mercoledì 15 giugno 2016

Ufficiature Festa della santa Pentecoste .

Con larghissimo anticipo comunico che domenica prossima grande Festa della Santa Pentecoste, la discesa del Santo Spirito e dono delle lingue.
Ecco la sequenza delle sante ufficiature:
Sabato 18 alle ore 18,00 : Vespro (Vecernie)
Domenica 19 ore 09,30 : Divina Liturgia
Domenica 19 ore 18.00 : Vespro (Vecernie) dell'inginocchiamento.

Spero che non ci siano scuse per mancare a festeggiare in modo degno questa grande festa del calendario ortodosso. 
Essere ortodossi vuol dire mantenere fede alle proprie tradizioni, anche se non si vive nella propria Patria di origine.
Quindi ovunque sia una Chiesa, una Parrocchia ortodossa, sia 
presa d'assalto dai FEDELI della Santa Ortodossia per essere vicini a Cristo ed allontanare così le provocazioni, gli abbagli, le offerte materiali del demonio.
Prima andiamo a pregare e pensiamo allo spirito, poi insieme appassionatamente tutti a festeggiare umanamente. Ma prima pensiamo allo spirito che è l'unica cosa che non muore mai e poi il corpo che è destinato a ridiventare polvere.
Teniamo in mente cosa successe al ricco Epulone, che ha pensato solo al corpo dopo aver riempito i granai, gli otri, le giare: "Il Signore gli disse non ti preoccupare questa notte stessa avrai ciò che ti meriti......... la morte e l'inferno"
Non imitiamo Epulone, ma consci dell'esempio della sua vita, per non fare la sua fine, corriamo a rinfrescare il nostro spirito con l'amore e la gioia che solo Cristo ci può e saprà dare.
Lo Sposo, ricordiamolo, può arrivare da un momento all'altro, non facciamoci trovare impreparati nel riceverlo. 
A coloro che insistentemente ci tirano per la giacca proponendoci solo materialità e piaceri terreni rispondiamo: "Non di solo pane vive l'uomo.....".
Care Fedeli, Cari Fedeli, cosa vale riempirci il ventre quando poi perderemo l'anima?
Il Signore sia con tutti voi, vi benedica e vi protegga. Amìn !!!!

mercoledì 8 giugno 2016

Decisioni del Santo Sinodo della Chiea Ortodossa di Antiochia sul futuro "Sinodo Ortodosso" a Creta. Articolo estratto dal Sito del confratello P. Ambrogio di Torino.

Dichiarazione della segreteria del Santo Sinodo antiocheno
Dalla pagina Facebook del patriarcato di Antiochia

  

