sabato 26 maggio 2012

dal sito: http://luceortodossa.blogspot.it/

Ecumenismo



Oggi si parla con molta semplicità di Chiesa e nel nostro linguaggio giornaliero è stato introdotto un nuovo termine: “ Ecumenismo “.
Questa parola spesso sembra riecheggiare nelle nostre orecchie con il termine “ buonismo “.
Un vocabolo che spesso sembra descrivere l’immagine di coloro che si commuovono facilmente davanti all’imperativo di dover  essere “ buoni a tutti i costi “, con  atteggiamenti esteriori che possono anche ingannare, ma che nella sostanza possono avere tutt’altro fine e scopo.
Questo nuovo “ movimento pluri-religioso e pluri-confessionale “ viene oggi anche sponsorizzato da teologi, costruiti ad arte sulle filosofie che uomini occhialuti che sembrano usciti da lugubri armadi, hanno messo a punto nei propri lunghi e frustrati soliloqui.
Avendo speso una vita intera alla ricerca del senso e del significato di una parola, sono diventati oggi i maggiori responsabili di questa teologia dell’inganno, il Modernismo.
Tutto ciò è davvero orrendo e dissacrante, perché seppure è una regola valida per il progresso scientifico dell’uomo, non è così vero in ordine alla Fede.
Sono stati liberati questi “ teologi modernisti “ dai propri rifugi, per andare a prendere il posto dei Santi Padri nella Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa indivisa del primo millennio.
Se si pensa, che dietro una parola della Sacra Scrittura, sono state fatte mille traduzioni con mille significati, ecco il perché il Vangelo è stato dilaniato con mille significati, gesti, eventi e dati archeologici tanto da mettere in dubbio anche i semplici sull’autenticità degli scritti, lasciando così spazio a tutti i detrattori odierni che sfornano films a sfondo esoterico.
Quella Verità che appariva semplice, che doveva essere appresa con cuore piccolo e umile, essendo stata indirizzata proprio ai piccoli, è divenuta nei secoli un “ affare per pochi addetti ai lavori “, facendone diventare così un concetto artefatto e contorto, comprensibile solo ai pochi, adatto solo ad essere interpretato a seconda delle circostanze per poi essere dato al popolo digiuno.
( Matteo 11:25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.)
Così questa corsa all’apparire “ il più buono “ , ha posto automaticamente colui che  osserva la Verità e non si uniforma, nei panni del personaggio “ cattivo “ che perseguita, “ l’intransigente “ o il paradossalmente ostinato, il fondamentalista del momento!
Del resto i congressi ecumenici hanno portato a questo: far apparire coloro che vi fanno parte come i “ buoni “ della terra, mentre i restanti che non aderiscono “ come i Talebani “ della Chiesa o delle professioni religiose.
Ritengo che oggi più che mai c’è bisogno di chiarezza, al contrario di alcuni anni fa, dove non si sapeva nulla di tali problematiche. Oggi veniamo bombardati da una quantità di notizie, concetti, eventi culturali, che attraverso i mille mezzi di comunicazione, (internet, radio, tv, giornali) sono alla portata di tutti, trasmettendo ideologia ed informazione.
Sì, beata tecnologia, se è un “ dono” da un punto di vista, da un altro può trasformarsi in un evento terribile, perché da una mole informatica immensa, dalle mille notizie per chi vuole conoscere e capire la giustezza delle informazioni, rischia di trovarsi come un pesciolino rosso in una piscina di squali, pronti a dargli “ la loro verità “ o meglio quella del pesce più grosso...!!
In questo mondo variegato dai mille colori e dalle mille sfumature, non basta appartenere ad una tinta, rosso ad esempio, ma si giunge a mille tonalità diverse e ciascuna con un nome proprio, pur facendo parte e traendo vita tutti da un colore principale, dove ciascuno pretende di essere quello vero.
Allora viene spontaneo chiedersi dov’è la Verità…??
L’ecumenismo, se da una parte porta alla conoscenza di forme di culto o filosofie diverse, nel nostro caso specifico, ci si chiede se esiste “ un altro Cristianesimo “ . Quello Ortodosso per intenderci, guardando il frutto di coloro che sono parte di questa “ Nuova Religione chiamata Ecumenismo” porta necessariamente a dire e pensare, che questa Ortodossia da loro così proposta, è un’altra religione o un’altra fede, come il Cattolicesimo Romano è divenuto dopo il 1054 con le mille innovazioni.
In queste riunioni, la più famosa quella di Assisi, dove ci sono i rappresentanti di altre religioni, innanzi ad un Vescovo di Roma che si auto-proclama “ capo “ della Chiesa Universale.
Davanti a questa dichiarazione, è d’obbligo trarne la conclusione che i rappresentanti di quelle Chiese Ortodosse presenti a quelle riunioni, appartengono o peggio hanno trasformato una Vera Chiesa in un’altra religione diventando difatto, il contro-altare di Roma e di tutte quelle Religioni e Fedi con cui siede al tavolo dell’Eresia del nostro oggi.
In questi incontri ecumenici notiamo sempre Il Vescovo di Roma sfolgorante in bianche vesti, il Patriarca di Istanbul, il quale è definito Ecumenico ed Ortodosso in vesti scure, unitamente ad altri rappresentanti di Chiese Ortodosse di cui ormai nella professione della Fede ne è rimasto soltanto il nome e l’abito; se tradiscono così ciò che i Santi Padri della Chiesa hanno comandato di fare in forza di quale nome arrogano primati, forse nel segno di una prepotenza ideologica che diventa di potere, ciascuna nelle proprie giurisdizioni?
Sotto un profilo psicologico ci fa comprendere, che essendo stato il Papa di Roma l’organizzatore degli incontri di Assisi, certamente è Lui il buono di turno che cerca di far pace con gli altri e quindi portare la pace su questa terra tormentata dai conflitti.
Ma l’evento patriottistico dei Latini per Fede, si basa essenzialmente un pò come avviene nel calcio.
Si tifa per l’Italia, per la squadra vista nel concetto totale o per i giocatori di club che ne fanno parte?
Ovvero riflette davvero una cosciente e seria osservanza della Verità, intesa come cammino di Fede autentico, o peggio basta essere nati in una contrada per proclamarsi dei “ contradaioli ?”
Sembra purtroppo emergere ciò dall’atteggiamento di alcuni, l’esser nati di colore bianco non può permettere a ciascuno di scegliere il proprio colore preferito, pena l’inferno.
Forse su questa “ paura “ più psicologica che effettiva ( basta leggersi i Veri documenti della Vera Chiesa  fino all’anno 1054 per comprendere che è perfettamente vero l’opposto ) che la Chiesa fondata da Cristo, non vive più in quella di Roma, dove ogni cosa è stata stravolta e in parte protestantizzata, perdendo così quel Primato d’Amore che ebbe per il primo millennio della storia del cristianesimo, dove tutte le Chiese del mondo conosciuto guardavano e ascoltavano la Santa Chiesa di Roma dei Santi Papi.
Dietro l’ideologia del “ Buono “ che vive in pace con il cosmo intero, si è giunti a prendere esempi di altre religioni o personaggi ad esse appartenenti, come esempi di Bontà proprio da coloro, clero in prima fila, che dovrebbero essere i primi assertori dell’ Unica Verità del Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio!!
Non è però la Verità del Vangelo di Gesù, né dei Martiri della Vera Cristianità che oggi viene proclamata con l’Ecumenismo.
Erano forse degli esaltati, dei fondamentalisti, degli invasati questi Santi Martiri che i Cattolici Latini festeggiano con tante vacanze dal lavoro, ricordandosi di loro solo per queste ricorrenze o per le gite fuoriporta?
Qui certamente non vorrei far apparire Gesù Cristo come il novello Kamikaze al centro di questa o di quell’altra ideologia religiosa, anche se il rischio per come ho scritto sopra è reale.
Il Dio e Signore Nostro Gesù Cristo, ebbene afferma tutto il contrario di quanto si attua da parte di molti Cristiani anche Ortodossi oggi, principalmente di quanti approvano questi incontri ecumenici.
Voglio porre una domanda provocatoria.
In questi Incontri Ecumenici, quanti Stregoni, quanti Pastori Protestanti, quanti Induisti, quanti Musulmani, quanti Buddisti o Pagani sono stati convertiti al Cristianesimo?
In Verità, se non questo, quale scopo, quale “ dialogo “ dovrebbe tra loro sussistere, a meno che, non si parli poi privatamente di altri argomenti.
La Pace…concetto generico, ciascuno ricerca la pace e la vuole, ogni religione la persegue e ciascuna ne parla, ma sappiamo bene che chi persegue la Pace Vera deve prima convertire il proprio cuore.
La conversione è solo in Dio, il Vero Dio.
Cosa fa allora la “Religione di Roma”?
Si erge sul pensiero mondiale dietro il massonico slogan << Ecumenismo >> , che dall’effetto “ buonistico a buon mercato” non fa paura a nessuno e in fin dei conti mette tutti d’accordo, politici compresi che ne traggono motivi di slogan e marce elettorali sul paese della Pace.
Credo che nessuna di questa gente abbia voltato pagina o meglio cambiato il libro nella propria vita.
Se davanti tutto ciò, possano esserci fiumi di sorrisi, abbracci, e colorati pranzi, essi finiscono entro le ventiquattro ore successive, se non in meri interessi di politica ecclesiastica per fini territoriali – espansionistici, al fine di poter introdursi in territori dichiaratamente anti-cristiani, avendone il beneplacito dei rappresentanti delle religioni lì rappresentati e convenuti.
Allora qual’è lo scopo di questi incontri?
Dov’è la Parola di Cristo predicata agli altri, dove il trionfo della Verità sulla menzogna e l’inganno?
Matteo 10:34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Dov’è questa spada di S.Paolo che ha bagnato con il proprio santo Sangue quella terra e quei cuori, che oggi partorisce questo veleno, per testimoniare con il proprio sacrificio la Verità dei Primi Padri della Chiesa?
Dove il confronto dei Primi Concili con tutti i falsi dogmi sino ad oggi promulgati, dove l’attualizzazione degli insegnamenti dei Padri della Chiesa del primo Millennio con l’attuale falsa, filosofica ed umana teologia dei moderni saccenti ecclesiastici?
Ebrei 4:12 Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.

