lunedì 29 agosto 2011

http://makj.jimdo.com/ (Grazie Fratello Josiph Cosentino salvezza dell'identità della Fede Ortodossa Italo-Albanese)

“Gli albanesi, andavano infettando il popolo con le stravaganti opinioni, e nutrivano nell’animo il veleno contro l’autorità del papa…, che avevano del disprezzo per le censure, e indulgenza, che negavano le pene del purgatorio, somministravano l’Eucarestia ai bambini…” (dal Romanus Pontifex - bolla papale di Pio IV – 1564)
 
 
GLI ALBANESI DI CALABRIA E IL GIUBILEO [i]
 
 
di Pietro De Leo
        
La breve relazione che terrò sul tema affidatomi, contiene alcuni aspetti biografici ed altri che connotano la mia esperienza di studi fatti su questa particolare etnia, quale è quella degli Albanesi calabresi. Ero ancora ragazzo quando nella città di Lecce mi aggiravo nei pressi di Santa Croce dove c’è tuttora una chiesa greca, l’unica parrocchia italo-albanese, nel quartiere omonimo, che non si apriva mai nello stesso giorno in cui si officiava nelle chiese latine, né sapevamo quando questo luogo di culto degli Albanesi veniva aperto. Appena si sentivano suonare le campane, tutti noi, ancora ragazzi, ci recavamo nei pressi di questa chiesa, incuriositi dalla diversità di questo luogo di culto, dove non c’erario altari privilegiati, né posti a sedere, per cui bisognava rimanere in piedi. Il Papas veniva presso questa comunità quando credeva, voleva o doveva, e noi eravamo curiosi di vedere e di sentire questa Messa che era diversissima da quella che noi ascoltavamo almeno una volta la settimana, ogni domenica. E la cosa ci incuriosiva davvero tanto.
     Ciò che notai sempre e subito era la diversità di approccio tra la religiosità greca e quella latina, erano però intuizioni che non si potevano capire a sette o otto anni e che invece, un giorno mentre, giovane liceale, andavo da Lecce a Bari, cominciai a capire meglio quando, nel vagone del treno dove io e il mio amico alloggiavamo, salirono a Brindisi alcuni preti ortodossi.
     Nel nostro scompartimento c’erano alcune suore che recitavano il rosario e, cosa che non dimenticherò mai — era il 2 agosto — dicevano che, non potendo partecipare quel giorno alla Messa, non avrebbero potuto lucrare l’Indulgenza.
     Appena videro questi Papas, col cappello inconfondibile, che entravano nello scompartimento, si alzarono come se avessero visto il diavolo e se ne andarono.
   Qualcosa non mi convinceva, e proprio da questo episodio nasceva la curiosità, divenuta in seguito anche riflessione culturale, di avviare uno studio approfondito sugli Albanesi di Lecce, dove erano già presenti nel secolo XVI, sin dagli inizi del Cinquecento.
     Avevo già pubblicato uno Stato delle Anime e mi ero imbattuto in quasi seimila Albanesi che costituivano un terzo della popolazione; vedevo però che nella mia città la loro lingua non si parlava più.
     Ma, ecco il fatto curioso che era emerso: c’era stato un Pietro Antonio Sanseverino, Principe di Bisignano, che aveva sposato una Castriota Scanderbeg, duchessa di San Pietro in Galatina e che si era interessato a questi reietti o depravati come si diceva nei Capitoli della città di Lecce: si esortava a portarli via perché erano un vero disastro!
     Li avevano condotti qui in Calabria, in luoghi impervi, dove appunto vigeva la cosiddetta «legge della montagna»: non era consentito loro uscire, specie nei giorni di fiera, perché erano considerati e chiamati «ladroni e mascalzoni».
     Parlavano una lingua diversa, tant’è che sono stati considerati come diversi e tali si qualificarono essi stessi.
* * *
 
