mercoledì 12 ottobre 2011

Dalla Chiesa Ortodossa Russa

Dichiarazione del Patriarca Kirill sui nuovi disordini al Cairo


Il Primate della Chiesa Ortodossa Russa, nella dichiarazione che pubblichiamo qui di seguito, esprime la propria solidarietà con i cristiani d’Egitto. 

La Chiesa Ortodossa Russa segue con preoccupazione e tristezza gli avvenimenti in corso in Egitto. Ancora una volta viene sparso sangue e vengono distrutte chiese cristiane.  Si tratta dell’ennesima manifestazione della crescente intolleranza nei confronti dei cristiani e della dimostrazione della violazione della loro incolumità  fisica  e dei loro diritti nella società egiziana.
La nostra Chiesa sa bene, per la sua storia recente, che cosa significhino le sofferenze degli innocenti e la distruzione dei luoghi di culto. Noi leviamo la nostra voce in difesa dei nostri fratelli nella fede in Egitto e facciamo appello alla comunità internazionale a non rimanere indifferente a tale ingiustizia. L’Organizzazione delle Nazioni Unite, le altre organizzazioni internazionali, le grandi potenze che possono esercitare pressioni sulla politica delle nuove autorità egiziane devono condannare inequivocabilmente le persecuzioni contro i cristiani e fare tutto ciò che possono per rendere possibile la pace interreligiosa e la sicurezza nella regione.
Le tragiche prove che con gran coraggio attraversano i cristiani di Egitto sono anelli di una catena che causa una nuova, crescente ondata  di emigrazione. L’Egitto è un paese nel quale le comunità cristiana e musulmana hanno vissuto insieme per secoli. L’aggressione contro i cristiani resterà sulla coscienza di quelle forze fondamentaliste distruttrici che sono guidate da motivazioni per niente spirituali. Ci rivolgiamo ai leader del mondo islamico, esortandoli a condannare chiaramente la violenza verso i cristiani, a rispettare il loro diritto di professare apertamente la loro fede e mantenere le loro tradizioni religiose e culturali. In quest’ora, in cui lo stesso avvenire del dialogo cristiano-musulmano si trova messo a rischio, i leader religiosi devono dimostrare coi fatti il proprio attaccamento alla pace e al rispetto reciproco.
Sollecitiamo le autorità egiziane a porre immediatamente fine alla violenza contro l’antica comunità copta, agli omicidi dei cristiani, alla violazione delle chiese e dei luoghi di culto. Le dichiarazioni di dedizione ai principi della giustizia e dei diritti dell’uomo non sono sufficienti: occorre garantire il reale rispetto della libertà di coscienza nel paese. Alla comunità cristiana storica dell’Egitto deve essere assicurato il diritto di professare la propria fede liberamente e senza alcun pericolo, di mantenere le proprie antiche chiese e poterne costruire di nuove.
La Chiesa Russa esprime ancora un volta il proprio sostegno ai propri fratelli in Cristo dell’Egitto che sono nella sofferenza, incoraggiandoli a mantenere uno spirito di pace, a non cedere alle provocazioni e a restare, anche nella prova, fedeli al Salvatore.
+ Kirill

Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

lunedì 10 ottobre 2011

Dal sito: unicatt.it

CHIESA COPTA ORTODOSSA


La Chiesa Copta è una chiesa Apostolica, non solo perché fondata dall’Apostolo San Marco che ha esercitato il suo ministero in Egitto consacrando un vescovo, preti e diaconi, non solo perché il suo primo Patriarca è stato il successore di San Marco, in una ininterrotta successione di Papi dall’era apostolica, ma perché ha preservato la tradizione apostolica di spiritualità, liturgia e dogmi.
La Chiesa Copta o Chiesa di Alessandria è una delle prime quattro sedi con Gerusalemme, Antiochia e Roma alle quali si aggiunge la Sede di Costantinopoli nel 4° secolo.
La Chiesa Copta è in comunione con le Chiese Ortodosse Siriana e Armena, appartengono tutte al gruppo noto come “Chiese Ortodosse Orientali”, che non riconoscono il Concilio di Calcedonia del 451 d.C. e che si distinguono dalle “Chiese Ortodosse Calcedoniane”.

I COPTI

I Copti sono i discendenti degli antichi Egizi, oggi in Egitto rappresentano la minoranza cristiana. La lingua Copta, derivata direttamente dalla lingua parlata nell’antico Egitto, e la musica Copta, che ha le sue radici più profonde nella musica degli Egizi, sono tutt’oggi presenti nella liturgia della Chiesa Copta.
Il significato originale della parola “copto” non è religioso, ma è l’equivalente del termine “egizio”, deriva dall’antico Greco “aigyptos”.

BREVE STORIA – RUOLO NELLA CHIESA UNIVERSALE

• La Chiesa copta è sempre stata, dalla sua fondazione, sotto persecuzione. L’Egitto fu occupato prima dai Romani; poi dai Bizantini, Persiani, Arabi, Ottomani (Turchi), Francesi e dagli Inglesi. Ultimamente, ha anche sofferto a causa del nuovo movimento integralista del mondo islamico.

• Gli storici hanno chiamato la Chiesa Copta la “Chiesa dei Martiri” per il numero
impressionante di martiri e per il loro desiderio di non nascondere la loro fede e nel
considerare il martirio come porta che conduce ad una nuova vita: quella vera in Cristo. Le prime ondate di persecuzione iniziarono con la morte di S. Marco e in seguito sotto gli imperatori romani Settimio Severo, Decio, Valeriano e Diocleziano, sotto il quale le violenze perpetrate ai danni dei cristiani furono le più violente, e durarono circa 3 secoli. Il Calendario (martirium) Copto comincia con l’inizio del regno di Diocleziano (284) per cui il 2006 corrisponde al 1722. Tra i martiri più venerati ricordiamo S. Mina, Santa Refca e i suoi cinque figli, Santa Damiana, Santa Caterina e la Legione di Tebe, di circa 7000 soldati Copti che, capeggiati da S. Maurizio, si rifiutarono di fare sacrifici agli dei pagani e furono tutti uccisi nelle alpi svizzere.