Ma in luogo dove si parla di Gesù Cristo come un Profeta qualsiasi, ovvero al pari di un santone indiano…cosa dire, basta anche guardare gli spot pubblicitari in televisione dove un induista premio nobel della pace ( il Nobel, una statua raffigurante un uomo, emblema dell’uomo-divinità ) se avesse avuto uno strumento telematico, avrebbe avuto “ lui “ il potere di cambiare il mondo in forza delle sue idee.
Dove va a finire Gesù Cristo, gli Apostoli, Paolo di Tarso, Pietro, se poi chi dovrebbe immolare se stesso o darsi in difesa di Dio contro la cultura eretica dilagante, abbassa la testa e chiude gli occhi, invece di alzare la voce come tromba?
Chi del resto permette in occasione di Assisi di intronizzare un “ budda d’oro ” sull’altare della Basilica inferiore, sopra le spoglie di Francesco d’Assisi, come può ritenersi tranquillo nella propria coscienza ed avere l’ardire di alzare la voce, quando Egli stesso è il primo ad aver lasciato la Via degli Apostoli e dei Santi Padri, Suoi predecessori?

Davanti tutto questo scempio, si potrebbe andare avanti e scrivere fiumi di considerazioni e di fatti storici, ma ciò che addolora, è che molti Cristiani Latini ( appartenenti alla Chiesa Cattolica Romana ) passano inesorabilmente ad altre forme religiose, ingannati da tutta questa Universalità di Credo che costituisce la realtà dell’Anticristo, cioè quello di far credere che tutto è Vero e Verità, che poi alla fine nulla lo è nella propria singolarità, ma che la totalità porta alla vera fratellanza e al vero amore, a Dio stesso.
Che poi lo si possa chiamare in modi diversi, o pregarlo con culti diversi, è sempre lo stesso Dio.
Questa è l’anima Luciferina dell’Ecumenismo.
Allontanarsi o prendere le distanze da tutto ciò, diventa Fondamentalismo, ma io aggiungo che è FONDAMENTALE !!!.
Quando poi certi partiti politici approvano tutto ciò, perché il senso della Libertà viene a non interporsi con gli sporchi interessi, che tale atteggiamento porta inevitabilmente ad una perdita dei valori cristiani ( primo nemico di una certa politica ) e quindi ad una scristianizzazione, allora dovremmo avere davvero il termometro della situazione in mano.   
Questa è la sentenza dell’Anticristo che porta ad una religione mondiale dove tutti possono convivere l’un l’altro, condividere il proprio Dio a turno e magari scambiarsi reciproche forme di culto in un unico Tempio.
Dietro questa Pax dell’Ecumenismo c’è tutto ciò!!
Matteo 28:18-20 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Credo che per Roma e per le più false Ortodossie, queste parole possano essere davvero motivo di riflessione per guardarsi indietro e fare penitenza, e per riprendere il cammino tracciato da Cristo nella Verità!!

P.Ambrogio


venerdì 25 maggio 2012

Dal Blog: http://isegretidellacasta.blogspot.it/

venerdì 25 maggio 2012

I segreti del Vaticano: arrestato il maggiordomo del Papa. Ecco i documenti top-secret divulgati.

È il maggiordomo del Papa il "corvo" che ha fatto uscire dal Vaticano le carte segrete. Si tratta, secondo l'Ansa, di Paolo Gabriele, aiutante di camera della famiglia pontificia, in sostanza il cameriere del Pontefice. Questa mattina Gabriele sarebbe stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi. Le autorità vaticane avevano dato notizia del fermo di una persona «in possesso illecito di documenti riservati». Almeno così aveva riferito in mattinata il responsabile della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, senza però rivelare il nome del "corvo".  
Ecco una sintesi dei documenti riservati che il maggiordomo del Papa ha fatto uscire