Nell’ottobre del 1997 seguivo per conto della Regione Calabria i finanziamenti della Legge sul Giubileo, e vedevo che tantissimi paesi albanesi avevano fatto richiesta per i contributi economici legati all’Anno Santo. E visto che, appena sono a Roma una visita fugace alla Biblioteca Vaticana non manca mai, mi capitò sottomano una lettera del cardinale Santoro del 24 gennaio 1577 al vicario episcopale di Crotone, Girolamo Valente, il quale aveva denunciato di aver scoperto tutti eretici i preti greci della sua diocesi.
     Tra le accuse abituali che venivano loro mosse, in primo luogo, vi era la denuncia della convinzione che si dice essere propria di tutti gli Albanesi di Calabria, secondo cui non si devono osservare «iubilei
et indulgentiae» che manda il santissimo Padre, ma solo quelli che manda il Patriarca di Costantinopoli.
     Volli verificare la notizia e trovai che negli Statuti del 1596 della diocesi di Cassano redatti dal vescovo Auderio, poi segretario del cardinale Borromeo, si legge testualmente nel capitolo De
indulgentiis: «Ubi mero de indulgentiis agitur et iubileis, quondaim greci nullo pacto persuaderi possunt ut illa osservent» («Dove poi si tratta delle indulgenze e dei giubilei, non c’è per nulla verso che essi si possano convincere di questo»)
     Naturalmente dobbiamo capire perché gli Albanesi da sempre hanno osservato tale norma, nonostante tutti i contraccolpi dell’episcopato latino che li voleva assolutamente organizzare all’interno della propria Chiesa, e perché hanno sempre resistito alla celebrazione del Giubileo. Uno dei motivi fondamentali era il parametro diverso del computo del tempo; come ben sapete, noi cristiani, tardivamente, solo dal quarto secolo, iniziamo il computo in die a Nativitate Domini nostri Jesu Christi, ovvero dalla nascita di Cristo.
     La Chiesa greca, ha sempre calcolato gli anni ab origine mundi, quindi l’anno della nascita di Cristo éra il 5508, ed in Calabria in particolare, fino al 1620, molte comunità hanno sempre osservato sia il computo dalla creazione, sia quello greco, e iniziavano tranquillamente l’anno il primo di settembre, secondo quanto avveniva nel mondo orientale e nella Chiesa bizantina.
     Parlare di Giubileo era dunque un’argomentazione. che andava al di fuori dei riferimenti canonici e religiosi della Chiesa orientale che non concepisce in alcun modo il discorso sulle Indulgenze.
     Eppure, la cosa mi stupiva perché ricordavo di aver letto nel sesto capitolo del terzo libro del Rodotà[ii], quanto segue: «La fede che hanno professata gli Albanesi è quella stessa che è spuntata nell’emisfero della Macedonia nei primi secoli della chiesa, per opera di San Paolo; fu dai loro primi antenati, successivamente, tramandata ai tardi nipoti, i quali, volgendo a lei avidi gli occhi e stendendo pure le mani, la accolsero nei loro petti e la crebbero nei loro cuori serbandola schietta e limpida qual fu la pura sorgente donde sgorgò senza mai intorbidirla con mescolanza di fango e di creta che ne hanno dato sinceri e sicuri contrassegni fino ai nostri giorni».
     Quando poi mi soffermavo a leggere le memorie dei Valdesi di Calabria, che chiamavano «mescolanza di fango e creta» le Indulgenze dei Romani Pontefici, i quali le concedevano probabilmente anche in senso mercantile, allora ecco che in un certo senso questa connotazione del rifiuto del Giubileo e dell’Indulgenza, la trovavo molto adeguata agli schemi mentali e religiosi degli Albanesi stessi.
     A tale proposito, numerosi sono gli interventi che i Pontefici Romani soprattutto a partire dal Giubileo del 1575 al Giubileo del 1650, hanno fatto sia nei riguardi dei Grecanici sia nei riguardi degli Albanesi, minacciandoli di scomunica se avessero ancora ritenuto di non dovere accettare la sacra Indulgenza del Giubileo, che era in effetti molto lontana dalla loro spiritualità, dalla loro religiosità e dalla loro catechesi
