domenica 21 luglio 2013

http://makj.jimdo.com/




 
CARTA DI CREDITO E 666
 
Dopo la tempesta diabolica,
verrà l’illuminazione Divina.
 
 
del monaco aghiorita Paissios
 
Il Marchio
Il Marchio


     Dietro lo spirito di libertà del mondo contemporaneo e la mancanza di rispetto nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti, perfino quelli più puri e disinteressati, si nasconde una forma di schiavitù e di anarchia profonde, provocate dall’aperto rifiuto dello Spirito Santo; l’alienazione che ne deriva sta guidando il mondo verso un disastroso naufragio materiale e spirituale.
     Il sistema di controllo informatico, che si vorrebbe perfetto e garantito, attraverso l’uso delle carte elettroniche, nasconde la costruzione di un invisibile regime mondiale di sottomissione e controllo delle coscienze: “Inoltre (l’anticristo) obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei”  (Apocalisse 13,1648).
     Sant’ Andrea di Cesarea scrive: E’ stato lo Spirito Santo stesso a non permettere che quel nome di perdizione venisse scritto nel Sacro Libro della Vita.
     La codificazione e la schedatura magnetica degli individui sembra realizzare bene lo scopo dell’anticristo, come viene precisato in un versetto del Vangelo di Marco: ingannare, se possibile, anche gli eletti (Mc. 13,22).
     Che cosa si può pensare quando vediamo che questo stesso marchio magnetico è stato applicato a tutti i paesi della Comunità Europea? La carta d’identità elettronica, da poco entrata in funzione, non è che un passo intermedio, un segno dei tempi. Uno dei rimproveri che Cristo mosse ai suoi contemporanei, ma ancor più all’umanità in genere: Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi (Ml 16,3).
     I passi successivi non sono difficili da immaginare. Una volta tutti in possesso della nostra “sicura” carta d’identità elettronica, cioè, una volta schedati magneticamente tutti quanti, si scoprirà che non è poi così sicura, perché qualcuno è stato derubato della sua carta e quindi attraverso il furto dell’identità elettronica, il ladro ha potuto accedere al conto bancario e svuotarlo… Un’altra mirabile innovazione tecnologica dell’ingegno umano fornirà la salvezza da questa paura: questo nuovo e definitivo sistema perfetto verrà realizzato mediante l’inserimento di un codice a barre magnetico nel nostro stesso corpo, sulla mano o nell’iride o sulla fronte, invisibile all’occhio umano, ma riconoscibile e decifrabile alle stesse ormai familiari apparecchiature che oggi verificano i prezzi alle casse dei negozi o dei supermercati. Non è fantascienza, questo marchio magnetico viene già sperimentato e utilizzato su “cavie umane” volontarie.
     Molte guide spirituali non si accorgeranno di questo pericolo o lo sottovaluteranno. Si dirà che non è una cosa grave, che non è in conflitto con la fede, che l’essenziale è aver fede in Dio, l’importante è l’interiore, non l’esteriore….
