mercoledì 5 maggio 2010

Dal sito amico: Eleousa.net

Russia - In memoria del Patriarca Pimen


Sergiev Posad, 3 maggio 2010 – Nel giorno del 20° anniversario della morte del venerato Patriarca Pimen, il patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kyrill si è recato al Monastero della Santa Trinità di San Sergio.
Presso la tomba del patriarca Pimen, nella cripta della Cattedrale della Dormizione, il Primate della Chiesa russa ha fatto un servizio commemorativo. Durante la liturgia funebre, ha pregato anche per Sua Santità il Patriarca Alessio a 40 anni dalla morte. Il Patriarca Alessio I morì il 17 aprile 1970 e riposa nella cripta della Cattedrale della Dormizione della Lavra della Santa Trinità di San Sergio.
Alla preghiera funebre hanno preso parte Sua Beatitudine il metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina Vladimir, il metropolita di Kolomna, il metropolita di Orenburg e Buzuluksky Valentino, l’aricvescovo di Istria Arsenij, il rettore dell’Accademia teologica e Seminario di Mosca, l’arcivescovo Eugene Vereysky, il governatore della Lavra della Santa Dormizione di Kiev-Pecerska, arcivescovo Paul Vyshgorodsky, il governatore della Lavra della Santa Trinità di San Sergio, arcivescovo Theognoste di Sergiev Posad, arcivescovo Teofilatto di Brjansk e Sevsk, il capo della Segreteria amministrativa del Patriarcato di Mosca vescovo Sergio Solnechnogorsk, il vescovo Alessandro di Pereyaslav-Khmelnitsky, il segretario del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, città di Mosca, arciprete Vladimir Divakov, i priori delle cattedrali di Mosca, che ha servito in diversi anni come suddiaconi il venerato Patriarca Pimen - sagrestano della cattedrale di Cristo Salvatore, Arciprete Michail Ryazantsev, il rettore di San Nicola in Tolmachi presso la Galleria Tretyakov, arciprete Nikolai Sokolov, il rettore della chiesa di San Michele Arcangelo in Troparevo, arciprete George Studenov, rettore del monastero patriarcale S. Nicola in Perervinsky, arciprete Nikolai Chuvikin, come pure i Superiori dei monasteri della diocesi di Mosca.
Dopo la cerimonia funebre sono state distribuite ai fedeli le Icone di San Pimen Grande - santo patrono del Santo Patriarca Pimen.
Il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Pimen (al mondo Sergey Izvekov) è stato eletto al trono primaziale di Mosca nel 1971. Durante il suo ministero patriarcale, le autorità statali hanno deliberatamente perseguito una politica di rigoroso controllo della Chiesa. In queste condizioni difficili, il Patriarca Pimen ha guidato con dignità, saggezza e prudenza la Chiesa ortodossa russa fino alla sua morte il 3 maggio 1990. In occasione della solenne celebrazione del Millennio del Battesimo della Russia, celebrato nel 1988, ci fu una svolta nei rapporti tra Chiesa e stato - in gran parte merito personale del venerabile Primate.

(Fonte: Ufficio stampa del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia; www.patriarchia.ru)

Visita in Italia del metropolita Filarete di Minsk

4.05.2010 ·
Dal 3 al 6 maggio si è svolta la visita in Italia del metropolita Filaret di Minsk e Slutsk, esarca patriarcale della Bielorussia.
Secondo quanto comunicato dall’ufficio stampa della Chiesa Ortodossa di Bielorussia (Patriarcato di Mosca) il metropolita ha partecipato alla conferenza internazionale “I poveri sono il tesoro prezioso della Chiesa: ortodossi e cattolici nella via della carità” organizzata a Roma il 4 maggio dalla Comunità di Sant’Egidio. Il metropolita è intervenuto con una prolusione dal titolo “La carità: teologia e vita delle Chiese ortodosse”.
Durante la sua visita in Italia, il Primate della Chiesa bielorussa ha visitato Torino per venerare la Sindone e incontrarsi col card. Severino Poletto.