     Darò poi tutte le indicazioni che vengono portate in questo senso nei Registri pontifici; vero che qualche Albanese è disposto ancora ad andare in pellegrinaggio verso la Terra Santa, ma non per acquistare l’Indulgenza bensì per visitare i luoghi della Redenzione.
     Siamo in presenza di due mondi differenti e distinti che sono stati poi in parte ricongiunti quando dopo l’istituzione del Collegio Greco (prima quello di Roma e poi quello di San Benedetto Ullano nella diocesi di Bisignano), con la sua particolare attenzione e lungimiranza la Sede Apostolica ha riconosciuto almeno parte di quelle identità religiose, costituendo tra l’altro due eparchie o diocesi greche per gli italo-albanesi (prima quella di Lungro in Calabria neI 1919, poi quella di Piana degli Albanesi in Sicilia nel 1937).
     Proprio quest’anno mi è capitato di andare al Collegio Greco di Roma e di incontrare il vescovo di Piana degli Albanesi, al quale ho rivolto questa domanda: « Eccellenza, ma lei crede nel Giubileo? »; rispose: «Ben conoscendo la teologia ortodossa, non scriverò mai la parola Giubileo nelle mie lettere pastorali».
     Era la risposta che io avevo già dato ai sindaci che facevano pressione per avere i finanziamenti del Giubileo, invitandoli ad una maggiore serietà nelle richieste. Giustamente, di fronte alla mia esortazione il comune di Guardia Piemontese, ritirò subito la sua richiesta in merito.
     Agli altri sindaci cercai di spiegare che era inutile richiedere finanziamenti in vista del Giubileo, visto che le loro tradizioni sono tutt’altro che in sintonia con tali prospettive e pratiche religiose.
Il sindaco di Bova mi disse: <
     A Bova difatti è stato finanziato il totale recupero della sinagoga. Perciò credo che anche queste situazioni, giubilari o non giubilari che siano, ci consentono di approfondire quei piccoli segmenti socio-culturali che sono propri dell’identità religiosa di un popolo, che vanno preservati come tali e che non vanno invece soggetti a confusione.
     Oggi esiste invece un pericolo reale: quello dell’omologazione degli Albanesi alle tradizioni della Chiesa e della cultura latina. Il pericolo è presente e per due motivi: quello che ormai gli Albanesi finalmente non vivono più isolati; la maggioranza di essi vive infatti in luoghi aperti che non tutelano, come accadeva in passato, una etnia chiusa (ed è bene che sia così); il secondo motivo è che per poter comunicare usano non il proprio idioma, ma la lingua italiana.
     Ed ancora, sussiste tra gli Albanesi la tendenza ad avere una sorta di riverenza verso la Chiesa latina pur avendo lottato fermamente in passato per preservare l’identità del proprio rito; tale riverenza si apre oggi a tal punto che era stato addirittura programmata l’istituzione di un santuario con possibilità di lucrarvi le indulgenze. Per fortuna un illuminato prelato come mons. Fortino osservò giustamente che la cosa era alquanto impropria e dell’iniziativa programmata non se ne è fatto più niente.
     Da tutto ciò nasce la considerazione che occorre stare molto attenti: lo studio del passato e quello delle identità delle singole etnie, ci consente anche di porre dei punti fermi, che non sono ottusità mentale, ma sono, a mio avviso, punti solidi per preservare dall’omologazione queste etnie che vanno invece e giustamente tutelate e salvaguardate
     Il Giubileo allora non c’entra assolutamente con le tradizioni degli italo-albanesi ed avrebbe più senso se le eparchie di Lungro o di Piana degli Albanesi si recassero a Roma non per il Giubileo, ma ad limina Apostolorum, come anticamente facevano i monaci greci; forse la cosa sarebbe sicuramente più appropriata e il giusto senso sarebbe più evidente.
     Il pellegrinaggio verso la tomba degli Apostoli aveva infatti questo particolare significato: non per ottenere l’indulgenza, ma per un forte senso di presenza fisica dei Santi Pietro e Paolo in quel luogo che è stato santificato dalla testimonianza altissima della loro fede nel martirio.
 
