giovedì 5 settembre 2013

 
 Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt

Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
Castrovillari (cs)
 
Русская Православная Церковь 
Московского Патриархата 
 
Biserica Ortodoxă Rusă
 Patriarhia Moscovei  
 
 
 
 
 
 
 
DOMENICA  08 settembre 2013
Memoria dei santi martiri
Adriano e Natalia

Tono II

  Св. мчч. Адриан и Наталия

 
UFFICIATURE:
 
      Sabato 07 : ore 18.00 -  Vespro  (Vecernie)
 
Domenica 08 : ore 9.00 - Divina Liturgia
                                            

 
 Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
ogni Domenica con inizio alle ore 9.00,
 per celebrare con Voi la Divina Liturgia 
nella Nostra Chiesa e della Nostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
il Parroco al:  328 0140556
                 347 3400419
 

mercoledì 4 settembre 2013

Dal sito: https://mospat.ru/it

La Siria, il papa, la Cina: conversazione col metropolita ortodosso Hilarion

 di Marta Allevato


Timori per la sorte dei cristiani in Medio Oriente. Il ricordo dei due vescovi ortodossi rapiti. La stima per papa Francesco che “conosce bene” l’ortodossia. La legge anti-gay e la stretta collaborazione col Cremlino.

Mosca (AsiaNews) - La preoccupazione per le sorti dei cristiani in Siria, dove “le forze estremiste mirano alla distruzione completa del cristianesimo”; i segnali di una possibile “normalizzazione della vita dei fedeli ortodossi in Cina”; l’insoddisfazione nel campo del dialogo teologico con i cattolici, ma i “risultati sorprendenti” nel lavoro comune sui valori morali e il sociale. In un’intervista ad AsiaNews, il metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, fa il punto su diversi temi della “politica estera” della Chiesa ortodossa russa e si sofferma anche sulla situazione interna in Russia, dove – a suo dire – la tanto criticata legge contro la propaganda omosessuale dovrebbe essere presa come modello anche dai Paesi occidentali, che con le loro politiche a favore delle unioni gay stanno invece andando verso una “morte certa”.
In Siria la situazione è drammatica, cosa pensa di questo conflitto la Chiesa ortodossa russa?

La situazione in Siria suscita in noi profonda preoccupazione. E’ in corso da molto tempo un conflitto armato, che non chiamerei guerra civile, perché ritengo che sia una guerra di alcuni Stati nel territorio di uno Stato terzo, e molto spesso i gruppi armati, chiamati opposizione, in realtà sono composti da stranieri, che combattono con soldi stranieri.

Cosa preoccupa di più il Patriarcato di Mosca?

Quello che più di tutto preoccupa la Chiesa ortodossa russa è il destino della popolazione civile e quello dei cristiani. Mi pare chiaro che le forze estremiste che cercano di conquistare il potere si siano prefisse come obiettivo la distruzione completa del cristianesimo in Siria. E laddove prendono il potere, anche solo temporaneamente, la popolazione cristiana viene eliminata o cacciata via dalle proprie terre e le chiese vengono distrutte. Più volte abbiamo espresso preoccupazione a riguardo e con la Chiesa di Antiochia, presente in Siria e Libano, abbiamo studiato e messo in pratica vari programmi umanitari. A questi partecipa la Società ortodossa imperiale di Palestina, organizzazione ortodossa russa che svolge un ruolo attivo in Medio Oriente e si occupa della consegna di medicinali e di quello di cui ha bisogno la popolazione.

In Siria ci sono ancora due vescovi ortodossi in mano ai rapitori.

Sì, il metropolita Boulos Yazigi (della Chiesa ortodossa di Antiochia) e il metropolita Mar Gregorios Youhanna Ibrahim (della Chiesa siro-ortodossa), la cui situazione ci preoccupa. Conosco personalmente entrambi da molti anni, sono autorevoli leader spirituali. Siamo molto preoccupati per il fatto stesso del loro rapimento e perché  in tutto questo tempo (il rapimento è avvenuto il 22 aprile scorso), non abbiamo avuto alcuna notizia su dove si trovino e come stiano. Ci sono diverse informazioni, ma nessuna di esse è mai stata confermata ufficialmente.

Anche l’Egitto ha vissuto un’escalation di violenze e i cristiani sono stati presi di mira.

In Egitto ci preoccupa l’escalation di violenza che si è creata per colpa dei Fratelli musulmani, movimento bandito in quanto estremista in molti Paesi, ma che qualche tempo fa ha preso il potere in Egitto e che ora di nuovo lo ha perso. Per colpa loro si è verificata questa escalation di violenza nel Paese, con la distruzione di chiese di diverse confessioni cristiane. Speriamo davvero che l’Egitto torni alla pace, che vada al potere una forza pacifica che abbia a cuore il rispetto dell’equilibrio interconfessionale che c’è stato nel Paese nel corso di molti secoli.

A che punto sono i lavori della Commissione mista per il dialogo teologico tra ortodossi e cattolici. Quando è previsto il prossimo incontro?

