mercoledì 30 giugno 2021

Questi pseudi Ortodossi del Fanar hanno perso "il lume della ragione". Dal sito del confratello P. Ambrogio di Torino

  Il Fanar maledice sua Beatitudine Onufrij?

di Kirill Aleksandrov

Unione dei giornalisti ortodossi, 28 giugno 2021

 

il patriarca Bartolomeo sceglierà di imporre un "anatema" a sua Beatitudine? Foto: Unione dei giornalisti ortodossi

Un archimandrita del Fanar ha annunciato che la sua Chiesa maledice sua Beatitudine e tutti coloro che lo sostengono. Siamo ora sotto anatema? E cosa implica questo in realtà?

"Possano coloro che ti benedicono essere benedetti e coloro che ti maledicono essere maledetti!" (Num 24:9)

L'archimandrita del Fanar Romanos Anastasiadis ha annunciato  che la Chiesa di Costantinopoli maledice sua Beatitudine Onufrij, così come tutti coloro che lo considerano il legittimo primate della Chiesa ortodossa ucraina. Cosa significa quest'opera? Siamo tutti d'ora in poi tutti sotto anatema? È questa la posizione effettiva del Fanar e, in caso affermativo, a quali conseguenze può portare? Proviamo a capirlo.

Nell'onomastico di sua Beatitudine Onufrij, quando il primate della Chiesa ortodossa ucraina ha ricevuto le congratulazioni dei primati e dei vescovi di molte Chiese locali, che si rivolgevano a lui solo come metropolita di Kiev, un certo archimandrita fanariota, Romanos Anastasiadis, ha pubblicato una dichiarazione provocatoria (per dirla alla leggera) sulla sua pagina Facebook. La foto di sua Beatitudine Onufrij era contrassegnata con "Fake", mentre il testo del post recitava: "La maledizione materna della Santa Grande Chiesa di Cristo non solo su di lui, un impenitente, non canonico, miserabile e sfortunato traditore del suo popolo, passeggero illegale della nave ecclesiale dell'Ucraina, ma anche su tutti coloro che continuano a riprodurre il titolo 'di Kiev' (metropolita, ndc), usurpato (da sua Beatitudine Onufrij, ndc) nonostante il chiaro divieto della Chiesa".

screenshot della dichiarazione di Romanos Anastasiadis

Chi è l'archimandrita Romanos Anastasiadis?

Anastasiadis è un residente di Creta e un chierico della metropolia di Rethymno e Avlopotamos. Secondo il portavoce della Chiesa ortodossa ucraina, padre Nikolaj Danilevich, è una persona molto famosa nel mondo greco-ortodosso. Anastasiadis si sente libero di criticare aspramente i vescovi e anche i primati delle Chiese locali. Per esempio, sui giornali è stata pubblicata una discussione a tu per tu con il capo della Chiesa albanese, l'arcivescovo Anastasios, sul riconoscimento della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". In risposta agli attacchi del chierico del Fanar in un giornale greco, l'arcivescovo Anastasios lo ha chiamato nel suo articolo un "portavoce" (φερέφωνο), attraverso il quale alcuni influenti mecenati dell'archimandrita cretese fanno circolare le loro idee.

Tuttavia, Anastasiadis non è un personaggio marginale. Per il Fanar, è una figura "da stretta di mano" ed è regolarmente menzionato sulla pagina ufficiale della metropolia di Rethymno e Avlopotamos – forse, perché questa persona difende disinteressatamente gli interessi della sua struttura ecclesiastica e non si preoccupa particolarmente di come lo fa.

Immaginiamo un sacerdote di una Chiesa locale che posta su un social network il suo avatar, sul quale, oltre a se stesso, è raffigurato qualcun altro. Può accadere, ma molto probabilmente sarà una fotografia con il capo della sua Chiesa locale o con il suo padre spirituale o con qualche rispettato vescovo. Ma Romanos Anastasiadis, chierico del Patriarcato di Costantinopoli, espone la sua foto con Sergej (Epifanij) Dumenko, capo della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Allo stesso tempo, aggiunge un cuore con i colori della bandiera ucraina, approssimativamente nel posto nominale per una croce pettorale. Di fatto, è un auto-posizionamento esplicito.

immagine del profilo di Anastasiadis su Facebook

Tutto ciò parla di un certo attaccamento fanatico dell'autore a Sergej Dumenko e alla sua organizzazione. Uno sguardo al suo feed di Facebook consente di concludere che il povero archimandrita è principalmente impegnato nel gettare fango contro la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa ortodossa ucraina e lo fa in modo molto goffo e sfacciato nelle peggiori tradizioni dei nostri propagandisti nazionali della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Offende sia i vescovi che la Chiesa nel suo insieme in termini che non sono affatto appropriati per una persona che serve nel sacerdozio.

