giovedì 14 agosto 2014

Dal sito del nostro Confratello P. Ambrogio di Torino

 



 

 

 

 

 

Il metropolita Onufrij di Chernovtsy e Bucovina eletto primate della Chiesa ortodossa ucraina

Il 13 Agosto 2014 il Concilio dei vescovi della Chiesa ortodossa ucraina, che si è tenuto alla Lavra delle Grotte di Kiev, ha eletto come nuovo primate della Chiesa ortodossa ucraina il locum tenens della cattedra metropolitana di Kiev, il metropolita Onufrij di Chernovtsy e Bucovina. 

Ai lavori del Concilio hanno partecipato 82 vescovi della Chiesa ortodossa ucraina, di cui 52 ordinari, 22 suffraganei e 8 (di 9) fuori ruolo. La votazione si è svolta nel secondo turno. 
* * *
Il metropolita Onufrij (Orest Berezovskij) è nato il 5 novembre 1944 nel villaggio di Korytny, nel distretto di Vashkovskij della regione di Chernovtsy, Ucraina, in una famiglia di sacerdoti. 
Nel 1964 si è diplomato presso la scuola tecnica di Chernovtsy, e ha lavorato in una società di costruzioni; nel 1966 è entrato alla facoltà tecnica dell'università statale di Chernovtsy. Nel 1969 ha lasciato l'università ed è entrato nel seminario teologico di Mosca. Nel 1970 è stato accettato nella confraternita della Lavra della Trinità e di san Sergio. 
Il 18 marzo 1971 è stato tonsurato monaco, il 20 giugno ordinato al diaconato, il 29 maggio 1972 al sacerdozio. Nel 1980 è stato elevato al rango di igumeno. 
Il 28 agosto 1984 è stato nominato rettore della chiesa della Trasfigurazione, rappresentanza del Monte Athos nel villaggio di Lukin, regione di Mosca. 
Il 28 giugno 1985 è stato nominato decano della Lavra della Trinità e di san Sergio. 
Il 15 dicembre 1986 è stato elevato al rango di archimandrita. 
Nel 1988 si è laureato presso l'accademia teologica di Mosca con il grado di candidato in teologia. 
Il 20 luglio 1988 è stato nominato rettore della Lavra della Dormizione a Pochaev. 
Il 9 dicembre 1990, presso la Cattedrale di san Vladimir a Kiev, è stato consacrato vescovo di Chernovtsy e della Bucovina. 
Il 22 gennaio 1992 si è rifiutato di firmare l'appello episcopale della Chiesa Ortodossa Ucraina a sua Santità il patriarca Alessio II concernente la concessione dell'autocefalia della Chiesa in Ucraina, e il 23 gennaio il metropolita Filarete (Denisenko, in seguito anatemizzato) lo ha trasferito alla cattedra di Ivano-Frankovsk. 
Il 7 aprile 1992 è stato restaurato alla cattedra di Chernovtsy. 
Il 28 luglio 1994 è stato elevato al rango di arcivescovo e nominato membro permanente del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa ucraina. 
Il 22 novembre 2000 è stato elevato al rango di metropolita.
Il 23 novembre 2013, sua Beatitudine il metropolita Vladimir di Kiev e di tutta l'Ucraina gli ha conferito il diritto di portare la seconda Panaghia. 
Per decisione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa ucraina del 24 febbraio 2014 è stato eletto locum tenens della cattedra metropolitana di Kiev. 
Per decisione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, il 19 marzo 2014 (verbale numero 1) è stato incluso nel Sinodo in qualità di membro permanente al momento della assunzione della carica di locum tenens della cattedra metropolitana di Kiev nella posizione occupata per protocollo di anzianità dal metropolita di Kiev e di tutta l'Ucraina - primo tra i vescovi della Chiesa ortodossa russa.

 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-tutti-i-crimini-commessi-dai-nostri-alleati-delluck

 Segnaliamo questo articolo di Luca Susic dal sito de La Nuova Bussola Quotidiana, che riporta una notizia che avrebbe dovuto fare un certo scalpore.
La task-force investigativa speciale (SITF) istituita dall'Unione Europea per indagare sui crimini compiuti dall’UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo) ha recentemente comunicato i risultati del suo operato. Sostanzialmente i dati confermano tutti gli abusi e le atrocità che noi abbiamo ripetuto, assieme a tanti inascoltati amici dei serbi del Kosovo, per tutti questi quindici anni.
Impatto mediatico in Italia? ZERO. C’è da chiederci a cosa serva che le colpe vengano chiaramente alla luce, quando vediamo la continua volontà di mantenerle nell’ombra.

