martedì 17 novembre 2020

Questa è stata fino al Concilio di Trento la Chiesa dei miei Avi. I nostri preti venivano ordinati dai Vescovi ortodossi dell’Arcidiocesi di Hokrida, inviati appositamente, in quanto Costantinopoli era già sotto il giogo turco e questi Vescovi avevano giurisdizione da Pescara fino ad Agrigento. Noi popolo di migranti italo-albanesi professavamo la Santa Ortodossia ed i nostri preti durante la Liturgia nominavano il Patriarca di Costantinopoli. Dopo la Riforma di Lutero e la Controriforma di Roma iniziano i guai religiosi per il nostro popolo. Roma inizia una intensa guerra nei nostri confronti, per farci abbandonare l’ortodossia e quindi la nostra Fede e le nostre tradizioni liturgiche orientali. Ai Vescosi Ortodossi viene imposto di non recarsi nelle nostre comunità, pena l’arresto immediato se trovati a ordinare preti ortodossi. Abbandonati dai Vescovi, i nostri aspiranti preti, per non abbandonare le comunità nelle mani dei Latini, di nascosto vanno in Grecia o in Albania per farsi ordinare e per poter continuare la tradizione ortodossa.

Questi preti, al ritorno dalla loro ordinazione canonica presbiterale, non venivano riconosciuti da Roma e venivano apostrofati come “Eretici e Scismatici”, perché ordinati da vescovi greci. A quei tempi l’ecumenismo odierno non esisteva e Roma e Costantinopoli, dopo lo Scisma dei Latini del 1054, si erano separate. Roma aveva rotto la Pentarchia e si era allontanata dalla Vera Chiesa, separandosi dai fratelli orientali ed iniziando un percorso tutto personale.

I nostri Avi, quindi, si trovarono in una situazione di indigenza religiosa: nessuno poteva dar loro un aiuto concreto per frenare la potenza di Roma e,  nel contempo, risollevare il morale alle nostre popolazioni.

Preti e popolo si ribellarono allo strapotere romano, ma, senza un aiuto concreto, alla fine dovettero “cedere le armi” e salvare il salvabile, cioè il Rito.

Nel corso dei secoli ci trasformammo da “Cristiani Ortodossi” a “Comunità greco- cattoliche”, cioè un popolo martirizzato, allontanato con la forza dalla Fede dei loro Avi e sotto le grinfie della chiesa di Roma, la quale, per farci perdere anche quel poco di orientale che era rimasto, mette in atto, nei confronti delle popolazioni italo-albanesi un lento e deleterio lavaggio del cervello, inviando  preti latini passionisti, i quali, salendo sui pulpiti delle nostre povere chiese  le fanno diventare “più latine dei latini”, diffondendo  copiosamente figurine di santi della chiesa romana che con la nostra Fede non avevano nulla in comune.

Ecco che inizia, inesorabilmente, la nostra decadenza religiosa.  Preti e popolo nulla possono contro questro strapotere, qualcosa si salva, ma sempre sotto il vigile sguardo di Roma. 

Ci dicono che noi siamo “la gemma incastonata nella tiara papale”, siamo gli ortodossi uniti a Roma, siamo coloro che diamo l’esempio di come si può stare sotto il papato pur essendo orientali.

Insomma ci riempiono la mente di scempiaggini e noi, contenti di ciò restiamo sotto le grinfie papiste.

Non ci accorgiamo, o forse non ci conviene prenderne atto che: “Gli ortodossi non si curano di noi perché essendo sotto l’omoforio papale ci chiamano in forma dispregiativa “UNIATI”, i Latini nonostante secoli di lealtà al papa non si fidano di noi perché hanno paura che potremmo un giorno tornare all’antica Fede”, ci troviamo tra l’incudine ed il martello e come sosteneva l’indimenticabile Papas Vincenzo Matrangolo,  Parroco della Parrocchia di Acquaformosa:  ”Non siamo né carne, né pesce”.

I secoli sono inesorabilmente passati, l’ecumenismo strappalacrime avviato dal papa Paolo VI e dal Patriarca di Costantinopoli Atenagora, non ci permette più di avere quel posto in prima fila durante le riunioni di preghiera per l’unità dei cristiani in quanto essendo nato  tra Roma ed il Fanar, un amore senza vergogna, quella gemma incastonata nella tiara ha perso tutta la sua lucidità e le diocesi che racchiudono il popolo italo-albanese non sono altro che diocesi della Conferenza Episcopale Italiana.

Dopo tanti secoli di stenti,  sarebbe il auspicabile, si decidesse di ripensare al periodo, anche se è stato di breve durata, in cui le comunità italo-albanesi professavano liberamente la Santa Ortodossia.

Credo che sarebbe l’ora di ritornare a ciò che eravamo prima del funesto Concilio di Trento e gridare con fierezza ai quattro venti: “SIAMO ORTODOSSI”.

Io l’ho fatto, altri italo-albanesi lo hanno fatto.

Ritornare a professare la Santa e Vera fede dei nostri Avi sarebbe un gesto significativo.

“VOLERE E’ POTERE” !!!

 

domenica 8 novembre 2020

 Ci risiamo: "Il lupo (il Vaticano) perde il pelo, ma non il vizio".

Sembra che abbia deciso, senza ombra di dubbio e senza una speranza remota, di distruggere quella che fino a ieri era stata l'Eparchia degli Italo-Albanesi dell'Italia insulare di Piana degli Albanesi. Dopo la morte dell'ultimo Vescovo Sotir Ferrara, "Arbresh", aspetta, aspetta ha nominato un "Latino" che di problematiche etnico-religiose italo-albanesi non sapeva nulla. Non crediamo che allora non ci fosse, tra tutto il clero dell'Eparchia un prete che potesse essere innalzato alla dignità di Eparca.

A distanza di qualche anno, ecco che il Vescovo "Latino", viene trasferito a Roma, dove per lui si profila un posto per una buona carriera ecclesiastica vaticanense.
Sembra che il popolo italo-albanese abbia emanato un sospiro di sollievo per questo avvenimento ed abbia pensato:...... "Forse questa volta ci siamo a ridare dignità culturale religiosa al nostro popolo"!!!
Tutti pensavano che finalmente l'Eparchia degli Italo-Albanesi di Piana potesse ritornare ad essere governata da un membro del popolo ecclesiastico Arbresh.
Speranza durata solamente una ventata di vento. Il nostro popolo arbresh, viene ancora una volta illuso. Infatti sembra che al Vaticano "non frega minimamente" di dare la possibilità ad un prete italo-albanese di essere il nuovo Vescovo dell'Eparchia.
Ci chiediamo: "Possibile che ancora una volta non si sia trovato qualcuno per essere elevato alla dignità di Vescovo degli arbresh" ??? Ed ancora una volta la Cattedra vescovile viene data ad uno che con la cultura, la lingua del nostro popolo, non ha nulla da spartire. Siamo alla frutta. Se il Vaticano vuole distruggere secoli di storia culturale-religiosa, lo dica chiaramente e non si nasconda dietro un dito.
Le soluzioni per il martoriato popolo italo-albanese, ci sono. Ma non sta a noi darle. Siamo sicuri che sia il clero, che il popolo, possano , con un colpo di reni, rialzarsi da questo tepore e dimostrare di non essere una entità da pezza da piedi......
Fratelli Italo-Albanesi delle comunità della Sicilia.......Zgjofeni (Svegliatevi) !!!!





lunedì 26 ottobre 2020

Dalla Santa Montagna si leva una voce affinchè i monaci tornino alle antiche origini. (http://www.ortodossiatorino.net)

  Notizie tristi dal Monte Athos

dal blog del sito Orthodox England, 23 ottobre 2020

 

 

Devo dire, molto tristemente, che quanto segue conferma le mie impressioni sul mio pellegrinaggio di ottobre al Monte Athos.

