martedì 8 marzo 2011

Egitto: clima teso nella convivenza tra cristiani e musulmani
Il tabù delle relazioni interreligiose incendia le proteste contro i copti
di Paul De Maeyer
ROMA, lunedì, 7 marzo 2011 (ZENIT.org).- La convivenza fra la maggioranza musulmana e la numerosa minoranza copta rimane precaria in Egitto. Basta infatti poco per accendere la miccia e far scoppiare gravi violenze. Lo dimostra l'assalto dato da una folla di circa 4mila musulmani nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 marzo alla comunità copta (circa 12.000 di persone) del villaggio di Sol, nei pressi di Atfih, nel governatorato di Helwan, sulla sponda destra del Nilo, a sud della capitale Il Cairo.
Come hanno riferito sabato le agenzie AsiaNews e AINA (Assyrian International News Agency), il bilancio dell'attacco in piena regola è pesante: almeno due morti, quattro dispersi (un sacerdote - padre Yosha - e tre diaconi) e la chiesa locale data alle fiamme. Mentre alcune fonti sostengono che i quattro dispersi sarebbero morti nel rogo della chiesa, altre invece dicono che sarebbero stati presi in ostaggio dai musulmani. Secondo l'attivista Ramy Kamel, dell'organizzazione Katibatibia (Legione Tebea), che si è messo in contatto con l'emittente copta Hope Sat (con sede negli USA), nessuno dei quattro risponde alle chiamate sui telefoni cellulari.
A scatenare l'episodio è stata una relazione sentimentale fra un uomo quarantenne cristiano, Ashraf Iskander, e una donna islamica. Secondo i familiari della donna, la relazione gettava "disonore" sulla famiglia, e dunque sia lei che l'uomo andavano uccisi. Ma al termine di una riunione di riconciliazione fra le due famiglie, il padre aveva perdonato sua figlia, una scelta che ha spinto un cugino della donna ad uccidere lo zio. Per vendetta, un fratello della donna ha poi ucciso il cugino.
La comunità musulmana ha dato la colpa per questo spargimento di sangue ai cristiani ed ha assaltato il villaggio, scagliandosi in particolare contro la chiesa di San Mina e San Giorgio. Mentre inneggiava "Allahu akbar" (Dio è grande), la folla ha fatto esplodere all'interno dell'edificio alcune bombole del gas (almeno 5) e distrutto inoltre le croci e cupole del luogo di culto. Secondo le testimonianze, la folla ha impedito l'arrivo dei mezzi dei vigili del fuoco e rimandato indietro alcune pattuglie con carri armati dell'esercito egiziano - da alcuni giorni stazionato nel vicino villaggio di Bromil - con il laconico messaggio che tutto era "a posto adesso".
L'attivista copto Wagih Yacoub ha riferito che durante l'assalto la folla ha fatto anche irruzione nelle case delle famiglie copte, intimando loro di lasciare il villaggio. Alcune famiglie terrorizzate - così ha aggiunto la fonte - hanno trovato rifugio dai loro vicini musulmani.
Nel corso degli ultimi anni e mesi, la violenza settaria ha messo a dura prova la secolare convivenza tra musulmani e copti in Egitto. Il 6 gennaio 2010, alla vigilia del Natale copto, un attacco nella località di Nag Hammadi causò la morte di sei cristiani e un agente di sicurezza musulmano. Proprio due settimane fa, domenica 20 febbraio, una corte egiziana ha confermato la pena di morte per l'attentatore, Mohamed Ahmed Hussein, ma ha scagionato due complici, suscitando fra l'altro la protesta della US Commission on International Religious Freedom (USCIRF).
Pesantissimo è stato anche il bilancio dell'attentato suicida perpetrato davanti alla Chiesa dei Santi (Al-Qiddissine) di Alessandria d'Egitto, che poco dopo la mezzanotte del 1° gennaio scorso provocò quasi 30 vittime. In quell'occasione, l'allora presidente Hosni Mubarak aveva condannato la strage e "il terrorismo cieco", che "non fa distinzione fra copto e musulmano" (Agence France-Presse, 1 gennaio).
Nel villaggio di Shotb, nel governatorato di Assiut (Alto Egitto), è stato ucciso meno di due settimane fa un sacerdote copto-ortodosso, padre Daoud Boutros, molto probabilmente da un estremista islamico. In seguito all'accaduto, i capi della comunità copta e musulmana di Assiut hanno pubblicato un comunicato congiunto, per denunciare l'uccisione e lanciare un appello ai giovani perché ascoltino la voce della ragione e rispettino la religione (Al-Masry Al-Youm, 26 febbraio). Sempre ad Assiut, membri della Fraternità Musulmana hanno cercato la settimana scorsa di assaltare una scuola presbiteriana, ma sono stati respinti dalle forze dell'ordine. Lo ha riferito Nina Shea, direttrice del Center for Religious Freedom dell'Hudson Institute (The National Post, 6 marzo).
Da parte sua, l'esercizio egiziano ha sferrato ultimamente vari assalti contro monasteri copti per distruggere i muri e le recinzioni che i monaci avevano costruito in fretta per difendersi dai crescenti attacchi di bande di predoni, frutto dell'insicurezza generale che domina il paese dopo la "rivoluzione del 25 di gennaio", conclusasi con la caduta del presidente Mubarak.
Il 24 febbraio scorso è toccato per la seconda volta in appena tre giorni al noto monastero di San Bishoy nella regione di Wadi el-Natroun, ad un centinaio di chilometri a nordovest del Cairo. Il 21 febbraio i militari hanno buttato giù il recinto del monastero di San Makarios d'Alessandria, nel Fayoum, a sudovest del Cairo, e il giorno precedente, cioè domenica 20 febbraio, quello del monastero di San Paolo, sul Mar Rosso.
Nonostante le dimostrazioni di solidarietà fra cristiani e musulmani in occasione della recente rivolta contro il regime di Mubarak, i copti si sentono sempre più marginalizzati e cittadini di "serie B" nel loro paese. Secondo un rapporto governativo, l'Egitto conta 93.000 moschee ma appena 2.000 chiese, e per i 6-10 milioni di cristiani ottenere i permessi per costruire una nuova chiesa, effettuare lavori di ordinaria manutenzione o - come nel caso dei monasteri - erigere un recinto di protezione risulta molto difficile.
Un altro punto "dolens" è la questione delle carte d'identità, che indica infatti l'appartenenza religiosa del portatore, un dettaglio che può trasformare la vita dei convertiti al cristianesimo in un inferno. Far cambiare la religione sui documenti ufficiali risulta pressoché impossibile o richiede lunghe battaglie legali, il che significa che - nel caso di un uomo - non può nemmeno contrarre matrimonio, se non con una musulmana. Inoltre, le donne islamiche non possono sposare uomini non musulmani. Proprio questo tabù è stato dunque all'origine dell'ultimo episodio di violenza anticristiana in Egitto.
"Le relazioni tra persone di fede diversa sono proibite, da una parte e dall’altra", così spiega a Fides (7 marzo) padre Luciano Verdoscia. Secondo il missionario comboniano, da anni in Egitto, l'accaduto è la conseguenza di una cultura che si è sedimentata negli ultimi trent'anni, la quale ha accentuato la divisione tra le due comunità. "Qualcuno ipotizza - così dice - che vi siano dei gruppi fondamentalisti dietro a questi episodi. Penso invece che alla base di tutto vi sia questa cultura, certamente incentivata dalla diffusione di un islam sempre più radicale, che era spesso l’unica risposta a situazioni di povertà crescente, che ha portato ad accentuare le divisioni religiose".
Padre Verdoscia non esclude però che dietro alcuni episodi ci sia la mano di forze che cercano di incendiare gli animi. "Sembra stiano emergendo prove concrete sul coinvolgimento della polizia segreta nell’attentato di Alessandria, secondo quanto è stato pubblicato dai giornali egiziani", così osserva.
Ieri, domenica 6 marzo, alcune centinaia di cristiani hanno manifestato davanti alla sede della televisione e della radio di Stato, nel cuore del Cairo, per protestare contro l'assalto al villaggio di Sol e per chiedere un'adeguata protezione della minoranza cristiana. Il vescovo di Gizah, mons. Anba Theodosius, ha definito i responsabili dell'attacco "delinquenti e fuorilegge", che cercano di creare divisione (Deutsche Presse-Agentur). Da parte sua, il capo del Consiglio supremo delle forze armate - che governa attualmente il Paese -, Mohamed Hussein Tantawi, ha promesso che la chiesa verrà ricostruita entro Pasqua (Al-Masry Al-Youm, 7 marzo).

