martedì 18 gennaio 2011

  

PARROCCHIA CRISTIANA ORTODOSSA
PATRIARCATO DI MOSCA
SAN GIOVANNI DI KRONSTADT
CASTROVILLARI  (CS)



CALENDARIO LITURGICO ORTODOSSO
PASQUA   2011




Febbraio  

13   D       Domenica del Pubblicano e del Fariseo – Entrata nel Triodion  -  Tono   V
               Luca: 18,10-14       II° Tim. 3,10-5        

20   D      Domenica del Figlio prodigo   -   Tono   VI
               Luca 15,11-32        I Cor.  6,12-20

21   L      Inizia la settimana dei defunti
26  S     Sabato dei defunti
27   D     Domenica di Carnevale     -   Tono   VII
              Matteo 25,31-46      I° Cor. 8,8_ 9


Marzo


06   D     Domenica dei Latticini   -   Tono  IV
              Matteo 3,14-21             Romani 13,1-14 


Lunedì 7 marzo inizio della Santa Quaresima

Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì
preghiera del Drande Apodipnon  (Compieta)

Venerdi
Piccolo Apodipnon (Compieta) e I Stasis dell’Inno Akathistos

12   S     Commemorazione dei defunti  e  Vespro

13   D     Domenica  prima di quaresima - dell’Ortodossia   -   Tono   V
Processione con le Sacre Icone

Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì
preghiera del Drande Apodipnon  (Compieta)

Venerdi
Piccolo Apodipnon (Compieta) e II Stasis dell’Inno Akathistos

19  S      Commemorazione dei defunti  e  Vespro
20  D   Domenica seconda di quaresima – San Gregorio Palamas  -  Tono  VIII 

Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì
Preghiera del Drande Apodipnon  (Compieta)

Venerdi
Piccolo Apodipnon (Compieta) e III Stasis dell’Inno Akathistos


25  V    Annunciazione del Signore,       Luca 1,24-38         Ebrei 2,11-18

26  S    Commemorazione dei defunti  e  Vespro
27  D    Domenica terza di quaresima  -  Adorazione della preziosa e vivificante Croce     
           Tono   III   -  Marco 8,34 -9                   Ebrei 4,14  - 5,6

Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì
Preghiera del Drande Apodipnon  (Compieta)

Venerdi
Piccolo Apodipnon (Compieta) e IV Stasis dell’Inno Akathistos


Aprile

02 S    Commemorazione dei defunti  e  Vespro
03 D    Domenica quarta di quaresima  -  San Giovanni  Climaco  -  Tono IV
             Marco  9,17-31           Ebrei  6,13-20

Lunedì, Martedì, Giovedì
Preghiera del Drande Apodipnon  (Compieta)

Mercoledì
Piccolo Apodipnon (Compieta) e dopo si recita il Grande Canone
di San Andrea di Creta

Venerdi
Piccolo Apodipnon (Compieta) ed intero Inno Akathistos


09  S     Commemorazione dei defunti  e  Vespro
10  D    Domenica quinta di quaresima  -  Santa Maria Egiziaca   - Tono   V

16   S   Commemorazione dei defunti  e  Vespro -  Sabato di Lazzaro
17 D    Domenica delle Palme – Ingresso di N.S.G.C. a Gerusalemme  
           Giovanni 12,1-18            Filippesi  12,28   - 13,8

La sera Ufficatura del Nimfios  (Mattutino)


INIZIO DELLA GRANDE E SANTA SETTIMANA

  18  L       La sera Ufficatura del Nimfios    (Mattutino)
  19  M     La sera Ufficatura del Nimfios    (Mattutino)
  20  M     La sera Ufficatura del Nimfios    (Mattutino)
  21  G      Mattutino e 12 evangeli
22  V    Ufficio delle Grandi Ore e Epitafios Trinos  (Sante sofferenze del Signore) 
23  S      Mattutino di Pasqua

  24  D                            PASQUA  DI  RISURREZIONE

DIVINA  LITURGIA    ORE  10.00

Pubblicata da Nicola D'Amico

Il patriarca egiziano copto non celebrerà l’Epifania in pubblico

Shenouda III, appena tornato da un viaggio medico negli Stati Uniti, ha deciso di non recarsi ad Alessandria domani, e di non celebrare in pubblico neanche al Cairo. La decisione sarebbe causata dal rispetto verso l’atmosfera di tristezza della Chiesa dopo la strage del 1 gennaio.

Il Cairo (AsiaNews) - Il patriarca dei Copti, Shenouda III, ha deciso di non presiedere alla celebrazione della festa dell’Epifania domani ad Alessandria. La decisione, anticipata dal quotidiano cairota “Al Ahram”, sarebbe stata presa dal capo della Chiesa copta per rispetto verso le persone che ad Alessandria sono ancora in lutto per le vittime dell’attentato alla chiesa dei Santi nella notte del 1 gennaio (01/01/2011 Massacro di cristiani ad Alessandria d’Egitto. Autobomba esplode davanti a una chiesa). Sarà la prima volta che il patriarca non celebrerà la messa dell’Epifania ad Alessandria.
Fonti vicine a Shenouda III attribuiscono questa decisione alla volontà di rispettare l’atmosfera di tristezza che ancora pervade gli ambienti della Chiesa ad Alessandria. Ma il patriarca, che resterà al Cairo, non presiederà neanche la celebrazione della cerimonia che si svolgerà nella cattedrale cairota di Abbassiya, e ha preferito scegliere di officiare una messa privata, non aperta al pubblico.
Shenouda III, che ha 87 anni, è tornato il 17 gennaio in Egitto da un viaggio compiuto negli Stati Uniti per controllare lo stato dei suoi reni, del cuore e il progresso nel recupero dell’uso di una gamba operata nel 2008. La sua prima apparizione pubblica, di ritorno dal viaggio, avverrà domani, in occasione della sua predica settimanale del mercoledì. Anche se è la prima volta che non è presente alla celebrazione dell’Epifania ad Alessandria, il patriarca nel passato ha minacciato di non presiedere a celebrazioni religiose importanti in segno di protesta nei confronti delle autorità laiche per le discriminazioni sociali e legislative di cui soffrono i copti. Attualmente sono in corso colloqui fra la Chiesa copta e lo Stato per modificare le leggi che regolano i permessi per la costruzione di edifici cristiani in Egitto, al momento molto restrittive.


domenica 16 gennaio 2011

San Serafino di Sarov

Sabato 15 gennaio 2011

Festa di San Serafino di Sarov

Dialogo sullo Spirito Santo tra S. Serafino di Sarov e un suo discepolo

- Amico mio, in questo momento siamo entrambi nello Spirito di Dio… perché non mi guardi?

