venerdì 30 ottobre 2026

Per fortuna ancora ci sono Vescovi che rispettano i dettami canonici della Santa Ortodossia e le ricordano al "primo senza uguali" ortodosso del fanar -https://www.ortodossiatorino.net

  Un vescovo della Chiesa ortodossa ucraina risponde all'appello del patriarca Bartolomeo all'unità con i cattolici

Unione dei giornalisti ortodossi, 29 ottobre 2026

 

 

il metropolita Bogolep di Aleksandrija e Svetlovodsk. Foto: pagina Facebook di Bozhko

Il metropolita Bogolep ha criticato l'idea di unirsi a Roma attraverso compromessi dottrinali, solo per il gusto di un'unità di nome.

Il metropolita Bogolep di Aleksandrija e Svetlovodsk ha commentato gli sforzi del patriarca Bartolomeo per perseguire l'unità con la Chiesa cattolica, sottolineando che la verità non deve mai essere sacrificata in nome del compromesso.

Il metropolita ha affermato che i tentativi di stabilire l'unità della Chiesa attraverso accordi amministrativi senza unità di fede sono inaccettabili. Secondo lui, un modello in cui entrambe le parti mantengono le rispettive dottrine pur iniziando a celebrare insieme le funzioni religiose e a ricevere insieme la comunione non ha nulla a che vedere con l'autentica unità in Cristo.

"L'unità della Chiesa è possibile solo sulla base dell'unità nella verità. Noi preghiamo per l'unità, ma io credo che i compromessi fatti per raggiungerla siano del tutto inappropriati. La verità non può essere sacrificata nemmeno in nome dell'unità più universale."

Il metropolita Bogolep ha inoltre sollevato diverse questioni precise in merito alla prospettiva di un'unione con Roma, citando gravi differenze dottrinali tra cristiani ortodossi e cattolici.

"Il pontefice romano sarebbe disposto a rinunciare alla sua autorità universale per perseguire l'unità con gli ortodossi? Che dire del dogma dell'infallibilità papale? O della dottrina del Filioque? A chi si rivolgerà la Chiesa romana per trovare l'autorità: al papa o ai concili ecumenici?"

Secondo il metropolita, queste domande dirette "eliminano la retorica pomposa dalle discussioni sull'unità".

Il metropolita ha sottolineato che una vera riunificazione è possibile solo attraverso l'unità nella vera fede e nei sacramenti.

"La Chiesa non è unita semplicemente perché tutti hanno raggiunto un accordo. È unita quando siamo tutti uno in Cristo, quando siamo tutti uniti nella vera fede, quando siamo tutti uniti nei veri sacramenti e quando siamo tutti uniti nella tradizione apostolica. Il modo in cui ci accostiamo alla verità determinerà in larga misura non solo il nostro futuro spirituale, ma anche la nostra salvezza".

In precedenza, il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, intervenendo alla sessione di chiusura del XXVII Congresso Internazionale della Società per il Diritto delle Chiese Orientali a Budapest, aveva espresso il desiderio di ristabilire la piena comunione con la Chiesa cattolica romana e di far rivivere l'antica Pentarchia insieme a Roma.

Come già riportato dall'Unione dei giornalisti ortodossi, il teologo americano Peter Heers ha descritto l'ecumenismo come un'eresia a livello ecclesiologico e una via diretta verso la religione dell'Anticristo.

giovedì 29 ottobre 2026

 Parrocchia 
San Giovanni di Kronstadt
 Patriarcato di Mosca
Castrovillari
 
 
Care e Cari Fedeli:
Domenica prossima, 1° novembre 2026, saremo entusiasti di festeggiare presso la nostra Parrocchia il Santo Patrono a cui è dedicato il Tempio il grande Santo Giovanni di Kronstadt.
Come sapete, abbiamo scelto di celebrare il Patrono in questo giorno per motivi contingenti, in quando ricorre la Sua prima canonizzazione da parte della ROCOR e perchè essendo nel calendario civile giorno festivo domenica, si da la possibilità a tutti i fedeli di essere presenti alla Divina Liturgia e alla processione con le icone del Santo.
Spero tanto che, essendo informati per tempo, non abbiate a trovare giustificazioni per non essere presenti alla festa del Patrono.
Oserei dire che per la festa patronale la vostra presenza fisica è obbligatoria, scusanti varie, per non essere presenti in chiesa, non sono tollerate.
Dimostriamo con cuore aperto a San Giovanni di essergli devoti e di supplicarlo perchè sia nostro intercessore davanti al trono di Dio.
La Divina Liturgia inizierà alle ore 9,30 circa, poi al termine, procederemo a portare in processione le ikone del Santo.
Il Signore Gesù Cristo e il suo fedele Servitore Giovanni di Kronstadt ci proteggano e benedicano la nostra vita.
p. Giovanni 
 
 

 

Dal sito di p. Ambrogio di Torino: https://www.ortodossiatorino.net/

 I pericoli nascosti delle icone stampate

del protodiacono Oleg Tarasevich

The Catalogue of Good Deeds, 20 Giugno 2026

 

L'argomento di questo numero è stato ispirato da un messaggio di uno dei nostri lettori:

"Grazie per le vostre e-mail ricche di spunti. Volevo suggerire un argomento di discussione per il futuro.

Negli Stati Uniti, e soprattutto in Occidente dall'invenzione della stampa, si è diffusa l'abitudine di stampare icone. Oggi, in molte parrocchie è diventata prassi comune stampare immagini sacre e distribuirle come opuscoli la domenica, insieme agli annunci del giorno.

Purtroppo, questi volantini finiscono spesso nella spazzatura. Di conseguenza, le immagini di Cristo e della Madre di Dio vengono frequentemente gettate nei cestini di molte delle nostre chiese. Mi chiedevo se lei o il suo team potreste occuparvi di questo problema. Grazie."

A dire il vero, ci è voluto un po' di tempo per trovare una risposta, se non quella di condividere le preoccupazioni dell'autore e di riconoscere che quando le nostre azioni causano scandalo, dobbiamo prendere provvedimenti per correggerle. Tuttavia, sebbene sia facile suggerire un cambiamento, modificare pratiche consolidate può essere piuttosto difficile. Alcuni sono spinti a distribuire icone stampate a causa di pressioni esterne, come le direttive di un vescovo locale, mentre altri lo fanno per tradizione parrocchiale o semplicemente senza considerarne le implicazioni.

