A proposito delle elezioni episcopali a Rue Daru
![]() In questi giorni è circolata una polemica sulla decisione del Sinodo dell'Arcivescovado delle chiese russe in Europa Occidentale di procedere all'elezione di nuovi vescovi senza l'approvazione esplicita di Mosca. Le necessità pastorali del Sinodo, composto per tre quarti da vescovi anziani, richiedono nuove elezioni, e il metropolita Jean (Renneteau) di Dubna, in un suo comunicato, si è dichiarato pronto a eleggere senza l'approvazione di Mosca due vescovi la cui candidatura era stata proposta nel 2023: il nostro amico archimandrita Victor (Creţu) e l'arciprete Anatoli Negruta. Il metropolita Jean parla tre anni di attesa di una risposta da parte di Mosca, che aveva accettato solo la candidatura dell'igumeno Augustine (Macbeth) come vescovo vicario per la Gran Bretagna e la Scandinavia, alla cui carica è stato consacrato nel dicembre 2025. Cita inoltre necessità pastorali per il numero di parrocchie in aumento in Francia, Germania e Italia, e fa inoltre riferimento ai recenti casi analoghi di elezioni senza approvazione di Mosca in Estonia e in Lettonia. Questa storia ha rilevanza per noi? Certamente: la pastorale in Italia è nominata nel comunicato del metropolita Jean, e una parte di primo piano della vicenda si gioca proprio da noi in Piemonte, dato che padre Victor è abate ad Arona. Cosa dobbiamo pensare della vicenda? Il forum francese Parlons d'Orthodoxie ha dedicato un commento di una sfacciata partigianeria, che incomincia con questa frase: "All'interno dell'Arcidiocesi delle Chiese ortodosse russe in Europa occidentale – più precisamente, in quella parte che, per ingenuità e a seguito di manipolazioni da parte della Chiesa ortodossa russa, è passata sotto il Patriarcato di Mosca nel 2019 – sembra che stiano iniziando a capire qualcosa. Ancora un po', e potrebbero benissimo chiedere di tornare al Patriarcato di Costantinopoli". Per quanto riguarda "quella parte che... è passata sotto il Patriarcato di Mosca nel 2019", si tratta quasi in fotocopia della stessa retorica usata nel caso della la ROCOR nel 2007: mentre la quasi totalità della Chiesa Russa all'Estero, riconciliata con il Patriarcato, era chiamata "quella parte", i dissidenti (meno del 10% della ROCOR, e subito in conflitto reciproco gli uni con gli altri), erano presentati come i veri custodi della tradizione russa nel mondo: plus ça change, plus c'est la même chose ("più le cose cambiano, più rimangono le stesse") Al netto di queste polemiche che sanno di minestra riscaldata, va notato che le situazioni in Estonia e Lettonia sono piuttosto differenti da ciò che avviene in Europa Occidentale (le Chiese canoniche locali sono la diretta continuazione della presenza del Patriarcato di Mosca, e sono oggetto di una persecuzione di cui nelle chiese dell'Arcivescovado di Rue Daru non si vede neppure l'ombra). L'attitudine di Mosca può essere snervante per le attese (noi stessi ne sappiamo qualcosa), ma di solito premia le buone intenzioni, mentre il ritorno al Patriarcato di Costantinopoli tanto caldeggiato dal commento di Parlons d'Orthodoxie porterebbe a un automatico asservimento dell'Arcivescovado ai vescovi greci locali (e realisticamente, ogni passaggio sotto ogni altra Chiesa autocefala produrrebbe risultati analoghi). Si può dire (e spesso si dice) quel che si vuole contro Mosca, ma quest'ultima ha permesso l'esistenza di un Sinodo con ben QUATTRO membri, ortodossi locali, cosa che non ha mai avuto eguali nella storia di Rue Daru, se proprio vogliamo "iniziare a capire qualcosa". |

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