NOTE

[i] Tratto dagli “Atti del convegno di studi” dedicato alle “Minoranze etniche e culturali nella Calabria settentrionale fra il XV e il XIX secolo”, pagg. 23/27 – Presente nei Quaderni “il Palio” a cura di Luigi Falcone – Bisignano 19 giugno 2000;
[ii] Rodotà, Dell’origine, progresso e stato presente del rito greco in Italia, Roma, 1763.

La nostra Chiesa Parrocchiale - Castrovillari


sabato 27 agosto 2011

Pubblicata da Enoria e Shen Theodhorit Vlore

Shen Kozmai i Etolisë “Zëri i tij doli në gjithë dheun, dhe fjalët e tij deri në anët e botës”. (Romakëve 10, 18)

Më 24 të muajit Gusht Kisha kremton dhe nderon kujtimin e hirshëm të hierodëshmorit të lavdëruar Kozma nga Etolia. Shën Kozmai është nga shenjtorët e Kishës, që quhen dëshmorë të rinj dhe u dalluan në kohën e pushtimit turk. Turqit, pas rënies së Kostandinopojës, janë, në Lindje, përndjekësit e rinj të Kishës, dhe atëherë shumë të krishterë, burra dhe gra, që të mos ndërrojnë besën, parapëlqyen dhe dhanë jetën e tyre. Këta janë ata, që me shembullin dhe sakrificën e tyre, mbajtën të gjallë besën Orthodhokse të skllevërve të krishterë të Lindjes.
Kush tjetër do të ishte më i përshtatshëm të flasë në ditën e kujtimit të tij? Mësimet e tij janë të urta dhe të thjeshta. Të pakta por të arrira. Atje brenda gjen dikush esencën e Besës, të domosdoshmet për shpëtimin. Ndërmjet temave të tjera, flet në mësimet e tij edhe për të Tërëshenjtën.
I
Shën Kozmai kishte një dashuri dhe respekt të veçantë për Hyjlindësen. Besonte, se personi i së Tërëshenjtës, është çelësi i besimit dhe se besa tek misteri i së Tërëshenjtës dhe Hyjlindëses na dallon nga ateistët dhe heretikët. Ka të na thotë shumë për të Tërëshenjtën shën Kozmai. Por, nga gjithë ato që thotë në Mësimet e tij, pesë stoli për të Tërëshenjtën dhe katër mesazhe për ne do të na paraqesë në predikimin e sotëm.
Stolia e parë: E Tërëshenjta është Eva e re. Nëse nga Eva e parë trashëguam mëkatin dhe vdekjen, nga Eva e dytë, Hyjlindësja, trashëguam çlirimin dhe jetën. Thotë edhe një koment teologjik të bukur shën Kozmai. Gruaja e parë, Eva, lindi nga brinja e burrit, e Adamit. Kishte borxh gruaja tek burri. I detyrohej jetën. Vjen Eva e re, e Tërëshenjta, dhe shlyen borxhin në gjininë e burrit. Ashtu si pa grua lindi gruaja e parë, kështu pa burrë, Eva e re, e Tërëshenjta lindi njeriun e ri, Perëndinjerinë.
Stolia e dytë: E Tërëshenjta është më e lartë se gjithë gratë e botës, nga gjithë njerëzit, më e lartë edhe se engjëjt. Duke folur shën Kozmai për Hyrjen e Virgjëreshës në Tempull, thotë se engjëll i Zotit e ushqente me ushqim qiellor, bashkëbisedonte me engjëjt dhe u bë “më e nderuar se Keruvimet dhe më e lavdëruar pa krahasim se Serafimet”.
Stolia e tretë e shën Kozmait për të Tërëshenjtën: E Tërëshenjta u bë mjeti i dhembshurisë së Perëndisë. Patriku Jakov pa një shkallë, që bashkonte tokën me qiellin, dhe Zoti Perëndia zbriste nga kjo shkallë. E Tërëshenjta është shkalla që zbriti Perëndia nga qielli në tokë, duke u bërë njeri.
Profeti Ezekiel pa një portë, “portën nga lindja” (Ezekiel 44, 1), që është e mbyllur dhe asnjë nuk kaloi nga ajo, përveç Perëndisë, dhe mbas kalimit të Perëndisë mbeti prapë e mbyllur. Kjo është simbol i gjithmonvirgjërës Hyjlindëse. E Tërëshenjta u gjend e qashtër që të mikpresë në mitrën e saj Perëndinë e mishëruar. Kjo përbën edhe stolinë e saj të katërt.