 
Balamand, 6 giugno 2016
Decisione
Nella sequenza della sua settima sessione straordinaria ancora aperta dal 25 maggio 2016, il Santo Sinodo del patriarcato di Antiochia ha tenuto il 6 giugno 2016 una riunione presieduta da sua Beatitudine il patriarca Giovanni X e in presenza delle loro Eminenze i vescovi, per studiare le posizioni delle Chiese ortodosse locali legate al Santo e Grande Concilio pan-ortodosso (citato qui di seguito come "il Grande Concilio") e ai punti elencati nel suo ordine del giorno, e al fine di decidere l'appropriata posizione antiochena a questo proposito, prendendo in considerazione la decisione del Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico del 31 maggio 2016 sulla "formazione di un comitato di rappresentanti delle Chiese di Antiochia e di Gerusalemme, con il Patriarcato ecumenico come responsabile del coordinamento, che si riunirà subito dopo il Grande e Santo Sinodo", per trovare una soluzione alla violazione da parte della Chiesa di Gerusalemme dei confini giurisdizionali canonici della chiesa di Antiochia nell'Emirato del Qatar.
Dopo aver considerato le posizioni delle Chiese ortodosse autocefale, i padri del Sinodo antiocheno hanno realizzato:
1. Che le posizioni di un certo numero di queste Chiese riguardo alla maggior parte dei problemi elencati nell'ordine del giorno del Grande Sinodo sono ancora divergenti, e che un certo numero di Chiese rifiuta alcuni documenti, come presentati al Grande Concilio nella loro forma attuale; lo hanno detto in decisioni chiare ed esplicite prese dai rispettivi santi sinodi;
2. Che un certo numero di Chiese sta esprimendo riserve essenziali per quanto riguarda gli aspetti organizzativi del Grande Concilio, così come i suoi costi finanziari, e per quanto riguarda il modo di applicare gli accordi raggiunti dai primati delle Chiese ortodosse a Chambésy nel 2016;
3. Che la Chiesa bulgara ha emesso, il 1 giugno 2016, una decisione sinodale in cui ha menzionato le sue riserve e ha chiesto a sua Santità il Patriarca ecumenico di rinviare la convocazione del Grande Concilio a una data successiva, continuando nel frattempo attivamente i suoi lavori preparatori, altrimenti si asterrà dal prendervi parte;
4. Che la Chiesa della Rus', il 3 giugno 2016, ha preso una decisione sinodale che suggerisce di convocare una conferenza precedente alla data del Santo Concilio al fine di studiare i problemi irrisolti e raggiungere un consenso sulle osservazioni delle Chiese sui documenti sinodali. Questa decisione ha anche sottolineato il rispetto del principio di consenso attraverso la partecipazione di tutte le chiese autocefale a questo Concilio;
The fathers of the Holy Antiochian Synod also noticed:
I padri del Santo Sinodo antiocheno hanno anche notato:
1. Che le osservazioni e le riserve della Chiesa antiochena relative ai regolamenti interni del Grande Concilio e le decisioni prese dalla Sinassi dei primati delle Chiese ortodosse autocefale tra il 21 e il 28 gennaio 2016 (entrambi documenti non firmati dalla Chiesa ortodossa antiochena) non sono state prese in considerazione fino ad ora, in contrasto con le regole osservate nel lavoro ortodosso comune adottato da sua Santità il Patriarca ecumenico Atenagora I, quando ha lanciato la preparazione per il Grande Concilio, e che si concentra sulla necessità di un accordo unanime delle chiese autocefale su tutte le decisioni;
2. Che il documento relativo al sacramento del matrimonio e i suoi impedimenti è ancora elencato nell'ordine del giorno del Grande Concilio, anche se non è stato firmato dalla Chiesa di Antiochia e dalla Chiesa della Georgia;
3. Che la questione della diaspora è stata inserita nell'ordine del giorno del Grande Concilio, senza alcuna valutazione del lavoro delle Assemblee episcopali, nonostante il ripetuto appello antiocheno a una riunione straordinaria per valutare l'attività di queste assemblee e suggerire soluzioni ecclesiali convenienti prima della riunione del Grande Concilio. Queste assemblee erano state create "come un passo transitorio per preparare il terreno per una seria soluzione canonica alla questione della diaspora, a condizione di essere limitate al periodo di preparazione al Grande Concilio che troverà una soluzione canonica a questa materia" (paragrafo 1 .b. del testo della decisione relativa alla diaspora ortodossa deciso dalla quarta Conferenza ortodossa preconciliare, Chambésy, 6-12 giugno 2009). Pertanto, è necessario valutare il lavoro di queste assemblee prima della convocazione del Grande Concilio, in modo che il Concilio non debba affrontare direttamente il problema della diaspora e delle assemblee episcopali senza preparazione pre-conciliare;
4. Che la questione del "calendario della Chiesa e dell'unificazione della data della celebrazione della Pasqua" è stata rimossa dall'ordine del giorno, nonostante la sua importanza per il gregge ortodosso della sede antiochena, che attende dalla Chiesa ortodossa universale una posizione pastorale a tale riguardo;
5. che la sezione legata alla valutazione del dialogo con gli altri cristiani, e che avrebbe dovuto essere redatta presto, prima della convocazione del Grande Concilio, al fine di essere inserita nel documento sulle "relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano", non è stata redatta né approvata fino a oggi;
6. Che il contenuto del documento "l'autonomia e i mezzi per proclamarla" ha bisogno di approvazione prima di essere messo all'ordine del giorno del Grande Concilio;
7. Che l'ultima fase pre-conciliare è stata caratterizzata dall'assenza di un contributo reale ed efficace delle Chiese ortodosse al lavoro preparatorio, da un ritmo lento del suo segretariato e dalla mancanza di chiarezza per quanto riguarda la programmazione e lo svolgimento delle sessioni, cosa che presenta un possibile rischio di fallimento delle sessioni sinodali;
8. Che l'ultima decisione del Patriarcato ecumenico del 31 maggio 2016, che suggerisce di rinviare la soluzione del contenzioso con il Patriarcato di Gerusalemme fino a dopo il Grande Concilio, trascura l'iniziativa del Patriarca ecumenico (5 aprile 2016) e la risposta antiochena ad essa, e ignora la profondità della questione e dei suoi effetti sul Santo e Grande Concilio ortodosso. Il Santo e Grande Concilio ortodosso non può avere luogo mentre la comunione tra due Chiese apostoliche è rotto, dato il carattere eucaristico di questo Concilio. La pubblicazione di questa decisione prima della convocazione del Concilio lascia alla Chiesa antiochena la sola e unica scelta inaccettabile di partecipare al Grande Concilio senza concelebrare all'eucaristia perché non è stata trovata una soluzione alla presente violazione commessa dal patriarcato di Gerusalemme da più di tre anni (si veda la dichiarazione del Sinodo antiocheno del 1 giugno 2016 riguardo a questa controversia).