Che cosa implica quest'opera?

Ci sono due opzioni:

  1. Il povero archimandrita ha sofferto di un esaurimento nervoso quando ha visto un'abbondante manifestazione di amore universale verso sua Beatitudine Onufrij nel giorno del suo onomastico, con le congratulazioni di molti vescovi e primati delle Chiese locali.
  2. Sta sondando la posizione ufficiale del Fanar in termini di reazione a possibili censure "canoniche" da parte del patriarca Bartolomeo e dell'intero Patriarcato di Costantinopoli.

Certo, molti dicono che la prima opzione è più probabile, sia perla reputazione dello stesso archimandrita Romanos Anastasiadis che per il tono delle sue pubblicazioni su Facebook, insieme al fatto che l'imposizione di censure al metropolita Onufrij è una follia del Fanar ancor più eclatante della sua decisione di annullare il trasferimento della metropolia di Kiev alla giurisdizione della Chiesa ortodossa russa nel 1686, decisione che ha screditato il Fanar agli occhi dell'intera comunità ortodossa.

Tuttavia, la seconda opzione non può essere esclusa. La "deposizione" dal sacerdozio del metropolita Onufrij, la "privazione" della sua dignità o addirittura la "scomunica" è una continuazione del tutto logica della politica del Fanar nei confronti dell'Ucraina. Naturalmente, questo ci sembra tanto incredibile e impossibile come lo era tre anni fa, quando il Fanar chiamava vescovi canonici delle persone senza un rango sacerdotale. Dopotutto, questo è ciò che ha fatto la Chiesa di Costantinopoli, per quanto incredibile e impossibile potesse sembrare allora.

Vi ricordiamo che prima della creazione della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", il patriarca Bartolomeo ordinò a sua Beatitudine Onufrij di presentarsi al "Concilio d'unificazione", e il metropolita Onufrij rifiutò. Qual è il prossimo passo? La sospensione e la deposizione? Il fatto che il patriarca Bartolomeo non rinuncerà alla questione ucraina è testimoniato dalle sue numerose dichiarazioni recenti. Già nell'ottobre 2020, ha annunciato che "tolleriamo temporaneamente l'esistenza di vescovi ucraini (della Chiesa ortodossa ucraina, ndc) non come vescovi ordinari locali, ma solo come vescovi titolari o vescovi che hanno sede (ovvero una residenza) in Ucraina".

Apparentemente, il Fanar sta elaborando la questione delle "densure" in relazione al metropolita Onufrij e tale possibilità è riconosciuta come molto probabile, altrimenti perché Sergej Dumenko sarebbe così sfacciato che nel gennaio 2021, ha quasi letteralmente ripetuto le parole del suo mecenate: "Li tollereremo fino a un certo momento, ma verrà il tempo in cui si uniranno alla Chiesa ortodossa autocefala riconosciuta (la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", ndc)". Nessuno di noi entrerà a far parte della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", questo è ovvio per tutte le persone sensate. Ciò significa che questo "certo momento" è già passato o ci sarà molto presto. Ci arriveranno comunque, per quanto caro possa costare?

È improbabile che il povero archimandrita Romanos sia stato specificamente incaricato da uno qualsiasi dei vescovi fanarioti di realizzare la dichiarazione che ha fatto su FaceBook, ma non può essere negato il fatto che questa pubblicazione soddisfi pienamente gli interessi dei fanarioti gi lanciare una sonda nello spazio mediatico per quanto riguarda la scomunica del metropolita Onufrij.

Anastasiadis ha insultato i primati e i vescovi delle Chiese locali?

