopato, perché ci sono interi sinodi che cadono nella codardia e lasciano agire i corrotti per anni. Deve esserci un'altra via, la via della giustizia. Chiariamo che non stiamo parlando di coloro che meritano la sospensione e la deposizione secondo i canoni. L'autentica paura hanno che i preti di essere ingiustamente sospesi e deposti non è colpa loro. È colpa di vescovi tirannici e non cristiani, che non conoscono la parola Amore. Tra di loro regna il trauma. Per quanto riguarda la fiducia, l'hanno gettata fuori dalla finestra decenni fa.

Poi ci sono i vescovi che sono semplici diplomatici o amanti dei libri, che si nascondono nelle loro cattedrali, non visitano mai le loro diocesi fatiscenti, e rimangono sconosciuti ai loro greggi. Preferiscono parlare alle conferenze per intellettuali.

Abbiamo assistito alla condotta vergognosa di alcuni vescovi nell'ultimo anno nei confronti del covid. Terrorizzati dalla vaga possibilità di morte di Covid, si sono chiusi e hanno chiuso le loro diocesi, minacciando i loro preti di sospensione e deposizione, se solo servono la liturgia o visitano i malati, come è stato fatto in un gruppo in un paese della diaspora. Questi conformisti sono coloro che, volendo nuotare con la forza della marea dello Stato ateo, vanno oltre le richieste dello Stato ateo chiudendo le loro chiese. Il concetto di chiese nelle catacombe è totalmente estraneo a tali vescovi, in quanto sono totalmente integrati nelle istituzioni  locali (e nelle loggie massoniche locali). Ci sono persone che mi chiedono se tali vescovi abbiano una fede. In risposta, alzo le spalle e guardo il cielo. Il fatto è che non lo so.

36 anni fa, durante l'ordinazione, un anziano sacerdote russo mi disse che "qualunque cosa tu faccia, non contattare il vescovo a meno che non sia un'emergenza, lo infastidirai". In effetti, ci sono vescovi di cui ho sentito parlare, che di fatto vietano al proprio clero di contattarli o rendono impossibile il contatto perché si rifiutano di rispondere a qualsiasi forma di comunicazione. Non vogliono problemi, eppure sono felici di interferire nei dettagli della vita pastorale e di turbare allo stesso modo chierici e fedeli, creando così problemi. La loro mano pesante va al di là di ogni definizione. Un nuovo vescovo che conosciamo, ubriaco di potere, è riuscito ad alienarsi tutta la diocesi in soli nove mesi. Un'impresa davvero notevole. Un record? Per quel che  ne sappiamo...

Il problema dei preti

Ci sono preti carrieristi. Puoi notarli a un miglio di distanza. Anche la persona più scettica li riconosce. È come se emanassero un odore. E l'odore non è quello dell'acqua di colonia, ma il fetore del denaro.

D'altra parte, se si permette un sacerdozio sposato, come ha fatto Cristo, è naturale che il prete guadagni abbastanza per prendersi cura della sua famiglia. Ci sono vescovi ortodossi che condannano la soluzione cattolica romana per risparmiare denaro, cioè l'imposizione dei soli celibi (a volte omosessuali, a volte peggio). Ed è esattamente quello che fanno alcuni vescovi: ordinare un ventiduenne, farlo archimandrita e il gioco è fatto: un parroco a poco prezzo.

Solo che, come accade abbastanza spesso (ne ho conosciuto molti esempi), a 30 anni vogliono sposarsi. E lo fanno. Non molto lontano da qui, conosciamo un archimandrita sposato con due figli, anche se il suo vescovo lo ha lasciato esercitare il sacerdozio. E in realtà non biasimo il prete per essersi sposato, ma il vescovo che ha ordinato l'archimandrita sposato a un'età non canonica. Un altro vescovo che abbiamo incontrato, nell'allora gruppo di Rue Daru, ordinava preti solo se non avevano più di due figli. Chi non utilizzava la contraccezione non poteva essere ordinato: costava troppo. Questa è ipocrisia.

Il problema è che tali eventi non fanno nulla per creare rispetto per il clero e la vita parrocchiale. La soluzione semplice: in una piccola parrocchia con 100 salariati, si deve chiedere loro di contribuire con l'1% del loro stipendio allo stipendio del prete. Ciò porta il prete a guadagnare esattamente lo stipendio medio di tutti i suoi parrocchiani. Se è una parrocchia di medie dimensioni con 200 salariati, questi devono contribuire con lo 0,5% del loro stipendio. Eccetera.

Questo ci porta al prossimo, enorme problema.

Si tratta della mancanza di parrocchie. Abbiamo un bel po' di edifici ecclesiastici (anche se probabilmente solo un quinto del numero richiesto), ma una parrocchia è una questione diversa. Una chiesa è un edificio in cui 'vai' tutte le volte che vuoi, per cinque minuti una volta all'anno (come le migliaia che dicono di 'andare a...' (una chiesa dove non ci sono mai più di 200 persone presenti in qualsiasi momento). Ci sono altri che frequentano una chiesa almeno tre volte alla settimana, arrivano prima dell'inizio delle funzioni e se ne vanno dopo la fine. Solo loro sono i parrocchiani. Una parrocchia è una comunità a cui appartieni, di cui sei parte. E i parrocchiani sono persone che socializzano e si aiutano a vicenda al di fuori della domenica.

In Russia e nella maggior parte dell'Europa orientale ex comunista, la vita parrocchiale è stata quasi completamente distrutta dai comunisti. Anche se, in verità, spesso la vita parrocchiale era molto spesso molto debole anche prima dell'arrivo dei comunisti. Ed è proprio per questo che sono venuti i comunisti...

Creare una famiglia ecclesiale, ed è questo che è una parrocchia, non è facile. Ci vogliono anni. Ci sono diverse nazionalità, diverse età, le persone vivono in luoghi diversi, spesso molto distanti. E questo ci porta alla nostra prossima sezione.

Il problema dei fedeli

I cristiani ortodossi in tutto il mondo sono per la maggior parte solo nominali. Questo nominalismo si vede tra quelli che vanno (nella migliore delle ipotesi) in chiesa tre volte nella vita, per il battesimo, il matrimonio e il funerale. Non sono ortodossi che vivono la Chiesa, che appartengono alla Chiesa, la cui priorità è la Chiesa. Alcuni chiedono perché sia ​​avvenuta una rivoluzione nella "Russia ortodossa". È avvenuta a causa del nominalismo. Quando c'è un attacco alla fede, le prime persone ad andarsene e persino a diventare improvvisamente nemiche della Chiesa sono i cristiani nominali. Così, nella Russia sovietica, la maggior parte dei militanti comunisti, da Stalin in giù, era composta da battezzati ortodossi. Ovviamente non erano ortodossi che facevano parte della Chiesa. Quindi, possiamo vedere la fragilità dei "paesi ortodossi", dove la maggioranza è ortodossa solo nominale. Possiamo vedere la stessa fragilità oggi in Grecia e in Romania, dove il clero è pagato dallo Stato. Una fragilità che preoccupa. Questi paesi sono appesi a un filo.