Tutti i crimini commessi dai nostri "alleati" dell'Uck  
di Luca Susic
 11-08-2014 
 Milizie dell'UCK
La task-force investigativa speciale (SITF) istituita dalla UE per indagare sulle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario compiute dall’UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo) al termine del conflitto con la Jugoslavia ha recentemente comunicato i risultati del suo operato, facendo finalmente luce su una serie di gravi crimini perpetuati sul territorio dell’ex provincia autonoma di Kosovo e Metohija.
Come affermato dal Procuratore Capo Clint Williamson, le informazioni raccolte riguardo ad alcuni membri di spicco dell’organizzazione armata hanno evidenziato che questi sono direttamente responsabili della «campagna persecutoria diretta contro i Serbi, i Rom e le altre popolazioni minoritarie del Kosovo, nonché contro altri Albanesi del Kosovo» accusati di essere collaboratori dei serbi o, più comunemente, contrari ai vertici dell’UCK. Nello specifico, prosegue Williamson, questi individui ordinavano omicidi, sequestri di persona, sparizioni e detenzioni illegali in campi del Kosovo e Albania, rendendosi responsabili anche di violenze sessuali e della distruzione e profanazione di chiese ed altri luoghi sacri. A tali pratiche vanno aggiunte anche l’estensione delle violenze contro molti oppositori politici e l’uso sistematico della pulizia etnica al fine di eliminare la presenza di Serbi e Rom a sud del fiume Ibar.
Queste conclusioni, come ha puntualmente sottolineato il Procuratore, sono in linea con quanto descritto dal report realizzato nel dicembre 2010 dallo Svizzero Dick Marty che, davanti al Consiglio d’Europa, aveva denunciato i crimini compiuti dall’UCK, soprattutto quelli connessi al traffico di organi umani. Quest’ultima grave accusa è stata confermata anche da Williamson, che però ha evidenziato come l’assenza di prove sufficientemente consistenti non permetta l’avvio di un processo a riguardo, per il quale, come riportato dal Večernje Novosti, si sarebbe detta pronta a rientrare in gioco anche Carla del Ponte, ex Procuratore Capo dell’ICTY.
L’impatto di queste dichiarazioni, come acutamente evidenziato da The Guardian, sarà particolarmente violento sia per il Kosovo, sia per l’Europa e gli Stati Uniti, che avevano sostenuto con convinzione i leader dell’UCK non solo durante il conflitto con la Jugoslavia, ma anche negli anni successivi. L’imbarazzo occidentale, comunque, per il momento sembra essere contenuto, anche se i fatti di cui sopra dovrebbero spingere ad una profonda riflessione i policymakers, poiché quello in analisi non è che l’ultimo di una lunga serie di casi in cui un ex-alleato viene accusato degli stessi gravi crimini del regime che la NATO e i suoi partner si sono impegnati ad abbattere o colpire congiuntamente (basti pensare ai Talebani in Afghanistan o ai ribelli estremisti in Siria).
Ancor più precaria, però, pare essere la posizione dell’ex provincia Autonoma, costretta ad affrontare ora non solo la pesante eredità lasciata dai vertici del movimento armato che le ha dato l’indipendenza, ma anche le minacce ben più pressanti provenienti dagli ambienti dell’integralismo islamico. Ha fatto pertanto molto scalpore la storia di Lavdrim Muhaxheri, il più famoso jihadista kosovaro, impegnato ora nella guerra in Siria.
Questi, infatti, dopo aver postato delle foto su Facebook in cui lo si vedeva reggere il capo mozzato di un giovane ragazzo accusato di essere una spia, ha dichiarato, come riportato da RTS, di aver solamente “compiuto ciò che durante la guerra facevano i combattenti dell’UCK”. In seguito a queste dichiarazioni e alla crescente minaccia rappresentata dall’avanzata costante dell’estremismo islamico, il Paese ha deciso di prendere provvedimenti, anche se al momento non è chiaro quali possano essere le giuste iniziative da intraprendere. Resta il fatto che troppo a lungo è stato “chiuso un occhio” su un fenomeno estremamente pericoloso non solo per il Kosovo, ma per tutta la regione.