Divina Liturgia - Parrocchia Ortodossa - Castrovillari (CS)


Cari Fedeli Ortodossi, residenti nei comuni limitrofi a Castrovillari, vi comunico con immensa gioia, che Domenica 9 Maggio 2010, del Cieco nato, presso l'unica Parrocchia Ortodossa del Patriarcato di Mosca, di San Giovanni di Kronstadt, celebreremo con inizio alle ore 10.00, la Divina Liturgia. Inoltre vi esorto a diffidare di altre Chiese che hanno la stessa nostra Liturgia, esse sono cattoliche, cioè uniate. Lì potrete trovare sacerdoti, che parlano la vostra lingua, che vestono come noi, che celebrano la stassa liturgia, in conclusione sembrano ortodossi, ma non lo sono, diffidate, perchè non vi raccontano la verità. Loro non sono, ripeto, ortodossi. Sono semplicemente cattolici uniati legati al vaticano e con l'ortodossia, la vostra vera Fede, non hanno nulla a che vedere. DIFFIDATE.  L'unica vera Chiesa Ortodossa a Castrovillari e nei dintorni e quella del Patriarcato di Mosca.



Data:
  Domenica 9 maggio 2010
Ora:     
10.00
Luogo:
   Parrochhia Ortodossa 
   "San Giovanni di Kronstadt"
Via:
Palazzo Gallo (P.zza Vittorio Em. )
Città:
Castrovillari, Italy

sabato 1 maggio 2010

Domenica della Samaritana _ Riflessione p. Seraphim

V Domenica di Pasqua detta della Samaritana



Letture:
Atti degli Apostoli: 11, 19-26 29-30.
Vangelo di Giovanni: 4, 5-42

Nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito. Amen.


Cristo è risorto!


L’incontro, il pozzo, l’acqua viva, l’adorazione Divina ecco che ancora una volta il Signore si accosta a noi in una maniera che era solita già nell’Antico Testamento e ci parla. Attraverso le cose della natura ci annuncia le realtà nuove. Egli è venuto a completare l’ economia della salvezza. I due grandi templi sul monte Sion e sul monte Garizim erano l’immagine della presenza di Dio fra gli uomini, ora il Signore è fra noi e i nostri corpi diventano i nuovi templi in cui adorarlo in spirito e verità. Il pozzo di Giacobbe dava acqua alla citta di Sicàr e ai dintorni, il Cristo è l’acqua viva che sgorga abbondante e bevuta la quale non abbiamo più sete. La Samaritana accoglie l’annuncio e riconosce in Gesù ben più di un profeta: il Cristo promesso non solo agli ebrei, non solo ai samaritani, ma attraverso di essi al mondo intero. Fratelli e sorelle questo è il cristianesimo: incontro personale con Cristo, riconoscimento di lui come il Messia promesso, come nostro Salvatore. Vedete i samaritani prima furono attirati dalle parole della donna poi dissero: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo.” Il mio augurio è che ognuno di noi possa riconoscere Gesù, il Cristo, come personale salvatore ed in Lui avere la vita eterna.


Buona Domenica a tutti.

p. Seraphim

giovedì 29 aprile 2010

Concelebrazione presso la nostra Parrocchia di Castrovillari

Non ci sono parole giuste per descrivere l'amicizia fraterna in una concelebrazione eucaristica.
Bisogna essere presenti e con il cuore aperto rivolto al Signore, solo così, care sorelle e cari fratelli,
si potrà assaporare tutto il calore della celebrazione e sperimentare la parola del Signore: "Che siano uno e che si amino tra loro come io li ho amato".
Domeneca 25 aprile giorno dedicato al paralitico,  presso la nostra nuova sede parrocchiale, abbiamo condiviso, insieme al popolo di Dio, Padre Giovanni ed io, questa gioia, e pregato il Signore affinchè più spesso i confratelli delle varie giurisdizioni ecclesiastiche, si dimentichino della loro appartenenza e tutti insieme celebrino la Divina Liturgia per onorare la loro appartenenza alla santa Fede ortodossa.
Da questo capiremo se la nostra appartenenza a Cristo è solida e duratura, da questo capiremo se tutto ciò che predichiamo sgorga dal cuore e non solamente dalla bocca, da questo capiremo di essere realmente fratelli e figli di Dio. Le cose si fanno a piccoli passi e noi nel nostro piccolo abbiamo iniziato a muovere i piedi.
Gloria a Dio e sia fatta la sua e non la nostra Volontà. Amìn

