domenica 8 marzo 2009

E' SUCCESSO IN ALBANIA

Rimosso il Ministro della cultura albanese
Ylli Pango, Ministro della Cultura albanese, protagonista di uno scandalo a sfondo sessuale trasmesso dal programma televisivo “Fiks Fare” ieri sera, è stato rimosso dall’incarico subito dopo la trasmissione. È quanto reso noto dal Portavoce del Primo Ministro Berisha e dai media albanesi.
“Fiks Fare”, programma investigativo della maggiore emittente privata “Top Channel”, simile al formato di “Striscia la notizia”, ha trasmesso ieri sera in prima serata un video in cui il Ministro della Cultura richiede prestazioni sessuali ad una giovane ragazza in cambio di un posto di lavoro nel suo dicastero. Negli incontri avvenuti nel suo ufficio e nella sua abitazione, il Ministro le promette di farla lavorare nelle fiere del turismo all’estero in cui le hostess poserebbero anche in bikini e cerca di costringerla di esporsi per lui “per valutare di persona”. Dopo la riluttanza della ragazza, Pango tenta anche di toglierle la camicia.
Immediata la reazione del Primo Ministro albanese che ha rimosso il Ministro subito dopo la trasmissione dello scandalo, con la motivazione che l’episodio di cui Pango è protagonista “è inaccettabile per l’etica e gli standard del suo governo”. Secondo il comunicato stampa del Portavoce del Primo Ministro Berisha, Pango avrebbe negato l’accaduto, definendolo “un puro montaggio dei media”.
Dure le critiche dal mondo politico albanese. L’opposizione ha richiesto che al ex ministro sia tolto anche il mandato di deputato e sia rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, molestie sessuali e infrazione del Codice dell’Amministrazione pubblica. La stessa maggioranza, in difficoltà per i scandali continui dei suoi ministri, ha rincarato la dose, accusando l’opposizione di essere troppo mite con Pango e di aver dimenticato gli scandali dei suoi ex ministri.
Oggi, la Procura della Repubblica ha avviato un inchiesta e ha richiesto l’acquisizione del materiale video del programma “Fiks Fare” per verificarne l’autenticità.
Ylli Pango sarebbe il primo ministro nella storia dello stato albanese ad essere protagonista di uno scandalo a sfondo sessuale, ma è il terzo del governo Berisha coinvolto in uno scandalo in poco più di un anno. A marzo dell’anno scorso, Fatmir Mediu, ora indagato per la strage di Gerdec, si è dimesso dall’incarico del Ministro della Difesa. Invece all’attuale ministro degli Esteri, Lulzim Basha, è stata tolta l’immunità parlamentare per consentire le indagini sul suo coinvolgimento nell’abuso con i fondi della strada Durazzo – Morine, che dovrebbe collegare nel futuro Tirana a Pristina.
Tratto da:AlbaniaNews

sabato 7 marzo 2009

NON POTEVO ESIMERMI !

8 MARZO 2009


FESTA DELLA DONNA




A TUTTE LE DONNE CHE GUARDANO E LEGGONO IL MIO BLOG

Simbolicamente un bellissimo rametto di mimosa


A U G U R I

Padre Giovanni

CONVIVIO PRESBITERALE SOTTO LA NEVE

La nostra avventura silana inizia quando, abbandonato il paese di Spezzano della Sila, abbiamo incontrato i primi fiocchi di neve, che ci hanno accompagnato fino all’arrivo e sono continuati senza smettere un istante riempendo il selciato di una bella coltre bianca, che nonostante passasse lo spazzaneve, subito l'asfalto si imbiancava.
Siamo arrivati a destinazione con P. Giovanni e la Signora Presbitera che, un poco preoccupati, ci stavano aspettando. Qui inizia la nostra avventura sulla Sila cosentina. Buona giornata ……… in bianco.









Come potete vedere, c'era e non poteva mancare, il canelupo, formato mignon, di P. Giovanni, un cagnolino di peluche, bianco, come la neve che cadeva.







Abbiamo approfittato del fuoristrada per fare un giro per il paese: poca gente in giro, qualche auto in circolazione e poi noi che ci siamo beccati un sacco di vento e di neve in faccia.







Per tutta la giornata la neve non ha smesso di cadere. Su questi meravigliosi posti turistici è bello vivere certamente più in estate, quando la frescura ti accarezza il viso e la calura è sopportabile. La montagna calabrese ti invita a viverla sempre, con il suo splendore immacolato e le sue meraglie da assaporare da soli o in compagnia.








La neve continuava a cadere copiosa, la giornata volgeva al termine e ci siamo dovuti accomiatare da P. Giovanni e Presbitera. Una strada coperta di neve ci ha accompagnata e fatto perdere un sacco di tempo nel scendere verso Cosenza. Ma grazie a Dio siamo arrivati a casa sani e salvi, infreddoliti, ma felici della splendida giornata che nostro Signore ha permesso di trascorrere allegramente alle nostre famiglie.

giovedì 5 marzo 2009

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA - DELL'ORTODOSSIA





Comunico a tutti i fedeli ortodossi ed a tutti i cittadini arbresh di Acquaformosa che Domenica 8 Marzo 2009, prima domenica di quaresima, dedicata alla vittoria delle Sante Immagini sugli iconoclasti, la Divina Liturgia verrà celebrata presso la Cappella Ortodossa di Santa Caterina Megalomartire in Via Garibaldi, 64 con inizio alle ore 10.00.
La nostra attività spirituale nel nostro paese continua, anche grazie alla vostra assiduità nel frequentare ed assistere alla Divina Liturgia.
Comunque inserisco il Calendario delle celebrazione presso la nostra Cappella:


Calendario mensile della celebrazione della
Divina Liturgia ad Acquaformosa in Via Garibaldi, 64:

a) Marzo - Domenica 8 - Ore 10.00
b) Aprile - Domenica 5 - Ore 10.00
c) Maggio - Domenica 10 - Ore 10.00
d) Giugno - Domenica 7 - Ore 10.00
e) Luglio - Domenica 12 - Ore 10.00
f) Agosto - Domenica 9 - Ore 10.00
g) Settembre - Domenica 13 - Ore 10.00
h) Ottobre - Domenica 11 - Ore 10.00
i) Novembre - Domenica 8 - Ore 10.00
j) Dicembre - Domenica 13 - Ore 10.00

Prima Domenica di Quaresima - Domenica dell’Ortodossia

Domenica 8 marzo 2009 - Memoria del Santo Policarpo di Smirne



Prima Domenica di Quaresima - Domenica dell’Ortodossia
Tono V – Digiuno con licenza di olio e vino


Antifone della festa:

1) Lettore: O Kìrios evasìlefsen, efprèpian
enedhìsato, enedhìsato
o Kìrios dhìnamin ke periezòsato.