• La Scuola Teologica di Alessandria fu fondata da San Marco, raggiunse un’ampia notorietà con i suoi rettori come Clemente, Origene, Alessandro, Dionisio, Macario, Atanasio, Cirillo e Didimo il cielo.

• Un altro dono importante della Chiesa copta al mondo cristiano è stato il monachesimo iniziato verso la metà del terzo secolo con San Antonio il Grande, San Paolo eremita, San Pacomio e San Macario il grande.

• La Chiesa copta ha potuto dare contributi importanti per la Chiesa Universale nei concili ecumenici di Nicea (325), Costantinopoli (381) e Efeso (431).

• Nonostante le persecuzioni (durate quasi 2000 anni), esistono oggi in Egitto quasi 15 milioni di fedeli. Questa è una testimonianza di una fede solida.

FONDAMENTI DI FEDE E LITURGIA

• La Chiesa Copta prende la sua base teologica dalla Bibbia, dai canoni degli Apostoli
(Didascalia Apostolica) e dalla tradizione dei Padri; confessa da sempre le fondamenta dogmatiche e gli insegnamenti dei Concili di Nicea (325), di Costantinopoli (381) e di Efeso (431) e crede nei sette Sacramenti della Chiesa Apostolica.

• La messa viene celebrata secondo le tre liturgie di San Basilio, San Gregorio e San Cirillo, durante la quale vengono letti brani delle lettere di San Paolo, delle lettere cattoliche, degli Atti degli Apostoli, del Sinassario (vite dei santi e storia della chiesa) dei salmi e del vangelo. Le letture seguono il calendario liturgico copto.

• Oltre alle preghiere delle Ore, vengono anche recitati i vespri, le lodi a mezzanotte e il mattutino.

• Secondo la tradizione copta:

§ Il Battesimo viene effettuato tramite immersione;

§ L’Eucarestia viene celebrata con il pane (corpo di Cristo) e con il vino con aggiunta di acqua (il sangue di Cristo e l’acqua che è fuoriuscita dal costato). Non si può celebrare più di un’eucarestia sul medesimo altare nello stesso giorno; perciò ci sono tre altari in ogni Chiesa. Per partecipare alla comunione si deve digiunare per 9 ore ad eccezione di alcuni casi (es. malattia);

§ Il Battesimo, la Cresima e l’Eucarestia vengono celebrati nella stessa occasione;

§ La Confessione deve essere fatta “faccia a faccia”;

§ Il Matrimonio viene celebrato in due momenti: il fidanzamento, cui segue il matrimonio, che non può essere sciolto se non per motivi gravissimi (fra cui l’adulterio);

§ Le Ordinazioni dei diaconi, sacerdoti e frati devono essere fatte da un Vescovo: mentre il Vescovo (di solito scelto tra i monaci) viene ordinato con l’imposizione delle mani del Papa e di almeno un Vescovo. Il sacerdote celebra tutti i Sacramenti ad eccezione dell’ordinazione. Un uomo sposato può diventare sacerdote, ma nel caso che rimanga vedovo, non può risposarsi in quanto è diventato padre di tutta la comunità. Un celibe può essere ordinato sacerdote, ma non può sposarsi dopo l’ordinazione. I monaci vivono nei monasteri e non esistono ordini.

• Durante il periodo dei vari Digiuni (circa 210 giorni all’anno) non si può mangiare carne, né derivati di animali e volatili (latte, formaggi, uova) oltre all’astinenza totale per alcune ore. Esistono vari digiuni settimanali (mercoledì e venerdì, escluso il periodo tra Pasqua e Pentecoste) e prima delle feste.

• La festa principale è la Pasqua, preceduta da 55 giorni di digiuno, durante i quali non si può mangiare neanche pesce. Oltre alle feste di Pasqua e dei vari Santi, le feste più importanti che vengono precedute dal digiuno sono le seguenti:

§ Natale, 7 gennaio, 43 giorni di digiuno;

§ Epifania, 19 gennaio, digiuno completo il 18 gennaio;

§ Giona, variabile 10 settimane prima di Pasqua, tre giorni di digiuno;

§ Martirio di S. Paolo e Pietro, 12 luglio, digiuno (variabile da 15 a 49 giorni) comincia il lunedì di Pentecoste (50° giorno dopo Pasqua);

§ L’Assunzione della Santa Vergine, 22 Agosto, 15 giorni di digiuno.

GERARCHIA

Il prete nella parrocchia è scelto dalla comunità in accordo con il Vescovo, deve aver seguito una formazione teologica. Per le parrocchie numerose, il sacerdote responsabile della parrocchia ha il titolo di “qommos” (arciprete). Il Consiglio della parrocchia, eletto dai parrocchiani, affianca il parroco per le questioni amministrative.

Il Vescovo è la maggiore autorità nella diocesi. Il primato della Chiesa Copta risiede principalmente al Cairo, e porta il titolo ufficiale e tradizionale di Papa di Alessandria, Patriarca della sede di San Marco (recentemente è stato aggiunto “e di tutti i copti ortodossi nel mondo”). L’organo più alto nella Chiesa è il Sinodo dei Vescovi presieduto dal Papa. Inoltre esiste un consiglio civile eletto dai fedeli con funzione di organo consultivo per la Chiesa, presieduto dal Papa.

