lunedì 20 settembre 2021

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  Conferenza su primato e conciliarità in corso a Mosca

Orthochristian.com, 17 settembre 2021

 

mospat.ru

Ieri è iniziata la conferenza "Ortodossia mondiale: primato e conciliazione alla luce della dottrina ortodossa", nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. La conferenza è organizzata dalla Commissione sinodale biblica e teologica della Chiesa russa.

Alla conferenza hanno partecipato vescovi ed esperti della Chiesa russa e illustri ospiti di altre Chiese locali, come riferisce il Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne.

L'incontro è stato aperto con un discorso di benvenuto di sua Santità il patriarca Kirill, in cui ha notato che Costantinopoli ha semplicemente seppellito tutti gli accordi su come concedere l'autocefalia che erano stati raggiunti a livello pan-ortodosso, prendendo invece per sé questa prerogativa. E nonostante gli sforzi del patriarca Bartolomeo per infrangere l'unità della Chiesa russa, le sue azioni ne hanno effettivamente rafforzato la solidarietà, ha affermato il primate russo.

A sua Santità ha fatto seguito un rapporto di sua Eminenza il metropolita Ilarion di Volokolamsk sulle "rivendicazioni di potere di Costantinopoli come una minaccia per l'unità della Chiesa".

Sono stati presentati anche rapporti di sua Grazia il vescovo Irinej di Bačka (Chiesa serba), sua Grazia il vescovo Silvestr di Belogorod (Chiesa ucraina) e di sua Eminenza il metropolita Andria di Gori e Aten (Chiesa georgiana). Il rapporto di sua Eminenza il metropolita Nikiforos di Kykkos (Chiesa cipriota) è stato letto da un sacerdote cipriota.

Sua Eminenza l'arcivescovo Theodosios di Sebaste (Patriarcato di Gerusalemme) e sua Eminenza il metropolita Isaias di Tamassos (Chiesa cipriota) hanno inviato videomessaggi.

Dopo la prima parte della conferenza, il patriarca Kirill ha ringraziato tutti i relatori e ha offerto il proprio pensiero, sottolineando che basta leggere il "tomos" della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" scismatica per vedere tutte le terribili innovazioni del patriarca Bartolomeo e dei suoi consiglieri.

Se le azioni anti-ortodosse di Costantinopoli non riceveranno una valutazione adeguata dal mondo ortodosso, potrebbero trasformarsi in un pericoloso precedente, dove Costantinopoli continua ad appropriarsi di poteri al di fuori della tradizione canonica, ha sottolineato il primate russo.

La concezione del primato di Costantinopoli è, di fatto, neopapismo, ha aggiunto sua Santità. Il Concilio dei vescovi russi che si riunirà questo autunno dovrebbe formulare una posizione ufficiale nei confronti delle innovazioni di Costantinopoli, ha affermato.

La seconda sessione della conferenza ha incluso molte altre presentazioni da parte di vescovi, chierici e studiosi della Chiesa russa. Anche decine di vescovi provenienti da tutto il mondo ortodosso si sono uniti alla conferenza online.

martedì 14 settembre 2021

Intervista al carissimo confratello padre Ambrogio di Torino.

  Un'intervista dagli archivi della parrocchia

Nel 2011, il nostro amico Gianfranco Suma ha pensato di fare questa breve intervista al parroco, quando era redattore della rivista online ArticoloTre. Poiché l'intervista non è più presente in rete, ve la riproponiamo come un tuffo nel recente passato della nostra parrocchia.

Va bene riferirsi a te come padre Ambrogio?

"Padre" è un comune appellativo di rispetto con cui ci si rivolge ai preti ortodossi. Il mio titolo di prete-monaco sarebbe "igumeno" (si pronuncia "igùmeno"), che letteralmente significa "colui che esercita l’egemonia", ovvero in termini cristiani l’abate di una comunità monastica. Questo non significa che io sia l’abate di un monastero: il titolo è dato a tutti quei preti monaci della Chiesa ortodossa russa che abbiano servito la chiesa per un certo numero di anni (nella pratica, circa dieci anni di onorato servizio).

Il nome di Ambrogio (dal santo vescovo di Milano) è il nome monastico, assunto con la tonsura a monaco (nel 1996). Il mio nome di battesimo è Andrea (tutto si può pensare, ma che genitori torinesi diano il nome di Ambrogio a un loro figlio è davvero improbabile!)

Da quando sei parroco a San Massimo?

La comunità ortodossa che ha dato vita alla parrocchia è stata fondata nel 1993, ben prima della mia ordinazione. Io ho iniziato a servirla come diacono nel 1996 e come prete nel 1997; il passaggio da comunità a parrocchia (e quindi la mia nomina a parroco) ha avuto luogo nell’estate del 2001.

Quando hai sentito la "vocazione"?

Spero che nessuno creda che io abbia iniziato a sentire delle voci...! In realtà molto più prosaicamente uno realizza che potrebbe essere la persona giusta al posto giusto, e quando smette di chiedersi "...e perché io?" e inizia a chiedersi "...e perché no?", allora il momento è arrivato.

Perché hai scelto l’ortodossia invece del cattolicesimo?

Sarebbe una cosa orribile scegliere l'ortodossia invece del cattolicesimo come se fossero due squadre di calcio, o comunque due cose mutualmente esclusive tra loro! Chi fa una scelta del genere è solitamente motivato dal fatto che vede il cattolicesimo nella sua pienezza proprio nella Chiesa ortodossa.

Perché monaco e non prete ortodosso?

A dire il vero sono entrambe le cose, prete e monaco, quindi la domanda non ha senso in questi termini. Si potrebbe piuttosto chiedere perché prete monaco invece che prete sposato: questa è una questione diversa per ciascuno, e dipende dai propri desideri di vita. Ricordo comunque che il monachesimo e il matrimonio sono scelte di modo di vita (scelte diverse, e necessariamente esclusive tra loro) mentre il ministero sacerdotale è una scelta di servizio.

Cosa significa essere monaco ortodosso in Italia?

In Italia significa non avere a disposizione quei grandi monasteri tipici e frequenti nei paesi ortodossi, quindi la scelta monastica (che non ha l'opzione di comunità monastiche stabili e formate) si trova di fronte a due possibilità: o cercare di fondare un piccolo nucleo monastico (con tutte le difficoltà di tipo pionieristico dovute a iniziare qualcosa di totalmente nuovo) oppure servire in modo radicale una comunità di fedeli già costituita, come una parrocchia.

Parlaci della tua comunità cristiana, chi la frequenta?

La parrocchia è frequentata in massima parte da immigrati, ma c’è anche una piccola percentuale di italiani. Gli immigrati sono in maggior parte giovani, con una tendenza a fare molti figli, e tutte le difficoltà a integrarsi in Italia. Noi vorremmo che questa integrazione non si ottenga al prezzo di trasformare le loro chiese in "ghetti" di ricordo nostalgico della madrepatria di ciascuno, ma che siano luoghi dove tutti (a prescindere dal loro paese o lingua o usi di origine) si possano sentire accettati come a casa propria.

Differenze tra cattolicesimo e ortodossia?

Domanda troppo lunga da risolvere qui… abbiamo preparato un libretto di un centinaio di pagine su questo argomento! Il testo è presente sul nostro sito parrocchiale, in una sezione dei documenti dedicata al confronto tra i cristiani.

Rapporti con la Chiesa cattolica?

A Torino sono ottimi per quanto riguarda tutte le chiese ortodosse, grazie a una consolidata tradizione di dialogo e di aiuto reciproco. È grazie all'ospitalità offerta dall'arcidiocesi cattolica di Torino che è stato possibile avviare la maggior parte delle nostre parrocchie.

Quanti monaci siete nella vostra comunità?

Nel 2003 è iniziato un tentativo di affiancare alla parrocchia una comunità monastica, ma le basi sulle quali ha preso piede questo esperimento si sono rivelate ben presto fallimentari. Dei tre monaci iniziali sono rimasto solo io.

Di cosa vive la vostra chiesa?

Direi che vive di grazia di Dio, e non voglio fare retorica: spesso le fasi di difficoltà, anche economiche, si sono risolte nei modi più singolari e inaspettati, in una parola: provvidenziali.