- Non riesco a guardarvi, Padre – risposi – i vostri occhi brillano come un lampo; il vostro volto si è fatto più abbagliante del sole, e gli occhi mi fanno male quando vi guardo.

- Non temere – mi disse – in questo stesso momento sei divenuto luminoso come me. Anche tu sei presente nella pienezza dello Spirito di Dio; altrimenti, non avresti potuto vedermi come mi vedi.

Poi piegò il capo su di me e mi sussurrò:

- Benedici Dio per l’infinita bontà che ha per noi. Io ho chiesto a Dio nel mio cuore: ‘Signore, rendilo degno di vedere con i suoi occhi fisici la discesa del tuo Santo Spirito, che tu concedi ai tuo servi, quando ti degni di apparire nel meraviglioso fulgore della tua gloria’. Il Signore ha esaudito istantaneamente questa umile richiesta del miserabile Serafino… Quanto grati dovremmo essere per questo indicibile dono che ci è stato accordato a entrambi. Persino i Padri del deserto non ebbero sempre simili manifestazioni della Sua bontà. La Grazia di Dio – come una madre piena di dolce amore verso i suoi figli – si è degnata di confortare il tuo cuore afflitto, per intercessione della Madre di Dio… perché, dunque, amico mio, non mi guardi dritto in volto? Guarda pure senza timore. Il Signore è con noi.

Incoraggiato da queste parole, lo guardai e fui preso da un sacro timore. Immaginate, nel bel mezzo del sole, abbagliante nella luminosità dei suoi raggi a mezzogiorno, il volto dell’uomo che vi parla. Potete seguirne i movimenti delle labbra, l’espressione cangiante degli occhi, ne potete udire la voce, sentirne le mani toccarvi le spalle. Ma non potete vederne né le mani né il corpo – nulla eccetto un incendio di luce che brilla, illuminando il tappeto di neve d’intorno che copre la radura, i fiocchi di neve che scendono su di me e l’anziano monaco…

- Cosa provi ora? – mi domandò padre Serafino.

- Provo un indicibile benessere – risposi.

- Cosa intendi per benessere? Cosa provi esattamente?

Risposi: – Provo un tale silenzio e una tale pace nel cuore che non so esprimere a parole.

- Amico mio, questa è la pace di cui il Signore parlò ai suoi discepoli: “Vi do la mia pace”. E’ la pace che il mondo non può donare. ‘La pace che oltrepassa ogni comprensione’ [...]. Cos’altro provi?

- Incredibile dolcezza – risposi

Ed egli riprese: – Questa è la dolcezza che è descritta nelle Sacre Scritture. Questa dolcezza colma i nostri cuori e si propaga nelle nostre vene con indicibile beatitudine. Una dolcezza capace di far sciogliere i nostri cuori. Siamo entrambi a provare questa beatitudine ora. Cos’altro provi?

- Indicibile beatitudine nel cuore.

Padre Serafino continuò:

- Quando lo Spirito Santo discende nell’uomo e lo benedice con la sua venuta, ne colma il cuore di indicibile beatitudine, perché lo Spirito Santo colma ogni cosa di beatitudine. Questa è la beatitudine preparata per quelli che Lo amano. E se ora che ne abbiamo solo un assaggio ci dona così tanta dolcezza e gioia, cosa diremo della gioia preparata per noi nei cieli? Amico mio, tu hai pianto tanto sulla terra, e guarda con quale gioia il Signore ti consola. Per ora dobbiamo lavorare e compiere continui sforzi volti a ottenere sempre più forza per raggiungere “la perfetta misura della statura di Cristo”. Poi questa gioia transitoria e parziale che ora proviamo sarà rivelata in tutta la sua pienezza, sommergendo il nostro essere in inesprimibili piaceri che nessuno potrà mai toglierci. Cosa provi ancora, amico mio?

Dissi:

- Indicibile calore.

- Di che calore parli? Siamo in una foresta. E’ pieno inverno, e ovunque tu posi il tuo sguardo c’è neve. La neve fiocca persino sui nostri corpi. Di che calore può trattarsi?

Risposi:

- E’ simile al calore che si può provare alle terme quando si è immersi in un piacevole vapore.

- E l’odore – mi domandò – è lo stesso di quello delle terme?

- Oh no – risposi – non c’è nulla sulla terra simile a quest’odore.

Allora padre Serafino disse con un sorriso:

- Conosco quell’odore, proprio come te. Per questo ti ho chiesto se lo percepivi. E’ veramente una indicibile verità, amico mio. Nessun odore terreno, per quanto piacevole possa essere, può essere paragonato alla fragranza, che ora noi due sentiamo, perché ora siamo circondati dalla fragranza dello Spirito Santo. Cosa c’è di terreno simile ad essa? Tu mi dici che diffonde un calore tutt’intorno simile a quello delle terme, ma guarda: la neve non si scioglie né su di me né su di te. Significa che il calore è dentro di noi e non nell’aria. Questo è il calore per il quale lo Spirito Santo ci fa gridare al Signore: “Riscaldami con l’amore dello Spirito Santo!” [...] Il Regno di Dio è dentro di te ora, e la Grazia dello Spirito Santo illumina e riscalda dal di dentro e colma l’aria d’intorno con varie fragranze, delizia i nostri sensi spirituali con la beatitudine divina e colma i nostri cuori di un’ineffabile gioia.

dialogo tra San Serafino e un suo

discepolo Nikolai Aleksandrovich Motovilov

(1809-1879)

sabato 15 gennaio 2011

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XII Domenica di Luca


Nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito. Amìn.