sabato 9 agosto 2014

A tutti i fedeli Ortodossi delle Parrocchie: San Giovanni di Kronstadt di Castrovillari,  Santa Caterina Megalomartire di Acquaformosa e  Missione San Nicola di Mira di Lauropoli, annuncio che anchio per qualche giorno mi prendo un poco di riposo. Auguro a tutti i miei Fedeli "Buone vacanze e buon meritato riposo estivo". Ci rivediamo domenica 17 agosto per la celebrazione della Divina Liturgia.


martedì 5 agosto 2014


Insurrezione nella Rus' Carpatica

 















Dopo la firma degli accordi tra le repubbliche della Novorossija e della Rus' Carpatica, la notizia dell'inizio della ribellione tra i russini era solo questione di tempo. L'occasione è nata dai blocchi stradali e dai picchettaggi organizzati in diverse zone dell'Ucraina occidentale dalle madri esasperate dai nuovi obblighi di coscrizione. A partire da Mukachevo, gli ultimi giorni hanno registrato notizie (per ora ancora confuse) di blocchi su tutte le strade e sulle ferrovie, e di obiettivi strategici catturati da patrioti russini insorti. Ora il movimento tra i villaggi è possibile solo attraverso posti di blocco, e solo se si è personalmente conosciuti. La Rus' Carpatica rifiuta il servizio militare agli ordini della giunta che sta continuando a negarle l'autonomia già espressa per referendum popolare nel 1991.
La situazione è quanto mai instabile: da una parte, la resistenza dei patrioti russini deve combattere non solo contro l'occupazione da parte dei peggiori fanatici galiziani, ma anche contro lo strapotere dei Quisling locali (il clan Balogh); a sua volta, la giunta non può permettersi di aprire un secondo fronte di operazioni militari, e rischiare di provocare le reazioni ostili di ben quattro nazioni confinanti (Ungheria, Slovacchia, Romania e Polonia).
Dal punto di vista religioso, assistiamo per la prima volta dall'inizio della crisi ucraina a una netta separazione tra gli uniati. Mentre la Chiesa greco-cattolica ucraina è una sostenitrice della giunta di Kiev e di tutti i suoi abusi, la Chiesa greco-cattolica rutena è dalla parte dei patrioti russini e sostiene l'insurrezione (Mukachevo, il centro della ribellione, è la sede dell'eparchia dei cattolici ruteni). Vedremo se ora i media vaticani, finora appiattiti su posizioni filo-ucraine (evidentemente per non scontentare i propri fedeli) inizieranno a mostrare qualche ripensamento.

sabato 2 agosto 2014

dal sito del Confratello e Concelebrante P. Ambrogio

Le alternative nella guerra civile in Ucraina
Intervista di Artëm Vojtenkov a Nikolaj Starikov