Il nominalismo è precisamente il motivo per cui la confessione e la comunione sono poco frequenti. La confessione e la comunione, sebbene siano due sacramenti separati, insieme formano una dichiarazione che siamo cristiani, che ci pentiamo e che prendiamo parte a Cristo, il capo della Chiesa. Entrambi sono ugualmente importanti, motivo per cui sono così frequenti e così strettamente collegati. Alcune domande comuni dei battezzati non integrati nella Chiesa sono: che cos'è la confessione? Cos'è la comunione? Non le ho mai fatte. Perché non potete dare la comunione al mio bambino non battezzato? Ora abbiamo la straordinaria pratica cattolica romana nelle Chiese greche di fare la comunione, ma mai la confessione. E in realtà è giustificata come normale! Cos'è questo mondo in cui viviamo?

A molte persone piace incolpare "la Chiesa" per tutto. Questo suona come una bestemmia, poiché la Chiesa è di Cristo, di sua Madre (che è la Madre della Chiesa), dei suoi santi e dei suoi angeli. Tuttavia, per "Chiesa", non intendono effettivamente Cristo (che è ciò che significa "Chiesa"), ma il clero.

Sì, siamo consapevoli delle colpe del clero (si vedano i lunghi elenchi sopra), ma che dire delle colpe dei laici? Questi ultimi statisticamente rappresentanono 2.444 su 2.445 ortodossi (90.000 vescovi, preti e diaconi su 220 milioni), il 99,945% della Chiesa. Dov'è la responsabilità per la fede delle persone, la loro consapevolezza di appartenere al "sacerdozio regale"? Perché questo atteggiamento passivo e consumistico? Questo non è l'atteggiamento dei fedeli della Chiesa.

Alcune persone incolpano il clero per l'evidente mancanza di lavoro missionario. Ma questo è molto più una loro responsabilità, poiché sono la stragrande maggioranza. Se non si fa niente all'interno delle parrocchie, nel lavoro missionario interno, niente si può fare al di fuori delle parrocchie, nel lavoro missionario esterno. Perché dobbiamo aspettare che vescovi e preti creino parrocchie, comprino edifici ecclesiastici, facciano il lavoro missionario? Tutto dovrebbe iniziare dalla base. E da dove vengono i chierici? Vengono dai fedeli. Il clero non è nato clero! C'è della verità nel vecchio e duro detto che: "La gente ha il clero che merita?" La mancanza tra i fedeli di uno zelo per vescovi retti si traduce sicuramente in quello che abbiamo. Non dovremmo lamentarci della nostra situazione quando è colpa nostra.

Conclusione

Qual è il problema principale del mondo ortodosso? A mio avviso, è senza dubbio la sua assoluta mancanza di Ortodossia. A tutti e tre i livelli, come descritto sopra. Ciò significa mancanza di comprensione dogmatica e mancanza di opere d'amore, in altre parole, mancanza di amore, che di fatto sono il risultato l'una dell'altra. Perché se non ami Dio, non amerai il prossimo o te stesso. In parole povere: nessun rispetto per Dio = nessun rispetto per gli altri = nessun rispetto per sé.

Ogni volta che nella storia della Chiesa i fedeli, la maggior parte dei parroci, dei monaci e dei vescovi liberamente nominati si sono uniti per difendere la Fede contro tiranni e mostri, hanno creato una forza inarrestabile, una forza che cambia radicalmente il corso della storia. Perché? Perché si rendono conto che solo loro, quando sono insieme, sono la Chiesa.

lunedì 8 febbraio 2021

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   Diversi scismatici si sono pentiti dei sequestri di chiese a Rovno

Orthochristian.com, 5 febbraio 2021

 

 

scena del sequestro di una chiesa. Foto: news.church.ua

Diversi scismatici coinvolti nel violento sequestro di una chiesa nella provincia di Rovno in Ucraina si sono pentiti delle loro azioni contro la Chiesa dopo aver visto i fedeli della Chiesa ucraina canonica costruire pacificamente una nuova chiesa per se stessi.

Sua Eminenza il metropolita Antonij di Borispol e Brovary, cancelliere della Chiesa ucraina, ha raccontato la commovente vicenda in un recente episodio di Ранок з Інтером (Mattino con Inter), come riferisce l'Unione dei giornalisti ortodossi.

Come ha ricordato il metropolita, molti di coloro che erano coinvolti nella sottrazione di una chiesa parrocchiale ai fedeli canonici a Rovno hanno poi partecipato alla consacrazione del nuovo locale di culto della Chiesa ortodossa ucraina un anno dopo. "E stavano piangendo per quello che avevano fatto. Mi hanno detto: 'Perdonateci, non capivamo cosa stavamo facendo in quel momento',” ha detto il metropolita Antonij.

Anche diversi sacerdoti si sono pentiti del peccato di scisma e sono tornati alla Chiesa canonica.

Anche un altro vescovo della Chiesa ortodossa ucraina canonica, sua Eminenza il metropolita Kliment di Irpin, capo del Dipartimento per l'informazione e l'educazione della Chiesa ortodossa ucraina, ha recentemente parlato di sequestri di chiese, sottolineando che se gli scismatici costruissero le proprie chiese invece di rubarle alla Chiesa ortodossa ucraina, non ci sarebbero conflitti.

Ricordiamo che il "metropolita" Epifanij Dumenko della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" scismatica ha predetto una seconda ondata di sequestri di chiese, che lui chiama "transizioni". Nel frattempo, la Chiesa ortodossa ucraina si sta preparando in preghiera, prevedendo l'aumento di tali pressioni e persecuzioni nei mesi che precedono la visita del patriarca Bartolomeo in Ucraina in estate.

mercoledì 27 gennaio 2021

   La liturgia eucaristica e il suo legame con le agapi o mense fraterne

dello ieromonaco Petru (Pruteanu)

Teologie.net, 11 dicembre 2020

 

Padre Petru, nella nostra parrocchia c'è l'usanza di tenere dopo la Liturgia domenicale un'agape fraterna, a cui partecipa la maggior parte dei presenti. Ora, a causa della pandemia, quest'agape è stata sospesa a tempo indeterminato. Secondo lei è importante trovare un sostituto dell'agape, seguire l'antica tradizione apostolica o non è opportuno legarsi a questo elemento, considerato dai più obsoleto e poco importante?