9. Che la questione della violazione del patriarcato di Gerusalemme ha preso dimensioni preoccupanti e pericolose a causa delle dichiarazioni del patriarcato di Gerusalemme nella sua corrispondenza con il patriarcato di Antiochia, in cui si menziona che altre aree entro la giurisdizione canonica della sede antiochena appartengono al patriarcato di Gerusalemme;
E dato il fatto che la Chiesa di Antiochia ha investito notevoli sforzi per preservare l'unità ortodossa, e questo è ciò che ha assicurato e ha ribadito fin dal lancio dell'idea del Grande Concilio nel 1961, ed è rimasta fedele al percorso e all'approccio di patriarchi Elia IV e Ignazio IV di tre volte beata memoria, che hanno ampiamente contribuito al progresso delle conferenze pre-conciliari per il Grande Concilio. La Chiesa di Antiochia si sforza ancora, nella persona del suo patriarca Giovanni X, di preservare questa unità con cura, fermezza e sacrificio;
E sapendo che la Chiesa antiochena, anche se non ha firmato le decisioni della sinassi dei primati delle Chiese autocefale ortodosse al Fanar (marzo 2014), ha preso parte ai comitati preparatori del Grande Concilio ortodosso nei lavori della quinta conferenza pre-conciliare a Chambésy nel 2015, e alla sinassi dei primati delle Chiese ortodosse autocefale a Chambésy nel 2016; e anche se non ha firmato nessuna delle decisioni di quest'ultima sinassi, ha partecipato ai lavori delle commissioni preparatorie del Grande e Santo Concilio ortodosso, al fine di facilitare il lavoro ortodosso comune e di accompagnarlo, come ha fatto nel corso degli ultimi decenni, nella speranza di risolvere tutti i problemi prima della convocazione del Grande Concilio;
La Chiesa di Antiochia ha concesso a questo evento, che è il più grande e più bello nella vita della Chiesa contemporanea, il suo meritato posto, rendendo tutti i suoi progetti di documenti disponibili in arabo e accessibili al suo gregge. Il Santo Sinodo antiocheno ha anche accompagnato i lavori preparatori per il Concilio e ha suggerito convenienti modifiche ai suoi documenti.
Da quanto citato sopra, sembra che la convocazione del Santo e Grande Concilio, che è in fase di progettazione da generazioni, sia messa in pericolo da una serie di difficoltà e che abbia bisogno ancora di ulteriore preparazione sulle questioni che tratterà, e sulle modalità pratiche relative alla sua convocazione e alle sue procedure;
La Chiesa antiochena, alla luce di tutte le difficoltà che sta affrontando e che sono considerate le più drammatiche della sua storia e, nonostante la situazione dolorosa del suo gregge, in particolare in Siria, Libano e in Iraq, non ha risparmiato alcuno sforzo, tempo o preghiera per facilitare il successo degli sforzi che portano alla convocazione del Consiglio in questi giorni e alla partecipazione in esso, nonostante la crisi umana ed economica che essa sperimenta;
Se il Consiglio si riunisce, mentre due chiese apostoliche non sono in comunione l'una con l'altra, questo significa che la partecipazione alle sessioni sinodali è possibile solo senza prendere parte alla santa Eucaristia, cosa che priva il Concilio del suo carattere ecclesiologico e gli conferisce una qualità amministrativa, in contraddizione con la costante tradizione sinodale ortodossa;
Questo Concilio si riunisce per esprimere l'unità ortodossa. Ciò richiede un clima di amore e fratellanza in Cristo e una grande cura per l'uomo di oggi. Tutto questo significa raggiungere un accordo delle Chiese ortodosse locali intorno a un gran numero di questioni e garantire la loro partecipazione ai lavori del Concilio e l'accettazione delle sue decisioni all'unanimità;
In aggiunta a ciò, il gregge antiocheno, dopo aver conosciuto l'ordine del giorno del Concilio e i suoi documenti, ha espresso un grande disappunto che il Concilio non si occupi delle sfide ai credenti, in particolare le sfide ai giovani. Il gregge dei credenti ha espresso la sua preoccupazione che questo Concilio si sia allontanato dai principi originari che stavano dietro alla sua convocazione, cioè affrontare insieme le sfide della Chiesa ortodossa in questo tempo e presentare una testimonianza comune nel mondo di oggi;
Pertanto, i padri del Santo Sinodo antiocheno hanno deciso all'unanimità quanto segue:
1. Di chiedere a sua Santità il Patriarca ecumenico di lavorare sul raggiungimento di un consenso circa le riserve sollevate dalle Chiese ortodosse locali legate al Santo e Grande Concilio nel tempo che ci separa dalla data della sua convocazione. Nel caso in cui questo non riesca, la Chiesa di Antiochia chiede il rinvio della convocazione del Santo e Grande Concilio ad altra data, quando le relazioni pacifiche tra le Chiese autocefale prevarranno, e sarà garantito il consenso ortodosso sull'ordine del giorno, sui regolamenti e sulle procedure esecutive e pratiche del Concilio;
2. La Chiesa antiochena non parteciperà al Santo e Grande Concilio fino a quando scompariranno le ragioni che impediscono la partecipazione alla santa Eucaristia durante il Concilio. E questo avverrà trovando una soluzione definitiva alla violazione da parte del patriarcato di Gerusalemme dei confini giurisdizionali canonici della sede antiochena, che ha portato alla rottura della comunione con il patriarcato di Gerusalemme;
3. Riaffermare l'importanza della partecipazione di tutte le Chiese autocefale ortodosse al Santo e Grande Concilio, e che le sue decisioni siano prese in loro presenza e da esse approvate all'unanimità, secondo il principio essenziale di un Concilio pan-ortodosso e per preservare l'unità della Chiesa ortodossa.
4. Comunicare con tutte le Chiese ortodosse e informarle sul contenuto della posizione antiochena e le necessità che hanno portato ad essa.
5. Chiedere ai credenti a partecipare nella preghiera insieme ai loro pastori affinché lo Spirito Santo ispiri la Chiesa nel suo cammino verso l'unità, per il bene della sua testimonianza unificata per Cristo in questo mondo.
La versione normativa di questo comunicato è quella in arabo.