Artëm Vojtenkov: La giunta ucraina, salita al potere con un golpe militare, ha annunciato una terza ondata di coscrizioni; una chiamata alle loro forze militari illegali. Che cosa può fare la gente comune? Dovrebbe obbedire o no? E come può farlo?
Nikolaj Starikov: Questa è una domanda molto seria. In realtà, direi che questa è una domanda fondamentale, e se la pongono molte persone. La situazione è che c'è una terza ondata di coscrizioni in Ucraina. In primo luogo, voglio ricordare che una coscrizione precede sempre una guerra. Non voglio dire una guerra civile, come quella che purtroppo si sta svolgendo presso i nostri confini. Voglio dire, una guerra tra stati. Quindi, la coscrizione è una cosa molto seria, e non dovrebbe essere fatta a casaccio.
Sono convinto che ogni cittadino ucraino, ogni uomo che riceve o può ricevere una chiamata alle armi e ogni persona che serve nell'esercito ucraino, si pone questa domanda: "Che cosa devo fare in questa situazione?" Sono convinto che solo pochi vogliono andare in guerra, beh, forse qualche decina o centinaio di militanti sparsi. Le persone normali non vogliono la guerra. Soprattutto nella situazione che sta accadendo in Ucraina.
Se qualcuno afferma che la guerra è per l'integrità dell'Ucraina, lasciamo che risponda a una domanda: perché la guerra è condotta con tanta brutalità? Ogni bombardamento d'artiglieria su Lugansk, Donetsk o Slavjansk provoca ancora di più l'ostilità della popolazione locale, e aumenta la probabilità che questa si unisca alle loro milizie. Non si fanno guerre come questa contro il proprio popolo. Una guerra del genere, anche contro una nazione straniera, è condannata dalle leggi internazionali.
L'unica ragione per cui la giunta è autorizzata a commettere un atto del genere è perché gli Stati Uniti vi stanno chiudendo un occhio. L'unica cosa che permette alla giunta di agire in questo modo è la cecità completa degli USA che in realtà vi sono in mezzo, prendendo parte nel conflitto. Stanno da una delle parti in conflitto, sostengono Kiev e scelgono di non notare i crimini commessi da Kiev.
Tutti si chiedono, a cosa serve questa guerra?
La risposta è molto complicata. Dobbiamo capire che l'attuale governo di Kiev è illegittima. È salito al potere in seguito a un colpo di stato e a una violazione diretta della Costituzione dell'Ucraina. Poi, sono state tenute dal nuovo governo le cosiddette "elezioni" in violazione della Costituzione. Ma queste non lo hanno reso più legittimo.
La legittimità non significa essere riconosciuti dagli Stati Uniti o dal Belgio. Significa rispetto scrupoloso di tutte le leggi statali. Pertanto, dal punto di vista del rispetto delle leggi dell'Ucraina, gli attuali governi a Kiev, Donetsk e Lugansk o sono tutti altrettanto illegittimi o tutti ugualmente legittimi. L'Ucraina che esisteva prima del febbraio 2014 ha cessato di esistere. È stata distrutta da chi ha effettuato il colpo di stato.
I militari dell'esercito ucraino, che lottano oggi contro le milizie, contro il popolo della Novorossija, contro il proprio stesso popolo, e contro i russi e gli ucraini che vivono lì, possono giustificare le loro azioni per il fatto che hanno fatto un giuramento di fedeltà. Tuttavia, quell'Ucraina non esiste più. Non cadete nel delirio. Siate onesti con voi stessi. C'è una guerra in corso e ogni partecipante in azioni militari può morire in qualsiasi momento. Almeno, in questo momento, dovete essere onesti con voi stessi. Non esiste alcun giuramento di fedeltà, proprio come non esiste lo stato al quale è stato fatto questo giuramento.
Un nuovo stato viene costruito sotto la facciata dell'Ucraina. La guerra attuale serve alla creazione di quello stato. Da una parte, gli americani e i nazionalisti vogliono creare uno stato pro-fascista nazionalista. L'altro lato non vuole la creazione dello stato pro-fascista nazionalista. Questi ultimi possono non capire esattamente quello che vogliono, alla fin fine: separarsi dall'Ucraina, o creare una nuova Ucraina senza fascisti. Quello che so per certo è che non sono disposti ad accettare ciò che viene fatto oggi a Kiev.
Ci sono due parti in conflitto. Entrambe le parti, per così dire, sono o ugualmente illegittime o ugualmente legittime. C'è una guerra in corso. Non è possibile rimanere tra l'incudine e il martello per sempre. Se pensate di mantenere il vostro giuramento di fedeltà a quell'Ucraina che è stata bruciata sul Maidan con bombe molotov, poi è stata martoriata con mazze e in seguito bruciata a morte nella casa dei sindacati a Odessa, allora vi state prendendo in giro da soli.
Siete da una parte del conflitto. Partecipate alla guerra, sparate colpi e potete essere colpiti. Potete essere uccisi. Avete poca scelta. Scegliete consapevolmente un lato del conflitto e lottate, o per la creazione di un'Ucraina e una Novorossija libere dal fascismo, o per un'Ucraina dove sarà vietata la lingua russa, saranno dissolti i partiti politici, e saranno effettuate repressioni. Queste sono le cose che vediamo in corso nell'Ucraina di oggi, e che sono state fatte, per esempio, nella Germania nazista. Sono le stesse leggi. Questa è una scelta.
L'altra scelta è questa: se non volete prendere parte a questo conflitto, allora potete uscirne. C'è una cosa chiamata internamento. Ciò significa che persone armate, in un paese con un conflitto armato in corso, passano la frontiera di uno stato neutrale confinante, depongono le armi, e attraversano il confine nel territorio di tale stato. La condizione obbligatoria di cedere le armi serve a garantire che nessuna delle parti in conflitto possa accusare questo stato neutrale di prendere parte al conflitto. Così queste persone armate, militari o civili, non importa, lasciano le loro armi e attraversano il confine con il territorio di uno stato vicino per diventare persone internate. Rimangono sotto protezione in luoghi designati; hanno determinati diritti nel rispetto della Convenzione di Ginevra del 1949. Rimarranno sul territorio del paese che li ospita fino alla fine del conflitto. Verranno rilasciati dopo la fine del conflitto. Non sono prigionieri di guerra, né sono persone i cui diritti vengono violati. Torneranno nella loro patria dopo che il conflitto è terminato.
Così ci sono solo due opzioni: o partecipare a una guerra, il che significa sparare, uccidere, o rischiare di essere uccisi, o uscire semplicemente fuori dal conflitto ed essere internati nel territorio di uno stato confinante – Russia, Polonia, qualsiasi stato. Questa è la scelta che esiste oggi.
Purtroppo, la guerra è una cosa molto crudele. Non lascia altra scelta. Tuttavia, voglio ribadire: siate onesti con voi stessi. Il giuramento di fedeltà per un russo, e russi e ucraini sono la stessa cosa per me, è sacrosanto. Ma dovete capire che il vostro giuramento viene utilizzato per effettuare una sanguinosa guerra fratricida. Non esiste più l'Ucraina a cui avete fatto il vostro giuramento. Quelle reclute che sono chiamate oggi nell'esercito ucraino, non fanno un giuramento all'Ucraina, che è esistita sotto Janukovich e Jushchenko e Kuchma dal 1991 al 2014. Fanno un giuramento a quell'Ucraina che i militanti politici di Svoboda e del settore destro vogliono costruire – questa è l'Ucraina a cui essi sono invitati a prestare giuramento.
Artëm Vojtenkov: Capisco. Allora non c'è molta scelta: o si lotta per qualcuno, o si fugge via.
Nikolaj Starikov: Si fugge via dal conflitto. Perché quando c'è una guerra fratricida, molti semplicemente non possono, in linea di principio, e non vogliono parteciparvi. L'unica soluzione è internamento. Ecco perché esiste la prassi internazionale.
Artëm Vojtenkov: Grazie, Nikolaj Viktorovich.
 