Il prossimo incontro della Commissione, con molta probabilità, sarà nel 2014. E’  ancora presto per parlare dei risultati del lavoro della Commissione, perché si stanno esaminando temi molto difficili, come quello del primato e del ruolo del vescovo di Roma, affrontato per la prima volta dopo mille anni. Durante i lavori, inoltre, sono stati sollevati alcuni argomenti molto delicati, non solo per i rapporti tra cattolici e ortodossi, ma anche tra le Chiese ortodosse stesse. Purtroppo, il documento che sta preparando la Commissione ora è sotto embargo e, quindi, non è possibile commentarlo o criticarlo, se non dall’interno della Commissione stessa.
Mi sembra, però, che al momento questo documento non soddisfi il mandato che la Commissione ha ricevuto dalle Chiese e non spieghi in modo chiaro in cosa consistono le differenze e le somiglianze tra cattolici e ortodossi.

Sembra quindi che coi i cattolici sia più efficace il dialogo sull’etica?

La Commissione teologica mista è solo uno degli aspetti del dialogo in corso oggi tra ortodossi e cattolici. Personalmente sono convinto che, al momento, sia molto più efficace il lavoro comune nel campo dei valori morali e del sociale. Credo che nell’elaborazione di una posizione comune su diverse questioni sociali e morali, siamo andati molto avanti. In particolare voglio ricordare il lavoro del Forum ortodosso-cattolico, che è stato istituito alcuni anni fa e ha avuto varie riunioni in diversi Paesi, occupandosi di temi come l’etica familiare. Siamo arrivati a risultati sorprendenti, che si concretizzano nella volontà  comune di lavorare insieme per la difesa dei valori tradizionali cristiani.

Che idea si è fatto del nuovo Pontefice?

Ho partecipato alla sua intronizzazione e il giorno seguente ho avuto con lui un incontro, durante il quale abbiamo identificato alcune piste importanti di interazione  tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Da parte del Papa ho visto una piena comprensione dell’importanza della nostra azione comune. Inoltre, era evidente che per lui queste tematiche non sono nuove, ma le conosce e capisce bene di cosa si tratta. Questa sua conoscenza nel campo del dialogo cattolico-ortodosso, e anche la sua precedente esperienza in Argentina (dove ha più volte visitato le nostre parrocchie russe ortodosse a Buenos Aires ed è stato presente ai servizi liturgici, incontrando i parrocchiani), fanno sperare in uno sviluppo positivo dei nostri rapporti sotto il suo pontificato.

Cosa bisogna ancora fare per realizzare l’incontro tra il Papa e il Patriarca?

Bisogna prepararlo. Concretamente bisogna arrivare all’accordo su quelle questioni su cui oggi divergiamo. Lei sa come si prepara un incontro bilaterale tra capi di Stato? Prima che i capi di due Stati si incontrino, diversi gruppi dei loro collaboratori devono lavorare a fondo su molte questioni dei rapporti bilaterali. In questo modo, l’incontro tra i due leader non è di protocollo, ma il frutto di un lungo processo di preparazione. Anche noi dobbiamo preparare bene questo incontro, in modo che non sia solo di protocollo, ma permetta di elevare le nostre relazioni a un nuovo livello d’interazione, fiducia e comprensione.

Quale è il maggiore ostacolo in questo senso?

A oggi il più grande problema in questo senso è la situazione dell’Ucraina occidentale, dove negli anni ’80 e ’90 sono successi fatti molto tristi, che hanno privato la comunità ortodossa di alcune città e villaggi delle loro chiese. Si tratta di una situazione che per ora non cambia.
Secondo lei, comunque, ci si sta avvicinando a questo incontro?
Penso che ogni giorno ci avviciniamo esattamente di un giorno! Non posso però dire quando esattamente questo incontro avverrà.

Come sarebbe vista dal Patriarcato di Mosca una visita a Gerusalemme del Papa, su invito del Patriarca Bartolomeo I ?

Direi che è una questione che riguarda i rapporti bilaterali tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli. Questi rapporti hanno una storia lunga e purtroppo segnata da eventi tragici. Credo che gli incontri tra i capi delle chiese di Roma e Costantinopoli siano molto importanti e utili per la cura delle ferite inflitte all’unità della Chiesa in passato.

Che risultati ha portato la visita del Patriarca Kirill in Cina, a maggio, e quali spazi si aprono per la libertà religiosa nel Paese?

Tutta la storia dell’ortodossia in Cina coincide con quella della Chiesa ortodossa russa. La Chiesa ortodossa cinese è sempre stata sotto la giurisdizione di quella di Mosca. Negli anni ’50, non molto prima dell’inizio della rivoluzione culturale, era stata istituita la Chiesa ortodossa cinese autonoma, rientrante nella giurisdizione del patriarcato di Mosca. Ma, con la rivoluzione culturale, tutta la sua infrastruttura è stata distrutta. Gli ultimi 20 anni ci siamo occupati di ristabilire questa struttura e di condurre un dialogo con le autorità cinesi per la normalizzazione della situazione dei fedeli ortodossi in Cina. Per molti anni, il dialogo è stato condotto dal metropolita Kirill. Dopo che egli è diventato Patriarca, ho iniziato a occuparmene io.
La visita del Patriarca in Cina è stata possibile grazie a questo dialogo, ormai ventennale, con le autorità locali. Per ora è presto per dire quali siano i risultati concreti di questa visita, ma il fatto stesso della visita è un evento molto significativo per la normalizzazione della vita dei fedeli ortodossi in Cina.

