sabato 20 ottobre 2012

Dal sito: Eleousa.net

 Messaggio del metropolita Savva

Il metropolita di Varsavia e di tutta la Polonia Sawa ha inviato una lettera al Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, nella quale esprime preoccupazione per le azioni aggressive contro la Chiesa ortodossa russa.
Nel suo messaggio al Santo Patriarca, il Primate della Chiesa ortodossa polacca ha dichiarato che il messaggio congiunto al popolo della Russia e della Polonia, firmato il 17 agosto 2012 a Varsavia, è stato visto da molti in Russia e in Polonia come un invito all'azione per superare le difficoltà nei rapporti tra i popoli, a creazione di una cooperazione basata sulla comprensione reciproca e sull’amore.
Nel testimoniare il dinamismo attivo della Chiesa ortodossa russa, finalizzato alla creazione della giustizia e della pace nella società, il metropolita Sawa ha espresso dolore e sconcerto per l'aggressione e la calunnia contro la Chiesa.
Il testo della lettera è riprodotto qui di seguito integralmente:

Vostra Santità!

Ricordando la visita di Vostra Santità alla Chiesa ortodossa polacca, posso testimoniare che la presenza di Vostra Santità in Polonia ha lasciato nei cuori dei vescovi, del clero e dei fedeli un profondo senso di gioia pasquale e di gratitudine.
Questo sentimento è stato condiviso con i vescovi, il clero e i membri della Chiesa cattolica in Polonia. Il messaggio congiunto ai popoli della Russia e della Polonia è attualmente oggetto di dibattito nella Chiesa, nel mondo accademico e negli ambienti pubblici. Il messaggio è stato accettato con gratitudine da molti come un invito all'azione per superare le difficoltà nei rapporti tra i popoli polacco e russo e la creazione di una cooperazione basata sulla comprensione reciproca e sull’amore.
Noi abbiamo appreso con dolore i casi riportati di atteggiamento ostile e aggressivo verso la Chiesa ortodossa russa. Queste azioni sono in aumento e sono previste aggressioni contro la Chiesa ortodossa russa.
La Vostra personalità, Santità, il Vostro attivismo a favore della Chiesa e della Patria, costituiscono una resistenza alle forze del male. Le Vostre iniziative, la predicazione circa l'importanza dei valori cristiani sono una "pietra d'inciampo" per le persone che sono nelle mani di Satana. L’atteggiamento ostile verso la Chiesa e verso di Voi sono percepiti dai mezzi di comunicazione come un segno di barbarie spirituale, che cerca di distruggere il corpo della Chiesa e sedurre i credenti deboli. Questo viene fatto da quelle persone che amano parlare di democrazia e tolleranza.

Vostra Santità!

Dopo essere sopravvissuti al nostro dolore in occasione di calunnie e false accuse, dalla pienezza della Chiesa polacca ortodossa esprimiamo il nostro rispetto e amore per Vostra Santità, la gerarchia, il clero e tutti i fedeli della Santa Chiesa, assicurando la nostra preghiera per Voi e per gli altri come Voi, per l'unità della Santa Ortodossia e la pienezza della Santa Chiesa del Signore Gesù Cristo.
Ci auguriamo che i capi di governo, i capi dei partiti politici, le organizzazioni sociali, le persone responsabili dei media, e tutti i credenti e non credenti riconoscano che tutte le azioni contro la Santa Chiesa Ortodossa e contro altre fedi e religioni sono una vergogna per tutti i cittadini della Federazione Russa e minano le fondamenta del lavoro verso un futuro giusto e pacifico e verso tutto ciò che la Federazione Russa ha raggiunto dopo il periodo ateo.

Vostra Santità!

Vi auguro la forza mentale e fisica, il coraggio e la pazienza per sostenere il messaggio vincente della Santa Ortodossia.
Siano di sostegno per noi le parole di San Paolo: "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati” (Rm 8, 35-37).

Con amore in Cristo,

Sawa,
Metropolita di Varsavia e di tutta la Polonia

(Fonte: Decr Servizio Comunicazione; ww.mospat.ru)

Dalla Chiesa Ortodossa Russa

Incontro col Papa

Il 16 Ottobre 2012 il metropolita Hilarion di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, si è incontrato col Papa Benedetto XVI. L’incontro ha avuto luogo in Vaticano, dopo la sessione ordinaria del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Cattolica Romana, dove il metropolita Hilarion è intervenuto in qualità di ospite, con un messaggio di saluto.
Il Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato ha trasmesso al Santo Padre Benedetto XVI i buoni auspici di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill. A sua volta, il Papa ha augurato il sostegno di Dio al Primate della Chiesa ortodossa russa.
Nel colloquio con il pontefice è stata affrontata una vasta gamma di questioni. Rispondendo alle domande del capo della Chiesa cattolica romana, il metropolita Hilarion ha parlato della situazione della Chiesa ortodossa russa, del processo attualmente in corso di creazione di nuove metropolie e relative nomine di vescovi, dello stato delle scuole religiose e dei monasteri, dell’impegno missionario della Chiesa, dell’insegnamento della cultura religiosa e dell’etica laica nelle scuole, dell’apertura di cattedre di teologia nelle scuole laiche.
Il metropolita ha parlato al pontefice anche delle attività della Commissione sinodale teologico-biblica del Patriarcato di Mosca, da lui presieduta, e del suo incontro con il neo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Mons. Gerhard Ludwig Müller, avvenuto la stessa mattinata ed ha espresso la propria speranza nello sviluppo delle relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana nella sfera degli studi teologici.
Si è anche trattato della profanazione dei luoghi sacri cristiani in diversi paesi, in particolare, degli atti di vandalismo che ha avuto luogo presso la Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Papa Benedetto XVI ha espresso la sua solidarietà con la Chiesa ortodossa russa sulla questione e sorpresa per la reazione di alcuni dei mezzi di comunicazione a questi eventi.
Un importante argomento di conversazione è stata la persecuzione dei cristiani in diverse parti del mondo. Il metropolita Hilarion ha sottolineato che la protezione della popolazione cristiana in Medio Oriente e in altri paesi, in cui essi si trovano ad affrontare discriminazione e molestie, è una preoccupazione comune di ortodossi e cattolici.
Al termine della conversazione, il metropolita Hilarion ha offerto  a Papa Benedetto XVI  un’icona della “Discesa agli Inferi,” dipinta dal Protodiacono Aleksej Trunin. Poi il presidente del Dipartimento ha presentato al pontefice i suoi accompagnatori: lo hieromonaco Antonij (Sevryuk), Segretario delle parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia, e il diacono Aleksij Dikarev, collaboratore del Segretariato per le relazioni tra i cristiani del Dipartimento.