Tuttavia, grazie a Dio, c'è chi riflette su queste pratiche e richiama l'attenzione su tendenze preoccupanti.

l'arciprete Andrej Tkachjov

Ecco un riassunto delle riflessioni tratte da un articolo del noto predicatore e pubblicista arciprete Andrej Tkachjov:

Oggi è comune vedere un gran numero di icone stampate a basso costo su carta, così come immagini sacre su giornali, riviste, calendari e altri media. È davvero appropriato? La moderna pratica della produzione in serie di icone probabilmente scandalizzerebbe i nostri pii antenati e, ancor di più, i santi Padri. In passato, un iconoclasta avrebbe dovuto prendere un'icona con la forza, trafiggerla con una lancia, bruciarla o farla a pezzi. Oggi, un semplice atto di negligenza o disattenzione può trasformare qualcuno in un iconoclasta.

Bruciare il materiale stampato che diventa rapidamente obsoleto è diventata una pratica di routine in molte parrocchie. I fedeli spesso ritagliano immagini sacre da varie pubblicazioni, ma queste si accumulano in grandi quantità, creando alcuni problemi. Spesso queste immagini vengono riposte senza assolvere alla loro funzione originaria. In alternativa, si può tentare di aggiungerle all'iconostasi domestica, ma la varietà e l'abbondanza di queste immagini possono creare disordine e rendere difficile mantenere ordinato l'angolo della preghiera.

Questo non favorisce la riverenza; al contrario, crea confusione.

Eliminando l'esclusività del mestiere dell'iconografo, la stampa di massa ha introdotto una nuova realtà che non solo contraddice il dogma della venerazione delle icone definito dal settimo Concilio Ecumenico, ma diminuisce anche il nostro senso di riverenza e responsabilità.

L'icona, ora riprodotta su un materiale di stampa leggero e di breve durata, riflette forse l'indebolimento della fede moderna? Potrebbe essere un'indicazione del fatto che la nostra fede sta diventando utilitaristica, superficiale e destinata a non durare nei secoli? Dopotutto, gli affreschi di Rubljov continuano a ispirarci attraverso i secoli, mentre i calendari obsoleti con immagini sacre sono bruciati ogni anno perché non sono più utili. Non è forse questo un preoccupante riflesso dei nostri tempi moderni?

Purtroppo, questo è solo un aspetto di quello che viene spesso definito iconoclastia moderna. Invece di distruggere le immagini sacre, assistiamo alla loro svalutazione attraverso la riproduzione di massa per svariati motivi, a volte puramente commerciali. Queste immagini compaiono su oggetti in cui la loro presenza non è appropriata, come imballaggi, gioielli, stoviglie, abbigliamento e articoli per la casa. Il problema è diffuso e multiforme.

Alcuni anni fa, il sito web pravoslavie.ru ha pubblicato una serie di articoli (in russo) sulle violazioni moderne del dogma della venerazione delle icone, scritti dai sacerdoti Aleksej Knutov e Vladimir Nemychenkov.

Questi articoli non sono stati tradotti nella versione inglese del sito (orthochristian.com), probabilmente perché trattavano di realtà locali all'interno del territorio canonico della Chiesa ortodossa russa. Tuttavia, chi fosse interessato potrebbe comunque apprezzare le efficaci illustrazioni in essi contenute. Di seguito, riassumiamo i punti chiave delle solide conclusioni teoriche degli autori, che forniscono una comprensione fondamentale della questione in esame.

Secondo la definizione dottrinale data dal settimo Concilio ecumenico nel 787, si applicano i seguenti principi:

  1. Le icone dovrebbero essere collocate in luoghi dignitosi dove siano debitamente onorate e venerate.

  2. Le icone dovrebbero essere realizzate con materiali durevoli, per esempio dipinte su muri e pannelli, create con mosaici o realizzate con altre sostanze appropriate.

  3. Le icone non devono essere tenute in disuso o servire semplicemente come decorazione. Sono destinate alla preghiera e al culto, al pari della Croce e del Vangelo. Come affermò San Teodoro Studita (+826), "Chi venera un'icona venera l'ipostasi della persona che vi è raffigurata. E viceversa, chi umilia l'immagine, umilia la sua stessa somiglianza". Ciò significa che qualsiasi azione intenzionalmente offensiva o anche solo negligente nei confronti delle immagini sacre si riflette direttamente sulle persone (ipostasi) raffigurate, tra cui Cristo, la Theotokos, gli angeli e i santi. Tali azioni sono considerate irrispettose e sono soggette a condanna.

il processo di creazione delle icone

Sulla base di questo dogma, possiamo formulare la norma per la venerazione delle icone.

Un'immagine sacra deve essere utilizzata secondo lo scopo per cui è stata concepita, che è:

  • Preghiera: distogliere la mente dall'immagine e portarla alla preimmagine.

  • Comunione di una persona con il sacro attraverso la contemplazione di un'immagine sacra.

  • Venerazione delle immagini sacre, che include rendere il dovuto onore e rispetto alla persona raffigurata nell'icona, per esempio baciandola, usando incenso e accendendo candele e lampade.

  • Santificazione dello spazio profano delle dimore umane.

Queste pratiche dovrebbero essere mantenute, a condizione che:

  • Le immagini sacre rimangano libere dalla mescolanza con oggetti profani (ordinari).

  • Le immagini sacre siano realizzate con materiali resistenti per un uso devoto a lungo termine.

  • Le immagini sacre siano conservate in luoghi o formati dignitosi per prevenire negligenza o deturpazione, intenzionale o non intenzionale.

Confrontando le pratiche moderne con le norme tradizionali di venerazione delle icone, chiunque può discernere se tali pratiche siano in linea con il dogma della venerazione delle icone e con la tradizione della Chiesa. Ciò consente di stabilire se sia appropriato compiere determinate azioni con immagini sacre o acquistare o produrre determinati oggetti che le raffigurano. In questo contesto, per "immagini sacre" si intendono tutte le rappresentazioni del sacro, comprese le icone (anche quelle dipinte in stile realistico), la Croce e le chiese e cappelle ortodosse.

Tornando al messaggio originale: quando si tratta di distribuire immagini sacre stampate che, per formato, materiale o qualità, difficilmente saranno utilizzate per lo scopo previsto (o potrebbero essere oggetto di abuso), e l'esperienza conferma queste preoccupazioni, potrebbe essere meglio astenersi dal creare tentazioni per coloro che potrebbero non avere sufficiente riverenza.