I monaci lavorano?

I monaci e le monache dovrebbero lavorare continuamente, anche se non bisogna ridurre questo principio a un'applicazione banale della produttività materiale. Il principio è quello di una operosità che non lasci tempo per i desideri personali, le distrazioni, le depressioni... anche la preghiera continua si può considerare lavoro, e non manca di portare i suoi frutti.

Come sono organizzate le tue giornate da monaco?

Essendo al servizio di una parrocchia, ovviamente, non ci si può aspettare la regola rigorosa di un monastero. Il principio è quello di essere sempre vigili per una necessità spirituale dei parrocchiani, come un servizio di continua disponibilità: questo varia, ovviamente, a seconda del numero dei parrocchiani e dei loro bisogni specifici.

Parlaci della tua famiglia.

Non è una domanda molto saggia da fare a un monaco, che per definizione dovrebbe lasciarsi definitivamente i legami familiari alle spalle. Tuttavia, i monaci che sono al servizio di parrocchie urbane non devono assolutizzare questo principio. Si può dire che io abbia con la mia famiglia i normali, tranquilli rapporti che potrebbe avere qualsiasi parroco con i propri familiari (nel mio caso, una famiglia in gran parte non particolarmente credente).

Quale reazione hanno avuto i tuoi genitori alla notizia che volevi fare il monaco ortodosso?

Appartengo a una generazione cresciuta in un certo permissivismo, quindi potrei ironizzare sul fatto che i miei genitori avrebbero avuto una reazione simile a qualsiasi mia scelta più o meno onesta: "mah, se ti fa piacere così..."

Tornassi indietro faresti la stessa scelta?

Tutti i giorni, e tre volte la domenica.

Quali sono i rapporti con le altre Chiese ortodosse in Italia?

Nella fase attuale siamo ancora tutti presi dalla fatica di costruire e consolidare le nostre comunità, per cui si può dire che non abbiamo avuto molto tempo per costruire una crescita comune. Ci conosciamo, beninteso, ma spesso abbiamo difficoltà a frequentarci. Una più forte coesione tra noi è un obiettivo importantissimo per il futuro.

Quali sono le difficoltà che incontri nell'esercitare il tuo ministero?

Convincere i fedeli a passare da una mentalità di fruitori di un servizio a una consapevolezza di comunità. È un compito titanico, comunque, soprattutto per chi ha sperimentato tanti cambiamenti tra le chiese lasciate in altri paesi e quelle trovate qui in Italia.

Di cosa ha bisogno la vostra chiesa ortodossa?

Non fare domande come queste a un parroco, se no vengo fuori con la lista dei progetti della parrocchia! Più seriamente, ogni chiesa ha bisogno di essere il luogo dove Cristo e gli uomini si fanno vicini l'uno agli altri... il resto verrà da sé.

I cittadini che desiderano incontrarti, lo possono fare?

Certamente! Visite alla parrocchia (anche organizzate negli orari più comodi per i visitatori), colloqui, discussioni... e ovviamente tutti sono i benvenuti ad assistere alle funzioni. Non c’è limite ai contatti possibili, se non la buona volontà di ciascuno. Come primo contatto, suggerisco di fare una visita al sito Internet della parrocchia e di chiamarmi attraverso la posta elettronica. Le risposte via email si possono preparare con più tranquillità e attenzione, e possono essere buone introduzioni a incontri personali.

 

 

sabato 4 settembre 2021

Dal sito di Padre Ambrogio di Torino.

  Il metropolita Antonij chiarisce la posizione della Chiesa sulla vaccinazione contro il coronavirus

di Ekaterina Filatova

Unione dei giornalisti ortodossi, 1 settembre 2021

 

il metropolita Antonij (Pakanich) di Borispol e Brovary. Foto: antoniy.com.ua

La Chiesa non vieta la vaccinazione, la decisione se farsi vaccinare o meno dovrebbe essere presa da una persona in modo indipendente e volontario, ha affermato il cancelliere della Chiesa ortodossa ucraina.

Il cancelliere della Chiesa ortodossa ucraina, il metropolita Antonij (Pakanich) di Borispol e Brovary, ha presentato nel programma "Chiesa e società" tre posizioni fondamentali della Chiesa ortodossa ucraina sui temi della vaccinazione.

Innanzitutto, il metropolita ha osservato che non esistono documenti ufficiali della Chiesa che vietino ai parrocchiani o al clero di farsi vaccinare contro il coronavirus o altre malattie, e "se sentite che qualcuno vieta le vaccinazioni e lo motiva con il credo religioso, è necessario capire che questo è l'atteggiamento personale di quella persona, non la posizione ufficiale".

A suo avviso, la questione della vaccinazione non è religiosa e ogni persona deve decidere autonomamente se vaccinarsi o meno, tenendo conto dello stato di salute e delle raccomandazioni mediche. Ma la Chiesa ha una serie di posizioni di principio riguardo alla vaccinazione, e il cancelliere della Chiesa ortodossa ucraina le ha espresse ancora una volta.

Innanzitutto, qualsiasi vaccinazione – contro il coronavirus o altre malattie – deve essere volontaria. Una persona può rifiutarla e la legislazione ucraina prevede tale possibilità, ma allo stesso tempo "devono capire che sono responsabili dello stato della loro salute e della loro famiglia".

In secondo luogo, le informazioni sulla composizione del vaccino dovrebbero essere trasparenti e aperte. Il metropolita ha chiarito che i vaccini contro il coronavirus sono ancora "giovani", e le informazioni sulle sostanze di cui sono composti sono pochissime. Allo stesso tempo, è importante per un cristiano sapere se il preparato contiene linee cellulari ottenute da bambini abortiti, divieto fondamentale per un credente.

In terzo luogo, il rifiuto di farsi vaccinare non dovrebbe portare a una restrizione dei diritti umani e delle libertà, e "la Chiesa insiste sul fatto che la questione della vaccinazione non può essere un motivo per limitare i nostri diritti che ci vengono dati da Dio stesso", ha sottolineato il metropolita Antonij.

Come riportato, il papa e il capo del Fanar hanno invitato tutti a farsi vaccinare contro il coronavirus.

giovedì 2 settembre 2021

http://www.ortodossiatorino.net

  Lettera aperta all'Assemblea dei Vescovi

Monomakhos, 1 settembre 2021

 

Saluti in Cristo, vostre Eminenze,

In preparazione all'Assemblea Episcopale di ottobre, abbiamo sentito il bisogno di scrivere questa lettera aperta a nome delle migliaia di altri fedeli cristiani ortodossi che in tutti gli Stati Uniti sono rimasti molto scandalizzati dalle azioni di alcuni dei nostri vescovi e dalla mancanza di azione da parte di altri.

L'arcidiocesi greca

Sin dalla sua intronizzazione negli Stati Uniti, l'arcivescovo Elpidophoros dell'arcidiocesi greca ha suscitato grande scandalo con le sue parole e azioni, in particolare riguardo a quanto segue:

• Celebrazione della Divina Liturgia a Manhattan in un edificio degli episcopaliani (una denominazione che va contro molti insegnamenti dell'Ortodossia) che issava una bandiera del gay pride.

• Riferimenti al patriarca Bartolomeo come il "primo senza eguali" e il "padre spirituale" di tutti i cristiani ortodossi, affermazioni che sono entrambe palesemente false .

• Affermazioni che esiste la possibilità che i coniugi non ortodossi di fedeli ortodossi possano ricevere l'Eucaristia nonostante la loro mancanza di interesse per la cresima.

• Offerte di benedizione per un presidente e una vicepresidente rabbiosamente pro-aborto e pro-matrimonio omosessuale e consegna di premi a politici pro-aborto da parte degli Arconti.

• Marcia con i manifestanti di Black Lives Matter, le cui credenze sono diametralmente opposte all'Ortodossia e al cristianesimo, durante un periodo in cui le nostre parrocchie sono state chiuse.

• Affermazione che ci sono molteplici vie verso Dio, una grande contraddizione per la fede ortodossa.

Tutto ciò è indicativo di un più ampio problema spirituale all'interno del Patriarcato di Costantinopoli e dei molti errori associati al suo patriarca.