Il Papa attuale è S.S. Shenuda III, il 117° nella successione dei Papi di Alessandria.
Il primo incontro fra il Papa di Alessandria (S.S. Shenuda III) e il Papa di Roma (S.S. Paolo VI) è avvenuto nel 1973 per la prima volta dopo 1500 anni dallo scisma.

Il secondo incontro è avvenuto durante la visita di S.S. Giovanni Paolo II al Cairo nel febbraio 2000.

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi i Copti sono più di 15 milioni in Egitto (su una popolazione totale di 73 milioni), a questi si aggiungono la maggior parte dei Cristiani in Etiopia, in Eritrea ed in Sudan. Per l’Egitto ci sono 71 Vescovi titolari di diocesi e abati e Vescovi generali (non titolari). Inoltre ci sono 20 Vescovi titolari o generali per le comunità Copte all’estero in Medio Oriente, in Canada, Stati Uniti, Sud America, Australia e in diversi paesi europei, che contano quasi due milioni di fedeli che praticano la loro religione in più di 300 chiese.

Dal sito: Repubblica.it


Il Cairo, nel sangue la protesta dei copti
morti e feriti negli scontri con l'esercito

Le vittime sono 24, gran parte tra i manifestanti. La battaglia forse innescata da "provocatori". La manifestazione era stata promossa dalla comunità per chiedere la rimozione di un governatore dopo l'incendio di una chiesta cristiana da parte di gruppi musulmani integralisti. Nella notte in vigore il coprifuoco

ROMA - È finita nel sangue la manifestazione promossa al Cairo dai cristiani copti, la maggiore fra le minoranze religiose del Paese, che rappresenta il 10% della popolazione. Nello scontro tra esercito e manifestanti i morti, secondo l'ultimo bilancio, sarebbero 24 e 174 i feriti. Il governo ha stabilito nella notte il coprifuoco nei quartieri centrali del Cairo.
Le violenze sarebbero scoppiate quando da un gruppo di manifestanti sono iniziati lanci di pietre contro i militari schierati in assetto antisommossa davanti alla sede della tv di stato. Ma le notizie sull'origine dello scontro sono contrastanti.
Secondo alcuni testimoni oculari, infatti, il corteo dei cristiani copti all'uscita dal quartiere Shubra sarebbe stato  attaccato con bottiglie molotov, lanci di pietre e forse armi da fuoco da teppisti e uomini che vengono indicati come 'baltageya', cioè teppaglia al soldo dei controrivoluzionari. I copti avrebbero reagito e a quel punto, circondati dalle forze di polizia, sarebbe iniziato lo scontro con cariche e lancio di lacrimogeni. La situazione è peggiorata quando centinaia di persone hanno assalito e incendiato alcuni blindati militari.
Altri scontri,stavolta fra cristiani e musulmani, sono scoppiati in pieno centro davanti all'ospedale dove sono stati portati i corpi dei manifestanti uccisi. Secondo fonti d'agenzia, centinaia di persone si sono affrontate sui fronti contrapposti, a colpi di bastoni e lanci di pietre.
"La nazione è in pericolo a seguito di questi eventi",
ha detto il primo ministro egiziano Essam Charaf in un discorso trasmesso dalla televisione pubblica. "Questi eventi ci hanno riportato indietro invece di andare avanti per costruire uno Stato moderno su delle sane basi democratiche. La cosa più pericolosa che possa minacciare la sicurezza della nazione è di giocare con la questione dell'unità nazionale e di provocare la sedizione tra cristiani e musulmani...e anche tra il popolo e l'esercito. È questo lo scopo di queste violenze, ma noi non cederemo a questi complotti perniciosi e non accetteremo un ritorno indietro". Charaf ha concluso esortando gli egiziani "alla coesione e all'unione".

La manifestazione dei copti era stata promossa per protestare dopo l'incendio di una chiesa avvenuto nella provincia di Assuan e per chiedere la rimozione del governatore della regione, Mostafa el-Sayyed, il quale aveva affermato che la chiesa era stata costruita senza il permesso delle autorità, suscitando così la collera di gruppi integralisti musulmani che hanno poi dato alle fiamme l'edificio sacro. Ma la protesta dei copti era rivolta anche contro il capo del Consiglio supremo della Difesa, maresciallo Hussein Tantaui, accusato di non impegnarsi per far rispettare i diritti dei cristiani egiziani da parte della maggioranza musulmana.
L'esercito egiziano - che ha assunto temporaneamente la guida del paese dopo le dimissioni del presidente Hosni Mubarak - aveva avvertito di voler usare il "pugno di ferro" contro coloro che incitino alle violenze interconfessionali, dopo che nel maggio scorso violenti scontri fra copti e musulmani avevano causato decine di morti.
Il governo del Cairo, inoltre, ha annunciato di voler varare una legge di revoca delle restrizioni in vigore per la costruzione di nuove chiese, proibendo inoltre di tenere manifestazioni davanti ai luoghi di culto. La legge attuale risale di fatto all'impero ottomano, quando i cristiani dovevano ottenere un'autorizzazione per la costruzione, riparazione o restauro di una chiesa, al contrario di quanto accadeva per le moschee.
A poca distanza dal centro delle violenze e degli scontri, invece, circa tremila musulmani e copti si sono radunati insieme in piazza Abdel Moein Ryad, all'ingresso di piazza Tahrir dalla parte del Museo Egizio. La folla ha gridato slogan sull'unità tra i fedeli delle due religioni. "Musulmani e copti, una sola mano" è uno degli slogan ripresi dai primi giorni della rivoluzione del 25 gennaio e scandito a gran voce dai partecipanti all'iniziativa.

venerdì 7 ottobre 2011

Dal blog della mia carissima amica Lina Bertorello: http://balkan-crew.blogspot.com