In alternativa, si potrebbero trovare modi alternativi per interagire con la congregazione. Se proprio si deve distribuire qualcosa, forse i prodotti da forno fatti in casa potrebbero essere un'opzione migliore: potrebbero richiedere più tempo, ma non presentano rischi nel contesto delle problematiche qui menzionate.

mercoledì 28 ottobre 2026

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  Il crollo della torre di Babele del globalismo

dell'arciprete Ignatij Pokrovskij

Unione dei giornalisti ortodossi, 24 ottobre 2026

 

la Torre di Babele delle Nazioni Unite. Foto: Unione dei giornalisti ortodossi

Il 24 ottobre si celebra la Giornata delle Nazioni Unite. Un'analisi della crisi delle istituzioni secolari e dell'ideologia del globalismo attraverso la lente della Babilonia biblica e della Pentecoste.

Il 24 ottobre si celebra la Giornata delle Nazioni Unite. Di solito, i media infarciscono questa giornata di parole vuote su un'unica casa globale. Ma se si toglie la patina di pomposità e si guarda alla scintillante torre dell'ONU attraverso il prisma della storia antica, emerge davanti agli occhi una sagoma familiare: la Torre di Babele.

La storia di quella torre è stata ripetuta all'ONU quasi parola per parola: è cambiato solo lo scenario. Invece di mattoni cotti, abbiamo convenzioni internazionali. Invece di bitume, assegnazioni finanziarie e regolamenti creditizi. E l'antica lingua semitica è stata sostituita dal linguaggio veggente e, di solito, ingannevole dei comunicati diplomatici. Ma l'idea in sé è rimasta la stessa. Come prima, volevamo costruire un paradiso terrestre perfetto con le nostre sole forze, mostrando ordinatamente la porta al Creatore.

Per comprendere perché questo grandioso progetto si sgretoli regolarmente, vale la pena rileggere l'undicesimo capitolo della Genesi. Gli antichi costruttori di Babilonia si recarono nella pianura e pronunciarono il loro principale, audace manifesto: "Costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome".

Il codice genetico dell'antica Babilonia

In questa breve frase è racchiuso l'intero codice genetico del globalismo moderno. Quelle persone non possono essere definite atee secondo la nostra concezione: erano piuttosto degli autonomisti fanatici. La loro idea fissa era quella di creare un sistema ermetico di sicurezza e gloria in cui semplicemente non c'è posto per Dio.

"Facciamoci un nome" non è semplice orgoglio; è un inno all'autosufficienza umana. È un tentativo di conquista del cielo da parte di un predone e la sostituzione della divinità umana con un banale culto dell'uomo.

Solo Babilonia ha una legge sociologica così severa: qualsiasi unità fondata sull'egoismo umano genera inevitabilmente conflitti e disgregazione. In effetti, questo è proprio l'esito a cui questa organizzazione è giunta oggi.

L'inevitabile fine dell'arroganza umana

La confusione biblica delle lingue non fu un fulmine a ciel sereno né una catastrofe naturale casuale. Fu l'inevitabile fine dell'arroganza umana. Quando le persone si uniscono non per amore della Fonte dell'amore, ma per il proprio grandioso "io", i loro interessi inevitabilmente si scontrano.

Senza un unico centro semantico e metafisico, un cantiere si trasforma all'istante in una farsa. I compagni di ieri iniziano a parlare lingue completamente diverse, smettono di comprendere le reciproche motivazioni e il progetto su larga scala crolla fragorosamente.

Le Nazioni Unite e tutto il globalismo laico moderno hanno calpestato a tutta velocità lo stesso rastrello. Sì, in origine era stato concepito come un nobile tentativo di impedire al mondo una terza guerra mondiale dopo gli orrori del 1945. Ma gradualmente il sistema è degenerato in un progetto messianico per la costruzione di un "mondo nuovo e coraggioso" sulla base dell'umanesimo laico.

Eppure, avendo reciso le sue radici cristiane, questo umanesimo è rimasto sospeso nell'aria, e il mondo si è nuovamente avvicinato all'orlo di una guerra ben più terribile di tutte quelle che l'hanno preceduta.

Le radici sacre della dignità umana

Prendiamo il fulcro dell'ordine mondiale moderno: i diritti umani. Nei libri di testo laici questi sono presentati come qualcosa di ovvio. Come se un gruppo di persone intelligenti si fosse riunito, avesse concordato di considerarsi reciprocamente degne di rispetto e lo avesse messo per iscritto in modo ordinato.

Ma questa logica ha un difetto fatale: ciò che è stato creato da un accordo sulla carta può essere cancellato da un accordo dello stesso tipo. Se il valore della vita umana non è radicato in un principio imposto dall'alto, ma si basa solo sul consenso temporaneo dei funzionari, si dissolve in polvere al primo cambiamento del clima politico.

L'intero, maledetto ventesimo secolo ha dimostrato con spaventosa chiarezza che, non appena il concetto di sacro è spazzato via dalla società, un essere umano si trasforma istantaneamente in una risorsa, un materiale usa e getta o una semplice cifra in un rapporto. La vita moderna ce lo dimostra con spaventosa ovvietà.

La visione cristiana dell'uomo è strutturata in modo completamente diverso. I diritti e la dignità della persona sono inviolabili non perché così abbiano deciso gli esperti di Ginevra o di New York, ma perché l'immagine e la somiglianza di Dio sono impresse in ognuno di noi.

Il cristianesimo, a suo tempo, ha compiuto una rivoluzione colossale: ogni essere umano – un senzatetto, un malato, un debole, uno inutile per l'economia – possiede un valore assoluto e infinito. Per lui è stato versato il sangue del Dio-uomo.

Il mondo secolare, tuttavia, ha cercato di appropriarsi dei frutti più luminosi del cristianesimo – compassione, uguaglianza, diritti – gettando via l'albero stesso come superfluo. Per un certo periodo le mele colte rimangono succose per inerzia. Ma senza radici che le nutrano, inevitabilmente iniziano a marcire, trasformandosi nel loro opposto velenoso – quando i "diritti" diventano una clava e un ariete ideologico.

Unità conciliare anziché unificazione

Nella cultura cristiana, la principale antitesi alla Torre di Babele è il giorno della santa Pentecoste, ovvero la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli.

Babele tenta di unire le persone attraverso l'appiattimento, il rullo compressore dell'unificazione e la cancellazione delle nazioni, trasformando l'umanità in una biomassa ideale e obbediente. Pentecoste agisce esattamente in modo opposto.