1. Per la verità, nell'epoca apostolica la Liturgia era legata a una "mensa fraterna d'amore", da cui il nome "agape". Ne ho parlato brevemente nel mio libro "Liturghia Ortodoxă: istorie şi actualitate", 2013, pp. 25-27. In effetti, le agapi non sono affatto un'invenzione cristiana, ma sono una conseguenza dei pasti fraterni dei giudei (birkat ha-mazon) che, soprattutto nelle comunità di Qumran, avevano una speciale connotazione mistica. Allo stesso tempo, era ben noto e diffuso il cosiddetto "simposio" greco-romano (συμπόσιον, da συμπίνειν = bere insieme), che era una specie di "banchetto di club" dove si riunivano persone con determinati interessi comuni e dove, dopo aver mangiato, si discuteva e si beveva secondo un certo protocollo. Il colmo è che questo simposio greco-romano influenzò anche i pasti ebraici - inclusa l'Ultima Cena - dove erano serviti quattro bicchieri di vino (mescolati con acqua), ma in un certo ordine protocollare e con certi auguri che tra i pagani avevano la forma di preghiere agli dei, e che gli ebrei adattarono alla teologia monoteistica ebraica. Molto spesso, l'ultimo calice aveva il ruolo di libagione, cosa che avvenne anche durante l'Ultima Cena, dove solo il calice "dopo la cena" (I Cor 11:25) fu santificato e offerto come sangue di Cristo.

2. Nelle prime comunità cristiane, fu mantenuta l'essenza di questi pasti fraterni, ma molte delle sue forme furono adattate all'insegnamento e alla pratica cristiana.

a) Prima di tutto, solo i battezzati potevano parteciparvi, indipendentemente dalla classe sociale o culturale, e l'obiettivo ("interesse del club") era per loro "celebrare la morte e la risurrezione del Signore fino al suo ritorno" (cfr. I Cor 11:26);

b) Secondo la tradizione del tempo (con radici precristiane) l'agape, che di solito era una cena (perché solo allora le persone potevano radunarsi in numero maggiore) precedeva l'eucaristia. In altre parole, le persone stavano già festeggiando e preferivano piuttosto non mangiare nulla dopo la comunione, per dimostrare che dopo aver ricevuto Cristo non avevano bisogno di nient'altro;

c) Cibo e bevande erano portati da ciascuno secondo le proprie possibilità, ma alla fine tutti dovevano mangiare allo stesso modo. Il principio non era sempre rispettato, e alcuni che portavano il cibo non volevano condividerlo con chi non portava nulla, e altri che avevano più fame mangiavano insaziabilmente e non si curavano che qualcosa arrivasse agli altri o no. Questa situazione iniziò a creare problemi anche nelle comunità apostoliche (si veda I Cor 11:17-22) e, in generale, notiamo che per la maggior parte le menzioni dell'agape, a cominciare da quelle bibliche e finendo con quelle patristiche e sinodali del IV secolo, parlano dell'agape solo in termini negativi!

3. Già a metà del II secolo, come si vede dalle testimonianze di san Giustino Martire e Filosofo (Apologia I, capitoli 65 e 67), ma probabilmente anche prima, quando scoppiarono le prime persecuzioni di massa (sotto Domiziano, negli anni 81-96), la sinassi eucaristica ha cominciato a essere celebrata al mattino, prima dell'agape, e il pasto fraterno era considerato una fase secondaria, che spesso non poteva essere organizzata, e si limitava alla distribuzione di aiuti da parte dei diaconi (anche nelle case di coloro che non potevano partecipare). Il contesto delle persecuzioni, ma anche la disciplina che aveva portato questa rottura dell'agape eucaristica, fecero sì che la Chiesa adottasse questa situazione come norma. Da un lato era proibito tenere un'agape nella chiesa (Canone 28 di Laodicea, anno 364), il che mostra una chiara rottura dell'agape dall'eucaristia, e d'altra parte fu istituita la regola del digiuno pre-eucaristico (sinodi di Ippona, 393, e di Cartagine, 419).

4. Le agapi in sé non furono mai vietate e per i monaci eremiti erano gli unici pasti comuni organizzati in occasione delle liturgie domenicali e festive. Ancora oggi il tipico collega la liturgia eucaristica alla mensa, e nei monasteri chiesa e refettorio sono collegati tra loro (e spesso si trovano faccia a faccia). Ecco perché,

a) quando la regola del digiuno impone un unico pasto - alla sera, si celebra una Liturgia serale, immediatamente prima della cena, perché la stessa comunione mattutina significherebbe una violazione del digiuno;

b) quando la regola del digiuno vieta qualsiasi pasto, quel giorno diventa automaticamente un "giorno aliturgico";

c) se la Liturgia si celebra al mattino (cioè non è unita al Vespro), significa che il tipico consente due pasti al giorno: uno dopo la Liturgia e uno dopo il Vespro, anche se in alcune comunità monastiche uno di questi pasti può essere considerato opzionale.

5. In conclusione, organizzare un pasto dopo la Liturgia non è solo lecito e buono, ma anche naturale; solo che questa naturalezza di un tempo non è possibile ovunque e in qualsiasi momento, ed è rimasta visibile solo nei monasteri. E se simili pasti possono essere organizzati nelle parrocchie, devono seguire lo stesso spirito dei monasteri, preparati con buon ordine, con temperanza, e - necessariamente - accompagnati da una "parola utile" (letta o parlata).

6. Se in un periodo di pandemia (e non solo) l'organizzazione di un'agape è impossibile, questo non ci allontana dallo spirito apostolico della Liturgia, che comunque non enfatizzava questi pasti e non dava loro un ruolo sacramentale; come prova, i pasti non erano serviti dai vescovi o dai preti, ma dai diaconi (e dalle diaconesse). Quindi, nella società contemporanea, dove non ci sono le necessità e le ritualità sociali del mondo antico e nemmeno quelle dei monasteri di oggi, non credo che sia necessario inventare qualcosa per sostituire un pasto dopo la Liturgia. Alla fine, il pasto deve essere visto solo come un'opportunità di comunicazione, ma tenendo conto che è più importante la comunione eucaristica. E se ci sono altri modi (anche virtuali) per comunicare con i credenti per ascoltarli e condividere con loro una parola spirituale, questo potrebbe anche portare a un migliore ordine nella parrocchia ed escluderà ogni possibilità che qualcuno venga in chiesa più per un cibo transitorio dopo la funzione che per il "pane della vita" dato nell'eucaristia.

7. Se ci sono famiglie bisognose, il sacerdote può visitarle a casa: può pregare con loro, può portare loro la comunione (se non possono venire in chiesa), può sedersi con loro a tavola e discutere con loro di tutto quello è necessario. Alla fine, questa sarà una manifestazione più grande dell'amore (in greco agape) del sacerdote e di quelli che lo aiutano in questo ministero filantropico e pastorale.

sabato 16 gennaio 2021

 

Италия: Скорбим и плачем вместе с вами, дорогие братья и сестры

13 января 2021 года, после Вечернего богослужения, иерей Иоанн Каппарелли, настоятель храма в честь святого праведного Иоанна Кронштадского в г. Кастровиллари (провинция Козенцы, Италия) отслужил панихиду о новопреставленном протоиерее Николае Беляеве, старшем священнике Иоанновского ставропигиального женского монастыря в Санкт-Петербурге. 