«Beatissimo Padre, un mio trasferimento in questo momento provocherebbe smarrimento e scoramento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione da tempo radicate nella gestione delle diverse Direzioni (del governatorato, l’amministrazione vaticana, nda)». È il 27 marzo del 2011. A rivolgersi in termini così drammatici direttamente a Benedetto XVI,  denunciando privilegi, corrutele e zone opache Oltretevere, è un sacerdote di primo piano. Carlo Maria Viganò, un monsignore che viene incaricato nell’estate del 2009 su fiducia del Santo Padre a controllare tutti gli appalti e le forniture del Vaticano. La sua opera di tagli e pulizia dà fastidio. Tanto che finisce vittima  di una congiura per bloccare l’opera di pulizia che aveva avviato. Da novembre Viganò è stato rimosso. È diventando nunzio apostolico a Washington negli Stati Uniti, andando a ricoprire la più prestigiosa rappresentanza diplomatica della Santa Sede nel mondo.È una vicenda inquietante quella denunciata da Viganò al Papa, che riporta indietro le lancette in Vaticano agli anni dei silenzi, delle omissioni, delle denunce silenziate, della rimozione di chi cercava di colpire privilegi, di chi voleva allontanare i mercanti dal Tempio finendo invece lui allontanato, vittima delle sue denunce. Stavolta però Viganò non tace, reagisce a certe logiche della Curia Romana e scrive al Papa e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Di più, chiede ai sensi del diritto canonico che sia aperta una commissione di inchiesta su questa vicenda. Si lavora così nelle segrete stanze dei Sacri Palazzi. Chi viene sentito non deve farne parola con nessuno. Tanto che diverse delle persone contattate, come Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello Ior, la banca del Papa, fa esplicito riferimento all’imposizione del segreto pontificio che vincola le persone che vengono ascoltate. Un segreto che violato prevede sino alla scomunica, un  segreto - giusto per avere un paragone - che venne posto sullo scandalo dei preti pedofili.
«Quando accettai l’incarico al Governatorato il 16 luglio 2009 - scrive Viganò il 4 aprile 2011 al Papa - ero ben conscio dei rischi a cui andavo incontro, ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad una situazione così disastrosa. Ne feci parola in più occasioni al Cardinale Segretario di Stato, facendogli presente che non ce l’avrei fatta con le sole mie forze: avevo bisogno del suo costante appoggio». Appoggio che Viganò fa capire non esserci stato. Le finanze sono in uno stato disastroso:  «La situazione finanziaria del Governatorato -prosegue -, già gravemente debilitata per la crisi mondiale, aveva subito perdite di oltre il 50/60%, anche per imperizia di chi l’aveva amministrata. Per porvi rimedio, il cardinale presidente aveva affidato di fatto la gestione dei due fondi dello Stato ad un Comitato finanza e gestione, composto da alcuni grandi banchieri, i quali sono risultati fare più il loro interesse che i nostri. Ad esempio, nel dicembre 2009, in una sola operazione ci fecero perdere 2 milioni e mezzo di dollari. Segnalai la cosa al Segretario di Stato e alla Prefettura degli Affari Economici, la quale, del resto, considera illegale l’esistenza di detto Comitato. Con la mia costante partecipazione alle sue riunioni ho cercato di arginare l’operato di detti banchieri, dai quali necessariamente ho dovuto spesso dissentire». In effetti questo gruppo di banchieri opera senza riconoscimento legale e amministra quasi 300 milioni di investimenti ogni anno. Un portafoglio che si è ridotto - per le perdite - negli ultimi anni.
Chi sono questi banchieri? Volti noti della finanza cattolica. A presiedere il comitato c’è Pellegrino Capaldo, banchiere schivo, già presidente della banca di Roma. Era nella commissione segreta vaticana che concordò il «contributo volontario» per sollevare lo Ior da qualsiasi responsabilità nel crac dell’Ambrosiano con Paul Casimir Marcinkus che portò a Ginevra il 25 maggio 1984 insieme a monsignor Donato de Bonis (quello che dieci anni dopo riciclerà la tangente Enimont ricevuta da Luigi Bisignani sempre allo Ior) l’assegno del silenzio da 242 milioni di dollari. Troviamo poi Gotti Tedeschi, nel comitato fino a quando non è andato al vertice della banca del Papa,  Massimo Ponzellini, già numero uno della Popolare di Milano, indagato per associazione a delinquere dalla procura di Milano nell’inchiesta sui finanziamenti Bpm al gruppo dei videogiochi Atlantis, e Carlo Fratta Pasini, scupoloso presidente della popolare di Verona.
Viganò taglia i costi e dà sempre più fastidio: «La Direzione dei Servizi Tecnici era quella più compromessa - prosegue -, da evidenti situazioni di corruzione: i lavori affidati sempre alle stesse ditte, a costi almeno doppi di quelli praticati fuori del Vaticano».  La lista dei tagli è infinita, sempre documentata al Papa: «I costi dei lavori sono stati quasi dimezzati». Insomma Viganò taglia del 50% medio ogni lavoro nel piccolo Stato. Un caso su tutti? «Il presepe di piazza S. Pietro del 2009 era costato 550.000 euro, quello del 2010 300 mila euro». E anche il bilancio  ne guadagna passando dal passivo  -7,8 milioni a un attivo di oltre 34 in dodici mesi. Ma l’opera viene «spesso apertamente contrastata, a volte chiaramente boicottata». Tanto che passano pochi mesi e parte «una campagna stampa contro di me e azioni per screditarmi presso i superiori, per impedire la mia successione al cardinale presidente Lajolo, tanto che ormai è stata data per scontata la mia fine». Nel mirino di Viganò degli articoli ritenuti diffamatori usciti su Il Giornale che sarebbero stati confezionati ad hoc  per delegittimarlo. Articoli non riconosciuti dal vaticanista del quotidiano dell’epoca, Andrea Tornielli. Articoli non firmati ma Alessandro Sallusti, il direttore, respinge che si tratti di una manovra denigratoria: “Avevamo all’interno del Vaticano  un insider che scriveva per noi». Quegli articoli sarebbero uno degli strumenti della congiura denunciata dal monsignore. Nel carteggio, Viganò indica anche i nomi e cognomi dei congiurati. Monsignori e laici che avrebbero tramato per interrompere la pulizia su appalti e forniture. Tra questi Viganò indica anche un nome ormai noto alle cronache, il giovanissimo Marco Simeon, amico del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, direttore dei rapporti istituzionali della Rai, consigliere in una fondazione in Vaticano. Simeon batte ogni record in una carriera folgorante: da Genova viene proiettato da giovanissimo all’ombra di Cesare Geronzi prima in Capitalia poi in Mediobanca, tanto da diventare uno dei pontieri da Santa Sede e istituzioni italiane. Non da ultimo persino al professor Mario Monti - ricorda il nostro vicedirettore Franco Bechis durante la puntata - viene raccomandato per incarichi nell’attuale governo.  Simeon smentisce, Viganò rimane vittima dell’antico detto «promoveatur ut amoveatur» ed è diplomatico a Washington ma la storia - è questa l’impressione - è solo all’inizio.

Domenica 27 maggio 2012
Dei Santi Padri - Tono VI

Ангельския силы на гробе Твоем, и стрегущии омертвеша: 
и стояше Мариа во гробе, ищущи пречистаго тела Твоего.
 Пленил еси ад, не искусився от него: сретил еси Деву, даруяй живот, 
воскресый из мертвых, Господи слава Тебе.

Вознеслся еси во славе Христе Боже наш, 
радость сотворивый учеником обетованием Святаго Духа,
 извещенным им бывшим благословением, 
яко Ты еси Сын Божий, Избавитель мира.

Препрославлен еси Христе Боже наш, 
светила на земли отцы наши основавый, 
 и теми ко истинней вере вся ны наставивый: 
Многоблагоутробне, слава Тебе.

Апостол проповедание, и отец догматы,
 Церкви едину веру запечатлеша, яже и ризу носящи истины,
 исткану от еже свыше богословия, исправляет
 и славит благочестия великое таинство.