Padre Paisios del Monte Athos

Ecumenismo e Tradizione


Si deve portare rispetto per la Tradizione

«Molti santi Martiri, quando non conoscevano il dogma, dicevano: «Credo a tutto quello che i Santi Padri hanno decretato». Se qualcuno affermava questo, veniva martirizzato. Costui non sapeva portare delle prove ai persecutori della sua fede né sapeva convincerli, ma aveva fiducia nei Santi Padri. Pensava: «Come posso non avere fiducia nei Santi Padri? Loro che sono stati più esperti, più virtuosi e santi! Come posso accettare una stupidità? Come posso tollerare qualcuno che insulta i Santi Padri?». Dobbiamo avere fiducia nella tradizione. Oggi, purtroppo, da noi è entrata la gentilezza europea e ci stanno insegnando come si fa ad essere bravi. Vogliono mostrarci la superiorità e, alla fine, vanno a prostrarsi al diavolo cornuto. Ci dicono: «Ci dev’essere una religione!» ma pongono tutto sullo stesso piano. Anche da me sono venuti alcuni che mi hanno detto: «Tutti quelli che credono in Cristo devono fare una sola confessione religiosa». Ho loro risposto: «E’ come se ora mi diceste di unire l’oro con il rame; unire un oro di molti carati con tutto quello da cui è stato separato, raccogliere nuovamente tutto e riunirlo. È giusto mescolare tutto di nuovo? Chiedete a un orefice: ‘È giusto mischiare la zavorra con l’oro?’. C’è stata una grande lotta, per purificare a fondo il dogma». I Santi Padri sapevano qualcosa di più per proibire i rapporti con l’eretico. Oggi dicono: «Non solo bisogna stare con l’eretico ma pure con il Buddista e l’adoratore del fuoco. Dobbiamo pregare insieme a loro. Gli ortodossi devono essere presenti alle loro preghiere comuni e ai loro convegni. Si tratta di una presenza».
Che tipo di presenza? Cercano di risolvere tutto con la logica e giustificano cose ingiustificabili. Lo spirito europeo crede che pure le questioni spirituali possano inserirsi nel mercato comune.
Alcuni tra gli ortodossi superficiali che vogliono fare delle “missioni”, convocano convegni con eterodossi, perché si faccia scalpore. Così credono di promuovere l’Ortodossia, facendo, cioè, un’insalata sbattuta tra le cose ortodosse e quelle di chi non crede rettamente. In seguito a ciò reagiscono i super-zeloti e si attaccano all’altra estremità arrivando pure a bestemmiare contro i Sacramenti di chi usa il nuovo calendario ecclesiastico, ecc. Tutto ciò scandalizza alquanto le anime con devozione e sensibilità ortodossa. Gli eterodossi d’altro lato, quelli che vanno ai convegni, si atteggiano da maestri, prendono ogni buon materiale dagli ortodossi, lo filtrano attraverso il loro studio nei loro laboratori, ci appongono il loro colore e la loro etichetta e lo presentano come se fosse un prototipo originale. Davanti a queste cose, il nostro attuale strano mondo si commuove e poi si rovina spiritualmente. Il Signore, però, quando sarà necessario, manifesterà dei Marco Eugenico e dei Gregorio Palamas che raccoglieranno tutti i nostri fratelli assai scandalizzati, perché confessino la fede ortodossa e consolidino la tradizione con grande gioia della Madre Chiesa.