Отец Иоанн с прихожанами приносят искренние сердечные соболезнования о скоропостижно и внезапно ушедшем из этой временной жизни дорогого батюшки, наставника и пастыря Николая. 

Скорбим и плачем вместе с вами, дорогие братья и сестры... 

Царство небесное и вечная память дорогому отцу Николаю!

Приход св. прав. Иоанна Кронштадтского в Италии.

lunedì 28 dicembre 2020

Messaggio di Natale

del patriarca di Mosca e di tutta la Rus'

Kirill

agli arcipastori, pastori,

diaconi, monaci

e a tutti i figli fedeli

della Chiesa ortodossa russa

2021

Beneamati nel Signore arcipastori,

reverendi presbiteri e diaconi,

Monaci e monache amati da Dio,

cari fratelli e sorelle!

Mi congratulo di cuore con tutti voi per la luminosa festa della Natività di Cristo.

Oggi la Chiesa celeste e terrena trionfa, allietandosi per la venuta nel mondo del nostro Signore e Salvatore, e offre lode e ringraziamento a Dio per la Sua misericordia e amore per l'umanità. Ascoltiamo con trepidazione spirituale le parole del canto: "Cristo è nato – glorificatelo! Cristo dal cielo – andategli incontro!" (irmo del canone della Natività di Cristo). Con devozione e speranza, guardiamo la grotta di Betlemme, dove in una misera mangiatoia giace Dio bambino avvolto in fasce.

Veramente in questo giorno si è avverato "il grande mistero della pietà: Dio si è manifestato nella carne, è stato giustificato nello Spirito, si è mostrato agli angeli" (1 Tim 3:16). È impossibile addentrarsi fino alla fine con la mente nel mistero dell'Incarnazione. È impossibile comprendere appieno come colui che è la fonte della vita per tutto ciò che esiste è ora riscaldato dal respiro degli animali! Il Creatore dell'universo si umilia, assumendo la forma della creazione!

Il Figlio di Dio diventa il Figlio dell'uomo!

"Non indagate su come avvenga – avverte il santo Giovanni Crisostomo – laddove Dio vuole, è vinto l'ordine della natura. Voleva, poteva, discendere e salvare. Tutto obbedisce a Dio. Colui che è nasce oggi, e Colui che è diventa ciò che non era. Pur essendo Dio diventa uomo senza smettere di essere Dio" (Sermone per la Natività del nostro Salvatore Gesù Cristo).

Celebrando la festa salvifica per il mondo della Natività di Cristo, riflettiamo sul suo duraturo senso spirituale e sul suo significato chiave per tutta l'umanità. E questo è vero. Ma è anche importante rendersi conto della dimensione personale che ha per ciascuno di noi il mistero dell'Incarnazione, perché non è un caso che ci rivolgiamo in preghiera al Signore, chiamandolo nostro Salvatore.

Sappiamo per esperienza che l'uomo non è capace di vincere il male in se stesso, non importa quanto ostinatamente cerchi di farlo. Il peccato che ha colpito profondamente l'anima e danneggiato la natura umana non può essere superato da nessuna pratica spirituale o addestramento psicologico. Solo Dio è in grado di guarire e riportare l'intera persona alla bellezza originale. "Perché il nostro Signore si è rivestito di carne?" – si chiede il venerabile Efrem il Siro, e risponde: "Affinché la carne stessa assapori la gioia della vittoria e si compia e conosca i doni della grazia ... così che le persone, come sulle ali, ascendano a lui e in lui solo trovino la pace" (Esegesi dei quattro Vangeli, cap. 1). L'Incarnazione di Cristo libera dalla schiavitù del peccato e apre la strada verso la salvezza.

"Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre" (Gv 12:46), testimonia il Signore. Come la brillante stella di Betlemme, che ha portato a Gesù Dio bambino i sapienti orientali da paesi lontani, noi cristiani, essendo veri figli e figlie della luce (Gv 12:36), siamo chiamati a illuminare questo mondo con la luce della fede (Mt 5:14), in modo che quelli che ci circondano, vedendo un esempio della nostra fermezza e coraggio, pazienza e nobiltà spirituale, generosità e amore non ipocrita per il prossimo, "diano gloria a Dio nel giorno della sua visita" (1 Pt 2:12).

Oggi, quando i popoli della terra stanno vivendo una difficile prova di una nuova malattia, quando i cuori delle persone sono presi dalla paura e dall'ansia per il futuro, è particolarmente importante per noi rafforzare la preghiera comunitaria e privata, offrire al Signore un'opera speciale di buone azioni. Molti dei nostri fratelli e sorelle sono ora privatidell'opportunità di andare in chiesa a causa di una dannosa epidemia. Offriamo le nostre preghiere per loro al Creatore misericordioso, in modo che rinnovi la loro forza mentale e fisica, garantisca ai malati una pronta guarigione e invii il suo aiuto ai medici e a tutti gli operatori sanitari che combattono disinteressatamente per la loro salute e la loro vita.

Ricordiamoci che nessun problema può spezzare lo spirito di una persona se questa mantiene una fede viva e si affida a Dio in ogni cosa. Pertanto, le prove che ci hanno colpito sono accettabili senza mormorare, perché se speriamo in lui, saremo santificati, poiché Dio è con noi (officio della Grande Compieta), come canta la Chiesa di Cristo in questi giorni sacri del Natale. Preghiamo che la luce incorruttibile della Divinità illumini la misera caverna della nostra vita, così che i nostri cuori contriti e umili, come la mangiatoia di Betlemme, ricevano con riverenza il Salvatore venuto al mondo.

Non è angusto per Dio stare nel cuore di una persona, se questo è pieno d'amore. "L'operatore d'amore sarà convivente degli angeli e regnerà con Cristo", testimonia il venerabile Efrem il Siro (Discorso sulle virtù e sui vizi, 3). Che i giorni santi della festa diventino un momento speciale per noi per fare buone azioni. Usiamo questa benedetta opportunità e glorifichiamo la nascita di Gesù Cristo mostrando misericordia verso i nostri vicini, aiutando chi è nel bisogno, confortando le persone in lutto e, forse, prima di tutto, quelli che soffrono di infezione da coronavirus o per le sue conseguenze.

Possa il Signore illuminare i popoli della terra con la luce della Sua conoscenza, possa benedirli con la pace e possa aiutare tutti noi a realizzare la nostra responsabilità comune per il presente e il futuro del pianeta. Possa il divino bambino nato inviare amore e armonia alle nostre famiglie, possa proteggere i nostri giovani e tutti noi dai peccati e dagli errori pericolosi. Ancora una volta, mi congratulo sinceramente con voi, miei cari, per la festa radiosa della Natività di Cristo e auguro a tutti voi buona salute, gioia infinita e generoso aiuto da parte di Dio – la vera Luce, che illumina ogni uomo che viene al mondo (Gv 1:9). Amen.

