giovedì 28 maggio 2009

Dal sito amico di Pescara: Eleousa.net


Festa dell'Ascensione
L’icona riproduce la scena biblica dell’Ascensione al cielo di Gesù, dopo la sua Risurrezione: “Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo” (Lc 24,50-51). L’Ascensione annuncia la vittoria sulla morte e sull’inferno e la tradizione sottolinea la vastità del suo compimento finale. L’umanità di tutti nell’umanità di Cristo è introdotta definitivamente nell’esistenza celeste. L’icona è strutturata in due parti ben distinte: la zona superiore in cui Gesù appare immerso nella gloria e circondato dagli angeli; la zona inferiore nella quale si trovano gli Apostoli assieme alla Madre di Dio e ai due angeli, che stabiliscono la continuità tra la sfera terrena e la sfera celeste. Sebbene la Scrittura non menzioni esplicitamente la presenza della Madre di Dio durante l’Ascensione, la riflessione teologica relativa all’autenticità dell’Incarnazione del Verbo induce la Chiesa a mostrare nell’icona anche la Madre del Cristo. Nicola Cabasilas ne dà il motivo: “Colui che ascende al cielo non è uno spirito, come avevano pensato gli apostoli al momento della prima apparizione dopo la Risurrezione (Lc 24,36-37), ma proprio il Verbo fatto carne, la nostra natura umana unita senza confusione né mescolanza alla divinità. La Vergine in quanto Madre aveva sofferto più di tutti: a lei spettava gustare un’immensa gioia alla vista della gloria del corpo del suo Figlio e vedere la sua gloriosissima Ascensione, vedere la natura umana deificata nella persona di Cristo e posta dopo l’Ascensione al di sopra dei cieli, alla destra del Padre”. I personaggi Gesù, situato al centro nella parte superiore dell’icona, non si presenta nell’atto di ascendere verso il cielo, quanto in quello di discendere, quasi a voler indicare già il tempo escatologico secondo la promessa fatta dagli angeli agli Apostoli al momento dell’Ascensione. Egli, infatti, seduto su un trono, si mostra in tutta la divina maestà di Re dell’universo. Il Signore sale benedicendo e l’icona fa di questo avvenimento l’asse della composizione. Questa benedizione è già l’inizio della Pentecoste, l’invio dello Spirito Santo. Dopo l’Ascensione la presenza del Cristo cambia modalità, si interiorizza: Egli non è più di fronte ai suoi discepoli, ma dentro di loro, presente in ogni manifestazione dello Spirito Santo, come lo è nell’Eucaristia e nei sacramenti. Dalla sua persona, divina ed umana, irradia la luce della divinità verso tutta l’ampiezza dei cieli. Il gesto solenne della mano destra esprime la sua signoria sopra ogni cosa, mentre nella sinistra stringe il rotolo della Legge, poiché Egli è Colui che contiene in sé tutte le cose. Questa visione così solenne non sminuisce, tuttavia, la sua incommensurabile misericordia. Egli, infatti, volendo la nostra salvezza, la opera secondo ognuna delle sue due nature: come Dio viene incontro agli uomini in qualità di Creatore e come uomo in qualità di fratello. “Egli è la sorgente della grazia-benedizione e della parola-insegnamento. Questa funzione non è interrotta dall’Ascensione. Il corpo di Cristo è circondato dal cerchio delle sfere cosmiche, dove irradia la sua gloria ed è sostenuto da sei angeli, due dei quali sostengono la sfera celeste, mentre gli altri quattro suonano le trombe del giudizio, come avverrà nella seconda venuta (parusìa) di Gesù. Sono gli angeli dell’Incarnazione e sottolineano che il Cristo lascia la terra col suo corpo terrestre, ma non per questo si separa dalla terra e dai fedeli legati a Lui dal suo sangue”. Le sue vesti non sono quelle bianche della Risurrezione, ma di porpora e d’oro, i colori per eccellenza della regalità e della divinità. Il rosso unito all’oro è segno dell’umanità divinizzata di Cristo, del sacrificio del Figlio redento dal Padre nella Risurrezione. I fili d’oro (assist), di cui è tessuta tutta la sua veste, rappresentano la luce divina, in cui il corpo di Cristo è immerso. La Madre di Dio. Nell’icona vediamo la figura della Vergine in asse con la figura di Cristo, quasi Ella rappresentasse il prolungamento sulla terra di quanto il Figlio vive nel cielo, continuando così l’opera di salvezza. “Il suo atteggiamento è duplice: ‘orante’, cioè colei che intercede presso Dio, e ‘purissima’, come la santità della Chiesa di fronte al mondo. Il suo significato ecclesiale è sottolineato dalla sua verticalità verso l’alto e dalle sue mani disposte in offerta e supplica per il mondo”. La figura immobile ribadisce la verità immutabile della Chiesa. Ella indossa una tunica blu, simbolo della sua divinizzazione avvenuta con l’Incarnazione di Cristo nel suo seno verginale. Il mantello (maphòrion) che le ricopre la testa e le spalle è viola scuro, colore ottenuto con l’unione del rosso, simbolo dell’umanità e del blu, simbolo della divinità, perché in Lei l’umano e il divino si sono incontrati, per generare Cristo. Il suo capo è circondato dal nimbo, perché la Madre è già piena di grazia, colma dello Spirito Santo, che gli Apostoli riceveranno nella Pentecoste. Guarda diritto davanti a sé, verso chi contempla l’icona, in quanto Madre e mediatrice dell’umanità. Gli angeli. Dietro la Madre, in posizione simmetrica rispetto alla sua figura, si ergono due angeli in tuniche bianchissime, con ali e nimbi dorati splendenti. Entrambi, con un braccio e con un’ala rivolti verso l’alto, indicano Gesù asceso al cielo. Essi sono gli angeli della Risurrezione, che annunciano il ritorno del Cristo nella sua gloria: “Questo Gesù che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (At 1,11). Essi rappresentano, insieme alla Madre di Dio, il legame tra cielo e terra e, come messaggeri di Dio, confortano gli Apostoli rassicurandoli che il distacco da Gesù è solo temporaneo. Gli angeli che sorreggono la sfera celeste indossano abiti del medesimo colore di quelli degli Apostoli, poiché essi sono gli angeli dell’Incarnazione. Gli Apostoli, ai lati della Madre di Dio e degli angeli, formano due gruppi simmetrici da sei. In primo piano, risaltano, a sinistra e a destra, S. Pietro e S. Paolo, chiamati “i corifei”, ossia i principi degli Apostoli. Gli occhi di tutti sono rivolti in alto, verso Gesù, e in essi si legge la tristezza per la separazione fisica dal Maestro, ma anche la speranza e la certezza della sua presenza e del suo ritorno, come annunciato dagli angeli. “I colori delle vesti degli apostoli rappresentano ‘la veste variopinta’ della Sposa divina, della Chiesa come unità nel molteplice”. Alcuni particolari La sfera dentro la quale si trova Gesù rappresenta il mondo celeste e l’eternità, nella cui dimensione è ormai entrato con l’Ascensione. La roccia fa da sfondo all’intero gruppo di personaggi, per ricordare che essi sono immersi e delimitati dalla pesantezza della terra. Secondo la tradizione su una parte di questa roccia rimasero impresse le impronte di Cristo. In alcune storie apocrife, diffuse in Russia, si fa menzione di questa pietra custodita in un tempio del monte degli Ulivi. Ad essa fu data una complessa interpretazione teologica e la sua rappresentazione risale ai modelli della Chiesa orientale. I cespugli che spuntano dalle rocce aride simboleggiano la natura, che partecipa alla liturgia cosmica nell’attesa della Risurrezione: Dio si dirige verso il mondo ed il mondo va incontro al suo Re. I colori verde e avorio parlano della liberazione avvenuta mediante la grazia.