Cari vescovi, perché non è stata intrapresa alcuna azione contro l'arcivescovo Elpidophoros? Temete ritorsioni da parte del suo patriarcato? Temete gli uomini più di Dio? Dovete a noi laici una spiegazione.

Sotto attacco

In un momento in cui l'Ortodossia è attaccata dall'esterno, la nostra Fede è attaccata dall'interno.

Perché l'opera di Orthodoxy in Dialogue, di Public Orthodoxy e di coloro che sovrintendono gli studi ortodossi alla Fordham University non ha ricevuto rimproveri pubblici?

Ci sono nella Chiesa anche alcuni laici di spicco che portano avanti un programma simile, tra questi la presbitera Marilisse Mars, nella cattedrale del metropolita Alexios, che promuove attivamente il movimento LGBT nella sua occupazione come "terapista sessuale".

Queste sono sfide alla fede ortodossa attraverso la sovversione, che promuovono programmi completamente estranei al nostro ethos. Quali correzioni hanno ricevuto queste persone?

Mentre i fedeli ortodossi sono rimproverati perché vogliono tenere aperte le nostre parrocchie, queste altre persone continuano a essere autorizzate a imbastardire la fede e a prendersi gioco di essa, apertamente, senza rimproveri da parte vostra, i nostri vescovi.

Restrizioni per il Covid

Molto è già stato detto sulle restrizioni per il Covid che sono state imposte con la forza alla Chiesa: più di recente ne ha parlato una lettera aperta della Fratellanza del Roveto Ardente.

In un momento in cui avevamo più bisogno della Chiesa, avete deciso di chiudere le nostre porte per placare le autorità locali piuttosto che seguire le tradizioni della nostra Chiesa. In effetti, ci avete gettati in pasto ai lupi, standovene rintanati nei vostri appartamenti. Battesimi e cresime sono stati sospesi, i matrimoni sono stati posticipati, l'eucaristia è stata negata ai malati e ai moribondi a meno che il sacerdote non la lanciasse attraverso una porta, e i parrocchiani hanno pianto da soli nelle loro case guardando le funzioni in TV.

Non avete mostrato alcun rimorso per aver alterato il nostro culto attraverso queste innovazioni. Ciò include un divieto assoluto di venerare le icone, da fare invidia agli iconoclasti, privandoci della vita stessa della Chiesa: il corpo e il sangue di Cristo.

Azioni come queste non sono mai state tollerate nella Chiesa ortodossa. Chi deve essere responsabile di tali azioni?

"Il silenzio del clero è ateismo" (san Gregorio Palamas)

I laici sono attenti, Eminenze, e noi "votiamo con i nostri piedi e con i nostri soldi", come si suol dire. Guardate il recente studio fatto sugli effetti del COVID sulle nostre comunità ortodosse. Lo studio ha mostrato uno sbalorditivo calo della partecipazione nelle parrocchie dell'arcidiocesi greca e dell'O.C.A., molte delle quali sono state bloccate. Al contrario, la Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia è cresciuta in modo esponenziale, mentre lottava nella direzione opposta per tenere aperte le porte. "Dai loro frutti li riconoscerete".

In conclusione

Proprio come il clero non può svolgere servizi di culto formali senza la partecipazione dei laici, i vescovi non possono privare i laici della Chiesa su sollecitazione del mondo secolare. Certamente non per quanto riguarda questioni di salute personale!

Com'è possibile che voi possiate criticare e svergognare il vostro gregge al punto da suggerire che siamo colpevoli di omicidio se non indossiamo una mascherina o se baciamo un'icona? Lo Spirito Santo vi ha incoraggiati a costringerci a prendere un farmaco sperimentale che molti medici credono che potrebbe essere letale? E i nostri adolescenti che vanno in giro con la miocardite, a causa dei vaccini, o le donne che hanno perso i bambini nel loro grembo? Quali responsabilità sentite nei loro confronti?

In quanto difensori della fede, abbiamo lo stesso diritto di un vescovo di proteggere la Chiesa. In passato – quando tutti i vescovi cadevano in errore – siamo stati noi, i laici, a mantenere viva la fiamma dell'Ortodossia.

È nostro dovere e nostro diritto proteggere e trasmettere la Fede, e se non prendiamo sul serio queste ingiustizie e indiscrezioni, saremo ritenuti responsabili. Questo non è un appello alla disobbedienza, ma piuttosto un appello ai nostri vescovi perché abbia inizio una conversazione. Il danno arrecato alla fiducia che abbiamo in voi, nostri vescovi, non può essere sopravvalutato.

Dove sono le vostre voci cari padri? Dove stiamo andando, a partire da qui?

"Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue" (At 20:28)

martedì 31 agosto 2021

Dal sito di padre Ambrogio di Torino

  Il cancelliere della Chiesa ortodossa ucraina crede che la saggezza della Chiesa conciliare dovrebbe dare una valutazione alle azioni del patriarca Bartolomeo

Mospat.ru, 24 agosto 2021

 

Giunto in Ucraina, il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli si è rifiutato di parlare con migliaia di fedeli della Chiesa ortodossa ucraina che aspettavano di incontrarlo davanti all'edificio della Verhovna Rada a Kiev. Durante questa visita, che minaccia di aggravare i conflitti e di esacerbare ulteriormente la crisi ecclesiale nel paese, il cancelliere della Chiesa ortodossa ucraina, il metropolita Antonij di Borispol e Brovary, ha parlato con Ria Novosti di quali sviluppi potrebbe aspettarsi la Chiesa canonica e di cosa si potrebbe fare di fronte a tali sviluppi; di come la Chiesa ortodossa ucraina valuta la situazione attuale; se le Chiese locali sono pronte a difendere la purezza della fede e se è necessario continuare il dialogo nel "formato di Amman".

Vladyka Antonij, il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli è arrivato a Kiev in occasione del Giorno dell'Indipendenza dell'Ucraina; e si è parlato anche dell'arrivo di papa Francesco. Cosa pensano i seguaci della Chiesa ortodossa ucraina della visita di questi leader religiosi? È ancora in vigore il rifiuto del vostro clero di partecipare agli eventi organizzati attorno alla visita di Bartolomeo?

A giudicare da quanto dicono i funzionari statali, è improbabile che ci sia la visita di papa Francesco in Ucraina, perché non è stato detto nulla sui preparativi. Quanto alla visita del patriarca Bartolomeo, è stata annunciata diversi mesi fa. Molti esperti prevedono che questo evento accelererà l'aggravarsi della situazione religiosa nel Paese. Questa visita e accoglienza del capo del Fanar al più alto livello politico potrebbe essere presa dai seguaci e sostenitori della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" come un segnale a sostegno dei loro sforzi per l'indebolimento della Chiesa ortodossa ucraina, e questo potrebbe provocare una nuova ondata di attacchi dei predoni alle comunità e alle parrocchie della Chiesa canonica. In questo contesto, abbiamo annunciato che non saremmo stati in grado di prendere parte a un evento programmato nella cattedrale di santa Sofia di Kiev se vi fosse stata presente la delegazione del Patriarcato di Costantinopoli, perché nessun altro se non il Fanar e il suo capo sono responsabili della violazione dei diritti dei fedeli della Chiesa ortodossa ucraina. Come si può condividere la presenza con coloro le cui decisioni hanno portato tanti guai, tanta sofferenza e male a persone che volevano solo preservare intatta la fede dei loro nonni e bisnonni?

Insieme alla firma del cosiddetto Tomos d'autocefalia per la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", è stato sollevato il tema delle "stavropegie" (rappresentanze) da trasferire al possesso di Costantinopoli. Ora, alcuni esperti non escludono la possibilità che in vista della visita del patriarca Bartolomeo, le autorità lo accolgano con un simile "dono": regalargli una chiesa o un monastero della Chiesa canonica come "stavropegia". Quanto sembra reale una tale possibilità e, comunque, è rispettato l'accordo sulle stavropegie e quali degli edifici ecclesiastici della Chiesa ortodossa ucraina sono minacciati?