domenica 5 giugno 2016

Dall'Associazione "Testimonianza ortodossa": Le tesi dei Santi Sinodi sul Concilio Pan-ortodosso che si svolgerà a Creta degli Igumeni dei Monasteri del Monte Athos - Del Sinodo della Chiesa Russa e del Sinodo della Chiesa Bulgara

INTERVENTO DELLA SANTA MONTAGNA DELL'ATHOS SUL PROSSIMO GRANDE E SANTO SINODO:
 "Arbitro ultimo sulle questioni di Fede è la coscienza del Corpo della Chiesa"
In un'ampia lettera tutti i 20 monasteri del Monte Athos esprimono le preoccupazioni e le obiezioni dei monaci Athoniti sul prossimo Sinodo pan-ortodosso convocato a Creta. La lettera, frutto di due lunghe riunioni durante la settimana delle Sante Donne Mirofòre dell'Assemblea straordinaria degli Igumeni e dei rappresentanti dei 20 monasteri del Monte Athos è stata inviata al Patriarca Ecumenico. E’ stato anche deciso di inviare la lettera a tutte le Chiese Ortodosse Autocefale. 
La lettera sottolinea che il termine "Chiesa" non può essere usato per gli eterodossi. L’opposizione del Monte Athos è espressa anche in merito alla liturgia, le preghiere in comune e la prassi metodologica con gli eterodossi. La lettera dell'Assemblea Straordinaria della Sacra Montagna sostiene che "l’ultimo arbitro" in materia di Fede è la coscienza del Corpo della Chiesa, che può essere espressa anche da singole persone, dichiarano gli Athoniti, e non solo dai Sinodi come è dichiarato nel testo del Sinodo pan-ortodosso (San Marco di Efeso sovvertì da solo le decisioni del concilio di Ferrara-Firenze).
Nella lettera si afferma inoltre che è necessario riconoscere come Concili Ecumenici quelli di San Fozio e di San Gregorio Palamas, che hanno risposto a tutte le false dottrine del papato (Filioque, primato papale, ecc), come differenze ecclesiologiche definitivamente chiarite. 
Scrive l’Assemblea Straordinaria del Monte Athos che solo serie modifiche al testo da parte del Sinodo pan-ortodosso possono riportare distensione tra tutti gli ortodossi. In caso contrario questo Concilio può essere causa di nuovi scismi.
Qui di seguito esponiamo alcuni passaggi fondamentali della lettera:
a. «... il Santo e Grande Sinodo ... deve evitare il termine di "Chiesa" per gli eterodossi, usando invece i termini "assemblee e confessioni cristiane». 
b. «... il concetto di unità della Chiesa richiede ugualmente un chiarimento .... alla Sua unità appartengono solo i membri della Chiesa Ortodossa come Corpo di Cristo che partecipano alla gloria (la Grazia del Santo Spirito). Solo per loro infatti si dice: «Per essere uno, come noi siamo uno - ίνα ώσιν εν, καθώς ημείς εν εσμέν», secondo l'interpretazione dei Padri Teofori (sant'Atanasio, san Giovanni Crisostomo, san Cirillo di Alessandria). 
È a vantaggio di tutti, sia per la autocoscienza del gregge Ortodosso, sia per gli eterodossi parlare di un loro ritorno nell'Una Santa Cattolica Apostolica Chiesa, la quale conserva, senza scosse, l'inestricabile legame fra la retta fede e la comunione dei misteri come è stato espresso dai santi Sinodi Ecumenici».
c. «... La modalità e l’andamento dei dialoghi teologici non soddisfa l'intero Corpo della Chiesa e la nostra Santa Comunità in varie circostanze si è espressa in merito con testi ufficiali contro accordi teologici con gli eterodossi e ha protestato per preghiere in comune e altri atti devozionali (adesioni liturgiche, ecc), che hanno dato l'immagine di una falsa unione con loro ... è opportuno chiarire che la Chiesa Ortodossa non può in alcun modo accettare l'unità della Chiesa come qualche adattamento di due confessioni o come partecipazione a preghiere o altri atti devozionali così da creare confusione nella coscienza del Corpo della Chiesa. Allo stesso modo non possiamo non esprimere una forte preoccupazione e le nostre obiezioni per l'ulteriore partecipazione degli Ortodossi nel "Consiglio Mondiale delle Chiese» (Π.Σ.Ε)».
d. «... la tradizione ecclesiastica identifica come ultimo giudice sulle questioni di fede la coscienza del Corpo della Chiesa, che a volte è espressa da singole persone, a volte dalla gerarchia o dal popolo dei fedeli e che viene autenticata dalle decisioni conciliari.
Crediamo anche che nelle decisioni del Grande Sinodo sia opportuno inserire un riferimento riguardo ai Grandi Sinodi della Chiesa Ortodossa successivi al Settimo Ecumenico (di san Fozio del 879, di san Gregorio Palamas del 1341-1351 e di quanti hanno reso nulli i pseudosinodi unionisti di Lione e di Firenze), in quanto in questi sinodi le differenze ecclesiologiche e dogmatiche con gli eterodossi (sul Filioque, sul primato papale, ecc) sono state definitivamente chiarite».
Tutti i rappresentanti dei 20 monasteri dell'Athos
12/25 maggio 2016

foto di Testimonianza Ortodossa.

 

 DECISIONE DEL SANTO SINODO DELLA CHIESA ORTODOSSA RUSSA SUL PROSSIMO GRANDE E SANTO SINODO
foto di Testimonianza Ortodossa.
Il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa presieduto dal Patriarca ha affrontato i gravi problemi che sono insorti nel corso della preparazione del Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa, che dovrebbe essere convocato dal 18 al 26 Giugno 2016 a Creta e in particolare il rifiuto della Chiesa Ortodossa di Bulgaria di partecipare al Sinodo se non sarà posticipata la data di convocazione, come della severa critica, riguardo alla preparazione del Sinodo e dei testi conciliari, sia dalla Chiesa Ortodossa Russa sia da altre Chiese Ortodosse locali .
Ha deciso di:
Approvare gli sforzi compiuti dal Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill e dai rappresentanti del Patriarcato di Mosca nel periodo successivo al 2-3 febbraio 2016 del Santo Sinodo dei Vescovi della Chiesa Ortodossa Russa per la partecipazione e la preparazione del Santo e Grande Sinodo.
Approvare gli emendamenti della Chiesa Ortodossa Russa sui testi del Sinodo pan-ortodosso riguardo le "Relazioni della Chiesa Ortodossa e il restante mondo cristiano" e "La missione della Chiesa ortodossa nel mondo di oggi", che sono evoluti dalla valutazione di molti gerarchi, preti, monaci, monache e laici.
Sottolineare che, a seguito di una discussione sulle bozze del Sinodo pan-ortodosso, le Chiese Ortodosse di Georgia, di Serbia, di Bulgaria, di Grecia e la Santa Comunità del Monte Athos hanno sottoposto modifiche sostanziali, che convergono in gran parte con le proposte della Chiesa Ortodossa Russa.
Queste richiedono uno studio approfondito per assicurare un consenso pan-ortodosso.
Considerando che le decisioni del Sinodo pan-ortodosso sono accettate esclusivamente all'unanimità (decisione del 6 - 9 mar 2014 Sinassi di ortodossi primati Art. 2a), mediante la manifestazione unanime della volontà di tutte le Chiese ortodosse autocefale comunemente riconosciute. 
Sottolineare che la non partecipazione anche una di loro nel Sinodo è un impedimento assoluto per la riuscita del Santo e Grande Sinodo.
Considerando la decisione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Bulgaria del 1 giugno, 2016 e la posizione poco chiara per quanto riguarda il coinvolgimento del Patriarcato di Antiochia nel Santo Sinodo, la mancanza di un consenso preliminare sul progetto di regole per il funzionamento del Sinodo e sul testo "Il mistero del matrimonio e i suoi impedimenti ", questo significa che al momento, due settimane prima della data fissata dell'apertura Sinodo, rimangono seri problemi in sospeso, che meritano senza alcun ritardo di prendere iniziative pan-ortodosse.
Da considerare che una soluzione per sbloccare la situazione potrebbe essere quella di convocare un straordinario preconcilio pan-ortodosso per esaminare la situazione esistente e studiare le modifiche presentate dalle Chiese Ortodosse locali sui testi sinodali, al fine di produrre proposte concordate.
Accettare che, vista la grande mole di lavoro e l'importanza delle questioni in gioco, la convocazione di tale riunione dovrebbe essere senza alcun ritardo e non oltre il 10 giugno al fine di far decidere le Chiese Ortodosse sulla convocazione del Sinodo pan-ortodosso sulle date previste, sulla base della decisione che sarà adottata dalla riunione.
Chiede al Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kiril di sottoporre la richiesta a Sua Santità il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli.
Che siano inviate ai primati delle Chiese Ortodosse locali le proposte della Chiesa Ortodossa Russa.