Esiste nel rituale ortodosso una speciale funzione che si chiama ufficio (in russo molieben) di ringraziamento, è una funzione che termina con quel bellissimo inno di Sant’Ambrogio vescovo di Milano che in latino si chiama “Te Deum”. Grazie a Dio ultimamente celebro spesso questa funzione e mi rallegro del fatto che i miei parrocchiani me la richiedano perché sentono, come il lebbroso samaritano che fu sanato da Cristo, il desiderio, il bisogno di ringraziare Nostro Signore. Ancora esiste un akathistos bellissimo chiamato “Slava Bogu za vsiò” – “Gloria a Dio per tutto” e ho scoperto che gli stessi parrocchiani lo recitano privatamente e comunitariamente. Sono felice di questo, molto felice, come cristiano e ancor di più come pastore di anime. Vedete spesso preghiamo per chiedere, chiedere, chiedere, ma fermiamoci anche a ringraziare: ringraziare del dono della Fede che ci consola in questo mondo, del dono degli amici, della famiglia…tutto è dono non dimentichiamolo mai! Nessun uomo è meritevole di nulla davanti a Dio, tutto è dono suo e della sua immensa bontà, del suo Amore senza confini che lo ha spinto ad incarnarsi, patire per noi e risorgere il terzo giorno. Ogni respiro che ci è dato è dono di amore, ogni istante è un momento buono per la nostra conversione. Viviamo appieno la nostra vita fratelli e sorelle nell’amore di Dio, respiriamone santamente ogni attimo con animo grato e benedicente e il nostro cuore si dilaterà di un amore immenso, quell’amore che non ha tramonto e che ci condurrà, insieme ai nostri cari, alla gioia senza fine.
Buona Domenica a tutti e buona santa Teofania a quelli che la celebrano il 6 (19) gennaio.

p. Seraphim

venerdì 14 gennaio 2011

Zyra e Shtypit e Kishës Orthodhokse Autoqefale të Shqipërisë

Pozicioni i Kishës Orthodhokse Autoqefale të Shqipërisë, mbi projektligjin për arsimin parauniversitar

pubblicata da Kisha Orthodhokse E Shqipërisë il giorno venerdì 14 gennaio 2011 alle ore 6.33
Nga ana e Kishës Orthodhokse Autoqefale e Shqipërisë u shqyrtua me kujdes projektligji “Për sistemin arsimor parauniversitar në Republikën e Shqipërisë” dhe në përgjigjen drejtuar Ministrisë së Arsimit u shprehim mendimet dhe shqetësimet në lidhje me çështjet fetare që trajtohen në të.
     Mendimi i shprehur nga organet përkatëse të Kishës, është se Neni 36, paragrafi 4, mbi ndalimin e simboleve fetare për nxënësit e shkollave, përbën cenim të së drejtës së mendimit, bindjeve dhe ushtrimit fesë, të drejta këto të garantuara për të gjithë qytetarët e Shqipërisë nga Kushtetuta e Republikës së Shqipërisë, si edhe nga konventat dhe rezolutat ndërkombëtare të njohura dhe ratifikuara nga Shteti shqiptar.
     E drejta e besimit dhe e bindjeve fetare e për rrjedhojë e mbajtjes së simboleve fetare nga ana e nxënësve është në harmoni të plotë me këto të drejta dhe për më tepër ato kurrsesi nuk mund të përbëjnë pengesë ose kërcënim për nxënësit dhe shkollat tona, pasi shoqëria shqiptare edhe pse multifetare është e njohur për harmoninë dhe bashkëjetesën paqësore ndërfetare. Për më tepër, në Shqipëri ne nuk kemi konflikte rreth simboleve fetare, kështu që mendojmë se ndalimi me ligj i tyre mund të japë efektin e kundërt, duke cenuar tolerancën dhe bashkëjetesën paqësore.
     Për këto arsye, në përgjigjen drejtuar Ministrisë së Arsimit sugjerohet heqja e paragrafit 4 të nenit 36, mbi ndalimin e ekspozimit të simboleve fetare.

Tiranë, 11 janar 2011

giovedì 13 gennaio 2011

La preghiera del cuore.

La preghiera del cuore

pubblicata da Roberto Valeriani Ropa il giorno mercoledì 12 gennaio 2011 alle ore 16.56