Arciprete Andrew Phillips

Anziano Gabriele, discepolo di san Paissio: il Monte Athos ha bisogno di svegliarsi e di smettere di obbedire agli ordini del giorno anti-ortodossi

Monte Athos, 13 ottobre 2020

Il santo Monte Athos, la culla dell'Ortodossia che ha prodotto innumerevoli santi asceti, sta cambiando in molti modi oggi, allontanandosi dalla santa Ortodossia poiché obbedisce sempre più agli ordini anti-ortodossi dall'esterno, crede l'anziano Gabriel della cella di san Cristodulo del monastero di Koutloumousiou.

Padre Gabriele era un discepolo del grande san Paissio l'Athonita ed è lui stesso oggi uno degli anziani più venerati sulla Montagna Santa. Come è tipico dei santi anziani, non evita di dire verità dure quando crede che l'occasione lo richieda.

Tra le questioni specifiche menzionate dall'anziano in una nuova lettera alla Sacra Comunità, l'organo amministrativo del Monte Athos composto da un rappresentante di ciascuno dei 20 monasteri, è il fatto che diversi monasteri athoniti hanno accettato volentieri e concelebrato con gli scismatici ucraini, che non saranno salvati, scrive.

La lettera dell'anziano Gabriel è stata pubblicata dal canale greco Pentapostgamma.

"È sia triste che straziante rendersi conto che il moderno Monte Athos sta cambiando in molti modi, da culla dell'Ortodossia e della civiltà, da laboratorio che ha prodotto grandi asceti e santi monaci, martiri e confessori della nostra fede ortodossa, dirigendosi verso la secolarizzazione, il sincretismo dell'ecumenismo e la persecuzione spietata dei monasteri tradizionali che resistono a coloro che li spingono fuori dai binari su una china scivolosa", scrive l'anziano.

A suo avviso, la Montagna Santa è diventata "quasi aliena e irriconoscibile" oggi, "consenziente e obbediente agli ordini mondani, sempre anti-ortodossi, di altre persone", che cercano di seminare discordia sulla Montagna e di incoraggiare atteggiamenti crudeli verso i monaci che "resistono alla comparsa di idee e modelli di comportamento nuovi e molto mondani che ora stanno chiaramente cercando di cambiare la fede ortodossa e la santa tradizione della nostra Chiesa".

E il Monte Athos non si limita a rimanere in silenzio di fronte a tali idee, ma "le favorisce e le promuove", "e se non ci riprendiamo da questo letargo spirituale, il costo sarà la perdita finale della nostra salvezza", avverte il discepolo di san Paissio.

L'anziano sottolinea che i suoi avvertimenti e ammonizioni si applicano principalmente agli organi amministrativi: la Sacra Comunità e la Sacra Epistasia (composta a rotazione dai rappresentanti di un gruppo di 4 dei 20 monasteri), mentre i monasteri e i monaci che si oppongono alla secolarizzazione della Montagna sono sotto pressione, minacciati e perseguitati. Ciò è dovuto principalmente al fatto che negli ultimi decenni i monasteri hanno accettato una nuova generazione di monaci che non hanno alcun legame con i vecchi padri e non conoscono i loro insegnamenti.

L'anziano Gabriele collega la situazione attuale al Concilio di Creta nel 2016, quando "La verità fu rovesciata dall'uomo" e gli eretici non sono più stati chiamati eretici, "perché era nell'interesse di tutti i circoli internazionali, non ecclesiastici del Nuovo Ordine Mondiale" che l'Ortodossia professi solo di contenere una parte della verità.

Non possiamo quindi "impedire il ragionamento che a un certo punto potremo finalmente scoprire questa 'verità' divisa e relativa completata nella persona dell'Anticristo!" avverte l'anziano.

Nel 2016 ha guidato un gruppo di padri che hanno invitato la Sacra Comunità a respingere il Concilio di Creta.

È particolarmente grave che l'archimandrita Tikhon del monastero athonita di Stavronikita fosse presente al Concilio, dando l'impressione che le sue decisioni fossero accettabili per gli athoniti, continua. La Sacra Comunità ha anche adottato una dichiarazione preparata in anticipo dall'archimandrita Basilio, ex abate dei monasteri di Stavronikita e Iviron, che proclamava che non c'è bisogno di preoccuparsi per il Concilio di Creta.

Così, la Montagna Sacra, una volta vista come la custode della fede ortodossa, "è ora trascinata lungo la china scivolosa della globalizzazione", ritiene l'anziano athonita.

Il Concilio di Creta è stato malvagio, ritiene l'anziano Gabriele, e ha avuto gravi conseguenze, in particolare la concessione della "autocefalia" agli scismatici e agli eretici autoconsacrati in Ucraina, e la comunione e la concelebrazione in preghiera con loro da parte di singoli ieromonaci e abati athoniti. In particolare, nomina gli abati dei monasteri di Xenophontos, Pantokrator, Nuovo Esphigmenou, Simonopetra e Vatopedi.

"Cito gli abati in questione perché... le loro scelte personali hanno conseguenze per la salvezza di coloro che sono sotto la loro autorità!", chiarisce l'anziano Gabriele.

L'anno scorso, l'anziano Gabriele è stato uno dei 12 anziani athoniti che si sono rivolti alla Sacra Comunità in difesa della Chiesa canonica ucraina, denunciando la mancanza di rispetto per i canoni da parte del patriarca Bartolomeo. Ha parlato di nuovo della situazione con gli scismatici in un'intervista all'inizio di quest'anno. Il rispettato anziano ha detto che crede che i disastri naturali che hanno colpito la Montagna Sacra all'inizio dell'anno fossero una punizione divina per i monasteri che hanno servito e pregato con gli scismatici.

Nella sua nuova lettera, l'anziano indica anche casi di preghiera anticanonica, quando l'abate di Dionysiou ha servito una commemorazione in un cimitero musulmano a Trebisonda  nell'ottobre 2018 e quando l'abate di Xenophontos ha  prestato servizio con i cattolici nel novembre dello scorso anno.

La Montagna Sacra "è stata sottoposta a forti pressioni negli ultimi anni da statisti locali, ma soprattutto stranieri e centri ecumenici internazionali per cambiare la sua identità ortodossa".

In conclusione, sottolinea che coloro che lottano per la purezza dell'Ortodossia per amore del Signore sopportano persecuzioni e accuse come una croce, mentre gli scismatici andranno all'inferno. Un monaco athonita "deve essere prima di tutto un confessore della fede e il suo custode, quando sono in atto alterazioni e decostruzioni consapevoli".

"Gli scismatici dell'Ucraina non saranno salvati; andranno all'inferno. Anche i monasteri (athoniti o no) che li accettano, cooperano con loro, pregano con loro e comunicano con loro, non saranno salvati e andranno anch'essi all'inferno", riassume l'amato anziano.

domenica 25 ottobre 2020

Sembra che anche l'Arcivescovo di Cipro........abbia subito le influenze pseudo mafiose fanariote !!!! (http://www.ortodossiatorino.net)

  L’arcivescovo di Cipro commemora gli scismatici ucraini senza il consenso del suo Sinodo.