 INDICAZIONE DELLA CANCELLERIA DEL SANTO SINODO BULGARO, RELATIVA AL CONSIGLIO PAN-ORTODOSSO.
• In seguito alla diffusione di dichiarazioni false e fuorvianti su internet per quanto riguarda l'ultima decisione del Santo Sinodo riguardo il Grande e Santo Consiglio della Chiesa Ortodossa, che si terrà il 16 - 26 Giugno 2016 a Creta, la Cancelleria del Santo Sinodo Bulgaro specifica come segue :
1- La decisione adottata all'unanimità dal Santo Sinodo è stato ufficialmente firmata dal Patriarca Bulgaro e le loro Eminenze, Metropoliti – nonché membri del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Bulgara.
2- La decisione del Santo Sinodo (Bulgaro) è categorica: la Chiesa Ortodossa Bulgara non parteciperà al Consiglio Pan-ortodosso per i motivi già annunciati.
3- La decisione è stata inviata ai primati di tutte le Chiese Ortodosse locali.
4- Il volo previsto per Creta, della delegazione Bulgara della Chiesa Ortodossa su un aereo del governo è stato annullato.
5- La delega della delegazione bulgara è stata annullata e attualmente sono in corso le negoziazioni per una conclusione favorevole.
Infine, la Chiesa di Bulgaria, con alta coscienza ecclesiale e avendo dalla sua parte il popolo bulgaro, sottolinea che non soccomberà a nessuna manipolazione inutile e indegna.
CRISTO È RISORTO!
Chiesa Ortodossa Bulgara
04 / 06 / 2016



 

sabato 4 giugno 2016

Mostra documentaria sulle Confraternite organizzato dal personale della Sezione con l'ausilio dell'Associazione Culturale "Mystica Calabria", de "Il Diario di castrovillari" e della "Confraternita 'San Leonardo'" presso la nostra Sezione di Archivio di Stato in Castrovillari. Ve la presento in anteprima con le foto.





















Dal sito del nostro Confratello P. Ambrogio di Torino una dotta ed interessantissima valutazione del prossimo Sinodo pan-ortodosso di Creta.