Nel 2018 è stato firmato un accordo di cooperazione tra l'Ucraina e il Patriarcato di Costantinopoli. Alcuni mass media hanno diffuso informazioni su un supplemento a questo documento con l'elenco delle chiese ucraine che il precedente governo nella persona di Poroshenko aveva promesso di consegnare a disposizione del Fanar. È difficile dire se questa informazione è vera. Tuttavia, dovrei ricordare che nel 2019 il presidente della Verkhovna Rada Andrej Parubij ha parlato pubblicamente della possibilità di consegnare al Patriarcato di Costantinopoli una ventina dei monasteri e delle chiese più antichi e ben mantenuti dell'Ucraina. Tra questi sono stati menzionati la Lavra della Dormizione delle Grotte di Kiev, la Confraternita della Dormizione di Leopoli, il Monastero della Trasfigurazione di Mezhyhirya, la Confraternita dell'Epifania di Kiev e il monastero di Manjava.

I dati presentati dalla Chiesa e dalla polizia ucraina sul numero dei partecipanti alla Processione della Croce nel giorno del Battesimo della Rus' differivano di più volte: la Chiesa ne ha menzionati 350.000; la polizia 55.000. Perché, secondo lei, le cifre sono così diverse?

Negli anni precedenti, era una realtà comune la sottovalutazione intenzionale del numero dei credenti ortodossi che partecipavano alla Processione con la Croce nel giorno del Battesimo della Rus'. C'era da aspettarselo, perché le autorità non volevano che il pubblico in generale sapesse quale sostegno stava ottenendo la Chiesa canonica. Ma tutti i loro sforzi sarebbero stati inevitabilmente infranti da un'unica e stessa prova: i servizi in diretta TV che ritraggono un mare di persone. Sono sicuro che anche quest'anno i fotogrammi dei filmati televisivi che mostrano un fiume umano senza fine che scorre dalla collina di san Vladimir alla Lavra delle Grotte di Kiev parleranno da soli. Pertanto, non c'è bisogno di dimostrare nulla: tutto ciò che c'è da sapere è in evidenza. A proposito, siamo anche grati alla polizia per le cifre annunciate. I suoi precedenti eufemismi mostravano cifre assolutamente ridicole. Per esempio, nel 2018, secondo le informazioni ufficiali, solo 20.000 hanno preso parte alla processione. Quindi, il numero di 55.000 non è affatto male, né il fatto che alla polizia, anche se a loro modo strano, ammettano e prendano atto di un numero sempre crescente di partecipanti alla nostra Processione con la Croce.

Quanto si sentono liberi i parrocchiani e il clero della Chiesa ortodossa ucraina in Ucraina adesso? La vita è diventata più facile o più difficile negli ultimi anni?

Grazie a Dio, non stiamo vivendo le tribolazioni che la nostra Chiesa ha dovuto affrontare nel secolo scorso. Mi riferisco alle repressioni sotto i bolscevichi. Tuttavia, devo dire che i nostri sacerdoti e credenti spesso subiscono violazioni dei loro diritti e libertà. Purtroppo ci sono fatti di violenza diretta e di aggressione contro il gregge della Chiesa canonica. Da quando Poroshenko ha lasciato la carica di presidente, la situazione è leggermente migliorata, ma i problemi non sono scomparsi definitivamente; vengono semplicemente lasciati sospesi in aria. E qualsiasi fattore esterno, per esempio l'esito della visita del patriarca Bartolomeo in Ucraina, potrebbe aggravare la situazione nella chiesa.

In quali regioni la situazione dei sequestri di chiese e della persecuzione della Chiesa canonica è la peggiore? Qual è la dinamica di tali casi nel Paese nel suo complesso? La situazione sta peggiorando sotto Zelenskij? Quante parrocchie sono state sequestrate negli ultimi mesi? Qual è il motivo dietro i sequestri? È possibile il ritorno ai tempi di Poroshenko?

Molto spesso le informazioni su tali reati legali provengono dall'Ucraina occidentale. Alcuni rappresentanti degli enti locali o delle forze politiche radicali, interessati a mantenere il loro gradimento, di solito li sostengono. Va notato che sono diventati più frequenti i casi di illegittima reiscrizione degli statuti parrocchiali che spostano le parrocchie della nostra Chiesa nella giurisdizione della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". A proposito, tale illecito ufficiale di un funzionario dell'amministrazione regionale di Vinnitsa ha portato al tentativo di sequestro di una parrocchia della Chiesa ortodossa ucraina nel villaggio di Verbovets. Persone della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" hanno cercato di irrompere nell'edificio; hanno picchiato il sacerdote cercando di allontanare lui e i fedeli della Chiesa canonica dall'edificio parrocchiale; minacciandoli con punte di ferro affilate; hanno strappato la croce del sacerdote e hanno promesso di "macellare" i credenti della Chiesa ortodossa ucraina come "maiali". Pur essendo presenti e assistendo a questa scena, gli agenti delle forze dell'ordine della polizia nazionale non sono intervenuti a fermare i rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Questo è ciò che veramente scoraggia, poiché l'illegalità, come è noto, genera nuova e maggiore illegalità, provocando una destabilizzazione della situazione religiosa in tutto il Paese.

Sono diventati più frequenti i casi di aggressione contro il clero e i tentativi di sequestro degli edifici ecclesiastici prima della visita del Patriarca Bartolomeo? Si aspetta che divampino durante o dopo la sua visita? Cosa potrebbe dire o fare, secondo lei, il patriarca di Costantinopoli per peggiorare o migliorare la situazione?

Come ho detto prima, si è attivata la reiscrizione illegale delle parrocchie della Chiesa ortodossa ucraina. Ecco un altro esempio recente. L'8 luglio 2021, il presidente dell'amministrazione statale regionale della Volinia Jurij Poguljaiko ha firmato l'ordine n. 406 per registrare nuovamente la parrocchia di san Nicola nel villaggio di Borochiche. Non escludo che questo processo possa ricevere un ulteriore impulso dopo la visita del capo del Fanar in terra ucraina. Dopotutto, il Patriarcato di Costantinopoli non nasconde il suo interesse a riprendere l'interazione strategica con le autorità ucraine, il cui obiettivo clandestino è indebolire le posizioni della Chiesa ortodossa ucraina in Ucraina. A quanto pare proprio per questo motivo, in tutti questi anni, non è giunta una sola dichiarazione del patriarca Bartolomeo né sulla necessità di fermare gli attacchi dei predoni alle parrocchie della Chiesa canonica in Ucraina da parte dei seguaci della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", né sull'inammissibilità dell'uso della forza, delle minacce e delle pressioni contro i credenti disposti a restare fedeli a Dio e alla sua Chiesa.

Quanto è reale la minaccia di rinominare la Chiesa ortodossa ucraina considerando che in precedenza era stata approvata anche una legge al riguardo? Quali leggi discriminatorie per la Chiesa ortodossa ucraina che sono state adottate sotto Poroshenko sono ancora valide? Quale minaccia comportano per i credenti le nuove leggi varate dalla Rada? Può il presidente porvi il veto e abrogare le leggi precedenti, e perché non è ancora stato fatto?

Permane la minaccia di un drastico cambio di nome della Chiesa ortodossa ucraina, perché nessuno ha ancora abrogato questa legge. Il processo è solo sospeso per il momento mentre il rispettivo caso è all'esame della Corte Costituzionale.

Di fronte ad altre misure, come la restrizione del servizio dei cappellani militari della nostra Chiesa, il problema summenzionato si distingue come il più scottante. In caso di riuscita realizzazione dello scenario della ridenominazione forzata, alcune forze otterranno ulteriori possibilità per la ri-registrazione illegale delle proprietà della Chiesa ortodossa ucraina a favore della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Con il supporto amministrativo questo non sarà difficile da ottenere, soprattutto ora che, come è tipico degli schemi di sequestro, la struttura degli scismatici si è data il nome di "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", praticamente identico al nostro "Chiesa ortodossa ucraina". Purtroppo non c'è ancora speranza per un cambiamento qualitativamente tangibile della situazione con la legge discriminatoria. Per qualche ragione sconosciuta, tutti i rami del potere sono riluttanti ad abrogare le norme che contraddicono la Costituzione, sebbene abbiano poteri e giustificazione legale per farlo.

La Chiesa ortodossa ucraina sente un sostegno della comunità internazionale, delle organizzazioni europee e internazionali, della Corte europea dei diritti dell'uomo e di altri?