Nuovi italiani, nuova letteratura


Sono entusiasta !! Anzi .. entusiasta è dire poco ! Non ci sono parole per descrivervi le mie emozioni e ringrazio le persone che mi hanno donato due ore di serenità e di sapore di cultura.
All'interno del convegno "Nuovi italiani, nuova letteratura. Scrittori e scritture dell'emigrazione" che si è svolto presso la Biblioteca civica Italo Calvino a Torino, ho seguito il dibattito sulla letteratura straniera in Italia degli ultimi 20 anni. Moderava il dibattito la splendida Viorica Nechifor, giornalista e hanno partecipato al dibattito : Nora Moll, insegnante all'Università Nettuno di Roma, Livio Mucci come responsabile della casa editrice Besa, Raffaele Taddeo per la rivista Ghibli, il sig Laari ( ma sicuramente si scrive diversamente !) per la rivista Città meticcia e il nostro impareggiabile, fantastico, stupefacente e adorabile Darien Levani per Albanianews.
Che emozione vedere Darien con la fede !!! Auguri vivissimi agli sposi.
Riguardo al dibattito.. che dire.. sono state dette tante di quelle cose meravigliose che non smettevo mai di prendere appunti e fare foto.
Nel riassumere, sicuramente, sminuirò qualche pensiero, ma cerco di essere il più fedele possibile a ciò che è stato detto.
La professoressa Nora Moll ha illustrato alcune tematiche riguardanti la letteratura nordafricana e le colonie italiane e francesi. Ha messo in luce come lo stato italiano fa passare completamente sotto silenzio tutta la cultura letteraria straniera e le uniche proposte arrivano, sparute, solo nel mondo scolastico. E' necessario condividere i diritti di italiani e stranieri ed avere delle pari opportunità, ma se guardiamo al nostro attuale ministro delle pari opportunità, capiamo perchè questo non avviene !!!
La cosa bella è che oramai nel lessico abituale, quando si vuole dire che una cosa è fatta male, si dice "fatta alla Minzolini !!!"
Livio Mucci ha fatto un bell'intervento riguardo alla cultura e alla letteratura straniera che dovrebbe entrare a pieno titolo nella cultura italiana, ma per una serie di identità che abbiamo paura di perdere, entra dalla porta di servizio e solo per dire "poverini, hanno attraversato il mare, ascoltiamoli" anche se questo sarebbe il lavoro della Caritas e non di chi apprezza uno scrittore straniero.
Raffaele Taddeo ci ha illustrato la bella storia della nascita della rivista letteraria Ghibli.
Il sig. Laari, che spero inteverrà per dirci il cognome esatto, è stato meraviglioso. Mi ricordava i miei nonni quando mi raccontavano le loro storie nelle serate di pioggia sotto al portico di campagna. Acoltarlo era davvero un piacere. Ci ha raccontato la storia del sig. Y scritta da Landolfi. Un poeta era stufo di scrivere nella sua lingua madre e incontra un persiano al quale chiede di insegnargli la sua lingua. Il persiano accetta per una somma molto alta e insegna. Al termine dell'insegnamento il poeta scrive un romanzo bellissimo, ma quando lo dà a correggere a un altro persiano, quest'ultimo dice che non conosce quella scrittura. Allora il poeta torna dal primo persiano, che era solo un finto persiano, e questo gli dice che aveva bisogno di soldi e si era inventato una scrittura. Questo racconto per dire che non ha importanza la lingua e che qualsiasi linguaggio usiamo possiamo scrivere delle cose meravigliose.
Darien ha fatto un intervento molto breve (data l'ora tarda) per illustrare la nascita di Albanianews. Un giornale nato nel 2008 per rispondere alle provocazioni della politica che identificava nello straniero un criminale. Racconta Darien che, soprattutto all'inizio, molti giornalisti scrivevano dei pezzi per il solo motivo di sentirsi insultati senza motivo (e come li capisco !). Secondo Darien, in 20 anni di immigrazione, gli scrittori stranieri hanno lanciato un grido di allarme che non è stato colto dai mass media italiani.
Tutti noi ricordiamo il caso "Boffo" che è emblematico per tutte le persone che vogliano tentare di opporsi allo strapotere dei mass media italiani gestiti da una sola persona.
Alla domanda : cosa possiamo fare noi italiani per gli stranieri, la risposta è stata : .. è stato bellissimo vedere un gruppo di studenti italiani che chiamavano il loro compagno di colore "Neve".
Grazie, dal profondo del mio cuore !

Da:Gazeta Ukrainska, il giornale per gli ucraini in Italia

Флоренцію визнали найсмачнішим

містом Європи 

 
Італійська Флоренція була визнана європейською гастрономічною столицею. Цього звання місто удостоїлося за підсумками соціологічного дослідження за участю кількох тисяч мандрівників.
Опитування серед туристів проводив сайт Tripadvisor, після чого був складений топ-10 міст із найбільш вражаючою кухнею.
Згідно з відгуками мандрівників, у Флоренції просто неможливо знайти неякісну їжу або вино: у місті завжди можна розраховувати на страви зі свеженькою дичиною, оливковою олією, садовими бобами, сиром і знаменитими тосканськими винами.
Крім Флоренції, у топ-лист гастрономічних напрямків потрапили ще кілька міст Італії, забезпечивши в такий спосіб країні беззаперечне лідерство.
Повністю топ-10 «найсмачніших» міст Європи виглядає так: Флоренція, Париж, Рим, Сорренто, Йорк, Сієна, Болонья, Сан-Себастьян, Барселона й Единбург.