lunedì 7 marzo 2011

Dal sito: Pravoslavie.ru

Кухня Великого Поста



Великий пост составляет сорок дней, так называемую Великую четыредесятницу. Он является образом сорокадневного поста Иисуса Христа в пустыне. Следующие восемь дней — Лазарева суббота, Вербное воскресенье и шесть дней Страстной седмицы — посвящены воспоминанию Страстей Спасителя и событий, которые им предшествовали.
По церковному уставу запрещается употребление в пищу продуктов животного происхождения — мяса, молока, яиц, рыбы. С понедельника по пятницу, если на эти дни не приходится какой-либо праздник, не употребляется и растительное масло. Рыба разрешается всего два раза: на Благовещение Пресвятой Богородицы (7 апреля) и на Вербное Воскресенье. В Лазареву субботу разрешается икра. В остальные субботы и воскресенья поста, Великий Четверток (Страстной Четверг) и в дни некоторых особо чтимых святых (например, сорока Севастийских мучеников — 22 марта, святителя Григория Двоеслова — 25 марта) разрешается растительное масло. Первый день поста — Чистый понедельник — и предпоследний — Великий Пяток (Страстную Пятницу) — рекомендуется проводить без пищи.
Разумное воздержание полезно. Наоборот, неумеренность — причина болезней. Церковь облегчает тяготы поста для беременных женщин, больных, престарелых, людей, занятых тяжелым трудом. Чтобы пост служил укреплению, мало лишь отказа от «тяжелой» для пищеварения пищи — мяса, жиров. Нужно исключить любые злоупотребления — пряностями, острой, соленой, кислой, сладкой, жареной пищей.
«Истинный пост, — учит святитель Иоанн Златоуст, — есть удаление от зла, обуздание языка, отложение гнева, укрощение похотей, прекращение клеветы, лжи и клятвопреступления. Пост — уничтожение смерти и освобождение от гнева. Пост и тело сохраняет здоровым: не отягощаясь пищей, оно не принимает болезней, но, становясь легким, укрепляется для принятия даров. Постящиеся знают, как пост укрощает пожелания. (…) смягчает нрав, подавляет гнев, сдерживает порывы сердца, бодрит ум, приносит спокойствие душе, облегчает тело, устраняет невоздержание...».

Dal sito amico: Eleousa .net

Ucraina - Una splendida figura di cristiano

Lo stàrosta Vasili Semeshchuk (1927-2009).
 
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Padre Giorgio Arletti, Parroco ortodosso a Modena (Italia).
"Molto spesso nelle pubblicazioni ortodosse leggiamo le vite di vescovi, sacerdoti e diaconi che hanno vissuto una vita esemplare o hanno sofferto per la Chiesa. Un poco “dimenticate” appaiono le biografie degli innumerevoli laici che, quasi in sordina, hanno permesso la sopravvivenza delle comunità.
Abbiamo raccolto dalla viva voce della figlia Sofia il racconto delle vicende del padre Vasili, costruttore e stàrosta della chiesa di Kotov, un paesino di 1500 persone nella provincia di Rovno in Ucraina centrale.
Di professione falegname, lavorava sia per lo Stato sia per sé, cosa che lo portò vicino alla deportazione in Siberia per una denuncia anonima. Era stato soldato durante la Seconda Guerra Mondiale e, pur provenendo da famiglia religiosa, aveva trascurato negli anni Sessanta la Chiesa per dedicarsi al commercio ogni Domenica.
Una notte, di nascosto, si recò dallo staretz Leonty, che viveva in una casetta a 50 Km da Kotov, per chiedergli una preghiera. Leonty non solo gli dice di conoscere già la sua vita ma lo spinge a dedicarsi alla Chiesa.
E così Vasili, insieme a tutta la famiglia, comincia ad andare ogni Domenica in una chiesetta a 7 Km da Kotov e vi diventa stàrosta nel 1970. Dopo alcuni anni (1987) pensa che sia venuto il momento di costruire una chiesa in Kotov stessa, nel cimitero e comincia, su suggerimento dell’arcidiacono Mihail di Kòretz, già in prigione per la Fede, l’odissea per realizzare il suo sogno.
All’inizio le autorità locali sono contrarie e lo stesso Vescovo, male informato, lo chiama (su istigazione di un sacerdote) per chiedergli per quale motivo fosse necessaria una chiesa per 200 persone.
Allora prova a Kiev, scrive a Raissa Gorbaciova che risponde favorevolmente ma la lettera viene intercettata a Kiev. Scrive altre lettere sino a quando un assistente del Patriarca Alexey risponde favorevolmente.
Con la lettera patriarcale va a Kiev, senza passare da Rovno. Il KGB lo convoca, lo picchia e lo minaccia di incarcerazione se avesse continuato.
Il popolo credente continuò ad aiutare Vasili di nascosto e nel 1989 si ottiene finalmente il permesso tanto desiderato. La chiesa dedicata a san Serafino di Sarov fu iniziata il 26 agosto 1989 e inaugurata il 15 gennaio 1990 da Vladyka Ireney ora di Dnepopetrovsk.
Gli operai erano tutti volontari, il denaro era stato raccolto da Vasili casa per casa ed il cibo per gli operai era stato preparato giorno per giorno in due case a turno di Kotov. Inutile che lo stàrosta Vasili ebbe a soffrire anche per le maldicenze di alcuni abitanti e per lo strapotere della “ventina” che il regime aveva imposto su ogni parrocchia.
Come se non bastasse, con lo scisma autocefalista del 1991 alcuni vollero impossessarsi della chiesa ma Vasili continuò imperterrito ad aprire alle 7 di ogni mattina la chiesa, senza cambiare mai il suo tragitto, incurante delle minacce che spesso gli erano fatte. Per 19 anni fu stàrosta, privandosi del proprio per il bene della Chiesa e subendo ben tre infarti.
Quando morì, il funerale fu celebrato dal Decano di Rovno e da 4 sacerdoti.
Il suo corpo è sepolto vicino alla chiesa che lui aveva sognato e realizzato.
Memoria eterna!".