La comunità ortodossa in Italia cresce. Avete intenzione di creare una diocesi?

Credo che in Italia ci sia non meno di un milione di ortodossi delle varie Chiese, forse anche di più. La Chiesa ortodossa russa ha in Italia più di 50 parrocchie già registrate, che costituiscono una diocesi. Questa diocesi per il momento è amministrata da Mosca, ma penso che nel prossimo futuro, magari tra tre o quattro anni, il vescovo potrà risiedere in Italia.

In Russia è in vigore una legge che vieta “la promozione di rapporti sessuali non tradizionali” e che ha sollevato molte critiche. Crede che il Paese ne abbia veramente bisogno?

Penso non solo che questa legge sia necessaria, ma anche che leggi del genere debbano essere adottate da altri Paesi, al posto delle norme che si varano oggi nell’Unione Europea sulle unioni omosessuali, che danno loro perfino il diritto di adottare bambini. Ritengo che questa politica dei governi occidentali sia una politica suicida, perché nelle condizioni di crisi demografica e distruzione dell’istituzione della famiglia, dare tali privilegi alle unioni omosessuali significa firmare una condanna a morte sia dello Stato, che di un popolo.

In che modo?

Ci troviamo sotto l’influenza di un’ideologia secolare, del consumismo nei rapporti interpersonali, della pubblicità, di un sistema educativo volto a insegnare ai bambini non alti valori morali, ma a liberare i propri istinti. Sotto l’influenza di tutte queste circostanze, in molti Stati europei si vive una forte crisi demografica e la popolazione è in forte diminuzione. Questo, dal mio punto di vista, è segno di una profonda malattia spirituale. Se questa malattia non si cura, come per tutte le malattie non curate, porterà alla morte.
Credo che in questo senso la Russia oggi possa essere un esempio. Le leggi che oggi vengono varate da noi, sono dirette per l’appunto alla conservazione di quello che noi chiamiamo ‘fondo genetico’ della nazione, il suo ‘potenziale umano’, affinché ci siano famiglie forti, con tanti figli ad abitare la vastità del territorio russo.

Molti accusano il Patriarcato di essere troppo vicino al Cremlino e anche una parte dei fedeli pare non gradire questa vicinanza. Quale è il rapporto tra Stato e Chiesa in Russia, oggi?

Non mi pare che tra i nostri fedeli ci siano molte persone non contente dei rapporti con lo Stato. Sono i giornali che a volte scrivono di questo. L’ultima volta che sono stato in Inghilterra, la Bbc mi ha chiesto in un’intervista se non pensassi che i rapporti della nostra Chiesa col Cremlino fossero troppo stretti. Ho risposto che in Russia i rapporti tra lo Stato e la Chiesa non sono più stretti che in Gran Bretagna, dove il capo della Chiesa e i vescovi sono nominati dalla Regina su segnalazione del Primo ministro. Poi mi hanno chiesto: non le sembra che una stessa persona non dovrebbe essere al potere per troppi anni? E io ho risposto che da noi non è ancora successo che qualcuno sia al potere per 60 anni di seguito, come la Regina in Inghilterra. Ma a dispetto delle tradizioni democratiche inglesi, queste mie risposte sono state censurate e l’intervista è stata trasmessa dopo che erano state tagliate.
Oggi i rapporti tra Stato e Chiesa in Russia si basano su due principi. Il primo è il principio di non interferenza. La Chiesa ortodossa russa non appoggia nessun partito o nessuna politica in particolare. In quanto partecipa alla vita sociale, la Chiesa può dare la propria valutazione di un programma politico, o di certi problemi specifici. Ma la Chiesa non partecipa alla gestione dello Stato né alla competizione politica. Così anche lo Stato non partecipa alla gestione della Chiesa, non si intromette nella scelta dei vescovi, del Patriarca, o in qualsiasi decisione interna.
Il secondo principio è quello della collaborazione tra Chiesa e Stato in questioni d’interesse comune. Si tratta innanzitutto di questioni etiche, come la politica demografica, l’etica della famiglia, il problema dei bambini abbandonati e tanti altri temi su cui c’è ampio spazio per la collaborazione.

lunedì 2 settembre 2013

Dal sito del confratello P. Ambrogio di Torino: http://www.ortodossiatorino.net

Il suicidio secondo i santi Canoni e la Tradizione della Chiesa

del protopresbitero padre Lambros Fotopoulos, parroco della chiesa di san Cosma d'Etolia a Maroussi
 
La millenaria tradizione della Chiesa ci insegna senza alcun dubbio che una persona che si suicida non riceve un funerale, a meno che, naturalmente, non sia impazzita.
Anche quando i cimiteri appartenevano alla Chiesa, a differenza di oggi dove appartengono al governo locale, a chi si era suicidato non solo era vietato ricevere un funerale ecclesiastico, ma era sepolto in silenzio, al di fuori del perimetro del cimitero.
Questa pratica non è seguita solo in base alla tradizione orale della Chiesa che risale a Cristo e agli Apostoli, ma si tratta di un obbligo canonico secondo i sacri Canoni scritti.
Di seguito è riportato il Canone 14 di san Timoteo di Alessandria, che ha status ecumenico dopo la sua ratifica da parte del Canone 2 del Sesto Concilio Ecumenico :
 