     Ma in questo genere di cose non funziona così. L’apostolo Pietro, rinnegando pubblicamente tre volte di conoscere Cristo, sicuramente non intendeva rinnegarlo nel suo cuore; ciononostante “uscì fuori e pianse amaramente”. Non sono mancati in questi due millenni casi simili cristiani che si adeguavano alle pressioni della società, della politica, della cultura, degli eretici, dell’islam, del papato, ritenendo che potevano custodire la loro fede semplicemente nascondendola nel segreto del cuore. All’epoca delle grandi persecuzioni romane i sapienti dell’epoca, i filosofi “gnostici” cercavano di convincere martiri a evitare il martirio con questo genere di compromesso. A che sarebbe giovato essere così fondamentalisti e intolleranti? Con un po’ di “ecumenismo” avrebbero avuto salva la vita e avrebbero potuto continuare a credere ciò che volevano. San Basilio Magno riporta l’esempio del martire Gordio: Molti tentavano di convincere il martire a rinnegare la sua fede solo con la bocca, custodendola nell’anima, perché Dio, dicevano loro, non guarda alle parole della bocca, ma all’intenzione dell’uomo. Ma il martire Gordio non cedette e rispose: Come potrà, la lingua che Cristo ha creato, parlare contro il Creatore? Non lasciatevi ingannare, Dio non accetta di essere offeso, perche ognuno sarà giudicato di quello che farà uscire dalla sua bocca; con le tue parole ti esalterai e con le tue parole ti condannerai.
     Ai tempi dell’imperatore Decio venne emanato un editto che noi oggi definiremmo ecumenista: ai cristiani veniva imposta una semplice formalità, rendere omaggio alle altre religioni; dopo aria breve cerimonia alla presenza di un sacerdote pagano, veniva emesso un certificato che li liberava da ogni altro obbligo nei confronti dello stato e permetteva loro di continuare a esser cristiani senza subire il martirio. Molti cristiani facoltosi corrompevano le autorità pagane per ottenere il libello senza aver eseguito alcuna cerimonia. In qualsiasi caso il risultato era lo stesso: l’apostasia, cioè: la perdita dell’anima.
     A proposito di apostasia, l’imperatore Giuliano l’Apostata, che gli studiosi contemporanei apprezzano molto, un anno volle beffarsi dei cristiani in questo modo: al termine della prima  settimana di quaresima fece consacrare con riti pagani ogni cibo e alimento che sarebbe poi stato venduto nei mercati. L’allora Arcivescovo di Costantinopoli Eudossio fece uno strano Sogno: il santo martire Teodoro, svelandogli la trappola, gli suggerì di radunare i credenti in Cristo per nutrirli con il grano bollito, l’unico alimento che non era stato asperso con il sangue delle vittime sacrificali pagane. In questo modo non venne trasgredito nemmeno inavvertitamente il canone apostolico più antico: Si riunirono gli apostoli e i presbiteri e stabilirono di astenersi delle sozzure degli idoli, dall’impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue (Atti 15, 6-28).
     Qualcuno cercherà di escogitare geniali compromessi: disegneranno sulla carta d’identità elettronica una gran bella croce, oppure lasceranno che venga loro impresso sulla fronte il codice magnetico e crederanno di poterlo comunque neutralizzare spiritualmente sovrapponendovi un tatuaggio religioso, magari una croce. Non servirà a nulla dal momento che la croce santifica solo ciò che è stabilito che debba venir santificato. Per esempio l’acqua: quando viene benedetta con la croce diviene acqua Santa, ma la croce non può santificare qualsiasi liquido; l’urina rimane urina, non riceve nessuna santificazione.
     Avremo in noi la forza della Santa Croce solo quando ci sazieremo con il Santo Spirito  del Battesimo, mediante il quale rinunciamo a satana e veniamo divinizzati. Che Cristo ci  illumini. Amin.
        