lunedì 28 luglio 2014

Un articolo trovato su un floppi disk, che avevo messo da parte e che avendolo riesumato lo voglio postare per la gioia di....tutti. Leggiamolo.....e WWW l'ecumenismo.

Ecumenismo ultima eresia. Un cattolico tradizionalista accusa
E l’accusa colpisce anche il papa. Un libro di Enrico Maria Radaelli critica a fondo il cattolicesimo d’oggi. Con l’avallo di un prete filosofo dell’Opus Dei
di Sandro Magister                                   








ROMA – La foto qui sopra fissa un gesto famoso del pontificato di Giovanni Paolo II: il suo farsi giudeo coi giudei, a Gerusalemme, inserendo il foglietto con la preghiera nella fessura del muro del tempio.

I più, da tutto il mondo, hanno osannato questo gesto ecumenico. Ma c’è anche chi – pur essendo cattolico fedele – lo contesta in radice. Enrico Maria Radaelli, milanese, ha pubblicato in questi giorni un libro importante. Importante perché arricchisce la sequenza dei volumi di critica teologica al cattolicesimo d’oggi scritti da autori “tradizionalisti” di solido spessore. L’autore più rappresentativo di questa tendenza è stato Romano Amerio, filosofo e filologo svizzero, di Lugano, i cui libri “Iota unum” e “Stat veritas”, entrambi editi in Italia da Riccardo Ricciardi, sono due pietre miliari della critica al Concilio Vaticano II e alla Chiesa dopoconciliare in nome della Grande Tradizione. Ma non vanno dimenticati il cardinale Giuseppe Siri con il suo volume intitolato “Getsemani” e, più di recente, il teologo romano Brunero Gherardini con “Una sola fede, una sola Chiesa”.

Radaelli ha intitolato il suo libro “Il mistero della Sinagoga bendata”: ossia il mistero di chi non vede in Gesù il Figlio di Dio. Prototipo di questa cecità furono gli ebrei increduli sotto la croce. Ma è soprattutto dentro la Chiesa cattolica d’oggi, e persino ai suoi massimi vertici, che egli vede in atto un generale offuscamento della fede.