Quando gli apostoli iniziarono a parlare in diverse lingue, nessuno le abolì né impose la loro sostituzione con un esperanto universale. Ogni popolo udì il messaggio principale nella propria lingua madre, viva e parlata. La Pentecoste non distrugge la diversità, ma la santifica, creando la sobornost – una profonda unità nell'amore, in cui ogni persona, pur nella sua unicità, diventa parte di un unico tutto.

La vera pace di un cuore purificato

Le istituzioni laiche sono fondamentalmente incapaci di questo. Sanno agire solo sull'apparenza: leggi, articoli, incentivi economici. Ma la radice delle guerre e della crudeltà non risiede nell'assenza dei giusti articoli del diritto internazionale, bensì nel cuore umano!

L'etica laica ha a lungo cercato di costruire la pace sulla base di un "egoismo razionale": in parole semplici, la guerra non è redditizia. Ma questa logica ingenua si frantuma ogni volta che esplodono le passioni umane irrazionali. Di fronte a esse, l'umanesimo laico è assolutamente impotente, poiché nega semplicemente l'esistenza stessa del peccato.

Significa forse che dovremmo bruciare tutti i ponti e abbandonare il dialogo internazionale? Assolutamente no. Nel nostro mondo imperfetto, anche le istituzioni laiche, pur con le loro imperfezioni, fungono da freno, impedendo alla società di precipitare nel caos più totale. Sostenere iniziative che salvino le persone dalla fame e dalla guerra è un dovere primario di ogni cristiano.

È però di vitale importanza rimanere sobri e non fare di un'altra utopia secolare un idolo. Il compito della Chiesa è ricordare al mondo, senza imbarazzo, che una pace duratura non può essere costruita sulle fondamenta dell'orgoglio umano. La vera pace non è semplicemente una pausa temporanea tra i bombardamenti, ma il frutto spirituale di un cuore purificato. I diritti umani hanno bisogno di un solido punto di riferimento metafisico, e la vera unità non si trova in un formicaio globale, ma nella Chiesa cattolica (sobornaja).

La pietra angolare della storia umana

Quando i costruttori di Babele si dispersero, le loro mura incompiute rimasero imponenti nel deserto come un silenzioso monumento alla follia umana. Allo stesso modo, l'odierno progetto di pace globale senza Dio si sta sgretolando e sta crollando proprio sotto i nostri occhi.

Contemplando queste rovine delle illusioni, il cuore cristiano non si riempie di gioia maligna, ma di sincera compassione. Perché quando le torri costruite dall'uomo crollano, all'umanità rimane l'unica Pietra che i costruttori un tempo rifiutarono, ma che sola è in grado di tenere unito questo mondo: Cristo.

lunedì 26 ottobre 2026

Le porcate del fanar, anche se già si sapevano, tornano a galla e dimostrano che chi dovrebbe difendere la Santa Ortodossia, la svende per tornaconto personale. https://www.ortodossiatorino.net

  Il metropolita Mark di Berlino commenta il documento del Fanar pubblicato dall'Unione dei giornalisti ortodossi negli USA

Unione dei giornalisti ortodossi, 23 ottobre 2026

 

il metropolita Mark di Berlino e della Germania. Foto: Unione dei giornalisti ortodossi in Germania

Il metropolita Mark ha definito allarmanti, se confermate, le informazioni relative al "Concilio di Unificazione" del 2018, ed ha espresso la speranza che il patriarca Bartolomeo riconsideri la sua posizione.

Il metropolita Mark di Berlino e Germania, uno dei vescovi della ROCOR, ha commentato il rapporto interno del Patriarcato di Costantinopoli sul "Concilio di Unificazione" del 2018, pubblicato dall'Unione dei giornalisti ortodossi negli USA. Il testo integrale della dichiarazione è stato pubblicato in esclusiva, con l'approvazione del metropolita, dall'Unione dei giornalisti ortodossi in Germania.

Secondo la pubblicazione, il rapporto per il Patriarca Bartolomeo è stato redatto dall'attuale metropolita Grigorios di Ankara, che nel 2018 era diacono nella delegazione del Fanar a Kiev. Il documento descrive i negoziati con la leadership ucraina e le pressioni esercitate dalle strutture statali sui rappresentanti della Chiesa. La pubblicazione non ha registrato alcuna reazione ufficiale da parte del Patriarcato di Costantinopoli alla diffusione del documento.

Il metropolita Mark definisce queste informazioni estremamente allarmanti "se corrispondono alla realtà". Secondo lui, il documento interno del Fanar conferma voci che circolavano da tempo negli ambienti ecclesiastici. Per la prima volta, mostra la portata completa dell'ingerenza nel territorio canonico altrui e la creazione di una struttura scismatica contraria alla Chiesa ortodossa ucraina canonica.

Il metropolita ha ricordato che Petro Poroshenko si era rivolto al patriarca Bartolomeo con la richiesta di creare una chiesa autocefala fedele alle autorità. "Il diritto canonico e il sistema canonico non lo interessavano minimamente", ha sottolineato il metropolita. Il Tomos (la Lettera di autocefalia) non fu emesso per la Chiesa ortodossa ucraina guidata dal metropolita Onufrij, bensì per l'unione del "patriarcato di Kiev" e della "Chiesa ortodossa autocefala ucraina", e senza consultare le altre Chiese locali.

Il metropolita Mark ha inoltre richiamato l'attenzione sul ruolo dello Stato ucraino e delle sue strutture di sicurezza nel legittimare gli "scismatici impenitenti". A suo avviso, il documento rivela la "cecità della leadership del Patriarcato ecumenico", che crede di poter contare su "privilegi eterni". Il metopolita ha anche sottolineato che la posizione del patriarca come "garante dello statuto" priva la nuova struttura dell'indipendenza promessa.

Secondo il metropolita Mark, i rappresentanti del Fanar, incluso il patriarca, dovrebbero "vergognarsi profondamente" per aver permesso alle forze politiche occidentali di trascinarli in azioni contrarie alla coscienza, al diritto canonico e al buon senso. Egli individua la causa nelle ambizioni politiche e nella "sete di privilegi". A suo dire, la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" manca di fedeli attivi e non ha quasi nulla di monachesimo, ma dispone di gruppi di pressione che si appropriano indebitamente di beni ecclesiastici altrui. Il Metropolita ha definito la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" una pura costruzione politica e ha espresso la speranza che il patriarca Bartolomeo, pur consapevole di ciò, riconsideri la sua posizione.