Che cos’è la preghiera? Dare un definizione definitiva alla parola preghiera è molto difficile, già è difficile definire le cose materiali figurarsi quelle spirituali. Ad esempio se mi chiedono di descrivere la Malva dirò che è un pianta tipica della famiglia delle Malvaceae, dalle larghe foglie verdi, dal fiore violaceo a cinque petali, con un fusto resistente e ramificato…ma per chi non l’ha mai vista è difficile immaginarsela, se invece porto un esemplare o una fotografia subito la riconoscete. Così è anche per la dimensione spirituale, vi posso parlare di Dio, spiegandovi chi è o meglio cosa non è, cioè parlando di Lui in maniera non affermativa: Dio è immortale, cioè non mortale, Dio è infinito cioè non finito, possiamo parlare di Dio anche in maniera affermativa dicendo che Dio è onnipotente, onnisciente, perché queste categorie superano la ragione umana. Ma più di tutto in Cristo Gesù possiamo vivere la Vita Divina, vivendola la comprendiamo in una maniera semplice e chiara che incredibilmente supera la nostra ragione umana e limitata. Il Figlio coeterno del Padre, la Seconda Persona della Santissima Trinità, si è incarnato, si è fatto uomo nel grembo purissimo della Vergine Maria perché l’uomo potesse diventare dio, perché l’uomo potesse nuovamente vivere la Vita Divina, quella vita a cui era destinato fin dalla creazione del mondo e che col peccato originale era diventato difficile da raggiungere. Dio ontologicamente parlando è infinito, irraggiungibile nella sua natura ma, come ci ricorda la Sacra Scrittura e la Tradizione dei Santi Padri, è possibile partecipare alla sua vita tramite le sue Divine Energie Incerate. Come vivere nella vita divina? Cercando la comunione con Dio, avendo una relazione personale con lui, questa relazione si chiama preghiera.
Quando ero piccolo e andavo al catechismo mi insegnarono che la preghiera è “l’elevazione della mente a Dio”, verissimo, ancora la preghiera è una esigenza, un bisogno interiore: non credo esista o sia mai esistita nella storia dell’uomo una religione in cui la preghiera non abbia avuto un posto principale, così è nel cristianesimo. Oserei dire che la preghiera è un richiamo, un ricordo arcaico, una esigenza del nostro animo che ci fa trascendere da questa natura materiale fatta di opposti e che ci ristabilisce nella nostra vera natura, nella Natura Divina, dalla quale i nostri progenitori si staccarono col peccato originale.
Nel mondo moderno la preghiera è stata accantonata per un po’ di tempo, quasi disprezzata dalla cultura “alta” quella che in russo si chiama la “visoko kulturnij”, la cultura dei sapienti del mondo e devo dire che questa crisi si è trasmessa anche in quegli strati di popolazione che per secoli sono stati lo “zoccolo duro” della vita spirituale. Ma la preghiera è anche il cibo, la bevanda, il respiro dell’anima e questa esigenza è insopprimibile nel cuore dell’uomo. Vedete possiamo stare qualche minuto senza respirare poi moriamo, possiamo stare qualche giorno senza bere, possiamo stare qualche settimana senza mangiare ma poi moriamo, idem se non preghiamo possiamo vivere la vita materiale ma il nostro intimo, la nostra anima, il nostro spirito pian piano muoiono per inedia, spesso si sente un malessere interiore è il nostro spirito che ci avvisa di essere arrivato alla frutta e chiede cibo spirituale.
Questo disagio, questa fame interiore porta l’uomo moderno a ricercare la vita spirituale in ogni ambito, sempre più spesso al di fuori delle religioni e chiese “storiche “ e “istituzionali” per ricercare vie nuove in quel fast food del sacro tipico della cultura “new age” e “next age” che normalmente si chiama “karma cola” una sorta di supermarket del sacro dove la singola  persona può ricercare e trovare la via che più gli aggrada, via che per inciso ti spiega tutti i benefici senza mai le controindicazioni pericolose, certe volte per alcune “esperienze spirituali” dovrebbero mettere fuori l’indicazione come per le sigarette: “Nuoce gravemente alla salute spirituale.” La preghiera del cuore detta anche del nome è entrata, suo malgrado, in questo vortice spiritual consumista.
Cos’è e dove nasce la preghiera del cuore? Nelle religioni antiche abbiamo grandi esempi di preghiera, se mi chiedessero di portare un esempio mi verrebbe subito in mente l’inno ad Aton del faraone Akhenaton che ha ispirato anche il salterio biblico, oppure mi viene in mente l’inno ad Iside scritto da Apuleio e contenuto nel suo libro “Le metamorfosi ovvero l’asino d’oro”. Se mi chiedessero esempi di preghiera nella Vecchio Testamento il mio pensiero va a Mosè e al suo famoso cantico che si canta durante la veglia del Grande Sabato in cui si ricorda l’uscita dal Mar Rosso, mi viene in mente la preghiera della madre del profeta Samuele o della madre dei Maccabei, il salterio del profeta e re Davide, gli esempi sono molteplici. Più vicini a Cristo, parlando temporalmente, abbiamo quei due meravigliosi inni scaturiti dal cuore del profeta Zaccaria padre di San Giovanni Battista e il magnificat della Santissima Vergine Maria, ancora abbiamo la preghiera del santo vecchio Simeone e l’esempio della profetessa Anna che: “da quando era rimasta vedova non si allontanava dal tempio per servire Dio con digiuni e preghiere” come ci dice il Vangelo di Luca. Volete sapere che cos’è la preghiera? Andate a leggere quelle preghiere, guardate gli esempi di vita di questi grandi santi ed è come se vi mostrassi la foto della malva. Volete conoscere ancora di più cos’è la preghiera? Seguite il loro esempio cioè cercate di vivere una vita spirituale.
E nell’ambito della storia della Chiesa? Qui bisogna considerare che nei primi tre secoli numerose sono state le persecuzioni contro i cristiani, questo costringeva ad avere una forte ed intensa vita spirituale, perché in ogni istante c’era il pericolo di morire di morte violenta, di diventare martiri (testimoni fino al sangue) di Cristo. Vedo la stessa cosa per gli ortodossi che vivono qui in occidente, i miei parrocchiani mi dicono che qui la “Credinza – la Fede è forte” bisogna che sia forte se no rischiamo di non essere più ortodossi ma di diluirci in un grande mare del religioso senza nessuna specificità. Mente per assurdo nei paesi a maggioranza ortodossa questo pericolo non c’è e si vive magari una vita spirituale minore. Con l’avvento al trono dell’imperatore Costantino e l’editto di Milano del 313 la religione cristiana  viene dichiarata lecita. La fila dei credenti in Cristo si ingrossa anche di persone che diventano cristiane per convenienza politica o sociale, soprattutto coi successivi imperatori: la Fede rischia di appiattirsi, e la religione cristiana di diventare una religione “del mondo” come l’antico paganesimo. Il Signore manda perciò un nuovo martirio nella Chiesa, un nuovo esempio di martirio: il monachesimo. Non è che il monachesimo sia una novità, esso si trova anche al di fuori dei confini del cristianesimo, e biblicamente parlando è connesso all’antico sacerdozio profetico: quello di Elia, di Eliseo, di Giovanni il Battista, della profetessa Anna che viveva nel digiuno e nella preghiera la sua vita, ma dal 4° secolo in poi esso diventa forte nella vita della Chiesa e direi indispensabile sia nei tempi di persecuzione che in quelli di pace: è il monachesimo che sostiene la Chiesa! Vediamo in tutte le epoche storiche che i nemici della Chiesa, che vogliono la sua distruzione, iniziano col chiudere i monasteri con la scusa che i monaci non fanno niente per il mondo e vivono nell’ozio. Sanno bene che chiudendo i monasteri la Chiesa perde la sua linfa vitale, la sua ossatura per scadere in una “religione del mondo”.
Il monaco infatti è morto per il mondo e muore al mondo, intendendo per mondo tutte le potenze visibili e invisibili che ci allontanano da Dio, ma proprio per questo suo martirio – testimonianza il monaco è unito in Dio ad ogni essere vivente, conferma nella Fede, intercede, illumina i credenti che vivono nel mondo. Il fondamento del monachesimo è l’esichia, cioè la pace, la quiete che è ricercata dai monaci sia esteriormente, vivendo in luoghi deserti e solitari, sia interiormente dedicandosi ad una ascesi ogni giorno più forte e una preghiera ogni giorno più profonda.
Dall’esperienza monastica nasce la preghiera del cuore, essa è ripetuta, unita al respiro, concentrando l’attenzione prima sulla voce, poi quando la voce si stanca sulla mente e anche quando la mente si ferma sul cuore dal quale essa sgorga ad un certo punto naturalmente come una fontana zampillante di acqua fresca e pura. Essa è fatta di poche parole:

“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.”