Coro: Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson
imàs.


2) Lettore: Exomologhisàsthosan to Kirìo aftù,
ke ta thavmàsia aftù tis iìs ton anthròpon.

Coro: Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs
ek nekròn, psàllondàs si:
Alliluia.

3) Lettore: Enesàtosan aftòn I uranì ke i ghi,
Thàlassa ke panda ta èrponda en aftì.

Coro: Ton sinànarchon Lògon Patrì ke Pnèvmati,
ton ek Parthènu techtènda is sotirìan imòn,
animnìsomen, pistì, ke proskinìsomen,
òti ivdhòkise sarkì anelthin en to stavrò,
ke thànaton ipomìne, ke eghìre tus tethneòtas
en ti endhòxo anastàsi aftù.

Tropari


Tono V

Ton sinànarchon Lògon Patrì ke Pnèvmati,
ton ek Parthènu techtènda is sotirìan imòn,
animnìsomen, pistì, ke proskinìsomen,
òti ivdhòkise sarkì anelthin en to stavrò,
ke thànaton ipomìne, ke eghìre tus tethneòtas
en ti endhòxo anastàsi aftù.

(Tropario del Santo della Chiesa)

……… ……. ……..
Tropario del Santo del giorno

Veneriamo la tua purissima icona, o buono, chiedendo perdono delle
nostre colpe, o Cristo Dio. Ti sei benignamente degnato infatti di
salire volontariamente con il tuo corpo sulla croce per liberare
dalla schiavitù del nemico coloro che tu hai plasmato; pertanto
con riconoscenza a te gridiamo: hai riempito di gaudio l’universo,
o nostro Salvatore, venuto a salvare il mondo.

Kontakion

Ti ipermàcho stratigò ta nikitìria,
os litrothìsa ton dhinòn efcharistìa
anagràfo si i pòlis su, Theotòke.
All’os èchusa to kràtos aprosmàchiton,
Ek pandìon me kindhìnon elefthèroson,
Ìna kràzo si: Chère, Nìmfi anìmfefte.


Apostolo (Ebrei 11,24-26,32-40)

- Benedetto sei tu, o Signore, Dio dei Padri nostri,
e lodato e glorificato è il tuo nome nei secoli. (Dan. 3,26)
- Poiché sei giusto in tutto ciò che hai fatto; e tutte
le tue opere sono vere e rette le tue vie. (Dan. 3,27)


Lettura dalla lettera di San Paolo agli Ebrei.

Fratelli, per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio
Della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato.
Questo perché stimava l’obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto; guardava infatti alla ricompensa.
E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, li Lefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri.
Alcune donne riacquistarono i loro morti risuscitati. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati – di loro il mondo non era degno! - vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.
Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.

Alliluia (3 volte).

- O Dio, abbiamo ascoltato con i nostri orecchi. I nostri antenati
ci hanno trasmesso i prodigi da Te compiuti nei tempi antichi.

Alliluia (3 volte).

- Invocavano il Signore ed egli rispondeva, parlava loro
da una colonna di nubi.

Alliluia (3 volte).

Vangelo (Gv 1, 43-52))

Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo».


Kinonikon

Enìte ton Kirion ek ton uranòn;
enite aftòn en tis ipsìstis.
Alliluia

Albania: Una richiesta di restituzione dei beni della Chiesa ortodossa.

La presidenza della Conferenza delle Chiese europee (CEC), che si è riunita a Durazzo su invito del suo vice-presidente, l’arcivescovo di Tirana e di tutta l’Albania, Mons. Anastase, il quale ha chiesto al governo albanese la restituzione alla Chiesa Ortodossa d’Albania l’insieme dei suoi beni confiscati dal regime comunista e da allora ancora non resi.
Egli ugualmente chiede una rapida restituzione di tutti i luoghi santi: monasteri. chiese, moschee, i centri di confraternita sufisti (Bektachis) e le loro servitù, che ancora non sono stati restituiti ai legittimi proprietari.
Questi luoghi santi sono stati soppressi nel 1967, durante il regime comunista di Enver Hoxha, durante l’instaurazione del primo stato ateo del mondo, e trasformati in abitazioni o luoghi di divertimento, in palestre o in sale per la propaganda politica.
Nel loro comunicato, i rappresentanti della presidenza del CEC esprimono egualmente i loro ringraziamenti all’arcivescovo d’Albania, Anastase, per l’occasione offerta loro di rendersi conto sul posto dello sviluppo della Chiesa ortodossa in Albania in questi ultimi 18 anni, vale a dire dopo che il nuovo stato ha autorizzato la sua esistenza.
Oggi giorno, circa 700.000 ortodossi albanesi sono serviti da 140 preti di cui il loro numero è sempre in crescita; più di 150 Chiese sono state costruite, 70 monasteri e monumenti storici ortodossi e 160 Chiese restituite fino ad ora alla Chiesa sono state restaurate.
Durante lo stesso periodo, la Chiesa ortodossa d’Albania ha intrapreso iniziative ed attività operanti nel campo della salute, dell’educazione, della previdenza sociale, dello sviluppo agrario, della cultura e del dialogo interreligioso .