 

Alla Liturgia del 24 ottobre 2020, l’arcivescovo Chrysostomos di Cipro (nella foto) ha commemorato il capo della “Chiesa ortodossa dell’Ucraina” Epifanij Dumenko, contraddicendo le proprie stesse esortazioni a non riconoscere gli scismatici ucraini senza un consenso inter-ortodosso. Per di più gli mancava anche il consenso del Sinodo della sua stessa Chiesa. Alla Liturgia (con una consacrazione episcopale) era presente anche il metropolita Athanasios di Limassol, che aveva dovuto subire lo scorso anno l’inganno del patriarca Theodoros d’Alessandria, giunto nella sua diocesi a commemorare gli scismatici dopo aver promesso di non farlo. Alla commemorazione degli scismatici da parte del suo stesso primo ierarca, il metropolita Athanasios è uscito immediatamente dalla chiesa in segno di disaccordo. Ora è giunto il momento per molti altri segni simili da parte di chi non si vuole sottomettere alle inqualificabili azioni e agli squallidi voltafaccia della mafia fanariota.

mercoledì 21 ottobre 2020

I "sepolcri imbiancati fanarioti" rialzano la cresta per riprendere la guerra contro "Cristo ed i suoi fedeli" nella martoriata Ucraina. (Dal sito del confratello Padre Ambrogio di Torino)

                              Il patriarca ecumenico a Kiev?                                         Cosa aspettarsi dalla visita di Zelenskij al Fanar

di Konstantin Shemljuk

Unione dei giornalisti ortodossi, 18 ottobre 2020

 

 

il presidente dell'Ucraina ha invitato il capo del Fanar in Ucraina. Foto: BBC

Zelenskij ha visitato il Fanar e ha invitato il patriarca Bartolomeo a Kiev. Che cos'è: "diplomazia di cortesia" o un cambiamento radicale nella politica religiosa del presidente?

Il 16 ottobre 2020, durante la sua visita ufficiale in Turchia, il presidente dell'Ucraina Vladimir Zelenskij ha visitato la residenza del Patriarcato di Costantinopoli, ha incontrato il patriarca Bartolomeo e lo ha invitato in Ucraina. Le parti hanno convenuto che la possibile visita del capo del Fanar in Ucraina avverrà nel 2021, nell'ambito della celebrazione del 30° anniversario dell'indipendenza del paese.

Naturalmente, sorge la domanda su cosa dovrebbero aspettarsi i credenti della Chiesa ortodossa ucraina dalla visita di Zelenskij al Fanar e dal possibile arrivo del patriarca Bartolomeo in Ucraina.

Zelenskij al Fanar

i coniugi Zelenskij e il patriarca Bartolomeo al Fanar. Foto: Nikolai Manginas

Va notato che la visita di Zelenskij al Fanar è iniziata con un servizio di preghiera nella chiesa di san Giorgio, che è stato officiato dal metropolita Emmanuel di Gallia, arrivato a Istanbul appositamente per questo scopo. Come ricordiamo, nel 2018 è stato costui a prendere la parte più attiva ai negoziati, condotti tra il Patriarcato di Costantinopoli e il "patriarcato di Kiev". Inoltre, il metropolita di Gallia ha effettivamente presieduto il cosiddetto "concilio d'unificazione" a Santa Sofia di Kiev.

Questo fatto in seguito diede a Filaret Denisenko il diritto di affermare che il suddetto "concilio" doveva essere considerato un evento della Chiesa di Costantinopoli piuttosto che ucraino. La scelta del metropolita Emmanuel, presente all'incontro con Zelenskij, è dunque tutt'altro che casuale – in questo modo il Fanar ha dimostrato ancora una volta di non voler rinunciare alla sua tattica nei confronti dell'Ucraina e ha indicato al presidente del Paese che lo stesso vescovo attraverso il quale è stato ricevuto il Tomos sta "lavorando" in questa direzione.

Dopo il servizio di preghiera e gli auguri di lunga vita a Zelenskij, il presidente dell'Ucraina e sua moglie hanno incontrato il patriarca Bartolomeo.

La retorica del capo del Fanar all'incontro ha stupito ancora una volta per il suo completo distacco dalla realtà. Ha affermato di percepire la visita del presidente ucraino come una manifestazione del "sentimento di amore, rispetto e devozione dell'intero popolo ucraino alla Chiesa madre di Costantinopoli", che l'autocefalia della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" sta germogliando e fiorendo", e che ne è orgoglioso.

Il capo del Fanar può essere orgoglioso di qualsiasi cosa, ma l'amore, il rispetto e la devozione dell'intera nazione ucraina nei suoi confronti è una vera e propria menzogna, così come il fatto che l'autocefalia della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" stia germogliando e fiorendo. Ricordiamo che alla vigilia della creazione di questa struttura, il vescovo del Fanar Job (Getcha) dichiarò con sicurezza che già dal momento della sua creazione la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" sarebbe stata riconosciuta dalla maggior parte delle Chiese locali. La struttura di Dumenko avrà presto due anni, e al suo attivo ci sono solo uno strano riconoscimento da parte della Chiesa greca e un improvviso tradimento della Chiesa ortodossa ucraina da parte del patriarca alessandrino.

Vladimir Zelenskij, però, non ha discusso con il patriarca Bartolomeo ma lo ha ringraziato per "il sostegno che il patriarca fornisce all'Ucraina" e lo ha invitato a visitare il nostro paese, sottolineando che "tutti noi saremo molto felici del suo arrivo". È vero, il presidente non ha specificato chi siano questi "tutti noi". Non c'è dubbio che i credenti della Chiesa ortodossa ucraina, la più grande confessione del Paese, non saranno sicuramente felici. Dopo tutto ciò che il patriarca Bartolomeo ha fatto per distruggere la Chiesa canonica in Ucraina, la reazione al suo arrivo sarà sicuramente l'esatto opposto.

Tuttavia, sembra che la visita di Bartolomeo in Ucraina sia già una questione risolta. È stata anche nominata una data specifica per la visita: il giorno della celebrazione del 30° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina, ovvero il 24 agosto 2021.

Zelenskij e la Chiesa: un cambio di rotta?

All'inizio del suo mandato presidenziale, Vladimir Zelenskij ha preso ostentatamente le distanze dalle questioni ecclesiastiche.

Per esempio, il presidente del paese non ha preso parte alle preghiere nel giorno della celebrazione della memoria del santo principe Vladimir pari agli apostoli, né si è presentato in qualsiasi struttura ecclesiastica durante le festività della Pasqua o del Natale. Ha sottolineato la sua neutralità religiosa in ogni modo possibile e ha ripetutamente dichiarato che la fede in Dio è qualcosa di intimo e personale.

Questa caratteristica di Zelenskij era fondamentalmente diversa dalla posizione dell'ex presidente del paese Poroshenko, l'effettivo creatore della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Mentre sotto Poroshenko i funzionari locali, così come i membri delle organizzazioni radicali di destra e della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", sentivano la loro impunità per gli attacchi alle chiese o ai credenti della Chiesa ortodossa ucraina, sotto Zelenskij si sono resi conto che l'aggressione può essere punibile e che la legge deve essere rispettata.

Di conseguenza, nel periodo compreso tra la fine del 2018 e la metà del 2019, circa 500 chiese sono state "trasferite" dalla Chiesa ortodossa ucraina alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" (quasi 400 di queste sono state effettivamente sequestrate), mentre dalla fine del 2019 a oggi i "trasferimenti" si sono quasi interrotti.