 

venerdì 19 ottobre 2012

Dal sito: http://ortodossia-testimonianzaortodossa.blogspot.it

Chi è colui che ci induce in tentazione?

Perché non é corretto pregare "non ci indurre in tentazione"

        Il nostro Signore tramite il suo sacrificio ha liberato l’uomo dalla tirannia del diavolo rendendolo libero. L’uomo prima dell’incarnazione e del sacrificio del Verbo era sotto la tirannia del demonio, come uomo caduto, avendo il demonio dentro di sé che lo tentava violando la sua libertà. Con il battesimo l’uomo scaccia il demonio e si veste di Cristo. Cristo con il battesimo prende il posto del demonio dentro di noi e ci libera dalla sua tirannia, ridando all'uomo la libertà. Così l’uomo può usare il libero arbitrio, è libero e può scegliere se seguire la via del Signore o la via del peccato. Il demonio continua a tentarlo attaccandolo e tentandolo, cercando di indurlo a cadere preda della passione ma non può violare il libero arbitrio dell’uomo.  L'esito finale della battaglia dipende dall'uomo stesso. È l’uomo che decide quale via intraprendere: può scegliere la via della morte o la via della Vita, la via che conduce ad essere servo delle passioni o la Vita che conduce alla libertà in Cristo. Possiamo scegliere se essere figli del demonio o figli di Dio.
Il demonio cerca in tutti i modi di buttare l’uomo  nel peccato e nella sofferenza. Con i pensieri cattivi attacca la mente dell’uomo cercando di entrare nella sua anima, al fine di farlo inghiottire dal mare delle passioni.
         Se il demonio è dunque il tentatore, il menzognero, perché alcuni nella loro preghiera chiamano Dio tentatore dicendo “non ci indurre in tentazione”? 
        È possibile che il Signore che, per amore dell’uomo, desiderando la sua salvezza, è sceso in terra incarnandosi, prendendo forma di servo, e versando, di suo volere, il suo sangue sulla croce possa indurre l’uomo alla tentazione e al peccato?  Dio è il nostro liberatore e salvatore.
          Preghiamo dunque il Signore di non esporci in una tentazione che non siamo in grado di superare e che ci liberi anche dalla tentazione del demonio di pregare chiamando Dio tentatore. Amin

mercoledì 17 ottobre 2012

  Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
(di fronte la pizzeria da Armando -
seguendo Corso Garibaldi a destra)
Castrovillari (cs)

 
21  Ottobre  2012

Santa Pelagia

Tono III

 
Orario Ufficiature 

Sabato 20 - Ore 17,30: Vespro (Vecernie)


Domenica 21 - Ore 10.00 : Divina Liturgia 


  Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
carissimi Arbëreshë  dei paesi viciniori,
(San Basile - Frascineto - Ejanina - Civita)
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
 per celebrare con Voi le Ufficiature 
della Vostra Chiesa e della Vostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
 il Parroco al: 3280140556
 
 

Dal sito amico: http://makj.jimdo.com/

Agli Uniati e ai filo-unionisti che serpeggiano nella Chiesa ortodossa, dedichiamo  la vita del nostro santo padre e martire Atanasio di Brest, ricordando loro la profezia del santo: « L'uniatismo si estinguerà, l'Ortodossia prospererà».  
 
S. ATANASIO DI BREST (1)
 
di Vladimir Keidan 
Icona del santo Ieromartire Atanasio (Afanasij) Igumeno di Brest-Litovsk.
Icona del santo Ieromartire Atanasio (Afanasij) Igumeno di Brest-Litovsk.
 