Dal sito orthodoxie.com
Tradotto dal francese da P. Giovanni

mercoledì 4 marzo 2009

RICORDANDO AMOREVOLMENTE MINO REITANO

LEGGENDO LE NOTIZIE CHE ZENIT MANDA GIORNALMENTE, OGGI HO TROVATO UN GRANDE ED INTERESSANTE ARTICOLO RIGUARDANTE LA VITA DELL'ARTISTA CALABRESE MINO REITANO, MI E' ENTRATO NEL CUORE ED IO LO POSTO NEL MIO BLOG. MERAVIGLIOSO!! COMPLIMENTI ALL'AUTORE.

Il capolavoro di Mino Reitano?

La famiglia, la canzone più bella della sua vita

di Renzo Allegri


ROMA, martedì, 3 marzo 2009 (ZENIT.org).- Alla fine di gennaio, se ne è andato per sempre Mino Reitano, uno dei cantati più amati dalla gente. Aveva 64 anni. Gli ultimi due trascorsi nella morsa di una malattia dolorosa che ha affrontato con straordinario coraggio.

Ai funerali c’era una gran folla di gente e anche diversi colleghi. Pochi, per quanto Reitano meritava. Ma erano i suoi amici, quelli che lo conoscevano bene e, parlando di lui, ne hanno evidenziato la bontà, la signorilità, la vita esemplare.

Anche i giornali hanno dato evidenza a questa scomparsa. Ricordando soprattutto il modo sereno e composto, con il quale Mino ha “vissuto” la malattia.

Dopo la sua morte, tutti i media hanno riportato le dichiarazioni che il cantante aveva rilasciato in un’intervista pubblicata il primo giugno 2008 dal quotidiano cattolico online, “Petrus”. Ma proprio quelle citazioni evidenziavano un fatto triste. E cioè che Mino Reitano, personaggio popolarissimo, con una splendida carriera artistica durata una quarantina d’anni, era stato completamente dimenticato dai media.

Al punto che, alla sua morte, i grandi giornali, quelli che generalmente vivono sulla pelle degli artisti, sono stati costretti a “ripescare” dichiarazioni che il cantante aveva fatto otto mesi prima a un quotidiano “online”.

Quotidiano cattolico, benemerito, ma si sa che nel nostro Paese le pubblicazioni online non godono ancora di una grande visibilità pubblica.

Mino Reitano, cosciente della propria popolarità, certo di avere milioni di persone che lo ricordavano, avrebbe certamente desiderato fare quelle sue ultime confidenze a un grande pubblico, a giornali di vasta diffusione. Invece no, nessuno di quei giornali si è ricordato di lui, è andato a trovarlo, a parlargli mentre era ancora in vita.

Ma a voler essere precisi, si può affermare che Reitano non ha quasi mai goduto di un trattamento generoso e sincero da parte dei media. Giornali, radio, televisioni si sono interessati di lui sempre con una certa ironia, con una certa, sia pur pacata, ostilità e sufficienza. Non lo hanno mai sostenuto.

Non gli hanno mai dato pieno credito. Non potevano ignorarlo perché era l’idolo della gente, ma non ha mai goduto di quelle attenzioni mediatiche di stima e di apprezzamento, tanto utili anche per la vendita dei dischi, riservate invece a molti altri suoi colleghi, meno bravi e meno popolari di lui.

C’è stata, nei suoi confronti, quella strana, silenziosa ma reale, congiura che tocca certi artisti. Ne è dimostrazione il fatto che alla radio, nelle innumerevoli trasmissioni radiofoniche di decine di stazioni radio giornalmente impegnate a lanciare nell’etere migliaia di canzoni, non si sente mai la voce di Reitano. In televisione, negli ultimi vent’anni, questo cantante lo si è visto poco, anzi pochissimo.

Più volte aveva raccontato che sognava di poter condurre, anche lui, come altri suoi colleghi, una trasmissione tutta sua, raccontando la propria vita, che è stata piena di spunti avventurosi e straordinari.

Nato nel Sud d’Italia, a Fiumara, in Calabria, da famiglia povera, orfano fin da piccolo, è riuscito egualmente , affrontando comprensibili grandi sacrifici, a studiare musica al Conservatorio, imparando a suonare il pianoforte, il violino e la tromba.

A 14 anni iniziò a cantare nel complesso musicale dei suoi fratelli emigrando poi con loro in Germania, dove ebbe inizio il suo successo. In quel Paese ebbe modo di suonare nello stesso club dove suonavano anche i “The Quarrymen”, gruppo inglese, con i quali strinse amicizia. In seguito, quel gruppo divenne famoso con il nome dei Beatles.

Nel 1965 Mino cominciò a farsi notare anche in Italia, e poi arrivò il grande successo che lo ha portato ai vertici della popolarità. Un successo pieno, duraturo, costellato da tappe prestigiose, sia come interprete che come autore. Certe sue canzoni hanno superato la prova del tempo, come, per esempio, “Una ragione di più”, portata al successo da Ornella Vanoni, la quale, trent’anni dopo ha voluto inserirla anche nel suo ultimo CD.

Reitano aveva scritto un libro autobiografico sulle proprie vicende, aveva poi presentato in Rai varie proposte per trarne delle puntate televisive, ma non ebbe mai risposta. Perché? Se lo chiedeva sconsolato anche lui. E su tante altre vicende strane della sua carriera si interrogava senza trovare risposte.

In pratica, Reitano non aveva protettori politici, ideologici, corporativi. Faceva parte di quella categoria di persone con una esistenza normale, serena, senza scandali, una famiglia unita, tradizionale, una fede cristiana sentita e praticata apertamente. E, purtroppo, questi valori, per il nostro mondo pubblico attuale, sono un handicap insuperabile.

Ma il cantante calabrese non se ne è mai lamentato. E alla fine, quando la malattia lo attanagliava lasciandogli poche prospettive, era sereno. Al giornalista di “Petrus” ha potuto confidare: “Offro ogni sofferenza a Gesù e alla Madonna e ringrazio Dio per il dono della mia Famiglia”.