Kirill

patriarca di Mosca e di tutta la Rus'

Mosca,

Natività di Cristo

anno 2020/2021

 

Messaggio di Natale dell’esarca patriarcale dell’Europa occidentale, metropolita Antonij di Korsun e dell’Europa occidentale

 

 Benemati confratelli nel Signore, arcipastori, presbiteri e diaconi, monaci e monache, cari fratelli e sorelle!Mi congratulo di cuore con tutti voi per la festa della Natività di Cristo!Dopo molti giorni di digiuno, siamo stati di nuovo onorati di raggiungere questo santo giorno e di inchinarci con riverenza alla mangiatoia in cui si rivela il Signore, giunto “per noi uomini e per la nostra salvezza”.Dio si è compiaciuto di bussare alla porta di un mondo che non lo aspettava, che non lo ha accettato, chefin dai primi giorni della vita del divino bambino ha scatenato tutta la sua malizia contro colui che ha portato la salvezza sulla terra nella mitezza e nell’umiltà e ha aperto all’umanità le porte del regno dei cieli. Tuttavia, nonostante tutta la profondità del male umano, è stato sconfitto dall’amore di Dio, e questa grande vittoria è la garanzia di una speranza duratura.Quest’anno andiamo incontro alla festa della Natività di Cristo in circostanze difficili. La pandemia di infezione da coronavirus ha notevolmente cambiato le nostre vite. Ciò che sembrava così banale e familiare oggi è divenuto improvvisamente inaccessibile. Ciò a cui prima non davamo peso ha rivelato un valore precedentemente nascosto. Forse non abbiamo mai pensato seriamente a quanto significhino per noi la salute, la comunicazione con i familiari e gli amici, la preghiera nella chiesa di Dio, tutte le volte che il cuore ci comanda. Oggi, sopportando molte privazioni e avversità, stiamo imparando a dare un nuovo valore alla nostra vita.Stando alle soglie del nuovo anno e riassumendo i risultati dell'anno che se ne va, impariamo, sulle orme del retaggio del santo apostolo Paolo, a ringraziare Dio per ogni cosa e a vedere in ogni cosa l'azione della sua ineffabile provvidenza, che ci conduce sulla via del regno dei cieli.Guardando le prove che hanno colpito l’umanità, noi, da credenti, non ci perdiamo d’animo, e ora, stando davanti al presepe del Natale, guardiamo con speranza al divino bambino che tende verso di noi le sue mani. Crediamo che il Signore che ha infranto le porte dell’inferno e ha vinto la morte con la morte libererà presto il mondo dalla dannosa epidemia, garantirà la guarigione ai malati e consolerà chi si trova nel dolore.Vi rivolgo, cari vladyki, padri, fratelli e sorelle, le mie più sincere congratulazioni per la Natività di Cristo e per l’anno nuovo che viene. Possa il prossimo anno essere per tutti noi pacifico e benedetto.+ ANTONIJ,metropolita di Korsun e dell’Europa occidentale,esarca patriarcale dell’Europa occidentale.

 Natività di Cristo, 2020/2021

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                                            Perché la Chiesa ortodossa ucraina insegna ad amare,                                                 mentre la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" insegna a picchiare

di Kirill Aleksandrov

Unione dei giornalisti ortodossi, 26 dicembre 2020

 

una mazza con la quale i predoni hanno sfondato le porte del luogo di culto della Chiesa ortodossa ucraina a Mikhalcha. Foto: eparchia di Chernovtsy-Bucovina

La "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" prende d'assalto le chiese, lo definisce un "atto sacro", confronta i suoi attacchi con le guerre di Napoleone, crede che il capo del Fanar li supporti pienamente. Cosa c'è che non va?

Non puoi nascondere in un sacco un punteruolo e dei tirapugni, mazze e taniche di gas spacciando il tutto come accessori per il canto e la preghiera. Dei rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" hanno organizzato un altro assalto alla chiesa di Mikhalcha, secondo tutte le regole dell'arte militare. In linea di principio, niente di nuovo, tranne che per la prima volta nella "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" hanno chiamato le cose con i loro nomi propri: vengono in un luogo di culto della Chiesa ortodossa ucraina non per pregare, non per negoziare - stanno combattendo, stanno conducendo una guerra. E queste rivelazioni non sono sorprendenti. Fingere e fare il doppio gioco è sempre difficile. Soprattutto quando il fuoco dell'odio "giusto" per i cristiani ortodossi "sbagliati", con cui intendono la Chiesa ortodossa ucraina, sta ribollendo dentro. Solo Cristo ha insegnato qualcosa di completamente diverso. Tuttavia, faremo un resoconto del caso nel suo ordine dovuto.

Il 12 dicembre 2020, i nazionalisti hanno cercato di prendere d'assalto la chiesa della santa Dormizione nel villaggio di Mikhalcha, nella regione di Chernovtsy. L'attacco dei predoni è stato violento e brutale. I credenti descrivono le azioni degli aggressori con le seguenti parole: "Oggi c'è stato un attacco alla nostra chiesa da parte di estranei e residenti del villaggio di Mikhalcha, sostenitori della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Ci hanno spruzzato del gas, ci hanno picchiati con manici di badili. <…> Uno di loro indossava apertamente dei tirapugni e, a quanto pare, molti nascondevano i loro tirapugni sotto i guanti. Questa non è la prima marcia di persone con tali armi verso la nostra chiesa, ma il Signore ha avuto misericordia di noi. Oggi hanno requisito loro una mazza di ferro, oltre a un intero mucchio di bastoni che avevano preparato per picchiare i fedeli. La polizia ha anche filmato petardi e fumogeni".

le porte della chiesa distrutte dai predoni con una mazza. Foto: eparchia di Chernovtsy-Buckovina della Chiesa ortodossa ucraina

Ma nonostante tutti gli sforzi dei nazionalisti, il Signore non ha permesso loro di impossessarsi della chiesa.

E ora queste azioni mostrano chiaramente chi è l'aggressore e chi è la vittima, chi ha uno spirito di pace e amore, e chi di inimicizia e odio, chi è dalla parte di Cristo e dei suoi insegnamenti, e chi è dalla parte opposta. A Mikhalcha, come in tutti gli altri casi di sequestri di luoghi di culto della Chiesa ortodossa ucraina da parte di sostenitori della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", due visioni del mondo si sono scontrate. La visione del mondo dei credenti della Chiesa ortodossa ucraina è che per rimanere fedeli al Signore Gesù Cristo, è necessario osservare i Suoi comandamenti. "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14:15).