Padre Giorgio Arletti

Parroco ortodosso a Modena

domenica 6 marzo 2011

Dal sito: Asianews.it

EGITTO
Il Cairo: un intero villaggio islamico assalta la comunità copta. Dispersi un prete e tre diaconi
L’assalto è avvenuto questa notte nel villaggio di Soul a 30 km a sud della capitale egiziana. I 12mila cristiani del villaggio restano chiusi in casa e attendono l’aiuto dell’esercito, che però a paura ad intervenire. A scatenare le violenze, la relazione tra un copto e giovane musulmana.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) – Un sacerdote e tre diaconi dispersi nell’assalto compiuto questa notte da circa 4mila musulmani del villaggio di Soul (30 km a sud del Cairo) contro la locale comunità copta. Gli islamici hanno assaltato le abitazioni dei cristiani e dato alle fiamme la chiesa di San Mina e San Giorgio. A scatenare le violenze, la relazione tra un ragazzo copto e una giovane musulmana.  
Testimoni riferiscono che la folla ha impedito ai vigili del fuoco di entrare nel villaggio. P. Yosha, parroco della piccola comunità, e altri tre diaconi risultano dispersi e vi sono voci contrastanti circa la loro sorte. Secondo fonti locali essi sono morti nell’incendio divampato nella chiesa. Altre fonti affermano invece, che sarebbero tenuti prigionieri dai musulmani all’interno di uno dei locali della parrocchia. I musulmani hanno attaccato la chiesa, facendo esplodere all’interno sei bombole di gas, profanato le croci e distrutto le cupole.    
Truppe dell’esercito sono stazionate a Bromil, circa 7 km da Soul, ma per il momento non vogliono intervenire. Tre pattuglie giunte sul luogo dell’assalto sono state rimandate indietro dai musulmani, dicendo che tutto “era a posto”. Gli oltre 12mila cristiani copti residenti nel villaggio si sono chiusi in casa per evitare nuove violenze.
L’incidente è stato innescato dalla relazione tra un cristiano copto, Ashraf Iskander, e una donna musulmana. Il padre della ragazza si è rifiutato di sacrificare la figlia e uccidere il giovane cristiano, nonostante le pressioni della comunità islamica e ieri le due famiglie si erano riconciliate. Ad  Ashraf era stato imposto di abbandonare il villaggio, ma la situazione è però precipitata in serata, quando un cugino della ragazza ha deciso di uccidere lo zio per aver preferito la vita della figlia all’onore della famiglia. L’omicidio ha portato il fratello della donna a vendicare la morte del padre uccidendo il cugino. La serie di omicidi ha sconvolto la comunità musulmana, che ha subito additato i cristiani come principali responsabili della vicenda.     

Dal nostro Confratello: P Evangelos Yfantidis

ΚΑΛΗ ΤΕΣΣΑΡΑΚΟΣΤΗ!
BUONA QUARESIMA!

Η γιορτή της Καθαράς Δευτέρας     -    La festa del “...Lunedì Puro”
Testo in greco ed in italiano
Στην Ελλάδα, αλλά και σε άλλες χώρες όπου πλειοψηφούν οι Ορθόδοξοι, εδώ και αιώνες η πρώτη μέρα της Μεγάλης Τεσσαρακοστής, η «Καθαρά Δευτέρα», αποτελεί την πρώτη γιορτή του έτους στην ύπαιθρο. Οι οικογένειες πάνε στην εξοχή, σε βουνά και πεδιάδες, πετούν χαρταετούς, κάποιοι ακούν και τραγουδούν δημοτικά τραγούδια χορεύοντας παραδοσιακούς χορούς, τρώνε λαγάνα και άλλα νηστίσιμα φαγητά και εύχονται «Χρόνια Πολλά». Η Ορθόδοξη Εκκλησία, με τον τρόπο αυτό, μας ενθαρρύνει να συνδέσουμε τη Σαρακοστή με το φρέσκο αέρα, με τον άνεμο που πνέει στους λόφους, με τον ερχομό της άνοιξης και έτσι η Μεγάλη Σαρακοστή φαίνεται από την πρώτη μέρα ως μια περίοδος νέας ελπίδας. Η σύνδεση αυτή ανάμεσα στη Σαρακοστή και την άνοιξη είναι ολοφάνερη στα ορθόδοξα λειτουργικά κείμενα: τις πρώτες ημέρες ψέλνουμε στις εκκλησίες μας ότι «Ανέτειλεν το έαρ της νηστείας και το άνθος της μετανοίας». Η νηστεία, η συμμετοχή μας δηλαδή στα Πάθη του Κυρίου, ανατέλλει, και η «μετάνοια», η αλλαγή δηλαδή του νου και ο επαναπροσδιορισμός της σχέσης μας με το Χριστό και την Εκκλησία Του, είναι ένα λουλούδι, το οποίο αρχίζει να ανοίγει. Όλη αυτή η περίοδος της νηστείας, της μετάνοιας και του επαναπροσδιορισμού θεωρείται από την Εκκλησία μας ένας σημαντικός αγώνας, σαν τους «Ολυμπιακούς Αγώνες» θα λέγαμε, στους οποίους οι αθλητές προσπαθούν όχι μόνο να συμμετάσχουν, αλλά και να κερδίσουν το χρυσό μετάλλιο, το οποίο στην περίπτωσή μας δεν είναι άλλο από την άμεση κοινωνία μας με το Θεό Πατέρα. Και αυτή η σύνδεση ανάμεσα στη Σαρακοστή και στον αγώνα είναι ολοφάνερη από την υμνολογία της Εκκλησίας μας: «Το στάδιον των αρετών ηνέωκται, οι βουλόμενοι αθλήσαι εισέλθετε, αναζωσάμενοι τον καλόν της νηστείας αγώνα. Οι γαρ νομίμως αθλούντες, δικαίως στεφανούνται». Δίκαια λοιπόν η πρώτη ημέρα της Σαρακοστής, η Καθαρά Δευτέρα, είναι μια γιορτή με γέλια και χαρές, σαν μια άλλη «Γιορτή έναρξης των Ολυμπιακών Αγώνων», κατά την οποία οι αθλητές που συμμετέχουν και αγωνίζονται στους Αγώνες, γιορτάζουν και εύχονται ο ένας στον άλλον! Αυτή η γιορτή της Καθαράς Δευτέρας έρχεται, κατά κάποιον τρόπο, να επιβεβαιώσει στην πράξη εκείνο το οποίο την προηγούμενη της Καθαράς Δευτέρας ημέρα, την Κυριακή της Τυροφάγου, κήρυξε η Ορθόδοξή μας Εκκλησία με το ευαγγελικό ανάγνωσμα της Θείας Λειτουργίας: «Οταν δέ νηστεύητε, μη γίνεσθε ώσπερ οι υποκριταί σκυθρωποί· Σύ δέ νηστεύων άλειψαί σου την κεφαλήν και το πρόσωπόν σου νίψαι, όπως μη φανής τοίς ανθρώποις νηστεύων».
ΑΓΙΟC ΓΕΩΡΓΙΟC ΤΩΝ ΕΛΛΗΝΩΝ, Τεύχος 8 / Φεβρουάριος – Μάρτιος 2010

In Grecia, come anche in altri paesi di tradizione ortodossa, da secoli il primo giorno della Grande Quaresima, il “Lunedì Puro”, è la prima festa dell’anno all’aperto. Le famiglie si recano nelle campagne, nei monti e nelle pianure con gli aquiloni, alcuni ascoltano e cantano canti tradizionali, anche accompagnati da balli tradizionali, mangiano un pane speciale quaresimale (“lagàna”), come anche altri cibi quaresimali e si scambiano gli auguri. La chiesa Ortodossa in questo modo ci incoraggia a collegare la Santa Quaresima con l’aria fresca, con l’aria che soffia sulle alture, con l’arrivo della primavera e così la Quaresima sembra, sin dal primo giorno, un periodo di nuova speranza. Tale collegamento tra la Santa Quaresima e la primavera è del tutto chiara nei testi liturgici ortodossi: nei primi giorni cantiamo nelle nostre chiese che: “È sorta la primavera del digiuno ed il fiore della conversione”. Il digiuno, vale a dire la nostra partecipazione alla Passione di nostro Signore, sorge, e la conversione, vale a dire il mutamento del modo di pensare, come anche il riorientamento del nostro rapporto con Cristo e la Sua Chiesa è un fiore che comincia a schiudersi. Tutto questo periodo di digiuno, di conversione e di riorientamento è considerato dalla Chiesa come una gara importante, paragonabile ai “Giochi Olimpici”, in cui gli atleti cercano non solo di partecipare, ma anche di guadagnare una medaglia d’oro, che nel nostro caso altro non è che la nostra diretta comunione con Dio Padre. Anche questo collegamento tra la Santa Quaresima e la gara è del tutto evidente nell’innografia della nostra Chiesa Ortodossa: “Si sono aperte le gare delle virtù, quanti volete partecipare, avvicinatevi, riprendendo la buona gara del digiuno. Quanti partecipano regolarmente, giustamente ricevono la corona della vittoria”. Quindi, il primo giorno della Santa Quaresima, il Lunedì Puro è una festa lieta e gioiosa, come, in qualche modo, il giorno dell’inaugurazione dei “Giochi Olimpici”, durante il quale gli atleti partecipanti alle gare festeggiano e si scambiano tra loro gli auguri! Questa festa del Lunedì Puro afferma nella realtà ciò che il giorno precedente, nella Domenica dei Latticini, la nostra Chiesa Ortodossa ha annunciano con la lettura evangelica della Divina Liturgia: “Quando digiunate, non diventate tristi come gli gl’ipocriti. Tu quando digiuni, ungiti la testa e lavati il viso per non dare agli uomini l’impressione di digiunare”.
SAN GIORGIO DEI GRECI, No 8/ febbraio – marzo 2010