Sulla famiglia ha aggiunto: “Uno dei doni più belli che la vita mi ha dato è stato proprio quello della famiglia: una moglie splendida e due figlie che mi sono sempre vicine e non mi lasciano mai. Cos’altro avrei potuto pretendere di più?”.

Ha avuto, però, anche parole che si riferivano alle delusioni patite: “Perdono tutti. Non voglio lasciare nulla in sospeso con alcuno. Il cristianesimo è saper dimenticare, lasciarsi alle spalle rancori e risentimenti, abbandonarsi liberamente alla misericordia. Senza perdono la nostra fede sarebbe vuota. Io stesso chiedo perdono nel caso abbia danneggiato qualcuno, anche se, mi creda, nel limite delle mie possibilità, ho sempre cercato di aiutare e comprendere tutti. Se non ci sono riuscito, spero davvero vogliano scusarmi”.

Dichiarazioni veramente straordinarie che dimostrano che Reitano è stato sì un grande cantante, ma è stato soprattutto una brava, onesta persona, e la canzone più bella del suo repertorio è stata la sua vita.

Qualcuno potrebbe pensare che Mino Reitano abbia riscoperto questi valori spirituali di fronte alla malattia. Errato. Reitano li ha sempre vissuti questi valori. La fede cristiana era un patrimonio che aveva ricevuto da bambino e che, crescendo, aveva assimilato e arricchito.

Il suo concetto di famiglia era certamente frutto dell’educazione familiare, della cultura che si era dato, ma soprattutto conseguenza logica della sua fede cristiana. E’ vissuto in serena fedeltà a questi suoi principi, senza sbandierarli, senza ostentarli. Ma chiunque, avvicinandolo, ne sentiva la presenza vitale.

Li scoprii anch’io quando, per ragioni di lavoro, conobbi Reitano, all’inizio degli anni Settanta. Era già famoso. Anzi, all’apice della sua popolarità. Con il denaro guadagnato, aveva comperato un appezzamento di terra ad Agrate, periferia di Milano, inizio della verde Brianza e lì aveva, in poco tempo, riunificato la famiglia: aveva costruito villette per il padre, i fratelli, i cugini.

Una festosa comunità, alla quale aveva voluto dare il nome del paese calabro dove era nato: “Villaggio Fiumara”. C’era anche un campo di calcio e alla domenica arrivavano da Milano altri amici cantanti, tra essi Celentano, e giocavano, mentre il padre di Mino faceva il pane nel forno a legna.

Mino, allora, era continuamente sui giornali, dove gli venivano attribuiti flirt, fidanzate, matrimoni imminenti. Ma, entrando nella sua famiglia, si capiva subito che cose del genere non avevano niente a che fare con la vita reale del cantante. E tutti si meravigliarono quando, nel 1977, improvvisamente Reitano stesso annunciò in televisione, durante una puntata della trasmissione di Mike Bongiorno, “Scommettiamo”, che era fidanzato e si sarebbe sposato dopo un paio di settimane.

Giornali, settimanali, giornalisti, fotografi: tutti presi in contropiede. E non si trattava di un fidanzamento improvviso, nato da poco, frutto di un colpo di fulmine. No. Mino e la ragazza che stava per sposare si conoscevano da 10 anni, e nessuna notizia era mai trapelata, neppure in quegli ultimi mesi quando i due si frequentavano con assiduità proprio perché stavano organizzando le loro nozze.

Stupito al pari di tutti gli altri miei colleghi giornalisti, chiesi a Reitano come fosse riuscito a tenere segreto un fidanzamento. E mi rispose: “Non dimenticare che sono calabrese. Sulle cose importanti noi calabresi non ammettiamo indiscrezioni. Con le altre ragazze lasciavo correre voci e notizie, mi lasciavo fotografare perché erano situazioni che non sarebbero mai approdate a conclusioni concrete. Qui era diverso. Era una cosa seria, e non ne ha saputo niente nessuno, tranne, naturalmente, le nostre famiglie”.

Qualche giorno dopo mi fece conoscere la sua fidanzata, Patrizia. Una maestrina che aveva, allora, 25 anni e lavorava in una biblioteca a Bologna. Timida, riservatissima, credo non avesse mai parlato con un giornalista. Era quella la sua prima intervista.

Mi trovai di fronte una ragazza straordinaria, che mi colpì molto. Anche lei, come Mino, aveva una chiara, forte fede cristiana nel cuore. Non sbandierata, non proclamata, ma vissuta. Io credevo di conoscere bene Mino, ma, parlando con Patrizia capii che, in realtà, lo conoscevo solo superficialmente. Conoscevo il cantante popolare, simpatico, estroverso, che era disponibile per interviste, foto, che sorrideva sempre su tutto. Ma non conoscevo la persona.

Dopo la scomparsa di Mino, sono andato a rileggermi le cose che Patrizia mi disse in quella intervista. Parole alle quali forse allora non diedi tutta l’importanza che contenevano. Ma che ora, a distanza di 32 anni, fanno capire come Mino e Patrizia guardassero alla vita che insieme stavano per iniziare con una serietà e una fede cristiana veramente sorprendente in persone tanto giovani.

Patrizia mi raccontò che quando aveva conosciuto Mino, lei aveva 14 anni e mino 22. Mino non aveva ancora raggiunto il grande successo, che sarebbe arrivato l’anno successivo. Tra loro nacque un sentimento profondo e sincero. Ma il turbinio di impegni seguito al successo li divise. Mino era sempre in giro per il mondo. E lei, timida studentessa, pensava di essere stata dimenticata. Invece non fu così. Mino non l’aveva dimenticata e quando si rincontrarono, tutto riprese dal punto in cui la storia si era interrotta.

Patrizia, riferendomi di come era avvenuto il loro incontro decisivo, mi disse: “Il nostro amore si era chiarito in quella zona bellissima delle Marche che si stende dalla basilica di Loreto alla cattedrale di San Ciriaco in Ancona. Sono convinta che quei due luoghi hanno avuto una grande importanza nel nostro destino”.