Noi forniamo alle organizzazioni internazionali informazioni complete sui diversi reati legali. Inoltre, queste organizzazioni registrano alcune violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali dei nostri fedeli. Tuttavia, non posso dire nulla su un supporto significativo fornito da queste organizzazioni.

Ha dei segnali da quelle Chiese locali che non hanno ancora trovato la loro posizione sulla "questione ucraina" – le Chiese bulgara, georgiana e romena? Potrebbero altre Chiese unirsi a quelle che hanno riconosciuto la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina"? Su quali Chiese esercitano una pressione particolare il Fanar e diverse forze dall'estero?

La maggioranza delle Chiese locali ha sperimentato diversi tipi di pressione riguardo al riconoscimento della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Alcune potrebbero mantenere la loro posizione contro le pressioni esterne, altre no, ma anche in quelle Chiese che hanno riconosciuto in tutto o in parte la struttura di Dumenko non c'è unità nel loro rapporto con gli scismatici. Questo è ovvio per l'intero mondo ortodosso. Ecco perché le altre Chiese non hanno alcuna intenzione di estendere il loro riconoscimento alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

All'inizio del 2021, alcuni mass media hanno scritto che la Chiesa ortodossa bulgara era presumibilmente disposta a legalizzare gli scismatici ucraini. Commentando queste voci, il metropolita Gavriil di Lovech ha affermato che il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara ha nominato una commissione speciale per lo studio approfondito dello scisma in Ucraina. La commissione doveva presentare una relazione al Sinodo, ma finora non l'ha fatto9. Inoltre, ha sottolineato che esiste una sola Chiesa canonica in Ucraina: la Chiesa ortodossa ucraina con a capo sua Beatitudine il metropolita Onufrij. Per quanto riguarda la Chiesa georgiana, il saluto del patriarca Ilja, ricevuto di recente dal nostro primate nel giorno del suo onomastico, è evidente. Quanto ai nostri fratelli romeni, direi che manteniamo rapporti buoni e costruttivi.

È stato detto molte volte che il patriarca di Costantinopoli è caduto nello scisma riconoscendo gli scismatici. Il patriarca Bartolomeo è un eretico? Dovrebbe esserci una decisione conciliare su questo tema?

Il Fanar sta promuovendo un concetto di "primo senza uguali" e fa passi verso l'unia con Roma. Ciò solleva molte domande difficili e pertinenti, ma credo che la saggezza conciliare di tutta la nostra Chiesa universale non solo possa, ma debba dare una valutazione per tutte queste azioni.

Quanto è probabile che si verifichi una spaccatura globale nell'Ortodossia mondiale e che si ripeta il "grande scisma" del 1054? In considerazione del fatto che il patriarca Bartolomeo si rifiuta categoricamente di convocare un Concilio panortodosso sul problema ucraino, potrebbero altre Chiese avviarne la convocazione? Pensi che sia possibile, e cosa è necessario perché ciò accada?

I processi avviati dal patriarca Bartolomeo hanno già di fatto distrutto l'unità panortodossa e portato alla divisione le Chiese ortodosse. Un modello assolutamente nuovo di ortodossia mondiale si sta formando davanti ai nostri occhi. In essa si sta preparando un posto centrale affinché il "papa d'Oriente" possa godere di poteri e privilegi senza precedenti. È del tutto evidente che il successo del lancio di questo modello porterà inevitabilmente a cambiamenti profondamente profondi in altri aspetti della vita e dell'attività della Chiesa. In particolare, interesserebbe il lavoro relativo ai fondamenti dell'insegnamento ortodosso. In questo contesto, viene in primo piano la disponibilità delle Chiese locali a tutelare la purezza della fede. Già adesso è chiaro che la visita del patriarca Bartolomeo in Ucraina va ben oltre il quadro di una disputa sulla giurisdizione di un territorio. In questa situazione, la ripresa di un'attività nel "formato di Amman" potrebbe svolgere il suo ruolo, perché questo è il formato in cui le questioni discutibili, per quanto profonde e acute possano essere, potrebbero e dovrebbero essere considerate.

Ha paura che possa scoppiare una nuova grande guerra? Cosa si deve fare per non farla? Chiamerete i politici alla pace?

Tutto è nelle mani di Dio. Come disse a suo tempo san Nikolaj di Serbia, "La guerra dell'uomo contro l'uomo è il risultato della guerra dell'uomo contro Dio". Questa è veramente la ragione principale di ogni grande conflitto o confronto. Partendo da questa verità, dobbiamo tutti essere consapevoli della nostra responsabilità per ogni nostra mossa, ogni parola e decisione. Ciò riguarda in particolare i politici che sono responsabili del destino del loro popolo.

mercoledì 25 agosto 2021

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 Il tomos dei laici della Chiesa ortodossa ucraina al patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli

 

Lei si è avvicinato alle montagne di Kiev, dove il santo apostolo Andrea il Primo chiamato predicò il Logos, adempiendo il comandamento del Salvatore, nostro Signore Gesù Cristo: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e del santo Spirito " (Mt 28:19). In adempimento di questo comandamento, il santo principe Vladimir di Kiev battezzò la Rus' 1033 anni fa. In adempimento di questo comandamento, il suo predecessore, il patriarca Nicola II Chrysovergis (X secolo), inviò un vescovo e dei presbiteri nel nostro paese per battezzare e illuminare il popolo.

Il Patriarcato di Costantinopoli ha portato la fede ortodossa nella Rus'. I fratelli di Tessalonica, Cirillo e Metodio i Pari agli Apostoli, hanno donato ai popoli slavi il Vangelo nella loro lingua madre. I metropoliti greci di Kiev hanno svolto i loro lavori apostolici e hanno fondato la vera adorazione di Dio nel nostro paese. Il Santo Monte Athos ha allevato l'antenato del monachesimo russo, il monaco Antonio delle Grotte, da cui hanno avuto origine tutti i monasteri dell'odierna Ucraina, Russia, Bielorussia e di altri paesi. Le sante reliquie di un altro suo predecessore, il patriarca Athanasios III Patellarios (XVII secolo), il Taumaturgo di Lubensk, che è noto a noi come Athanasios il "Seduto", riposano a Kharkiv. Sono innumerevoli i doni spirituali che il nostro paese ha ricevuto da Costantinopoli, per i quali il nostro popolo sarà per sempre grato al popolo greco.

Tuttavia, cosa ha portato lei personalmente nel nostro paese, in Ucraina? Ha riconosciuto gli scismatici, scomunicati dalla Chiesa, e li ha accolti senza il loro pentimento! Ha concelebrato la Divina Liturgia con persone prive di santa dignità! Ha dato agli scismatici un tomos imperfetto d'autocefalia, che il popolo ortodosso dell'Ucraina non le ha chiesto! Ha portato inimicizia, odio e violenza nel nostro paese! Nel suo nome, militanti crudeli sequestrano chiese, cacciano famiglie di sacerdoti dalle case parrocchiali, picchiano i credenti e commettono altre iniquità! L'Ucraina è immersa in lacrime e spargimenti di sangue per ciò che lei ha portato nel nostro paese!

Ma la cosa peggiore è che lei fa tutto questo nel quadro dell'approvazione di una nuova eresia che il Patriarcato di Costantinopoli sta diffondendo oggi. Questa è l'eresia del papismo di Costantinopoli. Lei si è dichiarato capo terreno della Chiesa, "primo senza eguali", primate con poteri speciali ed esclusivi. Inoltre, sta conducendo tutti i suoi seguaci all'unione con i cattolici, come ha ripetutamente affermato. Molti dei suoi predecessori combatterono contro l'eresia del papismo quando Roma ne fu contagiata. Il patriarca Michele I Cerulario (XI secolo) scomunicò i legati romani e, nella loro persona, tutti coloro che avevano contratto questa eresia. Il monaco Marco di Efeso (XV secolo) ci ha insegnato a non scendere a compromessi e a non condividere l'eresia del papismo. Molti santi e monaci, sia greci che slavi, hanno testimoniato con la loro vita e la loro predicazione la necessità di preservare la purezza della fede ortodossa, perché non può esserci salvezza dell'anima senza di essa.