Se vivessimo patristicamente, avremmo tutti salute spirituale, per la quale sarebbero gelosi anche tutti gli eterodossi al punto da lasciare i loro errori ammalati e salvarsi senza prediche. Oggi non si commuovono della nostra tradizione patristica, perché vogliono vedere anche la nostra continuazione patristica, ossia la nostra autentica affinità di parentela con i nostri Santi. Quello che s’impone ad ogni ortodosso è che metta una sana inquietudine anche agli eterodossi, in modo che capiscano di trovarsi nell’errore e il loro pensiero non si rassicuri in modo sbagliato venendo privati in questa vita delle ricche benedizioni dell’Ortodossia e nell’altra vita delle eterne benedizioni di Dio. Alla mia Kalivi [= piccola residenza monastica] vengono dei ragazzi cattolici di molta buona volontà, pronti a conoscere l’Ortodossia. «Vogliamo che ci dici qualcosa, per essere aiutati spiritualmente», mi dicono. «Guardate, – dico loro – prendete la Storia Ecclesiastica e vedrete che un tempo eravamo assieme ma poi ecco dove siamo arrivati. Questo vi aiuterà molto. Fate questo e la prossima volta discuteremo su molti argomenti».
Anticamente si rispettavano le cose, perché erano appartenute al proprio nonno, e venivano custodite come oggetti preziosi. Avevo conosciuto un avvocato molto bravo. La sua casa era semplice e faceva riposare non solo lui ma anche i visitatori. Una volta mi disse: «Padre, qualche anno fa i miei conoscenti mi prendevano in giro per i miei vecchi mobili. Ora vengono e li ammirano come dei pezzi d’antiquariato. Mentre usandoli mi danno gioia e mi commuovono perché mi ricordano mio padre, mia madre, i miei nonni, costoro raccolgono diverse cose vecchie, fanno dei salotti che sembrano negozi di rigattiere, in modo da dimenticarsi con queste cose e da dimenticare pure l’angoscia cosmica». Un tempo una piccola moneta antica era tenuta come un grande patrimonio di sua madre o di suo nonno. Oggi, se qualcuno ha da suo nonno una moneta di [re] Georgios [1922-1923 e 1935-1947] se per esempio nota che ha 100 dracme di differenza con una moneta del tempo della regina Vittoria, la scambierà. Non apprezza e non stima né la madre né il padre. Lo spirito europeo entra a poco a poco e ci travolge trascinando con sé tutto.
Quando sono stato per la prima volta al Monte Athos, mi ricordo in un monastero di un monaco vecchietto che aveva molta devozione. Conservava le cose “da nonno a nonno” per devozione. Dai suoi “nonni” [spirituali] e dai suoi predecessori non aveva avuto solo i kalimafchia [= berretti monastici], ma anche le forme con le quali si fanno i kalimafchia. Possedeva pure vecchi libri e diversi manoscritti e li custodiva avvolti in modo grazioso nella biblioteca, ben chiusa, perché non s’impolverassero. Non usava quei libri; li teneva chiusi. «Io non sono degno di leggere tali libri – diceva –. Leggerò questi altri che sono semplici: il Gherondikon e la Klimaka». Poi arrivò un nuovo monaco – che alla fine non rimase nel Monte Athos – e gli disse: «Perché raccogli qui della robaccia inutile?». Afferrò le forme per buttarle e bruciarle. Il povero vecchietto pianse: «Questo proviene da mio nonno – diceva –, perché ti da fastidio? Abbiamo tante altre stanze; lasciale in un piccolo angolo!». Per devozione non solo conservava libri, cimeli, kalimafchia, ma pure le stesse forme! Quando c’è rispetto per le piccole cose, c’è grande rispetto pure per le grandi. Quando non c’è rispetto per le piccole, non esiste rispetto neppure per le grandi. È stato così che i Padri hanno mantenuto la Tradizione».