In essa troviamo condensati vari aspetti:

1)     L’invocazione del nome di Gesù, nel quale come ci ricorda San Paolo c’è salvezza e davanti al quale si prostrano tutte le potenze sia celesti, sia terrestri che infere. Quel nome nel quale Gesù stesso ci ha detto di pregare il Padre perché “Qualunque cosa chiederete nel mio nome il Padre ve la concederà..”
2)     “Nessuno” – dice sempre l’apostolo Paolo “può dire che Gesù è il Signore se non sotto l’azione dello Spirito Santo” questa preghiera ci pone principalmente sotto la sua azione.
3)     “Figlio di Dio” è la professione di Fede dell’apostolo Pietro, ogni volta che recitiamo questa preghiera ci poniamo sulla pietra della confessione di san Pietro, che è la pietra sulla quale è costruita la Chiesa.
4)     “Abbi pietà di me peccatore” è la preghiera del pubblicano che sale al tempio che torna a casa giustificato, perdonato, santificato a differenza del fariseo che loda se stesso. È anche la preghiera dei due ciechi che vengono guariti da Cristo per la loro Fede.
5)     La ripetizione è continua, quasi insistente, come quella della vedova del Vangelo che chiede giustizia al giudice che non teme Dio, l’istanza della vedova viene esaudita (benché il giudice sia iniquo) proprio per la sua costanza.
6)     La ripetizione è semplice, senza sprechi di parole come ci insegna Cristo nel Vangelo poco prima di insegnare il Padre nostro e corrisponde alle parole dell’apostolo Paolo che ci insegna “a pregare sempre senza stancarci”.
7)     La preghiera del cuore ci insegna ad unire la preghiera al respiro come ci insegna il salmo: “Ogni respiro lodi il Signore”
8)     La preghiera del cuore ci fa portare l’attenzione dalla parola, ai pensieri e infine al cuore, al centro del nostro essere dove risiede il Regno di Dio.

Chi può praticare questa preghiera?
La vita di preghiera, come ci insegna il nostro padre Giovanni climaco, è un scala. Vedete è come nella meccanica quantistica, noi sappiamo che l’atomo è fatto di un nucleo di protoni e neutroni, intorno a questo nucleo girano vorticosamente gli elettroni, se noi diamo energia gli elettroni possono balzare da un livello energetico ad un altro. Mettiamo il caso che ci voglia 1j. di energia se noi ne diamo 0,5j. in due volte l’elettrone non balzerà al livello superiore, bisogna dare almeno 1j. in una volta. Così è la vita spirituale: una scala non una salita, ad un certo punto sentiamo dentro di noi la forza di fare uno scalino, magari ci abbiamo provato molto ma non ne abbiamo mai avuto la forza fino a quel momento poi un giorno scopriamo di essere migliorati. La preghiera del cuore è una delle preghiere più alte della Chiesa, non si può praticarla se non si ha dimestichezza con la preghiera nomale, in questo caso dobbiamo fare una sorta di esame di coscienza, avete presente quello che si faceva quando si era bambini e si andava alla prima comunione? Proprio una specie, domandiamoci:

-         ho un vita di preghiera regolare? Prego regolarmente mattino e sera? Ci si distrae alle volte, ma bisogna continuare perché le parole della preghiera si imprimono nel nostro subconscio e nella nostra anima fino a purificarci dalle passioni, dalla natura del peccato, essa ci illumina e ci divinizza, da uomini che siamo ci fa dei.
-         Oltre alla preghiera personale partecipo regolarmente alla preghiera comunitaria con i miei fratelli di Fede? Mi confesso regolarmente. Ricevo la Santa Comunione regolarmente e soprattutto in Grazia di Dio?
-         Ho dimestichezza col salterio che è la base della preghiera monastica?
-         Leggo e medito regolarmente la Parola di Dio, il Santo Vangelo e permetto che diventi per me la guida, la stella polare che mi guida a Dio? Leggo libri di interesse spirituale? Vedete nel mondo attuale non abbiamo molti “starez” – anziani che siano di guida ai credenti, ma abbiamo i libri.
-         Ho un padre spirituale che mi guidi, al quale confidare i miei successi e le mie difficoltà? È indispensabile trovare un padre spirituale  che sia “esperto” di preghiera e che ci aiuti nei momenti di “deserto” quando non sentiremo Dio perché il mondo ci farà guerra.
-         Unisco il digiuno alla preghiera? Senza il digiuno la preghiera non è abbastanza forte per respingere gli attacchi dei nemici spirituali visibili e invisibili, Il Signore Gesù ce lo ricorda quando scaccia il demonio muto e sordo: “Questa razza di demoni si scaccia solo con la preghiera e il digiuno”
-         Mi ricordo di Dio durante la giornata con quelle bellissime preghierine che sono le giaculatorie? Servono anche ad imbrogliare il diavolo. Egli non vuole che preghiamo, ma le giaculatorie sono così brevi che lui non si accorge che noi abbiamo pregato.
-         Partecipo a qualche preghiera comunitaria al di fuori della semplice Liturgia domenicale?