Pertanto, poiché la terra pia e salvata da Dio dell'Ucraina è rafforzata nell'Ortodossia e le è stato insegnato a rimanere fedele al Vangelo, noi respingiamo la sua pretesa di essere il capo terreno della Chiesa e confessiamo invece che il solo "Cristo è il capo della Chiesa, il suo corpo, di cui Egli è il Salvatore" (Ef 5:23). Rifiutiamo la possibilità dell'unità con Roma senza il pentimento dei cattolici in tutte le loro delusioni eretiche.

Lei ha "abolito" la Chiesa ortodossa ucraina, noi le rimaniamo fedeli! Lei ha rifiutato sua Beatitudine Onufrij, noi lo riconosciamo come nostro primate e arcipastore! A causa delle sue azioni, 144 chiese sono state sequestrate con la forza nel nostro paese, ma ne stiamo costruendo di nuove accanto a loro! Attestiamo davanti al mondo intero che, nonostante le sue decisioni, la Chiesa ortodossa ucraina e il suo primate, sua Beatitudine il metropolita Onufrij, stanno portando avanti la loro missione salvifica sulla nostra terra.

La invitiamo al pentimento per il sequestro della leadership nella Chiesa, che appartiene unicamente al nostro Signore Gesù Cristo, per il desiderio di unirsi ai cattolici, per il riconoscimento degli scismatici ucraini, per il sequestro delle nostre chiese, per il pestaggio dei nostri credenti, per l'inimicizia e l'odio che ha portato nella nostra terra!

Ma nel caso in cui lei faccia penitenza pubblica per tutto quanto sopra, noi, i credenti della Chiesa ortodossa ucraina, accettiamo di continuare a onorarla come primate della Chiesa ortodossa di Costantinopoli, come il primo in onore tra i primati uguali, come l'erede dei santi, che rifulse sul trono di Costantinopoli, e come vescovo di Dio.

In considerazione di ciò, il presente Tomos le è rilasciato a valore permanente, scritto e consegnato a lei nella città salvata da Dio di Kiev per suo ammonimento e pentimento.

21 agosto 2021

I laici della Chiesa ortodossa ucraina

lunedì 9 agosto 2021

Dal Sito del Confratello Padre Ambrogio di Torino.

  Il tomos d'autocefalia ucraino non ha nulla a che fare con Dio

Orthochristian.com, 2 agosto 2021

 

foto: pravoslavie.ru

Tutto ciò che è connesso con il cosiddetto tomos di autocefalia dato agli scismatici ucraini dal patriarca Bartolomeo di Costantinopoli non ha alcun legame con Dio, ritiene sua Eminenza il metropolita Athanasios di Limassol della Chiesa ortodossa di Cipro.

Il vescovo cipriota si è dimostrato uno strenuo difensore dell'Ortodossia in Ucraina sin da quando il Patriarcato di Costantinopoli ha annunciato nel 2018 i suoi piani per sottrarre il territorio della Chiesa ucraina agli stessi fedeli ucraini e per creare una nuova "chiesa" scismatica incentrata sul nazionalismo e sull'inimicizia contro i propri fratelli ucraini.

Dopo che l'arcivescovo Chrysostomos di Cipro ha seguito il patriarca Bartolomeo e si è lanciato da solo a riconoscere la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" scismatica senza il sostegno del Santo Sinodo, il metropolita Athanasios è stato tra coloro che hanno rifiutato di approvare questa decisione non ortodossa e si è astenuto dal concelebrare con l'arcivescovo Chrysostomos fin d'allora. Insieme a molti altri, ha sopportato diffamazioni e minacce sempre più acute da parte dell'arcivescovo per la sua posizione di principio.

Affrontando nuovamente la situazione ucraina in occasione del 1.033° anniversario del Battesimo della Rus' sul canale YouTube Il primo indipendente durante il fine settimana, sua Eminenza ha sottolineato che la Chiesa canonica ucraina dovrebbe ricevere i suoi attuali problemi come una gioia, perché la Chiesa continua a esistere nonostante le difficoltà, il che indica che Dio è con la Chiesa:

Grazie a Dio, ci dà gioia che la Chiesa viva in tempi di persecuzione. Quando la Chiesa vive durante una persecuzione, è una conferma che Dio è con noi, che aiuta la nostra Chiesa.

Le nostre preghiere e il nostro amore sono sempre presenti nella Chiesa ortodossa ucraina e la nostra preoccupazione per le i fedeli è garantire che essi rimangano nella Chiesa ortodossa ucraina. Crediamo che la Chiesa ortodossa ucraina sia rappresentata dal metropolita Onufrij e non dovremmo guardare al dolore e alle preoccupazioni, ma dovremmo guardare alle testimonianze di fede nella Chiesa ortodossa. Questa testimonianza aiuta a vincere tutte le tentazioni che sorgono nella Chiesa. Dobbiamo credere che le nuvole cupe passeranno e che Cristo esalterà la nostra Chiesa e supererà tutti i problemi che esistono ora in Ucraina.

il metropolita Athanasios ha anche sottolineato che il nazionalismo è condannato nella Chiesa, perché la Chiesa è al di sopra di tutti i popoli e le nazioni. "La Chiesa è Cristo. Cristo deve essere nel cuore di ogni persona. Dobbiamo onorare la storia, ma prima di tutto dobbiamo onorare Cristo", ha detto.

Al contrario, la situazione del tomos non porta gioia, ha lamentato il vescovo cipriota:

Questo non ci porta gioia. Ho avuto un atteggiamento negativo nei suoi confronti fin dall'inizio. Mi dispiace molto per quello che sta succedendo ora in Ucraina. Dobbiamo capire che questo passerà nel tempo. Ma ciò che è connesso con il tomos e l'autocefalia non è connesso con Dio. E alla fine passerà. Dio sistemerà tutto e tutto tornerà al suo posto. Dobbiamo capire che ci sono canoni della Chiesa e che i vescovi non canonici non possono essere riconosciuti come canonici. Non abbiamo visto i metropoliti non canonici sotto giudizio, ma sappiamo per certo che il metropolita canonico è Onufrij. Colui che abbiamo riconosciuto prima, lo riconosciamo ora.

Credo che ci siano state azioni sbagliate da parte di un'altra Chiesa. Dobbiamo credere che Dio sistemerà tutto, che i canoni siano al primo posto, e un giorno tutto andrà bene.

"È solo un dato di fatto che dobbiamo essere fedeli [al metropolita Onufrij]", ha detto il metropolita Athanasios.

In precedenti interviste ha anche espresso la sua ammirazione per il metropolita Onufrij, che sta affrontando la crisi ucraina con umiltà, dignità e preghiera.

Sua Eminenza il metropolita Nikiforos di Kykkos, un altro metropolita cipriota che difende l'Ortodossia insieme al metropolita Athanasios, ha pubblicato sulla crisi ucraina uno studio che dimostra che il patriarca Bartolomeo ha agito contro i canoni quando ha invaso il territorio della Chiesa ucraina.

domenica 8 agosto 2021

 GREEN PASS & ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE E PROCEDURALE