Canone 14 di san Timoteo
domanda:
Se qualcuno che non ha il controllo di se stesso fa violenza a se stesso o si autodistrugge, si deve fare un'offerta per lui oppure no?
risposta:
Il chierico deve discernere in suo favore se egli era in realtà e veramente fuori di sé quando lo ha fatto. Spesso infatti le persone interessate alla vittima e che vogliono che sia fatta un'offerta e una preghiera in suo favore possono deliberatamente mentire e affermare che non aveva il controllo di se stesso. A volte, tuttavia, lo ha fatto a causa dell'influenza esercitata da altri uomini, o in qualche altro modo facendo troppo poca attenzione alle circostanze, e in tal caso nessuna offerta deve essere fatta in suo favore. Spetta, pertanto, in ogni caso al chierico di  esaminare la questione con precisione, in modo da evitare di incorrere nel giudizio.
interpretazione :
A questo divino Padre è stato chiesto se si devono tenere i servizi liturgici e memoriali per un uomo che si è ucciso, lanciandosi da giù da un'altezza, o annegandosi, o impiccandosi, o mettendosi a morte in qualsiasi altro modo, quando non è sano di mente, sia a causa di un demone o di un disturbo di qualche tipo, e il Padre risponde nel presente Canone, sostenendo che se un sacerdote o qualsiasi altro chierico è invitato a festeggiare servizi memoriali per lui, dovrebbe indagare bene e con la dovuta accuratezza se un tale uomo era davvero e in realtà fuori di testa quando si è messo a morte. Infatti spesso accade che i parenti e gli intimi di un tale uomo, che desiderano che gli sia fatta una funzione commemorativa cantata dai sacerdoti, e che si svolga una liturgia per la remissione dei suoi peccati, raccontino bugie e affermino falsamente che era fuori di senno, e che era per questo motivo che si è messo a morte. A volte, però, uno si dà la morte, sia come risultato di qualche infortunio o fastidio che ha ricevuto da altri uomini, o come risultato di pusillanimità e di eccessivo dolore, o qualche altra causa, volontariamente e mentre è in sé, e per un uomo così non si dovrebbero tenere servizi liturgici o memoriali, in quanto si è ucciso deliberatamente. Pertanto, il religioso deve valutare con precisione per non peccare. [1]
Tali sono le sentenze dei sacri Canoni. Come tutti capiscono, non vi è alcuna discussione sul problema se un suicida dovrebbe avere un funerale o meno. Si presume che i suicidi non riceveranno un funerale. Questo Canone ribadisce ciò che è stato accettato dalla Chiesa fino a quel punto, e prende atto che la sola possibile economia che può essere data a un suicida è che possono ricevere un funerale se sono "pazzi", e questo deve essere determinato dopo un esame approfondito di ogni singolo caso.
Come è noto a coloro che hanno una coscienza ecclesiale e non vedono la Chiesa in modo "magico", cioè, solo come una istituzione cerimoniale che fa matrimoni, funerali, battesimi e altri eventi "sociali", i sacri Canoni sono leggi eterne che governano la Chiesa. Queste leggi hanno un amore per l'umanità , che è incomprensibile al giorno d'oggi .
Oggi ci sono tante parole di amore e poco amore reale. La vera pietà è diventata pietismo, e il ruolo del sacerdote è limitato ad accarezzare le passioni umane invece del suo scopo di curare le passioni.
Vietando un funerale religioso i santi Padri, pieni di amore per gli uomini, garantiscono i seguenti aspetti fondamentali:
A. Essi gridano a tutti i cristiani con voce palese che chiunque si uccide bestemmia lo Spirito Santo e non riceve la remissione dei peccati. In questo modo essi sostengono mentalmente chiunque abbia tendenze suicide, in maniera sapiente, chiara e inequivocabile a respingere qualsiasi pensiero del genere, anche in caso di gravi difficoltà umane.
I presunti "filantropi" di oggi hanno mai pensato che stanno giustificando i suicidi con intensi argomenti emotivi, diventando mandanti non intenzionali di molti suicidi futuri?
B. Vi è un'altra ragione, più spirituale, perché ci non dovrebbe essere alcun servizio funebre per un suicida. Il disprezzo sociale per il suicidio è una silenziosa preghiera a Dio di avere misericordia di loro. Ogni umiliazione dell'uomo di fronte a Dio aumenta la misericordia divina. Anche le umiliazioni postume aiutano l'anima nel suo resoconto a Dio. Ciò è mostrato in numerosi casi nella vita della Chiesa. [2]
Leggiamo ne La Scala di san Giovanni Climaco, un libro che ha permeato attraverso i secoli tutta l'Ortodossia , che nel capitolo "sul pentimento" (quinto gradino) i monaci che l'autore conosceva e avevano raggiunto uno stato angelico virtuale, chiedevano umilmente dopo la loro morte "di non ricevere nemmeno una lapide", [3] ma chiedevano che i loro corpi fossero gettati in una fossa senza onori post mortem. Sant'Efrem il Siro chiese di non essere sepolto con tutti gli onori, e che non accendessero candele o incenso per lui, etc, in modo che Dio avesse compassione di lui.
Nell'Eucologio, che utilizza oggi ogni sacerdote, ci sono le preghiere per la separazione dell'anima. Queste sono grida strazianti di santi asceti che pregano che il loro corpo sia disprezzato perché la loro anima trovi misericordia da parte di Dio. Che cosa dicono? "Non lasciate che il mio corpo sia sepolto nella terra, ma lasciatelo insepolto, in modo che i cani possano mangiare il mio cuore". [4] Si chiede che il corpo del peccatore rimanga insepolto perché Dio abbia misericordia di lui. Pertanto, è per filantropia che la Chiesa non dà un funerale ai suicidi.
Un beato anziano athonita, padre Anthimos Agiannanites , quando gli viene chiesto dai parenti di un giovane suicida , se doveva essere commemorato durante la Divina Liturgia (ovviamente un servizio funebre era fuori questione), rispose: "Non lo commemorate durante la Liturgia. È meglio per la sua anima. quando il compassionevole vedrà che noi non lo onoriamo, lo stesso ne avrà compassione, ma quando lo onoriamo, non avrà misericordia di lui". [5]
Questo è come i nostri padri rispondono al falso amore post-mortem di oggi.
....
Per una persona morta in questo modo non fare commemorazioni funebri, come abbiamo visto, è la più grande compassione che siamo in grado di offrire. In caso contrario, le preghiere della Chiesa ostacolano la Misericordia Divina, perché sono false, soddisfatte di sé, ipocrite e offensive nei confronti di Dio. Come possiamo permettere che le persone che hanno abbandonato la fede cristiana o la verità ortodossa o negato il dono divino della vita ricevano canti in chiese cristiane con parole come "per il riposo dell'anima del defunto servo di Dio", "Tu, o Cristo, sei la resurrezione... del tuo servo dipartito."
Come possiamo prenderci in giro in nome del defunto all'interno della chiesa, dicendo: " L'anima mia anela con nostalgia infinita i tuoi giudizi in ogni tempo" e "La disperazione ha preso possesso di me a causa dei peccatori che abbandonano la tua legge" se lui stesso ha portato un'apostasia davanti a Dio. Come possiamo dire per conto del defunto: "Le tue mani mi hanno fatto e mi hanno plasmato, dammi la comprensione, e imparerò i tuoi comandamenti". Come può la Chiesa falsamente festeggiare cantando: "Benedetta è la via in cui cammini oggi, perché è preparato per tr un luogo di riposo".
Note:
[1] Προδρόμου Ι. Ακανθόπουλου, Κώδικας Ιερών Κανόνων και Εκκλησιαστικών Νόμων, β έκδοση, Θεσσαλονίκη, ΑΦΟΙ Κυριακίδη, 1995 σελ. 605.
[2] Nel Gerontikon c'è un caratteristico esempio di una coppia in cui il marito fu sepolto umilmente e andò in paradiso, ma la moglie impenitente, nonostante il suo funerale pomposo servito da numerosi vescovi, sacerdoti e laici, andò all'inferno. Γεροντικό, έκδοση ζ , Θεσσαλονίκη, Λυδία, 1989 σελ.166 -172.
[3] Αγίου Ιωάννου Σιναΐτου, Κλίμαξ, μετάφρ. Αρχιμ. Ιγνατίου, έκδοση ε, Ωρωπός Αττικής, εκδ. Ι . Μ . Παρακλήτου, 1991 σελ. 127.
[4] Μικρόν Ευχολόγιον, έκδοσις Αποστολικής Διακονίας της Εκκλησίας της Ελλάδος, έκδοση 11η. 1992 σελ. 223.
[5] Πρεσβυτέρου Θεμιστοκλέους Χριστοδούλου , Τα ιερά Μνημόσυνα, Αθήνα, εκδόσεις Ομολογία, 2002 σελ. 215.
fonte: Αυτοκτονία και Ιερατική συνείδηση ​​(Il suicidio e la coscienza sacerdotale), Atene 2007. Tradotto da John Sanidopoulos.
 