     Visse in un difficile momento nella storia della Chiesa ortodossa dello Stato polacco. Le notizie circa la vita provengono dai suoi diari personali, pubblicati postumi con il titolo di Diarius, mentre la storia della sua morte è descritta in un libro scritto dai suoi discepoli, i religiosi del monastero di Brest, oltre che una breve  , redatta in lingua polacca, del 1666. E evidente in queste opere il segno lasciato dalla tragica lotta che si svolse tra ortodossi e cattolici in Polonia nel periodo successivo alla proclamazione dell’Unione di Brest, nel 1596. […]
      Nel 1596, nel corso del concilio convocato nella città di Brest, fu proclamata l’unione della Chiesa rutena (cioè della metropolia di Kiev, allora inclusa nei territorio della Rzeczpospolita, res publica, denominazione ufficiale dello Stato polacco) con la Chiesa cattolica romana. […] Nella realtà storica l’Unione fu preparata e messa in atto da uomini accecati dalla brama di potere, dalla xenofobia e da altre passioni. L’Unione fu dichiarata effettiva, sebbene non fossero state prese in considerazione le obiezioni sollevare dai rappresentanti ortodossi e fosse rimasta senza risposta la loro richiesta di prorogare l’attività consultiva del concilio. I rappresentanti di fede ortodossa che non accettarono quest’unione imposta, insieme ai loro sostenitori furono scomunicati con una lettera enciclica della fazione unionista.
     Un sinodo dei vescovi ortodossi che rigettavano l’Unione rispose alla scomunica con la condanna del metropolita e dei vescovi che l’avevano approvata e con i due decreti seguenti: 1) «Ci impegniamo sulla nostra fede, coscienza e onore, per noi e per i nostri posteri, a non prestare ubbidienza al metropolita e ai vescovi condannati con sentenza del sinodo, a non sottometterci a loro, a non lasciare loro alcuna autorità su di noi; inoltre ci impegniamo a contrastare, per quanto possibile, le loro decisioni, azioni e disposizioni, a restare saldi nella nostra santa fede e fedeli ai veri pastori della nostra santa Chiesa, soprattutto ai nostri patriarchi, senza abbandonare il vecchio calendario, preservando scrupolosamente la pace comune protetta dalle leggi opponendoci a ogni persecuzione, violenza e innovazione, con cui possano evitare di ostacolare l’integrità e la libertà della nostra liturgia secondo l’antico rito. Questo solennemente proclamiamo innanzitutto davanti al Signore Dio, quindi dinanzi a tutto il mondo e in particolare, a tutti i sudditi della corona del Grande Principato di Lituania e dei territori appartenenti alla Corona»; 2) «Noi, senatori, dignitari, funzionari e cavalieri, insieme ai membri del clero di fede greca, figli della Chiesa orientale, riuniti qui a Brest in concilio, siamo venuti senza alcun dubbio a conoscenza dagli alti dignitari inviati al  concilio per grazia di sua Maestà che essi con i metropoliti e alcuni vescovi, apostati della Chiesa greca,  hanno stabilito e promulgato a nostra insaputa, contro la nostra libertà e contro ogni giustizia, un’unione la tra le Chiese di Oriente e di Occidente. Protestiamo  contro costoro e contro le loro scorrette azioni e facciamo voto non solo di non sottometterci, ma, con l’aiuto di Dio, di opporci loro con tutte le forze, e rafforzeremo e sosterremo il nostro decreto emesso contro loro con ogni mezzo possibile e, in particolare, con le nostre richieste presso Sua maestà».
   Anche l’attività di Atanasio si basò su questi due decreti. Atanasio  nacque con ogni probabilità alla fine del XVI secolo a Brest, dove erano particolarmente sentiti dagli ortodossi i soprusi subiti da parte greco-uniate. Non sappiamo quali fossero le sue origini ed ecco come si presenta nel suo diario: «Io, l’indegno Atanasio Filippovič, per misericordia di Dio e per intercessione della purissima Madre di Dio sono stato confermato, come si conviene, nella fede ortodossa e nella vera Chiesa d’oriente sin dall’infanzia e da quando spuntò in me il giudizio». Probabilmente ricevette una prima istruzione nelle scienze russo-ecclesiastiche in una delle scuole appartenenti alla confraternita ortodossa della sua città natale, Brest e sembra che godesse inoltre di una formazione teologica superiore, poiché possedeva un’ottima padronanza del polacco, del latino e del greco, conosceva gli scritti dei santi padri, le vite dei santi e anche le opere di storici e oratori occidentali. […]
     Nel 1627 fece la professione monastica nel monastero dello Spirito Santo a Vil’no. Di qui fu inviato per obbedienza presso il monastero Kuteinskij della Teofania, nei pressi della città di Orša (nella regione di Mogilëv), indi al monastero Mežigorskij Spaso-Preobraženskij, nei pressi di Kiev, dove «per qualche tempo apprese la volontà di Dio e la vita secondo la Legge». Quando Atanasio fu richiamato a Vil’no, l’igumeno del monastero Mežigorskij, nel congedarsi da lui, gli disse: «Fratello Atanasio, serba nel profondo del tuo cuore almeno tre cose: obbedisci ai tuoi superiori, sii geloso della legge della Chiesa e guardati dal parlare con le donne. Se, con l’aiuto di Dio, farai tesoro di queste cose, sarai salvo e di utilità nel servizio alla Chiesa di Cristo. Và in pace». Durante il viaggio - verso Vil’no il santo incontrò un uomo molto malato e lo portò sulle spalle per un lungo tratto. Quell’uomo donò ad Atanasio molti insegnamenti spirituali, «inculcò nel suo cuore il dolcissimo nome di Gesù e gli insegnò come serbarlo: mantenendo nei rapporti con la gente una saggia sobrietà; osservando l’obbedienza, la purezza e una vita povera; ricordandosi sempre dei due tipi di morte, quella del corpo e quella dello spirito; affidandosi sempre e in ogni cosa alla volontà  Dio purificandosi con la confessione e il completo pentimento se per debolezza si commette qualcosa contro la volontà di Dio».