Torniamo al testo della dichiarazione. Il chierico del Fanar ha affermato: "La maledizione materna della Santa Grande Chiesa di Cristo non solo su di lui, un impenitente, non canonico, miserabile e sfortunato traditore del suo popolo, passeggero illegale della nave ecclesiale dell'Ucraina, ma anche su tutti coloro che continuano a riprodurre il titolo 'di Kiev' (metropolita, ndc), usurpato (da sua Beatitudine Onufrij, ndc) nonostante il chiaro divieto della Chiesa".

In altre parole, siano maledetti tutti quelli che, contrariamente alla posizione del Fanar, considerano sua Beatitudine Onufrij il primate della Chiesa ortodossa ucraina e lo definiscono legittimo metropolita di Kiev. Ora controlliamo i fatti. Nell'onomastico di sua Beatitudine, i primati delle Chiese di Antiochia, Georgia, Serbia, Russia, Polonia, delle Terre Ceche e della Slovacchia, oltre a vescovi di altre Chiese si sono congratulati con il metropolita Onufrij. In ogni messaggio di congratulazioni è chiamato "metropolita di Kiev". Di conseguenza, oltre ai milioni di fedeli della Chiesa ortodossa ucraina, che considerano sua Beatitudine Onufrij il loro primate, "la maledizione materna della Santa Grande Chiesa di Cristo" si estende ai suddetti primati e vescovi.

Ora siamo tutti anatematizzati?

Certo che non lo siamo. Questo non perché un archimandrita per il suo status semplicemente non possa scomunicare un primate di una Chiesa. E nemmeno per il fatto che non c'è nessuna decisione né del Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli né personalmente del patriarca Bartolomeo su eventuali "censure" contro il metropolita Onufrij e la Chiesa ortodossa ucraina, e ancor di più su "maledizioni".

La cosa più importante è che il metropolita Onufrij e tutto il suo gregge appartengono all'unica Chiesa cattolica e apostolica. La scomunica di qualsiasi persona dalla Chiesa, non solo di un vescovo, avviene a causa del peccato, che comunemente viene chiamato mortale. Non per niente il rito della confessione contiene le seguenti parole: "Riconciliali e uniscili alla tua santa Chiesa ..." Il metropolita Onufrij non è colpevole di nulla di simile. Ha servito la Chiesa di Cristo fino al 2018 (quando il Fanar ha iniziato le sue azioni illegali in Ucraina) e continua a servire fino a oggi. Ciò significa che in relazione a sua Beatitudine il metropolita Onufrij, come in relazione a tutta la Chiesa di Cristo, sono vere le parole dette in relazione alla Chiesa dell'Antico Testamento, al popolo d'Israele: "Possano coloro che ti benedicono essere benedetti e coloro che ti maledicono essere maledetti!" (Num 24:9). Queste parole furono pronunciate dal profeta Balaam, che prese denaro per maledire Israele, ma il risultato non fu una maledizione, ma una benedizione. "Quando Balaam guardò fuori e vide Israele accampato tribù per tribù, lo Spirito di Dio venne su di lui" (Nm 24,2) e non poté maledire Israele, ma invece lo benedisse.

Ci sono molti casi nella storia del Patriarcato di Costantinopoli in cui i vescovi, per volere delle autorità, hanno rovesciato i propri patriarchi dai loro troni. Questo accadde nel periodo bizantino e si moltiplicò molte volte durante il dominio ottomano. Tuttavia, i casi più famosi e, probabilmente, i più infami per il Patriarcato di Costantinopoli sono il duplice rovesciamento del grande maestro e santo, Giovanni Crisostomo. Per ordine dell'imperatrice Eudossia e dell'imperatore Arcadio, un concilio di vescovi obbedienti di Costantinopoli si riunì e rovesciò il grande santo dalla sua sede. Nel primo caso, i vescovi riuniti lo condannarono a morte, e solo per decisione dell'imperatore Arcadio l'esecuzione fu sostituita dall'esilio. Sorge una domanda retorica: con chi era la grazia di Dio in quel momento? Con i vescovi, obbedienti ai poteri costituiti, o con san Giovanni Crisostomo?