Ecco se si fanno tutte queste cose allora con la benedizione del proprio padre spirituale si può iniziare la preghiera del cuore. Forse alcuni di voi penseranno: “Impossibile! Non inizierò mai a praticare la preghiera del cuore!” – “Beh innanzitutto niente è impossibile a Dio, secondo bene! È una giusta riflessione, il mio desiderio di questa sera è di farvi capire che non si scherza con la preghiera del cuore e non si può praticare alla leggera e che per praticarla bisogna aver scalato molti pioli della scala spirituale, mi piacerebbe che uscendo diceste – prenderò più seriamente la mia vita spirituale.”

sabato 8 gennaio 2011

(AsiaNews) :visita del vicepremier turco a Bartolomeo I

Istanbul, storica visita del vicepremier turco a Bartolomeo I

pubblicata da Nicola D'Amico il giorno sabato 8 gennaio 2011 alle ore 11.43
E’ la prima volta che un esponente del governo si reca al Fanar dal 1952, quando il Primo ministro Menderes vide il patriarca Atenagora. Si è discusso dell’istruzione per le minoranze religiose e del problema delle proprietà ecclesiastiche.

Istanbul – Una visita di grande importanza ha segnato ieri la conclusione delle festività natalizie al Patriarcato ecumenico ortodosso di Istanbul. Bartolomeo I ha ricevuto il vice primo ministro del governo turco Bulent Arinc , responsabile delle minoranze del governo dell’Akp, esponente dell’ala religiosa di questo partito. Dopo aver benedetto le acque del Corno d’Oro e aver lanciato una croce nel mar di Marmara, Bartolomeo I è stato a colloquio con l’esponente governativo turco.
La visita è la prima da 58 anni, quando il primo ministro Adnan Menderes si recò dal patriarca Atenagora. Purtroppo quella visita fu seguita da sanguinosi pogrom anticristiani nel 1955, di cui lo stesso Menderes fu corresponsabile. La visita di ieri assume un particolare significato perché avviene un mese dopo il riconoscimento giuridico del Patriarcato ecumenico da parte delle autorità turche con la restituzione dei titoli di proprietà sull’orfanotrofio di Buyukada. Nell’agosto 2009 il patriarca Bartolomeo si è recato in visita dal capo del governo, Erdogan, e dal ministro Arinc.   
Durante l’incontro di ieri - a cui è stato invitato a partecipare anche il rappresentate delle minoranze presso la Direzione generale delle Fondazioni, Lakis Vingas - sono state prese in esame varie questioni. Fra queste l’istruzione per le minoranze e la proprietà delle fondazioni religiose, alla luce della nuova legge sulle fondazioni religiose, per la quale il partito dell’opposizione Chp ha fatto ricorso alla Corte costituzionale per ottenere il suo annullamento. Il ricorso è stato respinto.
Alla fine dell’ incontro Arinc ha dichiarato: “Sono venuto non solo per gli scambi di auguri, ma anche per rispondere all’invito fattomi dal Patriarca e mi auguro che questa mia visita qui segni l’inizio di una nuova era”. Arinc ha aggiunto: “Come governo abbiamo il dovere di soddisfare le necessità di questi nostri concittadini che hanno una presenza secolare su queste terre”.
 Ai ringraziamenti indirizzati da Bartolomeo al governo per la restituzione dell’orfanotrofio di Buyukada, Arinc ha risposto: “Da parte nostra non abbiamo dato niente e non abbiamo riconosciuto alcunché. E’ stato fatto quello che la giustizia impone, adeguandosi alla sentenza della Corte di Strasburgo e del Tribunale turco”.
Il patriarca Bartolomeo I ha concluso il suo discorso dicendo che “La nuova legge sulle fondazioni non ci soddisfa al 100%, ma sicuramente costituisce un passo in avanti. Queste aperture non riguardano solo le minoranze non musulmane in Turchia, ma sono una prova di apertura democratica che porta la Turchia più vicina all’Europa. Motivo per cui tutti devono gioirne in questo paese. Aspettiamo nel 2011 la riapertura della scuola teologica di Chalki (quest’anno ricorrono i 40 anni dalla sua chiusura). Che in questo anno continui la marcia della Turchia verso la piena adesione all’Unione Europea”.
Il primo ministro Turco, Erdogan, ha sottolineato ieri ai parlamentari del suo partito l’importanza della visita di Bulent Arinc al Fanar, mettendo in risalto la  differenza fra la politica del suo governo sulle minoranze e quella delle opposizioni. Ha esaltato l’importanza del saper comprendere ed accettare gli altri .
Fonti diplomatiche ben informate affermano che quando il Patriarca parla del processo di aperture democratiche della Turchia ritiene che queste aperture  dovrebbero includere anche le minoranze cristiane non incluse esplicitamente nel trattato di Losanna (del 1923, in cui si parla di minoranze cristiano ortodossa, armena ed ebraica), e perciò anche quella cattolica, che tuttora vive priva di ogni riconoscimento .


Da:Il foglio.it

Perché la chiesa più antica del mondo è attaccata dai fondamentalisti islamici

Una vigilia di Natale molto tesa per i copti, minacciati dai terroristi anche dopo l'attentato ad Alessandria d'Egitto il 31 dicembre

E’ diventato un’emergenza di ordine pubblico, purtroppo, il Natale copto che solo a Roma sarà festeggiato stanotte da seimilacinquecento fedeli. “Pure egiziane, hanno conservato lo stesso profilo delicato e gli stessi occhi allungati che avevano le dee di un tempo, la cui immagine è giunta fino a noi attraverso i bassorilievi scolpiti sui muri faraonici”. Così scriveva nel 1907 il grande viaggiatore e reporter della Belle Époque Pierre Loti, parlando delle donne che aveva trovato in preghiera in una chiesa copta.
Tragicamente tornati alla ribalta per via del terrorismo jihadista, i copti sono innanzitutto la chiesa più antica del mondo. L’Egitto fu infatti la prima nazione a divenire in maggioranza cristiana nel IV secolo. “I vecchi culti faraonici, amalgamati in quel tempo con quelli ellenici, erano diventati talmente oscuri, sotto il cumulo dei riti e delle formule, da non aver più senso alcuno”, scriveva sempre Pierre Loti, “e pertanto, qui come nella Roma imperiale, covavano i fermenti di un misticismo appassionato. Il popolo egiziano, del resto, era più che ogni altro invasato dal terrore della morte, e ne è prova la sua follia imbalsamatoria. Era quindi inevitabile che accogliesse con avidità la Parola dell’amore fraterno e dell’immediata resurrezione”.