Еже о нас исполнив смотрение, 
 и яже на земли соедниив небесным,
 вознеслся еси во славе Христе Боже наш, 
никакоже отлучаяся, но пребывая неотступный,
 и вопия любящим Тя: Аз есмь с вами, и никтоже на вы.

celebrazione della Divina Liturgia con inizio alle ore 10.00 presso
la Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca
Parrocchia di
San Giovanni di Kronstadt
Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
(di fronte la pizzeria da Armando)
Castrovillari (cs)
Carissimi Fedeli Ortodossi di Castrovillari e del circondario, carissimi Arbresh dei paesi viciniori
 come sempre vi aspetto numerosissimi,
 per cantare le lodi al Signore!
Per qualsiasi informazione chiamate il Parroco al: 3280140556

Dal sito greco: http://www.impantokratoros.gr

Η Αγία Ακυλίνα


Από μια μεγάλη Αγία, ένας «πατέρας» προδότης και λιποτάκτης «χριστιανός»

Η ΑΓΙΑ ΑΚΥΛΙΝΑ - ΝΥΜΦΗ ΧΡΙΣΤΟΥ

        Η Αγία Ακυλίνα γεννήθηκε το έτος 1745 μ.Χ. στο Ζαγκλιβέρι της Θεσσαλονίκης. Το σπίτι της σώζεται μέ­χρι και σήμερα, όχι βέβαια σε καλή κατάσταση.
        Εδώ ζούσε μαζί με τους χριστιανούς γονείς της τον πατέρα της το Γιώργη και τη Μητέρα της που δυστυχώς δε διασώθηκε το όνομά της. Μια μέρα ο πατέρας της Ακυλίνας μάλωσε με ένα τούρκο και πάνω στο θυμό του μαχαίρωσε τον τούρκο και τον άφησε νεκρό. Όλο το χωριό αναστατώθηκε και όλοι οι Χριστιανοί τρομαγμέ­νοι έτρεχαν να κρυφτούν για να γλυτώσουν απ' την μα­νία των τούρκων για εκδίκηση. Ο Γιώργης καταδικάζε­ται σε θάνατο, οι τούρκοι θα τον κρεμάσουν. Αν όμως θέλει να γλυτώσει τη ζωή του, υπάρχει λύση, αρκεί να τουρκέψει. Ο Γιώργης δειλιάζει μπρος στην κρεμάλα, προδίδει την πίστη του και υπόσχεται να τουρκέψει σιγά-σιγά και την οικογένειά του.
        Οι Χριστιανοί σαν το άκουσαν φαρμακώθηκαν: «Ακούς εκεί, να βρεθεί Ζαγκλιβερινός να προδώσει τη Πί­στη του!». Όλοι με ένα στόμα έλεγαν.
        Εκείνες όμως που φαρμακώθηκαν πιο πολύ, ήταν η Γυναίκα του και η Ακυλίνα.
        Ντυμένες και οι δυο στα μαύρα, κλείστηκαν μέσα και κλαίνε για τον πατέρα τους που έγινε προδότης της πίστεως και της πατρίδος. Άδικα η καλή του γυναίκα προσπαθεί να τον κάνει να συνέλθει, να Μετανοήσει, να Εξομολογηθεί. Αυτός τυφλωμένος από τα δώρα, ούτε θέλει ν' ακούσει για το Όνομα του Χριστού.
        Έτσι η μόνη παρηγοριά της Μάνας μένει τώρα η Ακυλίνα, και προσπαθεί να την αναθρέψει όσο πιο καλά γίνεται Χριστιανικά σα να διαισθάνονταν ότι θ' ακολου­θήσει το δρόμο του Μαρτυρίου.
        Και δεν άργησε να ξεσπάσει η καταιγίδα. Το έτος 1764 μ.Χ. ο Γιώργης παίρνει διαταγή του πασά που ήταν διοικητής της Θεσσαλονίκης να πείσει την κόρη του να γί­νει τουρκάλα, γιατί την είδε στη βρύση και θαμπώθηκε από την ομορφιά της ο γιος του και τη θέλει για γυναί­κα του. Χάρηκε ο Γιώργης γι' αυτή την μεγάλη τιμή, και τρέχει στο σπίτι του να της πει το μεγάλο νέο και τα μάτια του γυάλιζαν γι' αυτά που του έταξε ο πασάς. Η Ακυλίνα πάγωσε. Μάνα και Κόρη τον βγάζουν έξω από το σπίτι και ούτε θέλουν να τον ακούσουν. Αλλά ο «τούρκος» δεν υποχωρεί εύκολα. Λυσσάει, στην αρχή με γλυκόλογα και υποσχέσεις, όταν όμως βλέπει την Α­κυλίνα να μένει ασυγκίνητη σε όλα αυτά, αλλάζει τακτι­κή και διατάζει βασανιστήρια. Η ατίμητη Μάνα την εμ­ψυχώνει γενναία λέγοντάς Την:
        -Παιδί μου πρόσεχε, μην αρνηθείς το Χριστό. Αυτή η ζωή είναι πρόσκαιρη μπροστά στον Παράδεισο και στην Αιωνιότητα Της Μακαρίας Ζωής.

        Τα μαρτύρια αρχίζουν.
        Την γυμνώνουν, την χτυπούν, την μαστιγώνουν με βέργες και συρματένια σχοινιά. Το σώμα της γίνεται ό­λο μια πληγή. Το αίμα της χύνεται ποτάμι και βάφει τη Μακεδονική γη του Ζαγκλιβερίου. Η Ακυλίνα έχει τα μάτια στον Ουρανό και προσπαθεί να επαναλάβει:
        «Χριστιανή είμαι και Χριστιανή θα πεθάνω».

        Τρεις μέρες την βασάνισαν. Την τρίτη μέρα το απόγευμα μέσα στους πόνους και στην αιμορραγία την φέρ­νουν στο σπίτι της. Η Μάνα της την σφίγγει στην α­γκαλιά της μόλις τη βλέπει και το μόνο που νοιάζεται να ρωτήσει είναι:
        «Παιδί μου μήπως δείλιασες και αρνήθηκες το Χριστό;»

        Η Ακυλίνα προσπαθεί με δυσκολία να απαντήσει:
        «Μητέρα έκανα όπως μου είπες. Το διαμάντι που μου εμπιστεύθηκες το φύλαξα καθαρό και αμόλυντο και τώρα πάω κοντά στο Χριστό και Θεό μου».