Il Sinodo Pan-ortodosso di Creta – Dove andrà?
teologie.net
2 giugno 2016

 
Padre Petru, come valuta i preparativi per il Sinodo pan-ortodosso di Creta e quale impatto crede che avrà nel mondo ortodosso? (Radio "Logos")
Come è noto, dal 16 al 26 giugno 2016, nell'isola di Creta (Grecia), è previsto che abbia luogo il "Santo e Grande Sinodo Pan-ortodosso", la cui idea è apparsa quasi un secolo fa, e che è in preparazione da oltre 50 anni. Anche se non resta molto tempo prima dell'apertura, e praticamente tutti i preparativi sono fatti, non vi è alcuna certezza che il Grande Sinodo possa anche solo aver luogo; e se comunque avrà luogo, già si intravede la sua irrilevanza storica e teologica.
Riconosco che da studente, quando ho sentito parlare dell'idea di un tale sinodo, ne sono rimasto molto entusiasmato e ne attendevo la convocazione con gioia indicibile. Senza essere influenzato da nessuno, e guidato solo da un "idealismo della sinodalità ortodossa" (che ancora non sapevo che non esiste!), mi sono battuto contro tutti coloro che avevano "visioni apocalittiche" di questo Sinodo e pensavo perfino di scrivere una tesi di dottorato sul tema. L'entusiasmo è riemerso nel 2009, quando si sono intensificati i preparativi per il Sinodo, anche se mi sembrava molto strano che i suoi documenti non fossero pubblici. La prima delusione, che ha sorpassato ogni gioia ed entusiasmo, è venuta dopo la Sinassi dei primati a Istanbul nel marzo 2014, dove hanno stabilito i principi organizzativi e il tema finale. La delusione totale è arrivata con la pubblicazione dei progetti dei documenti e i relativi dibattiti anemici. Ora, quando i giorni rimanenti prima del Sinodo sono contati, sto a guardare "freddo e immortale" questo spettacolo, sul quale cercherò di scrivere alcune parole.
Prima di passare ai miei pensieri su questo argomento, voglio dire che sono in gran parte d'accordo con le osservazioni del metropolita Hierotheos (Vlachos) sui regolamenti del Sinodo e sui documenti proposti. Pertanto, non ripeterò gli argomenti del distinto teologo e vescovo greco, ma cercherò di attirare l'attenzione su questioni che, a mio parere, non sono ancora state sufficientemente affrontate.
I. Che tipo di sinodalità (non) abbiamo
1. Sembra che al patriarcato ( "ecumenico") di Costantinopoli, che è in una situazione politica ed economica disastrosa, non importa cosa e come si discuta al Sinodo, ma solo che il Sinodo si svolga e che a presiederlo sia il patriarca di Costantinopoli. Questo intrigo dei gerarchi fanarioti vuole dare un riavvio all'autorità del trono di Costantinopoli (de facto Istanbul) e, se possibile, mostrare al mondo che gli ortodossi, come i cattolici romani, hanno un capo visibile sulla terra, e che per qualsiasi rapporto con la Chiesa ortodossa si deve passare attraverso il Fanar. Così si spiega il fatto che negli ultimi anni il patriarca Bartolomeo ha cercato di avvicinarsi ad alcuni dei primati delle Chiese e di condurre una politica più moderata verso la Russia e la questione ucraina, per non impedire l'organizzazione del Sinodo. Alla fine, gli unici satelliti di fiducia del patriarca di Istanbul sono l'arcivescovo di Cipro e quello dell'Albania, e di recente, dopo un vergognoso ricatto durato quasi due anni, il metropolita della Cechia e della Slovacchia. Si possono anche considerare come alleati (di secondo grado) del patriarca Bartolomeo il patriarca di Gerusalemme e il metropolita della Polonia.
Gli altri otto primati (su 14), che dirigono chiese veramente vive e attive, si occupano dei loro affari e non capiscono perché dovrebbero rafforzare l'autorità del patriarca di Istanbul, mimando una varietà di sinodalità pan-ortodossa che non esiste o, per lo meno, che non funziona. I primati a Mosca, Bucarest, Belgrado, Sofia, Tbilisi e Atene non richiederebbero mai l'approvazione o il parere del patriarca di Istanbul per stabilire relazioni dirette con il Vaticano o con qualsiasi organizzazione religiosa internazionale. Molto meno lo faranno i patriarchi di Alessandria e di Antiochia, che hanno sedi più antiche di quella di Costantinopoli e sanno molto bene che il primato del patriarca di Costantinopoli è legato ad alcune circostanze politiche oggi scomparse (poiché è scomparso l'Impero bizantino nella cui capitale aveva la sede) e quindi il primato stesso può essere messa in discussione.
2. Senza dubbio, la Chiesa ha bisogno di un Sinodo "pan-ortodosso" o "inter-ortodosso" per risolvere i molti problemi che si sono accumulati da 700 anni a oggi. Nel sec. XIV la Pentarchia (rimasta incompleta dopo lo scisma con Roma nel 1054) è stata superata dalla comparsa delle Chiese autocefale nei Balcani o semi-autocefale nelle terre romene, e nei secoli XV e XVI anche Mosca assume l'autocefala ed è poi elevata al rango di patriarcato, assumendo talvolta il ruolo di superpotenza ortodossa. In parallelo con l'ascesa delle nuove "Chiese nazionali" gli antichi patriarcati (Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) sono stati a lungo sotto occupazione turca o araba, ottenendo alcuni diritti solo dopo la prima guerra mondiale.
In questo contesto, dobbiamo riconoscere che la Chiesa ortodossa di è disabituata a essere sinodale a livello pan-ortodosso o inter-ortodosso, e ogni Chiesa autocefala è guidata dai propri sinodi (locali), mantenendo un legame con gli altri ortodossi a livello dogmatico e liturgico, ma non istituzionale! Riconosciamolo o no, ma almeno dal 1453 in poi non esiste un'istituzione ecclesiale unica nel mondo ortodosso, e l'idea di rianimarla sembra già ingenua e anacronistica. Non lasciatevi ingannare da chi vi dice che le Chiese ortodosse locali (disperse e autosufficienti come sono ora) saranno in grado di organizzare qualcosa come il Concilio Vaticano II. E anche se lo organizzeranno, i preparativi prenderanno due o tre secoli, e le conseguenze saranno di gran lunga peggiori di quelle del Vaticano I e II messi insieme.
3. In considerazione di quanto sopra, con sincerità e vergogna troviamo che la Chiesa non è in grado di essere sinodale a livello pan-ortodosso, e in una certa misura, diventa sempre meno sinodale a livello locale. In questo contesto, penso che abbiamo bisogno di sviluppare più sinodalità locale, e che a livello pan-ortodosso si convochino solo sinassi annuali di primati. A proposito, anche se in modo velato, gli organizzatori del Sinodo di Creta hanno tramato proprio questo, producendo un regolamento che concede un voto a ciascuna Chiesa autocefala (in realtà al primate, che ha alle spalle una cornice decorativa di altri 24 vescovi senza diritto di voto). Pertanto, una sinodalità reale (secondo i canoni e i principi dogmatici) non esiste e non la possiamo vedere neppure a Creta! Non credo che possiamo cambiare molto in questo senso, ma bisogna almeno riconoscerlo.