Il prof. Beniamino Deidda direttore della Scuola Superiore di Magistratura:
<<In questo Paese tutti ignorano la legge. "O ti vaccinano o ti licenziano" è un reato di estorsione ai sensi dell'articolo 629 CODICE PENALE.
Il corpo umano e la Salute Personale NON SONO SACRIFICABILI per la Tutela della Salute PUBBLICA.
C'è una sentenza al riguardo: Corte Costituzionale - Sentenza 308/1990: “Non è ammesso il sacrificio della salute individuale a vantaggio della collettività".
Ciò significa che il diritto individuale alla salute è sempre salvo, anche a fronte della interesse collettivo GENERALE.
Norimberga 1945:
"La somministrazione di farmaci (i vaccini sono) contro la volontà del soggetto è un crimine contro l'umanità".
Oviedo 2000:
"Un trattamento sanitario (come il vaccino) può essere praticato solo se l'interessato ha dato il suo consenso libero e informato".
Art. 32 della Costituzione, "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento medico se non per disposizione di legge. La legge non può comunque violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
Tribunale di Roma, sez. 6 civile, con ordinanza n. 45986/2020 R.G. del 16 dicembre 2020 dichiara:
- ILLEGITTIMI TUTTI I DPCM dal 31-01-2020;
- illegittimo di metodo e I merito tale stato di emergenza;
- nulli TUTTI gli atti da essi derivanti!.
Il green PASS in Gazzetta ufficiale n.171 del 19 luglio 2021.
Si rappresenta che il decreto legge del 18 maggio 2021 n.65, istitutivo tra l’altro del green pass per le cerimonie civili, non è stato convertito in legge nei termini previsti. In questi casi il decreto legge decade con efficacia retroattiva.
Si sappia che la legge proibisce che vengano rinnovate le norme di un DL non convertito.
Questo, infatti, ce lo spiega molto chiaramente la Legge 400/88.
LA LEGGE NON C'È E NON POSSONO ATTUARE NESSUNA SANZIONE>>
CONCLUSIONE:
Mentono finché possono, ma la verità sta emergendo ed il popolo è sempre più consapevole di questo.
TEMPI DI PROVA E DI TENTAZIONE
I giorni e i mesi che abbiamo lasciato alle spale sono stati di grande difficoltà spirituale per tutti i veri fedeli. Anche il futuro però non promette nulla di buono, anzi.
Abbiamo assistito e assistiamo a un attacco alla Chiesa viva sia dall'esterno sia dall'interno.
Abbiamo visto chiudere i nostri luoghi di culto e la gerarchia non ha reagito, anzi è stata complice.
Abbiamo visto che una parte della gerarchia ha invitato o obbligato il clero a cambiare il modo di somministrare l'Eucarestia, per paura di un virus, mostrando la loro empietà.
Stiamo assistendo alla vaccinazione di molti del clero, invitando anche i fedeli a farlo, cadendo nel peccato di Erode, complici di una scienza atea senza scrupoli.
Ma se la gerarchia tace, per evitare conflitti con il governo, se i sacerdoti tacciono, se i monaci tacciono, o addirittura sono complici di quanto succede, allora chi parlerà?
Allora chi difenderà la fede e la tradizione? Chi difenderà la Chiesa, nostra madre?
Non abbiamo assistito abbastanza senza reagire, senza dissociarci da chi calpesta i Canoni e la fede?
Non abbiamo assistito, quando hanno chiuso le chiese, alla privazione dei sacramenti vivificanti della Chiesa, per paura?
Non abbiamo assistito alla bestemmia di chi ha cambiato il metodo della Santa Comunione e di chi si affida ai disinfettanti piuttosto che a Dio?
Non abbiamo visto privare i fedeli dalla venerazione di icone sacre, reliquie e altri oggetti o vasi sacri?
Non abbiamo visto il mascheramento iconoclasta della nostra gente?
Non abbiamo visto esortare o richiedere da parte di alcuni del clero ai fedel di iniettarsi iniezioni sperimentali, in particolare quelle prodotte e/o testate su linee cellulari fetali abortite?
Non abbiamo visto e sentito abbastanza?
Non abbiamo pazientato abbastanza a vedere la nostra Chiesa perseguitata?
È arrivato il momento della testimonianza è del martirio, se sarà necessario, per tutti noi.

 

Chiese e monasteri ortodossi rimangono nella lista dei siti a rischio dell'UNESCO nonostante le proteste del Kosovo

Orthochristian.com, 3 agosto 2021

 

affreschi del Monastero di Gračanica. Foto: Twitter

Quattro chiese e monasteri medievali serbo-ortodossi rimarranno nella lista dell'UNESCO dei siti del patrimonio mondiale in pericolo nonostante le proteste delle autorità del Kosovo, secondo la decisione della 44a sessione del Comitato del patrimonio mondiale dell'UNESCO tenutasi di recente a Fouzhou, in Cina.

Pertanto, si continuerà ad applicare un monitoraggio rafforzato ai monasteri di Visoki Dečani e Gračanica, al patriarcato di Peć e alla cattedrale della Madre di Dio di Ljeviš almeno fino alla 45a sessione del prossimo anno, e l'UNESCO continua a riconoscere la responsabilità della Serbia per i siti, come riferisce la metropolia del Montenegro della Chiesa ortodossa serba.

La leadership albanese del Kosovo ha fatto appello all'UNESCO a maggio per rimuovere i quattro siti dall'elenco dei siti in via di estinzione e per smettere di chiamarli "serbi", ma piuttosto come "kosovari". Ha inoltre invitato Europa Nostra a rimuovere il monastero di Visoki Dečani dalla sua lista dei sette siti del patrimonio culturale più a rischio in Europa, affermando che il sito serbo ortodosso è stato aggiunto sotto pressione politica e che la sua inclusione nell'elenco danneggia l'immagine del Kosovo.

Il Kosovo cerca di appropriarsi delle chiese serbe per cercare di costruire la propria identità e cultura, ha detto sua Grazia il vescovo Teodosije di Raška e Prizren.

Il ministro della cultura della Serbia, nonché ambasciatore presso l'UNESCO, Tamara Rastovac Siamashvili ha richiamato l'attenzione sulla decisione dell'UNESCO, affermando che è estremamente importante "perché conferma la continua grave minaccia a queste proprietà, che la Repubblica di Serbia costantemente sottolinea".

I monasteri di Visoki Dečani e Gračanica, il patriarcato di Peć e la cattedrale della Madre di Dio di Ljeviš sono stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO dal 2004 e sono stati inclusi nella lista dei siti a rischio di estinzione dal 2006.

Il Comitato del patrimonio mondiale ha elencato i criteri che hanno portato i siti ad essere iscritti nell'elenco a rischio: mancanza di status giuridico della proprietà; mancanza di una zona cuscinetto legislativa; mancata attuazione del Piano di gestione e di una gestione attiva; difficoltà nel monitoraggio della proprietà a causa dell'instabilità politica, della situazione postbellica, della mancanza di guardie e di sicurezza e di uno stato insoddisfacente di conservazione e manutenzione delle proprietà.

 

mercoledì 21 luglio 2021

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  Metropolita Ilarion: il patriarca di Costantinopoli ha condotto il dialogo ortodosso-cattolico a un punto morto

Mospat.ru, 12 luglio 2021

 

L'incontro di fine giugno tra papa Francesco e una delegazione del Patriarcato di Costantinopoli guidata dal metropolita Emmanuel di Calcedonia ha sollevato una nuova ondata di discussioni sulle prospettive di un accordo tra Fanar e Vaticano sulla "unità" tra la Chiesa cattolica romana e i cristiani ortodossi.

Su richiesta di Ekaterina Gracheva, conduttrice del programma televisivo "La Chiesa e il mondo", il metropolita Ilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ha offerto i suoi commenti su questo argomento. Ha sottolineato che si trattava di un incontro annuale regolare: nel giorno della festa dei santi Pietro e Paolo (secondo il calendario occidentale) una delegazione del Patriarcato di Costantinopoli arriva a Roma per incontrare il papa.

In merito alle ripetute dichiarazioni del Fanar su una certa imminente unità con i cattolici romani, il metropolita Ilarion ha affermato che in passato c'era già stato un caso in cui il Patriarcato di Costantinopoli aveva firmato un'unione con la Chiesa romana. "Questo accadde al Concilio di Ferrara-Firenze a metà del XV secolo. In seguito, l'unione fu ripudiata dalle Chiese ortodosse locali e alla fine anche da Costantinopoli. Pertanto, non possiamo escludere la possibilità che Costantinopoli possa stipulare unilateralmente una sorta di accordo con la Chiesa cattolica romana o qualsiasi altra Chiesa. Tanto più che il patriarca di Costantinopoli ha parlato recentemente di alcune prerogative speciali, di cui non sapevamo nulla, ma che gli sarebbero state concesse dagli apostoli, e di cui non discuterà", ha detto sua Eminenza.

Il metropolita Iilarion ha sottolineato che questo tipo di punti di vista ha già causato i deplorevoli sviluppi in Ucraina, quando unilateralmente, senza consultarsi con le Chiese locali e contro la loro volontà, il patriarca Bartolomeo ha commesso un atto anticanonico che ha provocato lo scisma nel mondo ortodosso.

"È possibile aspettarsi che lo scisma dell'Ortodossia mondiale diventi sempre più profondo, se il patriarca di Costantinopoli continua a distinguersi sempre di più e ad elevarsi sempre più all'altezza dei diritti e dei privilegi speciali che egli ha attribuito a stesso", ha affermato il presidente del Dipartimento.