“La prima volta che io e Mino abbiamo parlato apertamente dei nostri sentimenti eravamo in un luogo dominato dall'alto dalla basilica di Loreto. Poiché la nostra conversazione era molto importante e avrebbe impegnato la nostra vita futura, io pensavo continuamente alla Madonna e sono certa che ci ha illuminato. Nei giorni seguenti mi sono spostata ad Ancona. Erano i giorni in cui riflettevamo per prendere le decisioni definitive, e io sono andata molte volte nella cattedrale di San Ciriaco, a parlare dei miei problemi. Ecco perché ricordo con affetto quei due luoghi”

Patrizia e Mino hanno costruito la loro famiglia su convinzioni semplici e antiche, illuminate dalla loro fede. Sono vissuti insieme 32 anni. Ci saranno certamente stati anche per loro problemi e difficoltà. Come per tutti. Ma hanno sempre tenuto vivi i contatti con quelle persone “invisibili ma reali”, alle quali si erano rivolte per avere consigli e aiuto al momento di decidere della loro vita insieme.

E il cantante, facendo un bilancio della sua esistenza prima di andarsene per sempre da questo mondo, ha potuto dire al giornalista che lo intervistava: “Uno dei doni più belli che la vita mi ha dato è stato proprio quello della famiglia: una moglie splendida e due figlie che mi sono sempre vicine e non mi lasciano mai”. La famiglia, la canzone più bella che ha scritto.

p.s.: Addio Mino ti ricorderemo sempre, in perpetuo, attraverso i tuoi capolavori.

martedì 3 marzo 2009

Non giudicare ...... anzi ognuno la pensi come meglio crede!

Dal sito di Repubblica del 3.3.09

"E' Quaresima, niente sms e televisione"
Si moltiplicano gli appelli di parroci e vescovi


La prima Quaresima anti hi-tech
"A digiuno di sms, tv e iPod"
di MICHELE SMARGIASSI


BOLOGNA - E' una vera e propria "fuga dall'Egitto dei desideri superflui". La Quaresima anti-consumista e il digiuno non tradizionale, ecco le sorprese della Pasqua cattolica di quest'anno. Sono una mezza dozzina, ma tendono ogni giorno a crescere, le diocesi in cui i fedeli si sentono raccomandare dal pulpito l'astinenza non dalla carne, ma dal cellulare, dall'iPod, dalla tivù, dall'automobile, dall'acqua minerale. A Modena il vescovo Benito Cocchi, con l'appoggio di Azione cattolica e degli scout dell'Agesci, lancia il No-sms day: rinunciare ai "messaggini" tutti i venerdì di Quaresima. Per "tornare a comunicare, invece di komunikare".

Proposta di sobrietà, recupero di relazioni umane contro le relazioni virtuali. Scelta un po' sorprendente, considerato che quaranta chilometri più in là, a Bologna, c'è un cardinale, Carlo Caffarra, che da tempo va sperimentando una evangelizzazione giovanile proprio attraverso gli sms: lui parla in diretta televisiva e i ragazzi da casa gli mandano domande con i messaggini. Ma quello di Modena non è esattamente un digiuno anti-tecnologico.

Dietro la scelta di frenare la corsa alla komunikazione c'è anche un motivo più stringente e "politico": il coltan. Minerale utilizzato per la costruzione dei cellulari, "all'80% viene dal Kiwu, regione del Congo in cui è in corso una guerra civile che ha causato 4 milioni di morti in 10 anni", spiega Francesco Panigadi del Centro missionario modenese, da cui è partita l'idea: quasi una quaresima da boicottaggio terzomondista. Lanciato pochi giorni fa, il digiuno sms è già stato rilanciato dalla diocesi di Bari attraverso la sua TeleDehon, poi ripreso da quella di Pesaro.

Il patriarcato di Venezia invece ha scelto come bersaglio l'acqua, quella minerale imbottigliata: "Un gesto semplice: apriamo il rubinetto" è lo slogan, distribuzione di caraffe gli strumenti. Qui la quaresima si fa ecologista, e non nasconde di aver preso in prestito l'idea dalla campagna "Imbrocchiamola!" lanciata dal mensile Altreconomia. Un giovane parroco di Rivoli ha distribuito ai ragazzi del catechismo un drappo nero per coprire la televisione da qui a Pasqua, come "fioretto" penitenziale.

La diocesi di Trento propone addirittura un intero calendario liturgico di astinenze insolite, una per ogni domenica quaresimale: digiuno dall'auto, digiuno dal virtuale (niente Facebook, niente mp3), digiuno dallo spreco (non gettare cose riciclabili, niente cicche né chewing-gum per terra), digiuno dall'alcol e perfino (ma come si farà?) "digiuno dall'egocentrismo". Per l'arcivescovo Luigi Bressan è il modo giusto di rispondere al richiamo del Papa al digiuno come "arma spirituale per lottare contro ogni attaccamento disordinato a noi stessi. Ognuno scelga una forma, accanto a quelle richieste dalla Chiesa".

A pensare che quaresima sia solo sostituire il pesce alla carne dev'essere rimasta solo la zelante assessora del comune di Roma che ha tolto d'autorità le bistecche dai menù del venerdì in tutte le mense scolastiche (dimenticando che la Chiesa non impone, anzi sconsiglia, il digiuno ai minori di 14 anni).
"Non è quella, oggi, la pratica di rinuncia che può farci migliori", sorride don Gianni Fazzini, direttore dell'originale Ufficio pastorale per gli stili di vita della diocesi di Venezia, il primo nel suo genere. E' questo nuovo "pensiero della sobrietà", a cavallo tra fede ed ecologia della sostenibilità, che sta dietro la sorpresa delle quaresime anomale.

"La nuova idea di digiuno è una rinuncia individuale che si fa strumento di cambiamento collettivo. E' una reazione alla crisi economica: cambiare le scelte di consumo è la nostra risposta al disastro dell'economia, oltre che una precisa responsabilità del cristiano per la salvaguardia del Creato".

