Il metropolita Mark di Berlino commenta il documento del Fanar pubblicato dall'Unione dei giornalisti ortodossi negli USA
Unione dei giornalisti ortodossi, 23 ottobre 2026

il metropolita Mark di Berlino e della Germania. Foto: Unione dei giornalisti ortodossi in Germania
Il metropolita Mark ha definito allarmanti, se confermate, le informazioni relative al "Concilio di Unificazione" del 2018, ed ha espresso la speranza che il patriarca Bartolomeo riconsideri la sua posizione.
Il metropolita Mark di Berlino e Germania, uno dei vescovi della ROCOR, ha commentato il rapporto interno del Patriarcato di Costantinopoli sul "Concilio di Unificazione" del 2018, pubblicato dall'Unione dei giornalisti ortodossi negli USA. Il testo integrale della dichiarazione è stato pubblicato in esclusiva, con l'approvazione del metropolita, dall'Unione dei giornalisti ortodossi in Germania.
Secondo la pubblicazione, il rapporto per il Patriarca Bartolomeo è stato redatto dall'attuale metropolita Grigorios di Ankara, che nel 2018 era diacono nella delegazione del Fanar a Kiev. Il documento descrive i negoziati con la leadership ucraina e le pressioni esercitate dalle strutture statali sui rappresentanti della Chiesa. La pubblicazione non ha registrato alcuna reazione ufficiale da parte del Patriarcato di Costantinopoli alla diffusione del documento.
Il metropolita Mark definisce queste informazioni estremamente allarmanti "se corrispondono alla realtà". Secondo lui, il documento interno del Fanar conferma voci che circolavano da tempo negli ambienti ecclesiastici. Per la prima volta, mostra la portata completa dell'ingerenza nel territorio canonico altrui e la creazione di una struttura scismatica contraria alla Chiesa ortodossa ucraina canonica.
Il metropolita ha ricordato che Petro Poroshenko si era rivolto al patriarca Bartolomeo con la richiesta di creare una chiesa autocefala fedele alle autorità. "Il diritto canonico e il sistema canonico non lo interessavano minimamente", ha sottolineato il metropolita. Il Tomos (la Lettera di autocefalia) non fu emesso per la Chiesa ortodossa ucraina guidata dal metropolita Onufrij, bensì per l'unione del "patriarcato di Kiev" e della "Chiesa ortodossa autocefala ucraina", e senza consultare le altre Chiese locali.
Il metropolita Mark ha inoltre richiamato l'attenzione sul ruolo dello Stato ucraino e delle sue strutture di sicurezza nel legittimare gli "scismatici impenitenti". A suo avviso, il documento rivela la "cecità della leadership del Patriarcato ecumenico", che crede di poter contare su "privilegi eterni". Il metopolita ha anche sottolineato che la posizione del patriarca come "garante dello statuto" priva la nuova struttura dell'indipendenza promessa.
Secondo il metropolita Mark, i rappresentanti del Fanar, incluso il patriarca, dovrebbero "vergognarsi profondamente" per aver permesso alle forze politiche occidentali di trascinarli in azioni contrarie alla coscienza, al diritto canonico e al buon senso. Egli individua la causa nelle ambizioni politiche e nella "sete di privilegi". A suo dire, la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" manca di fedeli attivi e non ha quasi nulla di monachesimo, ma dispone di gruppi di pressione che si appropriano indebitamente di beni ecclesiastici altrui. Il Metropolita ha definito la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" una pura costruzione politica e ha espresso la speranza che il patriarca Bartolomeo, pur consapevole di ciò, riconsideri la sua posizione.
Come riportato dall'Unione dei giornalisti ortodossi, anche il metropolita Mark di Berlino ha affermato che la decisione di creare la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" sotto pressione è illegittima.
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