http://vidomosti-ua.com/

mercoledì 5 ottobre 2011

Dalla Chiesa Ortodossa Russa

Il metropolita Hilarion incontra

il Papa Benedetto XVI

Il 29 settembre 2011, nella residenza estiva papale di Castelgandolfo si è svolto l’incontro del metropolita Hilarion col Papa Benedetto XVI.
Durante l’incontro sono state trattate diverse questioni riguardanti i rapporti bilaterali tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa Russa.
Dopo l’incontro tête-à-tête dei due gerarchi, il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne della Chiesa Ortodossa Russa ha presentato al pontefice le persone al suo seguito, tra cui l’arciprete Dimitrij Sizonenko, segretario per i rapporti intercristiani del Dipartimento, lo hieromonaco Antonij (Sevrjuk), rettore della parrocchia di obbedienza patriarcale di S.ta Caterina di Alessandria a Roma, l’arciprete Igor Vyzhanov, chierico della stessa, lo hierodiacono Ioann (Kopejkin), assistente del metropolita, e i benefattori V. Yakunin, S. Plastinin e L. Sevastjanov.
In memoria dell’incontro, il metropolita ha fatto dono al Papa di un’icona di san Benedetto da Norcia, dipinta in Russia, e di un album degli affreschi e icone di Andrej Rublev.

lunedì 3 ottobre 2011

Liturgia domenicale - 9 ottobre

CHIESA ORTODOSSA
PATRIARCATO DI MOSCA

PARROCCHIA
SAN GIOVANNI DI KRONSTADT
(Palazzo Gallo)
CASTROVILLARI

Fedeli Ortodossi:
                           Domenica 9 ottobre, celebreremo la Divina Liturgia domenicale, come sempre, presso la nostra Chiesa Parrocchiale in Castrovillari (cs), Palazzo Gallo - Piazza Vittorio Em. II, con inizio alle ore 10.00.
Vi aspetto numerosi, comunicatelo anche ai vostri parenti, ai vostri familiari, ai vostri amici e ai vostri compaesani. Insieme, tutti, per cantare le lodi al Signore, quindi non mancate. La benedizione del Signore scenda su di voi tutti. Amìn
p. Giovanni     -3280140556

domenica 2 ottobre 2011

Sempre dal carissimo amico Prof. Francesco Marchianò, ka Spixana, sull'annoso ed increscioso avvenimento del cambiamento del Riro, da greco-ortodosso a latino, presso il Comune Arbresh di Spezzano Albanese.riceviamo e publichiamo