Nessuno nasconde davvero il fatto che il Fanar sia intervenuto negli affari ucraini e abbia commesso la sua dilagante illegalità per volere di Washington. Nessuno ha nascosto i fatti delle trattative tra i fanarioti, così come degli attori politici e religiosi ucraini, con i funzionari del Dipartimento di Stato americano alla vigilia delle decisioni più importanti sulla questione ucraina. Gli stessi diplomatici americani hanno dichiarato apertamente il loro contributo alla creazione della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" e a tutte le altre azioni. Pertanto, se il Fanar deciderà di "punire" sua Beatitudine Onufrij, lo farà di nuovo su suggerimento di funzionari americani o con il loro permesso/approvazione e ripeterà il vergognoso esilio di san Giovanni Crisostomo. Tuttavia, il Fanar non ha ancora commesso questo errore fatale.

La "maledizione" riflette la posizione di Fanar, e a quali conseguenze può portare?

Come già accennato, l'opera del povero archimandrita Romanos Anastasiadis non riflette la posizione ufficiale del Fanar. Nessuna misura è stata presa contro sua Beatitudine Onufrij. Non ci sono decisioni sinodali o del patriarca Bartolomeo. Dal punto di vista del Fanar, il metropolita Onufrij è semplicemente un vescovo che vive a Kiev, "tollerato" dal Patriarcato di Costantinopoli e da Sergej Dumenko, ma non "scomunicato" o "deposto" dal suo ministero.

Tuttavia, è molto probabile che Anastasiadis abbia espresso i pensieri e le intenzioni di un certo numero di vescovi fanarioti. Mentre prima il patriarca Bartolomeo e compagni consideravano solo "interdizioni" e "scomuniche" in relazione a Sua Beatitudine, dopo le potenti ondate causate dalle parole dell'archimandrita (che sono state pubblicate da molti media), semplicemente non sarà possibile rimanere in silenzio. I fanarioti devono rispondere in qualche modo: o per confermare la "maledizione" di Anastasiadis o per dissociarsi pubblicamente dalle parole del loro chierico.

Certo, si può tacere. Ma, come disse una volta papa Bonifacio VIII, "il silenzio è segno di consenso" (in latino, Silentium videtur confessio).

Pertanto, è del tutto possibile che presto vedremo decisioni/interdizioni ufficiali nei confronti del primate della Chiesa ortodossa ucraina. Uno scenario del genere si adatta bene alla logica sia delle azioni del Fanar che della lotta generale contro la Chiesa di Cristo, che ovviamente si sta svolgendo in Ucraina. Dopotutto, è difficile trovare una mossa migliore per portare i sequestri forzati dei luoghi di culto della Chiesa ortodossa ucraina a un livello qualitativamente nuovo. Le accuse contro la Chiesa ortodossa ucraina di lavorare per uno stato vicino, che sono comunemente sfruttate dai suoi nemici, sono cose mansuete rispetto alla Chiesa ortodossa ucraina e al metropolita Onufrij sotto "anatema". Questo scioglierà le mani sia dei radicali nazionali che dei funzionari di governo che sognano di distruggere rapidamente la Chiesa di Cristo.

Inoltre, la possibile "scomunica" del metropolita Onufrij, secondo i piani del Fanar, dovrebbe dividere i vescovi ucraini e spingere alcuni di loro ad aderire alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina". Il Fanar probabilmente crede che i vescovi della Chiesa ortodossa ucraina saranno spaventati dalle sue maledizioni e si precipiteranno "sotto l'omoforio" di Sergej Dumenko. Ben difficile. Tutti comprendono che il Fanar non può "nazionalizzare" la grazia di Dio e commerciarla a propria discrezione, i suoi ipotetici "anatemi" non sono quindi essenziali.

La verità è dalla parte della Chiesa ortodossa ucraina e di sua Beatitudine Onufrij. Anche se il Fanar scegliesse di commettere di nuovo l'illegalità, alla fine si metterebbe al di fuori della Chiesa. Tuttavia, se gli eventi si sviluppano secondo lo scenario peggiore e il Fanar deciderà comunque di "scomunicare" il metropolita Onufrij, questo sarà l'ultimo punto di non ritorno nelle relazioni interecclesiali e il momento della verità per tutte le Chiese locali, che sovranno decidere inequivocabilmente con chi sono: con Cristo e la sua Chiesa o con i fanarioti e i loro giochi d'azzardo. Sembra che la maggioranza delle Chiese rimarrà fedele a Cristo, e in quelle che sceglieranno un'opzione diversa, ci sarà un numero significativo di vescovi che rifiuteranno di riconoscere le decisioni del Fanar. Inoltre, la prospettiva di seguire il patriarca Bartolomeo è chiaramente delineata da lui personalmente: condurrà i suoi aderenti a un'altra unione con Roma. Forse questa opzione andrà bene a qualcuno, ma la maggioranza sarà alimentata dall'istinto di autoconservazione della propria identità ortodossa, che impedirà di tradire l'Ortodossia in una nuova unione.