     Con tanto  
dolore e amore in Cristo  
il monaco Paìssios aghiorita

Dal sito amico: http://www.ortodossiatorino.net

Come sistemare in casa un angolo delle icone
Serge Alexeev
www.stjohndc.org; www.pravmir.com (17 luglio 2013)
 
I parrocchiani chiedono spesso come si dovrebbe sistemare una cappella domestica, o angolo di preghiera. Offriamo alla vostra attenzione l'articolo di Serge Alexeev, e speriamo che i nostri lettori vi potranno trovare le risposte alle domande poste più frequentemente. L'articolo è stato abbreviato.
Quantità e qualità sono due cose diverse. Sarebbe ingenuo pensare che quante più immagini sacre ci sono in casa di un cristiano ortodosso, tanto più pia è la sua vita. Una collezione disorganizzata di icone, riproduzioni e calendari da parete che copre una notevole quantità di spazio in casa può avere spesso un effetto contrario sulla propria vita spirituale.
Una collezione mal congegnata di icone può trasformarsi in qualcosa di semplicistico e senza senso, in cui lo scopo di preghiera della icona non ha alcun posto.
Tuttavia, è essenziale avere icone nella propria casa, in numero sufficiente, ma entro limiti ragionevoli.
In passato, sia in una fattoria sia in città, in casa di ogni famiglia ortodossa c'era sempre una mensola con le icone, o un'intera iconostasi da casa, che si trovava nel luogo più visibile. Il luogo in cui erano installate le icone era conosciuto come l'angolo frontale, l'angolo bello, l'angolo sacro, il luogo di Dio, o il kiot (chiosco).
Per i cristiani ortodossi, un'icona non è solo una raffigurazione del Signore Gesù Cristo, della Madre di Dio, dei santi, o di eventi della storia sacra e della Chiesa. Un'icona è un'immagine sacra, è quindi è al di fuori del regno della realtà ordinaria, ma non è da confondere con la vita quotidiana, ed è destinata esclusivamente alla comunione con Dio. Pertanto, lo scopo primario delle icone è la preghiera. L'icona è una finestra dal nostro mondo, il mondo terreno, sul mondo di sopra. E' la rivelazione di Dio nella forma e nel colore.
In questo modo, l'icona non è semplicemente una reliquia di famiglia da tramandare di generazione in generazione, ma una cosa sacra che unisce tutti i membri della famiglia durante la preghiera comune - la preghiera comune infatti può aver luogo solo se quelli che sono in piedi davanti alle icone si sono reciprocamente perdonati tutte le offese e hanno raggiunto l'unità.
Oggi, naturalmente, quando il televisore - che è esso stesso una sorta di finestra sul mondo variegato delle passioni umane - ha preso il posto delle icone nella casa, lo scopo dell'icona di famiglia, la tradizione della preghiera comune a casa e la consapevolezza della famiglia come "piccola Chiesa", sono andati perduti.
Pertanto, oggi un cristiano ortodosso potrebbe chiedere: Quali icone dovrei avere in casa mia? Come dovrebbero essere organizzate? Posso usare riproduzioni di icone? Cosa devo fare con le icone vecchie, fatiscenti?
Alcune di queste domande meritano una risposta inequivocabile, mentre altre non richiedono alcun tipo di raccomandazioni severe.
Dove si devono posizionare le icone a casa?
In un luogo libero e accessibile.
La natura concisa di tale risposta si ispira alla realtà della vita, piuttosto che all'assenza di requisiti canonici.
Naturalmente, è preferibile posizionare le icone sulla parete est di una stanza, perché "l'oriente" come concetto teologico ha un significato speciale nell'Ortodossia.
E il Signore Dio piantò un giardino a oriente in Eden, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato (Genesi 2:8).
O Gerusalemme, guarda su di te verso est, ed ecco la gioia che viene a te da Dio (Baruc 4:36).
Poi lo spirito mi sollevò e mi portò fino alla porta orientale della casa del Signore, che guarda verso levante (Ezechiele 11:1).
Infatti, come il fulmine viene da levante e illumina fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (Matteo 24:27).
Ma cosa si dovrebbe fare se ci sono finestre o porte sul lato orientale della propria casa? In tal caso, si usano le altre mura.
Non si dovrebbero combinare le icone con oggetti decorativi di natura secolare, come statuette, vari tipi di quadri, ecc.
Non è opportuno mettere le icone su uno scaffale accanto a libri che non hanno nulla in comune con la fede ortodossa o che sono in conflitto con la dottrina cristiana sull'amore e sulla carità.