     A Vil’no, Atanasio divenne ieromonaco e quindi nominato vice-archimandrita nel monastero Dubojskij, nei pressi di Pinsk (nel governatorato di Minsk). Nel 1636, per disposizione del cancelliere Stanislav Radzivili, il monastero fu consegnato ai gesuiti e l’anima devota di Atanasio ne fu profondamente colpita. Trascorse in preghiera diverse notti, durante le quali ebbe visioni delle pene che attendevano dopo la morte quanti si erano macchiati di soprusi. Dopo aver deciso di  correre alla protezione della SS. Madre di Dio, scrisse una lettera di rimostranza per i soprusi subiti e, raccolte le firme di molti uomini importanti, la pose dinanzi all’antica icona della Madre di Dio detta Kupjàtickaja (una croce in bronzo, probabilmente del XII secolo, recante sul braccio sinistro l’immagine in rilievo della Madre di Dio con il Bambino. Sarebbe apparsa miracolosamente nel 1182 nel villaggio di Kupjati, nei pressi di Minsk e rimase nel monastero del villaggio fino al XVII secolo, quando fu trasferita dagli ortodossi nella chiesa di Santa Sofia a Kiev) pregandola di intervenire in favore degli ortodossi.
     Dopo il suo trasferimento al monastero Kupjatickij, nella diocesi di Minsk, Atanasio ricevette l’incarico di raccogliere offerte per restaurare la chiesa del monastero e a questa opera si dedicò con zelo eccezionale Dopo una riunione tenutasi nel refettorio del monastero, Atanasio narra nel suo diario: «Fui all’improvviso colto da grande timore e me ne stavo seduto al tavolo come impietrito; ritiratomi nella mia cella, chiusi la porta, mi posi dinanzi all’icona dell’Onnipotente e pregai per il mio incarico. Dopo qualche istante fui preso da un tale terrore che feci per fuggire dalla mia cella, ma, trattenuto da una forza invisibile, mi fermai e piansi a lungo, finché d’un tratto sentii una voce dolce: “Lo zar di Mosca mi costruirà una chiesa, và da lui”. Allora fui pervaso da un gran calore e mi rimisi a piangere a dirotto, pensando a cosa sarebbe accaduto».
     Nel nov. 1637, all’approssimarsi del momento della partenza per la raccolta delle elemosine, il santo raccontò la sua visione all’igumeno e questi gli disse: «Caro fratello, và dove ti conducono l’Onnipotente e la sua purissima Madre. Io e i fratelli pregheremo perché tu torni da noi sano e salvo; ma per quanto riguarda quello che mi dici, io non so davvero come potrà realizzarsi, dal momento che ti manca il lasciapassare che viene concesso dal re, nostro signore». Dopo essersi congedato dai confratelli, Atanasio entrò nell’atrio della chiesa e si mise a pregare in ginocchio. Rivolto lo sguardo all’immagine miracolosa della Vergine, sentì un rumore venire dalla chiesa. Terrorizzato gridò: «O Purissima Madre di Dio, stammi vicino». E in quel momento dall’icona udì una voce dire: «Va’ e io sarò con te! ».
     Quando Atanasio e il suo compagno di viaggio giunsero nella città di Sluck, l’archimandrita locale, Sicik, prese loro le lettere e le tenne per qualche giorno in attesa, risentito con l’igumeno del monastero Kupjatickij per non essere stato avvisato dell’invio di questuanti in Bielorussia; in un secondo tempo, spaventato da una visione avuta in sogno, restituì le lettere ai due monaci e disse: «Faccio questo per la Vergine tuttapura e non per il vostro igumeno; andate dove volete». Nel monastero Kuteinskij, dove i due viaggiatori giunsero subito dopo, furono avvisati che senza il lasciapassare del re non avrebbero potuto attraversare i posti di guardia al confine. Ricevute dal priore delle lettere di presentazione, il santo e il suo compagno visitarono le città di Kopys, Sklov, Mogilev, Golovcin, ma in nessuna di queste ricevettero elemosine poiché erano stati preceduti da altri questuanti. Quando, rattristati, tornarono al monastero Kuteinskij, il priore, nel confortarli, suggerì loro di provare a raggiungere Brjansk. passando per Trubeck, e di lì la capitale della Moscovia. Tuttavia, nonostante le lettere di presentazione indirizzate a personalità religiose del luogo, non riuscirono ad attraversare le frontiere neanche in quell’occasione. Durante il viaggio Atanasio si rivolgeva continuamente nella preghiera alla Madre di Dio e riceveva da lei segni di incoraggiamento.