Pubblicata da Giovanni Festa il giorno domenica 6 marzo 2011

Santa E grande Quaresima 2011 Vespro del Perdono

 
Ed inizia La Grande Quaresima 2011 ..inizia stasera con la celebrazione del Vespro del Perdono alla fine del quale si condivide gli uni con gli altri la gioia e la letizia del perdono reciproco come icona cosmica e santificante per ogni respiro del perdono e della riconciliazione in Cristo Signore che è il riposo, il nostro dimorare in Lui e per la prima volta per questi 50 giorni avremo con noi con le giuste e profonde prostrazioni l  ' antica e santa preghiera del nostro Padre tra i Santi Efrem monaco

 dagli Aposticà dei Vespri del martedì della Tyrofagia)

 Accogliamo nella gioia, o credenti, il Divino annuncio della Quaresima. Come i Niniviti di un tempo come le prostitute e i pubblicani che ascoltavano Giovanni predicare il pentimento attraverso l 'astinenza, prepariamoci alla Comunione del Signore celebrata in Sion. Laviamoci con lacrime di pentimento per ottenere la purificazione operata da Dio. Preghiamo di Contemplare il compimento della Pasqua, la vera Rivelazione. Prepariamoci a adorare la Croce e la risurrezione di Cristo nostro Dio. Non deluderci nella nostra speranza o amico degli uomin
 Questa dimensione del riposo in Cristo Signore, questo suo presentare se stesso a noi come colui che ristora, colui che consola, colui che è il Terapeuta delle anime nostre e dei nostri corpi , è al cuore dei cristiani ortodossi dimensione fondamentale..direi strutturale ¦il deporre davanti a Dio tre volte santo ogni affanno, ogni preoccupazione,ogni tensione, perfino ogni impegno quand 'anche progettualmente nobile Certo non è per niente colpevole ingenuità e banale superficialità ma è l ' esito quotidiano, giornaliero, istante per istante della lotta e della vigilanza continua che siamo chiamati ad operare contro le oscurità che stanno dentro noi stessi, le nostre paturbie,le nostre demonie,le nostre passioni..Siamo chiamati al pari del figlio dell' uomo- alla scelta dello svuotamento,dell 'annichilimento,della kenosis per quella grande speranza di resurrezione personale e cosmica che è la deificazione,la theosis,la divinizzazione In questo allora digiuno e preghiera incessante e continua si presentano come dono di Dio tre volte santo a ciascuno di noi e a tutta quanta la Chiesa nel suo insieme Conosco bene le mie paturnie ,le mie oscurità,le mie demonie e i miei demoni spesso me li invito a pranzo.. essi ruggiscono sempre e ruggirano ruggiranno sempre e costantemente ..L 'importante cristico e cristiano è riuscire sempre a tenerli al guinzaglio. .a sconfiggerli ogni volta.. volta per volta ..Non è facile ma neppure è impossibile. Questo della quaresima è allora il tempo opportuno favorevole , il kairòs di ogni nostra personale ed ecclesiale apocalittica per questa radiosa tristezza che ci rende compagni di strada ,contemporanei con gli occhi della fede e con la certezza della speranza del Cristo verso Gerusalemme ,verso il compimento del suo evento terreno ,concretamente terreno nell 'epiclesi costante ,direi invocante ,direi ormai urlata da ciascuno di noi come desiderata e come agognata del suo ritorno nella e con la gloriosa sua Parousia,l a Parousia di lui il risorto dai morti,il Teantropo,il Figlio di Dio e Dio egli stesso ..Certo e sicuramete domani lunedi (lunedi puro..primo giorno di quaresima ¦) ancora una volta incontrerò e incontreremo il mondo,le fatiche della mia e della nostra storiae lo incontrerò e lo incontreremo nel suo essere in fondo , per le sue dinamiche e per le sue modalità, vera e concreta alterità e diversità dal Vangelo del Signore.. Il mondo perfno nei suoi valori e nei suoi progetti più nobili resta sempre il contenitore e il dominio del suo principe,del principe di questo mondo ..Il mondo non è né cattivo né buono. .Il mondo è il luogo della dispersione e della non unitàà e dell 'insensatezza Certo e sicuramente il Regno di Dio è nell ' anonimato nella debolezza nella fragilità come il chicco di grano e il lievito all ' opera ¦ma quale grande responsabilità e quale grande ministero per tutti noi ¦la chiamata cristica e cristiana a santificare noi stessi ed ogni respiro per sconfiggere la dispersione e ridare a noi stessi e ad ogni respiro la vocazione strutturale ¦la partecipazione resuurezionale e pasquale alla stessa natura di Dio
 Luca - Capitolo 4 Tentazione nel deserto [1]Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto [2]dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. [3]Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». [4]Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo». [5]Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: [6]«Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. [7]Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». [8]Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». [9]Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; [10]sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; [11]e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». [12]Gesù gli rispose: «E' stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». [13]Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.
 "Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me" (Giovanni 12:31-32).

sabato 5 marzo 2011

Dal sito:http://www.tradizione.oodegr.com/

INTRODUZIONE ALLA GRANDE QUARESIMA

A. Schmemann
             La penitenza-conversione è il principio e la condizione di una vera vita cristiana. La prima parola di Cristo quando cominciò a predicare fu: “Convertitevi” (Matteo 4, 17). Ma cos’è la penitenza? Nella corsa precipitosa della nostra vita quotidiana non abbiamo tempo per pensare a ciò e semplicemente riteniamo che tutto ciò che dobbiamo fare si riduce all’astensione da certi cibi, al tagliar corto con i divertimenti, all’andare a confessarci, ad ottenere l’assoluzione dal sacerdote e ricevere (una volta l’anno!) la Comunione e quindi considerarci perfettamente “in ordine” sino al prossimo anno. Tuttavia ci deve essere una ragione perché la Chiesa abbia scelto sette settimane come un periodo particolare per la penitenza e perché ci inviti ad un lungo e faticoso sforzo spirituale. Tutto ciò deve certamente riguardare me, la mia fede, la mia vita, la mia appartenenza alla Chiesa. Non è dunque mio principale dovere cercare di comprendere l’insegnamento della mia Chiesa sulla Quaresima, e di essere ortodosso non solo a parole, ma anche in realtà?
            Alle domande: cos’è la penitenza? Perché ne abbiamo bisogno? Come dobbiamo comportarci? la Quaresima ci dà la risposta. Essa è in realtà una scuola di penitenza a cui ogni Cristiano deve andare ogni anno per approfondire la sua fede, per giudicare e, se possibile, per modificare la propria vita. È un meraviglioso pellegrinaggio alle autentiche fonti dell’Ortodossia e per riscoprire la via ortodossa della vita.
            È attraverso le forme e lo spirito del suo ufficio quaresimale che la Chiesa ci conduce a scoprire il significato di questa particolare stagione. Questa breve introduzione alla Quaresima perciò è fondata principalmente, sebbene non esclusivamente, sull’ufficiatura della Quaresima. È mia speranza che il lettore possa scoprire da sé che in questo mondo non c’è nulla di più bello e di più profondo, d’ispirato e nello stesso tempo che ispira, di ciò che la nostra Madre ci rivela e liberamente ci dà una volta che entriamo nella beata stagione della “primavera della Quaresima”.