È assolutamente inammissibile avere accanto alle icone dei poster o calendari raffiguranti musicisti rock, atleti, o politici - gli idoli dell'epoca attuale. Questo diminuisce non solo il rispetto per le immagini sacre in misura inaccettabile, ma mette anche le icone sacre alla pari con gli idoli del mondo contemporaneo.
L'icona nell'angolo della casa può essere decorata con fiori naturali. Tradizionalmente, le icone più grandi sono spesso incorniciate con asciugamani. Questa tradizione risale all'antichità e ha un fondamento teologico. Secondo la tradizione, l'immagine del Salvatore è apparsa miracolosamente su un asciugamano durante la sua vita terrena, per aiutare un uomo sofferente. Dopo essersi lavato il volto, Cristo si asciugò il viso con un asciugamano pulito, su cui apparve l'immagine del suo volto. Il telo fu inviato a re Abgar, colpito da lebbra, nella città di Edessa, in Asia Minore. Dopo la guarigione, il sovrano e i suoi sudditi adottarono il cristianesimo e l'immagine "non fatta da mano umana" di Gesù Cristo fu posta su un "pannello permanente" e innalzato sopra le porte della città.
In tempi passati, il 29 agosto (nuovo calendario), giorno in cui la Chiesa commemora la traslazione dell'immagine "non fatta da mano umana" del nostro Signore Gesù Cristo da Edessa a Costantinopoli nel 944, era nota tra la gente come la festa del "telo" o del "lino del Salvatore", e in certo luoghi si benedicevano tessuti e asciugamani di stoffa filata in casa.
Questi asciugamani riccamente ricamati erano riservati per l'uso nell'angolo delle icone. Allo stesso modo, le icone erano incorniciate da asciugamani per essere usate durante i matrimoni e la benedizione delle acque. Così, per esempio, dopo il servizio della benedizione delle acque, quando il sacerdote aspergeva le icone con abbondante acqua santa, i fedeli pulivano le icone con teli speciali che poi incorporavano nell'angolo delle icone.
C'è una tradizione, dopo la celebrazione dell'ingresso del Signore in Gerusalemme (Domenica delle Palme), di conservare presso le icone i rami di salice benedetti in chiesa fino alla successiva Domenica delle Palme.
È consuetudine che a Pentecoste, il giorno della Santissima Trinità, le case e le icone siano decorate con rami di betulla come simbolo della Chiesa fiorente, munita del potere di grazia dello Spirito Santo.
Quali icone dovremmo avere in casa?
È essenziale avere icone del Salvatore e della Madre di Dio. L'immagine del Signore Gesù Cristo, che testimonia il mistero dell'Incarnazione e della salvezza del genere umano, e della Theotokos - la più perfetta di coloro che hanno vissuto sulla terra, degna della deificazione, e venerata come più onorabile dei cherubini e senza paragone più gloriosa dei serafini - sono una parte essenziale della casa cristiana ortodossa. L'icona di Cristo normalmente selezionata per la preghiera in casa è una raffigurazione a mezzo busto del Cristo Pantocratore.
Chi ha spazio per un maggior numero di icone in casa può integrare il loro angolo delle icone con raffigurazioni di vari santi venerati.
L'Ortodossia russa ha una forte tradizione di particolare venerazione per san Nicola il Taumaturgo, quasi ogni famiglia ortodossa ha una sua icona. Si deve notare che, insieme alle icone del Salvatore e della Madre di Dio, l'immagine di san Nicola il Taumaturgo ha sempre occupato un posto centrale nelle case dei cristiani ortodossi. Le persone venerano San Nicola come santo dotato di particolare grazia. Ciò deriva in gran parte dal fatto che, secondo il Tipico della Chiesa, ogni giovedì, quando la Chiesa offre preghiere ai santi apostoli, è dedicato anche a san Nicola il Taumaturgo, arcivescovo di Mira in Licia.
Tra le icone dei santi profeti di Dio, quella del profeta Elia ha un posto di rilievo, tra le icone dei Santi Apostoli spicca quella dei santi Pietro e Paolo, i capi tra gli apostoli.
Tra le immagini dei martiri per la fede cristiana, quelle che si trovano più frequentemente sono le icone del grande martire Giorgio il Portatore di trofei e del santo grande martire e guaritore Panteleimone.
Si raccomanda di avere raffigurazioni dei santi Evangelisti, di san Giovanni Battista, dei santi arcangeli Gabriele e Michele, così come le icone delle feste, per completare un angolo delle icone in casa.