   Così, accompagnati da segni miracolosi, Atanasio e il suo compagno giunsero finalmente in terra russa, ma neanche qui le difficoltà ebbero fine. Nella città di Sevsk furono arrestati dalla guardia russa, quando si accorse che erano privi di lasciapassare. Allora A. mostrò l’immagine dell’icona miracolosa, dicendo di eseguire la volontà della Madre di Dio, e fu lasciato andare. Lungo la strada ebbe nuovamente una visione e una voce gli disse: «Atanasio, va’ dallo zar Michele (Feodorovič Romanov [1613-1645)], capostipite della dinastia Romanov) e digli: “Sconfiggi i nostri nemici, perché è giunta l’ora”. Fa’ dipingere sulle insegne di guerra l’immagine della Purissima Vergine Kupjatickaja perché vi aiuti nelle battaglie e difendi con coraggio chiunque si dichiari ortodosso». Trascorsa una notte, durante il viaggio, nell’izba di un contadino, Atanasio ne guarì il figlio per intercessione della Madre di Dio. Dopo aver superato molte prove e tentazioni lungo il viaggio, alla fine i due monaci giunsero a Mosca, dove Atanasio, rivoltosi allo zar con una lettera, ricevette inaspettatamente da lui ricchi doni e fu rimandato in pace al suo monastero. Nella lettera, Atanasio aveva descritto il contenuto delle sue visioni miracolose e delle misteriose parole.
     Nel 1640 i monaci del monastero di San Simeone, nella città di Brest, invitarono Atanasio a divenire loro igumeno. Durante la sua permanenza a Brest, Atanasio si dedicò allo studio di antichi documenti regi e vescovili in cui si garantivano agli ortodossi diversi diritti e venivano confermati i privilegi loro concessi dalla corona polacca. Nello stesso tempo dichiarò apertamente l’opposizione della Chiesa orientale ai decreti dell’Unione di Brest. Recatosi all’assemblea governativa di Varsavia, ricevette dal re Vladislao IV dei diplomi confermanti i privilegi del possesso e i privilegi ecclesiastici degli ortodossi di Brest. Tuttavia per le leggi polacche la firma del re non era sufficiente. Erano necessarie inoltre la firma del cancelliere e del suo vicario. Ma questi si rifiutarono categoricamente di apporre la firma, richiamandosi a una disposizione del papa di Roma, che proibiva l’aumento del numero degli aderenti all’ortodossia e gli proposero di accettare l’Unione.
     Rivoltosi per consiglio e aiuto agli ortodossi, anche qui non trovò sostegno. Ciò nonostante egli ascoltava e raccoglieva le continue e dolorose notizie circa i soprusi subiti dagli ortodossi in tutto lo Stato polacco. Atanasio, continuamente assorto in preghiera a favore dei perseguitati, un giorno sentì di nuovo una voce provenire dall’immagine della Madre di Dio: «Presenta le tue rimostranze alla Dieta, con l’aiuto della mia icona Kupjatickaja ritratta sulla croce, dinanzi al re e al governo, minacciando loro la giusta ira e il terribile giudizio di Dio, che si compirà realmente se non metteranno la testa a posto. Prima di tutto condannino la maledetta Unione - questa è la cosa più urgente - e allora potranno ancora salvarsi».
     Recatosi nel 1643 alla Dieta generale a Varsavia, prese con sé sei immagini della Madre di Dio Kupjatickaja con sopra scritte le parole prima ricordate e le distribuì ai più importanti membri della Dieta. Quindi, alla presenza di tutti, si rivolse al re con un discorso, in cui chiedeva protezione dai soprusi perpetrati dai cattolici a danno degli ortodossi e condannava duramente i membri della Compagnia di Gesù per la loro predicazione tra i giovani ortodossi e la gente semplice, ignari delle sottigliezze teologiche. Concludendo minacciò l’ira e il tremendo giudizio divino se l’Unione non fosse stata revocata. Questi discorsi minacciosi provocarono il malcontento non solo nelle alte sfere, ma anche tra i membri ortodossi della Dieta. Per loro delibera e con il consenso delle gerarchie del clero ortodosso, Atanasio fu dichiarato pazzo e posto agli arresti.
     Nel suo diario annotava: «Mi hanno oltraggiato, deriso e sputato addosso per il fatto - Dio li perdoni! - di non aver prima parlato con loro e di aver presentato la supplica (ma dovevo davvero avvertirli di questi misteri divini?), come se avessi fatto ciò per mio volere e non per volontà di Dio. Ahimè. Di che cosa sono ora capaci i sapienti sull’esempio dei latini! Non si preoccupano affatto della fede e non obbediscono alla volontà di Dio, ma confidano solo in se stessi e nella propria ragione, fanno la loro volontà  e vessano i propri fratelli».
     Atanasio imitando i «folli per Cristo», si finse pazzo, uscì dalla prigione nudo, indossando solo il klobuk (copricapo monastico) e lo scapolare per indicare il suo stato monacale, si ricoprì di fango e, battendosi con il bordone, si mise a correre per le strade di Varsavia, gridando: «Guai agli scomunicati e agli infedeli!. Atanasio avrebbe voluto entrare nelle chiese cattoliche in questa guisa, urlando le stesse parole, ma fu preso dai  dei vescovi riunitisi nella Dieta e spinto in uno stagno profondo oltre le ginocchia, dove lo trattennero fino all’arrivo di un carro da una locanda Tutto ciò  accadeva in marzo e il santo pativa il freddo. Fu perciò condotto semiassiderato alla residenza vescovile e  gettato in prigione. Quindi si svolse un rapido processo da parte dei vescovi, in cui si stabilì di privarlo  del rango di igumeno e di presbitero. Fu poi rinviato  a giudizio presso il metropolita di Kiev Pietro Mogila. In quella sede fu assolto e la sentenza dei vescovi di Varsavia fu revocata. A Kiev Atanasio celebrò più  volte la liturgia nella cattedrale della Dormizione della Laura delle Grotte di Kiev.