Continuità del rito greco in 
Spezzano Albanese 
dopo il 1668
Uno degli episodi più inquietanti, per il modo con cui è avvenuto e per le famiglie che ha coinvolto, e meno indagati della storia spezzanese rimane, senza dubbio, il cambio del rito greco in latino nel 1668.
Per raggiungere tale scopo alcuni nuclei familiari di rilievo del paese (Cucci, Magnocavallo, Ribecco,…) non esitarono a rinnegare la fede degli avi ed a calpestare la dignità e la libertà di culto dei fedeli e dei papàs di rito greco.
Alcuni anni dopo la fatale data del 1668, alcuni discendenti della famiglia Cucci, che tanta parte ebbe nel mutamento del rito, tenteranno invano di ripristinare l’avita religione mettendo a disposizione il proprio prestigioso status sociale e, addirittura, dimora e quindi mezzi economici.
Questa presa di posizione celava forse un tentativo tardivo di riscatto? Contrasti fra famiglie per il controllo degli affari della Chiesa locale? Oppure era il nobile gesto di persone che erano venute a conoscenza delle trame ordite contro il papas Basta?
Non siamo in grado di dare una risposta agli interrogativi posti, ma in questa occasione si metteranno in evidenza tante famiglie, compresa quella del  Utrius Juris Doctor Clericus Angelo Cucci, uomo dotto sfuggito alle indagini degli storici locali e al quale si tenterà ora di dare la giusta collocazione storica e sociale. Non bisogna non citare, inoltre, la disponibilità degli arcipreti D. Carlo Ragona (1675-1727) e D. Parisio Ribecco (1685-1763) che saranno presenti in molte funzioni da loro celebrate o dagli omologhi di rito greco provenienti dai vari paesi arbëreshë dei dintorni.
Agli inizi del XVII sec., i fedeli del piccolo “Casale di Spizano” avevano come loro parroco il papas  D. Martino Barbato, coadiuvato da una schiera di clerici che celebravano le funzioni nell’unica parrocchia di “S.ta Maria di Spizano” (ora Santuario di S. Maria delle Grazie, patrona del paese) e nel frattempo si dedicava alla cura dei terreni presi in affitto, attività svolta anche da altri confratelli e concittadini.
Il clero arbëresh, fino alla seconda metà del XVI sec., dipendeva dall’Eparchia di Ocrida (Ohri, cittadina albanese della Macedonia) che inviava annualmente un vescovo ordinante con l’approvazione della Chiesa cattolica.
Agli inizi del secolo successivo questi rapporti si diradarono per poi scomparire del tutto sia a causa del ferreo controllo turco, sia perché Roma cercava di attirare sotto la propria influenza i fedeli di rito bizantino temendo da parte loro prese di posizione riformiste. Infatti siamo in piena epoca di Controriforma e di guerre di religione che insanguineranno l’Europa settentrionale e centrale per circa un trentennio.
In questo stesso periodo dal “Collegio Greco” di  Roma partivano alla volta di Spizano due giovani e coltissimi sacerdoti Costantino Kalocratis di Verrìa (Saloniccco) e Georgios Verivos che fondarono nel paese una scuola di alta cultura, istituzione che aveva il compito di preparare missionari arbëreshë del posto da inviare come evangelizzatori nella zona di Himara (Albania del Sud) e nell’isola greca di Chio.
Negli archivi parrocchiali non compare alcun riferimento riguardante i due citati sacerdoti e la scuola da loro diretta (ci riserviamo comunque di pubblicare nel futuro un interessante lavoro sul loro operato).
L’unica istituzione per la preparazione culturale e liturgica del clero arbëresh era il “Collegio Greco” di Roma (sito in Via del Babbuino) dove si recarono a studiare gli spezzanesi D. Teodoro Barbato (+1653), figlio di D. Martino, e D. Parisio Ribecco, futuro arciprete latino, il quale però “si partì per indisposizione di stomacho fisico”.
Verso la metà del XVII sec. in Spizano si registra la presenza di molti sacerdoti latini celebranti: è l’inizio del cambio del rito greco!
Dopo la morte del Papàs D. Martio Ribecco (1592-1662), gli succede D. Nicola (o Niccolò) Basta (?-1666) che subirà molte tribolazioni da parte di alcuni notabili del posto e del feroce Principe Spinelli di Cariati, tutti legati da cospicui e comuni interessi economici da tutelare nel territorio della piccola comunità spezzanese.
Essendo in piena epoca di Controriforma e facendo leva sulla paura e l’ignoranza della popolazione, il consiglio dei notabili fece firmare ed inoltrare, a varie riprese dal 1662, al Sant’Uffizio di Roma le richieste per il cambio del rito adducendo come motivo la profonda ignoranza in cui giaceva il clero locale, l’incomprensione della liturgia bizantina e la durezza delle penitenze quaresimali. Altri cittadini, invece, ribadivano di essere abituati alla liturgia latina e quindi ritenevano superflua quella greca.
Il paese si spaccò inevitabilmente in fazioni ed il povero D. Nicola Basta, dopo tante minacce, l’esilio in San Lorenzo del Vallo  ed il sequestro, si rifiutò di abiurare morendo di stenti, il 31 agosto 1666, nel carcere del castello di Terranova, nonostante la Santa Sede avesse imposto l’ordine alle autorità religiose di non mutare il rito e di rispettare la volontà dei sacerdoti greci.
Nella redazione degli atti l’economo D. Antonio Capparello (di Acquaformosa), che sostituì il Papàs Basta dal 1665, non spese una sola parola a favore del suo superiore, non redasse l’atto della sua tragica fine e né riportò cronache di violenze.
I fatti, invece, dovettero essere, cruenti e violenti tanto da indurre, circa mezzo secolo dopo, il Vescovo P. Pompilio Samuele Rodotà ad affermare che il rito in Spezzano Albanese fu cambiato “con sangue e rumor di catene!”.
Una laconica postilla redatta dal primo arciprete latino D. Vincenzo Magnocavallo (1635-1688), il giorno 8 marzo 1668, segna l’inizio ufficiale del cambiamento. Questi ricoprirà l’incarico per sette anni (fino al 1675) ai quali seguiranno un anno di vacanza e poi la nomina ad arcipreti di D. Marco Antonio Brunetti (dal 1677 al 1680) e D. Martino Luci (dal 1681 al 1688).
Il 1688 sarà un anno cruciale per la Chiesa spezzanese perché decedono gli arcipreti Luci e Magnocavallo segnando l’inizio di un ventennio di vacanza.
D. Vincenzo Magnocavallo doveva essere una persona con carattere intollerante, prepotente e collusa col potere temporale poiché nessun suo successore ebbe l’ardire di celebrare o permettere funzioni in rito greco, cosa che accadrà subito dopo la sua scomparsa, e per molti anni di seguito!
Infatti l’8 ottobre 1689, su  licenza della Curia di Rossano “ à R. D. Antonio Capparello ab Acquaformosa interrogatus fuit cl.cus Paolus Cortese filius D. Joannis Cortese et Margarita Capparello ex Acquaformosa et Maria filia D. Cl.ci Dom.ci Mag.llo et Cintiae Capparello coniugum hujus Terrae, et habito eorum mutuo consensu solem, matrimonio per verba in domi coniunxit more graecorum”.
I matrimoni fra spezzanesi ed arbëreshë dei paesi vicini saranno circa un centinaio (dal 1669 al 1741), però solo quelli contratti fra membri di famiglie abbienti e di rilievo saranno annotati dagli arcipreti spezzanesi con più cura e dovizia di particolari.
Si apprende così che molte “interrogationes” e matrimoni avvenivano, non solo nelle case dei Cucci o di altri notabili, ma anche in quelle di famiglie umili, qui non riportate.
Nella celebrazione dei matrimoni di rito greco la famiglia Cucci svolgerà un ruolo di primo piano come recitano le particulae che si riportano, qui di seguito, in ordine cronologico.
Il 17 maggio 1711, su licenza della Curia Rossanese e dell’Arc. D. Carlo Ragona, il Papàs D. Scipio Cortese, di Lungo, unisce in matrimonio, “domi et graece”, il concittadino Marco A. Cortese con la spezzanese Diamanta Cucci.
Così, il 28 aprile 1712, Gennaro Baffa e Caterina Marchianò, entrambi di S. Sofia, furono uniti in matrimonio da D. Carlo Ragona dopo essere stati interrogati “in aedibus Mag.ci Franc.ci Cucci”, padre del citato Cl. D. Angelo Cucci.
Il Cl. Salvatore Cortese di Lungo, il Magn. Alessandro Cucci ed il Magn. Berardino Bovino di Terranova, l’8 maggio 1720, “coronas imposuerunt sponsis graecorum more, vel ut dicunt ritu graeco”, celebrante il R. D. Nicola de Marchis di Lungo che unì in matrimonio Pietro A. Capparello e Lucrezia de Rosi “in domo Michelangeli de Rosi”.
Di particolare interesse risulta la data del 23 maggio 1725, quando D. Carlo Ragona nella chiesa parrocchiale interroga il “Clericum Antonium Nucito, et Julia Franzino, ambos d.ae terrae” e congiunge in matrimonio (latino o greco?) “ac in missa benedixi”. Nel 1732 la coppia sarà allietata dalla  nascita della piccola Serafina.
Il Nociti sarà presente come teste e padrino in tanti matrimoni e battesimi perché certamente svolgeva il suo ministero sacerdotale nella chiesa spezzanese.
L’Arc. D. Gennaro Marchianò di S. Demetrio, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, esamina pubblicamente il Magn. Costantino Baldo, di S. Giorgio, ed Isabella Cucci unendoli “ in matrimonium ritu graeco”, il 25 settembre 1726.
D. Pietro Baffa, di S. Sofia, il 25 gennaio 1740, unisce in matrimonio il compaesano cl. Giuseppe M. Becci con la Magn. Lucrezia Cucci, “domi V.J. D. Magnifici Angeli Cucci”. Agli sposi vengono imposte le corone secondo il rito greco.
Il 29 gennaio 1741 “R. D. Franciscus Frascino oeconomus Casalis Porcilis de licentia mei infrascripti Archip.ri domi sub ritu greco interrogavit Franciscum de Pace et Juliam Brunetto”.
Questo è l’ultimo atto in cui compare a chiare lettere l’amministrazione del sacramento in rito greco.
Comunque nel paese, già nel 1685, in pieno rito latino, era economo D. Domenico Frega di Lungro che sostituiva spesso l’Arc. D. Martino Luci. Considerato il luogo di provenienza, era il Frega sacerdote latino o greco?
Inoltre nel 1732, muoiono il Cl. Salvatore Chinigò, di S. Giorgio, e la moglie Camilla Minisci che vivevano in Spezzano da molti anni.
Perché questa presenza di sacerdoti di rito greco in Spezzano Albanese?
D. Angelo Cucci (1691-1761), uno dei massimi sostenitori del ripristino delle fede orientale,  essendo clericus (diacono?) di rito greco non poteva officiare le cerimonie religiose in cui era presente. Era un uomo di legge, e forse anche medico, che rivestiva anche il titolo di Magnificus conferito alle personalità che godevano di ottima posizione economica e sociale. Da sua moglie, la Magnifica Beatrice Marchianò, ebbe i figli Rosa (1721-1763), suora laica consacrata a S. Domenico, il medico Dott. Luigi Giorgio ed Isabella (+ 1791) che saranno presenti in molti battesimi come padrini e testimoni.
Un tentativo di ripristino del rito greco fu effettuato nel 1744 dal medico D. Alessandro Cucci che cercò, invano, di insediare nel suo “Ritiro del Carmine” l’ordine basiliano.
Il suo pronipote, l’Arc. D. Vincenzo M. Cucci, agli inizi del XIX sec., scrisse sul frontespizio in pergamena di un libro parrocchiale “Vox dissona, una religio” volendo marcare la sua totale chiusura verso le altre fedi ed il mantenimento dei privilegi e benefici che il cambio del rito apportò a tante famiglie, forse compresa la sua, nel tragico anno 1668.
Questo lavoro, ora ampliato, è stato tratto da URI (“Il tizzone”) – Bollettino interno del “Bashkim Kulturor Arbëresh” di Spezzano Albanese. A. V, n° 5 , Sett./Ott. 2001, pag. 2.
 Altri dati da me reperiti sul cambiamento del rito si possono consultare in :
Francesco Marchianò: Dopo il cambio del rito greco a Spezzano Albanese, in “Katundi Ynë” , A. XXXIX, - n° 97 – 1998/4, pag. 15.
Francesco Marchianò