Stolia e pestë: Është emri i së Tërëshenjtës. Maria është emri i saj. Por çdo të thotë Maria? Do të thotë Zonjë, do të thotë edhe Mbretëreshë. Është Zonja Hyjlindëse. Zonjë, sepse zotëroi mbi të keqen. Zonjë se është nëna e Zotit. Zonjë, sepse ne shërbëtorët e përulur i biem në gjunjë me dhimbje dhe shpresë dhe kërkojmë ndërmjetimin e saj. Cilado zonjë tjetër e rëndësishme e kësaj bote është një zero përpara Zonjës Hyjlindëse. Dhe është Mbretëreshë e Tërëshenjta. Në kokën e saj ka kurorën e shenjtërisë. Në duart e saj mban skeptrin e dashurisë. Dhe fronet e saj janë dy. Njëri në të djathtë të Perëndisë, sipas psalmit: “mbretëresha qëndroi në të djathtën tënde” (Psalm 44, 9). Tjetri, në të majtë të trupit njerëzor, është froni i zemrës sonë. Për mëkatet tona i lutet Birit të saj, të na mëshirojë. Dhe ka shumë guxim për të folur Nëna e Shpëtimtarit. Shumë fuqi ka lutja e nënës për dashamirësinë e Dhespotit, psal Kisha jonë çdo ditë në shërbesën e orëve.
II
Katër mesazhe për ne, në lidhje me të Tërëshenjtën.
1. I pari është mesazh feminist. Bëhen shumë fjalë në ditët tona për të drejtat e gruas dhe për barazinë e gruas me burrin. Barazinë e vërtetë të dy gjinive e predikoi Krishtërimi këtu e dy mijë vjet; barazi reale, jo sheshim. Shën Kozmai, mbartës i predikimit autentik të Ungjillit, kritikon ashpër pushtetin burrëror dhe predikon barazinë e krishterë:
“Duhet edhe ti, burrë, të mos përdorësh gruan tënde si skllave, sepse krijesë e Perëndisë është edhe ajo, ashtu si ti. Aq sa u kryqëzua Perëndia për ty, aq u kryqëzua edhe për atë. Atë e quan ti Perëndinë, Atë e quan edhe ajo. Keni një besim, një pagëzim, Perëndia nuk e ka më poshtë...”
Në një pikë tjetër të Mësimeve të tij, qorton burrin dhe lartëson gruan: “Çfarë dobie ke të mburresh se je burrë, nëse je më keq se gruaja dhe shkon në ferr e digjesh përgjithmonë, ndërsa gruaja jote shkon në parajsë të gëzohet përgjithmonë”.
2-3. Në personin e së Tërëshenjtës nderohet njëkohësisht mëmësia dhe virgjëria, martesa dhe përkushtimi. Atëherë gruaja është e denjë për nder dhe respekt, kur është ose nënë ose e virgjër. Thotë shën Kozmai: “U lind Zoti ynë nga gruaja, që të nderojë gruan. U lind Zoti ynë nga e virgjëra, që të parapëlqejë virgjërinë. Ti, vëllai im, që do të ruash virgjërinë, të urresh botën; atëherë je i mirë, atëherë bëhesh si engjëll. U lind Zoti ynë nga e fejuara, që të bekojë martesën”. Martesa dhe virgjëria përndiqen dhe luftohen në ditët tona. Martesa prishet me ligje jo të krishtera, të cilat lejojnë abortet, që vrasin frytin e amësisë që është fëmija. Për sa i përket virgjërisë, si të mbeten të rinjtë tanë të pastër dhe të virgjër, kur gjithë mjetet e komunikimit shfaqin gjithë këto pisllëqe?
Mesazhi i fundit i shën Kozmait është: Nderim për të Tërëshenjtën Hyjlindëse, i cili përkthehet në dy gjëra, në kreshmë dhe në lëmosha.
*  *  *
Vëllezërit e mi të dashur më Krishtin! E Tërëshenjta na fali dhuratën më të madhe, Shpëtimtarin Krisht. Le t’ia shpërblejmë me respekt, nder dhe modesti. E Tërëshenjta kërkon të reshtim së nderuari me hipokrizi dhe të rendim ta nderojmë me të vërtetë. Dhe nderi i vërtetë është imitimi. Këtë le të ndjekim duke psalur me shpresëtari dhe urtësi: O Hyjlindëse e Tërëshenjtë ndërmjeto për ne. U bëftë.