È vero, però, che i conflitti, anche se su scala minore, continuano. Ma sullo sfondo di tutto ciò che è accaduto un anno fa, possiamo dire che la situazione religiosa in Ucraina si è più o meno stabilizzata. Naturalmente, questo fatto non può rendere felice Sergej (Epifanij) Dumenko. Dopotutto, quando i rappresentanti dell'allora "patriarcato di Kiev" stavano negoziando con il capo del Fanar, uno degli argomenti per ottenere il Tomos era il desiderio di "tutto" il popolo ucraino di aderire alla struttura creata dal Patriarcato di Costantinopoli. In altre parole, al patriarca Bartolomeo veniva costantemente detto che il popolo ucraino desiderava ardentemente l'autocefalia e che i fedeli della Chiesa ortodossa ucraina, assieme a intere diocesi, si sarebbero uniti alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina".

Tuttavia, non si è verificata nessuna "unificazione" delle Chiese, nessuna transizione di massa. Inoltre, su un centinaio di vescovi ucraini, solo due se ne sono andati nella nuova struttura religiosa, e le comunità della Chiesa ortodossa ucraina che hanno perduto le loro chiese per la maggior parte non sono scomparse ma ne stanno addirittura costruendo di nuove. Pertanto, il quadro che sta emergendo attualmente in Ucraina è drasticamente in contrasto con quello immaginato da Bartolomeo e che potrebbe giustificare il conferimento del Tomos.

Inoltre, una tale visione non si ha solo in Ucraina. Per esempio, nel gennaio 2019, il clero della metropolia del  Pireo nella sua dichiarazione dopo l'incontro ha osservato che la concessione del Tomos ha portato al fatto che "invece di guarire, lo scisma sta crescendo ancora di più", e "dopo la concessione non canonica dell'autocefalia all'Ucraina, è stata avviata una persecuzione senza precedenti della Chiesa ortodossa canonica sotto la guida del metropolita Onufrij". Pertanto, il Fanar ha bisogno come l'aria di nuove "transizioni" per giustificare in qualche modo le sue azioni in Ucraina all'Ortodossia in tutto il mondo.

In questo contesto, non è un caso che recentemente il Dipartimento di Stato americano sia passato dalle parole alle azioni nel suo sostegno alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", dimostrando così la posizione "corretta" alla leadership ucraina. Non è nemmeno un caso che nel settembre di quest'anno Dumenko si sia lamentato che sotto il nuovo governo le "transizioni" alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" si erano praticamente interrotte e che la colpa era di "alcuni funzionari locali". Pertanto, la visita di Zelenskij al Fanar potrebbe significare un cambiamento nel corso dell'attuale governo da un principio di neutralità al sostegno alla nuova struttura religiosa. Inoltre, il fatto stesso della visita, e ancor di più, l'invito del patriarca Bartolomeo in Ucraina, può essere percepito dagli oppositori della Chiesa canonica come un segnale per la ripresa delle persecuzioni e delle conquiste dei luoghi di culto della Chiesa ortodossa ucraina.

Il Fanar, Zelenskij e la politica

Va detto che una componente politica è chiaramente visibile nella visita di Zelenskij al Fanar. Non c'è dubbio che questa decisione sia stata presa dalla sede del Presidente in modo che il partito Servo del Popolo abbia ricevuto il sostegno dell'elettorato nazionalista nelle prossime elezioni. Tuttavia, questa posizione è chiaramente perdente.

In primo luogo, perché i nazionalisti sono stati a lungo determinati nelle loro preferenze ed è improbabile che cambino le loro opinioni solo perché Zelenskij ha invitato il capo del Fanar in Ucraina.

In secondo luogo, il partito Servo del Popolo, a causa del tentativo di Zelenskij di migliorare i rapporti con il Fanar, potrebbe perdere un numero enorme di voti da coloro che hanno sostenuto l'attuale presidente durante le elezioni presidenziali. Non è un segreto che un numero enorme di queste persone sia composto da credenti della Chiesa ortodossa ucraina.

Questa visione del problema è confermata anche dal portavoce della nostra Chiesa, l'arciprete Nikolaj Danilevich. Secondo lui, "il fatto stesso di un incontro tra il presidente Vladimir Zelenskij e il patriarca Bartolomeo a Istanbul oggi, a prescindere dai suoi risultati, può influenzare negativamente il rating personale del presidente e del suo partito Servo del Popolo", perché "la gente teme il ritorno della politica e dell'ideologia di Poroshenko".

E va notato che, tenendo conto delle moderne realtà ucraine, le paure dei credenti non sono infondate. Per esempio, la pubblicazione "Strana" ha pubblicato un materiale secondo il quale Zelenskij sta cercando di dimostrare all'Occidente la sua adesione al "corso precedente" con la sua visita al Fanar.

D'altra parte, non è opportuno affermare che al presidente sia stato consigliato di cambiare posizione nei confronti del Patriarcato di Costantinopoli alla luce delle imminenti elezioni negli Stati Uniti. Dopotutto, il Dipartimento di Stato aveva precedentemente mostrato in modo inequivocabile il suo sostegno alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", ma questo non ha influenzato in alcun modo Zelenskij.

Si può ricordare che durante il precedente incontro tra Zelenskij e il patriarca Bartolomeo nell'agosto 2019, c'è stato persino un mini-scandalo diplomatico quando il presidente si è rifiutato di firmare il documento che i nostri diplomatici e i fanarioti avevano preparato e gli avevano passato.

Inoltre, non solo Biden, ma anche Trump, il cui team ha assicurato al Patriarcato di Costantinopoli un sostegno e un'amicizia incrollabili, ammette le sue affinità per il Fanar. Pertanto, a nostro avviso, il cambio di rotta di Zelenskij è spiegato non tanto dalle elezioni negli Stati Uniti quanto da un tentativo di assicurare ai "partner occidentali" che l'attuale leadership ucraina è pronta a continuare la rotta intrapresa dal precedente governo: riallineare il paese agli interessi geopolitici dell'Occidente.

L'esarcato del Fanar in Ucraina

Naturalmente, la visita del patriarca Bartolomeo in Ucraina porrà dinanzi alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" e alla leadership del paese con rinnovato vigore le questioni emerse durante i negoziati sul Tomos. Stiamo parlando degli interessi della Chiesa del Fanar in Ucraina.

Poroshenko e il patriarca Bartolomeo firmano un accordo tra il Fanar e l'Ucraina. Foto: sud.ua

Il 3 novembre 2018, l'allora presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko e il patriarca Bartolomeo hanno firmato a Istanbul un "Accordo di cooperazione e interazione tra l'Ucraina e il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli". I dettagli di questo accordo non sono stati divulgati, ma in seguito si è saputo che in cambio del Tomos, il Fanar ha chiesto alle autorità ucraine di trasferire la proprietà di un certo numero di chiese e monasteri.

Poroshenko ha perso le elezioni presidenziali e il Fanar ha cercato di passare al nuovo presidente. Tuttavia, come abbiamo già ricordato, Vladimir Zelenskij si è rifiutato di firmare un documento congiunto con il Fanar. Adesso la situazione potrebbe cambiare.