LA QUARESIMA: IL VIAGGIO VERSO PASQUA
            Quando uno parte per un viaggio, deve sapere dove egli stia andando. Lo stesso accade per la Quaresima. In primo luogo essa è un viaggio spirituale e la sua distinzione è la Pasqua, “la Festa delle Feste”. La Quaresima è la preparazione per la “pienezza” della Pasqua, la vera Rivelazione. Dobbiamo perciò cominciare a comprendere questo rapporto tra Quaresima e Pasqua, poiché esso rivela qualcosa di assolutamente essenziale, di veramente cruciale riguardo alla nostra fede cristiana ed alla nostra vita.
            È necessario spiegare che Pasqua è molto più che una delle feste, più che una commemorazione annuale di un avvenimento passato? Chiunque abbia, sia pur una volta, partecipato a questa notte che è “più luminosa del giorno”, ed abbia gustato questa particolare gioia, lo sa. Perché possiamo cantare, come lo facciamo durante il mattutino pasquale: “Oggi tutte le cose sono piene di luce, il cielo e la terra ed i luoghi sotterranei”? In quale senso possiamo celebrare, come pretendiamo di fare, “la morte della Morte, la distruzione dell’inferno, l’inizio di una nuova ed eterna vita...?”. A tutte queste domande, rispondiamo: la nuova vita che quasi duemila anni or sono risplendette dalla tomba, è stata data a noi, a tutti coloro che Credono in Cristo. Essa ci era stata data nel giorno del Battesimo, in cui, come dice San Paolo, “noi fummo sepolti con Cristo nella morte, affinché come Cristo è risuscitato dalla morte, noi pure potessimo vivere una vita nuova” (Romani 6, 4). Così a Pasqua celebriamo la Resurrezione di Cristo come qualcosa di già accaduto e che accade ancora per noi. Infatti ognuno di noi ha ricevuto il dono di questa nuova vita ed il potere di accettarla e di vivere in essa. È un dono che modifica completamente il nostro atteggiamento nei riguardi di tutto questo mondo, ivi inclusa la morte. Esso ci rende possibile di affermare con gioia: “La morte più non esiste!”. Certamente la morte è ancora qui e noi ci troviamo di fronte ad essa ed un giorno verrà e ci porterà via. Ma crediamo fermamente che con la sua morte Cristo ha mutato la vera natura della morte e ne ha fatto un passaggio
un agnello pasquale, una “Pasqua” nel Regno di Dio, trasformando la più grande tragedia in una vittoria definitiva. “Calpestando la morte con la morte” egli ci ha reso partecipi della sua Resurrezione. Questa è la ragione per cui alla fine del mattutino pasquale diciamo: “Cristo è risorto e la vita regna! Cristo è risorto e nessun morto rimane nella tomba!”.
            Questa è la fede della Chiesa, affermata e resa evidente dai suoi innumerevoli Santi. Tuttavia, purtroppo, non è la nostra esperienza quotidiana poiché questa fede è assai rara, e continuamente perdiamo e tradiamo la “nuova vita”, che riceviamo come in dono, e in realtà viviamo come se Cristo non fosse risorto, come se questo unico evento non avesse alcun significato per noi! Di tutto ciò la causa è la nostra debolezza, la nostra impossibilità di vivere coerentemente con la fede, la speranza e l’amore a quel livello al quale Cristo ci ha sollevati quando disse: “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”. Noi semplicemente dimentichiamo tutto ciò, impegnati come siamo nelle nostre preoccupazioni quotidiane e, poiché dimentichiamo, sbagliamo. Ed a causa di questa dimenticanza, di quest’errore e peccato, la nostra vita diviene di nuova “vecchia” – minuscola, oscura ed infine senz’alcun significato –, un viaggio senza senso e senza un fine significativo. Ci diamo da fare per dimenticare la morte, ma poi, improvvisamente, nel mezzo della nostra “vita meravigliosa”, essa ci raggiunge orribile, inevitabile, senza senso. Possiamo di tempo in tempo confessare i nostri “peccati”, tuttavia non riferiamo la nostra vita a quella nuova vita che Cristo ci ha rivelato e ci ha dato. In realtà viviamo come se egli non fosse mai venuto. Questo è l’unico e reale peccato, il peccato di tutti i peccati, la tristezza senza fondo e la tragedia del nostro Cristianesimo apparente.
            Se consideriamo tutto questo, possiamo comprendere quello che la Pasqua rappresenta e perché essa ha bisogno e presuppone la Quaresima. Infatti allora possiamo comprendere che tutte le tradizioni liturgiche della Chiesa, tutti i suoi cicli e servizi divini esistono, prima di tutto per aiutarci a recuperare la visione ed il gusto di questa nuova vita, che così facilmente perdiamo e tradiamo, affinché possiamo convertirci e tornare ad essa. Come possiamo amare e desiderare qualcosa che non conosciamo? Come possiamo porre sopra ogni altra cosa ciò che non abbiamo visto e goduto? In breve, come possiamo cercare un regno di cui non abbiamo idea? È la Liturgia della Chiesa che era ed ancora oggi rappresenta il nostro ingresso nel Regno, la nostra comunione con esso, e la nuova vita in esso. È per mezzo della sua vita liturgica che la Chiesa ci rivela qualcosa di ciò che “né orecchio udì, né gli occhi hanno visto e che non è ancora entrato nel cuore dell’uomo, ma che Dio ha preparato per coloro che lo amano”. Ed al centro di questa vita liturgica, quasi suo cuore e “climax”, come il sole i cui raggi penetrano dappertutto, sta la Pasqua. È la porta aperta ogni anno, che ci conduce nello splendore del Regno di Cristo, il pregustare della gioia eterna che ci attende, la gloria della vittoria che già, sebbene invisibile, riempie tutta la creazione: “La morte non c’è più!”. Tutto l’Ufficio divino della Chiesa ruota attorno alla Pasqua e perciò l’anno liturgico, cioè la serie di stagioni e di feste, diviene un viaggio, un pellegrinaggio verso la Pasqua, la fine che è anche il principio: la fine di tutto ciò che era “vecchio”; il principio di una vita nuova, un costante “passaggio” da questo mondo al Regno già rivelatoci da Cristo.
            Tuttavia la “vecchia” vita, quella del peccato e della piccineria, non è facilmente superata e trasformata. L’Evangelo aspetta ed esige dall’uomo uno sforzo di cui, nella sua situazione presente, egli è virtualmente incapace. Siamo chiamati ad una visione, ad un traguardo, ad una via di vita che è molto al di sopra delle nostre forze. Anche gli Apostoli, quando udivano il Maestro che insegnava, gli chiesero disperati: “Ma come è possibile ciò?”. Infatti non è facile rinunciare ad un piccolo ideale di vita, frutto di cure quotidiane, di ricerca di beni materiali, di sicurezza e piacere, per un ideale di vita in cui il fine è la perfezione: “Siate perfetti come lo è il vostro Padre Celeste”. Questo mondo attraverso tutti i suoi “media” dice: “Sii felice, prenditela comoda, segui la via larga”. Cristo nell’Evangelo dice: “Scegli la via stretta, combatti e soffri, poiché questa è la via che conduce all’unica vera felicità”. E se la Chiesa non ci aiuta, come possiamo fare questa scelta terribile, come possiamo convertirci e ritornare alla promessa fatta ogni anno a Pasqua? Questo è l’aiuto che la Chiesa ci offre, la scuola di penitenza che sola ci sembrerà possibile di accogliere Pasqua non come un mero permesso di mangiare e di bere e di riposarci, ma come la fine di ciò che è “vecchio” in noi, come il nostro ingresso nel “nuovo”.
            Nella Chiesa antica lo scopo principale della Quaresima consisteva nel preparare i catecumeni, cioè neoconvertiti alla fede Cristiana, al Battesimo, che a quei tempi era impartito durante la liturgia pasquale. Ma anche in un’epoca in cui la Chiesa di rado battezza gli adulti e l’istituto del catecumenato è scomparso, il significato fondamentale della Quaresima è rimasto lo stesso. Infatti, sebbene noi siamo stati battezzati, ciò che costantemente perdiamo e tradiamo è proprio quanto riceviamo nel Battesimo. Perciò Pasqua è il nostro ritorno annuale al nostro Battesimo, mentre la Quaresima è la preparazione a questo ritorno, lo sforzo lento e sostenuto di compiere alla fine il nostro “passaggio” o “Pasqua” nella nuova vita in Cristo. Se l’ufficio quaresimale conserva anche oggi il suo carattere catechetico e battesimale, non si tratta di un “resto archeologico”, ma di qualcosa di valido ed essenziale per noi. Giacché ogni anno la Quaresima e la Pasqua sono, di volta in volta, la riscoperta ed il recupero da parte nostra di ciò che eravamo grazie alla nostra morte battesimale e la resurrezione.
            Un viaggio, un pellegrinaggio! Tuttavia, appena lo cominciamo, facciamo il primo passo nella “luminosa tristezza” della Quaresima, vediamo lontano, molto lontano la destinazione. È la gioia della Pasqua, è l’entrata nella gloria del Regno. Ed è questa visione, il pregustare della Pasqua, che rende la tristezza quaresimale luminosa ed il nostro sforzo una primavera spirituale; la notte può essere oscura e lunga, ma lungo la via una misteriosa e raggiante aurora sembra risplendere all’orizzonte: “Non privarci della nostra attesa, tu che hai amore per gli uomini!”.