     Dietro richiesta della confraternita ortodossa di Brest, Pietro Mogila inviò di nuovo Atanasio per il servizio della Chiesa a Brest, con una lettera accompagnatoria  in cui si diceva che era inviato a ricoprire la carica  igumeno «dopo un adeguato ravvedimento per il gesto che aveva causato dolore e problemi a tutta la Chiesa russa». Vi veniva quindi detto che nel futuro l’igumeno Atanasio sarebbe stato più cauto nell’intervenire nelle faccende della Chiesa, soprattutto dinanzi al re e alla Dieta. Tuttavia la situazione nella città di Brest non gli permise di occuparsi di pratiche spirituali e di ascesi: il clero ortodosso e i laici erano vittima come prima di discriminazioni e di palesi affronti da parte degli uniati e dei cattolici. A tutte le richieste di protezione da parte degli abitanti ortodossi di Brest, le più alte cariche pubbliche cittadine rispondevano: «Fatevi uniati e vivrete in pace. Noi non ci intromettiamo nei dissidi tra le Chiese». Durante l’abituale preghiera dinanzi all’icona della Madre di Dio Kupjatickaja, Atanasio senti di nuovo una voce venire dall’icona: «Chiedi ancora una volta, con l’aiuto della mia immagine, al re e alla Dieta il completo annullamento dell’Unione».
     Vincendo il suo turbamento interiore, si accinse a un nuovo intervento, ma non poté portare a compimento i suoi propositi: nel novembre 1664 Atanasio fu arrestato, condotto a Varsavia e gettato in prigione. Qui elevò incessanti preghiere perché fosse alleviata la sorte della popolazione ortodossa della Polonia e scrisse un memoriale che fu consegnato al re Vladislao il 29 giugno 1645. In quel memoriale, richiamandosi al diritto canonico della Chiesa orientale, dimostrava l’illegittimità dell’Unione, per mezzo della quale si distruggeva la Chiesa ortodossa, si violava la libertà di coscienza dei credenti e si perpetrava addirittura un massacro. Alla fine implorava di nuovo il re di abrogare l’Unione, introdotta con un suo editto. Ma ci vollero altri due appelli al re perché il 19 ottobre 1645 fosse liberato per decreto reale e messo a disposizione del metropolita Pietro Mogila. Giunto dal metropolita, Atanasio presentò un dettagliato resoconto delle sue missive al re. Questa volta fu alloggiato nella Laura delle Grotte di Kiev, sotto la sorveglianza del superiore. Tuttavia il 1° gennaio 1647 morì Pietro Mogila e Atanasio riavuta la libertà, si diresse nuovamente a Brest.
     Nella primavera del 1648, in Ucraina scoppiò la rivolta dei cosacchi, guidati da Bogdan Chmel’nickij, che ben presto degenerò in guerra civile. Le sofferenze degli ortodossi si acuirono ancor di più poiché le autorità e la popolazione cattolica li sospettavano di simpatia nei confronti dei rivoltosi. Atanasio fu arrestato nell’estate dello stesso anno con l’accusa di mantenere legami con i cosacchi e addirittura di aver inviato loro armi e munizioni. Il tribunale lo riconobbe colpevole, nonostante la mancanza di prove. I giudici attendevano disposizioni da Varsavia per emettere una sentenza che soddisfacesse tutte le fazioni politiche dello stato e Atanasio trascorse tutto quel tempo in catene, in prigione. Appellandosi ai giudici, chiese loro di lasciarlo andare in catene per le strade della città perché potesse in tali condizioni predicare contro l’Unione, ma i giudici glielo proibirono. Tuttavia anche in carcere portò avanti la sua accesa predicazione, rivolgendosi alle guardie e ai funzionari statali che si recavano da lui.
     Nel frattempo fu emessa contro di lui una sentenza di morte. La notte prima dell’esecuzione vennero a trovarlo alcuni membri dell’Ordine dei gesuiti, per tentare un’ultima volta di convincerlo a sottomettersi all’Unione in cambio della vita. A queste esortazioni egli rispose: «Come i gesuiti sono felici di vivere tra i piaceri di questo mondo, così io oggi sono felice di andare alla morte». All’alba fu consegnato nelle mani delle autorità militari e cominciarono gli scherni e le torture. Fino all’ultimo si pretese da Atanasio la rinuncia alla scomunica dell’Unione, ma egli rimase saldo, ripetendo: «Quel che ho detto, ho detto, e con ciò muoio». Allora un soldato, dopo aver chiesto il perdono e aver ricevuto la benedizione, gli sparò alla fronte. Atanasio trafitto da parte a parte da due pallottole, rimase in piedi ancora qualche momento, appoggiato a un abete.
     L’ufficiale ordinò di gettarlo in una fossa già pronta, ma anche là dentro rivolse il viso al cielo, incrociando le mani sul petto e, dopo aver steso le gambe, spirò. Si narra che quella notte si scatenò una tremenda tempesta. Questo accadde nella notte tra il 4 e il 5 sett. 1648. Soltanto dopo otto mesi il suo corpo un fu esumato e traslato nel monastero della Natività della Madre di Dio, dove il martire fu sepolto 18 maggio 1649. I suoi resti si conservarono intatti e nel 1666 a Brest fu stesa una sua Vita in lingua polacca, in cui veniva chiamato «santo e beato martire». La chiesa in cui si custodivano le sue reliquie andò a fuoco nel 1816 e parte delle sue ossa bruciate furono traslate nella chiesa dell’Annunciazione dello stesso monastero.
     Sin dalla sua morte Atanasio è stato considerato dai polacchi ortodossi un santo martire e presso l’urna dove sono conservate le sue reliquie si sono verificate guarigioni miracolose…. La sua memoria è celebrata il 5 settembre.
 