martedì 27 settembre 2011

Dal sito amico: Eleousa.net

Albania - Commissione mista anglicano-ortodossa

Durazzo, 23 settembre 2011 – Si è svolta dal 16 al 23 settembre 2011 a Durazzo, presso il monastero di San Biagio una riunione della Commissione mista per il dialogo teologico tra anglicani e ortodossi. Da parte della Chiesa ortodossa russa ha partecipato alla riunione il primo vice presidente del Comitato per l'Educazione, vice-rettore del Corso di post-laurea “Santi Cirillo e Metodio”, archimandrita Kirill (Govorun). Durante l’incontro si è discusso principalmente su argomenti di reciproco interesse teologico.
L’archimandrita Kirill ha parlato su "Ermeneutica teologica" Fondamenti della dottrina della Chiesa ortodossa russa sulla dignità umana, libertà e diritti umani".
Le presentazioni, inoltre, hanno riguardato i seguenti argomenti: "I sacrifici come espressione del rapporto tra Dio e l'uomo", "La persona umana: la vittima, e la comunità di soccorso", "Diritti umani e teologia cristiana", "Panoramica della comprensione anglicana di immagine e somiglianza di Dio nell’umanità", "Responsabilità umane per la creazione."
Inoltre, nel corso della riunione sono state scelte le domande che dovrebbero essere incluse nel documento congiunto di dialogo. È stato deciso innanzitutto di trattare il fondamento teologico nello studio dell'uomo. Nella seconda parte del documento devono essere affrontati problemi pratici di antropologia, tra cui l'ecologia, la bioetica, le questioni delle relazioni sessuali e l'ordinazione delle donne.
È stato definito il gruppo nella preparazione del documento, che comprende anche l'archimandrita Kirill (Govorun). Per il momento è stato deciso che il gruppo si riunirà ad Istanbul il 12-14 giugno 2012 al fine di preparare una bozza preliminare del documento. La bozza sarà poi presentata alla commissione plenaria, prevista per settembre 2012 in Galles.
Oltre a partecipare alle riunioni, i membri del comitato hanno avuto l'opportunità di conoscere gli aspetti liturgici e sociali della vita della Chiesa ortodossa albanese, hanno visitato la cattedrale in costruzione a Tirana, enti di beneficenza e comunità religiose.
I partecipanti alla riunione ha incontrato anche Sua Beatitudine l'Arcivescovo di Tirana e di tutta l'Albania Anastasios.