Il punto è che la visita del presidente dell'Ucraina a Istanbul è coincisa con l' ordinazione a vescovo dell'Ucraina dell'esarca del Fanar, l'archimandrita Mikhail (Onishchenko). È chiaro che l'ordinazione di un esarca per il territorio che i fanarioti ritengono rientrante nella giurisdizione della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" indica l'effettiva assenza di "autocefalia" in questa struttura. Tuttavia, esattamente allo stesso modo, significa che poiché c'è un esarca di rango episcopale, devono esserci una sede episcopale e un esarcato. Non nominali ma reali. Al momento, solo la chiesa di sant'Andrea a Kiev è sotto il controllo del Fanar e non c'è dubbio che quando il patriarca Bartolomeo arriverà in Ucraina, i fanarioti avranno ricevuto molte altre chiese dalla lista annunciata sotto Poroshenko.

* * *

Riassumendo, possiamo dire che l'invito del capo del Fanar in Ucraina non è di buon auspicio per i credenti della Chiesa ortodossa ucraina. Può solo significare un nuovo ciclo di persecuzione della Chiesa canonica con l'uso della violenza, il sequestro di chiese e tutto ciò che ci ha stremati durante gli anni del governo di Poroshenko. Inoltre, anche la semplice visita di Zelenskij al Fanar e uno scambio di cortesie con il patriarca Bartolomeo, che il presidente dell'Ucraina ha ringraziato per il sostegno all'integrità territoriale e all'indipendenza del paese, possono essere percepiti come un segnale per i funzionari locali di "cambiare rotta" dalla neutralità a un aperto sostegno della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" e alla persecuzione contro la Chiesa ortodossa ucraina.

Inoltre, sia i rappresentanti della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" che quelli del Patriarcato di Costantinopoli sono sinceramente interessati ad un aumento del numero di "transizioni" (si legga: sequestri) di chiese: i primi aumenteranno il numero delle loro parrocchie, mentre i secondi si sentiranno in grado di giustificare le loro azioni illegali sul territorio dell'Ucraina agli occhi dell'Ortodossia nel mondo.

Naturalmente, un ritorno alla politica ecclesiastica di Poroshenko porterà a un'ondata di aggressività e tensione nella società ucraina. I fedeli della nostra Chiesa difenderanno i loro luoghi santui, il che, molto probabilmente, provocherà tensioni nei rapporti con le autorità e quelle misure che sono già state provate dalla precedente leadership del Paese – convocazioni per interrogatori, finte cause legali, perquisizioni della SBU, eccetera.

È possibile che, per aumentare la rappresentanza del patriarca di Costantinopoli in Ucraina, si ponga anche la questione del "trasferimento" al Fanar non solo di singole chiese, ma anche delle Lavre, in particolare quelle delle Grotte di Kiev e di Pochaev. Dopo tutto, se parlare del possibile trasferimento della Lavra delle Grotte di Kiev agli scismatici ha suscitato dure critiche con la maggior parte delle Chiese locali, magari la possibilità del suo passaggio alla "Chiesa madre" può essere presa con più tolleranza.

Non possiamo quindi aspettarci nulla di buono dalla visita del patriarca Bartolomeo in Ucraina, così come non possiamo impedirla. L'unica cosa che possiamo fare è usare un'arma vera e collaudata: la preghiera.

L'ultimo anno "morbido", con una posizione piuttosto nobile di Vladimir Zelenskij sulla questione ecclesiastica e un netto contrasto con le azioni di Poroshenko ha rilassato molti di noi. Abbiamo deciso che ora tutto sarà diverso e possiamo sperare in un presidente giovane, imparziale ed equo. Ma questo è un errore. Il Signore ancora una volta ci dice che non possiamo riporre la nostra speranza nei principi terreni. La nostra unica speranza è Cristo. Lo è stata, lo è e lo sarà.

giovedì 24 settembre 2020

http://www.ortodossiatorino.net

   La Bielorussia che non vi fanno vedere  

 

La foto che potete vedere qui sopra rappresenta l’altra Bielorussia, quella maggioritaria, che non si riconosce nelle ondate di protesta delle ultime settimane e che non vuole svendere il proprio paese nell’ennesima rivoluzione colorata. Parlando di colori, quelle che vedete in questa foto sono le bandiere nazionali, che i cittadini più autentici del paese non hanno paura di portare in piazza. Ma le bandiere delle proteste anti-governative, quelle che i nostri media vi hanno mostrato fino alla nausea, erano in gran parte le bandiere bianco-rosse della repubblica popolare del 1918-1919. Quello che i nostri media si sono ben guardati dallo spiegare è che l’ultima volta che quelle bandiere hanno sventolato legalmente a Minsk è stato durante il periodo dei collaborazionisti del nazismo. I bielorussi di oggi ricordano ancora che l’occupazione nazista è costata lo sterminio di un quarto della popolazione del paese... forse questa è una notizia che avrebbero dovuto riportare, almeno per par condicio, quelli che si sono affrettati a riempire i video, i giornali e le teste di immagini di folle in protesta. Chissà cosa diranno di fronte a queste altre folle, che protestano contro le proteste?

mercoledì 23 settembre 2020

Il "Dio Denaro" servirà anche questa volta per donare un altro Tomos di autocefalia??? Aspettiamo, il tempo è signore !!! Dal Sito del confratello padre Ambrogio di Torino.

            La Macedonia del Nord chiede al Fanar                                   l'auocefalia per la propria "Chiesa"

di Ekaterina Filatova

Unione dei giornalisti ortodossi, 21 settembre 2020

 

 

il presidente della Repubblica della Macedonia del Nord Stevo Pendarovski. Foto: infoshqip.com

Il presidente Stevo Pendarovski ha invitato il Patriarcato ecumenico a servirsi del diritto di appello per riconoscere la "Chiesa ortodossa macedone" scismatica.

Le autorità della Macedonia del Nord chiedono a Costantinopoli l'autocefalia per la "Chiesa ortodossa macedone - Arcidiocesi di Ohrid", non riconosciuta nel mondo ortodosso. Lo afferma la lettera del capo di Stato Stevo Pendarovski al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli datata 16 settembre 2020, pubblicata dall'agenzia religija.mk della Macedonia del Nord.

Congratulandosi con il capo del Fanar per il capodanno ecclesiastico, il presidente della Macedonia del Nord, a nome dei cittadini del paese, gli ha chiesto di continuare il processo in corso e di utilizzare il diritto di appello al Patriarcato ecumenico per riconoscere l'autocefalia della "Chiesa" macedone scismatica.

"Il Patriarcato ecumenico è un esempio di come rimanere coerenti con i valori e allo stesso tempo essere dinamici nella risoluzione dei problemi attuali”, dice la lettera del presidente della Repubblica della Macedonia del Nord. "In qualità di presidente del mio paese, voglio informarla personalmente che <...> abbiamo deciso di lasciarci alle spalle le differenze storiche. Mi rivolgo a lei a nome di molti dei miei concittadini che si identificano come cristiani ortodossi e il cui unico desiderio e bisogno è quello di regolare i conti con i loro vicini e andare verso un futuro comune, verso una vita comune e la vera libertà. A questo proposito, chiedo a vostra Santità di accettare l'appello del nostro pio popolo e della nostra Chiesa a usare il loro diritto di appello, in modo che i nostri cittadini ortodossi abbiano finalmente l'opportunità di essere uguali a tutti gli altri cristiani ortodossi nel mondo".