mercoledì 27 maggio 2009

Dal sito amico di Pescara: Eleousa.net


Il Battesimo della Chiesa di S. Caterina la Grande

Roma - Domenica 24 maggio 2009, nella festa dei Santi Cirillo e Metodio, la Chiesa ortodossa russa di Santa Caterina è stata solennemente consacrata alla presenza di numerosi vescovi della Russia e di una vasta rappresentanza della Chiesa cattolica. Il Metropolita Valentin di Orenburg ha presieduto la Divina Liturgia, insieme all’Arcivescovo Innokentij di Chersoneso, il vescovo Marc Egoriev, e a numerosi sacerdoti provenienti da diversi paesi. La Chiesa cattolica è stata rappresentata dal Cardinale Roger Etchegaray, vice-decano del Sacro Collegio dei Cardinali, e dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Il sindaco di Mosca Luzhkov e molti altri leader politici e diplomatici russi hanno partecipato alla cerimonia. La Chiesa di Santa Caterina si trova vicino l'ambasciata della Federazione russa a Roma. La sua costruzione è iniziata nel 2005. Nel dicembre 2006, il Metropolita Kirill di Kaliningrad - attuale Patriarca di Mosca e di tutta la Russia - ha celebrato la consacrazione della cripta, in cui gli Uffici Divini sono stati tenuti regolarmente da allora. (fonte: http://www.egliserusse.eu/)

martedì 26 maggio 2009

Dal sito del confratello e concelebrante P. Giovanni -Palermo

Dai "Discorsi" di san Leone Magno.

Quaranta giorni dopo la risurrezione, il Signore fu elevato al cielo sotto lo sguardo dei discepoli e così pose termine alla sua presenza corporale. Egli rimane alla destra del Padre fino al termine del tempo stabilito da Dio per moltiplicare i figli della Chiesa. Allora verrà per giudicare i vivi e i morti in quella stessa carne in cui ascese. Perciò quanto del nostro Redentore era visibile, passò sotto i segni sacramentali; e perché più eccellente e più forte fosse la fede, la dottrina prese il posto della visione; e ormai sulla sua autorità sì basano i cuori dei credenti, illuminati dalla luce divina. Questa fede fu accresciuta con l'ascensione del Signore e irrobustita col dono dello Spirito Santo. Perciò i discepoli non temettero più le catene, le carceri, l'esilio, la fame, il fuoco, l'essere sbranati dalle fiere; neppure i supplizi raffinati della crudeltà persecutrice li atterrì. Per questa fede in ogni parte del mondo, non solo uomini ma anche donne, non solo fanciulli ma anche tenere vergini, combatterono sino all'effusione del sangue.