Come riportato dall'Unione dei giornalisti ortodossi, anche il metropolita Mark di Berlino ha affermato che la decisione di creare la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" sotto pressione è illegittima.

domenica 25 ottobre 2026

 Parrocchia 
San Giovanni di Kronstadt
 Patriarcato di Mosca
Castrovillari
 
 
Care e Cari Fedeli:
Domenica prossima, 1° novembre 2026, saremo entusiasti di festeggiare presso la nostra Parrocchia il Santo Patrono a cui è dedicato il Tempio il grande Santo Giovanni di Kronstadt.
Come sapete, abbiamo scelto di celebrare il Patrono in questo giorno per motivi contingenti, in quando ricorre la Sua prima canonizzazione da parte della ROCOR e perchè essendo nel calendario civile giorno festivo domenica, si da la possibilità a tutti i fedeli di essere presenti alla Divina Liturgia e alla processione con le icone del Santo.
Spero tanto che, essendo informati per tempo, non abbiate a trovare giustificazioni per non essere presenti alla festa del Patrono.
Oserei dire che per la festa patronale la vostra presenza fisica è obbligatoria, scusanti varie, per non essere presenti in chiesa, non sono tollerate.
Dimostriamo con cuore aperto a San Giovanni di essergli devoti e di supplicarlo perchè sia nostro intercessore davanti al trono di Dio.
La Divina Liturgia inizierà alle ore 9,30 circa, poi al termine, procederemo a portare in processione le ikone del Santo.
Il Signore Gesù Cristo e il suo fedele Servitore Giovanni di Kronstadt ci proteggano e benedicano la nostra vita.
p. Giovanni 

 


 

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 Il pericolo nascosto del diventare ortodossi di cui spesso non si parla

di Kenneth B.

kennethbwrites.substack.com, 22 aprile 2026

 

L'anno scorso, ho avuto l'opportunità di tenere la classe principale dei catecumeni nella nostra parrocchia. Per chi non ha familiarità con l'Ortodossia, un catecumeno è qualcuno che si sta preparando per entrare nella Chiesa tramite il battesimo.

La parola derive dal greco ατηχούμενος, che significa "colui che viene istruito" o letteralmente "colui in cui si fa eco". L'idea è che la fede non si ferma solo alle orecchie, ma penetra fino in fondo. Durante il loro periodo del catecumenato, le persone ricevono un padrino dalla parrocchia, si incontrano frequentemente con un prete o un diacono, e iniziano ad imparare, in maniera pratica, cosa significa vivere da cristiano.

Nei primi tempi della Chiesa, questo non era un semplice suggerimento - era esplicitamente richiesto. Molti convertiti venivano da ambienti pagani, si pensi alla prostituzione nei templi, ai sacrifici rituali, e a tutto un genere di atteggiamenti che oggi probabilmente ci sconvolgerebbero. La Chiesa non aveva fretta di condurre le persone al fonte battesimale. Le accoglieva, ma si prendeva anche il tempo di plasmarle e formarle. Il cristianesimo non era solo un insieme di idee o credenze. Era una vita che bisognava praticare e imparare.

Ovviamente, oggi le cose sono molto diverse. Eppure, penso che la necessità di una vera formazione sia altrettanto forte. Molte persone che incontrano oggi l'Ortodossia arrivano da contesti diversi, principalmente ambienti protestanti o evangelici. Loro non si portano dietro il fardello dei templi pagani, ma qualcosa di più sottile e, francamente, altrettanto insidioso. Molti hanno preso il vizio di accostarsi alla fede come a un progetto intellettuale.

Li si nota quasi subito. C'è questa energia: leggono, analizzano, confrontano di continuo. Studiano i concili, spaccano il capello in quattro sulla dottrina, traggono distinzioni così precise che si potrebbe pensare che ci sia un premio in palio.

Ho incontrato nuovi arrivati che, in sei mesi, hanno letto più teologia di quella che alcuni ortodossi di lunga data mai leggeranno. Ma sotto tutto ciò, c'è spesso una tacita assunzione: che il cristianesimo sia semplicemente un rompicapo da risolvere, e non un cammino da percorrere.

Non molto tempo fa, un episodio me lo ha ricordato. Dopo una funzione, stavo parlando con degli amici. Uno di loro ha menzionato un giovane che era diventato un catecumeno in un'altra chiesa, e che aveva poi messo in pausa il suo percorso perché aveva deciso di studiare cristologia da solo. Si era impelagato nelle differenze tra gli ortodossi calcedoniani e quelli non calcedoniani. Nella sua ricerca di certezze, si era allontanato proprio dalla vita che sperava di intraprendere, spingendosi addirittura ad affrontare testi antichi che andrebbero letti sotto supervisione di una guida.

Questa storia mi è rimasta impressa. Il protestantesimo, pur con tutti i suoi pregi, tende a presentare la fede come qualcosa a cui si arriva attraverso il ragionamento. In questa visione, la salvezza si riduce semplicemente alle "risposte corrette". La vita cristiana diventa un problema da risolvere.

Ma se aprite i Vangeli, troverete qualcosa di diverso. Gesù dice: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze; e ama il tuo prossimo come te stesso". Non ci chiede mai di padroneggiare ogni sistema teologico o di vincere ogni discussione. Solo amore, semplice a dirsi, difficile da vivere.

Eppure, in tanti vogliono ancora complicare le cose.

Alcuni trattano l'Ortodossia come un grande dibattito. Elencano le dottrine, soppesano i ragionamenti, e cercano l'argomento più valido. Nel frattempo, il lavoro principale, diventare cristiani, è lasciato nella polvere.

Le persone danno la colpa ai social media per questa abitudine. Certo, le infinite discussioni online non aiutano, ma per dire la verità, il vero problema è dentro di noi. Siamo sempre tentati di barattare l'obbedienza per la conoscenza, e l'amore per l'analisi.

Insegnare ai catecumeni mi ha fatto pensare molto al mio lavoro. Naturalmente, io insegno le basi, la storia e le dottrine. Sono cose necessarie. Ma non sono il cuore dell'insegnamento. Ciò che conta di più è mostrare alle persone cosa significa davvero essere un cristiano.

Non è complicato. Significa amare le persone intorno a te, non solo quelle facili. Significa tendere una mano a qualcuno che manca da un po' in chiesa, chiedere come sta, invitarlo a prendere un caffè. È fare piccoli gesti di gentilezza che nessuno nemmeno nota.

Si può memorizzare dottrine e studiare lingue antiche per anni e comunque non avvicinarsi di un centimetro a Cristo. La conoscenza, da sola, non cambia nessuno. E a volte può essere persino d'ostacolo, specialmente se si inizia a pensare che sia tutto ciò che conta.