L'ideologia degli invasori è, nella migliore delle ipotesi, la lealtà all'idea nazionale (taceremo sul fatto che tutti i sequestri siano ordinati e pagati), dove "l'Ucraina viene prima di tutto", e quindi è al di sopra sia di Cristo che dei suoi comandamenti. Se una tale ideologia è promossa da politici e personaggi pubblici, allora questo si può ancora spiegare in qualche modo, ma quando persone che si definiscono "preti" e "vescovi" si trovano su tali posizioni, questo non solo è inspiegabile, ma rivela anche l'atteggiamento anti-cristiano di chi mostra una tale visione del mondo. In effetti, il "clero" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", sostenendo i crudeli e violenti sequestri di chiese, dimostra che non serve affatto Cristo ma qualcun altro. Per lo meno, serve l'idea nazionale ucraina, come menzionato sopra. A questo proposito, vorremmo ricordare un episodio evangelico: "E mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Ma Gesù si voltò e li rimproverò..." (Lc 9:52-55).

Dopo la lotta che i nazionalisti hanno fatto a Mikhalcha, la leadership dell'eparchia di Chernovtsy della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" non solo non ha condannato queste azioni anticristiane o semplicemente ha taciuto, ma, al contrario, le ha approvate e ha chiesto nuovi tentativi. La lettera corrispondente, verosimilmente scritta a nome del "metropolita" Daniil Kovalchuk di Chernovtsy e di Bucovina della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", è stata pubblicata sul sito ufficiale della sua eparchia.

Quando l'eparchia della "Chiesa" confronta le azioni dei suoi membri con le guerre napoleoniche

uno screenshot del sito orthodox-cv.org

Questa lettera inizia con una citazione storica, che testimonia l'ignoranza dei rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" in questioni storiche e teologiche. Rammaricandosi del fallimento degli invasori del tempio, l'autore della lettera afferma che una battaglia persa non è una guerra persa e cita come esempio... Napoleone Bonaparte: "Napoleone perse diverse battaglie. Vide il ragno aggrapparsi alla tela e fallire, ma non si ritirò e si aggrappò alla tela. Dopo, Napoleone ha ancora combattuto e ha realizzato il suo sogno". Per le informazioni dei rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", l'esercito di Napoleone fu completamente sconfitto dalle truppe russe, che includevano anche reggimenti di cosacchi ucraini, o piccoli russi (117.000 a libro paga e 20-25.000 che parteciparono alle battaglie), nel 1812. Successivamente, le truppe della Russia e degli alleati entrarono a Parigi e Napoleone abdicò al trono e fu mandato in esilio all'isola d'Elba. Nel 1815 riprese il potere esattamente per cento giorni, perse la battaglia di Waterloo e di nuovo abdicò al trono. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in prigionia degli inglesi sull'isola di Sant'Elena e morì di ulcera allo stomaco. Questo sarebbe la realizzazione di un sogno? E i rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" augurano ai loro sostenitori la stessa sorte? Per non parlare del fatto che le vittime delle guerre napoleoniche, destinate a soddisfare la sua ambizione, furono, secondo le stime minime, più di 5 milioni di persone, che per gli standard dell'epoca è un numero enorme.

Torniamo alla lettera. I suoi autori si rivolgono ai loro fedeli non come pastori ma come capi di una banda, contro la quale piovono le accuse di un raid fallito: "Cari parrocchiani, c'è molta indignazione, molte voci sul nostro fallimento. Era possibile..., avrebbe dovuto essere fatto in questo modo o in quel modo... È possibile o no, ma c'erano difficoltà perché gli aderenti all'Ortodossia di Mosca sono come quelli che hanno combattuto contro il popolo ucraino e lo stato ucraino a Kiev sul Majdan..."

Cosa possiamo dire? Ormai da sette anni, abbiamo sentito storie di scismatici e uniati secondo cui i partecipanti all'Euromajdan sono il popolo ucraino e coloro che non lo hanno sostenuto sono i nemici dello stato ucraino. Cos'è questo se non un tentativo di dividere la società e seminare inimicizia tra la popolazione? Può essere definito una parola pastorale?

L'assalto dei banditi alle chiese della Chiesa ortodossa ucraina è un "atto sacro" per il quale il patriarca Bartolomeo combatte instancabilmente

Ebbene, ciò che colpisce particolarmente è che l'eparchia di Chernovtsy della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" definisce l'attacco dei banditi alla chiesa con bastoni e noccoliere "un atto sacro" e invita direttamente a ripeterlo: "Non possiamo arrenderci, non possiamo ritirarci dall'azione sacra". E allo stesso tempo dicono di farlo a nome del patriarca Bartolomeo: "Non possiamo vergognarci se ci ritiriamo quando lo stesso patriarca ecumenico Bartolomeo combatte instancabilmente per la nostra causa". Queste parole sono tristi, dure ma vere: il patriarca Bartolomeo combatte davvero e, per di più, instancabilmente contro la Chiesa di Cristo, partecipa con la sua benedizione al sequestro delle chiese e al pestaggio dei credenti. Ha la responsabilità più diretta per l'inimicizia e l'odio che ha portato in Ucraina, per la divisione e la violenza giustificate dal suo nome.

In generale, l'intera lettera è permeata dell'idea che la canonicità dei "vescovi" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" si basi sul fatto che questi siano riconosciuti dal Patriarcato di Costantinopoli: "Mentre alcune Chiese, come i nostri sacerdoti ucraini subordinati a Mosca, esitato a riconoscere o non riconoscere la nostra Chiesa, il patriarca ecumenico Bartolomeo <...> ha dimostrato che i nostri vescovi sono veri e ha dimostrato che i vescovi e il clero della Chiesa ucraina subordinata a Mosca non sono canonici e che nessuna Chiesa ha il diritto di riconoscerli".

Anche qui manca la conoscenza dei fondamenti elementari dell'esistenza della Chiesa. Ciò che l'autore della lettera ha scritto è un criterio cattolico piuttosto che ortodosso, in cui la "canonicità" è determinata dalla sottomissione al trono romano. Ma per giustificare l'autore, possiamo dire che il patriarca Bartolomeo sta ora attivamente cercando di imporre al mondo ortodosso un criterio simile, per il quale il patriarca di Costantinopoli sia riconosciuto come guardiano dell'Ortodossia. In effetti, il criterio terreno di verità è l'intera pienezza della Chiesa e non una Chiesa locale separata. Il documento del 1723, che si chiama "Lettera dei patriarchi della Chiesa cattolica orientale sulla fede ortodossa", diceva al riguardo: "Perché non solo siamo convinti, ma indubbiamente anche confessiamo come ferma verità che la Chiesa cattolica non può peccare o errare e dire menzogne ​​invece di verità; poiché lo Spirito Santo, operando sempre attraverso i fedeli Padri e maestri della Chiesa, la protegge da ogni errore". Quanto alla pienezza dell'intera Chiesa ortodossa, possiamo dire che ha sempre considerato gli scismatici ucraini privi di grazia. E il fatto che alcuni vescovi, compresi dei patriarchi, abbiano cambiato questa opinione non toglie nulla al fatto che la Chiesa continui a considerare gli scismatici come impostori non canonici. Questo si può sostenere, sia perché la maggioranza delle Chiese locali non ha cambiato le proprie menti, sia perché i motivi secondo i quali la Chiesa riconosceva gli scismatici come non canonici non sono cambiati affatto.