(Fonte: Decr Servizio Comunicazione; www.mospat.ru)

Dal sito: sifeumcalabria.it

Perchè venerare le icone? PDF Stampa E-mail
                                          
Se non lui, chi altro?

 

È proprio il caso di dire, all’indomani dell’uscita, in tutte le librerie nazionali e in versione e-book, del testo “Perché venerare le Icone?” di Passarelli Gaetano. Studioso castrovillarese di nascita, ma oramai cittadino della capitale ove è stato docente di Storia e civiltà bizantina presso le Università di Chieti e Roma Tre, di Spiritualità Orientale e di Liturgia bizantina presso l’Istituto superiore di Studi Medioevali e Francescani della Pontificia università Antonianum, e del Pontificio Istituto Orientale.
Sì perché solo dalla sua rinomata e vasta esperienza sul mondo bizantino, poteva generarsi un saggio in cui la necessità di far conoscere il gran patrimonio della cultura bizantina ad una fetta ben più ampia della solita, ristretta cerchia di studiosi e ricercatori del settore; diviene quasi un’attenta premura affinché tutti possano avvicinarsi e cogliere gli aspetti più salienti del ruolo che l’immagine sacra ha avuto e ha ancora per l’intera cristianità. La convivenza sorprendente della spiritualità e della cultura bizantina a fianco della tradizione latina, ne riafferma la complementarietà e ne stimola l’approfondimento e la ricerca, evidenziando lo splendore ammaliante della religione cristiana, dei suoi tesori d’arte e delle sue variegate tradizioni popolari. Scopo del saggio, è portare alla luce una materia poco conosciuta, il motivo della venerazione delle icone appunto, anche per chi abitualmente le “vede”, stimolandone l’approfondimento sia sotto il profilo religioso e liturgico- cultuale, sia sotto l’aspetto culturale, artistico e filosofico. Ancora oggi per molti, l’icona appare come immagine stereotipata, dall’intrinseco significato e dallo stile non umano, frutto di un simbolismo e di tradizioni teologiche che coinvolgono l’aspetto pittorico, il materiale usato, la disposizione e il luogo entro il quale l’opera si colloca.
Il saggio in questione evita una lettura formale ed estrinseca, ma si mostra necessariamente contenutistico, in cui questioni collaterali quali: il culto da rendere alla Croce, le motivazioni del diverso modo di fare il segno della Croce, la rappresentazione della Trinità, l’origine della benedizione delle immagini, per concludere con il concetto di montagna come immagine, simbolo e percorso ascetico; ne fanno anche un manuale di teologia.
Le icone contemporanee, obbedendo a regole e modelli iconografici estranei all’arte religiosa occidentale, attestano anche, come le comunità di rito bizantino lungo i secoli, hanno trovato una perfetta pace con la Chiesa madre orientale ed altrettanta sintonia con la Chiesa latina d’Occidente. E se fino ad un secolo fa non si conosceva quasi nulla dell’arte bizantina, oggi gli studi si sono moltiplicati, accrescendo dati e scoperte nuove nel campo delle conoscenze, a sostegno del fatto che l’iconografia levantina tradizionale è l’indiscussa testimone della Chiesa indivisa. La sua storia comprende più di un millennio e le forme e i motivi dell’antica arte cristiana nel Mediterraneo sono alla base di tutta l’arte europea, e, influenzano il mondo occidentale nei secoli medievali fino oltre il Duecento.
Lo scopo del saggio: “Perché venerare le icone?”, è di fornire nella lunga genesi dell’iconografia cristiana, il panorama storico di tale arte, da quando in seno alla Chiesa si fa più precisa la coscienza della natura umano-divina di Cristo ed i Padri conciliari definiscono con chiarezza che le immagini di Cristo, la Sua Vita, la Madre di Dio e i Santi, avrebbero potuto essere d’aiuto al consolidamento della fede. Per poi giungere sino allo scoppio della controversia iconoclasta(726), suscitata dall’imperatore e sostenuta da un certo numero di teologi, che prorompe in maniera mai prima avvenuta nel mondo cristiano, con lotte sanguinose, fino all’843, quando è ristabilita la venerazione delle icone, grazie anche ai ferventi sostenitori del culto iconico quali Niceforo e Giovanni Damasceno.
Il libro dovuto ad uno dei maggiori specialisti, è certamente l’unico breve e migliore manuale su tutta la materia, include scoperte e attuali conclusioni, fornisce una continuità narrativa evitando la forma del manuale pedissequo. Al termine del testo le aggiornate bibliografie rendono facili eventuali approfondimenti; così come il solito criterio di consultazioni e rinvii a più testi si semplifica anzi per alcuni aspetti si tronca di netto, quando i brani originari estratti dalle fonti sono ivi riportati. Una nuova forma di saggio destinata al lettore più sprovveduto ma, dati i riferimenti alle scoperte e alle idee più recenti, si conferma che esso serva anche all’uso dello studioso più specializzato.

Carmelina Guida
Nota sull’autore
Gaetano Passarelli è direttore responsabile della rivista “Studi sull’Oriente Cristiano” e Consultore storico presso la Congregazione per le Cause dei Santi.
Esperto di iconografia bizantina. Conta numerose pubblicazioni scientifiche sull’ iconografia, la liturgia e la storia bizantina, tradotte in diverse lingue. Per la Jaka Book dirige la collana “Donne d’Oriente e d’Occidente” è anche autore di biografie, romanzi e opere teatrali.
Dettagli del libro:
Titolo: Perchè venerare le Icone?
Autore: Gaetano Passarelli
Editore: libreriauniversitaria.it
Collana: Biblioteca contemporanea
Data di pubblicazione: 2011
Prezzo: € 11.00