Ecco perché sarebbe più realistico e pratico che ogni anno i primati si riunissero per segnalare e risolvere (nei limiti previsti dai canoni) le più importanti questioni organizzative, e che i documenti teologici siano sviluppati da commissioni inter-ortodosse e approvate a parte da ciascun Sinodo locale. Per un certo tempo, per allontanarsi un po' da ambizioni e complessi, questa sarebbe una soluzione molto più praticabile. Inoltre, sarebbe giusto e opportuno che questi sinassi dei primati fossero presiedute a turno da ciascun primate (come avviene nelle sedi della politica internazionale, in cui la leadership è tenuta a rotazione) e la sede della sinassi sia il paese che esercita la presidenza. L'ironia è che un tale modello (di ispirazione secolare) potrebbe esprimere molta più sinodalità rispetto ai comici tentativi di resuscitare alcuni modelli bizantini obsoleti.
Per essere più chiari sull'idea della "presidenza a rotazione" è molto importante capire che tipo di "primate ortodosso" possiamo avere o se in generale lo abbiamo (come lo ha il Vaticano). Fino al 1453 (soprattutto dopo il 1054, ma anche prima) il patriarca di Costantinopoli aveva un certo primato, assicurato dall'autorità imperiale, con la quale cercava di cantare insieme una sorta di "sinfonia", anche se avevano un minor numero di "strumenti musicali" e un minor numero di "ascoltatori". Ora Costantinopoli non esiste più, e il patriarca di Costantinopoli deve capire che non può vantare alcun primato pan-ortodosso, dal momento che è scelto solo da metropoliti che camminano in cravatta per le sale del Fanar e, fumando, sognano di servire in chiese divenute moschee. Naturalmente, non può avere una pretesa di "primato" né il patriarca di Mosca né quello di Romania, né alcun altro, perché può pascere su tutti solo chi è eletto da tutti! Nella Chiesa, non vi è alcun patriarca eletto da tutti gli ortodossi. E dal momento che tutti sono uguali, devono presiedere a rotazione. E quersto porrebbe fine a molte discussioni su "dittici", "primato" e "sedi". Solo che al momento nessuno è disposto a fare un tale "brainstorming". È molto più facile rompere la comunione eucaristica a causa di una diocesi formale in Qatar o per un insediamento formale di pellegrini a Gerico, piuttosto che calpestare il proprio egoismo ...
II. Il tema del Sinodo di Creta
1. Il primo problema è l'organizzazione. Come hanno giustamente sottolineato diversi vescovi greci, il Sinodo di Creta non sarà episcopale (come lo erano gli antichi Concili ecumenici e locali), ma di primati (assistiti da 24 vescovi senza diritto di voto personale). Inoltre, il Sinodo non discuterà soggetti diversi dai 6 stabiliti in precedenza e magari neanche quei documenti preparatori possono essere cambiati troppo. Allora, che senso ha convocare il Sinodo?
2. Dei sei temi proposti, solo il digiuno sembra abbastanza serio. Il tema del matrimonio non è stato accettato unanimemente, e quello sul rapporto con il resto del mondo cristiano (chiamato anche "documento ecumenista") ha suscitato e suscita ancora molte discussioni, date la lingua sincretistica e le visioni ecclesiologiche diluite che propaga. Pertanto, la Chiesa greca ha giustamente chiesto che i documenti sul matrimonio e sull'ecumenismo siano riveduti o ritirati dall'ordine del giorno. Ma se si ritirano anche quelli, che cosa rimane? Solo quel documento sul digiuno, che non risponde ad alcuna domanda o sfida attuale, e non fa altro che fissare la pratica monastica corrente, con timide esenzioni per laici e malati?
Per esempio, la bozza del documento sul digiuno messa a punto negli anni'70 proponeva l'annullamento del digiuno del mercoledì e del venerdì durante il periodo della Pentecoste (come si praticava nei secoli XI-XII), l'abbreviazione del digiuno dei santi Apostoli (a 8 giorni) e della Natività del Signore (a 20 giorni), l'annullamento del digiuno nei giorni di festa dei santi Apostoli della Dormizione se capitano di mercoledì o venerdì, etc. Ma ora, "per timore dei giudei", l'intero documento è stato rivisto e può essere ridotto alla seguente dichiarazione: anche se i vecchi canoni non menzionano né regolano i digiuni della Natività, dei santi Apostoli e della Dormizione, questi vanno rispettati accanto alla Grande Quaresima e coloro che hanno problemi di salute e non li possono tenere, si rivolgano al confessore per determinare una misura adatta per loro. Ma in realtà questo non era già chiaro senza questo Sinodo preparato per 50 anni? E con questo non otteniamo altro che tornare alla frase con cui abbiamo iniziato: che alcuni vogliono semplicemente che il Sinodo si tenga e che sia presieduto da "chi di dovere", anche se non deciderà nulla? Ebbene, in questo caso, lo possiamo rimandare per un po', come recentemente ha proposto la Chiesa bulgara! Perché, se si vuole un Sinodo serio, allora si devono discutere magari cose serie...
3. Una delle cose serie da discutere si riferisce, senza dubbio, all'organizzazione della diaspora. Le "Conferenze episcopali" che sono legittimate dal documento sulla diaspora non fanno altro che preservare questa sovrapposizione giurisdizionale (una mostruosità ibrida del tipo "struzzo-cammello"), che in tutto il mondo è presieduta da vescovi di Costantinopoli, anche se i greci sono in evidente minoranza o non esistono affatto (e l'intera diocesi "greca" è composta di transfughi da altre giurisdizioni). Perché, per esempio, in Italia o in Spagna la "Conferenza episcopale" non è presieduta dal vescovo romeno, dato il numero di parrocchie e di fedeli, e in Francia dal vescovo russo? Da quando il "primato di Costantinopoli" si estende su tutti i continenti, perfino a livello di delegati?
Naturalmente, la cosa più corretta sarebbe che il Sinodo di Creta, invece di approvare documenti astratti sull'organizzazione della diaspora o sui modi di proclamare l'autonomia, superasse semplicemente l'etnofiletismo e gli interessi politico-economici, e creasse alcune Chiese autocefale in Europa, America, Estremo Oriente e Australia, dove i vescovi locali, senza distinzione di nazionalità, eleggano per scrutinio segreto un primate e cerchino di dividere il territorio in piccole diocesi (senza stare tutti ammassati a Parigi o a New York). Queste diocesi delle nuove Chiese autocefale devono inglobare tutte le parrocchie del territorio, indipendentemente dalla nazionalità, i parallelismi giurisdizionali se ne devono andare. Non esiste un altro modo di organizzazione canonica della diaspora! E questo lo sanno tutti i patriarchi, ma non voglio intraprendere nulla di concreto.
