mercoledì 23 gennaio 2013

Dal sito della Chiesa Ortodossa Russa

Natale di persecuzione per gli ortodossi del Kosovo


Dichiarazione del servizio di comunicazione del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca 

Secondo quanto reso noto dal servizio stampa della diocesi di Raška-Prizren della Chiesa Ortodossa Serba, il 7 gennaio 2013, durante le celebrazioni del Natale, il servizio di polizia dell’auto-proclamatasi “Repubblica del Kosovo” ha fatto irruzione nel monastero di Gračanica. Il vescovo della diocesi di Raška e Prizren Feodosij non era stato preventivamente informato dell’intervento della polizia.
L’imbarazzo, la paura e la confusione che l’azione inaspettata dei poliziotti ha causato tra i credenti sono stati aggravati dall’arresto di diversi cristiani ortodossi, che in quel giorno erano riuniti nel monastero di Gračanica per il servizio di Natale. Alcuni serbi, senza alcuna accusa concreta, sono stati arrestati e portati a Pristina per essere interrogati, dove, secondo uno di loro, sono stati picchiati dalla polizia. La gravità delle lesioni ha richiesto il ricovero in un ospedale locale. Qualunque sia stato lo scopo del raid della polizia, è inammissibile il fatto che esso sia avvenuto durante le celebrazioni della grande festa cristiana tra le mura del monastero, che è uno dei più antichi e importanti centri spirituali e culturali del Kosovo e della Metohija.
È impossibile non rimanere turbati dagli arresti dei credenti ortodossi nel giorno di Natale e dal trattamento disumano verso di loro, tanto più che la polizia fino ad oggi non ha ritenuto necessario motivare pubblicamente l’arresto.
Alla luce di questi fatti è ancor più sconcertante la totale passività manifestata dalla polizia della “Repubblica del Kosovo” a Djakovica, dove il 6 gennaio 2013 un gruppo di appartenenti al movimento albanese “Autodeterminazione” ha bloccato le vie di accesso al monastero ortodosso della Dormizione della Beata Vergine Maria, impedendo così ai fedeli di partecipare alla funzione.
Nell’esprimere solidarietà ai fratelli ortodossi, vittime di tali gravi oppressioni durante la grande festa della Natività di Cristo, riteniamo indispensabile che al vescovo di Raška-Prizren Feodosij e alla madre superiora del monastero di Gračanica siano presentate le scuse ufficiali della polizia per le azioni scorrette dei suoi uomini e ai mezzi di informazione siano fornite esaurienti spiegazioni dell’accaduto.
L’incidente ha dimostrato ancora una volta il disprezzo profondo delle autorità della non riconosciuta repubblica verso le tradizioni religiose della minoranza serba, così come la riluttanza a rispettare e proteggere i diritti dei cristiani ortodossi che vivono in Kosovo e Metohija.

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