La scelta di icone per la propria casa è sempre una questione individuale. La persona migliore per aiutare a fare queste scelte è un sacerdote - il padre spirituale della famiglia - ed è a lui o a qualcun altro del clero che ci si dovrebbe rivolgere per un consiglio.
Per quanto riguarda le riproduzioni fotografiche a colori delle icone, a volte ha più senso avere una buona riproduzione che non un'icona dipinta di scarsa qualità.
Un iconografo dovrebbe mantenere un atteggiamento molto esigente verso il suo lavoro. Proprio come un prete non serve la Liturgia senza la dovuta preparazione, l'iconografo deve accostarsi al suo servizio con piena consapevolezza della sua responsabilità. Purtroppo, sia nel passato sia oggi, si incontrano spesso esempi volgari di immagini che non hanno alcuna somiglianza con le icone. Così, se una data raffigurazione non evoca un senso di pietà e un senso di contatto con il sacro, o se è teologicamente sospetta o la sua esecuzione tecnica è poco professionale, sarebbe meglio non acquistarla.
Tuttavia, riproduzioni di icone canoniche montate su tavola e benedette in chiesa possono occupare un posto d'onore nell'iconostasi di casa.
Come devono essere organizzate le icone e in quale ordine?
Ci sono regole rigide in proposito?
In chiesa, sì. Per quanto riguarda l'angolo di preghiera a casa, si può limitare la discussione a poche regole principali.
Per esempio, una raccolta di icone appese senza un senso di simmetria, senza una disposizione ben congegnata, evoca un costante senso di insoddisfazione per la disposizione e un desiderio di cambiare tutto - cosa che spesso distrae dalla preghiera.
È altresì essenziale ricordare il principio della gerarchia: per esempio, non conviene posizionare l'icona di un santo venerato localmente sopra all'icona della santissima Trinità, del Salvatore, della Madre di Dio, o degli apostoli.
Proprio come su un'iconostasi classica, l'icona del Salvatore dovrebbe essere a destra, e quella della Madre di Dio a sinistra.
Quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento verso gli oggetti sacri?
Essendo uno degli attributi di Dio (Isaia 6:3), la santità si riflette anche nei santi di Dio e negli oggetti fisici. Pertanto, il rispetto per le persone sante, gli oggetti sacri e le immagini, oltre alle persone che lottano per un'autentica comunione con Dio, sono manifestazioni di un unico ordine.
E sarete santi per me, perché io, il Signore, sono santo (Levitico 20:26).
Le icone familiari sono sempre state tenute in particolare venerazione. Dopo il battesimo, un bambino era portato di fronte a un'icona, dove il sacerdote o il padrone di casa avrebbe letto le preghiere. I genitori benedicevano i loro figli con un'icona alla prosecuzione degli studi, quando partivano per lunghi viaggi o si impegnavano nel servizio pubblico. Come segno della loro approvazione di un matrimonio, i genitori similmente benedicevano gli sposi con le icone. Inoltre, la partenza di una persona da questa vita si svolgeva alla presenza di icone.
È inappropriato litigare o comportarsi in modo chiassoso o comunque sconveniente di fronte alle immagini dei santi.
Si dovrebbe instillare la debita riverenza per le immagini sacre nei bambini a partire da un'età molto precoce.
Cosa si deve fare se la condizione di un'icona la rende inutilizzabile e non può essere restaurata?
In nessun caso una tale icona, anche se non è stata benedetta, deve essere semplicemente gettata via. Un oggetto sacro, anche se ha perso il suo aspetto originario, deve sempre essere trattato con riverenza.
Se la condizione dell'icona è deteriorata con l'età, dovrebbe essere portata in chiesa per essere bruciata nella fornace della chiesa. Se ciò non è possibile, si dovrebbe bruciare personalmente l'icona e seppellire le ceneri in un luogo che non sarà profanato o disturbato, per esempio, in un cimitero o sotto un albero in giardino.
I volti che ci guardano dalle icone appartengono all'eternità. Guardandoli, elevate a loro le vostre preghiere, chiedendo le loro intercessioni. Noi, abitanti del mondo terreno, non dovremmo mai dimenticare la chiamata eterna del nostro Salvatore al pentimento, alla perfezione, e alla deificazione di ogni anima umana.