Diventare davvero ortodossi è più difficile che padroneggiare lingue o vincere dibattiti. Ha a che vedere col lavoro che nessuno vede, le preghiere silenziose, i momenti in cui uno sceglie la pazienza e l'umiltà, il lungo e lento processo di essere trasformati.

La preghiera di Gesù aiuta a plasmare il cuore: "Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me, peccatore". Pregare per le persone che ci hanno fraintesi o che ci hanno mancato di rispetto ci insegna cosa significa davvero amare. Nulla di tutto ciò è spettacolare. Nessuno vuole dibatterne online. Ma è il cuore della vita cristiana.

Alla fine, dobbiamo ritornare a questo, ancora e ancora. Non ad argomentazioni o a infinite distinzioni, non alla continua ricerca di certezze, ma alla semplice ed esigente chiamata ad amare. La maggior parte di noi vi dedicherà tutta la vita e continuerà comunque a non esserne all'altezza. Ma è l'unica strada che ci conduce a Cristo. E francamente, è l'unica che valga la pena di percorrere.

venerdì 23 ottobre 2026

 

Parrocchia Ortodossa

San Giovanni di Kronstadt

Patriarcato di Mosca

Palazzo Gallo  -  P.zza Vittorio Em. II

CASTROVILLARI 

(Cosenza  -  Calabria)

Care e Cari Fedeli:

Vi comunico che domenica 25 ottobre, ricordo dei Padri del VII Concilio ecumenico,

dei santi Probo, Taraco e Andronico e di san Martino di Tour, Tono IV, celebreremo 

la Divina Liturgia, con inizio alle ore 9,30 circa.

Come sempre il Signore ed io Vi aspettiamo presso la nostra Chiesa Parrocchiale 

per cantare le lodi al Signore Gesù Cristo.



   Tropari:                                       

      Светлую воскресения проповедь от Ангела уведевша Господни ученицы и прадеднее осуждение отвергша, апостолом хвалящася глаголаху: испровержеся смерть, воскресе Христос Бог, даруяй мирови велию милость.

Препросла́влен еси́, Христе́ Бо́же наш,/ свети́ла на земли́ отцы́ на́ши основа́вый,/ и те́ми ко и́стинней ве́ре вся ны наста́вивый,// Многоблагоутро́бне, сла́ва Тебе́.

 

Святы́х му́ченик исправле́нием/ Небе́сныя си́лы преудиви́шася,/ я́ко в те́ле сме́ртнем,/ безтеле́снаго врага́ си́лою Креста́,/ подвиза́вшеся до́бре, победи́ша неви́димо./ И мо́лятся Го́споду// поми́ловатися душа́м на́шим.

 

Слава Отцу, и Сыну, и Святому Духу.

 

Православныя веры поборниче, земли Российския печальниче, пастырем правило и образе верным, покаяния и жизни во Христе проповедниче, Божественных Таин благоговейный служителю и дерзновенный о людех молитвенниче, отче праведный Иоанне, целителю и предивный чудотворче, граду Кронштадту похвало и Церкве нашея украшение, моли Всеблагаго Бога умирити мир и спасти души наша.

 

И ныне и присно и во веки веков. Аминь.

Предстательство христиан непостыдное, ходатайство ко Творцу непреложное, не презри грешных молений гласы, но предвари, яко Благая, на помощь нас, верно зовущих Ти; ускори на молитву и потщися на умоление, предстательствующи присно, Богородице, чтущих Тя.

 

 


giovedì 22 ottobre 2026

Dal sito del confratello P. Ambrogio di Torino

  Il Concilio di Creta: un decennio di unità solo di nome

Unione dei giornalisti ortodossi, 21 ottobre 2026

 

decimo anniversario del Concilio di Creta. Foto: Unione dei giornalisti ortodossi

Costantinopoli ha commemorato l'anniversario del Concilio di Creta con una conferenza teologica in Francia. Si è discusso dell'unità dell'Ortodossia, sebbene negli ultimi anni questa sia andata visibilmente affievolendosi.

Dal 5 all'8 ottobre 2026 si è tenuta a Chantilly, in Francia, una conferenza internazionale in occasione del decimo anniversario del Concilio di Creta , dal titolo "Il Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa (2016-2026): Valutazione e Prospettive". L'evento è stato organizzato dal Patriarcato di Costantinopoli. Oltre a vescovi e teologi di diverse Chiese ortodosse locali, all'incontro hanno partecipato rappresentanti di cattolici, anglicani e del Consiglio Ecumenico delle Chiese. La conferenza è stata aperta dal patriarca Bartolomeo e la discussione conclusiva è stata guidata dal metropolita Emmanuel di Calcedonia. Un evento particolare è stata la partecipazione alla conferenza di rappresentanti delle Chiese Locali che non avevano partecipato al Concilio di Creta: la Chiesa antiochena, la Chiesa bulgara e la Chiesa georgiana. Solo i rappresentanti del Patriarcato di Mosca, della Chiesa polacca e della Chiesa delle Terre Ceche e della Slovacchia erano assenti a Chantilly.

Uno dei messaggi del Concilio del 2016 afferma: "La priorità principale del Santo e Grande Concilio è stata la proclamazione dell'unità della Chiesa ortodossa". Ma, per quanto possa sembrare paradossale, è stato proprio dopo il Concilio che la divisione tra le Chiese si è ulteriormente acuita. Dieci anni dopo, c'è certamente un motivo per commemorare l'anniversario, ma c'è ben poco da festeggiare.

Un concilio atteso da mezzo secolo

La preparazione diretta del Concilio iniziò nel 1961 sull'isola di Rodi. Inizialmente, era previsto che si discutesse un'ampia gamma di questioni riguardanti i rapporti interecclesiali e la vita della Chiesa, ma nel corso delle riunioni preparatorie l'ordine del giorno fu gradualmente ridotto e svuotato. In parole semplici, le questioni su cui le Chiese erano in disaccordo vennero eliminate, anche se erano proprio queste questioni di vitale importanza. Per esempio, la discussione sul tema più importante – la procedura per la concessione dell'autocefalia – non ha mai avuto luogo a Creta.

Tutte le decisioni del Concilio del 2016 erano state concordate in anticipo, sebbene in sede di Concilio stesso alcuni dettagli siano stati modificati. Ai critici che chiedevano quale fosse lo scopo di un simile incontro, è stata data una risposta evasiva: la cosa principale, hanno affermato, era riunirsi a un livello così elevato e dimostrare unità, e poi, forse, si sarebbero affrontati i problemi più urgenti.

