sabato 2 maggio 2009
Dal Sito della Diocesi di Chersonneso - Parigi
Il 29 aprile, il patriarca Kirill ha ricevuto presso il monastero San Daniele a Mosca Iulia Tymochenko, primo ministro dell’Ucraina, accompaganata da moltissimi alti funzionari del paese.
Il primate della Chiesa russa si è rallegrato per questo incontro, sottolineando che la Russia e l’Ucraina “non sono solamente due paesi ortodossi, ma due paesi legati da una tradizione comune, dalla stessa storia e da una sola Chiesa”.
“Per la Chiesa ortodossa russa, Kiev è la nostra Costantinopoli, con la sua Santa Sofia. È il centro spirituale dell’ortodossia russa”, ha affermato il patriarca, dichiarando la sua intenzione di fare tutto ciò che è in suo potere “per contribuire a sviluppare le relazioni tra la Russia e l’Ucraina, affinchè trutte le difficoltà siano superate”. Ha aggiunto che per lui non si tratta di un compito secondario, ma di un dovere di primaria importanza.
Dal canto suo, Iulia Tymochenko, ha assicurato che la Chiesa ortodossa russa troverà sempre un sostegno amichevole preso il governo ucraino ed ha invitato il patriarca a recarsi a Kiev offrendo il suo personale aiuto nell’organizzare questa visita.
Tradotto dal francese da P. Giovanni
venerdì 1 maggio 2009
Da ...San Giovanni di Kronstadt
San Giovanni di Kronstadt
Inviatoci dal nostro fraterno amico Gabrijè
giovedì 30 aprile 2009
Domenica delle Mirofore
Domenica 3 Maggio 2009
Terza Domenica di Pasqua
“Delle Mirofore”
Antifone della festa:
1) Lettore: Alalàxate to Kirìo pàsa i ghì.
Coro: Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòsonimàs.
2) Lettore: O Theòs iktirìse imàs ke evloghìse imàs.
Coro: Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs
ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.
3) Lettore: Anastìto o Theòs ke
dhiaskorpisthìtosan i echthrì
aftù ke fighètosan apò prosòpu
aftù i misùndes aftòn.
Coro: Christòs anèsti ek nekròn,
thanàto thànaton patìsas, ke
tis en tis mnìmasi zoìn charisàmenos.
Entrata
En Ekklisìes evloghìte ton
Theòn, Kìrion ek pigòn Israìl.
Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs
ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.
Tropari
Tono II
Ote katìlthes pros ton thànaton,
i zoì i athànatos, tòte
ton Ádhin enèkrosas ti
astrapì tis Theòtitos; òte
dhe ke tus tethneòtas ek ton
katachthonìon anèstisas,
pàse e dhinàmis ton epuranìon
ekrávgazon: Zoodhòta
Christè, o Theòs imòn,
dhòxa si.
___ ___ ___
O efschìmon Iosìf apò tu
xìlu kathelòn to àchrandòn
su sòma, sindhòni katharà
ilìsas ke aròmasin, en
mnìmati kenò kidhèfsas
apètheto; allà triìmeros
anèstis, Kìrie, parèchon to
kòsmo to mèga èleos.
___ ___ ___
Tes mirofòris ghinexì parà
to mnìma epistàs, o Ánghelos
evòa: Ta mìra tis thnitìs
ipàrchi armòdhia,
Christòs dhe dhiafthoràs
edhìchthi allòtrios; allà
kravgàsate: Anèsti o Kìrios,
parèchon to kòsmo to
mèga èleos.
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Apolitikion del Santo della Chiesa
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Kontakion
I ke en tàfo katìlthes, athànate,
allà tu Ádhu kathìles
tin dhìnamin; ke anèstis
os nikitìs, Christè o Theòs,
ghinexì Mirofòris
fthenxàmenos Chèrete, ke
tis sis Apostòlis irìnin
dhorùmenos, o tis pesùsi
parèchon anàstasin.
Apostolo (Atti 6, 1-7)
-Mia forza e mio vanto è il Signore, egli è
divenuto la mia salvezza. (Sal. 117,14).
- Il Signore mi ha provato duramente, ma non
mi ha consegnato alla morte. (Sal. 117,18).
Lettura degli Atti degli Apostoli.