        Ήταν 27 Σεπτεμβρίου 1764 όταν έφυγε η  Αγία της ψυχή.
        Από το Άγιο Λείψανό της ξεχύθηκε μια ανέκφρα­στη Ουράνια ευωδία και όλοι οι δρόμοι απ' όπου το πέ­ρασαν ευωδίαζαν για πολλές ήμερες.
        Οι τούρκοι για να τη θεωρήσουν δική τους έστω και μετά θάνατο, διέταξαν να τη θάψουν στο τουρκικό νε­κροταφείο, δίπλα στην πλατεία του χωριού.
        Το ίδιο βράδυ ένα φως κατέβηκε πάνω στον τάφο της σαν άστρο και έμεινε για ώρες πολλές.
        Τότε τρεις Ορθόδοξοι Ζωντανοί Χριστιανοί, Παλληκάρια του Χριστού έκαναν όρκο μυστικό και έκλεψαν το σώμα της Αγίας. Πού το έθαψαν όμως; Παραμένει ακό­μη άγνωστος ο τόπος. Πιστεύουμε ότι θα το αποκάλυψη ο Κύριος στους εσχάτους χρόνους.
Η Μνήμη Της τιμάται στις 27 Σεπτεμβρίου.

giovedì 24 maggio 2012

http://www.repubblica.it/

Nove milioni per la campagna pubblicitaria sullo tsunami ma alle vittime va solo un terzo. E alla fine l' ottanta per cento dei contributi assegnati rimane alla Chiesa cattolica

Chiesa, c'è un 8 per mille segreto
Ecco dove finisce un miliardo di euro

La maggior parte dei finanziamenti ai vescovi viene dal fondo che raccoglie i soldi di chi non ha fatto nessuna scelta
di CURZIO MALTESE


<B>Chiesa, c'è un</B> <B>8 per mille segreto<br>Ecco dove finisce un miliardo di euro </B> Il presidente dela Cei, Angelo Bagnasco

ROMA - Le campagne dell' "otto per mille" della Chiesa cattolica, che ogni primavera invadono l' etere, Rai, Mediaset e radio nazionali, sono considerate nel mondo pubblicitario un modello di comunicazione. Ben girate, splendida fotografia, musiche di Morricone, storie efficaci, a volte indimenticabili. Chi non ricorda quella del 2005, imperniata sulla tragedia dello tsunami? Lo spot apre su un fragile villaggio di capanne, dalla spiaggia i pescatori scalzi scrutano l' orizzonte cupo. Voce fuori campo: "Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l' onda ha trasformato tutto in nulla". Stacco sul logo dell' otto per mille: "Poi dal niente, siete arrivati voi. Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti". Zoom su barche e reti. "Barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi". Slogan: "Con l' otto per mille alla Chiesa cattolica, avete fatto tanto per molti". Un capolavoro. La campagna 2005, affidata come le precedenti alla multinazionale Saatchi & Saatchi, secondo Il Sole 24 Ore è costata alla Chiesa nove milioni di euro. Il triplo di quanto la Chiesa ha poi donato alle vittime dello tsunami, tre milioni (fonte Cei), lo 0,3 per cento della raccolta. Nello stesso anno, l'Ucei, l' unione delle comunità ebraiche italiane, versò per lo Sri Lanka e l' Indonesia 200 mila euro, il 6 per cento dell' "otto per mille". Un' offerta in proporzione venti volte superiore, in un' area dove non esistono comunità ebraiche.

Gli spot della Chiesa cattolica sono per la maggioranza degli italiani l'unica fonte d'informazione sull' otto per mille. Consegue una serie di pregiudizi assai diffusi. Credenti e non credenti sono convinti che la Chiesa cattolica usi i fondi dell' otto per mille soprattutto per la carità in Italia e nel terzo mondo. Le due voci occupano la totalità dei messaggi, ma costituiscono nella realtà il 20 per cento della spesa reale, come conferma Avvenire, che pubblica per la prima volta il resoconto sul numero del 29 settembre. L' 80 per cento del miliardo di euro rimane alla Chiesa cattolica.

Tanto meno gli spot cattolici si occupano d' informare che le quote non espresse nella dichiarazione dei redditi, il 60 per cento, vengono comunque assegnate sulla base del 40 per cento di quanto è stato espresso e finiscono dunque al 90 per cento nelle casse della Cei. Questo compito in effetti spetterebbe allo Stato italiano. Lo Stato avrebbe dovuto illustrare e giustificare ai cittadini un meccanismo tanto singolare di "voto fiscale", unico fra i paesi concordatari.

In Spagna per esempio le quote non espresse nel "cinque per mille" restano allo Stato. In Germania lo Stato si limita a organizzare la raccolta dei cittadini che possono scegliere di versare l' 8 o 9 per cento del reddito alla Chiesa cattolica o luterana o ad altri culti. Il principio dell' assoluta volontarietà è la regola nel resto d' Europa. Lo Stato italiano lo adotta infatti per il "cinque per mille". Anzi, fa di peggio. Il "cinque per mille" è nato nel 2006 per destinare appunto lo 0,5 dell' Irpef (660 milioni di euro, stima ufficiale delle Entrate) a ricerca e volontariato. Nel primo (e unico) anno hanno aderito il 61 per cento dei contribuenti, contro il 40 dell' "otto per mille": un successo enorme.

Le sole quote volontarie ammontano a oltre 400 milioni. Ma con la Finanziaria del 2007 il governo ha deciso di porre un tetto di 250 milioni al fondo, che si chiama sempre "cinque per mille" ma è ridotto nei fatti a meno del due. Le quote eccedenti verranno prelevate dall' erario. Con una mano lo Stato dunque regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l' altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modulo 730 il "voto fiscale" espresso da un cittadino in alto a favore delle chiese vale in termini economici quattro volte il voto nel "cinque per mille". Perché due pesi e due misure? Lo Stato in diciassette anni non ha speso una parola pubblica, uno spot, una pubblicità Progresso, per spiegare il senso, il meccanismo e la destinazione reale dell' otto per mille. Ed è l' unico "concorrente" che ne avrebbe i mezzi, oltre al dovere morale. Gli altri (Valdesi, Ebrei, Luterani, Avventisti, Assemblee di Dio) dispongono di fondi minimi per la pubblicità, peraltro regolarmente denunciati nei resoconti. Mentre la Chiesa cattolica è l' unica a non dichiarare le spese pubblicitarie, riprova di scarsa trasparenza. L' unica voce a rompere il silenzio dello Stato fu nel 1996 quella di una cattolica, come spesso accade, la diessina Livia Turco, allora ministro per la Solidarietà. Turco propose di destinare la quota statale di otto per mille a progetti per l' infanzia povera. Il "cassiere" pontificio, monsignor Attilio Nicora, rispose che "lo Stato non doveva fare concorrenza scorretta alla Chiesa".

Fine del dibattito. Oggi Livia Turco ricorda: "Nella mia ingenuità, pensavo che la mia proposta incontrasse il favore di tutti, compresa la Chiesa. L' Italia è il paese continentale con la più alta percentuale di povertà infantile. Al contrario la reazione della Chiesa fu durissima, infastidita, e dalla politica fui subito isolata. Ho vissuto quella vicenda con grande amarezza". La politica non ha mai più osato fare "concorrenza" alla Chiesa cattolica, anzi l' ha favorita con un pessimo uso del fondo. Nel 2004 i media hanno dato grande risalto alla trovata del governo Berlusconi di utilizzare 80 dei 100 milioni ricevuti dall' otto per mille per finanziare le missioni militari, in particolare in Iraq. Degli altri venti milioni, quasi la metà (44,5 per cento) sono finiti nel restauro di edifici di culto, quindi ancora alla Chiesa. La percentuale di "voti" allo Stato italiano è crollata dal 23 per cento del 1990 all' 8,3 del 2006.