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Questa fede ha messo in fuga i demoni, ha guarito le malattie, ha risuscitato i morti. Gli stessi apostoli, pur confermati da tanti miracoli e istruiti da tanti discorsi, erano rimasti spaventati dall'atroce passione del Signore. La verità della risurrezione divina lì lasciava titubanti per cui ricavarono un profitto enorme dalla ascensione di Gesù. Al punto che si mutò per essi in gaudio ciò che prima li aveva riempiti di spavento. Erano infatti protesi con tutta la contemplazione dell'anima verso la divinità di colui che sedeva alla destra del Padre. La vista del suo corpo non li tratteneva più, ritardando o vietando di fissare l'apice della mente in colui che discendendo non aveva lasciato il Padre, né ascendendo si era allontanato dai discepoli. Perciò, dilettissimi, allora il Figlio dell'uomo si manifestò Figlio di Dio in maniera più elevata e più sacra, quando entrò nella gloria maestosa del Padre; in modo ineffabile cominciò ad essere ancor più presente con la divinità ora che si era allontanato con l'umanità. Allora la fede, più consapevole, cominciò ad accostarsi con la mente al Figlio uguale al Padre, facendo a meno di sperimentare in Cristo la sostanza corporea, che è minore del Padre; perché, pur rimanendo la natura del corpo glorificato, la fede dei credenti in lui era stimolata a toccare, non con mano di carne, ma con intelligenza spirituale, l'Unigenito pari a Colui che l'ha generato.

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Mentre gli occhi dei discepoli seguivano il Signore che saliva al cielo e lo rimiravano con intensa meraviglia, si presentarono due angeli rifulgenti per il meraviglioso candore delle vesti, e dissero loro: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che è stato di tra voi assunto in cielo, tornerò un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". At 1,11. Tutti i figli della Chiesa venivano ammaestrati con queste parole a credere che Gesù Cristo verrà visibilmente in quella stessa carne con cui è asceso; né si può dubitare che tutto gli sia soggetto, dal momento che il ministero degli angeli prestò servizio fin dagli albori della sua nascita corporea. Un angelo infatti annunciò alla beata Vergine che avrebbe concepito Cristo dallo Spirito Santo, come la voce dei celesti spiriti proclamò ai pastori la sua nascita dalla Vergine; le prime testimonianze della sua risurrezione dai morti furono recate dai nunzi celesti, e allo stesso modo, per ministero degli angeli, venne predicato che egli verrà nella carne a giudicare il mondo. Tutto questo perché comprendessimo quanto numerose saranno le potenze che lo circonderanno allorché verrà a giudicare, se già tante lo servirono quando venne per essere giudicato.

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Esultiamo, dilettissimi, con gaudio spirituale, rallegrandoci nel presentare a Dio un degno ringraziamento; solleviamo liberamente gli occhi del cuore a quell'altezza nella quale si trova Cristo. I desideri terreni non aggravino più gli animi invitati verso l'alto; le cose caduche non impegnino chi è eletto a quelle eterne; le fallaci attrattive non trattengano chi è entrato nella via della verità. I fedeli passino oltre queste realtà provvisorie, riconoscendosi pellegrini in questa valle del mondo, dove anche se sono lusingati da alcune comodità non devono abbracciarle sfrenatamente, ma superarle con fermezza.

Anche l'apostolo Pietro ci esorta a una tale devozione; con quella carità che egli concepì per le pecore di Cristo, affidate alle sue cure nella triplice confessione di amore verso il Signore Gesù, ci scongiura: "Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all'anima." 1Pt 2,11.