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Commento alla seconda stanza dell'inno akathistos alla santissima Madre di Dio 

 

Sapendo la Santa di essere casta 


"Ecco, un angelo del Signore le apparve, dicendole: "Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza". Anna rispose: "(Com'è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l'offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita"(Protovangelo di Giacomo IV,1). Grazie a questo evento portentoso nacque Maria ed all'età di tre anni, continua il protovangelo di Giacomo, fu consegnata al Tempio. "Il sacerdote l'accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: 'Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell'ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione'" (VII,3). "Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba"(VIII, 1), "Ma unica è la mia colomba, il mio tutto, unica per sua madre, la preferita di colei che l'ha generata. La vedono le giovani e la dicono beata."(CC 6,9). "E riceveva il vitto per mano di un angelo."(VIII,1). Ancora una ulteriore conferma della natura perfetta di Maria, che dalla sua educazione e dalle promesse della madre Anna, si attendeva una vita di santità interamente dedicata al Signore, vissuta nel Tempio ed in castità. Considerando la crescita spirituale di Maria, cui attendeva l'Altissimo con i suoi angeli, "riceveva il vitto per mano di un angelo" e che "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"(Mt 4,4) forse la Vergine intuiva di essere lei lo strumento del segno profetizzato da Isaia: "Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele."(Is 7,14). Forse anche per questo l'Akathistos sottolinea la fiducia della santissima Madre di Dio. 

con fiducia a Gabriele dice: 

In ogni caso è assolutamente indubbia la fiducia che la satissima Madre di Dio riponeva nel Signore e nella salvezza che Egli aveva promesso: "Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore"(Es 14,13). 