martedì 16 luglio 2013

Il nostro nuovo Vescovo.

foto di Pavel Patricolo. 

S. Em. R.ma
 Vladika Mark
nuovo amministratore 
 delle parrocchie russe in Italia
 Добро пожаловать, владыка Марк

giovedì 11 luglio 2013

dal sito amico: http://www.ortodossiapuglia.it

“Noi cerchiamo e preghiamo per il ritorno al quel tempo quando, essendo uniti, dicevamo le stesse cose e non c’era divisione tra di noi”
(San Marco d’Efeso)

E’ credenza diffusa che il mondo greco si limiti all’area “grika” del Salento; nel suffragare ciò si tende a dimenticare che tutto il Salento (così come tutto il Meridione d’Italia) appartenne per molti secoli all’Impero Romano d’Oriente e che, in ogni salentino scorre anche sangue greco, come è facile rilevare considerando semplicemente quanti cognomi salentini presentino radice greca.
Dopo la guerra gotica (VI secolo) il Salento (così come tutta l’Italia) passò sotto il controllo dell’Impero Romano d’Oriente con capitale Costantinopoli, la Nuova Roma (come la ribattezzò il santo Isapostolo, l’imperatore Costantino). Ciò comportò l’ellenizzazione del Salento, grazie soprattutto alla presenza e al grande lavoro dei Monaci Orientali che fondarono in tutto il Salento numerosissimi monasteri: centri di fede e di cultura che ci testimoniano un Medioevo luminoso e non oscuro.
Un famoso monastero fu San Nicola di Casole ad Otranto, distrutto dai Turchi nel 1480 e i cui codici superstiti sono sparsi nelle biblioteche di tutta Europa; basti pensare che alcuni inni del Mattutino del Sabato Santo furono composti da Marco, vescovo di Otranto, la cui diocesi apparteneva alla giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli.
Il dominio dell’Impero Romano d’Oriente terminerà nell’XI secolo con l’arrivo dei Normanni, i quali cercarono di latinizzare il Salento e di portarlo con la forza sotto l’egemonia del Papato. Tuttavia, la fede Ortodossa rimase ancora forte, nonostante la discesa Normanna e il triste scisma della Chiesa di Roma, come testimoniano alcuni scritti dell’abate di Casole Nettario che, nella prima metà del XIII secolo, condanna nei suoi Syntagmata l’innovazione del Filioque nel Credo niceno-costantinopolitano, esponendo tutta la dottrina dei Santi Padri e dei Sette Concili Ecumenici, e quella del Purgatorio.
Le cose si complicarono dopo il Concilio di Trento nel XVI sec., quando la lotta da parte dei Vescovi latini verso gli Ortodossi della Puglia s’inasprisce: al numerosissimo clero greco fu proibito di celebrare e di essere ordinato da vescovi Ortodossi.
Tuttavia gli usi, i costumi, le abitudini sopravvissero, tramandate da padre in figlio, da madre in figlia da nonna a nipote e ancora oggi la gente di Lecce e del Salento continua a viverle e a tramandarle, a volte in maniera inconsapevole della loro origine. L’imminenza e la luce delle feste Pasquali ci dona l’occasione di riflettere sulle tradizioni di origine ortodossa, che sono giunte fino a noi: Una festa e una processione molto sentita dai Leccesi è quella della Madonna Addolorata, compatrona di Lecce, che la Chiesa Lyciense festeggia il quinto venerdì di Quaresima, ma che di norma dovrebbe essere celebrata il 15 settembre. Consultando un semplice Imerologhion (calendario liturgico della Chiesa Ortodossa) scopriremo che per il quinto venerdì di quaresima è prevista la grande officiatura dell’inno Akathistos dedicato alla Madre di Dio; per di più, se consulteremo una guida ai monumenti di Lecce, noteremo che l’antico titolo dell’Addolorata di Lecce era quello di “Madonna di Costantinopoli”.
Un’altra festa di numerosa partecipazione è la fiera di San Lazzaro, che si svolge a Lecce, nell’omonimo quartiere, il sabato prima della domenica delle Palme; in questa fiera sono venduti oggetti tipici dell’artigianato leccese ma anche palme e rami d’ulivo che il giorno successivo saranno benedetti nelle chiese. Per giunta in alcuni paesi del Salento, specie quelli dell’aerea grika, alcuni cantori girano per le strade o si fermano presso le chiese per cantare le “kalimere di San Lazzaro” canti augurali in lingua “grika” che parlano della resurrezione di Lazzaro e preannunciano la Pasqua ormai vicina. La Chiesa Cattolica commemora san Lazzaro a Luglio, mentre in questo giorno nella vicina Grecia così come in tutta la Chiesa Ortodossa si festeggia il sabato di Lazzaro come preludio della Risurrezione di Cristo che sarà celebrata la settimana successiva: recita, infatti, l’ufficiatura: “Per confermare la comune resurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato dai morti Lazzaro, o Cristo Dio”; inoltre, le stesse “Kalimere” sono cantate nei paesi della Grecia.
Cinquanta giorni dopo la pasqua, la Chiesa celebra la Pentecoste (dal greco “pente” cinquanta), giorno in cui, con l’effusione dello Spirito Santo, nacque la Chiesa. Dopo la domenica di Pentecoste, la Chiesa latina festeggia la Santa Trinità mentre la Chiesa Ortodossa festeggia tutti i Santi. Anche per quanto riguarda questa festa abbiamo scoperto di recente, grazie ai ricordi di alcune signore anziane, che sino alla metà del secolo scorso, nei giorni successivi alla Pentecoste si portavano in processione per le vie dei paesi tutte le statue dei santi presenti nelle varie chiese e cappelle.
Numerose sono le tradizioni che potremmo riferire, ma già queste testimoniano il profondo legame che esiste tra il Salento e l’Antica Fede della Chiesa Una e Indivisa: la Chiesa Ortodossa. Spetta a noi, future generazioni, riscoprire queste radici, tramandando ciò che è il nostro tesoro, poiché non sono più i Normanni che ci minacciano, bensì un male ancora più forte: quello della globalizzazione.