da A. Schmemann, Great Lent, St. Vladimir’s Seminary Press 1974;
trad. A. S. in “Messaggero Ortodosso”, Roma 1986 n.2-3, 1-6



PREGHIERA DI INIZIO QUARESIMA
Signore Gesù Cristo, Dio nostro, tu che sei la speranza di quanti vivono in tutte le parti della terra e di coloro che si trovano lontani sui mari, ci hai annunciato nella Legge e per mezzo dei Profeti questi giorni di digiuno, offrendoci un esempio di penitenza e di mortificazione delle passioni. Tu stesso, allorché al compimento dei tempi t’incarnasti e ti manifestasti sulla terra, hai reso legge questa prassi e la santificasti digiunando per quaranta giorni e notti. Longanime e misericordioso quale sei, concedi a tutti noi di cominciare a trascorrere questi santi giorni con profondo spirito di penitenza, umiltà non ipocrita, in preghiera profonda, nella fame e nella sete e di giungere alla loro fine senza alcun difetto e con la coscienza pura, conservando ferma la fede e dimostrandoci in tal modo vincitori del peccato. Poni a guardia della nostra vita l’angelo della pace, affinché renda la nostra vita indenne da ogni pericolo e dalle insidie del demonio, insegnandoci ad operare secondo tutte le virtù, dandoci la forza di affrontare tutte le lotte che comporta il digiuno, di astenerci dalle passioni, di purificare le nostre anime ed il nostro corpo, di modo che possiamo essere degni di comunicarci senza condanna col tuo purissimo Corpo e col tuo glorioso Sangue. Poiché tu sei Dio misericordioso, longanime ed hai amore per gli uomini, e vuoi che tutti si salvino. Perciò ti glorifichiamo con il Padre tuo, che non ha principio, e con il Santissimo, clemente tuo Spirito datore di vita, ora e sempre e per tutti i secoli. Amìn.

venerdì 4 marzo 2011

DISCORSO CATECHETICO
PER L’INIZIO DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA

+ B A R T O L O M E O

PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO

A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA, GRAZIA E PACE
DA GESU’ CRISTO  SIGNORE E SALVATORE NOSTRO
E DA PARTE NOSTRA PPREGHIERA, BENEDIZIONE E PERDONO


Fratelli e Figli amati nel Signore,

“ E’ aperto lo stadio delle virtù, voi che volete lottare, entrate dopo esservi cinti della bella lotta del digiuno”[1], o meglio  sempre si trova aperto, da quando ancora il Signore della Gloria Molto Misericordioso, si è degnato di assumere la natura umana. Da allora chiama ogni  uomo a prendere parte ai doni infiniti della Grazia del Tuttosanto  Spirito e in modo particolare, durante questo tempo benedetto della Santa e Grande Quaresima.

Figli amati nel Signore,

La bontà infinita, il nostro vero Dio, adorato nella Trinità, ha creato il genere umano soltanto per amore per rendere gli uomini conniventi – per quanto questo sia possibile nella natura umana -, e compartecipi alla grandezza della Sua Divina Gloria.  Questo è lo scopo esclusivo della vita dell’uomo in ogni epoca. E’ alla realizzazione di questo scopo che tende tutta la Santa Tradizione, portatrice di Spirito, della nostra Chiesa Ortodossa, insegnando, interpretando e presentando l’intera immagine della vita spirituale e le varie lotte spirituali, nelle quali il fedele bisogna che progredisca con nobile sentimento.

Ogni Cristiano, attraverso il Sacro Mistero del Battesimo riceve la grazia dello Spirito Santo.  Se qualcuno si mette, con tutti i buoni propositi, ad amare Dio, allora la Grazia, in maniera inspiegabile, lo rende partecipe della ricchezza dei suoi beni. Chi dunque desidera trattenere questa esperienza di Grazia, si sforza con grande gioia di allontanare dalla propria anima, i beni passeggeri del tempo presente e di far proprio il tesoro nascosto  della vera Vita.  Secondo il grado di successo, in cui progredisce l’anima nella lotta spirituale, si manifesta in proporzione il dono divino della Grazia, la bontà del Signore,  celata nella sua profondità, bontà che diviene guida sicura nelle prove spirituali di ogni genere.[2]

Questa lotta spirituale, per ogni fedele, è continua, e quindi per questo bisogna che abbia ogni giorno, ogni momento un nuovo inizio. “ E’ giunto il tempo, l’inizio delle lotte spirituali, la vittoria contro i demoni, la continenza con tutte le sue armi, lo splendore degli Angeli, la franchezza davanti a Dio”[3]. Così la Santa Quaresima è un inizio continuo della rinascita spirituale e del rinnovamento dell’uomo. Per questo anche l’innografo del Triodion ci orienta correttamente nel suo proprio contenuto, dicendo che, il digiuno corporale dato dal digiuno dai cibi, se non è accompagnato dalla purificazione conseguente ad una lotta che allontana le passioni, non risulta esser motivo di cambiamento della vita e pertanto viene in odio a Dio come menzognero.[4]
Certamente  il fatto che  l’uomo possa concentrare la sua mente sull’opera di conoscenza di Dio e riportarla dalla sua dispersione passionale alla propria realtà, rappresenta un lavoro faticoso e lungo e tuttavia indispensabile e determinante  per la sua consistenza spirituale e per tutta la sua vita sociale. La via della virtù, per coloro che la intraprendono, appare dura ed esageratamente sgradevole, non solo perché essa è tale effettivamente, ma perché la nostra natura umana è assuefatta dal frequentare i piaceri facili.  Per quelli che sono riusciti a superare la metà della via, essa appare gradevole e facile.[5]