Le venti diocesi che hanno seguito l'esempio che arriva da Venezia si sono incontrate la settimana scorsa a Padova, e hanno dato vita a una rete che promette nuove iniziative. Per l'ambientalismo laico sempre più in crisi, potrebbe essere una imprevista e gradita Pasqua di Resurrezione.

(3 marzo 2009)

lunedì 2 marzo 2009

Il Papa confessa la "nostalgia per la piena unità" con gli ortodossi

Tratto da Zenit:

Consegnando al Patriarcato russo la chiesa di San Nicola a Bari

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 2 marzo 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha confessato la "nostalgia per la piena unità" con i cristiani ortodossi, persa quasi mille anni fa, in un messaggio inviato in occasione della consegna alla Chiesa ortodossa russa della chiesa di San Nicola a Bari.
La chiave del tempio è stata consegnata questa domenica nella città pugliese dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente della Federazione Russa, Dmitri Medvedev, che la porterà al Patriarca di Mosca, Sua Santità Kirill I.

Come legato del Papa, ha partecipato alla cerimonia il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo, che ha letto il messaggio inviato dal Pontefice per l'occasione.

Nel testo, il Papa "si compiace che questo edificio venga incontro, qui a Bari, alla devozione degli ortodossi russi verso San Nicola. Il popolo russo non è mai venuto meno nel suo amore verso questo grande Santo, che lo ha sempre sostenuto nei momenti di gioia e nelle difficoltà".

"Ne è testimonianza anche questa chiesa ortodossa russa di San Nicola realizzata agli inizi del secolo scorso per ospitare i pellegrini, che, specialmente nei viaggi verso la Terra Santa, facevano tappa a Bari, punto di incontro tra l'Oriente e l'Occidente, per venerare le reliquie del Santo".

Nicola di Myra (nell'attuale Turchia, come viene chiamato in Oriente) o Nicola di Bari (come viene chiamato in Occidente) è stato un Vescovo vissuto nel IV secolo.

"Come non riconoscere che questa bella Chiesa risveglia in noi la nostalgia per la piena unità e tiene vivo in noi l'impegno a lavorare per l'unione tra tutti i discepoli di Cristo?", si chiede il Papa nel suo messaggio.

La chiesa e la residenza attigua vennero costruite dalla Chiesa ortodossa russa nel 1913, ma nel 1937 vennero comprate in circostanze poco chiare dal Comune, che aveva già aperto il tempio al culto ortodosso e ha risposto con generosità alla richiesta della Chiesa cattolica e ortodossa di restituire la proprietà alla Chiesa ortodossa russa.

Kirill I ha inviato un messaggio per la cerimonia, letto dal Vescovo Mark, presidente ad interim del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, in cui trasmette la sua gratitudine "alla Diocesi cattolica di Bari e ai domenicani che custodiscono oggi le reliquie del Santo, per l'ospitalità costante nei confronti dei nostri pellegrini".

Il leader ortodosso russo ringrazia anche le autorità russe e quelle italiane, che hanno permesso e favorito la restituzione della chiesa.

Nel corso della cerimonia, il Presidente Napolitano ha detto al suo omologo russo che "è un grande onore restituirle la simbolica chiave di questa chiesa di così grande suggestione eretta quasi un secolo fa".

"Questa chiave è il simbolo dell'amicizia fra i nostri Paesi e i nostri popoli, del dialogo fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, del più generale impegno a rafforzare la cultura della pace nella comprensione reciproca con l'avvicinamento fra diverse tradizioni culturali e spirituali".

"Questo impegno è la migliore risposta al diffondersi dei fenomeni di intolleranza e dei fondamentalismi aggressivi che negano o minacciano conquiste essenziali di libertà e progresso civile", ha aggiunto.

Il Presidente della Federazione Russa Dmitri ha sottolineato che il complesso "è un centro spirituale importantissimo per l'ortodossia russa sulla terra italiana che potrà solo crescere in futuro".

"A Bari verranno migliaia di nostri connazionali. Nel 2011 si svolgerà l'anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia", ha annunciato.

LA QUARESIMA

La Quaresima
igùmeno Andrea (Wade)
Torino, 2009


Cenni storici

“Quaresima” (latino: Quadragesima; greco: Tessaracostì) significa “quaranta giorni”. Si può dunque applicare questo termine al periodo di digiuno che precede la Pasqua e al periodo analogo che precede la festa di Natale. Anticamente fungeva come un tempo per la preparazione dei catecumeni per il battesimo a Pasqua (nei primi secoli si battezzava solo una volta l’anno, nel pomeriggio di Sabato Grande secondo la tradizione di Gerusalemme già attestato al quarto secolo, dopo il vespro e prima della Liturgia eucaristica vigilare di Pasqua – una funzione che si celebra tuttora, ma di solito senza i battesimi), per la preparazione dei penitenti per la riconciliazione e per preparare i fedeli per la celebrazione annuale di Pasqua. Le origini e la preistoria della Quaresima pasquale sono complesse. Benché tutte le tradizioni liturgiche chiamino questo periodo i “quaranta giorni”, la sua lunghezza effettiva variava secondo il modo di calcolare i giorni e se si contavano i sabati e/o le domeniche, con il risultato che ora dura cinque settimane in Occidente e sette nella Chiesa Ortodossa, e perfino otto nella Chiesa Copta Ortodossa.

Tradizionalmente, gli specialisti accademici della storia della liturgia consideravano che questa stagione liturgica si fosse sviluppata come progressiva estensione indietro del breve digiuno di purificazione e di preparazione, situato prima della Pasqua. In altre parole, che un digiuno di uno o due giorni si fosse esteso per comprendere, in un primo tempo, l’intera settimana (più tardi conosciuta come “Settimana Santa” in Occidente e “Grande Settimana” in Oriente), poi un periodo di tre settimane (almeno a Roma) con la settimana finale inclusa e, finalmente, un periodo di preparazione di quaranta giorni estesi su sei o sette settimane (che talvolta includeva, talvolta escludeva la Grande Settimana), assimilando coloro che si preparavano per il battesimo a Pasqua con la tentazione di quaranta giorni vissuta da Gesù nel deserto, di cui il racconto evangelico viene tuttora letto nella chiesa latina la Prima Domenica di Quaresima. Poiché era un periodo penitenziale, la penitenza pubblica di coloro che erano sottomessi alla penitenza canonica fu altresì aggiunta, con la loro riconciliazione il Grande Giovedì (almeno nella tradizione romana).