Tuttavia, le decisioni del Concilio di Creta contenevano due punti che, pur non essendo la ragione principale della sua convocazione, rivestivano comunque grande importanza per i suoi organizzatori. Si trattava dell'affermazione del ruolo speciale del Patriarcato di Costantinopoli nell'Ortodossia e dell'apertura a un ampio dialogo ecumenico, in particolare con i cattolici.

Nel giugno 2016, delegazioni di dieci delle quattordici Chiese autocefale allora generalmente riconosciute si recarono a Creta. Le Chiese antiochena, russa, bulgara e georgiana rifiutarono di partecipare. Le ragioni erano diverse: disaccordo su alcune bozze di documenti e sull'ordine dei lavori, nonché il conflitto tra Antiochia e Gerusalemme sulla giurisdizione ecclesiastica in Qatar. Ciononostante, il Concilio si dichiarò "pan-ortodosso" e adottò sei documenti – sulla diaspora, l'autonomia, il digiuno, il matrimonio, i rapporti con i non ortodossi e la missione della Chiesa – oltre a due messaggi. I partecipanti proposero anche di rendere tali concili un'istituzione regolarmente operativa, cosa che, almeno finora, non si è verificata.

Cosa è stato discusso alla conferenza per l'anniversario

Da dieci anni ormai, il Patriarcato di Costantinopoli insiste sullo status "pan-ortodosso" del Concilio di Creta e sulla validità vincolante dei documenti ivi adottati, anche per quelle Chiese locali che non vi hanno partecipato. Parlando a Chantilly, il patriarca Bartolomeo ha ribadito che il rifiuto di quattro Chiese di recarsi a Creta è stato dettato da "criteri non ecclesiastici" e che il rinvio del Concilio ne avrebbe comportato la cancellazione definitiva .

La discussione si è concentrata principalmente su sei documenti del Concilio di Creta: il loro contributo alla vita della Chiesa, le questioni che hanno risolto e le contraddizioni che hanno lasciato. Le contraddizioni non sono state celate e sono state espresse valutazioni critiche, anche da parte di rappresentanti dello stesso Patriarcato di Costantinopoli.

Per esempio, il metropolita Job (Getcha) di Pisidia si è espresso criticamente sulla posizione del Concilio riguardo a questioni quali lo status ecclesiastico dei non ortodossi, la teologia della persona umana e il rapporto tra rigore canonico ed economia.

"Il Concilio, purtroppo, non è riuscito a pronunciarsi sulla natura ecclesiale dei cristiani che si trovano al di fuori dei suoi confini canonici", ha osservato Getcha. A suo parere, la formula relativa al riconoscimento del "nome storico" di altre chiese e confessioni si è rivelata un compromesso che non ha risolto la disputa teologica. Ha inoltre criticato la decisione di lasciare la regolamentazione dei matrimoni misti ai Sinodi delle singole Chiese, nonché l'approccio scolastico alla distinzione tra rigore canonico ed economia.

L'arcivescovo Joan d'Albania ha sottolineato nella sua relazione che l'unità non deve essere solo professata, ma anche manifestata nei rapporti tra le Chiese. Ha indicato gli estremismi nazionalistici come uno degli ostacoli su questo cammino.

Ecumenismo e primato di Costantinopoli

Due orientamenti principali delle decisioni del Concilio di Creta emergono con chiarezza e sono tuttora oggetto di dibattito: l'approvazione del dialogo ecumenico e la definizione del ruolo speciale di Costantinopoli.

L'ecumenismo, ovviamente, non è nato nel 2016. Ma il documento del Concilio di Creta "Le relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano" ha confermato che la partecipazione degli ortodossi al movimento ecumenico è valutata positivamente.

In particolare, il documento afferma: "La Chiesa ortodossa accetta il nome storico delle altre Chiese e confessioni cristiane non ortodosse che non sono in comunione con essa". Ovvero, anche queste possono essere chiamate chiese. Questa formula ha suscitato timori che la distinzione tra la Chiesa ortodossa e le comunità non ortodosse potesse iniziare a sfumare. Allo stesso tempo, il documento respinge l'idea di "uguaglianza tra le confessioni" e di unità attraverso un compromesso interconfessionale.

Tuttavia, i critici del Concilio vi hanno ravvisarono una concessione teologica. Così, il metropolita Ambrosios di Kalavryta (Chiesa di Grecia) ha accusato gli organizzatori di aver "spalancato le porte all'ecumenismo".

La seconda questione riguarda i limiti del primato del Patriarcato di Costantinopoli. I documenti del Concilio di Creta gli hanno attribuito i seguenti poteri di coordinamento:

1. Presiedere le assemblee episcopali della diaspora. Queste devono essere presiedute da vescovi del Patriarcato di Costantinopoli. 2. Esaminare le questioni che interessano tutta la Chiesa. Le questioni che richiedono una soluzione pan-ortodossa vengono deferite al patriarca di Costantinopoli per ulteriore esame. 3. Risolvere le controversie sull'autonomia. Se sorge un conflitto tra due Chiese locali riguardo all'autonomia di un particolare territorio ecclesiastico, le parti si rivolgono al patriarca ecumenico per cercare una soluzione canonica. 4. Coordinare l'autonomia nella diaspora. L'istituzione di Chiese autonome nella diaspora è consentita solo con il consenso pan-ortodosso, che è garantito dal patriarca ecumenico.

Questi poteri vengono interpretati in modi diversi: alcuni vi vedono mera coordinazione, mentre altri vi scorgono già una pretesa di autorità. A Chantilly la disputa è proseguita – naturalmente, con toni diplomatici. Così, l'arcidiacono Ioannis Chrissavgis (Patriarcato di Costantinopoli) ha affermato: "La conciliarità non significa assenza di leadership. Il consenso non significa paralisi". Un punto di vista leggermente diverso è stato espresso da Carol Saba, rappresentante dell'Assemblea dei Vescovi Ortodossi di Francia: "Certo, nulla si può fare senza il Patriarcato ecumenico. Ma il Patriarcato ecumenico stesso non potrà fare nulla di significativo senza la collaborazione di Costantinopoli con le altre Chiese ortodosse autocefale".

Dove si colloca il confine tra coordinamento e autorità sulle altre Chiese? Il Concilio di Creta non ha dato risposta a questa domanda, e gli eventi successivi l'hanno resa ancora più pressante.

Dieci anni dopo: l'unità che non è mai giunta

Il Concilio di Creta non ha concesso al Patriarcato di Costantinopoli il diritto universale di ricevere appelli dal clero di altre Chiese locali. Ciononostante, Costantinopoli ha rivendicato esplicitamente tale diritto prendendo in considerazione gli appelli di Filaret Denisenko e Makariy Maletich.