"Il singolare tuo messaggio 

all'anima mia incomprensibile appare; 

infatti da inseminato concepimento una gravidanza predici, 
acclamando: Alleluia". 
La santissima Madre di Dio accoglie pienamente i disegni dell'Altissimo, ma il suo animo è umanamente turbato di fronte alla contemplazione dell'infinito amore di Colui che volle compiacersi nell'umiltà della sua consacrata: "A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo." (Lc 1,29). Poi rivolgendosi all'angelo disse: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?".(Lc 1,34) 



Analisi dell'Icona 

La seconda stanza si svolge ancora all'interno del Tempio, come testimonia il drappo teso fra le due costruzioni. La linea mediana dell'icona è occupata ancora dalla presenza di Dio; questa volta, però, il raggio di centro, simboleggiante la Seconda Persona, è più prolungato fino a toccare la Santa Vergine; le braccia di Maria, anch'esse al centro, sono tese e ansiose di accogliere l'Inarrivabile che ormai la sovrasta. Il gesto di Maria non è però soltanto accoglienza gioiosa della Volontà di Dio, ma anche fiducia, che nella Vergine è totalmente perfetta. "In quel giorno si dirà a Gerusalemme: 'Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia".(Sof 3,16-17). 
La santissima Madre di io è veramente rinnovata in Cristo, l'artista rende così bene questa verità ricorrendo ad un simbolo della tradizione dell'infanzia di Maria; infatti"quando raggiunse l'età di sei mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta. Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei (Anna) che la riprese"(VI, 1). La postura eretta di Maria è pur sempre regale, i suoi piedi infatti non poggiano mai per terra, ma sullo sgabello esattamente come era consuetudine delle Basilisse bizantine. L'angelo dal canto suo realizza il passo di Sofonia invitando la Vergine a gioire "acclamando: Alleluia".
Cambia adesso la plasticità dei soggetti: l'angelo rimane caratterizzato da un forte senso volumetrico e dinamico, segno ed espressione del trasporto e della gioia che riecheggia nei cieli, "esultate, cieli, perché il Signore ha agito; (..) in Israele ha manifestato la sua gloria."(Is 44,23). La gioia di Maria è resa dal dinamismo del suo protendere le braccia, del suo accettare la promessa di Dio, in attesa che le venga deposto simbolicamente il bambino sulle braccia. "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia"(2Re 4,16) ma il corpo della Vergine, ormai "Altare di Cristo", è reso quasi del tutto senza volume, divenendo etereo. La santissima Madre di io adesso non è più inscritta nel Tempio ma all'interno di esso si trova nel Ciborio, pieno segno eucaristico. Il ciborio è in effetti una struttura posta sopra l'altare principale delle Chiese antiche, ma nella tradizione greca indica la il luogo in cui viene custodito il corpo di Cristo.  La santissima Madre di Dio è "l'arca che racchiude in sé tutto il legislatore"(Abramo di Efeso, Omelia sull'Ipapante). L'angelo questo lo sa benissimo ed accorre verso di Lei personificando i versi del Salmo 43 "Verrò all'altare di Dio, a Dio, mia gioiosa esultanza. A te canterò sulla cetra, Dio, Dio mio."(Sal 43, 4). 
La santissima Madre di Dio è donna che riconosce i segni, Ella è perfetta Odigitria (guida) e ci insegna la via a Cristo, Pane di vita, che nell’Eucaristia si fa Dio-con-noi (Emanuele) per essere con noi e in noi tutti i giorni, fino alla fine del tempo. Ecco perchè in questa icona Maria sembra parlarci con voce accorata ed indicandoci come esempio il suo gesto sembra dirci: "in questo tempo difficile l’Amore di Dio mi manda a voi. 




domenica 1 settembre 2013

Dal sito: http://cristiano-ortodosso-italiano.blogspot.it/

Commento alla prima stanza dell'inno akatistos alla santissima Madre di Dio

Il più eccelso degli angeli fu mandato dal cielo 
per recare il "Gioisci" alla Madre di Dio.
La prima stanza inizia con un esplicito richiamo al Vangelo di Luca:
"Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". (Lc. 1,26-28).
È interessante osservare il saluto che l'arcangelo Gabriele rivolge a Maria: "rallegrati" che traduce il termine greco Tò kaire. La Madre di Dio è invitata a gioire perché Lei, la vera figlia di Sion, viene visitata dal suo Signore: "Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!" (Sof. 3,14). "Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te. Oracolo del Signore." (Zc 2,14). Attraverso Maria, Gesù viene come Re vittorioso sulla morte e Giusto Salvatore dell'umanità. "Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina." (Zc 9,9)
Al suo incorporeo saluto 
vedendoti, Signore, prendere corpo umano 
attonito ed estatico stette acclamando a Lei così:

Il figlio di Dio "prende corpo umano" nel seno di Maria. In modo eccezionale il termine greco originale dell'inno somatòmenon  esprime il concetto dell'incarnazione fisica di Gesù che Paolo spiegherà nella sua lettera ai Romani: "(...) e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore;"(Rom 1,3-4). L'angelo rimase estatico ed attonito a contemplare l'immenso amore di Dio, che avendo visto l'umiltà della Sua Serva, in Lei volle personificare la sua prima creatura: la Sophia, "La Sofia è il primo essere creato, l’amore divino poetico, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato"(Rom 5,5). In quel momento si compirono le parole del Salmo 130 "Israele attenda il Signore, perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione."