La ricerca moderna, pur non negando lo sviluppo del digiuno prepasquale, avanza l’argomento che ciò che divenne la Quaresima ebbe le sue origini in un antico digiuno prebattesimale che seguiva l’Epifania nella Chiesa di Alessandria, ove un periodo di quaranta giorni di digiuno e di preparazione per il battesimo, già associato con la tentazione di Gesù, sembra aver cominciato con la celebrazione dell’Epifania (il Battesimo di Gesù) il 6 gennaio, con il battesimo che veniva conferito verso la metà di febbraio alla conclusione del digiuno. In alcuni luoghi, come Roma e Gerusalemme, tre settimane di preparazione per la Pasqua, con possibili precedenti giudaici come preparazione per la pasqua ebraica, poteva esser stato la pratica, e tre settimane di preparazione per il battesimo, in qualunque giorno fosse conferito, sembra esser stato la pratica altrove. Dal fatto che una Quaresima prepasquale di quaranta giorni appare di un colpo e quasi universalmente negli anni che seguono il Concilio Ecumenico I di Nicea (325), molti studiosi dei nostri giorni vedono i quaranta giorni stessi come la contribuzione della pratica prebattesimale dopo l’Epifania nella Chiesa di Alessandria, ma ora spostato prima di Pasqua e in sintesi con altre pratiche di preparazione prepasquale e penitenziale. È anche possibile che questo cambiamento coincidesse con un cambiamento analogo verso l’accettazione di un ideale universale del battesimo a Pasqua, una pratica non molto documentata prima di tale data. Comunque, l’organizzazione precisa di questi quaranta giorni variava parecchio secondo la geografia e la chiesa, e la Chiesa alessandrina stessa, come testimoniano le Lettere festive di Sant’Atanasio Magno, sembra non aver mai adottato il battesimo a Pasqua e aver accettato solo ritrosamente la stessa Quaresima come periodo prepasquale.

Al tempo del papa di Roma san Leone Magno (m. 461), la sintesi era completa in Oriente come in Occidente e la Quaresima era emersa come la stagione che rimane tuttora, in teoria. Ma con il declino e il tramonto del catecumenato adulto e il sistema della penitenza canonica, la Quaresima si limitò finalmente a una preparazione ascetica generale per la Pasqua per tutta la comunità cristiana. Nella Chiesa Ortodossa rimangono tracce della Liturgia battesimale del Sabato Grande nelle 15 letture al vespro (7 + 7 + 1) durante le quali il vescovo o patriarca battezzava i catecumeni adulti nel battistero, e nel rito stesso del battesimo, nel quale la successione di preghiere nella prima parte (“Ordine per fare il catecumeno”) era anticamente le preghiere lette a varie giorni della Quaresima e l’“esame” del catecumeno. Quando si cominciava a battezzare in altri giorni, il ritmo di questa parte fu distrutto, e si cominciò a leggere tutto d’affilato.

La Quaresima oggi nella Chiesa Ortodossa

Se l’Occidente latino ha abbandonato il digiuno come pratica ascetica, la Chiesa Ortodossa e le altre Chiese orientali hanno mantenuto le antiche tradizioni. Il canone apostolico 69 recita:

Se qualunque vescovo, presbitero o diacono, oppure lettore o cantore, non digiuna durante il santo digiuno quadragesimale della Pasqua, o il giorno quarto [mercoledì] o il giorno della Preparazione [venerdì], sia deposto, se non è impedito da qualche infermità corporale. Ma se è un laico, sia scomunicato.

I canoni apostolici sono rivestiti dell’autorità del Sesto Concilio Ecumenico. Leggiamo nel secondo canone del Concilio Quinisesto (“in Trullo”):
Apparve anche buono a questo santo Concilio, che gli ottantacinque canoni, ricevuti e ratificati dai santi e benedetti Padri prima di noi, e anche tramandati fino a noi nel nome dei santi e gloriosi Apostoli, debbano da ora in poi rimanere fermi e stabili per la cura delle anime e la guarigione dei disordini. […] Ma se chicchessia fosse giudicato per aver innovato qualsiasi dei canoni sopramenzionati o per aver tentato di abolirli, sia soggetto alla pena imposta da quello stesso canone per esserne guarito dalla sua trasgressione.

Per questa ragione la Chiesa Ortodossa non innova e non abolisce le regole del digiuno. Quelli che lo fanno dovranno fare i conti con la propria coscienza e con la disciplina della Chiesa.

Durante il digiuno, non mangiamo nessun cibo di origine animale (né carne, né pesce, né latticini né uova). Inoltre, non prendiamo né vino né olio vegetale. Il vino e l’olio sono permessi il sabato e la domenica, e anche il giorno dei santi quaranta martiri e a pranzo il Grande giovedì. Il pesce è permesso la Domenica della Palme e alla festa dell’Annunciazione, se fuori della Grande Settimana. Il caviale (ossia uova di pesce) è permesso il Sabato di Lazzaro (il giorno prima di Domenica delle Palme). Il Sabato Grande dopo la Liturgia si mangiano frutti secchi con vino, ma senza olio.

Comunque, la Quaresima non è solo questione di mangiare e bere (o di non mangiare e non bere). È soprattutto un ritorno a Dio nella penitenza, l’umiltà, l’elemosina, il perdono e nella preghiera, che dovrebbe aumentare durante questo periodo. La confessione e la comunione dovrebbero praticarsi assiduamente durante questo tempo liturgico.