Molti di coloro che nelle diverse epoche, hanno ignorato il grande mistero della pietà, ritengono la Tradizione Ortodossa come pesante e che ha portato l’uomo alla privazione della immaginazione creatrice, della iniziativa originale, del piacere della vita in generale e della gioia che ne deriva da essa.  Non vi è nulla di più falso. Tutto ciò che Dio ha fatto, lo ha fatto  in modo perfetto e lo ha donato a noi, affinché noi possiamo rallegrarcene e goderne e che ciò possa divenire motivo, per rendere gloria senza fine al nostro Benefattore. I comandamenti di Dio, in più,  ci guidano e ci descrivono il corretto uso dei Suoi doni,  cosicché il nostro corpo, la nostra immaginazione e tutte le forze della nostra anima, con tutti i beni materiali, risultino davvero fonte di gioia e di beneficio per la vita dell’uomo.  Al contrario, il loro uso egoistico, arbitrario e sprezzante dello scopo accordato dal Creatore alla sua creazione, sul momento soddisfa l’egoismo irragionevole dell’uomo, tuttavia porta  alla fine ad esiti totalmente diversi da quelli attesi e lo porta alla depressione, all’angoscia e alla infelicità.

Il nostro Salvatore, il vero Dio e vero Uomo, colui che è incomprensibilmente conosciuto dagli umili e da coloro che sono capaci di recepire la Sua Grazia increata, il Signore della Gloria e Signore della Storia, che sonda cuori e reni , colui che, per la Sua divina Provvidenza, contiene ogni cosa, dalla più piccola particella della Sua creazione, fino all’intero universo, incomprensibile all’intelligenza umana, è in modo diacronico, la Via, la Verità e la Vita.[6]  Come la Fonte ipostatica della Vita non può essere trattenuta dalla morte, che egli ha schiacciato ed è risorto, allo steso modo non è possibile che esista vita umana, che elevi l’uomo in dignità, senza la partecipazione al Corpo vivificante del Cristo risorto, alla Sua Chiesa Ortodossa  e alla sua Santa e ispirata Tradizione. In breve, il Signore rimane in eterno, mentre i disegni di uomini orgogliosi, non sono che menzogneri, o come dice in modo appropriato San Diadoco: “Non vi è niente di più povero, di una mente che, senza Dio, tratta in filosofie di ciò che è Dio”.[7]

Figli amati nel Signore,
Al momento dell’ingresso nella Santa e Grande Quaresima, esortiamo paternamente tutti voi a non avere paura né disinteresse,  nel progredire nella più importante azione della vostra vita, nell’arena delle cose spirituali, con coraggio e con  tutta la forza d’animo, per purificare anime e corpi da ogni impurità e ottenere il Regno di Dio, il quale pure è offerto fin da questa vita presente, a coloro che lo cercano in tutta sincerità e dal profondo dell’animo.

La grazia di Dio e la Sua infinita misericordia siano con tutti voi.

Santa e Grande Quaresima 2011
Il Patriarca di Costantinopoli
fervente intercessore presso Dio per voi tutti

Dal sito della Chiesa Ortodossa d'Albania

Mitropoliti i Beratit merr titullin
“Qytetar nderi” i Selenicës

Pas vendimit të marrë me votim unanim të Këshillit të Bashkisë Selenicë, me propozim të më shumë se 200 qytetarëve, Hirësia e Tij, Ignati, Mitropolit i Beratit, Vlorës, Kaninës dhe i gjithë Myzeqesë është shpallur “Qytetar Nderi” i Selenicës. Dorëzimi i titullit u bë në kishën e Shën Athanasit - Selenicë, ditën e enjte më datë 24 Shkurt 2011 në orën 10.00. Në hyrjen e kishës të mbushur me qytetarë dhe besimtarë, Mitropoliti u prit nga kleriku i kishës Atë Spiro Bulika, Kryetari i Bashkisë së Selenicës z. Ilia Seferi, Kryetari i Komunës Armen z. Kliton Haxhiraj dhe nga Kryetari i Këshillit të Bashkisë z. Ilia Bombaj.
Pas Dhoksologjisë së kryer me këtë rast është ekzekutuar Hymni Kombëtar dhe më pas e ka marrë fjalën Atë Spiro Bulika që ju ka uruar mirëseardhjen të pranishmëve. Kryetari i Këshillit të Bashkisë ka lexuar vendimin e Këshillit për të shpallur Qytetar Nderi Mitropolitin e Beratit dhe në përfundim ai ka ftuar Kryetarin e Bashkisë që në emër të Këshillit, por edhe të gjithë qytetarëve të Selenicës t’i dorezonte titullin Hirësisë. Kryetari i Bashkisë, pasi i dorëzoi titullin iu drejtua Mitropolitit duke thënë se: - “Jo vetëm unë, por edhe të gjithë qytetarët e Selenicës, ndjehemi të lumtur që ju tani jeni një nga ne. Jeni jo thjesht qytetar i Selenicës por më tepër, jeni qytetar nderi i këtij qyteti”.Më pas është lexuar nga Atë Kristaq Subashi një përmbledhje e veprimtarive të Mitropolitit, duke theksuar kontributin që ai ka dhënë dhe jep për forcimin e bashkëjetesës midis komuniteteve fetare.Të pranishmit i përshëndeti edhe Mitropoliti, duke ju shprehur falenderimet më të përzemërta për nderin që po i bëhej.
Fjala e Imzot Ignatit
I nderuar z. Ilia, Kryetar i Bashkisë.
I nderuar z. Ilia, Kryetar i Këshillit Bashkiak të Selenicës.
Shumë të respektuar klerikë dhe laikë të pranishëm në këtë ceremoni solemne. Jam shumë i prekur nga dëshira Juaj e pakushtëzuar dhe e sinqertë për nderin e lartë që po më bëni, duke më akorduar titullin “Qytetar Nderi” i Selenicës, i këtij qyteti me vlera të shumanshme. Me këtë rast, shpreh konsideratat e mia të çiltërta për virtytet e pamohueshme të të gjithë qytetarëve të këtij komuniteti. Disa herë e kam vizituar këtë zonë dhe qysh në fillim kam konstatuar me kënaqësi të veçantë gatishmërinë Tuaj për të qenë sa më afër Kishës dhe problemeve të ndryshme të saj. Kam ndier vazhdimisht përkrahjen e sinqertë të famulltarit të kësaj kishe, atit Spiro Bulika, i cili bën përpjekje të gjithanshme për të kryer misionin e tij shpirtëror, pa iu shmangur për asnjë çast vështirësive të ndryshme, por me vullnet, me përkushtim dhe me sakrifica ka zbatuar dhe zbaton me përpikmëri detyrat e ngarkuara nga Mitropolia dhe Këshilli Kishtar. Është sjellja e tij e hirshme, që ka ndikuar dhe ndikon në bashkëpunimin dhe mirëkuptimin me të gjithë banorët e kësaj treve për të kontribuar pozitivisht në mbarëvajtjen dhe në zgjidhjen sa më mirë të çështjeve të ndryshme fetare, shoqërore dhe kulturore që i përkasin kësaj bashkësie qytetare. Kam vënë re me kënaqësi se qytetarët tuaj të respektuar shprehin vullnetin e lirshëm për të bashkëpunuar në nismat konkrete për përmirësimin dhe zhvillimin e pandërprerë të jetës suaj kishtare, qytetare, arsimore dhe kulturore. Të gjitha këto na japin forca edhe më të mëdha dhe na nxisin edhe më tej për të mbështetur fuqimisht njëri-tjetrin gjatë rrugëtimit tonë të përbashkët.Ju siguroj se tek ne do të gjeni gjithmonë përkrahjen pa rezerva, ashtu siç edhe ne gjejmë te Ju mbështetjen pa interesa, për të mirën tonë të përbashkët. E quaj mëse të arsyeshme t’Ju shpreh falënderimet e mia më të sinqerta për këtë vlerësim të veçantë që po i bëni presonit tim dhe, në të njëjtën kohë, t’Ju premtoj solemnisht se do të punoj me hirin e Perëndisë për t’i forcuar edhe më tej lidhjet tona të ndërsjellta.
Ju falënderoj edhe një herë me gjithë zemër!
 