Da scomunicati dalla Chiesa, non si può diventare membri della Chiesa se non attraverso il pentimento. La Chiesa semplicemente non conosce altre soluzioni alternative, indipendentemente da ciò che dice il patriarca Bartolomeo. Ma gli scismatici ucraini non solo non hanno intenzione di pentirsi e ricongiungersi con la Chiesa, ma invitano anche i membri della Chiesa... a unirsi a loro, scismatici: "Ma noi eravamo e siamo canonici e chiediamo loro (ai figli fedeli della Chiesa ortodossa ucraina, ndc): Tornate all'ovile della vostra Chiesa canonica ortodossa locale dell'Ucraina". Cioè, in sostanza, questo è un appello a tradire la Chiesa e a unirsi allo scisma.

I membri della chiesa di Cristo possono odiare qualcuno?

Ma ancor più dei riferimenti al riconoscimento della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" da parte del patriarca di Costantinopoli, la lettera contiene una serie di menzioni di... Mosca:

"...perché i paladini dell'Ortodossia di Mosca sono come loro...";

"...Mosca in Ucraina ha preso il sopravvento, purtroppo...";

"...i sostenitori di Mosca e i figli ingannati da essa...";

"...la Chiesa russa ha servito l'impero...";

"...Gli amanti del potere di Mosca si sono proposti...";

"...la Chiesa di Mosca deve riconoscere...";

"...oggi i moscoviti in Ucraina stanno picchettando...".

Queste citazioni possono essere continuate per molto tempo. Sono tutti volti a suscitare in chi li legge un sentimento di odio per Mosca, per la Chiesa russa e per tutti i figli fedeli della Chiesa ortodossa ucraina. Solo che Cristo ha insegnato in modo diverso. È stato già menzionato sopra come il Signore disse agli apostoli che non sapevano quale spirito li conducesse. Si possono anche citare molti altri passaggi delle Sacre Scritture.

"La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti " (Ef 6:12). I rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" dicono che è necessario combattere queste "forze spirituali del male"? Dicono che un credente cristiano debba estirpare l'odio dalla sua anima e piantarvi l'amore? No, al contrario, insegnano ai loro aderenti a odiare, ad attaccare e commettere violenze contro i fedeli della Chiesa ortodossa ucraina. E i frutti di tale ideologia sono evidenti: chiese sequestrate, monasteri bruciati, parrocchiani malmenati, preti espulsi insieme alle loro famiglie dalle loro case.

Possiamo fare un confronto: se i vescovi della Chiesa ortodossa ucraina insegnano che anche la costruzione di una chiesa con i propri soldi o il proprio lavoro non garantisce a una persona il raggiungimento del paradiso nell'aldilà, che questo è solo uno strumento sulla via della salvezza, e che questo gesto non aiuterà una persona se questa viola i comandamenti di Dio; invece, i "vescovi" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", direttamente o indirettamente, chiedono il sequestro delle chiese altrui. Se una persona che ha assorbito un'ideologia anticristiana sequestra un luogo di culto, se prende una mazza e fa a pezzi le porte di una chiesa, se scaccia i cristiani che pregano lì da molti anni, quale sarà il suo destino nell'eternità? Un uomo con mazza, tirapugni e spray al peperoncino entrerà nel regno dei cieli?

Forse dovreste farvi queste domande? Dovreste confrontare ciò che dicono i rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" con ciò che dice la Scrittura? O dovreste forse seguire le parole dell'apostolo Paolo: "le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5: 19-22)?

 

mercoledì 16 dicembre 2020

Il capo del Fanar si era vantato di 25 vescovi pronti a passare sotto di lui Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi > Apri la notizia del blog Alla fine di agosto del 2018, ha avuto luogo al Fanar l’estremo tentativo di riconciliazione bilaterale tra i patriarcati di Mosca e di Costantinopoli prima che la disgraziata iniziativa dell’autocefalia ucraina gettasse, ancora una volta nella storia, il mondo ortodosso nel caos. I contenuti di quella riunione (che, a meno di un improbabile dietro-front fanariota, sarà pure ricordata come l’ultimo incontro tra i patriarchi Kirill e Bartolomeo) non sono stati divulgati, ma in una recente intervista il metropolita Ilarion di Volokolamsk ne ha rivelato un dettaglio significativo: il patriarca Bartolomeo era convinto che 25 vescovi (un quarto dell’episcopato ucraino) sarebbero passati sotto la nuova struttura ecclesiale che intendeva fondare. Il patriarca Kirill azzardò che si sarebbe trattato di uno o due vescovi. I fatti hanno confermato chi dei due avesse ragione, e nelle parole del metropolita Ilarion, presente all’incontro, “il patriarca Bartolomeo è stato male informato, in primo luogo, dagli scismatici ucraini, in secondo luogo, dalle autorità ucraine di allora e, in terzo luogo, dai suoi consiglieri incompetenti”.

 

Il metropolita Ilarion (Alfeev) ha parlato del colloquio tra il patriarca di Costantinopoli e il primate della Chiesa ortodossa russa al Fanar nell'agosto 2018.

Il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli era convinto che 25 vescovi della Chiesa ortodossa ucraina fossero pronti per entrare a far parte della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Lo ha affermato il capo del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, il metropolita Ilarion (Alfeev) di Volokolamsk in un'intervista al quotidiano greco Kathimerini, il cui testo è stato pubblicato sul sito del Dipartimento.

Il metropolita ha ricordato che nell'agosto 2018, quando il primate della Chiesa ortodossa russa è arrivato a Costantinopoli per un incontro personale con il patriarca Bartolomeo, "hanno parlato per più di due ore", in particolare, sulla situazione in Ucraina.

"Ero presente a quest'incontro, in cui il patriarca Kirill ha comunicato al suo interlocutore la situazione reale", ha aggiunto il capo del Dipartimento. "Il patriarca Bartolomeo è stato male informato, in primo luogo, dagli scismatici ucraini, in secondo luogo, dalle autorità ucraine di allora e, in terzo luogo, dai suoi consiglieri incompetenti".

Secondo il metropolita, il capo del Fanar era sicuro che non appena avesse firmato il "tomos d'autocefalia", molti vescovi della Chiesa ortodossa ucraina sarebbero stati pronti a unirsi alla nuova "chiesa".

"Il patriarca Bartolomeo ci ha detto che, secondo le loro informazioni, 25 vescovi erano pronti a farlo", ha detto il metropolita Ilarion. "E il patriarca Kirill gli ha risposto che uno o due potevano fare quuesto passaggio. In effetti, su quasi cento vescovi, solo due – un vescovo diocesano e un vescovo vicario – si sono trasferiti in questa cosiddetta chiesa creata dai gruppi separatisti".