In quei giorni, mentre aumentava il numero
dei discepoli, sorse un malcontento fra gli
ellenisti verso gli ebrei, perché venivano trascurate
le loro vedove nella distribuzione
quotidiana. Allora i Dodici convocarono il
gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto
che noi trascuriamo la parola di Dio per
il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli,
tra di voi sette uomini di buona reputazione,
pieni di Spirito e di saggezza, ai quali
affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo
alla preghiera e al ministero della
parola”. Piacque questa proposta a tutto il
gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di
fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore,
Timóne, Parmenàs e Nicola, un proselito
di Antiochia. Li presentarono quindi agli
apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero
loro le mani. Intanto la parola di Dio si
diffondeva e si moltiplicava grandemente il
numero dei discepoli a Gerusalemme; anche
un gran numero di sacerdoti aderiva alla
fede.
Alliluia (3 volte).
- Ti ascolti il Signore nel giorno della prova,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe. (Sal.19,2).
Alliluia (3 volte).
- O Signore, salva il re, ed ascoltaci nel giorno
in cui ti invocheremo. (Sal. 19,10).
Alliluia (3 volte).
Vangelo (Mc. 15, 43-16, 8)
In quel tempo, Giuseppe d’Arimatèa, membro
autorevole del sinedrio, che aspettava
anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente
da Pilato per chiedere il corpo di
Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già
morto e, chiamato il centurione, lo interrogò
se fosse morto da tempo. Informato dal
centurione, concesse la salma a Giuseppe.
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò
giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo
depose in un sepolcro scavato nella roccia.
Poi fece rotolare un masso contro l’entrata
del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala
e Maria madre di Ioses stavano ad osservare
dove veniva deposto. Passato il sabato,
Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e
Salome comprarono oli aromatici per andare a
imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo
giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar
del sole. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà
via il masso dall’ingresso del sepolcro?”. Ma,
guardando, videro che il masso era già stato rotolato
via, benché fosse molto grande. Entrando
nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla
destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero
paura. Ma egli disse loro: “Non abbiate paura!
Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto,
non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano
deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a
Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete,
come vi ha detto”. Ed esse, uscite, fuggirono
via dal sepolcro perché erano piene di timore
e di spavento. E non dissero niente a nessuno,
perché avevano paura.
MEGALINARION
O ànghelos evòa ti kecharitomèni:
Aghnì Parthène,
chère, ke pàlin erò, chère, o
sòs Iiòs anèsti triìmeros ek
tàfu. Fotìzu, fotìzu, i nèa
Ierusalim; i gar dhòxa Kirìu
epì sé anètile. Chòreve
nìn ke agàllu, Siòn; si dhe
Aghnì tèrpu Theotòke, en
di Eghèrsi tu Tòku su.
Kinonikon:
Sòma Christù metalàvete,
pighìs athanàtu ghèfsasthe.
(3 volte). Alliluia (3 volte).
Dopo “Soson o Theos ……..”
Christòs anèsti... (1 volta)
Invece di: Dhi efchòn … si dice: “Christòs anèsti”…
Fine
Gloria a Dio
mercoledì 29 aprile 2009
Dal Sito: Tradizione Cristiana
Cristo è risorto!
La mia fede in Cristo non deriva dall’opportunità che mi è stata data di partecipare sin dalla prima infanzia alla celebrazione pasquale. Piuttosto la mia fede è nata dalla stessa esperienza del Cristo vivente, perché Pasqua, quella notte unica che riempie di luce, di gioia e di una tale forza vittoriosa, è resa possibile nel saluto: “Cristo è risorto! Veramente è risorto!”. Come e quando è nata? Non lo so, non ricordo. So soltanto che ogni volta che apro l’Evangelo e leggo di Cristo, leggo le sue parole, leggo il suo insegnamento, consapevolmente mi ripeto, con tutto il mio cuore ed il mio essere, ciò che è stato detto da coloro che erano stati inviati per arrestare Cristo, ma che ritornarono dai farisei senza di Lui: “Nessun uomo mai ha parlato come quest’uomo” (Giovanni 7, 46). Pertanto, quello che so è prima di tutto che l’insegnamento di Cristo è vivo, e che niente sulla terra può essere paragonato ad esso. E questo insegnamento è su di Lui, sulla vita eterna, sulla vittoria sulla morte, su un amore che vince e vince la morte. So bene che in una vita dove tutto sembra così difficile e faticoso, una costante che non cambia mai e mai mi lascia è questa interiore consapevolezza che Cristo è con me. “Non vi lascerò orfani, verrò a voi” (Giovanni 14, 18). E viene a dare il segno sensibile della sua presenza attraverso la preghiera, con un fremito dell’anima, con una gioia così incomprensibile, e tuttavia molto viva, con la sua misteriosa, ma così certa presenza in chiesa durante le ufficiature e nei sacramenti. Questa esperienza di vita è in continua crescita, questa conoscenza, questa consapevolezza che diventa così evidente, che Cristo è qui e che la sua parola è stata compiuta: chi mi ama, “io lo amo e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14, 21). E sia che mi trovi in mezzo alla folla, o da solo, questa certezza della sua presenza, questa potenza della sua parola, questa gioia della fede in Lui resta con me. Questa è l’unica risposta e l’unica prova.