L'11 ottobre 2018, il Sinodo di Costantinopoli li ha "reintegrati", insieme ai loro seguaci, nella comunione ecclesiastica e ha revocato la sua Lettera sinodale del 1686 sul trasferimento della Metropolia di Kiev alla giurisdizione della Chiesa russa. E nel gennaio 2019, il patriarca Bartolomeo ha firmato e concesso il Tomos di autocefalia della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

Ovviamente, tali azioni vanno ben oltre il "coordinamento". Costantinopoli ha presentato questi passi come la soluzione allo scisma ucraino, ma lo scisma si è solo approfondito e non è più solo ucraino. La Chiesa ortodossa ucraina e la Chiesa ortodossa russa hanno interrotto la comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli.

Ne è seguito un conflitto in Africa. Il patriarca Theodoros di Alessandria ha riconosciuto la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" nel novembre 2019 e, nel dicembre 2021, la Chiesa russa ha istituito l'Esarcato Patriarcale d'Africa, accogliendo inizialmente 102 membri del clero del Patriarcato di Alessandria provenienti da otto paesi. Alessandria ha definito questo un'invasione della propria giurisdizione , mentre Mosca l'ha definito una risposta alle richieste del clero che non condivideva il riconoscimento della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

La disputa tra Antiochia e Gerusalemme sul Qatar non si è ancora risolta. È vero che nell'ottobre del 2023 le Chiese hanno ripristinato la comunione eucaristica, ma la questione territoriale non è ancora stata definitivamente risolta.

Certo, non ci sono basi per affermare che tutte queste divisioni siano state provocate dal Concilio di Creta. Ma non si può negare che dopo il Concilio del 2016, che avrebbe dovuto affermare l'unità, quest'ultima sia venuta meno.

Conclusione

Come si può dunque raggiungere l'unità, o quantomeno avvicinarsi ad essa? Una delle condizioni necessarie è la concreta incarnazione del principio di conciliarità nella vita della Chiesa. Il metropolita Job (Getcha), nel suo discorso a Chantilly, ha affermato: "Dopo il Santo e Grande Concilio di Creta, si è percepito un senso di ispirazione. Speravamo che esso avrebbe inaugurato una nuova era di conciliarità nella Chiesa ortodossa e segnato l'inizio della convocazione periodica di tali concili ogni sette o dieci anni. Purtroppo, la crisi che la Chiesa ortodossa sta attraversando non ha permesso che questo pio desiderio si realizzasse".

Ma qui Getcha confonde causa ed effetto: non è la crisi a impedire lo svolgimento dei concili, bensì l'assenza di concili che, in larga parte, dà origine alla crisi. Il Patriarcato di Costantinopoli, per qualche ragione, ritiene di essere l'unico ad avere il diritto di convocare concili panortodossi o incontri simili. Il patriarca Bartolomeo è stato ripetutamente sollecitato a convocare un concilio di questo tipo per risolvere il problema della Chiesa ucraina e altre questioni, ma il capo del Fanar si rifiuta ostinatamente. Sostiene di aver già "risolto" il problema – unilateralmente, con il suo Tomos – e che non vi è motivo di convocare alcun concilio. E finché il Fanar manterrà questa posizione, l'unità delle Chiese locali rimarrà solo un "pio desiderio".

mercoledì 21 ottobre 2026

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Cosa fare quando sei spiritualmente abbattuto (s. Nikolaj Velimirovich)

 Dal libro "Risposte alle domande del mondo contemporaneo" di san Nikolaj Velimirovich (+1956) una risposta per chi combatte contro depressione, tristezza e sofferenza.

«Scrivi che sei tormentata da una tristezza invincibile e inspiegabile. Fisicamente sei sana, la tua casa è piena, ma il tuo cuore è deserto. In realtà, il tuo cuore è colmo di una cupa tristezza. Vai, per dovere, a divertimenti e spettacoli, ma questo accresce ancora di più la tua tristezza.

Guardati bene: questa è una malattia pericolosa dell’anima. Essa può uccidere completamente l’anima. La Chiesa considera una simile tristezza come un peccato mortale, poiché, secondo le parole dell’Apostolo, vi sono due tipi di tristezza: una tristezza secondo Dio, che conduce al pentimento per la salvezza, e la tristezza di questo mondo, che conduce alla morte. Nel tuo caso è chiaramente il secondo tipo di tristezza.

La tristezza secondo Dio viene sull’uomo quando egli si ricorda dei propri peccati, se ne pente e grida a Dio. Oppure quando qualcuno si rattrista per i peccati degli altri. Oppure quando qualcuno ha zelo per la fede in Dio e vede con dolore come gli uomini si allontanano dalla fede. Dio trasforma questa tristezza in gioia.

Così Paolo descrive gli Apostoli e tutti i veri servi di Cristo, dicendo che sono come persone tristi, e tuttavia sempre gioiose. Sono gioiosi perché sentono la potenza e la vicinanza di Dio. E ricevono consolazione da Dio. Così dice anche il Salmista: “Mi sono ricordato di Dio e mi sono rallegrato”.

La tristezza dei santi è simile a delle nubi attraverso le quali risplende il sole della consolazione; la tua tristezza, invece, è simile a un’eclissi di sole. Devi aver accumulato molte miserie e piccoli peccati, che hai considerato insignificanti e che non hai confessato né per i quali ti sei pentita. Come una vecchia ragnatela, essi si sono infittiti intorno alla tua anima e sono diventati come un nido per la grande tristezza che la potenza malvagia del demonio alimenta in te con gioia perversa.

Perciò, esamina tutta la tua vita, fai un esame spietato di te stessa e confessa tutto nella confessione. Attraverso la confessione purificherai e arieggerai la casa della tua anima. E dentro di te entrerà l’aria fresca e salutare dello Spirito di Dio. Dopodiché, comincia a compiere con coraggio tutto ciò che è bene. Comincia, per esempio, con l’elemosina fatta nel nome di Cristo. Ricorda: nel nome di Cristo. Cristo vedrà e sentirà questo, e presto ti donerà la gioia, ti donerà una gioia ineffabile, una gioia che soltanto Lui dona e che nessuna tristezza, nessun tormento e nessuna potenza demoniaca può oscurare».

Leggi il Salterio. Esso è il libro per le anime afflitte, il libro della consolazione.

Che il Signore ti doni presto la gioia!