Ufficiature Domenica 14 luglio

 
 Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt

Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
Castrovillari (cs)
 
Русская Православная Церковь 
Московского Патриархата 
Biserica Ortodoxă Rusă
 Patriarhia Moscovei  
 
 
 
 
DOMENICA  14  Luglio  2013
Memoria dei santi anargiri e taumaturghi
Kosma e Damiano
martirizzati a Roma 

  Бессребреники Косма и Дамиан

 
UFFICIATURE:
Sabato: ore 18.00 - Battesimo del Piccolo Iulian
 19.00 Vecernie (Vespro)
 
Domenica: ore 9.00 - Divina Liturgia

 
 Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
ogni Domenica con inizio alle ore 9.00,
 per celebrare con Voi la Divina Liturgia 
della Nostra Chiesa e della Nostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
il Parroco al:  328 0140556
                 347 3400419
 

domenica 7 luglio 2013

Dal sito: http://www.ortodossiatorino.net

  L'Etiopia e la Russia
Arciprete Andrew Phillips
dal blog del sito Orthodox England, 3 luglio 2013
 
Tra il 1880 e il 1910 gli imperi dell'Europa occidentale avevano completato la loro sanguinaria invasione e occupazione dell'Africa in una corsa folle e immorale al potere, al territorio, alle risorse e al prestigio. Solo due paesi africani erano rimasti relativamente liberi da questo imperialismo. Uno era la Liberia - 'il paese libero' - di fatto una discarica per ex schiavi indesiderati fondata dagli Stati Uniti, l'altro era l'Etiopia, per il quale l'Italia e la Gran Bretagna gareggiavano nella loro invidia.
Quest'ultimo paese era singolare - l'unico paese dell'Africa nera con un'antica tradizione cristiana, vicino in molti modi alla Chiesa. Come tale, era quindi l'unico paese africano che attirava l'interesse del paese leader del mondo ortodosso, l'Impero russo. Quest'ultimo comprendeva che se l'Africa doveva essere convertita al Cristo autentico, lo sarebbe stata attraverso un'Ortodossia con pratiche simili a quelle della Chiesa etiope miafisita (termine più esatto di monofisita).
I russi avevano avuto i primi contatti con gli etiopi a Gerusalemme, accertati almeno dal XV secolo. Questo distante interesse era rimasto costante fino al 1718, quando Pietro I cercò di stabilire un contatto diretto con l'Etiopia. Nel frattempo, in questo momento un cortigiano in parte etiope apparve in Russia: l'antenato del più grande poeta russo, Aleksandr Pushkin.
 
Abram Petrovich Gannibal, bisnonno di Aleksandr Pushkin.
Tuttavia, nel 1874 e nel 1876 l'imperatore Yohannes IV chiese aiuto alla Russia contro un'invasione egiziana e chiese di entrare in comunione con la Chiesa. Le sue lettere rimasero senza risposta fino al 1887, quando furono almeno riconosciute. Chiaramente, fino ad allora, l'imperatore russo non aveva alcuna intenzione di farsi coinvolgere in Africa. Diversamente dall'imperatore, la Chiesa aveva altri interessi, di genere spirituale. Già nel 1867 il missionario messianico russo in Medio Oriente, padre Porfirij (Uspenskij), aveva chiamato la Chiesa etiope a unirsi alla Chiesa ortodossa. La sua relazione fu approvata dal Santo Sinodo.
Da questo periodo in poi, la simpatia per gli etiopi aumentò negli ambienti ecclesiali in Russia. Privi di qualsiasi tipo di razzismo anti-negro, a differenza degli europei occidentali, e privi anche di ogni senso di colonialismo, a cui la Russia si opponeva con veemenza, i russi ritenevano che gli etiopi fossero 'ortodossi neri'. Erano stati isolati dalla corrente principale della Chiesa e dall'illuminazione dello Spirito Santo, mantenendo in tal modo certe usanze giudaizzanti, ma per il resto erano relativamente più vicini all’Ortodossia.
 