“Perché cercate il Vivente fra i morti? Perché piangete in mezzo alla corruzione Colui che non ha conosciuto la corruzione?”. Tutto il Cristianesimo, dunque, è l’esperienza di fede ripetuta ancora e ancora, come se fosse la prima volta, attraverso la sua incarnazione in riti, parole, musica e colori. Al non credente, può effettivamente sembrare come un miraggio; sente solo parole, vede solo incomprensibili cerimonie, e comprende solo esteriormente. Ma per i credenti, tutto questo si irradia dall’interno, e non come prova della propria fede, ma come il suo risultato, così come la sua vita nel mondo, nell’umanità, nella storia. Pertanto, le tenebre e la tristezza del Santo Venerdì sono per noi qualcosa di reale, vivo, contemporaneo; possiamo piangere sotto la croce ed esperire tutto ciò che ha avuto luogo in questo trionfo del male, della slealtà, della codardia e del tradimento; possiamo contemplare il vivificante sepolcro nel Santo Sabato, con entusiasmo e speranza. E quindi, ogni anno possiamo celebrare il periodo pasquale, la Pasqua, la Risurrezione. Perché la Pasqua non è il ricordo di un evento del passato. È l’incontro reale nella felicità e nella gioia, con Colui che i nostri cuori molto tempo fa hanno conosciuto e incontrato come la Vita e la Luce di tutta la luce. La notte di Pasqua testimonia che Cristo è vivo ed è con noi, e che noi siamo vivi con Lui. L’intera celebrazione è un invito a guardare il mondo e la vita, ed ecco il sorgere del mistico giorno del Regno della Luce. “Oggi comincia il profumo della Primavera”, canta la Chiesa, “e la nuova creazione esulta...”. Si esulta nella fede, nell’amore e nella speranza.
Questo è il giorno della Risurrezione,
cerchiamo di essere illuminati dalla festa,
abbracciamoci l’un l’altro,
chiamiamo “fratelli” anche quelli che ci odiano,
e perdoniamo tutti a motivo della Risurrezione,
e così gridiamo: Cristo è risorto dai morti,
ha calpestato la morte con la morte,
e a chi giace nei sepolcri ha donato la vita.
Cristo è risorto!
Padre Alexander Schmemann
Tradotto per Tradizione Cristiana da E. M.
Aprile 2009
Testo originale in http://www.schmemann.org/byhim/christisrisen.html
martedì 28 aprile 2009
Mesazhi i Kryepiskopit Anastas me rastin e Pashkës
Kisha Orthodhokse Autoqefale e ShqipërisëPashkë 2009
të lirë nga frika
† Anastasi
Kryepiskop i Tiranës, Durrësit dhe i gjithë Shqipërisë
Klerit dhe popullit shpresëtar Orthodhoks,
Bij të shtrenjtë më Zotin,
“Mos kini frikë” (Matth. 28:10)
“Mos kini frikë”, u tha engjëlli i Zotit grave miroprurëse, të cilat i kishte pushtuar “tmerri dhe habia” para varrit të zbrazur. “Sepse e di se kërkoni Jisuin që u kryqëzua. Nuk është këtu, sepse u ngjall, siç pati thënë” (Matth. 28:6).
Pas pak, vetë Krishti i ngjallur “u tha atyre: Mos kini frikë” (Matth. 28:10). E më tej, nxënësve të tij të frikësuar: “Përse jeni të turbulluar? Dhe përse hipin mendime në zemrat tuaja?” (Lluk. 24:38). Dhe duke u treguar shenjat e kryqëzimit në duar dhe në këmbë, i siguroi me praninë e Tij për ngjarjen e mrekullueshme të Ngjalljes së Tij.