sabato 23 maggio 2009

Dal quotidiano: The New York Times

Relations Warms Between Russian Orthodox Church and Vatican
By SOPHIA KISHKOVSKY
Published: May 22, 2009
MOSCOW — Festivities in Rome this weekend for the dedication of an Orthodox church on the grounds of the Russian Embassy near the Vatican attest to a surprising but marked warming of relations between the Russian Orthodox Church and the Vatican in recent months, according to church officials and analysts.
If trends hold true, they add, a meeting of the pope and the patriarch of the Orthodox Church in Russia may be close. Whether even that could begin to overcome the centuries-old hatred surrounding the two churches’ conflicting authority over Christians is another question.
To mark the dedication Sunday of the Church of St. Catherine the Great Martyr, Orthodox clergy will conduct a prayer service Saturday at the Church of San Clemente, and the choir of the Danilov Monastery, the seat of the Moscow Patriarchate, will sing in a Roman basilica.
Pope John Paul II long dreamed of visiting Russia and mending relations with its Orthodox church, the world’s largest. But the pope’s Polish origins apparently heightened the suspicions of Russian church leaders about his intent, and he was neither invited to Russia nor able to overcome tensions about the Uniate Church, which follows the Eastern rite but is loyal to Rome, and Catholic priests prosyletizing here.
After John Paul’s death, and the election in January of Patriarch Kirill as the new head of the Russian Orthodox Church, relations have warmed.
In March, Pope Benedict XVI, a German, sent a message to a ceremony in Bari, Italy, where the Italian government handed back to Russia a church and pilgrimage center built in the czarist era.
“How could we not recognize that this beautiful church awakens in us the nostalgia for full unity and maintains alive in us the commitment to work for union among all the disciples of Christ,” Benedict wrote.
Reflecting Russia’s geopolitical dance with Europe, the Moscow Patriarchate has found common ground with Benedict, and since Patriarch Kirill was enthroned, he has appointed church officials who portray the pope as a like-minded man of the church, not politics.
“This pope, in contrast to the previous one, doesn’t strive to always be politically correct,” said Archbishop Hilarion of Volokolamsk, an Oxford-educated theologian who was until recently the Russian Orthodox Bishop of Vienna and Austria and the Russian Church’s representative to European institutions. “He believes he must speak of the teachings of the Catholic church. The task of such a church figure, especially of such rank, is to clearly state the teaching of the church, even if it doesn’t correspond to contemporary standards of political correctness.”
Archbishop Hilarion was selected in March to lead the patriarchate’s Department of External Church Relations, which Patriarch Kirill headed for two decades. Both Archbishop Hilarion and the Reverend Vsevolod Chaplin, another rising church official in his early forties who heads a newly created department on church and society relations, strongly backed Benedict’s controversial comments in March that condoms are not the solution to the spread of AIDS. Their voices were among the few supporting Benedict’s stand.
From Rome come indications that Patriarch Kirill’s election represents a new chance for Russian Orthodoxy.
His predecessor, Patriarch Aleksy II, “had to work to refound the church, to set up structures, organize the clergy” after Soviet power crumbled, said Monsignor Bruno Forte, archbishop of Chieti-Vasto and a member of the Joint International Commission for the Theological Dialogue between the Roman Catholic Church and the Orthodox Church. “Kirill has been handed a reborn church, so he has the strength to forge a new path.”
As Metropolitan of Smolensk in 2006, Patriarch Kirill wrote the foreword to the first Russian-language edition of Pope Benedict’s book “Introduction to Christianity,” written when he was still the theologian Joseph Ratzinger.
He wrote: “The traditionalism of Benedict XVI offers a profound view, a wise insight into the essence of things. It is my deep conviction that this must be the approach of all Christians desiring to remain loyal to the never-aging Tradition of the Ancient Church in the face of the latest in a series of onslaughts of totalitarian relativism, which we are observing today.”
Ironically, while conservative values unite the new patriarch and Benedict, Patriarch Kirill has been under attack by Russian Orthodox fundamentalists, in part for an outgoing style and presence that more readily recall John Paul II.
Tensions between Moscow and some of the world’s Orthodox churches are a stumbling block to relations with the Roman Catholic Church.
Moscow and Constantinople have been wrestling for centuries over jurisdictional issues, and with renewed vigor since the collapse of the Soviet Union.
On the issue of primacy, the Moscow Patriarchate chafes especially when the Patriarch of Constantinople is described as the leader of the world’s Orthodox Christians, and when that patriarch is compared with the pope.
The Russian Church, said Archbishop Hilarion, would like to promote the role of Orthodoxy in the European Union. “Now several Orthodox states are part of the European Union,” he said, alluding to Bulgaria, Romania and Greece.
All this has experts saying that a meeting of pope and patriarch is now much more likely, if hard to predict. “Patriarch Kirill is unpredictable,” said Aleksei Yudin, a member of the editorial board of the Russian Catholic Encyclopedia. “He might have some powerful move. If a goal appears, he won’t be slow.”
Elisabetta Povoledo contributed reporting from Rome

Chiesa di Santa Caterina a Roma

Patriarca Mosca Benedice Prima Chiesa Ortodossa Russa a Roma

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 22 mag - Con una benedizione del patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le russie, Cirillo, verra' consacrata domenica la prima chiesa ortodossa russa di Roma. La chiesa di Santa Caterina sorge nel cortile dell'ambasciata russa, a poche centinaia di metri da piazza San Pietro e verra' consacrata dal metropolita Hilarion, responsabile del Dipartimento relazioni esterne del Patriarcato di Mosca. Il viaggio di Hilarion a Roma, che nella capitale avra' anche una serie di incontri con esponenti della Curia vaticana, sara' la prima occasione di contatto diretto tra lo staff del patriarca Cirillo, eletto poco piu' di tre mesi fa, e la Santa Sede. L'inaugurazione della nuova chiesa arriva in un momento particolarmente promettente nelle relazioni tra Roma e Mosca. Proprio oggi il New York Times ha rilanciato le voci di un incontro a breve tra il patriarca di Mosca e Papa Benedetto XVI. Alla cerimonia di domenica parteciperanno, a quanto si apprende, come rappresentanti della Santa Sede i card. Etchegaray e Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'unita' dei cristiani, oltre al responsabile ecumenismo della Conferenza Episcopale Italiana mons. Vincenzo Paglia. Quest'ultimo, a margine della presentazione dell'ultimo volume di Limes, organizzata dall'agenzia di comunicazione Elea, ha dichiarato che un incontro tra i leader delle due chiese ''puo' avvenire solo su basi spirituali'', perche' il riavvicinamento tra ortodossia e cattolicesimo ''non si basa su un'alchimia politica o diplomatica''. ''Cirillo e Benedetto - ha comunque aggiunto - non possono non trovarsi a un certo momento, perche' non possono farne a meno''. ''Per me - ha detto l'igumeno Filipp Vasil'Cev, amministratore della nuova parrocchia - e' naturale pensare che la nuova russia faccia parte della nuova Europa e simbolo della nuova Russia e' questa grande chiesa che e' stata ultimata a Roma''.

giovedì 21 maggio 2009

Dal sito: eleousa.net

La Comunità ortodossa di Pescara a Bari
Pescara – Venerdì 22 maggio, nel giorno in cui la Chiesa Ortodossa Russa fa memoria della traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari, la Comunità parrocchiale ortodossa russa di Pescara, “Natività della Madre di Dio”, si reca in pellegrinaggio presso la tomba del Santo Taumaturgo, nella Basilica a Lui dedicata nel capoluogo pugliese. Il gruppo, accompagnato dal Parroco Padre Mikail Shyvar, parteciperà alla Divina Liturgia e poi sosterà in preghiera dinanzi alle reliquie di San Nicola. E’ prevista la visita alla Chiesa Ortodossa Russa di Bari, che il 1° marzo 2009, è stata ufficialmente restituita alla Federazione Russa e da questa al Patriarcato di Mosca. La cerimonia ha visto la presenza del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano e del Presidente Russo Dmitri Medvedev. Contemporaneamente, a Mosca, il Patriarca Kirill celebrerà la Divina Liturgia nella Chiesa Cattedrale di Cristo Salvatore, con inizio alle 9.30.