Ha sottolineato che la Chiesa ortodossa ucraina, che ora ha più di 100 vescovi, "era ed è tuttora una Chiesa enorme", in cui l'episcopato, il clero e i laici "rappresentano una comunità molto unita" che non è disposta a entrare a far parte di una "chiesa" nominalmente autocefala creata sulla base di strutture scismatiche.

Ricorderemo che, in precedenza, il metropolita Ilarion ha fatto riferimento alle dichiarazioni del capo del Fanar che tollera la presenza in Ucraina della Chiesa ortodossa ucraina e del suo primate il metropolita Onufrij "per condiscendenza" come a una cosa assurda.

lunedì 14 dicembre 2020

Dal sito del carissimo confratello Padre Ambrogio di Torino: http://www.ortodossiatorino.net

 Pace in terra a quali uomini?

Caro padre Ambrogio,

che cosa ci può dire della riforma liturgica di papa Francesco, che ha trasformato l'annuncio del Natale in "pace in terra agli uomini che egli ama"?

Il testo di Luca 2:14 riporta l'annuncio del Natale da parte delle schiere angeliche, ed è ripetuto innumerevoli volte nell'iconografia natalizia, dagli affreschi alle cartoline d'auguri.

In latino, il testo suona "Gloria in excelsis deo, et pax in terra hominibus bonae voluntatis", ed era espresso fino a pochi anni fa sia nel Vangelo che nella liturgia cattolica con le parole italiane che ne sono un calco preciso: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà". In alcune versioni "agli uomini" era leggermente cambiato in "tra gli uomini", ma senza che la variante fosse significativa.

Con la versione del 2008 della Bibbia della Cei, il testo è stato reso "Gloria a Dio nell'alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che egli ama"; nelle successive revisioni dei testi liturgici, il testo è stato modificato nello stesso modo.

Vale la pena ricordare che la riforma liturgica è una conseguenza della revisione della Bibbia in lingua italiana ufficiale per i cattolici, e tale revisione risale agli anni del pontificato di papa Benedetto XVI. Perciò, anche se la modifica liturgica ha avuto luogo sotto papa Francesco, è forse eccessivo attribuire a quest'ultimo un cambiamento che era già stato ufficializzato anni prima della sua accessione al soglio pontificio.

Vediamo come appare il testo nelle edizioni critiche del Nuovo Testamento in greco:

δόξα ἐν ὑψίστοις θεῷ καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη ἐν ἀνθρώποις εὐδοκίας

Il termine "eudokia" (o "evdokia", secondo le pronunce) indica generalmente nelle Scritture il beneplacito di Dio, e in questi testi critici è al genitivo: gli "uomini di beneplacito" possono essere pertanto "uomini di buona volontà", in cui la benevolenza è riflesso di quella di Dio, ma possono essere allo stesso modo gli "uomini di benevolenza" che sono oggetto del compiacimento di Dio. Il confine semantico è sottile, e se noi diamo per scontata una lettura letterale del testo critico greco, entrambe le varianti sono legittime.

Che cosa dice la Chiesa ortodossa riguardo a questo passo?

Ebbene, il Textus Receptus, ovvero il testo greco che è considerato normativo per la Chiesa ortodossa, presenta Luca 2:14 così:

Δόξα ἐν ὑψίστοις Θεῷ, καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη, ἐν ἀνθρώποις εὐδοκία

Se lo osserviamo con attenzione, il testo ha tre varianti rispetto all'edizione critica:

1) "Gloria" e "Dio" sono scritti in maiuscolo;

2) la frase è separata da due virgole;

3) "eudokia" è al nominativo.

Il punto 1 è davvero minore e per nulla controverso, ma i punti 2 e 3 cambiano notevolmente il senso della frase.

Ma un paio di virgole ha proprio tanta importanza?

Altroché! Premesso che negli antichi manoscritti abitualmente non appaiono le virgole, quando alle frasi è stato dato un senso particolare nel corso dei secoli è molto importante capire quel senso.

Prendiamo come esempio la frase di una persona che dice di avere in alta stima la gastronomia, i gatti e l'amicizia. La frase potrebbe suonare "io amo mangiare, i gatti e gli amici". Se togliessimo quella piccola insignificante virgola (o se la frase apparisse su un manoscritto senza virgole), il testo si leggerebbe letteralmente "io amo mangiare i gatti e gli amici". Credo che lasciarla così com'è darebbe alla frase un senso un po' grottesco...

Ma posto che le virgole ci sono, il testo greco nella versione ortodossa indica un annuncio in tre parti coordinate. Inoltre, il termine "evdokia" al nominativo indica il beneplacito come uno di tre soggetti di altrettante frasi coordinate, e non come una specificazione degli uomini del vocabolo precedente.

Ecco quindi come suona il testo nella nostra versione e, incidentalmente, come lo traduciamo noi nei testi liturgici:

Gloria a Dio negli eccelsi, e sulla terra pace, tra gli uomini la benevolenza.

Chi ha un po' di pratica dei nostri testi liturgici in tre lingue, può vedere il versetto italiano associato ai testi slavonico e romeno all'inizio della Divina Liturgia e alla Dossologia del Mattutino:

Слава в вышних Богу, и на земли мир, в человецех благоволение.

Slavă întru cei de sus lui Dumnezeu şi pe pamînt pace, între oameni bunăvoire.

Il termine slavonico "blagovolenie" e il termine romeno "bunăvoire" (usato talvolta nella variante più arcaica "bunăînvoire") indicano in modo molto letterale il "benvolere", ovvero il beneplacito / benevolenza / compiacimento di Dio verso gli uomini, o tra gli uomini. Questo è in perfetta sintonia con un annuncio cosmico della Natività, e non discrimina tra i tipi di uomini, perché il Figlio di Dio si incarna per tutti.

In definitiva, cosa preferite come ortodossi?

La variante ortodossa, naturalmente. Ma non perché le altre traduzioni abbiano alcunché di linguisticamente sbagliato o di teologicamente erroneo, bensì perché si tratta di una versione che rispetta il nostro testo originale senza forzarlo.

La variante cattolica più vecchia, quella degli uomini di buona volontà, è per lo meno attestata da una secolare tradizione latina, e non ci sembra poi così importante modificarla a questo punto della storia. Se proprio la si doveva modificare per fini ecumenici, sarebbe stato tanto, ma TANTO, garbato tenere in considerazione anche la variante ortodossa, altrettanto solidamente attestata da un numero di anni ancor maggiore. Alla nuova variante dobbiamo riconoscere almeno il credito di voler enfatizzare l'universalità dell'annuncio natalizio, ma a questo punto cessa ogni nostra pretesa, perché non possiamo imporre la variante ortodossa ai non ortodossi che non vogliono adottarla.