Teologi, monaci, cardinali cadono sotto la critica severa e argomentatissima di Radaelli. Tra i cardinali viventi i più presi di mira sono Roger Etchegaray, Edward Cassidy, Carlo Maria Martini, Joseph Ratzinger. Il solo risparmiato è Camillo Ruini, citato ad honorem per aver ricordato che la Santa Trinità è il cuore della fede cristiana.

Quest’ultima, infatti, è la tesi centrale del libro. Radaelli contrappone «l’articolo di fede che asserisce esservi nei cieli solo la santissima Trinità», unico Dio vero, ai tre «falsi» monoteismi che secondo l’ecumenismo alla moda accomunerebbero le tre religioni cristiana, ebraica e musulmana.

Giovanni Paolo II cade anch’egli sotto la critica. Prevedibile l’accusa ai suoi incontri interreligiosi di Assisi. Meno prevedibile, ma ancora più forte, è però quella che Radaelli concentra sul «giudaizzare» del papa a Gerusalemme, col suo gesto al muro del tempio: perché «come potremo poi rimproverare i giudei di non credere nel Nuovo Tempio di Cristo, se proprio noi corriamo a pregare nel tempio loro, morto, vuoto e ormai solo idolatrico?».

Come nei primi secoli della Chiesa il manicheismo e il pelagianesimo, così oggi Radaelli vede incombere una nuova grande eresia: l’ecumenismo.

E nell’introduzione al libro, Antonio Livi gli dà ragione. Riconosce all’autore il pieno diritto di dissentire dall’odierno magistero ecumenico della Chiesa. Perché questo magistero – spiega – è per sua stessa definizione «pastorale, non dogmatico» e quindi contestabile, mentre il dogma infallibile sta dalla parte della Grande Tradizione – quella degli apostoli e dei padri della Chiesa – alla quale Radaelli si richiama in ogni pagina del suo libro.

Livi non è figura di secondo piano. È professore ordinario e decano della facoltà di filosofia della Pontificia Università Lateranense, quella che ha per Gran Cancelliere il cardinale Ruini, ed è sacerdote dell’Opus Dei.

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Il libro:

Enrico Maria Radaelli, “Il mistero della Sinagoga bendata”, introduzione di Antonio Livi, Effedieffe, Milano, 2003, pagine 416, euro 30,00.

domenica 27 luglio 2014

Mi sono accorto, mio malgrado, di essere un uomo di poca...FEDE !!!!

Questa mattina andando in Chiesa per la celebrazione della Divina Liturgia ero alquanto giù di morale, perchè la nostra corista Elena, per lo slavonico, era assente. Pensavo: "Ed ora in tutta fretta dove e come la vado a rimpizzare ?" Questa domanda mi preoccupava assai. Intanto scendevo, anche distrattamente, e percorrevo la ex 105 che da San Basile scende fino a Castrovillari. Dopo aver aperto le porte dellaChiesa ed issato le bandiere, inizio la preparazione. Però il mio pensiero era fisso sul coro della parte slavonica......... Ma si vede che non aveva fatto i conti con l'oste, il quale non poteva permettersi che la Divina Liturgia della domenica dei Santi Padri dei primi concili e del Santo apostolo Aquila rimanesse monca. SLAVA BOGU !!!! DOXA TO THEO' !!! GLORIA A DIO !!! ecco che entra in Chiesa una bella nutrita famigliola. Le vado a dare il benvenuto, in quanto era la prima volta che la vedevo e dopo le presentazioni d'istinto chiedo alla Signora: "Ma lei canta la Liturgia ???" Certo mi rispone con gioia !!!!! In quel momento si sono aperti i cieli ed un angelo sotto le spoglie di ELENA (questo è il nome della signora) ha preso subito posto nella parte del coro diciamo russo. L'angelo che il Signore ci ha inviato ha cantato le lodi al Signore in modo divino, fantastico e stupendo con una voce a dir poco angelica.
Tutto questo racconto perchè ?? Semplicemente che dobbiamo avere una grande fiducia in Cristo; si chiude una porta, ma si apre un portone.
Ricordiamo che avere Fede nel Signore, sarà per noi, miseri uomini, una manna dal cielo......... quotidiana. Amìn !!