Gioisci, per te la gioia risplenderà;
gioisci, per te la maledizione cesserà.

Per mezzo di Maria la Gioia risplenderà su tutti. La Salvezza è ormai alle porte, la Gioia che investe anche quei giusti che hanno avuto in dono il timore del Signore ed hanno preceduto l'avvento di Cristo, essi hanno "seminato nelle lacrime" ma ciò non di meno era stato loro precluso l'accesso al Cielo. Adesso, finalmente si avvicina la tanto sospirata messe di Gioia: "Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia." (Sal 126,5). Si sono così avverate le parole scritte nel Siracide: "Il timore del Signore allieta il cuore, dà gioia, diletto e lunga vita."(Sir 1,12). Paolo partiva dalla considerazione che "Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato" (Rom 3,9) ma "una terra imbevuta della pioggia che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la coltivano, riceve benedizione da Dio; ma se produce spine e rovi, non vale nulla ed è vicina alla maledizione: finirà bruciata!"(Eb 6,8). Maria con il suo assenso porta in grembo quella pioggia di "Acqua viva" che, sulla croce, laverà tutte le anime dal peccato, facendo definitivamente cessare la maledizione che a tutti aveva precluso la salvezza. Più tardi nel V secolo San Proclo di Costantinopoli in una sua omelia, sul dogma dell'Incarnazione, celebre per il tempo, affermava: "La nascita nella carne cambiò la sentenza di Eva; appena infatti la vergine udì il saluto cessò il decreto della pena" (XXIII Omelia). 

Gioisci risurrezione di Adamo caduto;
gioisci riscatto del pianto di Eva.

"Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d'Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: "Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia". (Sof 3,15-17). L'angelo rivolgendosi a Maria si riferisce a tutta l'umanità, di cui la Beata Vergine è Madre: "Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita." (1Cor 15,22) Ed ancora "Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti."(Rom 5,15).La santa madre di Dio è così il riscatto del pianto di Eva perchè "(..) non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre."(1Tm 2,14). L'evangelista Luca riprende il concetto del riscatto, sia nel cantico di Zaccaria (Lc 1,68), sia nelle parole della profetessa Anna:"Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme."(Lc 2,38). 

Gioisci o vetta inaccessibile ad umano intelletto,
gioisci o abisso imperscrutabile anche agli occhi degli angeli.

"Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario, dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il sospiro del prigioniero, per liberare i condannati a morte, perché si proclami in Sion il nome del Signore e la sua lode in Gerusalemme, quando si raduneranno insieme i popoli e i regni per servire il Signore".(Sal 102 20,23). In Maria, unica vetta dell'intera umanità, unico fiore, l'Inarrivabile ha preso "carne" nel suo corpo ed è divenuto frutto salvifico di Vita eterna; come il frutto dell'albero proibito fu origine di morte, il frutto del candidissimo e verginale fiore divenne fonte di vita eterna. "O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio?"(Rom 11,33). Il più eccelso degli angeli riconosce la sua inferiorità di fronte a colei che degli angeli è regina: "Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato tali cose?" (Is 40,26). "Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio."(1 Cor 2,10). Fu lo Spirito di Dio che adombrò la Santa Vergine: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio."(Lc 1,35)

Gioisci perché tu sei il trono del Re;
gioisci perché Tu porti Colui che tutto sostiene.

Fin dal concilio di Efeso, in cui venne formalmente riconosciuta la Maternità di Maria come genitrice di Cristo, nella tradizione la Madonna viene considerata come trono dell'Altissimo, infatti nel modulo iconografico detto della Kyriotissa, Ella è raffigurata come trono del Signore. Questi due versi celebrano pienamente i risultati del concilio di Efeso.

Gioisci o astro che il Sole precorri;
gioisci o grembo del Dio fattosi uomo.

Come Giovanni ci insegna, Gesù è il Sole della vera Luce "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta."(Gv 1,4-5). Maria è la Stella che precorre il Sole poichè è Lei stessa che ce lo dona.

Gioisci per te la creazione è rinnovata;
gioisci per Te il Creatore è baciato.
Gioisci Vergine Sposa.