Riceviamo dal nostro fratello Gabrijè e pubblichiamo

SS. MADRE DI DIO DI VLADIMIR
Sinassi 21 Maggio ( sinassario greco)

La sinassi di oggi ricorda il restauro dell’icona per ordine del gran principe Vasilij Ivanovic. Era il giorno in cui, La Santa Madre, protesse ancora una volta la città di Mosca dal Khan di Crimea. Avvenne nel 1521: le orde del Khan avevano già ridotto in cenere le città di Niznij-Novgorod e Voronez, avevano ucciso e deportato la popolazione ed ora si avvicinavano a Mosca.
Il popolo aveva trovato rifugio nel cremino. In quelle ore di panico, un giusto di nome Basilio il Beato era in preghiera nella cattedrale Uspenskij ( dell’Assunzione) . All’improvviso vide le porte aprirsi come spinte da una forza invisibile, mentre l’icona si spostava in una luce sfolgorante. Una processione di Santi e di vescovi, in vesti liturgiche, condusse l’icona verso la porta del Salvatore. Li apparvero i due santi monaci Sergio di Radonez e Vaarlam Kutinskij; prosternandosi, chiesero le ragioni per cui l’icona abbandonava la città. Rattristati i vescovi risposero loro che, a causa dell’infedeltà del popolo, Dio aveva permesso al nemico di arrivare sino a Mosca.
I due asceti li implorarono allora di intercedere, affinché il giudizio di Dio fosse cambiato. Commossi da quella preghiera, benedirono la città e riportarono l’icona al suo posto nella cattedrale. La protezione della madre di Dio non si fece attendere: i cronisti riferiscono che i tartari videro in quel momento un grande esercito attorno alla città e avvertirono il khan. Questi, non credendo ai messaggeri , inviò qualcuno della sua corte sul posto e quando anche lui confermò il moto d’avvicinamento dell’esercito russo, il khan mandò un terzo uomo: Egli ritornò subito, tremante e gridando: 2 Sovrano, perché esiti? Salviamoci. Un esercito immenso sta venendo su di noi”. E fuggirono. A ricordo di questo intervento miracoloso, la Chiesa di Mosca durante le tre celebrazioni annuali il tropario dell’icona di Vladimir:
Oggi, luminosa e bella, la città di Mosca accoglie, come aurora del sole, la tua miracolosa icona, o Sovrana: a essa noi accorriamo e suplici così ti invochiamo: “ o meravigliosa Sovrana, Madre di Dio, prega cristo, Dio nostro, in te incarnato, di conservare questa città e tutte le città e regioni cristiane, libere dalle insidie nemiche e di salvare le nostre anime, perché lui è misericordioso.