Tratto dal libro:

Γέροντος Παϊσίου Αγιορείτου, Λόγοι, τόμος Α', Ιερό Ησυχαστήριο Άγιος Ιωάννης ο Θεολόγος, Σουρωτή Θεσ/νίκη, pp. 347-350.

mercoledì 28 aprile 2010

Liturgia mensile ad Acquaformosa

CHIESA ORTODOSSA ITALO-ALBANESE
PATRIARCATO DI MOSCA
PARROCCHIA ARBRESHE
SANTA CATERINA MEGALOMARTIRE
VIA GARIBALDI, 64
ACQUAFORMOSA (CS)

Carissimi Fedeli:
        Con grande fervore vi comunico che Domenica 2 Maggio
presso la nostra Parrocchia ortodossa arbreshe
in Via Garibaldi, 64 ad Acquaformosa
dedicata a Santa Caterina Megalomartire
CELEBREREMO
la Divina Liturgia mensile.
Vi aspetto come sempre numerosissimi
per cantare le lodi al Signore Risorto.

giovedì 22 aprile 2010

Dal sito:www.esarcato.it

La risurrezione di Cristo, fonte di ogni nostra speranza

(di Vladimir Zelinskij)

Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la vostra predicazione « ed è vana la vostra fede», dice san Paolo. Non lascia lo spazio al vago e passeggero “senso religioso” che dice che «Dio è nell’anima» e non importa, se ci sia, cosa faccia fuori. Sembra che l’apostolo voglia sottomettere l’impalpabile “tessuto” del credere alla logica aristotelica che esclude la terza via. Non è la logica a essere in gioco, però. Non si tratta di un evento esterno a noi, di un dogma imposto, di un articolo del Credo che siamo costretti a fare nostro.
Il messaggio di Paolo può essere letto diversamente: ogni esistenza umana porta dentro di sé il suo fuoco segreto, un nucleo nascosto che si chiama speranza. E’ la fede che dà alla speranza la gioia di crescere nella fiducia in Dio che, nato da uomo, morto da uomo, sia anche resuscitato da uomo. La fede nella risurrezione è il linguaggio della speranza inespugnabile e irriflessiva, messa in noi, che ci parla della vita del «mondo che verrà». Se Cristo non fosse risuscitato, ogni speranza sarebbe una fantasia, un inutile slancio d’animo, l’evidenza della decomposizione generale sarebbe più forte di quella voce pazza dentro di noi che grida, come Giobbe: «Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso» (19,27).
La speranza dice che si può gridare senza paura, senza cercare le parole corrette e bilanciate perché la notizia della risurrezione porta la promessa folle in cui “io” trovo me stesso solo nell’incontro con il Risorto. La mia vera personalità si rivela solo nella sua rivelazione. Essa tocca me come grano di sabbia nella terra deserta che un giorno, secondo le Scritture, diventerà di nuovo il giardino dell’Eden, come ossa secche che si ricopriranno dalla carne viva nella profezia di Ezechiele.
La promessa s’accende con la Luce che illumina ogni uomo, con la Parola che entra e s’incarna nel nostro cuore, col Volto che ci guarda negli occhi. Quella promessa è la radice di ogni fede cristiana, ma anche il suo “segno di contraddizione”, perché la speranza può parlare con toni diversi. Nell’Ortodossia il suo modo di esprimersi è piuttosto paradossale: Dio è più vicino a noi di quanto lo siamo noi stessi, ma per raggiungerlo ci manca tutta la vita; il Regno è gratuito, è dato a tutti, ma - come dice Gesù nel Vangelo di Matteo - solo «i violenti se ne impadroniscono» (11,12); la promessa è eredità di ciascuno di noi, ma bisogna combattere per acquistarla nel proprio spirito.
L’attesa troppo sicura, quando la salvezza ti arriva come il premio per essere concepito, non è quella che non delude. Il vero messaggio della risurrezione inizia con la follia e la lotta per quella vita che ci fu promessa e che dobbiamo scoprire con «l’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori».

mercoledì 21 aprile 2010

Divina Liturgia - Parrocchia di Castrovillari (CS)


Parrocchia  Ortodossa
Patriarcato di Mosca 
"San Giovanni di Kronstadt"
Palazzo Gallo
P.zza Vittorio Em. II (C.so Garibaldi)
 CASTROVILLARI (CS)


Carissimi Fedeli Ortodossi:
Vi comunico che Domenica 25 Aprile, del Paralitico, 
presso la nostra Parrocchia Ortodossa
celebreremo la Divina Liturgia.
Sabato invece ufficiatura del Vespro
(Vecernie) in preparazione 
della Liturgia domenicale.
Per informazioni sugli orari delle celebrazioni
telefonate al parroco p. Giovanni Capparelli.
Tel.: 3280140556

lunedì 19 aprile 2010

Nicola Arcieri ha pubblicato questo articolo sulla nostra Parrocchia di Castrovillari