Me urime të përzemërta:

Mitropoliti i Beratit, Vlorës, Kaninës dhe gjithë Myzeqesë

† IGNATI

Sabato 27 agosto 2011 - Battesimo della piccola Daria Vasilica


venerdì 26 agosto 2011

Dal sito cattolico: Zenit.org

Bartolomeo I convoca una Sinassi di antiche Chiese ortodosse
Preoccupazione del Patriarcato di Mosca
di Inma Álvarez

ISTANBUL, giovedì, 25 agosto 2011 (ZENIT.org).- Il Patriarcado ecumenico di Costantinopoli ha convocato una Sinassi (parola greca che designa un'assemblea di tipo religioso) alla quale ha invitato le antiche Chiese ortodosse, cioè i Patriarchi ortodossi di Gerusalemme, Antiochia e Alessandria, oltre all'Arcivescovo di Cipro.
Nella riunione, in programma a Istanbul il 1° e il 2 settembre, è previsto che vengano trattate due questioni: la situazione dei cristiani in Medio Oriente e lo stato attuale delle relazioni interortodosse, in vista di un futuro Concilio Panortodosso.
L'obiettivo è sbloccare l'impasse in cui si trova la Commissione Preparatoria di questo Concilio, annunciato più di un anno fa, nel giugno 2010, durante la storica visita del Patriarca Bartolomeo I in Russia.
Secondo quanto ha reso noto Orthodoxie.com, la decisione del Patriarca di invitare l'Arcivescovo di Cipro è dovuta al fatto che questa Chiesa, “come i tre Patriarcati, deve la sua autocefalia alla decisione di un concilio ecumenico”.
Nella lettera di convocazione della Sinassi, Bartolomeo I indicava che questa peculiarità “non vuole certamente escludere le altre Chiese ortodosse dalle decisioni panortodosse, ma al contrario, vuole sostenere e favorire l'unità”.
Uno dei dieci punti principali affrontati dalla Commissione Preparatoria è proprio rappresentato dai principi per la dichiarazione dell'autonomia delle Chiese ortodosse (proclamazione del carattere autocefalo), il punto di maggior frizione tra loro, soprattutto tra la Chiesa ortodossa greca e quella russa, quest'ultima maggioritaria nell'ortodossia e autocefala dal 1488.
Disaccordo di Mosca
La convocazione della Sinassi è stata infatti accolta con forti critiche dal Patriarcato di Mosca, secondo quanto espresso il 21 giugno scorso dal metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le Relazioni Esterne.
In quell'occasione, il metropolita ha detto di “non essere d'accordo a che un gruppo particolare di Chiese si consideri 'il pilastro' dell'ortodossia mondiale sulla base del fatto che l'autocefalia è più antica di quella di altre Chiese”, osservando che “c'è un tentativo di dividere l'ortodossia in Chiese di 'prima categoria' e Chiese di 'seconda'”.
“Se vogliamo preparare degnamente e svolgere il Concilio Panortodosso, dobbiamo sostenere i concetti ecclesiologici che uniscono tutte le Chiese ortodosse e non creare nuovi concetti che non possono fare altro che portare alla divisione e al disordine”, ha affermato.
Negli ultimi giorni, ad ogni modo, come ha confermato il Patriarcato russo, il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e il metropolita Hilarion si sono incontrati nell'isola turca di Imbros (non al Fanar, la sede del Patriarcato di Costantinopoli); una visita interpretata come un segno di distensione tra i due.
L'incontro è durato due giorni, il 21 e il 22 agosto, ha reso noto il Patriarcato di Mosca. Questa domenica il Patriarca Bartolomeo, che è originario di Imbros, ha voluto mostrare al metropolita Hilarion i luoghi della sua infanzia e giovinezza.
Dopo aver recitato insieme i vespri nelle chiesa della Dormizione di Santi Teodori, il Patriarca si è rivolto pubblicamente al metropolita, ringraziando per il lavoro del suo Dipartimento a livello di relazioni tra i due Patriarcati. “Ciò naturalmente non significa che a volte non ci sia qualche nube e non sorga qualche problema, ma cerchiamo di superarli e di risolverli insieme per proseguire la nostra armoniosa collaborazione”, ha concluso.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