All' atteggiamento remissivo dello Stato italiano ha fatto da contraltare una crescente aggressività da parte delle gerarchie ecclesiastiche e soprattutto dei politici al seguito, cattolici e neo convertiti, nel rivendicare il denaro pubblico. In agosto, quando la commissione europea ha chiesto lumi al governo Prodi sui privilegi fiscali del Vaticano, nell' ipotesi si tratti di "aiuti di Stato" mascherati, l' ex ministro Roberto Calderoli, già protagonista delle battaglie anticlericali della Lega anni Novanta, ha chiesto al Papa di "scomunicare l' Unione Europea". Rocco Buttiglione ha avanzato un argomento in disuso fra gli intellettuali dai primi del '900, ma oggi di gran moda. Secondo il quale i privilegi concessi dalla Stato al Vaticano sarebbero "una compensazione per la confisca dei beni ecclesiastici dello Stato Pontificio". Un revanscismo già sepolto dalla Chiesa del Concilio. Nel 1970 Paolo VI aveva "festeggiato" con la visita in Campidoglio la breccia di Porta Pia: "atto della Provvidenza", una "liberazione" per la Chiesa da un potere temporale che ne ostacolava l' autentica missione. Joseph Ratzinger scrive ne "Il sale della terra": "Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri; e ciò, alla fine, è stata per lei la salvezza". La legge 222 del 1985 istitutiva dell' otto per mille, perlopiù sconosciuta ai polemisti, in ogni caso non accenna ad alcuna forma di "risarcimento" per le confische (argomento insensato nell' Italia di vent' anni fa).

Lo scopo primario della legge di revisione del Concordato fascista del '29 era di garantire un sostituto della "congrua", ovvero lo stipendio di Stato ai sacerdoti. Nei primi anni lo Stato s' impegnava infatti a integrare l' otto per mille, fino a 407 miliardi, nel caso di una raccolta insufficiente per pagare gli stipendi. In cambio il Vaticano accettava che una commissione bilaterale valutasse ogni tre anni l' ipotesi di ridurre l' otto per mille nel caso contrario di un gettito eccessivo. Ora, dal 1990 al 2007, l' incasso per la Cei è quintuplicato e la spesa per gli stipendi dei preti, complice la crisi di vocazioni, è scesa alla metà, dal 70 al 35 per cento. Eppure la commissione italo-vaticana non ha mai deciso un adeguamento. Perché? Senza avventurarsi in filosofia del diritto, si può forse raccontare il percorso di uno dei componenti laici della commissione, Carlo Cardia. Il professor Cardia, insigne giurista di formazione comunista, consigliere di Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao, ha esordito da fiero "difensore del diritto negato in Italia all' ateismo" ("Ateismo e libertà religiose", De Donato, 1973).

Nel 2001 è Cardia a invocare una riduzione dell' otto per mille, in un saggio pubblicato dalla presidenza del consiglio: "Dall' otto per mille derivano ormai alla Chiesa cattolica, meglio: alla Cei, delle somme veramente ingenti, che hanno superato ogni previsione. Si parla ormai di 900-1000 miliardi l' anno di lire. Il livello è tanto più alto in quanto il fabbisogno per il sostentamento del clero non supera i 400-500 miliardi. Ciò vuol dire che la Cei ha la disponibilità annua di diverse centinaia per finalità chiaramente "secondarie" rispetto a quella primaria del sostentamento del clero; e che lievitando così il livello del flusso finanziario si potrebbe presto raggiungere il paradosso per il quale è proprio il sostentamento del clero ad assumere il ruolo di finalità secondaria". Previsione perfetta. "Tutto ciò - concludeva Cardia - porterebbe a vere e proprie distorsioni nell' uso del danaro da parte della Chiesa cattolica; e, più in generale, riaprirebbe il capitolo di un finanziamento pubblico irragionevole che potrebbe raggiungere la soglia dell' incostituzionalità se riferito al valore della laicità quale principio supremo dell' ordinamento". Nel tempo il professor Cardia è diventato illustre collaboratore di Avvenire, il giornale dei vescovi. I suoi temi sono cambiati: l' apologia del rapporto fra i giovani e Benedetto XVI, la lotta ai Dico, l' esaltazione del Family Day.

Ciascuno naturalmente ha il diritto di cambiare idea. Ma è opportuno che, avendole cambiate sul giornale della Cei, continui a far parte di una commissione governativa chiamata a stabilire quanti soldi lo Stato deve versare alla Cei? Nell' ultimo editoriale su Avvenire il professor Cardia tuona contro l' inchiesta di Repubblica, "una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi". Senza contestare nel merito un singolo dato, nega con veemenza che la Chiesa costi troppo agli italiani e s' indigna per "l' indecente" accostamento con la "casta". E' lo stesso professor Cardia che il 20 febbraio scorso dichiara in un' intervista: "Io porterei la quota dell' otto per mille al sette, vista l' imponente massa di danaro che smuove. Basti pensare che dall' 84 a oggi nessuno, se non per controversie politiche, vi ha posto mano".

Con le altre confessioni lo Stato è assai meno generoso. In risposta a un' interrogazione dei soliti radicali, nel luglio scorso il ministro Vannino Chiti ha citato come prova della bontà del meccanismo "il fatto che anche i valdesi hanno chiesto e ottenuto le quote non espresse". Chiesto sì, ottenuto mai. Incontro la "moderatrice" della Tavola Valdese, Maria Bonafede, il "Ruini" dei valdesi, nella modesta sede vicino alla Stazione Termini. "Per motivi etici avevamo rinunciato alle quote non espresse, ma nel 2000, visto l' uso che ne faceva lo Stato, le abbiamo chiese. Abbiamo incontrato governi di destra e di sinistra, il vecchio Letta e il nuovo. Ogni volta ci rinviano. Se la ottenessimo oggi, la vedremmo solo nel 2010. Lo Stato anticipa i soldi alla Cei, ma agli altri li versa con tre anni di ritardo".

Ai valdesi sono andati nel 2006 circa 5 milioni 700 mila euro, ma avrebbero diritto a oltre 13 milioni. Il resto lo trattiene lo Stato. La Tavola Valdese usa i soldi dell' otto per mille al 94 per cento per la carità e il rimanente alla pubblicità. I pastori valdesi vivono delle donazioni spontanee. Lo stipendio base, uguale dalla "moderatrice" all' ultimo pastore, è di 650 euro al mese. Maria Bonafede spiega: "I soldi dell' otto per mille arrivano dalla società e vi debbono tornare. Se una Chiesa non riesce a mantenersi con le libere offerte, è segno che Dio non vuole farla sopravvivere".

(hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)


(25 ottobre 2007)

http://ortodossia-testimonianzaortodossa.blogspot.it/


TRADURRE E TRADIRE

Riguardo alla traduzione di testi liturgici e Sacra Scrittura.