Proprio per questi motivi fu Alessandria il principale fronte della persecuzione di Diocleziano. L’Egitto rimase comunque in maggioranza cristiano anche dopo la conquista araba, probabilmente fino al XII o XIII secolo. Egiziano era Sant’Antonio, fu la terra dove nacque il monachesimo e dove predicò per primo il Vangelo San Marco, che fu sepolto ad Alessandria fino a quando alcuni marinai veneziani non lo trafugarono, portando le sue spoglie in Laguna. All’Egitto si deve la classica iconografia della Madonna col Bambino, ricalcata su quella di Iside e Osiride. E furono i missionari copti a convertire al cristianesimo il Sudan e l’Etiopia, anche se la cristianità nubiana è stata cancellata dall’islamismo alla fine del Medioevo e le chiese di Etiopia e Eritrea si sono di recente resi indipendenti dal Patriarcato Copto di Alessandria.

“Giovani madri dal fine e dolce viso di madonna”, raccontava Pierre Loti di una messa copta, “un buon vecchio prete che sorride paternamente (mentre fa) chiasso, percuotendo i cembali, e ricavando un ritmo del resto assai gaio per festeggiare la resurrezione di Cristo […] I muri logori, la volta tanto bassa che si potrebbe toccarla, le poche colonne di granito che sostengono gli archi informi, tutto è annerito e patinato dal fumo dei ceri e consumato tutto di innumerevoli mani […] Ogni cosa, qui, rivela un’irrimediabile decrepitezza. Le pietre sono tutte sconnesse, a causa del cedimento del suolo, e consunte dai passi di migliaia di generazioni morte. Tutto è cadente, pencolante, polveroso e in sfacelo”. Eppure Loti in questi templi che vanno a pezzi fotografava un cristianesimo così forte “che secoli di distruzioni non riuscirono a distruggere; risalendo il vecchio fiume, si incontrano parecchi di questi piccoli villaggi, gente dalle case di fango secco, ove la cupola imbiancata della chiesa è sormontata dalla croce anziché dalla mezzaluna: sono i villaggi copti, di quegli egiziani che, di padre in figlio, hanno conservato la fede cristiana sin dai tempi nebulosi dei primi martiri”.

Dopo quelle del paganesimo romano alcune delle persecuzioni che subirono i copti vennero proprio da altri cristiani. In nome del culto della Vergine, la chiesa Copta si schierò infatti con quella teologia monofisita che considerava in Gesù solo la natura divina (in contrapposizione alla teologia nestoriana che considerando in Gesù la coesistenza di due nature faceva della Madonna la madre della sola parte umana e non di quella divina di Gesù, ma anche contraria alla via intermedia che era appoggiata dal potere bizantino, detestato in quanto straniero e in quanto spietato esattore di tasse). Per questi motivi, in principio i copti accolsero gli arabi come liberatori, ma presto le persecuzioni arrivarono anche dai musulmani.

Il califfo Marwan II, ad esempio, domò col sangue una grande rivolta copta nell’VIII secolo; il “califfo pazzo” al-Mamun distrusse un cospicuo numero di chiese nel IX secolo e nel 1176 il fratello di Saladino al-Adil fece impiccare tremila cristiani agli alberi attorno a Qift, dopo l’ennesima sommossa. Più di recente si è scatenata contro i copti l’ira jihadista. Il potere egiziano, di fatto, li tratta come cittadini di serie B. Il copto Boutros Boutros-Ghali divenne nel 1992 segretario delle Nazioni Unite, la famiglia copta dei Siwairis – quelli di Wind – è la più ricca dell’Africa, ma in Egitto solo due ministri su trentasei sono cristiani, e solo un governatore su venticinque, nonostante i cristiani, in Egitto, siano almeno il 6 per cento della popolazione, secondo le stime delle autorità, e tra il quattordici e il venti per cento secondo gli stessi copti.

Dunque sarebbero tra i tredici e i diciassette milioni gli adepti alla chiesa copta ortodossa, che riconosce l'autorità del “papa” Patriarca di Alessandria Shenouda III. Ci sono poi 275.000 fedeli della chiesa cattolica copta, tornata in comunione con Roma tra il 1741 e il 1895; 250.000 persone del Patriarcato Greco-Ortodosso di Alessandria; 200.000 protestanti, tra cui 140.000 di una chiesa Evangelica d’Egitto Sinodo del Nilo che si considera anch’essa in qualche modo erede della tradizione copta, e di cui fa parte Boutros-Ghali. Il Natale copto è stato riconosciuto come festa ufficiale solamente nel 2002, e nel 2005 è stata rimossa la legge per cui anche il minimo lavoro edilizio in una chiesa richiedeva un’autorizzazione esplicita del presidente della repubblica.

Il termine "copto" deriva da “qubt”, pronuncia araba del greco “aiguptos”, che è poi un’antica trascrizione del nome locale della capitale faraonica Menfi: Hut-ka-Ptah, “la casa del Dio Ptah”. Il nome del paese è invece “Kemet” in antico egizio e “Keme” in copto: “terra nera”, fertilizzata dal Nilo, in contrapposizione alla terra rossa del deserto. E “Misr” in arabo, corrispondente all’ebraico “Mitzráyim”, vale a dire “i due stretti”. I copti si ritengono gli unici veri discendenti degli antichi egizi, e anche il copto è una lingua che si scrive con l’alfabeto greco ma che costituisce in effetti l’ultima fase dell’antico egizio. Perfino Jean-François Champollion dovette impararla prima di poter decifrare i geroglifici. Dal XII secolo, assieme all’islamismo e al cristianesimo, anche l’arabo prese il sopravvento sul copto, ma quando si sia realmente estinto come lingua viva, è materia di dibattito: alcuni dicono tra il XVII e il XVIII secolo, altri nel XIX. Ma di recente c’è l’evidenza che alcune famiglie continuerebbero a usarlo tuttora in casa. Ci sarebbero quindi ancora trecento parlanti: quasi tutti però tra Stati Uniti, Canada e Australia, e una o forse due famiglie in Egitto. La cosa che dicono di trovare più curiosa è l’uso del copto al cellulare. Il copto è comunque tuttora usato nella liturgia della chiesa copta, anche se assieme all’arabo, al greco e alle lingue dei paesi di diaspora, in particolare inglese e francese.