CHIESA ORTODOSSA
PATRIARCATO  DI  MOSCA
PARROCCHIA
SAN GIOVANNI DI KRONSTADT
CASTROVILLARI

Care Fedeli, Cari Fedeli:
    Vi comunico che sabato 27 agosto 2011, con inizio alle ore 16.00 presso la nostra Chiesa parrocchiale conferiremo il battesimo alla piccola  Daria Vasilica,
di seguito celebreremo il  Vespro solenne della Festa della Dormizione della Madre di Dio e se ci saranno fedeli sufficienti svolgeremo anche la processione con l'icona della festa.
Domenica 28, Festa della Dormizione, celebrazione della Divina Liturgia alle ore 10.00 . Vi aspetto sempre numerosi, anzi vi consiglio di portare con voi, un parente, un amico; più siamo e meglio stiamo!!!!
p. Giovanni

sabato 20 agosto 2011

Dal sito: Nati dallo Spirito

“L’anima non ha un istante di tregua

quando Dio ritira da lei la grazia”


Quando la grazia abbandona l’anima, in quei momenti dolorosi l’anima ha la sensazione di essere caduta dal cielo sulla terra, e vede tutte le malizie del mondo. Non ci sono più momenti di gioia per l’anima, fino al momento in cui il Signore non le ridà la sua grazie.
L’anima che ha gustato la dolcezza dello Spirito Santo non può dimenticarla; essa languisce giorno e notte, e insaziabilmente si lancia verso Dio. Chi potrà descrivere l’ardore del suo amore per Dio nel quale ha riconsciuto il suo Padre celeste? Finché il Signore non avrà dato la sua grazia a quest’anima, essa non troverà sulla terra un istante di tregua [...]
L’anima mia languisce verso di Te, ma non ti può trovare.
Tu vedi Signore come essa è attratta verso la tua grazia e piange cercandola.
Quando io non la conoscevo non potevo chiedertela in questo modo.
Come potrei domandare ciò che non conosco?
Ma ora io Ti imploro, poiché l’anima mia Ti ha conosciuto e ha gusato la dolcezza
del tuo Spirito santo, ed ha amato Te, suo Creatore.
Tu hai dato ai tuoi Santi la grazia ed essi ti hanno amato fino alla fine.
Hanno disprezzato i beni terrestri,
poiché la dolcezza del tuo amore non permette che si ami la terra e la bellezza
di questo mondo, che non sono nulla dinanzi alla tua grazia.
San Silvano l’Athonita
tratto da Archimandrita Sofronio,
Silvano del Monte Athos, Gribaudi, p.297-298

Dal sito amico: Eleousa.net

Regno Unito - Consultazioni teologiche a Cambridge

Cambridge, 5 agosto 2011 - Dal 3 al 5 agosto 2011 si sono svolte a Cambridge, sulla base del college di Westminster, alcune consultazioni teologiche aventi lo scopo di preparare un manuale di patristica per diverse denominazioni cristiane, in primo luogo protestanti.
Promotore dell’idea di realizzare tale manuale è stato il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca; il progetto viene realizzato sotto l’egida della commissione “Fede e costituzione” del Consiglio ecumenico delle Chiese.
Alle consultazioni ha preso parte l’archimandrita Kirill (Govorun), vicepresidente del Comitato educativo e vicerettore della Scuola di master e dottorato della Chiesa Ortodossa Russa, Susan Derber, direttrice del College di Westminster, il monaco cattolico Michel van Parys, già abate del monastero di Chevetogne in Belgio, e Tamara Grdzelidze, collaboratrice della commissione “Fede e costituzione” del Consiglio ecumenico delle Chiese.