Esistono diversi testi sia della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo e di San Basilio, sia di vari testi liturgici e della Sacra Scrittura; tradotti dai testi originali si proclama. Sicuramente in passato ci sono stati diversi errori nel tradurre il testo greco, originale, in latino per la non perfetta conoscenza della lingua  greca.
 Vedi a questo proposito la preghiera Domenicale e l’esegesi del Padre nostro da Sant’Ambrosio (Libretto: La Fede dei Padri). Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra. Dacci oggi il nostro pane essenziale, e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci esporre in tentazione, ma liberaci dal maligno.
Vedi anche Luca 17, 20-21, il testo originale in greco dice:Ἐπερωτηθεὶς δὲ ὑπὸ τῶν Φαρισαίων, πότε ἔρχεται ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ, ἀπεκρίθη αὐτοῖς καὶ εἶπεν, Οὐκ ἔρχεται ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ μετά παρατηρήσεως· οὐδὲ ἐροῦσιν, Ἰδοὺ ὧδε, ἤ, Ἰδοὺ ἐκεῖ. Ἰδοὺ γὰρ, ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ ἐντὸς ὑμῶν ἐστίν. Traduzione CEI e non solo: Interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», rispose: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!». Chi ha una minima conoscenza di greco, anche scolastica, si chiederà come mai ἐντὸς ὑμῶν è stato tradotto è in mezzo a voi invece di è dentro di voi. Una mia piccola ricerca fa risalire questi, ma anche altri, errori alla Vulgata, in altre parole al beato Gerolamo. Ma mi pongo la domanda perché anche nei giorni nostri si continua a portare avanti errori del genere? I professori che traducono la Sacra Scrittura dai testi originali è possibile che non conoscano il greco? Non sarà forse che per il Vaticano riconoscere gli errori, anche errori di questo genere, è sempre difficoltoso?
Consideriamo adesso anche le odierne traduzioni di testi liturgici.
Ci si ostina a chiamare la Vergine Maria “Madre di Dio” cancellando il fatto che l’argomento è stato affrontato da un Concilio Ecumenico e che i Padri nel Concilio Ecumenico del 432, riunito nella città di Efeso, dichiaravano: “Professiamo la Vergine Theotokos poiché il Verbo di Dio si è incarnato diventando uomo in lei ..”. “Theotokos”, cioè colei che ha partorito Dio incarnato. Questo termine è stato adottato dalla Chiesa universale di allora. La Chiesa d’occidente adoperò il termine Deipara che in latino significa appunto “colei che ha partorito Dio”.
Nelle varie traduzioni dell’Inno Acathistos, al di fuori di quella dell’Antologhio, l’arcangelo si rivolge alla Vergine con Ave o Salve ignorando le considerazioni dei teologi bizantini riguardo al saluto dell’angelo. Giovanni Geometris riguardo al saluto dell’Angelo dice: “Gioisci, perché la gioia hai concepito, la gioia è cresciuta nel tuo ventre, la gioia che oltrepassa ogni intelletto e parola hai generato ..”. L’arcangelo Gabriele porta alla Vergine il gioioso annuncio ed insieme a lei gioiscono le schiere angeliche e ogni uomo in terra. Gioiscono tutti, piccoli e grandi, servi e potenti, poiché la Vergine diventa motivo di gioia spirituale per l’ecumene. Gioisci perché partorirai il Salvatore.
Ci si ostina a chiamare il Signore “amico dell’uomo” nella quasi totalità dei testi tradotti, ma il rapporto fra il Signore Iddio e l’uomo non è un rapporto di amicizia ma di amore, di eros dicono i Padri della Chiesa. Il rapporto fra Dio e l’uomo è un rapporto di amore come ci conferma anche l’evangelista Giovanni: “Dio ha così amato l’uomo da mandare il suo Figlio unigenito..”. Dio non si incarna per amicizia ma per amore, non subisce la passione perché è amico dell’uomo ma lo fa perché lo ama. Dio è colui che ama l’uomo. A me personalmente il termine “Filantropo” sembra il più appropriato anche se oggi giorno ha un significato, nella lingua corrente, diverso ma ha la sua valenza nel linguaggio ecclesiastico. “Filantropo” infatti è composto da due parole: “fìlos” e “antropo” che significa colui che ama l’uomo.
Il termine “Kirie eleison” (un termine che è stato usato fino a qualche anno indietro da tutta la Chiesa, d’oriente e d’occidente) è tradotto con la parola pietà, ma anche il termine ἱλάσθητι che significa compassione è tradotto allo stesso modo pietà. “Kirie eleison” risulta essere di difficile traduzione poiché il suo significato esatto sarebbe: Signore abbi compassione di me peccatore e donami nella tua misericordia e amore quello di cui ho bisogno: amore per amarti, pace, forza per resistere alle trappole del demonio, purezza ecc..
La traduzione più appropriata di “eleison”è “abbi misericordia” e a questo proposito seguirà un testo di padre Ambrosio di Torino che ha affrontato e approfondito l’argomento.
Mi chiedo perché si continua a usare questi e altri termini che alterano la teologia fin qui tramandata dalla Chiesa? Perché anche gli ortodossi (non tutti) che dovrebbero essere i più attenti a custodire usano queste traduzioni?

Note sull’uso di pietà e misericordia dell’ Igumeno Ambrogio

DOMANDA
Caro padre Ambrogio,
nelle tue traduzioni, il greco elèison è tradotto con “abbi misericordia”. Perché non segui la maggioranza delle versioni correnti, che traducono “abbi pietà”?