venerdì 7 gennaio 2011

Dal sito: natidallospirito

Tra la strage degli innocenti di Betlemme e quella di Alessandria

Link to Nati dallo Spirito


Omelia del Rev. ieromonaco Danyal El Bakhoumy, parroco della chiesa copta dell’Arcangelo Raffaele di Reggio Emilia, in occasione del Natale copto, 7.1.2011.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Unico Dio, Amen.
Amati fratelli e sorelle nel Signore,
in questa grande e santa ricorrenza, non vi porgo i miei auguri ma le mie condoglianze. Voglio però che ricordiate una cosa: in questo grande e santo giorno è nato l´Emmanuele che vuol dire "Dio è con noi" e se Dio è con noi, chi può essere contro di noi? Noi non siamo soli su questa terra, Dio non ci abbandona mai e la nostra vita non scorre in mezzo a eventi casuali. Ma tutte le nostre cose avvengono secondo un imperscrutabile piano divino che Dio ha preparato per il nostro bene. Restiamo sereni anche se la via si fa stretta e dolorosa, rimanendo fedeli alle sue parole: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Per cui abbiate coraggio, cari fratelli e sorelle, perché Cristo dice "io dò loro la vita eterna e non andranno mai perduti e nessuno li rapirà dalla mia mano" (Gv 10:28).
I nostri fratelli, i nostri cari che il terrorismo ha cercato di rapire alla vita sono, ora disegnati sul palmo del nostro Dio (Is 49,16) e sono nella casa del nostro Padre celeste. Questo era il loro grande desiderio e quello di tutti noi: portare la croce dell´amore e del sacrificio. I dolori non sono una cosa estranea per noi. La Nascita del Signore, che oggi festeggiamo, è stata, infatti, accompagnata da una strage ignobile di bambini innocenti perpetrata dal malvagio Erode.
Anche Erode sfruttò la religione. Disse ai Magi, infatti: "Ditemi dov´è, perché io possa venire per prostrarmi davanti a lui". Ma in realtà, nel petto nascondeva la morte. Questo governante che era responsabile della protezione del suo popolo e in particolare dei deboli e degli innocenti come lo sono i bambini, vestì gli abiti dell´assassino. Quando Erode venne a sapere che i Magi erano ritornati in Oriente sentì di essere stato ingannato. E tra noi, non ci sono forse tante persone che pensano di interpretare le opinioni e le azioni degli altri senza tentare realmente di ascoltare e di capire? Così il re malvagio, per una sua propria errata lettura delle profezie, arrivò a pensare che un bambino potesse strappare il regno a un sovrano anziano come lui. Il malvagio Erode non uccise solo i bambini ma anche molti suoi propri parenti perché temeva per la sua poltrona. Ciò che fece Erode, ciò che fa ogni Erode, ogni assassino, in ogni tempo, ha alla radice malintesi, giudizi affrettati, ha alla base l´odio, l´invidia e l´esaltazione dell´ego.
La festa diventa dunque un´occasione, un invito al dialogo, alla comprensione reciproca e all´estirpazione dell´odio e dell´invidia, alla morte del proprio ego. Erode uccise i corpi dei bambini ma i loro spiriti furono accolti nel riposo eterno, alla presenza della luce di Dio. Erode finì all´inferno mentre i bambini di Betlemme saranno commemorati in eterno per la loro purezza e per il loro sacrificio. Erode cercò di cacciarli dalla loro terra, dalle loro case ma così facendo non sapeva che li avvicinava alla casa eterna, la casa del Padre. Erode non realizzò il suo obiettivo. Non riuscì, infatti, a toccare Gesù bambino. Così il faraone che uccise i bambini innocenti degli ebrei non riuscì a uccidere Mosé, che divenne il salvatore del suo popolo.
Le famiglie dei bambini di Betlemme gemettero e piansero e non vollero essere consolate perché i bambini non c´erano più. I bambini, invece, rimasero, furono consolati e le loro labbra intonarono un canto di lode che solo loro conoscevano e il Signore asciugò loro ogni lacrima dai loro occhi.
Fiumi di inchiostro sono stati versati nel cercare di capire una cosa che fa parte nell´ambito dell´imperscrutabile: perché soffre il giusto? La risposta che possiamo dare è soltanto questa: Dio ha preso il nostro corpo per sopportare insieme a noi le nostre pene e per liberarci da esse.
I bambini innocenti di Betlemme sono il simbolo della Chiesa del Nuovo Testamento che è chiamata sempre a essere semplice come i bambini e sofferente fino anche alla morte. Erode, invece, è divenuto rappresentante del Nemico, il demonio, che detesta la gioia e la lode di Dio e non sopporta la nascita del Re della pace.
I rapimenti, le uccisione di massa e le espulsioni forzate che subiscono in questi anni i cristiani d´Oriente, in particolare in Iraq e in Egitto, per mano di gruppi fondamentalisti, sono la replica di ciò che patirono i bambini di Betlemme. I cristiani dell´Iraq e dell´Egitto, infatti, non vanno in giro con le armi e non amano la violenza, secondo il dettato evangelico. Vogliono soltanto pace e sicurezza per il loro paese e per la loro gente.
Permettetemi, carissimi fratelli e sorelle, di ricordare ai vostri cuori che questa situazione dolorosa ci invita tutti, nessuno escluso, a pentirci, a esaminare attentamente la nostra vita e ad avvicinarci di più a Dio. I martiri di Alessandria ci invitano a perdonare, ad amare, a essere un solo corpo. Per la passione e le piaghe dei bambini di Betlemme e dei martiri di Alessandria, per le lacrime e i gemiti delle madri e dei padri, Signore, allontana da noi le pene, guarisci le malattie dei nostri corpi e delle nostre anime, placa la nostra tristezza e dona pace all´Egitto, all´Italia e al mondo intero.
Permettetemi, infine, di concludere con alcuni tra i più bei versetti del Vangelo scritti dalla mano dell´Apostolo Paolo:
"Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com’è scritto:
«Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno;
siamo stati considerati come pecore da macello».

Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore".
Questa sia sempre la nostra certezza.
E al nostro Dio sia gloria sempiterna. Amen.