Përgatiti: Ilia Bulika

giovedì 3 marzo 2011

Dal sito: Faronotizie.it

IO NON FESTEGGIO
di Giuseppe Sola

Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell’eroe …
(F. Guccini)
Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi
abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico:
Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il
titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del
Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del
Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Da Torino addì 17 marzo 1861

Questa è la proclamazione ufficiale del regno d’Italia, si può leggere nella
legge n. 4671 del regno di Sardegna.
Questa proclamazione ha rappresentato per tutti i meridionali una
condanna a morte. Per quelli che vissero quegli anni, e per noi che
abbiamo continuato a vivere in queste terre.
Non festeggerò i 150 anni dell’unità d’Italia perché fu una
colonizzazione, perché fu un’invasione armata, perché massacrarono
gente inerme che cercò di difendere la loro terra, perché distrusse una
delle più virtuose economie europee.
“Continuare a difendere, a festeggiare quest’Unità nei modi e nei metodi
in cui si è venuta a creare, non rende giustizia ai ragazzi e alle ragazze
“briganti” che sono morti per difendere il regno delle Due Sicilie
dall'invasione piemontese, quando si commisero efferati crimini di
guerra nei confronti dei meridionali, ancora secretati negli archivi di
stato.
Questa unità è stata a vantaggio solo del Nord, noi abbiamo solo pagato.
Dopo l’Unità si ebbe al Sud un peggioramento economico e sociale da
costringere milioni di meridionali a emigrare, quando nel regno delle Due
Sicilie non esisteva né disoccupazione, né emigrazione.”
“ In 150 anni le cose non sono cambiate la nostra classe dirigente
vendutasi al potere nordista ha contribuito a creare una società corrotta
e amorale. Che questa festa per i 150 anni di mala unità sia l'occasione
non per festeggiare ma per riflettere su com’è stata fatta quest’unità e
come ancora oggi il Mezzogiorno esiste in quanto colonia del Nord,
sfruttata, umiliata e vilipesa.”

“All’epoca dei fatti il regno delle due Sicilie era uno dei tre migliori
d’Europa, quello piemontese, uno dei peggiori.” I Borbone erano molto
più moderni dei Savoia. Erano pacifici e amministravano bene. Nel
precedente articolo (briganti) ho largamente parlato delle industrie che
nei vari settori vantavamo in Europa. I Savoia, raddoppiarono le tasse e
saccheggiarono il banco delle Due Sicilie per restituire ai francesi i soldi
avuti in prestito per fare guerre. Anche dal punto di vista culturale non
c'era paragone tra il Regno delle Due Sicilie e quello piemontese. Undici
milioni di studenti universitari nel regno delle due Sicilie, mentre nel
resto d'Italia ce ne erano soltanto cinque milioni. “Nel Regno si aprirono i
Grandi alberghi dei poveri, opifici in cui erano destinati i poveri, tolti dalla
strada e messi in condizione di lavorare. C’erano le strutture per
l'assistenza all'infanzia abbandonata cui si affidavano i bambini non
voluti conservando l'anonimato. Il Comune pagava gli alimenti dei
bambini fino a cinque anni per i maschi, dopodiché procurava loro un
lavoro, e indirizzava le ragazze ai conservatori..
Dopo la restaurazione, i Borbone perseguirono una vasta azione di tipo
sociale, ispirandosi al modello francese. La scuola primaria diventava
gratuita: non obbligatoria perché non si potevano costringere le famiglie
povere a privarsi delle braccia da lavoro. Nasceva un sistema di scuola
secondaria che prevedeva non solo licei e collegi per i dotti, ma anche
scuole professionali attorno alle nuove professioni emergenti,
diplomatici, militari etc. Era insomma un regno in perfetta consonanza
con l'Europa.”
Il Regno delle due Sicilie, possedeva un patrimonio di 443,3 milioni di
lire oro (il più alto tra tutti gli stati preunitari italiani e corrispondente al
65,7% di tutta la moneta circolante della penisola), seguito dallo Stato
Pontificio con 90,7, dal Granducato di Toscana con 85,3 e dal Regno di
Sardegna, con 27,1 milioni. Alla nascita dell'Italia unita, il regno
borbonico era lo Stato che portava minori debiti e più grande ricchezza
pubblica sotto tutte le forme. Un meridionalista, come Giustino
Fortunato, sostenne che questa grande abbondanza di liquidi,
l'inconsistente debito pubblico e la bassa pressione fiscale fossero
solamente una conseguenza dalla fin troppo esigua spesa pubblica dei
governi borbonici.
Tutto questo e altro è stato secretato da tutti i governi che si sono
succeduti dal 1861 in poi.
Dopo 150 anni, al danno la beffa in diretta TV da parte del più grande
comico italiano Benigni che nella serata sanremese, Pinocchio più che
mai, ha cercato di cambiare la storia. Cavour grazie al suo ruolo di primo
ministro del regno sabaudo diventò e morì ricchissimo. Sul piano delle
persecuzioni a chi aveva idee liberali, Il regno di Piemonte e Sardegna
non era secondo a nessuno. “Fecero perseguitare, arrestare, torturare e
condannare a morte il più alto numero di patrioti liberali (Mazzini
scampò alla morte, fuggendo). I Savoia divennero, solo dopo, per
esigenze politiche e soprattutto economiche, assertori delle dottrine
liberali; conversione avvenuta non tanto per unire il Nord con un Sud che
massimamente disprezzavano, bensì per unire le loro disastrate casse
con quelle piene del regno dei Borbone. L’Unità consentì, infatti, la
sopravvivenza della loro dinastia almeno fino al 1946.”
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“Mameli e i suoi amici avevano vent’anni quando decisero di rischiare la
vita per testimoniare i loro nobili ideali, e pertanto meritano rispetto. Ma
in quella serata credo che meritassero più rispetto e pietà degli altri le
migliaia di giovani del Sud i quali, anch’essi, a vent’anni, per un’ideale,
altrettanto rispettabile, quale, quello di difendere la propria terra invasa
a tradimento, furono fucilati, senza processo, o deportati per trovare
morte nei tremendi lager allestiti, appositamente, dai Savoia in
Piemonte.”
“I giullari, i comici, notoriamente con le loro battute, raccontano verità
nascoste. Quella sera ha tradito l’antica missione, tutto il suo monologo
è stato dalla parte dei vincitori. Da un grande come lui mi aspettavo che
potesse divenire testimone dell’alto tributo di sofferenza pagato dal
Sud.”
A chi stima e ama Garibaldi, suggerisco di andare a leggere le severe
parole che pronunciò nella prima seduta del parlamento italiano il 17
marzo 1861. Esse furono parole accusatorie per i terribili avvenimenti
che erano intervenuti e che proseguivano nel martoriato Sud. Una vera e
propria guerra civile, dopo e a causa della sua conquista.
Il 17 marzo sarebbe più giusto non festeggiare, ma celebrare e
commemorare i morti di questa mala unità.