lunedì 18 maggio 2009

L’ALBANIA “PARS ORIENTIS” DELL’IMPERO ROMANO-ORTODOSSO
<< Nel VI secolo la penisola dei Balcani, nonostante le incursioni e le scorrerie dei barbari Germani e Unni, restava bizantina come prima… Dal punto di vista amministrativo la parte maggiore dell'area balcanica costituiva la prefettura dell'Illirico – praefectura praetorio per l’Illyricum -, che estendendosi a sud del Danubio e della Drina abbracciava il Montenegro, l'Albania e la Grecia con l'isola di Creta. Nel nord le provincie di Dalmazia, Pannanonia e Savia erano aggregate alla prefettura d'Italia e nell'est la Tracia faceva parte di quella d'Oriente… (questo spiega) il ruolo storico dei Balcani, dal secolo IV al VI secolo, in quanto crocevia e ponte fra Oriente e Occidente, fra la par Orientis e la par Occidentis, fra due culture e due lingue, fra due grandi unità amministrative e, ancora fra due diocesi ecclesiastiche. >> 4
7
La divisione dell'Impero Romano ad opera dell'imperatore Teodosio avvenuta nel 390 d.C., in parte occidentale e parte orientale, ha fatto sì che gli arberesh finiranno per appartenere come giurisdizione ecclesiastica al Patriarcato Ecumenico e Ortodosso con sede a Costantinopoli o Nuova Roma, allora capitale dell'Impero Romano d'Oriente. L'Albania entrerà così a far parte della par Orientis. E tale linea divisoria ha diviso e divide tuttora il “cervello” degli abitanti dell'Europa.
<< Tale linea immaginaria… prenderà gradatamente a segnare la separazione di due mondi diversi. Ancora oggi, il segmento settentrionale di quel confine separa due diverse aree dell'Europa orientale: l'una, prevalentemente cattolica e posta sotto l'influenza della cultura latino-germanica… e l'altra, a larga maggioranza ortodossa. […] L'area occidentale, oltre a Ungheria, Cecoslovacchia (ora divisa in due Repubbliche, Ceca e Slovacchia) e Polonia, comprende anche i tre paesi baltici cristianizzati a colpi di spada dai cavalieri teutonici al comando di Roma. >>
5 Nei Balcani il nucleo albanese, formato da gruppi minoritari, a differenza di altri gruppi, << non creano grattacapi al governo imperiale contro il quale non è mai accaduto che si sollevassero. Lo scorrere del tempo mostrerà come alle prese con la penetrazione slava, questi nuclei allogeni abbiano la tendenza a collegarsi alla comunità greca, sovente già legata ad essa da vincoli religiosi. >> 6 Costantinopoli come “genitrice” cristiana degli arberesh è attestata dall'opera evangelizzatrice, intrapresa nel IX secolo, dai due fratelli greci-ortodossi, s. Cirillo e s. Metodio di Tessalonica (Grecia). Gli “apostoli degli slavi” su consiglio dell'allora Patriarca di Costantinopoli, san Fozio, intrapresero la loro missione << capace di insegnare la vera fede >> 7 non solo << in Bulgaria, ma anche nei territori slavi di Macedonia e d'Albania. >> 8
8
Così nei decenni del secolo XI, quando nell'impero dominava la confusione, l'imperatore romano Alessio Comneno, non solo dovette combattere la minaccia turca, ma si è visto costretto a difendere l'impero anche dalla << minaccia latina senza precedenti nei Balcani >> 9 sempre più ossessiva. O come quando le orde barbare del re normanno, Roberto il Guiscardo (meglio conosciuto con l'appellativo appropriato de l'Infingardo) erano sbarcate in Albania nella primavera del 1081, espugnando Aulon (Valone) e Dyrrachion (Durazzo). Così farà anche il capobanda dei predoni crociati, Boemondo, che una volta insignoritosi di Antiochia << ritorna in Occidente e qui si dedica a un vero e proprio giro di propaganda antigreca che approderà nella sua seconda spedizione in Albania negli anni 1107-1108 >> 10 Ma l'Epiro – di cui la futura nazione, l'Albania era parte – dimostrerà ancora una volta la sua fedeltà all'Impero romano-ortodosso. E gli arbereshe-epiroti dimostreranno sempre (come è attestato nel XVII° sec.) un forte attaccamento << verso il Patriarca costantinopolitano quanto quelli moderni >> 11 Con la caduta di Costantinopoli in mano latina, nella crociata del 1204 << veri e propri stati ortodossi nascono in Bulgaria, Serbia, Albania, Russia. >> 12 << Stati eredi dell'impero romano, in quegli anni, prendono il posto nelle provincie bizantine… come la vecchia dinastia imperiale degli Angeli in Epiro. >> 13 E' quest'ultimo il “Despotato d'Epiro” (con capitale Arta) roccaforte degli ortodossi che per un secolo, prima che Costantinopoli “ridiventasse” ortodossa, tenne alto il vessillo di Bisanzio. Nel 1284 Costantinopoli rafforza la propria presenza in Albania dove nel 1284 è padrona a Durazzo e dal 1288 di Kruja. << Le più nobili famiglie greche, come i Cabasili di Durazzo sono alleate con le principali stirpi principesche albanesi e nel mondo rurale i Greci e Albanesi vivono fianco a fianco fin nelle zone litoranee.>> 14
9
Nel 1270/1274 i greci e gli albanesi erano padroni di tutto il retroterra delle città di Durazzo e Valona. Tutto ciò << si può intravedere dall'agiografia, dall'arte tradizionale o dai canti epico-storici di tradizione orale… (le quali) dimostrano una forte unità di ispirazione di Greci, Slavi e Albanesi.>> 15 E anche quando si avvicineranno gli ultimi giorni di Costantinopoli per cadere definitivamente in mano turca (il 29 maggio 1453), questo non segnerà la fine dell'ortodossia: << che dell'originario significato altro non rimane che la fede comune all'interno di ciascun Stato ortodosso, la Chiesa si farà sempre più la garante esclusiva della fede (…) Paradossalmente il mondo ortodosso uscirà moralmente rafforzato da questa evoluzione che ha risolto il problema delle nazionalità con la secessione… sebbene Greci, Bulgari, Serbi e Albanesi si ritrovino di frequente in campi opposti, il loro “comune modo di pensare permane incrollabile dinanzi ai Latini”… Ora fede e destini nazionali sono indissociabili.>> 16 Era ormai forte il sentimento alla stessa comunità spirituale, l'oikoumene ortodossa: << La norma è l'accordo comune nello stesso credo e nell'originalità della sua espressione rituale (…) Più che mai l'ortodossia basta a se stessa, poiché la sua superiorità non è nella conoscenza, è nell'anima. >>

Articolo tratto dal sito del paese italo-albanese di Macchia A. (Makji)

Dal sito: eleousa.net

Consacrazione della Chiesa di S. Caterina a Roma
Mosca: Il 29 aprile, nella residenza del Patriarca e del Santo Sinodo, il monastero di San Daniele, Sua Santità il Patriarca Kirill ha presieduto la riunione del consiglio di fondazione della costruzione della Chiesa di Santa Caterina la Grande a Roma (www.stcaterina.org). Hanno partecipato alla riunione il sindaco di Moskva Luzhkov, l’Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Russia in Italia Meshkov; il Vescovo Marco Egoryevskoye, segretario del Patriarcato di Moskva presso le istituzioni straniere, il vicario della diocesi di Mosca, vicario del Monastero di San Daniele, l’Archimandrita Alexis (Polikarpov), l’igumeno Filippo (Vasiltsev), abate del tempio di S. Caterina la Grande, Presidente della Fondazione S. Caterina la Grande, il capo del Dipartimento delle Infrastrutture a Moskva Levchenko, il presidente del gruppo di imprese «Koalko» Anisimov e gli altri membri del consiglio. La riunione è stata dedicata alla preparazione della grande benedizione del tempio, che si terrà il 24 maggio, giorno in cui si ricordano i Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori del popolo slavo. Il 23 maggio, a Roma, nella chiesa di Santa Caterina ci sarà una Veglia e la Divina Liturgia. Nello stesso giorno, sarà svolto un servizio di preghiera presso le reliquie di San Cirillo, nella Basilica romana di San Clemente. Poi, il Coro del Monastero di San Daniele eseguirà un concerto di canti religiosi ortodossi nella Basilica di S. Maria degli Angeli e Martiri, a Piazza della Repubblica. Il 24 maggio, nella chiesa di S. Caterina Megalomartire sarà celebrata la Divina Liturgia con la consacrazione della chiesa. I partecipanti potranno visitare la sede dell'Ambasciata Russa in Italia, dove sarà organizzata una festosa accoglienza. Nel concludere la riunione, il Patriarca Kirill ha proposto una seconda riunione del consiglio dopo la consacrazione del tempio, in data da definirsi.
(fonte: www.patriarchia.ru; nostra traduzione dal russo)