lo storico della Chiesa, Vasilij Bolotov
In particolare nel 1888 l'illustre professore russo Vasilij Bolotov (1854-1900) compì uno studio serio di tutta la questione. Osservò che gli etiopi avevano già chiaramente respinto le missioni aggressive, colonizzatrici e militariste dei cattolici e dei protestanti, ma perché il lavoro missionario ortodosso potesse avere successo, ci volevano pazienza e comprensione, cioè amore. I maggiori problemi, a suo avviso, erano il nazionalismo e la politica etiope, con il loro desiderio di ottenere tecnologie militari per combattere l'imperialismo occidentale. Soprattutto, vi era il fatto che, almeno ufficialmente, a parte le sue caratteristiche ebraiche, la Chiesa etiope non riconosceva la vera umanità di Cristo.
Fu tra il 1889 e il 1898 che la Russia cominciò ad avere un interesse speciale per l’Etiopia. A quel punto il metropolita di Kiev inviò una delegazione a Menelik. Era diretta da un ufficiale della guardia, il luogotenente Vasilij Mashkov. La missione aveva un significato spirituale e, al suo arrivo nel mese di ottobre del 1889, il luogotenente Mashkov trascorse la maggior parte del suo tempo con il clero etiopico. Nel gennaio del 1890 la Russia fu coperta da un'ondata di indignazione contro l'Italia, che stava cercando di colonizzare l’Etiopia sovrana. Tali erano i legami culturali e spirituali che si ritenne opportuno che la Russia inviasse una missione di consulenza. Mashkov ritornò nel febbraio del 1891 solo per partire per un'altra missione, con un finanziamento della Società Geografica Russa, ed era accompagnato da due monaci e da un interprete. Questa missione ebbe la durata di un anno. Fu seguita nel gennaio del 1895 da un’altra missione sotto il capitano Eliseev.
Queste missioni ebbero tutte successo e la seconda missione fu seguita da una visita di una missione etiope in Russia. Questa consisteva del vescovo etiope di Harrar e di un gruppo di nobili. Gli etiopi rimasero colpiti dal calore e della stima sincera dell’accoglienza russa e dalla loro mancanza di pregiudizi sul colore. Il 4 luglio l'ambasciata fu ricevuta dallo tsar Nicola II, che fu insignito dell'Ordine di Salomone dagli etiopi e onorato con ricchi doni. La Russia voleva vedere l'antico regno cristiano indisturbato dal colonialismo, perché l’anti-colonialismo russo era assoluto, come si vide in seguito nella universale e popolare difesa russa della causa boera e nei volontari russi che combatterono dalla parte dei boeri.
Dopo questo, spedizioni e missioni mediche russe arrivarono in Etiopia, salvando decine di migliaia di vite, fino al 1906. La prima missione diplomatica fu aperta nel mese di ottobre del 1897. Al suo capo fu detto di promuovere le relazioni economiche e politiche e di realizzare la cooperazione tra le due Chiese. Aveva circa trenta membri. Purtroppo, però, questi sforzi russi in Etiopia arrivarono troppo presto. L'Etiopia era bloccata nella sua antica forma mentis e la Russia fu distratta dalle missioni in Etiopia, come anche dalle sue missioni in Tibet e Siam (Thailandia), dall'aggressione giapponese filo-occidentale nel 1904 e, nel 1914, dall’aggressione diretta dell'Europa occidentale. Resta da vedere se i 40 milioni e più cristiani etiopi di oggi verranno mai riportati all’Ortodossia.

martedì 2 luglio 2013

Parrocchia Ortodossa Castrovillari (cs)

 
 Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt

Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
Castrovillari (cs)
 
Русская Православная Церковь 
Московского Патриархата 
 
Biserica Ortodoxă Rusă
 Patriarhia Moscovei  
 
 
 
 
 
DOMENICA   07 Luglio  2013
 
Memoria della natività del venerabile e glorioso profeta, precursore e battista Giovanni
 
Рождество честного славного Пророка, Предтечи и Крестителя Господня Иоанна
Nașterea Sfântului Ioan Botezătorul
 
 Рождество Иоанна Предтечи

 
 
UFFICIATURE:
 
Sabato: ore 18.00 - vespro (vecernie)
 
Domenica: ore 9.00 - Divina Liturgia

 
 Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
ogni Domenica con inizio alle ore 9.00,
 per celebrare con Voi la Divina Liturgia 
della Nostra Chiesa e della Nostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
il Parroco al:  328 0140556
                 347 3400419