NOTA
 
(1) Tratto dall’Enciclopedia dei santi. Le Chiese Orientali – Vol. I – pagg. 289/297 - Città Nuova editrice – 1998
 

giovedì 4 ottobre 2012

  Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
(di fronte la pizzeria da Armando -
seguendo Corso Garibaldi a destra)
Castrovillari (cs)

07  Ottobre  2012

Santa Tecla

Tono I

 
Orario Ufficiature 

Sabato 06 - Ore 17,30: Vespro (Vecernie)

Domenica 07 - Ore 10.00 : Divina Liturgia 


  Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
carissimi Arbëreshë  dei paesi viciniori,
(San Basile - Frascineto - Ejanina - Civita)
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
 per celebrare con Voi le Ufficiature 
della Vostra Chiesa e della Vostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
 il Parroco al: 3280140556

martedì 2 ottobre 2012

Dalla Chiesa Ortodossa Russa

Tavola rotonda sui rapporti tra i popoli di Russia e Polonia

Il 26 settembre 2012 presso il Consiglio della Federazione dell’Assemblea Federale della Federazione Russa (Camera Alta del Parlamento federale) si è svolta una tavola rotonda sul rafforzamento delle relazioni tra i popoli della Russia e della Polonia e sul contributo  dato a questo processo dalla Chiesa ortodossa russa e dalla Chiesa cattolica in Polonia.
La tavola rotonda era organizzata dal Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, in cooperazione col Dipartimento sinodale per l’Informazione e col Consiglio della Federazione dell’Assemblea Federale della Federazione Russa. Ai lavori hanno partecipato, come rappresentanti del Dipartimento per le relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa, il Presidente, metropolita Hilarion, il segretario per le strutture all’estero, Arciprete Sergij Zvonarev, e il segretario per le relazioni tra i cristiani, arciprete Dimitrij Sizonenko.
La Chiesa Cattolica Romana è stata rappresentata dal Nunzio Apostolico nella Federazione Russa, l’arcivescovo Ivan Jurkovic.
All’evento hanno partecipato anche membri del Consiglio della Federazione, rappresentanti dell’Amministrazione del Presidente della Russia, della Duma di Stato (Camera bassa del Parlamento), dei ministeri e di altri Dipartimenti statali, e delle organizzazioni non governative.
L’evento è stato aperto dal Vice Presidente della Federazione di A. Torshin.
Ulteriori interventi sono stati effettuati dal metropolita Hilarion, sui risultati della visita in Polonia di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, svoltasi il 16-19 agosto. Il 17 agosto 2012, al Palazzo Reale di Varsavia, il Primate della Chiesa ortodossa russa e il presidente della Conferenza episcopale polacca, metropolita Jozef Michalik, hanno  firmato un messaggio comune ai popoli della Russia e della Polonia. Questo appello, che rappresenta il risultato di diversi anni di lavoro comune, è un’iniziativa congiunta della Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica in Polonia.
Il messaggio vuole suscitare la riconciliazione e il perdono reciproco tra i due popoli nello spirito dell’amore cristiano. In esso politici, personaggi pubblici, scienziati, artisti, esponenti del mondo della cultura sono incoraggiati a promuovere il dialogo e a ripristinare la fiducia reciproca tra i popoli russo e polacco. Tra le aree dei possibili sforzi congiunti il messaggio individua la protezione della vita, della famiglia e del matrimonio, la difesa dei valori morali tradizionali.
Nel suo intervento, il metropolita Hilarion ha detto che il popolo della Russia e quello della Polonia stanno gradualmente tornando alla fede dei loro antenati, alla cultura cristiana, recuperando i valori religiosi come punto di riferimento non solo nella vita privata dei singoli, ma anche nella vita pubblica. “Questa esortazione al pentimento e al perdono per noi non è uno slogan politico, ma il fondamento stesso della vita spirituale in Dio, che porta alla trasformazione sia i singoli che la società. Ciò è difficile, ma è l’unica strada giusta”, ha detto il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato.
Secondo il metropolita, alcuni recenti fatti di cronaca (le azioni blasfeme compiute nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, la profanazione delle croci monumentali che sono state abbattute a Kiev, Chelyabinsk, San Pietroburgo e Archangelsk, le mostre irrisorie della religione) spingono  i cristiani in Russia e Polonia a unire le forze per far fronte comune a queste manifestazioni di secolarismo aggressivo, “Non si tratta di una coalizione corporativa interconfessionale, ma di un agire comune che mira a salvaguardare la fede e la morale nella società e a prevenire il ripetersi delle esperienze tragiche di costruzione del bene pubblico senza Dio”.
Con la firma del documento i leader religiosi cristiani della Russia e della Polonia hanno aperto la strada alla ricostruzione e al consolidamento della pace e dei rapporti di buon vicinato tra i due popoli. “Ora occorrono iniziative concrete che possano far riavvicinare i russi e i polacchi. Dobbiamo aver pazienza gli uni con gli altri, e puntare soprattutto sulla generazione più giovane, che saprà difendere l’identità dei nostri popoli, che è cresciuta sul fondamento comune della civiltà cristiana”, ha detto il metropolita Hilarion a conclusione del suo discorso.
Tra i relatori: il primo vice presidente della commissione per gli affari esteri del Consiglio della Federazione V. Giabarov, il membro della commissione per la scienza, l’istruzione, la cultura e l’informazione politica del Consiglio della Federazione S. Scheblygin, il Primo Vice Presidente della commissione per la politica sociale del Consiglio della Federazione L. Ponomarev, il vicedirettore del Terzo dipartimento per l’Europa del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa V. Sedych, l’Ambasciatore della Repubblica di Polonia in Russia Vladimir Zajaczkowsky, il rappresentante dell’Autonomia federale Culturale Nazionale polacca “Congresso dei polacchi in Russia” G. Romanov, il nunzio apostolico in Russia, arcivescovo Ivan Jurkovic.
I partecipanti hanno apprezzato l’importanza del messaggio comune ai popoli della Russia e della Polonia, come un importante contributo al rafforzamento e allo sviluppo dei rapporti tra i due paesi.
In conclusione, A. Torshin ha ringraziato il metropolita Hilarion per il sostegno informativo e organizzativo dato dalla Chiesa alla tavola rotonda. E’ poi seguito un briefing in cui il Presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del patriarcato ha risposto alle domande dei giornalisti.
“Sulla questione polacca dovranno proseguire il loro lavoro gli storici e i filosofi. Noi, come rappresentanti delle Chiese abbiamo fatto un passo molto importante per affrontare questo problema. Abbiamo cercato di guardare il rapporto tra la Russia e la Polonia, tra il popolo russo e quello polacco, dalla prospettiva cristiana – ha detto il metropolita. – Lavorando assieme al documento, ci siamo resi conto che ci sono delle questioni storiche riguardo alle quali avremo sempre delle visioni diverse, in quanto ogni paese ha non solo la sua storia, ma la sua visione della storia. E non si può imporre la propria visione, come non si può rinunciare alla propria visione dei fatti in favore di altri punti di vista. Possiamo però provare a considerare il nostro passato proprio nella prospettiva cristiana del perdono e della riconciliazione in modo da riuscire, liberati dal peso di accuse e insulti, a guardare al futuro e vedere che abbiamo moltissimi problemi comuni da affrontare, moltissime sfide comuni, e possiamo lavorare insieme per il nostro futuro”.
Il metropolita Hilarion ha sottolineato l’importanza della celebrazione comune, compiuta dai Primati delle Chiese ortodosse russa e polacca sul monte Grabarka nel giorno della Trasfigurazione. Ogni anno in questa data confluiscono al santuario del monte Grabarka decine di migliaia di fedeli ortodossi. “Molte persone vengono a piedi da Bialystok e anche da Varsavia, percorrendo più di un centinaio di chilometri. Tutti portano delle croci che lasciano in questo luogo. L’intera montagna sacra si riempie di croci grandi e piccole. Penso che questa sia la risposta più eloquente a coloro che stanno cercando di minare la nostra chiesa, profanando le croci. Al posto di ogni Croce che viene abbattuta innalzeremo dieci nuove croci”, ha detto il metropolita.
Secondo il Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne è molto ‘importante il fatto che il documento sia stato letto in tutte le chiese cattoliche in Polonia, nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca e, attraverso i media, sia giunto a tutti i credenti ortodossi il giorno stesso della firma. “Penso che questo sia l’inizio di un processo lungo e positivo, – ha concluso il metropolita. – Quando, tra poche settimane, ricorrerà il 400 ° anniversario della fine dell’invasione polacca (conosciuta nella storia russa come “epoca dei torbidi”), ritorneremo a questi stessi temi e ci convinceremo ancora una volta della grande attualità ed importanza di questo documento”.