sabato 16 maggio 2009

Kirill: "La Chiesa è al servizio della vita"

(Dal Sito: eleousa.net)
Intervista a S.S. Kirill, Patriarca di Mosca
e di tutta la Russia
Lunedì 11 maggio, a circa 100 giorni dall’elezione, Sua Santità Kirill, Patriarca di Moskva e di tutta la Russia, ha rilasciato un’intervista al quotidiano “News”. Sua Santità, quali sono le difficoltà e le gioie incontrate dopo l'elezione a Patriarca? La sfida più grande è il senso di responsabilità, e la gioia è dare il mio contributo non solo con le parole ma soprattutto con i fatti. Sono particolarmente grato a tutti i cristiani ortodossi che mi hanno sostenuto soprattutto con le loro preghiere. Il Concilio Locale si è proposto il compito di colmare il divario tra il cristianesimo e il tempo presente. Quanto è grande il divario? Dopo il regime ateo, circa 20 anni fa le chiese sono state riaperte, i ministri della Chiesa sono i benvenuti sui giornali e in televisione. Cosa manca per il successo di un sermone? Non bisogna dimenticare che la distruzione della Chiesa nel nostro paese è durata quasi un secolo, e ridare vita è sempre difficile e più lungo. Secondo varie statistiche, il 60-80% dei russi si definisce ortodosso. Circa il 10-12% di questi seguono regolarmente la Divina Liturgia e si comunica, per il resto l’ortodossia è una forma di identità culturale. Non credo che sia un male in sé, presumendo l’ortodossia come una tradizione culturale, ma è importante capire e accettare la sua autorità morale e spirituale. E’ necessario passare dall’esteriorità all’interiorità. Questa è in primo luogo la missione della chiesa. Certo, ci troviamo di fronte a un compito molto difficile. I fattori soggettivi ostacolano l'avvento dell’uomo moderno in chiesa, e la vita di chiesa richiede particolare attenzione, ed eventuali cambiamenti. Tuttavia, il numero di persone che si avvicina alla vera fede è in crescita. Quindi, il compito principale della Chiesa è la predicazione del Vangelo e portare le persone non solo nei templi, come monumenti e capolavori d'arte, ma a Cristo. Allora, si attendono cambiamenti nella nostra chiesa? Se sì, cosa? La questione religiosa non si può cambiare, perché Dio è sempre lo stesso. Dobbiamo invece imparare ad esprimere la verità eterna alla luce delle circostanze attuali - e questa è una delle sfide dei missionari e teologi moderni. I cambiamenti possono verificarsi nelle forme e nei metodi della predicazione, nei metodi di servizio missionario: questo è un compito fondamentale della Chiesa. Nuove responsabilità sono state affidate al Dipartimento per le Relazioni esterne, il dialogo interreligioso e le relazioni internazionali. E’ necessaria una formazione post-universitaria per rafforzare le attività scientifiche e d'insegnamento all'interno della Chiesa. Il Dipartimento Chiesa e Società ha iniziato a lavorare in modo indipendente. La Chiesa ha bisogno di vivere il suo popolo, e la dimensione spirituale e morale deve esserci nelle diverse sfere della vita pubblica. Recentemente la stampa è in aumento, anche se a volte è critica verso la Chiesa. La maggior parte della stampa si riferisce alla vita pubblica della chiesa, e non sempre parla del significato della fede cristiana. Vi è un conflitto di ruoli. Ad esempio, non si può spiegare in poche parole che cosa è importante per un cristiano - la vita eterna e la libertà dal peccato. Per dare risposte a tali domande, non sarà sufficiente l'intera intervista e l'intero giornale. Dobbiamo imparare a parlare chiaro e in maniera accessibile, senza perdere di significato e con le giuste connotazioni. Sono certo che è possibile. A tal fine, ho creato ancora un’altra struttura del Sinodo: la Divisione Informazioni. Tutti questi cambiamenti dovrebbero rendere la chiesa più aperta, più vicina all’uomo moderno. Non dobbiamo creare un «ghetto», ma siamo obbligati ad andare incontro alle persone, ad entrare nelle loro vite. Sua Santità, come attirare i giovani verso la Chiesa? Insieme con le istituzioni, dobbiamo dare loro la possibilità di prendere decisioni e di dare un giudizio sul mondo di oggi. Ma questo è impossibile senza una giusta formazione. La nostra gioventù è in crisi, è priva di valori chiari. Nella Chiesa, ci sono le linee guida. Un esempio lampante: la nuova storia russa dimostra chiaramente la potenza e la verità della Chiesa. Settanta anni fa, migliaia di persone sono morte per Cristo, conservando per noi la sua Parola e la Sua Chiesa. Così il passato si collega al futuro. Siamo preoccupati per il clima morale nelle scuole, dove si plasmano l'identità della persona, le sue idee sul bene e sul male. Questa è la nostra preoccupazione, perché la scuola non è una lobby che ha per oggetto lo studio. Sebbene vi sia un’etica laica, i giovani non possono fare a meno