Cosa dovrebbero fare gli ortodossi?

Innanzitutto, ricordate che Cristo ha detto molte volte ai suoi discepoli: "Non abbiate paura".

In secondo luogo, non prestate attenzione alle parole del povero archimandrita Romanos o a possibili decisioni simili del Fanar. La verità di Dio non è dalla loro parte, quindi nessuna scomunica è valida senza di essa.

In terzo luogo, unitevi ancora di più intorno a sua Beatitudine il metropolita Onufrij, che, per evidente divina Provvidenza, è stato posto alla guida della Chiesa ortodossa ucraina in questo momento difficile.

E in quarto luogo, esprimete attivamente la vostra fedeltà alla Chiesa, per esempio, partecipando al movimento "Miriane", partecipando alla grande processione della Croce nel giorno del Battesimo della Rus' e, soprattutto, partecipando ai servizi divini, sacramenti e preghiere. A proposito, molto dipenderà da quanto sarà numerosa la processione della Croce quest'anno, sia in Ucraina che all'estero.

Che Dio ci benedica!

lunedì 21 giugno 2021

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  Chi è l'uomo anziano sull'icona della Pentecoste?

del lettore Ioann Nichiporuk

The Catalogue of Good Deeds, 21 giugno 2019

 

La Chiesa è entrata nel nuovo tempo liturgico, il tempo di Pentecoste. Questa festa corona il piano del nostro Salvatore di rendere tutta la razza umana simile a Dio attraverso la santificazione per opera dello Spirito Santo. La Pentecoste è tanto importante e unica da iniziare il conteggio di tutte le settimane successive dell'anno liturgico, ricordandoci così ogni settimana questo evento cruciale. Ora in tutte le Chiese ortodosse è esposta un'icona della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Quando la baciamo, è difficile non notare la strana figura di un anziano dipinta nella parte inferiore dell'icona. Chi è? Perché questo anziano è dipinto sulle icone della Pentecoste e cosa possiamo imparare da questa figura?

L'iconografia della Pentecoste iniziò a svilupparsi nel VI secolo. Troviamo icone della festa sui frontespizi del Vangelo e del Salterio, in antichi manoscritti, mosaici e affreschi. In origine, la parte inferiore dell'immagine raffigurava folle di persone di varie etnie. La narrazione nel Libro degli Atti lo spiega perfettamente. Innumerevoli ebrei da tutte le parti del mondo si riunivano a Gerusalemme per l'antica festa ebraica della Pentecoste. Ci sono icone in cui le folle su sfondo scuro sono rappresentate da due o tre figure.

L'iconografia bizantina aveva vari modi di ritrarre moltitudini di persone. Alcune icone hanno sostituito le folle con le figure dell'imperatore e di un uomo di colore, che rappresentano il mondo cristiano e i selvaggi. Successivamente, i pittori di icone hanno escogitato un altro modo per rappresentare i popoli del mondo: hanno dipinto un re con un panno e dodici rotoli. C'era l'iscrizione "Кόσμος", che significa 'l'Universo'. Nonostante l'iscrizione, che non è presente su tutte le icone, l'immagine e il simbolismo del re rimangono poco chiari a molti cristiani.

C'è un'opinione secondo cui l'anziano sull'icona originariamente significava il profeta Gioele, che in seguito fu sostituito da un re. Questa posizione è confermata dal Libro degli Atti dove Pietro, nel sermone che fece subito dopo la Discesa dello Spirito Santo, menzionò il profeta Gioele, dicendo che fu la sua profezia che si avverò quel giorno, effonderò il mio spirito su ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno (Gioele 2:28). Sebbene l'anziano a volte sia iscritto come Gioele, nella maggior parte dei casi questo non sembra naturale perché l'iconografia ortodossa specifica diversi indumenti per profeti e re. Apparentemente, è un re, non un profeta, a essere raffigurato nella parte inferiore delle icone della Pentecoste.