“Mos kini frikë!”. Mesazhi i Ngjalljes predikon në mënyrë diakronike lirinë nga çdo gjë që shkakton frikë. Fitorja e Krishtit dërrmoi zotërimin e fuqive demoniake, vendosi një urë mbi ndarjen e madhe që ekzistonte midis Perëndisë dhe njerëzve dhe rivendosi marrëdhëniet midis tyre. Rëndësinë ontologjike të Kryqit dhe Ngjalljes, na e zbuloi me një mënyrë unike apostull Pavli. Jisui u bë njeri dhe e pranoi Pësimin “që të prishë me anë të vdekjes atë që ka pushtetin e vdekjes, domethënë djallin, edhe të shpëtojë të gjithë ata, të cilët për frikën e vdekjes ishin gjithë jetën e tyre nën skllavëri” (Hebr. 2:14-15). Krishti i ngjallur është tashmë fillesa e njerëzimit të ri, “i parëlinduri prej të vdekurve, që të bëhet ai i parë në të gjitha” (Kol. 1:18-22). Me Ngjalljen e Krishtit ka nisur një formë e re ekzistence për njerëzit. Siguria e Ngjalljes, bindja se Atij iu dha “çdo pushtet në qiell dhe mbi dhè” (Matth. 28:19) i çliroi nxënësit e Tij nga çdo lloj frike dhe ankthi. Dhe i transformoi në predikues të guximshëm dhe burrërorë të jetës së re në Krishtin.
“Mos kini frikë!” Në epokën tonë janë shumuar frikërat që kërcënojnë jetën tonë. Madje, kohët e fundit janë acaruar edhe për shkak të vuajtjeve që shkakton kriza ekonomike në tërë planetin. Fobi të reja dhe të vjetra qarkojnë mendjen tonë dhe na e shtrëngojnë zemrën. Brenda kësaj atmosfere të nderë vjen e kremtja e Ngjalljes që të ftojë çdo besimtar në një rrugëtim lirie nga frika:
Nga frika e atyre që janë armiqtë tanë. Nga frika që krijon padrejtësia dhe egërsia e shoqërisë sonë. Nga frika e mëkatit shumëformësh që depërton në qenien tonë dhe na e tjetërson. Nga frika e dhimbjes, e varfërisë, e sëmundjes, e vetmisë, e rreziqeve dhe hidhërimeve që kërcënojnë jetën tonë. Nga frika e problemeve të mprehta të jetës së përditshme. Nga frika e së panjohurës, e dështimit, e pasigurisë për të ardhmen. Kulmi i mesazhit të Ngjalljes së Krishtit është çlirimi nga frika e vdekjes, e vdekjes sonë dhe e njerëzve tanë të afërm, frikë që na e ndrydh jetën. E kremtja e Ngjalljes nuk shpall thjesht një lajm, por na fton të marrim pjesë në lirinë që na fali Krishti.
Kjo liri, sigurisht mbështetet në besimin. Kisha, duke brohoritur në mënyrë dhoksologjike “Krishti u ngjall!”, nuk kërkon strehë në argumentime për të imponuar të vërtetën që predikon. - Sa janë besimtarë! “Të lumur janë të gjithë ata që besojnë...”. Mjafton, sigurisht, që siç na thotë apostull Pavli “të qëndrojmë në besim të themelosur dhe të patundur, e të mos luajmë nga shpresa e Ungjillit” (Kol. 1:23).
Ngjallja e Krishtit e shpërbën frikën, sepse bashkërendohet me një fuqi të mrekullueshme, të cilën ftohemi ta ndiejmë në një mënyrë të veçantë gjatë kësaj të kremteje të tërëndritshme: “që të njohim madhësinë e pafund të fuqisë së tij (të Perëndisë), (Efes. 1:19). “Këtë fuqi e tregoi te Krishti kur e ngjalli atë prej së vdekurish, dhe e vuri të rrijë në të djathtë të tij në qielloret, përmbi çdo autoritet e pushtet e fuqi e zotërim e çdo emër që të quhet jo vetëm në këtë jetë, por edhe në atë që vjen” (Efes. 20-21).
Kjo liri nga frika, dhuratë e Ngjalljes, duhet t’i japë formë pozicionimit të jetës sonë, “sepse ju, vëllezër, u thirrët në liri”. Por duke shtuar një qartësim në këtë rast: “vetëm mos e përdorni lirinë për shkak të mishit, po me anë të dashurisë, t’i shërbeni njëri-tjetrit” (Gal. 5:13).
Krishti, që është dashuria e personifikuar dhe e mishëruar e Perëndisë, me sakrificën e Tij mbi Kryq dhe fitoren e Ngjalljes shpalli qartë fuqinë unikale të dashurisë, që e çliron njeriun nga çdo formë frike. Sa janë të bashkuar me Atë në besim dhe dashuri, bëhen të denjë të jetojnë të vërtetën që zbulon Ungjillori Joan: “Frikë nuk ka në dashuri, por dashuria e përsosur e nxjerr jashtë frikën, sepse frika ka mundim (përmban ndëshkim), dhe ai që ka frikë, nuk është i përsosur në dashuri” (1 Jn. 4:18).