di avere una conoscenza di base della cultura ortodossa. Nell’iconografia, ad esempio, c’è la storia della Chiesa Ortodossa. La conoscenza delle altre religioni tradizionali del paese può essere attuata nel corso di storia, di studi sociali. Siamo pronti a parlare con i rappresentanti di diverse sottoculture, compresi i giovani. E prendere la parola in una lingua che capiscono. E se si parla nella lingua di sottoculture giovanili, non dimentichiamo certo la cosa principale, quello che stiamo facendo: «Per tutti ho fatto di tutto per salvare almeno un po'» (1 Cor. 9,22). Subito dopo la sua elezione, Lei ha parlato di alcune priorità e di altri aspetti nella vita ecclesiale. Tra i primi c’è l’unità, tra i secondi la libertà e l'amore». Cos’è più importante? In realtà, questa è una formula cristiana molto antica. La cosa principale per la chiesa è la fede in Cristo, la nostra unità eucaristica. Tuttavia, molti problemi in seno alla Chiesa richiedono un dialogo e accogliamo con favore qualsiasi discussione, se è seria e rispettosa. Recentemente, il Santo Sinodo ha deciso di avviare i preparativi per la convocazione di una Commissione - di uno speciale organo consultivo - , di cui fanno parte il clero e i laici, per discutere le importanti sfide della Chiesa. Infine, vorrei dire qualcosa sull’amore: l'amore non è emozione, ma un inizio fondamentale del rapporto tra Dio e l'uomo, che la Bibbia chiama Dio stesso. Senza di esso, l'unità non può essere mai raggiunta. Sotto la sua leadership, sono stati preparati dei documenti dottrinali, che rispecchiano la comprensione ortodossa della libertà: “Fondamenti sociali della Chiesa ortodossa russa», e «Gli insegnamenti fondamentali della dignità, della libertà e dei diritti umani». Al di sopra di tutto vi è la libertà dal peccato. Ma oggi sono necessarie anche la libertà politica, la libertà di parola, di scelta, etc…? La libertà politica, ovviamente, è importante, ma in questo caso tutto dipende da questi due concetti di cui parlano i testi che Lei ha citato. La Chiesa parla di libertà dal peccato, che si può trovare solo in Cristo, così come la libertà di scelta, che è un dono divino. Ma ricordatevi che fare una scelta a favore del male, priva della libertà stessa, e le persone diventano gradualmente schiave di esso. Un altro argomento d'attualità, oggi: il rapporto tra Stato e Chiesa. Si può parlare di “sinfonia”, come nel mondo bizantino? In nessun caso il rapporto si può fondere. Specialmente in Unione Sovietica ... Come si può procedere? Naturalmente, nel nostro mondo lacerato dal peccato, possiamo avvicinarci. Con tutte le difficoltà della Chiesa di oggi, da una parte c’è l'indipendenza, dall'altra ci sono le relazioni di amicizia con lo Stato, come, ad esempio, in materia di istruzione, di diritti umani e di giustizia... Il metropolita Vladimir ha invitato a pregare per le divisioni in Ucraina. Cosa ne pensa? La situazione in Ucraina è davvero difficile, poiché le divisioni sono frutto di un calcolo politico, il desiderio di alcuni leader di utilizzare la chiesa e la fede della gente per i propri scopi, non legati agli obiettivi del buon cristiano. Questa è un'altra prova di come dovrebbe esserci attenzione in materia di questioni religiose. E come può essere pericoloso cercare di strumentalizzare la fede per i propri fini politici. Noi consideriamo Kiev come la capitale del sud dell’Ortodossia russa. Poiché tutta la tradizione orientale risale ad un’unica civiltà. E oggi più che mai, la Russia, l'Ucraina e la Bielorussia sono consapevoli dell'importanza dell’ unità spirituale di quella che oggi è la Russia divisa da confini politici. Avete spesso incontrano funzionari del Governo. Perché sono venuti da Voi? Per chiedere sostegno alle loro iniziative, consigli? Nella società di oggi si avverte una grande attenzione al cristianesimo da parte di diversi leader politici. Dopo il crollo delle ideologie del XX secolo - il fascismo, il comunismo e il liberalismo - le persone, compresi i politici, sono diventate attente ai valori, rifiutano categoricamente le guerre mondiali e la sanguinosa guerra civile. Intende utilizzare la crisi economica per sviluppare una nuova etica di imprenditorialità per una società più giusta? In realtà, già nel lontano 2004 affrontammo il problema dei principi morali sulla base dell’insegnamento di Cristo, il quale ha parlato della sua missione sulla terra come di un ministero. La Chiesa deve essere al servizio della Vita. Se ognuno inizia a servire l'altro, tutti si sostengono a vicenda. Allora potremo realizzare l'unità di fronte alla crisi attuale. In conclusione, abbiamo bisogno di “far crescere l'anima, e dare posto al Signore, liberamente e consapevolmente ...”.
(fonte: www.patriarchia.ru. Nostra traduzione dal russo)