 

giovedì 27 settembre 2012

Dalla Chiesa Ortodossa Russa

Visita del metropolita Hilarion in Grecia

Dal 22 al 25 settembre 2012 il metropolita Hilarion di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, ha compiuto una visita in Grecia con la benedizione di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill. Durante il viaggio, il metropolita era accompagnato dall’arciprete Igor Yakimchuk, segretario per i rapporti inter-ortodossi del Dipartimento, dallo ierodiacono Ioann (Kopeikin), assistente del Rettore della Scuola di dottorato e post-laurea intitolata ai santi Cirillo e Metodio, e da Leonid  Sevastyanov, direttore esecutivo della Fondazione San Gregorio il Teologo.
Nel primo giorno della visita, il metropolita Hilarion ha incontrato Sua Beatitudine l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Hieronymus, presso la residenza del Primate della Chiesa ortodossa di Grecia. Il metropolita Hilarion ha trasmesso al Primate della Chiesa greca i saluti di Sua Santità il Patriarca di Mosca Kirill.
Sua Beatitudine l’Arcivescovo Hieronymus ha detto di ricordare con affetto la visita alla Chiesa ortodossa russa, da lui compiuta nello scorso mese di maggio, la comunione con Sua Santità il Patriarca Kirill, con i vescovi, il clero e laici del Patriarcato di Mosca.
Sua Beatitudine ha parlato della difficile situazione che ora vive la Chiesa ortodossa di Grecia insieme con il suo popolo, ha illustrato le varie attività di beneficenza intraprese dalla Chiesa e ha ringraziato la Chiesa ortodossa russa per il sostegno morale e materiale in questo lavoro.
Nel corso della riunione sono state discusse le prospettive per un’ulteriore cooperazione tra le due Chiese sorelle nei campi educativo, culturale e di altro tipo.
L’incontro ha visto la partecipazione del vescovo Gabriel di Daulia, segretario generale del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa greca, dell’archimandrita Maksim (Papayannis), protosincello dell’Arcidiocesi di Atene, e dei membri della delegazione che accompagnavano il metropolita Hilarion durante il viaggio.
Domenica 23 settembre il metropolita Hilarion ha celebrato la Divina Liturgia nella chiesa di Santa Sofia a Atene.
Il 24 settembre il Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca si è incontrato col Ministro per lo sviluppo, la competitività, i trasporti e le reti della Repubblica Greca K. Hagidakis, col Ministro della difesa P. Panagiotopoulos, col Ministro dell’istruzione, la religione, la cultura e lo sport K. Arvanitopoulos, e col Direttore del Centro di edizioni patristiche, proto presbitero Ioannis Diotis.

 

mercoledì 26 settembre 2012

  Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
(di fronte la pizzeria da Armando -
seguendo Corso Garibaldi a destra)
Castrovillari (cs)

 
30 Settembre 2012

Santa Sofia e le sue tre figlie
Fede - Speranza - Carità

Tono VIII

 
Orario Ufficiature 

Sabato 29 - Ore 17,30: Vespro (Vecernie)

Domenica 30 - Ore 10.00 : Divina Liturgia 


  Carissimi Fedeli Ortodossi di 
Castrovillari e del circondario, 
carissimi Arbëreshë  dei paesi viciniori,
(San Basile - Frascineto - Ejanina - Civita)
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
 per celebrare con Voi le Ufficiature 
della Vostra Chiesa e della Vostra
 Santa Tradizione Ortodossa.
Per qualsiasi informazione chiamate
 il Parroco al: 3280140556