(Fonte: Decr Servizio Comunicazione; www.mospat.ru)

Dalla Chiesa Ortodossa Russa

I cinque anni della chiesa russa della

Ss. Trinità festeggiati a Pyongyang

Una delegazione della Chiesa ortodossa russa guidata dall’arcivescovo Mark di Yegorevsk, responsabile del Segretariato per le istituzioni all’estero del Patriarcato di Mosca, ha visitato la Repubblica democratica popolare di Corea per partecipare alle celebrazioni in occasione del quinto anniversario della consacrazione della Chiesa della Trinità a Pyongyang.

Il 12 agosto la delegazione è stata accolta all’aeroporto di Pyongyang dai chierici della parrocchia della Ss. Trinità, da rappresentanti dell’Ambasciata russa in Corea del Nord e dall’arciprete Sergij Jakutov, a capo di un’altra delegazione, della diocesi di Vladivostok della Chiesa Russa.

Il 13 agosto l’arcivescovo Mark ha presieduto la celebrazione della divina liturgia nella chiesa della Ss. Trinità. Con lui hanno concelebrato i chierici locali e sacerdoti e diaconi della diocesi di Vladivostok. Al servizio liturgico erano presenti l’ambasciatore russo V. Sukhinin e diversi dipendenti dell’ambasciata, come anche capi e membri delle missioni diplomatiche della Romania, Svizzera, Etiopia e di altre ambasciate e organizzazioni internazionali.
 Dopo la celebrazione, l’arcivescovo Mark ha trasmesso ai presenti le parole di saluto e la benedizione del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, che in quella stessa data cinque anni prima – in qualità di presidente del Dipartimento per le relazioni esterne – aveva presieduto la grande consacrazione della chiesa della Trinità, e la prima ordinazione di un sacerdote ortodosso nella Corea del Nord. L’arcivescovo Mark ha espresso gratitudine alle autorità per la decisione di costruire una chiesa ortodossa in Corea del Nord, facendo notare che tale decisione fu presa dal presidente del Comitato nazionale per la difesa Kim Jong-il durante una sua visita a Mosca nel 2002.

Il presidente della Società dei credenti della Corea del Nord, Chang Jae-on, ha espresso le proprie congratulazioni ai partecipanti dell’avvenimento che – ha affermato – segna una data significativa nella storia dell’Ortodossia in Corea.
Dopo la celebrazione, l’arcivescovo Mark ha trasmesso ai presenti le parole di saluto e la benedizione del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, che in quella stessa data cinque anni prima – in qualità di presidente del Dipartimento per le relazioni esterne – aveva presieduto la grande consacrazione della chiesa della Trinità, e la prima ordinazione di un sacerdote ortodosso nella Corea del Nord. L’arcivescovo Mark ha espresso gratitudine alle autorità per la decisione di costruire una chiesa ortodossa in Corea del Nord, facendo notare che tale decisione fu presa dal presidente del Comitato nazionale per la difesa Kim Jong-il durante una sua visita a Mosca nel 2002.

Il presidente della Società dei credenti della Corea del Nord, Chang Jae-on, ha espresso le proprie congratulazioni ai partecipanti dell’avvenimento che – ha affermato – segna una data significativa nella storia dIl 15 agosto, festa nazionale della liberazione della Corea del Nord, la delegazione della Chiesa Russa ha presenziato alla deposizione di corone di fiori davanti al monumento alla Liberazione (monumento ai soldati sovietici sulle rive del fiume Tedon, al centro di Pyongyang) e al monumento ai soldati sovietici, nel cimitero di Pyongyang. Davanti alla croce ortodossa del cimitero il vescovo e i chierici hanno celebrato l’officio dei defunti dell’Ortodossia in Corea.
La visita della la delegazione della Chiesa Ortodossa Russa ha trovato grande eco nella stampa e nei mass-media coreani.

La sera del 15 agosto la delegazione ha fatto rientro in Russia.