Cristo rinnova tutta la creazione, facendo nuove tutte le cose: "Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove."(2Cor 5,17). 
Il penultimo verso si riferisce alla tradizione bizantina di rendere onore al Basileius (il re, l'imperatore) baciando i suoi piedi o le sue ginocchia. Ma fu grazie a Maria che il figlio di Dio prese corpo e soltanto questa materialità permise agli uomini di poter tangibilmente baciare i piedi al Figlio di Dio. "Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo."(Lc 7,37-38)





Analisi dell'icona.

l'Icona si fonda sul modulo classico dell'Annunciazione, la scena si svolge all'interno di un sontuoso edificio, testimoniato dalla raffinatezza dei decori dei capitelli e degli altri elementi architettonici della scena, il tutto concorre a simboleggiare la regalità della Vergine del Tempio. Sull'asse centrale dell'Icona, in alto, "Vetta inaccessibile" la presenza di Dio. "Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato tali cose?" (Is 40,26) In basso ma sempre al centro il merillo dell'angelo, simbolo della dignità celeste. A sinistra della scena l'arcangelo Gabriele saluta la Vergine Maria. Colpisce subito il contrasto fra la posa statica della Vergine e la plasticità del movimento dell'angelo, cosa abbastanza insolita per gli schemi statici delle icone, ma non casuale. Il Cielo si è flesso fino a toccare la Terra (cfr. Origene, Commentario su San Giovanni), l'Inarrivabile si è reso raggiungibile. Il piede destro dell'angelo poggia solo per la parte delle dita rappresentandone magistralmente l'incedere. Eccezionale anche la resa volumetrica di entrambi i soggetti: il panneggio del maphorion dell'arcangelo Gabriele non scende rigido al suolo come nelle icone dei periodi precedenti, ma rivela anch'esso il movimento delle gambe in direzione della Madonna, così la forte lumeggiatura sulla tunica di Maria non rivela un corpo celeste, ma terreno e di "Carne", quella stessa "Carne" che assumerà il Dio fattosi uomo. Con la mano sinistra Gabriele sostiene il merillo simbolo della sua dignità angelica, con la destra saluta Maria con il tipico gesto di benedizione alla greca, anticipazione essa stessa delle duplici nature, divina ed umana, che stanno prendendo corpo dal grembo della Vergine. In alto nel cielo la gloria di Dio con tre raggi, simbolo della trinità, si stende sul capo di Maria e quindi sul suo grembo. Ancora una volta la luce divina increata viene rappresentata utilizzando il colore blu scuro, ma pian piano che ci si avvicina all'intellegibile dall'uomo diviene bianco. La vergine Maria è seduta in trono in atteggiamento da Basilissa (Regina), ella è veramente il "il trono del Re". Solennemente assisa su un cuscino rosso, la Vergine indossa delle pianelle anch'esse rosse e poggia i piedi su uno sgabello, simbolo della sua natura regale. 

Il titolo dell'Icona, che si legge in caratteri greci in alto, è: "Il più eccelso degli angeli fu mandato dal Cielo"; rappresentare la Madonna con le classiche tre stelle ed avvolta in un maphorion rosso è segno della sua purezza fin da quel momento. La I stanza stessa, nei versi dal III al V, testimonia come già all'udire il saluto dell'angelo sia avvenuta l'incarnazione e la redenzione del mondo, del resto anche nell'Angelus viene recitato: "Angelus Domini nuntiavit Mariae et concepit de Spiritu Sancto". L'avvenire dell'incarnazione prima ancora che Maria possa dire qualsiasi cosa non lede però il libero arbitrio della madre di Dio.  Ancora nell'icona la Tutta Santa è giustamente rappresentata perfettamente inscritta nell'arco del Tempio, connotandone ulteriormente la sua natura totalmente ieratica. Come la tradizione vuole, la madre di Dio nel momento in cui riceve la visita dell'angelo è intenta alla filatura, sorregge in mano una matassa di porpora rossa ed è aiutata da un'ancella seduta sullo sgabello ove Lei poggia i piedi. "Ci fu un consiglio dei sacerdoti, e dissero: 'Facciamo una tenda per il tempio del Signore'. Il sacerdote disse: 'Chiamatemi delle vergini senza macchia della tribù di David'. I ministri andarono, cercarono, e trovarono sette vergini. Il sacerdote si ricordò della fanciulla Maria, dato che era della tribù di David e senza macchia davanti a Dio. I ministri andarono e la condussero. Le introdussero poi nel tempio del Signore, e il sacerdote disse: 'Su, tirate a sorte chi filerà l'oro, l'amianto, il bisso, la seta, il giacinto, lo scarlatto e la porpora genuina'. A Maria toccò la porpora genuina e lo scarlatto: li prese e se ne ritornò a casa sua. In quel tempo Zaccaria diventò muto: fino a quando Zaccaria riparlò, il suo posto fu preso da Samuele. Maria, preso lo scarlatto, lo filava." (Protovangelo di Giacomo, X capitolo). È interessante osservare come anche nella tradizione antica, lo riferisce chiaramente il protovangelo di Giacomo, la tutta Santa fosse "senza macchia davanti a Dio". Colei che stava tessendo il velo del tempio sarà così rivestita dal velo dello spirito. Il cielo converge sulla terra ed il punto di convergenza è il grembo della Vergine. Su di esso è la mano di Maria che con le dita rivolte verso il basso (la Terra) indica il numero due, segno della duplice natura di colui che "prese corpo umano". Lo sguardo di Maria è rivolto verso lo spettatore volendo così coinvolgerlo in un momento di immensa intimità. "Non c'è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce" (Lc 8,17).