Il libro liturgico che ci accompagna durante le tre settimane prima della Quaresima e fino alla sera del Sabato Grande si chiama il Triodio quaresimale. “Triodio” viene dall’uso antico della Chiesa di Gerusalemme, conservato da noi nei giorni feriali della Quaresima, di cantare soli tre odi al mattutino invece del canone completo di nove odi. Il calendario liturgico di questo periodo è il seguente:

3 domeniche prima della Quaresima: Domenica del Pubblicano e del Fariseo, seguito da una settimana senza digiuno.
2 domeniche prima della Quaresima: Domenica del Figlio Prodigo, seguito da un’altra settimana senza digiuno.
Sabato di Carnevale: Commemorazione dei defunti.
1 domenica prima della Quaresima: Domenica di Carnevale, con il Vangelo del Terribile Giudizio. Segue la settimana dei latticini. Dopo questa domenica non si mangia più la carne fino alla Pasqua.
Domenica dei Latticini, del Perdono. È l’ultimo giorno dei latticini fino alla Pasqua. Alla fine
del vespro, tutti chiedono perdono gli uni agli altri per entrare correttamente nella Quaresima. Inizia la prima settimana di Quaresima, con prosternazioni ad ogni ufficiatura, alla lettura della Preghiera di Sant’Efrem Siro. Non si celebra più la Divina Liturgia da lunedì a venerdì, ma al vespro di mercoledì e di venerdì si celebra la Liturgia dei Doni Presantificati, con la comunione consacrata la domenica precedente. La sera si canta la grande compieta con, per i primi quattro giorni, la lettura del Grande Canone di Sant’Andrea di Creta.
1° domenica di Quaresima, dell’Ortodossia. Si festeggia la vittoria del culto delle sante icone
dopo l’iconoclasmo. La 1°, 2°, 3°, 4° e 5° domenica di Quaresima, si celebra la (più antica) Liturgia di San Basilio invece di quella di San Giovanni Crisostomo.
2° domenica di Quaresima, di San Gregorio Palamas.
3° domenica di Quaresima, dell’Adorazione della santa Croce.
4° domenica di Quaresima, di San Giovanni Climaco. La Scala della perfezione di questo grande asceta del Monte Sinai (6° secolo) si legge nei monasteri, cominciando all’inizio della Quaresima. La lettura finisce questo giorno, e perciò si festeggia la memoria del Santo.
5° giovedì di Quaresima. Al mattutino (di solito celebrato la sera prima) si legge l’intero Grande Canone di Sant’Andrea di Creta e la vita di Santa Maria Egiziaca. Al vespro si celebra una Liturgia supplementare dei Doni Presantificati.
5° sabato di Quaresima, dell’inno acatisto. Al mattutino (di solito celebrato la sera prima), si canta l’inno acatisto alla Madre di Dio (6° secolo).
5° Domenica di Quaresima, di Santa Maria Egiziaca.
6° Sabato di Quaresima, della risurrezione di Lazzaro. La sera, Veglia con la benedizione delle Palme.
6° Domenica, della Palme. Festa con permesso di pesce, vino e olio. La sera inizia la Grande Settimana.
Lunedì, martedì e mercoledì della Grande Settimana si celebra il vespro con la Liturgia dei Doni Presantificati, con le letture del vangelo. La sera si celebra il mattutino “dello sposo”.
Giovedì Grande si celebra la memoria dell’istituzione dell’eucaristia. Vespro e Liturgia di san Basilio Magno. La sera, mattutino dei dodici vangeli della Passione di Cristo.
Venerdì Grande, memoria della crocifissione di Cristo. Il mattino, le ore regali (chiamate così perché l’imperatore assisteva a queste ore. Non usava assistere alle ore feriali). Ad ogni ora, incensazione, stichire (antichissime, testi attestati a Gerusalemme nel periodo del quarto all’ottavo secolo nel più antico Iadgari georgiano) e lettura dei vangeli della Passione. Al vespro, deposizione dalla croce e processione dall’altare alla tomba in mezzo alla chiesa con la sindone (icona ricamata del corpo morto di Cristo). La sera: mattutino del Sabato Santo, con lamentazioni funebri e ufficiatura del seppellimento di Cristo. Durante la Grande dossologia, processione attorno alla chiesa con la sindone. Di ritorno nella chiesa, la sindone viene di nuovo deposto sulla tomba e si leggono letture che anticipano la risurrezione.
Sabato Grande, ore, vespro, 15 letture e Liturgia di San Basilio Magno. Prima del Vangelo, la chiesa e i ministri cambiano i paramenti neri in bianco. Inizia la lettura degli Atti dei santi Apostoli. Alle 11 di sera, si celebra l’ufficio di mezzanotte, e la sindone viene portata sull’altare, dove rimarrà fino all’Ascensione. Poi inizia la processione e il mattutino pasquale.

In questo periodo ricco di celebrazioni liturgiche, molte delle quali derivano dalle ufficiature antichissime della Chiesa della Risurrezione di Cristo a Gerusalemme nei primi secoli (sono già descritte da Egeria verso l’anno 380), i fedeli ortodossi hanno numerose occasioni di pregare e di commemorare gli eventi della nostra salvezza. È il dovere dei sacerdoti responsabili di celebrare il più spesso possibile per l’edificazione spirituale della gente, la quale deve fare ogni sforzo per assistere. Con le disposizioni interiori del pentimento, dell’umiltà e della pietà, il popolo di Dio si prepara degnamente, con l’aiuto del Signore, per celebrare tutta la bellezza spirituale del grande giorno di Pasqua.
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Vedi: Maxwell E. Johnson, ‘From Three Weeks to Forty Days: Baptismal Preparation and the Origins of Lent’, Living Water, Sealing Spirit: Readings on Christian Initiation, ed. Maxwell E. Johnson, Collegeville 1995, pp. 118-136; Thomas J. Talley, The Origins of the Liturgical Year, 2nd. ed., Collegeville 1991, pp. 1-77, 163-225.

Ringrazio fraternamente l'igumeno padre Andrea, della nostra parrocchia di Torino, il quale, alla mia richiesta di un articolo sulla quaresima, subito mi ha inviato questa sua riflessione.
Grazie Caro Padre e Buona quaresima.