Ricordiamo che la Macedonia del Nord appartiene al territorio canonico del Patriarcato di Serbia. Secondo gli autocefalisti della Macedonia del Nord, nel 1920 il Patriarcato di Costantinopoli "in accordo con le realtà politiche" di quel tempo cedette le diocesi sul territorio dell'attuale Macedonia del Nord alla Chiesa ortodossa serba, ma il Patriarcato di Serbia non è stato in controllo effettivo della vita ecclesiastica per più di 70 anni, il che conferisce a Costantinopoli il diritto di riconsiderare la sua decisione.

Come riportato dall'Unione dei giornalisti ortodossi, nel gennaio 2020, il patriarca Bartolomeo ha ricevuto al Fanar il primo ministro della Macedonia del Nord Oliver Spasovski, che in precedenza aveva annunciato la sua disponibilità a "fare senza problemi una donazione in denaro" al capo del Fanar per concedere il Tomos alla "Chiesa macedone" non riconosciuta.

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mercoledì 9 settembre 2020

Dal sito di Padre Ambrogio di Torino: Le mire espansionistiche del "FU" Patriarcato di Costantinopoli !!!!

 Il secolo del dominio di Costantinopoli sulla Chiesa moderna
Russian Faith, 27 agosto 2020

  Da oltre 100 anni il patriarca di Costantinopoli va contro gli antichi canoni, invadendo illecitamente i territori di altri patriarcati. Costantinopoli era stata umiliata, perdendo quasi tutto il proprio gregge a causa di una guerra tra Grecia e Turchia. L'unico modo per riguadagnare il proprio numero precedente, così come il proprio reddito precedente, era prendere persone e territori ad altri vescovi.
"La predicazione data dal pulpito di tutte le chiese del Patriarcato ecumenico non riguardava più le verità del Vangelo, ma solo il trionfo del partito che aveva nominato il patriarca ...".

Il sito web Orthodox History ha recentemente pubblicato un affascinante articolo intitolato La posizione del Patriarcato ecumenico nella Chiesa ortodossa, che riporta un articolo scritto dall'allora metropolita Christophoros di Leontopolis (futuro patriarca Christophoros II di Alessandria) nel 1924. Come affermato nell'introduzione:
L'articolo è stato scritto in un momento cruciale della storia ortodossa, quando l'ordine secolare era appena morto di morte violenta e l'Ortodossia stava entrando in un futuro pericoloso e incerto...
Nel maggio 1919, l'esercito greco invase la Turchia, scatenando la sfortunata guerra greco-turca. I greci, guidati dal loro primo ministro Eleftherios Venizelos, stavano seriamente perseguendo la "Megali Idea" ("Grande Idea") – il sogno di un nuovo impero bizantino, completo della riconquista di Costantinopoli. La guerra che seguì fu un disastro per i greci: i turchi vinsero in modo decisivo, una rivoluzione filo-venizelista rovesciò il re greco e il trattato di Losanna portò a uno "scambio di popolazione" – l'allontanamento forzato dei greci dalla Turchia e dei turchi dalla Grecia. Il Patriarcato ecumenico perse all'improvviso praticamente tutto il suo gregge".
Durante questo periodo, Meletios divenne patriarca di Costantinopoli, e apportò cambiamenti radicali durante il suo breve mandato di 20 mesi. Oltre a introdurre il nuovo calendario e prendere il controllo dell'Arcidiocesi greco-ortodossa d'America, promosse anche una nuova interpretazione del Canone 28 del Concilio di Calcedonia: la cosiddetta teoria delle "terre barbare", che presuppone che il Patriarcato ecumenico possa rivendicare tutti i territori che non fanno parte di un'altra Chiesa ortodossa.
Questo pezzo storico testimonia il fatto che l'interpretazione moderna delle "terre barbare" del Canone 28 (del Concilio di Calcedonia) aveva solo due anni quando l'articolo fu scritto. In altre parole, era un'innovazione creata durante il mandato di Meletios.
Questo affascinante pezzo storico è diviso in tre sezioni principali:
I. Tendenze del Patriarcato ecumenico alla supremazia
II. La condotta del Patriarcato ecumenico è contraria ai canoni e alla prassi della Chiesa
III. Ragioni dell'attuale comportamento del Patriarcato ecumenico
Storicamente, il patriarca di Costantinopoli aveva giurisdizione solo su un territorio limitato. L'articolo spiega così:
"...la giurisdizione spirituale del Patriarcato di Costantinopoli, secondo i canoni della Chiesa, non si estendeva oltre le diocesi del Ponto, dell'Asia (oggi Asia Minore) e della Tracia, comprese le nazioni barbare che si trovavano in quelle diocesi, come gli alani e i russi; i primi, vicini alla diocesi del Ponto, e i secondi, vicini a quella della Tracia ".
L'articolo prosegue descrivendo il modo fraterno in cui il patriarca di Costantinopoli interagiva normalmente con i suoi fratelli patriarchi:
Il Patriarcato ecumenico, conforme all'ordine stabilito dai santi canoni, nonostante lo splendore che lo circonda, non ha mai avuto pretese così forti. E, per quanto riguarda i patriarchi, i suoi fratelli, non ha mai voluto assumere un'aria altera...
Questa è dunque la posizione del Patriarcato ecumenico rispetto agli altri patriarcati secondo i santi canoni della Chiesa ortodossa orientale. È puramente fraterno. I quattro patriarchi sono uguali in dignità, in nessun modo uno è inferiore all'altro. Ciascuno di loro si muove e agisce all'interno della propria sfera, avendo come regola che la sua azione non si discosti in nulla dai dogmi dell'Ortodossia e dall'ordine stabilito dai santi canoni e dalle sacre tradizioni. E, se sorgeva una trasgressione o contro il dogma, contro i santi canoni, o contro la disciplina ecclesiastica, tutti i patriarchi intervenivano insieme. Nelle questioni ecclesiastiche generali, i patriarchi agivano insieme e solo le decisioni prese in comune avevano forza di legge nella Chiesa. Così fu il caso nella lite tra papa Nicola di Roma e il patriarca Fozio; quest'ultimo, in un'enciclica, denunciò il papa agli altri tre patriarchi. La stessa azione congiunta da parte dei quattro patriarchi ebbe luogo durante il Concilio di Firenze. Allo stesso modo, quando la Chiesa di Russia fu istituita come patriarcato e quando i bulgari furono dichiarati scismatici, tutti i patriarchi ritennero indispensabile riunirsi e prendere una decisione comune.
Sfortunatamente, dopo la perdita di gran parte del suo gregge un secolo fa, il patriarca di Costantinopoli iniziò a oltrepassare i propri confini, cercando di prendere il controllo su persone e territori non precedentemente sotto la sua giurisdizione. L'articolo articola il problema così:
Cosa ha potuto decidere in questi anni il Patriarcato ecumenico? Ha deciso di discostarsi dalla buona linea di condotta che aveva seguito fino a quel momento. Conquistare ogni paese considerato privo di un leader (religioso) e annetterlo al proprio territorio ecclesiastico. Interferire nei territori delle altre Chiese autocefale. E infine, volere, solo lui stesso – cioè senza il consiglio degli altri patriarchi – pronunciarsi su questioni religiose di carattere generale e, in caso di disaccordo con gli altri patriarcati, desiderare che la sua opinione predomini e che essa solo prevalga.
...non sarebbe contro ogni logica, in un momento in cui il Patriarcato ecumenico sta attraversando un calvario e il nemico di ogni bene lo ha privato di tutta la sua antica gloria e lo ha umiliato davanti al mondo? Non sarebbe del tutto irragionevole rivendicare un primato papale nella Chiesa e disdegnare sconsideratamente ogni opinione proveniente dai tre patriarcati orientali?
L'articolo originale è affascinante e contiene un gran numero di dettagli specifici. Lo raccomandiamo vivamente al lettore. L'articolo completo si può trovare al seguente link: The Position of the Ecumenical Patriarchate in the Orthodox Church

domenica 6 settembre 2020

Nessuna novità sostalziale: "Chi si mette pontro Dio subisce sconfitte sicure !!!" (http://www.ortodossiatorino.net)

           Ancora una volta il Tomos non ha aiutato:                               perché il "Poroshenko montenegrino" ha perso le elezioni

di Kirill Aleksandrov

Unione dei giornalisti ortodossi, 3 settembre 2020

 

 

Milo Đukanović, che ha annunciato la creazione di una "Chiesa nazionale", ha perso le elezioni

Il presidente del Montenegro, che ha dichiarato guerra alla Chiesa canonica, ha perso le elezioni e ha praticamente perso il potere. Un anno fa, la stessa cosa è successa a Poroshenko.