Sua Eminenza Ilarion ritiene che sia un grande problema per il dialogo ortodosso-cattolico il fatto che nelle sue relazioni con la Chiesa cattolica romana il patriarca di Costantinopoli si posizioni a capo dell'intera Chiesa ortodossa. Soprattutto ora che l'unione eucaristica è rotta all'interno della Chiesa ortodossa a causa delle mosse anticanoniche del patriarca Bartolomeo, egli non può rappresentare né la Chiesa ortodossa russa, che lo ha escluso dai suoi dittici, né altre Chiese ortodosse che non sono d'accordo con la sua politica. "Può rappresentare solo la Chiesa di Costantinopoli. Probabilmente potrà rappresentare anche quelle Chiese che lo autorizzeranno a farlo. Ma questa non sarà la maggioranza dei fedeli ortodossi, ma solo una piccola parte di essi", ha sottolineato il metropolita Ilarion.

Un altro problema importante per il dialogo con i cattolici è causato dal fatto che "negli ultimi anni il patriarca di Costantinopoli ha cercato di utilizzarlo per rafforzare il suo primato nella Chiesa ortodossa, che di fatto altro non è che il primato di onore, ma che vuole trasformare in una parvenza di autorità papale nella Chiesa cattolica romana", ha affermato il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca.

"L'Ortodossia non ha mai avuto un unico capo supremo per tutte le Chiese ortodosse", ha sottolineato il metropolita Ilarion. Ha sottolineato che il nuovo insegnamento che è ora attivamente propagato da Costantinopoli suscita disapprovazione nelle Chiese ortodosse locali e ha già portato allo scisma. Inoltre, "è il motivo per cui il dialogo ortodosso-cattolico romano è arrivato a un punto morto".

martedì 13 luglio 2021

https://luceortodossamarcomannino.blogspot.com, sito del caro confratello Marco Giorgi sul ruolo della " moglie del prete".

 

La felicità della presbitera è l'amore per il culto (Maria Podlesnaya)

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pubblichiamo in italiano alcune interessanti riflessioni di Maria Podlesnaya, da Pravoslavie.ru, sul ruolo della moglie del sacerdote e su come vivere in modo realistico, verace e puro questo cammino particolare

Ci sono molti luoghi comuni su come dovrebbe essere una "buona matushka" (moglie del sacerdote, ndt). Internet e letteratura ortodosse non fanno altro che creare un immaginario pericoloso nella mente delle ragazze che sposano i seminaristi o chi è già in cammino verso il sacerdozio. Tutti questi testi eccitano la mente delle donne sulla "grande croce" e la "immensa responsabilità" della presbitera, e sebbene vi siano delle verità - anche dettate dalle esperienze personali - molti di questi articoli sono arricchiti da immagini stereotipate, da drammi appiccicosi, superficialità superflue, e sinceramente possono essere pericolose per una giovane donna che si interessa a "cosa sarà" quando il suo uomo diventerà un consacrato. Credo che non si parli a sufficienza con profondità di questo argomento nell'Ortodossia contemporanea, e con mio grande rammarico ho visto una totale mancanza di riflessioni adeguate. Volevo condividere, per questo, la grande gioia di essere una presbitera, e su come è estremamente importante conoscere e capire. Innanzi tutto, lasciatemi dire che alcuni luoghi comuni sono davvero scandalosi. "una matushka deve essere buona e premurosa coi parrocchiani" si legge sempre. Certo, deve. Ma ogni cristiano deve essere "buono e premuroso" con gli altri! Non è necessario per una donna che sia una presbitera per mettere in atto i comandamenti d'amore di Cristo. Sembra quasi che prima dell'ordinazione del marito la donna sia infida, odiosa, buia... e dopo sia un faro di luce e una manna dal Cielo, in virtù dell'ordinazione del marito. Amici miei, questo è un problema. Non si può davvero scrivere, perché le ragazze ortodosse che leggono questo hanno un cataclisma interiore. Sii sorridente e gentile solo perché hai un ruolo in chiesa, perché tuo marito è stato chiamato a questo ruolo da Dio. Seppellisci tutto dentro di te, velati il capo e guarda con gli occhi bassi perché sei una matushka. Ecco, io trovo anche solo il concetto come qualcosa di nauseante. Ho anche letto altre cose da "esperti" e "saggi": il concetto della "grande croce" del matrimonio del chierico. Dicono: "ecco vedi, tuo marito sarà chiamato nel cuore della notte per portare la comunione a qualcuno, e tu dovrai sopportare tutto e amarlo sempre". Ma perché un chirurgo, un poliziotto coi turni notturni, una guardia di frontiera, un musicista in tournée non lavora di notte? Perché creare questo alone di dramma senza motivo? "il tuo matrimonio è una croce, un lavoro". Ogni matrimonio porta con sé delle croci, ma se si vive il matrimonio con letizia e gioia, la croce è sopportabile, che tu sia la moglie di un soldato, di un medico, di un ministro o di un sacerdote. Alle volte questo falso pathos lo sente dire in giro: "lei è una matushka" come se fossimo delle eroine, la moglie di un qualche ufficiale con molte medaglie. Adesso invece questa cosa mi mette in imbarazzo. A volte può sembrare attraente, il nostro status, per una ragazza giovane. Ma non pensiamo troppo su. 

Eppure non ho mai sentito dire da nessuno di questi "pensatori informati" che cosa davvero conta nella vita di una moglie di un prete. Me lo sentii dire da mio marito - guarda caso! - il giorno della sua consacrazione, dopo i saluti e gli applausi, durante una nostra conversazione privata. La moglie di un prete dovrebbe amare innanzi tutto il culto e la divina liturgia. E' impossibile trascrivere cosa significhino davvero queste due parole, quanto la quotidianità della nostra condizione si basi su questo: amare la liturgia. L'amore per i divini servizi è la felicità della presbitera, e su questo dovrebbe riflettere ogni ragazza che si affaccia a questa prospettiva di vita. E questo non significa essere la direttrice di un coro, o sapere a memoria tutti i tropari delle feste. Affatto. Ama ciò che tuo marito farà per tutta la vita. In questo modo, le "croci" del servizio di tuo marito non saranno affatto pesanti, ma saranno la quotidianità, la realtà della tua vita. Essere consapevoli che il marito prete cercherà sempre di rendere il suo servizio più pieno, migliore, e quindi anche noi siamo chiamate, in un certo senso, a questo. E' meglio pensarci prima, se hai abbastanza forza da sopportare tutto questo. 

Quanto è bello sentire la voce che ami di più sulla faccia della Terra, quella di tuo marito, pronunciare le parole eterne che riverberano nella chiesa: benedetto il Regno... ecco che quindi vedi il tuo sposo, l'essere più caro al mondo per te dopo Iddio, cosa c'è di più caro al mondo che la consapevolezza che Cristo è nelle mani del tuo sposo? Se puoi sopportare questo, tutte le difficoltà e gli impegni si illuminano. Ecco che dovrebbe scaturire dal nostro cuore, una preghiera per lui: servi, amore mio, servi il Signore, che tu abbia questa forza per sempre, e il Signore ci darà tutto ciò che ci serve!  Guarda come alle cinque del mattino, di domenica, arrivi con tuo marito in chiesa e lui, nella sua tonaca nera, legge le preghiere di preparazione davanti alle porte regali del tempio. Che gioia poter guardare in silenzio ciò che tuo marito ama fare! Prima della veglia per un qualche santo, prega sempre quel santo che dia forza al vostro matrimonio, a tuo marito, alla chiesa intera. "Portare la comunione a mezzanotte" ecco che diventa un evento gioioso, non un peso. Un moribondo ha appena ricevuto Cristo dalle mani di tuo marito. Ci può essere una letizia più grande? ecco che questi "esperti matrimoniali" mi suonano sempre più strani. La felicità risiede nel culto, nell'amore per la vita del marito. Se ami la liturgia, renderai il servizio di tuo  marito molto più semplice. Se ami Dio, non ti sarà pesante. Anzi, sarà fonte di gioia per noi Iddio Benedetto, nella cui letizia noi ci rallegriamo.