RISPOSTA
La terminologia “abbi pietà” è lo specchio di un uso molto povero e decadente della lingua italiana, nel quale ha non poco peso l’inserimento della mentalità feudale che ha progressivamente estraniato l’Occidente cristiano dall’Ortodossia.
Il latino pietas indica precisamente la devozione (evlavia in greco e in romeno, blagochestie o l’equivalente blagogovenie in slavonico), cioè l’atteggiamento di giusto rapporto con la divinità (ovvero, come ancora oggi si dice in italiano, l'essere “pio”). Tale qualità non ha correlazione con l’esercizio della misericordia (in slavonico e romeno mila: la sua sfera semantica può comprendere: amore, tenerezza, indulgenza, commiserazione, compassione…) se non nel senso lato e popolaresco di “appello alla pietà” di una data persona, di cui si vuole stimolare il senso religioso perché usi compassione. Il fatto di volersi appellare alla pietà (=devozione?) di Dio indica quanto improprio sia l'uso di questa espressione corrente.
In latino – spero non ci sia dubbio tra alcuno studioso – pietas e misericordia non erano affatto sinonimi. Sulpizio Severo, al punto 27/2 della Vita Sancti Martini episcopi et confessoris, scrive di san Martino: numquam in illius ore nisi Christus, numquam in illius corde nisi pietas, nisi pax, nisi misericordia inerat. Se nel cuore di san Martino non c’era altro che pietà e pace e misericordia, pare piuttosto evidente che pietà e misericordia – ameno alle orecchie di un autore cristiano del IV-V secolo come Sulpizio Severo – non siano la stessa cosa, così come nessuna delle due è la stessa cosa della pace.
Prendiamo come altro esempio – soprattutto perché riguarda un appello accorato – una delle colonne del pensiero cristiano ortodosso in (ottima!) lingua latina, i Dialoghi di san Gregorio Magno. Nel primo capitolo del libro III, san Paolino di Nola accompagna una vedova in Africa per ottenere la liberazione del figlio della donna, prigioniero del genero del re dei Vandali. La donna prega il barbaro con le parole: solummodo pietatem in me exhibe, “soltanto mostra pietà nei miei confronti”, ovvero “abbi soltanto pietà di me”. Versione perfetta e antica e ortodossa, MA… riferita al genero di Genserico, NON a Dio onnipotente!
Nessuno, nell’antichità cristiana, avrebbe avuto la sfacciataggine di chiedere la pietas di Dio (…a chi dovrebbe essere devoto, Dio?): si chiedeva piuttosto la sua misericordia (termine latino così come italiano), e questo è quel che fa ogni autore ortodosso in Italia fino al tempo del feudalesimo. Poi, con il moltiplicarsi degli appelli alla pietas per stimolare il potente di turno a essere pius e a non scannarti, la misericordia inizia surrettiziamente a cedere il passo alla “pietà” nel periodo più oscuro dei latinismi liturgici.
Uno dei meriti del Compendio liturgico ortodosso (1990) – per il quale non sarà mai ringraziato abbastanza – è quello di avere messo in discussione nell’ambiente ortodosso italiano la traduzione di èleos con il termine “pietà”. Al suo posto propone il termine “misericordia”, nulla di fantasioso, ma semplicemente la corretta traduzione latina (e italiana) di èleos. In tal senso non si è mosso solo un gruppo di ortodossi: così traducevano già da tempo serie figure del mondo cattolico come padre Giovanni Vannucci, osm (1913-1984) e don Divo Barsotti (1914-2006), buoni letterati e poeti oltre che esperti di lingua liturgica.
Non vedo buone ragioni, in una nuova traduzione della Liturgia, di tornare al linguaggio sacrocuorista delle versioni precedenti. In tale linguaggio non c’è nessun dogma conclamato, senz’altro, ma perché, se ce l’abbiamo teologicamente con i sacri cuori, dobbiamo meschinizzarci linguisticamente a parlare da sacrocuoristi? Forse che i modi con i quali ci esprimiamo non hanno alcun nesso con il modo di vivere la nostra fede? Non riesco a spiegarmi perché gli ortodossi di oggi, talvolta attenti in modo maniacale a cogliere i pensieri dell’Occidente latino (radici di eresie vere o presunte) devono poi bersi supinamente le espressioni linguistiche che vengono dalla stessa fonte, invece di usare i termini altrettanto accettabili dell’antico Occidente ortodosso.
Queste piccole ma importanti considerazioni sono il sine qua non di una sensibilità linguistica alle cose sacre. Se una retta dottrina porta a una retta pratica, una buona semantica non può che aiutare una buona intelligenza della fede.
Vogliamo poi vedere che razza di caos viene a crearsi nelle nostre traduzioni con l’inclusione di questa piccolezza, la “pietà di Dio”, di questo “iota”, di questa innocua espressione che tanto “ormai è entrata nell’italiano corrente”?
1 – Quei punti che meriterebbero davvero la traduzione letterale di “pietà” – per esempio la petizione per quelli che entrano in chiesa “con fede, pietà e timor di Dio” – diventano oscuri. Di solito si mantiene in questi punti il termine “pietà”, e non si riesce più a capire in cosa questa pietà dovrebbe distinguersi da quella riferita a Dio negli altri punti in cui si è tradotto eleos in questo modo.
2 – Quando si traduce eleos con “pietà” non si riesce mai ad andare a fondo nella coerenza. Perché “Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia” e non: “Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua grande pietà”? Si tratta dello stesso termine.
3 – A “misericordioso” cede il passo “pietoso”, oggi piuttosto sinonimo di “oggetto di compassione” (come in: “avere un aspetto pietoso”), e chi non si sente di parlare di un “Dio pietoso” se non in apnea, ritorna spesso e volentieri a usare il termine “misericordioso”, usando deliri di confusione del genere “abbi pietà perché sei un Dio misericordioso”.


mercoledì 23 maggio 2012

Dal sito: http://www.ilfoglio.it/

Comunione ai divorziati?

 C’è un documento segreto

E’ stato il teologo Paul Zulehner, docente di Teologia pastorale all’Università di Vienna e amico del cardinale Christoph Schönborn, a tornare all’interno della prestigiosa rivista cattolica nordamericana U.S. Catholic sulla questione del divieto per i divorziati risposati di accedere alla comunione. “A porte chiuse” dice, “i vescovi austriaci hanno lavorato su un nuovo documento pastorale sul divorzio”. Il testo “non è stato reso pubblico ma sembra sia stato spedito a Roma per approvazione. Quale sarà il risultato finale?”. Zulehner non sa rispondere, ma dice: “La chiesa cattolica universale dovrebbe imparare dalle chiese ortodosse” che hanno la potestà di togliere l’impedimento di legame, “come raccomandava il cardinale Franz König – arcivescovo di Vienna dal 1965 al 1985, ndr – quasi 50 anni fa”.

Zulehner dice che in Austria la situazione è drammatica
: i consigli pastorali delle parrocchie sono pieni di laici separati divorziati che spingono per accedere all’eucaristia. E dice che oggi anche Joseph Ratzinger sarebbe vicino a un ripensamento – secondo Zulehner dello stesso avviso sarebbero anche i cardinali tedeschi Walter Kasper e Karl Lehmann – almeno per i “casi limite”. Ovvero per quei casi che più di trenta anni fa dettagliò in un documento il vescovo ausiliare di Vienna, Helmut Krätzl: quando il matrimonio è stato sciolto da un tempo abbastanza lungo da rendere irrealistica una riconciliazione; quando chi ha contribuito allo scioglimento del primo matrimonio si è pentito e ha cercato di fare ammenda delle sue azioni; quando il secondo matrimonio è vissuto in un regime di integrità morale certa. Il “documento Krätzl” venne firmato anche da König e inviato all’ex Sant’Uffizio. Per anni König ricevette pressioni dalle anime conservatrici del Vaticano perché lo ritirasse. Ma, disse, “anche se lo ritirassi ciò che abbiamo scritto continua a rimanere vero”.

Non ci sono prove per dire che Ratzinger
sia in sintonia con Krätzl e con le sue richieste. Ma ciò non significa che il Papa non stia pensando a nuove soluzioni: “Il problema è difficile e deve essere approfondito” ha detto più volte Ratzinger il quale, durante il viaggio in Germania, nonostante la richiesta di molti fedeli di avere parole in merito, non ha detto nulla. Lo scorso 30 novembre però è stato l’Osservatore Romano a dire qualcosa rilanciando un suo scritto del 1998, con in calce una nota che riporta le parole da lui dette in merito ai preti aostani nel 2005. “Una nota importante”, dice Sandro Magister, “perché riguarda proprio un punto sul quale Benedetto XVI ritiene si possa aprire un varco al generale divieto della comunione”. Il Papa ammette che ci sono matrimoni che i tribunali ecclesiastici non riconoscono come nulli seppure sia ferma convinzione di uno dei due coniugi che quel matrimonio sia oggettivamente nullo. In questi casi occorrerebbe un ripensamento, dice il Papa. Poi il secondo varco: quello del matrimonio contratto tra battezzati non credenti. E’ il loro matrimonio davvero sacramentale? Disse il Papa ad Aosta che è “dolorosa” la condizione di coloro che non credenti si sono sposati in chiesa e che poi, trovandosi in un nuovo matrimonio non valido, si convertono e sono esclusi dall’eucaristia. Se davvero si possa trovare qui un momento di invalidità perché al sacramento manca una dimensione fondamentale non oso dire. Io personalmente lo pensavo, ma il problema deve essere ancora approfondito”.

domenica 20 maggio 2012

Вознесение Господне


GIOVEDI  24  MAGGIO  2012

Вознесение Господне

Inaltarea Domnului


PARROCCHIA ORTODOSSA

SAN GIOVANNI DI KRONSTADT

PATRIARCATO DI MOSCA

Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II

CASTROVILLARI  (CS)

DIVINA LITURGIA
ORE  17.00

Carissimi Fedeli Ortodossi
 di Castrovillari e 
del circondario come sempre
vi aspetto numerosissimi,
 per cantare le lodi al Signore!
Per qualsiasi informazione
riguardante tutte le ufficiature
che si celebrano nella
nostra Parrocchia Ortodossa
 chiamate il Parroco al: 3280140556