Una chiesa ortodossa russa a Castrovillari

Viaggio nel tempio aperto a Palazzo Gallo dove confluiscono molti appartenenti a quel microcosmo di “stranieri” che da anni ormai vive con noi


di Nicola Arcieri

Castrovillari (CS) - Padre Giovanni Capparelli è un religioso ortodosso. Della chiesa ortodossa russa, per essere precisi. A lui fa capo la parrocchia di Acquaformosa. E, dal 28 marzo, anche quella di Castrovillari. «Il sindaco Franco Blaiotta, il presidente della Comunità montana italo-albanese del Pollino Barletta e il presidente del Parco Domenico Pappaterra hanno concesso ai fedeli e a me, in comodato gratuito, l’uso di questi due vani» spiega padre Giovanni, mentre entriamo al piano terra di palazzo Gallo. Un volantino appiccicato ad uno dei portoni minori, con su scritto: “Patriarcato di Mosca, Chiesa Ortodossa, San Giovanni di Kronstadt” è, al momento, l’unico segno di riconoscimento del nuovo luogo di culto.
Dentro è tutto fermo all’essenziale: le pareti perfettamente imbiancate e spoglie, delle sedie e un altare provvisorio per il crocefisso, l’ostensorio, gli altri arredi sacri e, soprattutto, l’antiminsion (un drappo raffigurante la deposizione di Cristo). Quest’ultimo, «non può essere toccato da nessuno se non dal sacerdote», ed è l’elemento che fa la differenza: ciò che non può assolutamente mancare durante la liturgia ortodossa. «Ma tra non molto arriverà anche un’iconostasi», ci assicura il sacerdote. Ovvero la parete divisoria tipica dell’architettura del cristianesimo orientale.
Padre Giovanni ha la barba, un paio di occhialini tondi e un viso simpatico. Ma attenzione a non mischiare l’ortodossia con dell’altro. Quando gli chiediamo come sono i rapporti con i cattolici e con gli italo-albanesi dell’eparchia di Lungro, la risposta non è del tutto diplomatica: «Con i parroci latini sono eccellenti, con gli uniati un po’ meno». E perché? «Perché, pur avendo la stessa ufficiatura, loro fanno di tutto per apparire quello che in sostanza non sono. E, strumentalizzando il fatto di avere la liturgia orientale, molte volte cercano di fare proselitismo nei confronti dei nostri fedeli ortodossi, i quali tante sfumature teologiche non le conoscono».
Andiamo avanti con la conversazione. Gli chiediamo qualche ragguaglio in più sui numeri e le caratteristiche di un fenomeno religioso, quello dei cristiano-ortodossi, poco conosciuto almeno da queste parti. E scopriamo che uno degli aspetti più interessanti sta proprio nell’elemento sociologico ed etnico dei potenziali fedeli della sua parrocchia di palazzo Gallo: la maggior parte sono ucraini, moldavi, rumeni, bulgari, russi, albanesi. Quel microcosmo che da anni ormai vive con noi, che incrociamo per le strade ma che ancora non conosciamo per nome. Preferiamo, ancora chiamarli: “gli extracomunitari”, “le badanti” o i “i rumeni”. «Potrebbero essere in tanti a frequentare la liturgia della domenica – ci confessa padre Capparelli – ma quelli veramente assidui sono ancora pochi». E forse la causa, aggiungiamo noi, non è nemmeno tanto difficile da immaginare: il lavoro, il tempo libero ridotto, i diritti di questa gente d’Europa.
Nonostante ciò, la presenza di fedeli durante la messa oscilla «tra un minimo di dieci ed un massimo di cinquanta». E non è poco, se si pensa agli altri luoghi di culto della città e al loro storico radicamento.
Tra l’altro, assistere ad una funzione religiosa ortodossa di padre Giovanni significa anche entrare in contatto con realtà linguistiche differenti; e lui stesso ammette di celebrare «in italiano, russo, rumeno e anche in greco».
Il prossimo appuntamento è per il 25 aprile presso la parrocchia ortodossa di San Giovanni di Kronstadt a Castrovillari. Nel frattempo, per chi fosse interessato, sono attive un paio di pagine web: www.ortodossia.org/castrovillari e www.arberiaortodossa.blogspot.com
Non solo. Padre Giovanni Capparelli ha anche un suo profilo su Facebook. Cosa aggiungere? Magari: Χριστoς Aνέστη, Cristo è risorto.