Alla fine di dicembre 2019, il parlamento montenegrino ha approvato una legge anti-ecclesiale, secondo la quale la metropolia canonica del Montenegro e del Litorale della Chiesa ortodossa serba ha perso le sue proprietà ed è stata di fatto messa fuori legge. Il suo posto doveva essere preso dalla Chiesa ortodossa montenegrina scismatica. Alla vigilia del voto su questo disegno di legge, le autorità montenegrine hanno condotto una vera e propria operazione speciale: quei membri della Skupština Crne Gore (il Parlamento del Montenegro) che erano contrari al disegno di legge anti-chiesa sono stati arrestati dalla polizia e non hanno potuto prendere parte alla votazione. Ma il resto ha votato all'unanimità e la legge è stata approvata. Allo stesso tempo, i deputati della Skupština hanno respinto 117 (!) emendamenti al disegno di legge.

La legge anti-ecclesiale montenegrina prevede il trasferimento dalla Chiesa ortodossa serba allo stato (ovvero, alla Chiesa ortodossa montenegrina scismatica) di praticamente tutti i beni ecclesiastici, comprese chiese, monasteri, ecc., che sono stati costruiti o trasferiti dallo stato alla Chiesa prima del 1 dicembre 1918. Pertanto, più di 600 chiese e monasteri devono essere confiscati alla Chiesa ortodossa serba e le comunità ortodosse devono diventare scismatiche o finire per strada.

Il sentiero verso il "Tomos montenegrino"

La campagna anti-ecclesiale in Montenegro è entrata nella sua fase attiva nell'estate del 2019, quando il presidente montenegrino Milo Đukanović ha affermato che la Chiesa ortodossa serba era qualcosa come i tentacoli del "mondo serbo", che stava lavorando per un paese straniero e minando l'indipendenza del Montenegro. È stata una fotocopia precisa delle dichiarazioni dell'ex presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko.

E proprio come l'ex leader ucraino, Milo Đukanović ha detto che avrebbe chiesto al Fanar l'autocefalia per gli scismatici montenegrini. È stato rassicurato al riguardo dall'intervista dell'ex esarca di Costantinopoli in Ucraina, l'arcivescovo Daniil (Zelinskij) di Panfilia, alla BBC l'11 gennaio 2019. "Sostengo la tesi che ogni nazione desideri avere la propria Chiesa ortodossa dovrebbe avere il diritto di istituirlo e chiederne il riconoscimento da parte di altre Chiese ortodosse, anche nel caso di Macedonia e Montenegro", disse all'epoca l'ex esarca. E sebbene il patriarca Bartolomeo abbia dichiarato di non avere intenzione di dare il Tomos alla Chiesa ortodossa montenegrina, dopo il suo intervento negli affari della chiesa in Ucraina, tutti capiscono perfettamente quanto valgano queste affermazioni di "sua Santità". Ciò che il patriarca Bartolomeo non ha in programma oggi, lo può realizzare domani e, come si dice, in un batter d'occhio. Queste parole infatti sono confermate dal leader degli scismatici montenegrini, Miraš Dedeić, che nel gennaio 2020 ha dichiarato che la sua struttura avrebbe presto ricevuto il suo Tomos.

I montenegrini difendono la loro Chiesa

Anche prima che in Montenegro fosse approvata la legge anti-ecclesiale, le proteste di massa hanno dilagato in tutto il paese. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza e in ogni luogo di culto della Chiesa ortodossa serba sono stati istituiti comitati speciali per la protezione dei luoghi santi. Petizioni in difesa della metropolia del Montenegro e del Litorale della Chiesa ortodossa serba sono state firmate da 2.500 insegnanti e 300 avvocati del Montenegro, oltre a più di cento ufficiali e militari.

proteste contro la legge anti-ecclesiastica in Montenegro

Le proteste contro la persecuzione della Chiesa ortodossa serba sono continuate quasi costantemente fino all'introduzione della quarantena a causa del coronavirus. Due volte alla settimana, i montenegrini si riunivano in gran numero in processioni religiose in difesa della loro Chiesa. Questi raduni differivano da tutte le altre proteste in tutti gli altri paesi sotto due aspetti.

In primo luogo, erano enormi e senza precedenti. In alcuni giorni, sono scese in piazza in tutte le città del Montenegro per difendere la Chiesa ortodossa serba fino a 300mila persone, vale a dire quasi la metà dell'intera popolazione del Montenegro. In secondo luogo, nessuna forza politica organizzata o coordinata si è unita a queste proteste e, di conseguenza, non ha ricevuto da esse alcun beneficio politico. Le proteste sono state pacifiche, si sono svolte esclusivamente in difesa della Chiesa ortodossa serba canonica, e le persone che vi hanno partecipato lo hanno fatto esclusivamente con il cuore.

Sua Beatitudine Onufrij e i vescovi della Chiesa ortodossa ucraina, che hanno visitato il Montenegro nel febbraio 2020, hanno potuto vederlo di persona.

Dopo l'introduzione della quarantena, la Chiesa ortodossa serba ha ottemperato alle richieste delle autorità e ha interrotto i raduni di massa, ma non appena la quarantena si è indebolita, le proteste sono riprese, questa volta con le necessarie misure antiepidemiologiche. Tuttavia, nonostante la Chiesa ortodossa serba osservasse queste misure, il 13 maggio le autorità montenegrine hanno arrestato il vescovo Joanikije di Budimlje-Niksic e diversi sacerdoti della Chiesa ortodossa serba. In totale di 67 sostenitori della Chiesa ortodossa serba sono stati puniti amministrativamente con il pretesto di presunta violazione delle norme di quarantena e casi penali sono stati istituiti contro 11 persone, tra cui il metropolita Amfilohije (Radović) del Montenegro e del Litorale.

Ma queste persecuzioni hanno solo intensificato le proteste della gente contro le politiche anti-ecclesiali delle autorità. Il governo montenegrino e la Chiesa ortodossa serba hanno tentato più volte di negoziare l'abrogazione della legge anti-ecclesiale, ma non sono stati raggiunti risultati, nonostante gli appelli dell'Unione Europea. Questi appelli, a dire il vero, non erano affatto imparziali. La portavoce della Commissione europea Ana Pizonero ha dato una netta preferenza alle autorità montenegrine: "Accogliamo con favore gli sforzi del governo per trovare un compromesso. Sfortunatamente, in questi colloqui non è stata trovata alcuna soluzione. Chiediamo a entrambe le parti di continuare il dialogo", ha detto nel giugno 2020. Come si può vedere, ha raccomandato solo il governo montenegrino.