4. Dopo che, alla riunione preparatoria a Chambésy (gennaio 2016), il tema del calendario è stato rimosso dall'ordine del giorno (perché i russi non sono disposti a passare al nuovo calendario, e quelli del nuovo non vogliono più tornare al vecchio), l'ordine del giorno del Sinodo è rimasto ancor più povero. Mancano temi di ordine liturgico, canonico o morale, anche se ci sono tanti problemi. Ancora due anni fa abbiamo riportato alcuni temi scottanti della vita ecclesiale, che ripeto ancora adesso:
• La necessità di una catechesi prima di ricevere il battesimo e gli altri sacramenti. Stabilire una pratica uniforme in tutta la Chiesa ortodossa.
• Norme sul (non) riconoscimento dei sacramenti compiuti al di fuori della Chiesa Ortodossa o delle sue strutture canoniche. Al momento, le Chiese non hanno una pratica uniforme (a volte accettano l'ordinazione del clero eretico e il loro battesimo, ma non di accettano l'ordinazione e neppure il battesimo degli scismatici).
• Uniformare testi e pratiche liturgiche (la rimozione del Tropario dell'Ora terza all'epiclesi, la questione della comunione alla Liturgia dei Presantificati, la lettura ad alta voce delle preghiere sacerdotali, stabilire norme generali relative alla preparazione per la comunisione e il legame tra la confessione e la comunione, la [non] santificazione delle icone, la differenziazione del tipico parrocchiale da quello monastico, i problemi legati ai funerali di alcune categorie di persone, ecc).
• Sviluppo di un nuovo sistema di letture bibliche (con brani tratti dal Vecchio Testamento a ogni Vespro e un nuovo sistema di suddivisione delle pericopi dell'Epistola e del Vangelo, in modo che i laici possano ascoltare in 2-3 anni l'intero testo del Nuovo Testamento. L'attuale sistema è progettato per i monasteri con servizi quotidiani e ha ancora molte carenze).
• Sistematizzare le regole canoniche del primo millennio. C'è una moltitudine di canoni obsoleti o che si contraddicono a vicenda, e l'organizzazione delle Chiese autocefale è troppo diversa. A questo proposito, sarebbe un utile nuovo "Pedalion", che deve essere approvato e implementato a livello pan-ortodosso.
• La società moderna si aspetta la formulazione di alcuni principi spirituali (e realistici allo stesso tempo), sulla contraccezione, sull'inseminazione artificiale o sul trapianto di organi.
5. Se il Sinodo non è in grado di prendere decisioni davvero rilevanti, faccia una sola cosa: riconosca l'ottavo [2] e il nono [3] Concilio Ecumenico, e non discuta nent'altro. L'idea di riconoscere i due Concili Ecumenici è stata formulata da molto tempo da parte di alcuni vescovi greci, poi è stata presentata formalmente dalla Chiesa serba. Ma i principali autori delle decissioni (Costantinopoli e Mosca), non volendo turbare il Vaticano, non hanno accettato tale questione nell'ordine del giorno, anche se potrebbe essere inclusa nella Dichiarazione finale del Sinodo, essendo un'importante confessione di fede. E se non si parlerà neanche di questo, non ci rimane che essere d'accordo con la Chiesa bulgara, che propone di rimandare indefinitamente il Sinodo.
Alcuni criticano i bulgari, che avrebbero provocato un nuovo scisma nella Chiesa. Ma penso che siano loro stessi (anche se partono da interessi locali, come quelli della diocesi di Adrianopoli/Odrin), alla fine, a evitare uno scisma ancor più grande che potrebbe nascere dall'approvazione cieca di un documento ecumenista, che porterà solo problemi e molta follia, in discussione l'autorità e l'accettazione di tutto il Sinodo. Naturalmente, un documento sul rapporto con le altre confessioni cristiane ortodosse è necessario e non può essere un documento fondamentalista (come forse alcuni vorrebbero). Allo stesso tempo, una volta che si chiama la Chiesa "Una", il plurale "chiese cristiane" applicato ai cattolici e soprattutto ai protestanti è inammissibile.
Tra l'altro, la Chiesa ortodossa romena non ha ancora delegato i 24 membri al Sinodo, né si è espressa ufficialmente sui documenti presentati per l'approvazione. Sembra che lo farà proprio alla vigilia, tradendo un certo timore e diffidenza nei confronti dei propri vescovi e fedeli. Ma fino a quando prenderà una decisione, forse anche uno solo dei vescovi potrà chiedere in generale se sia il caso di spendere 120.000 euro da parte di ogni Chiesa locale per un Sinodo che purtroppo è già fallito. Credo che a Creta si possa fare villeggiatura anche a meno di 500 euro al giorno per persona...
Note
[1] „nemuritor şi rece”, riferimento alla poesia Luceafarul di Mihai Eminescu.
[2] Nell'anno 879 si è tenuto un sinodo a Costantinopoli, che ha condannato l'eresia latina del "filioque" e qualsiasi modifica del Simbolo della fede. Questo sinodo ha tutte le caratteristiche di un Concilio Ecumenico (!) e per molto tempo è stato chiamato in Oriente "l'ottavo Concilio Ecumenico". Naturalmente, l'Occidente non ha riconosciuto questo Sinodo e non lo menziona nei testi di storia, e neppure i nostri plagiatori di manuali occidentali, allo stesso modo, parlano molto di questo Sinodo. Ma Teodoro Balsamon (sec. XII), Nilo di Salonicco (sec. XIV), Nilo di Rodi (sec. XIV), Simeone di Tessalonica (sec. XV), Marco di Efeso (sec. XV), Dositeo di Gerusalemme (sec . XVII), ecc, hanno considerato il Sinodo di Costantinopoli nel 879 come ottavo Concilio ecumenico. Facendo eco a questo, diventa molto chiaro che non ci può essere alcuna unione con i cattolici romani finché non ci sarà una condanna ufficiale da parte loro dell'aggiunta del "filioque". Ecco perché, anche i teologi ortodossi ecumenisti non sono d'accordo a dire la verità sull'ottavo Concilio Ecumenico, che si tiene sotto san Fozio, patriarca di Costantinopoli.
[3] Nell'anno 1351, sempre a Costantinopoli, si è tenuto un Sinodo che ha formulato l'insegnamento sulla grazia e sulle energie increate, proposto da san Gregorio Palamas. Per ragioni oggettive (!), al Consiglio non hanno potuto prendere parte altri delegati che quelli del patriarcato di Costantinopoli e del patriarcato di Antiochia. Ma a un sinodo precedente (1347) sullo stesso argomento, ha partecipato anche il patriarca Lazzaro di Gerusalemme, che in seguito ha firmato i decreti del Consiglio del 1351, insieme con il patriarca Ignazio II di Antiochia. Ben presto, la decisione del Sinodo è stato "ratificata" dai sinodi delle Chiese in Bulgaria, Serbia e Russia, e ricevuta senza obiezione da parte di tutte le Chiese ortodosse. Questo ha fatto in modo che Nilo di Rodi (sec. XIV), grande canonista e vescovo, considerasse il Sinodo del 1351 come "nono Concilio Ecumenico". Questa idea si è molto diffusa nei sec. XIV-XV, ma non c'erano le condizioni per la convocazione di un Sinodo più ampio, che confermasse il valore ecumenico del Sinodo del 1351, e più tardi, la situazione politica è peggiorata ulteriormente, tanto che la questione è stata definitivamente abbandonata, soprattutto perché nessuno aveva riserve sui dogmi proclamati a Costantinopoli al tempo delle controversie palamite.