Vëllezërit e mi, le të gëzojmë pra, në mënyrë të veçantë gjatë këtyre ditëve të Pashkës, lirinë nga çdo lloj forme frike, duke e thelluar besimin dhe dashurinë tonë për Atë që mundi vdekjen, Zotin e jetës sonë. Për më tepër, le t’ua bëjmë të ditur edhe vëllezërve tanë të frikësuar se “Krishti u ngjall!”.
Me dashurinë e tërë shpirtit në Krishtin e Ngjallur,
+ Anastasi
Kryepiskop i Tiranës, Durrësit dhe i gjithë Shqipërisë
lunedì 27 aprile 2009
Da: ZENIT.org "Un abbraccio ecumenico nel segno di san Marco"
La consegna ha avuto luogo nella liturgia della festa di san Marco, patrono di Venezia, con la partecipazione del Cardinale Marco Cé, Patriarca emerito della città lagunare, in presenza del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia.
"Mai forse come oggi, in un mondo che va smarrendo la verità della presenza di Dio nella storia, mentre la fatica e la sofferenza del vivere continuano a bussare alla nostra porta, c'è bisogno da parte di noi credenti di un'umile e forte testimonianza di quell'amore misericordioso — che si fa partecipe, accogliente e solidale — che un giorno gratuitamente ci ha raggiunti e ci ha presi in braccio", ha detto il cardinale Cè nell'omelia.
"L'Osservatore Romano" ha spiegato che la celebrazione "ha costituito un particolare momento di unione tra cattolici e ortodossi".
Dal canto sui, il Cardinale Scola ha invece detto: "Un segno straordinario del fraterno affetto che lega i cristiani è il dono della reliquia di sant'Atanasio vescovo che mi accingo a fare a nome di tutto il patriarcato - nelle mani del metropolita ed esarca Gennadios - a Sua Beatitudine Bartolomeo, Patriarca di Costantinopoli".
Il porporato ha sottolineato che "l'intensa fedeltà con cui i nostri fratelli ortodossi venerano le reliquie dei santi sta progressivamente ridestando in noi veneziani un più profondo senso dell'incarnazione del Figlio di Dio fatto uomo".
E ha aggiunto: "La fede cristiana infatti, sulla scia di quella dei nostri fratelli ebrei, è la fede in un Dio incarnato che si è compromesso con la storia".
Il Patriarca di Venezia ha quindi concluso: "Eminenza reverendissima, porgo a lei e, attraverso di lei, a Sua Beatitudine Bartolomeo, uno speciale abbraccio di comunione e di pace, associandomi a quello che so essere anche il vostro ardente desiderio: l'unità dei cristiani, così necessaria nel mondo di oggi possa, per la potenza dello Spirito, manifestarsi quanto prima in forme più piene".
Ricordando il santo patrono della città, il Cardinale Scola ha detto che "l'intercessione di Marco, unita a quella della Vergine Santissima, ha altresì di mira i bisogni e le sofferenze di tutti noi, così come non trascura la memoria della liberazione del nostro Paese, che cerca pace nell'importante ricorrenza civile di oggi".
"A essa con forza aneliamo - ha esortato il porporato - soprattutto in questo tempo segnalato dal mare oscuro della crisi economica di cui non pochi bambini, anziani, donne e uomini stanno soffrendo, in modo particolare nei Paesi poveri".
Nel suo intervento il Cardinale ha espresso un pensiero anche nei confronti "degli amati fratelli dell'Aquila, duramente provati dal recente terremoto".
Da: Albania News
L'Albania si candiderà per un posto nell'Unione Europea domani, su invito dell'attuale presidenza dell'Unione europea, la Repubblica Ceca. Lo ha reso noto in una conferenza stampa, tenuta oggi, il primo ministro albanese Sali Berisha. "Ho detto al mio amico Karamanlis che domani l'Albania farà richiesta di ammissione nell'Unione Europea, su invito della presidenza ceca", ha detto Berisha, facendo riferimento al presidente greco Kostas Karamanlis, che sedeva a fianco a lui.Karamanlis ha detto di aver ricordato a Berisha che far svolgere le elezioni di giugno secondo gli standard internazionali, sfidando la corruzione e garantendo il rispetto dei diritti umani, faciliterebbe il percorso dell'Albania verso l'ammissione nell'Ue.