A causa dell'ostinata riluttanza delle autorità montenegrine ad abrogare la legge anti-ecclesiastica, che viola i diritti dei credenti della Chiesa ortodossa serba, l'episcopato della metropolia del Montenegro e del Litorale è stato costretto ad affermare che le attuali autorità montenegrine si sono screditate con la loro politica anti-ecclesiale chiesa e non possono più godere della fiducia della gente. Alla vigilia delle elezioni parlamentari, svoltesi il 30 agosto, il metropolita Amfilohije (Radović) del Montenegro e del Litorale ha registrato un video discorso e ha invitato tutti i cittadini ad andare alle urne per votare "in difesa dei luoghi santi di Dio".

"Nel mio 82° anno di vita, per la prima volta andrò alle elezioni parlamentari – il 30 agosto – e invito tutti i montenegrini, i residenti del Montenegro e tutti gli altri a votare in difesa dei luoghi santi di Dio, che ora sono sotto attacco in Montenegro da parte di chi non sa cosa sia un luogo santo. A Dio piacendo, che questa difesa vinca per il bene del futuro di tutti i montenegrini. Venite tutti a votare in difesa dei luoghi santi!" ha detto il metropolita Amfilohije.

il metropolita Amfilohije (Radović) del Montenegro e del litorale

Commentando la posizione della Chiesa sulla questione delle elezioni parlamentari, il metropolita Amfilohije ha detto: "La Chiesa non ha un proprio partito né una propria lista elettorale. La Chiesa non sostiene nessun partito e quindi lascia il processo politico ai politici".

Tuttavia, la Chiesa può dare una valutazione morale delle azioni delle autorità, soprattutto se sono dirette così chiaramente contro di lei. La Chiesa può richiamare l'attenzione degli elettori su quelle azioni delle autorità che ritiene inammissibili e sollecitare i cittadini a fare scelte appropriate. "D'altra parte, i cittadini possono essere incoraggiati ad avvicinarsi alle imminenti elezioni usando i loro diritti politici. Poiché la legge incostituzionale viola i diritti e le libertà religiose dei cristiani e della Chiesa, e come tutte le nostre preghiere e richieste di armonizzazione dei nostri requisiti minimi sono respinto, come cittadini a pieno titolo di questo stato riteniamo legittimo esortare i fedeli a non votare per i politici che promuovono leggi anti-ecclesiali", ha affermato il metropolita Amfilohije.

Il fallimento del persecutore della Chiesa

Ora le elezioni in Montenegro sono passate. Hanno mostrato il peggior risultato per il Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro al governo, il cui vero leader è il presidente Milo Đukanović. Il partito ha ottenuto il 35,06% dei voti, che anche in una coalizione con partiti vicini – i socialdemocratici del Montenegro, il partito bosniaco e la lista albanese – gli consente di prendere nella Skupština solo 37 seggi su 81. Le forze di opposizione politica, "Per il futuro del Montenegro", "La pace è la nostra nazione", "Azione di riforma unita" e il Partito socialdemocratico, hanno vinto 43 seggi alle elezioni, guadagnando un totale del 53,75%.

I leader delle forze politiche "Per il futuro del Montenegro", "La pace è la nostra nazione" e "Azione riformista unita" hanno già dichiarato la loro disponibilità a creare una coalizione di governo e a formare un governo. Il Partito socialdemocratico sta ancora pensando, ma anche senza i suoi due seggi, le attuali forze di opposizione hanno la maggioranza in parlamento. Tali risultati hanno permesso al leader della coalizione di opposizione "Per il futuro del Montenegro" Zdravko Krivokapić di dichiarare la vittoria alle elezioni. "Cittadini del Montenegro, grazie per il vostro sostegno! Il regime durato 30 anni è caduto", ha detto, parlando alla televisione nazionale.

E come prima decisione della nuova coalizione di governo in caso di sua formazione, ha chiesto l'abolizione della legge anti-ecclesiale: "Il primo passo, ovviamente, sarà l'abrogazione della legge sulla libertà di religione, seguita dall'adozione della Legge sulla lustrazione e della Legge sull'origine della proprietà, che determineranno l'atteggiamento verso coloro che hanno portato il Montenegro alla disperazione, raggiunto ricchezze indicibili e reso povero il resto dei cittadini del Montenegro. Sarà un trattamento giusto e un avvertimento a tutti coloro che entrano in politica che la politica non è il lavoro più redditizio".

Naturalmente, le elezioni in Montenegro e i loro risultati non significano che il governo di questo paese cambierà. Puoi contestare i risultati del voto, puoi attirare singoli deputati, comprarli o semplicemente intimidire, puoi organizzare un Majdan, organizzare nuove elezioni e così via. Ci sono molti modi per cercare di non rinunciare al potere se davvero non lo vuoi. Ma un fatto resta per sempre: la forza politica che governa il Montenegro da quasi 30 anni ha perso la fiducia degli elettori proprio a causa delle sue politiche anti-ecclesiali. E i rappresentanti delle forze che sono direttamente opposte sono d'accordo su questo.

Per esempio, Konstantin Kosachev, presidente del Comitato per gli affari esteri del Consiglio della Federazione Russa, ha affermato: "La Chiesa, sebbene separata dallo Stato, ha svolto un ruolo molto importante in questa battaglia elettorale". Inoltre, la pubblicazione filo-occidentale ucraina 'Zekalo Nedeli' ('Specchio della settimana') ha pubblicato un articolo analitico, in cui si diceva che la posizione della Chiesa è stata la ragione principale della sconfitta del partito al potere di Montenegro: "La legge sulla libertà di religione ha allontanato dai candidati filogovernativi molti elettori che hanno scelto la Chiesa nel dilemma 'partito contro chiesa'."

***

Il metropolita Amfilohije ha parlato delle cause globali della sconfitta dell'attuale partito al governo del Montenegro nelle elezioni del luglio 2020. La chiave è l'inimicizia verso Dio e la sua Chiesa. "Coloro che sono ora al potere in Montenegro dovrebbero anche capire che hanno dichiarato guerra a Dio, non ad Amfilohije o al popolo del Montenegro. Hanno dichiarato guerra al Dio vivente, e chi combatte Dio perde la sua immagine e la sua anima, rinuncia a tutti i veri governanti che hanno governato questa terra dal tempo dell'imperatore Costantino al tempo del re Nikola Petrović", ha detto il metropolita Amfilohije.

E in questo contesto, non possiamo non tracciare un parallelo con gli eventi ucraini. Petro Poroshenko, dopo aver organizzato una nuova "chiesa" composta da due strutture scismatiche e organizzato la persecuzione della Chiesa ortodossa ucraina, così come Milo Đukanović "ha dichiarato guerra al Dio vivente". Poroshenko ha subito un fiasco politico. Anche Đukanović ha perso.

Le elezioni parlamentari in Montenegro nel 2020, così come le elezioni presidenziali e parlamentari in Ucraina nel 2019, hanno chiaramente dimostrato che l'ostilità contro la Chiesa porta al fatto che la gente comune si allontana da tali politici e si rifiuta di sostenerli alle elezioni. Di conseguenza, perdono il loro potere. Ma l'inimicizia contro la Chiesa porta non solo a una sconfitta alle elezioni e alla perdita del potere, ma a conseguenze ben più terribili: una sconfitta nella lotta per la loro anima immortale e una perdita di speranza nella salvezza.