Secondo un'altra versione, l'icona della Pentecoste unisce contemporaneamente due temi: quello dell'elezione dell'apostolo Mattia e quello della discesa dello Spirito. Quindi, c'è un tentativo di associare l'anziano dell'icona al re Davide. Il re Davide profetizzò nei suoi salmi circa l'Ascensione del Signore (Dio è asceso con un grido, il Signore con un suono di tromba. Salmo 47:5, ecc.) Dopo l'Ascensione, gli apostoli si sono riuniti in una stanza, e l'apostolo Pietro suggerì di sostituire Giuda Iscariota. Si riferì di nuovo al re Davide e indicò che era stato Davide a predire il tradimento di Giuda, poiché è scritto nel libro dei Salmi: La sua dimora diventi deserta e nessuno vi abiti, e il suo incarico lo prenda un altro. (Atti 1:20). Questo è il motivo per cui alcuni studiosi affermano che l'anziano sull'icona è il re Davide, i cui dodici rotoli sono i dodici lotti del ministero apostolico, perché era il re Davide che aveva predetto sia il tradimento di Giuda sia l'Ascensione del Signore, dopo di che lo Spirito Santo discese sugli apostoli. Davide è separato dagli apostoli e raffigurato su uno sfondo scuro perché appartiene all'Antico Testamento. Inutile dire che questa versione sembra in qualche modo coerente e promettente, ma sfortunatamente non è così. È artificiale come la supposizione che l'anziano sia Gesù Cristo che aveva promesso di rimanere con gli apostoli fino alla fine, nel qual caso la sua vecchiaia significa la sua preesistenza e il fatto che è coeguale al Padre; lo sfondo scuro a forma di arco è preso per simboleggiare che non sappiamo dove sia ora; la sua veste rossa indica il suo popolo redentore con il suo sangue purissimo; la corona ne sottolinea la dignità regale; il panno simboleggia la sua purezza; mentre i rotoli sono gli apostoli che egli tiene in mano.

La spiegazione genuina del simbolismo dell'icona deve basarsi sul principio di continuità delle immagini, sul messaggio teologico dell'icona e sui suoi esemplari più antichi. La figura dell'anziano non è apparsa di punto in bianco: doveva essere un simbolo collettivo di folle di nazioni. Il re in fondo è il genere umano che attende gli apostoli per la predicazione della Buona Novella redentrice e per essere unto dallo Spirito Santo. I dodici rotoli rappresentano l'insegnamento dei dodici apostoli, che è devotamente riposto su un panno. L'oscurità intorno è un simbolo dell'ignoranza che sarà vinta grazie allo Spirito. L'anziano è più di un simbolo della razza umana. Rappresenta il mondo intero, l'intero cosmo che ha bisogno di essere permeato dalle energie divine increate che emanano da Dio. Poiché la creatura è stata soggetta alla vanità, non volontariamente, ma a motivo di colui che l'ha sottomessa nella speranza (Rm 8,20). Sebbene il cosmo sia ora nell'oscurità, non ha perso la sua corona perché è solo l'uomo che è caduto, e non il cosmo nel suo insieme. Possiamo riconoscerci nell'immagine di quell'anziano. Siamo invecchiati, desiderando il Dio vivente con il resto del mondo. La realtà divina alternativa ha fatto irruzione in questo mondo. Ciascuno di noi può seguire quell'anziano e tendere le mani per ricevere la buona novella e il sacrificio di Gesù Cristo.

L'icona della Pentecoste ci immerge nell'esperienza cosmica di quell'evento glorioso e dichiara la chiamata universale della Chiesa a santificare noi e il mondo intero con noi e portare al Padre questo mondo nuovo, redento. Ciascuno di noi è una piccola particella della nuova realtà della Chiesa, chiamata a collaborare con Dio e a dare il proprio contributo alla causa di trasformazione della vita che ci circonda.

giovedì 3 giugno 2021

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  Come usare la paura delle epidemie per chiudere le chiese

dal blog di padre John Whiteford, 13 aprile 2021

 

Avendo visto come le chiese parrocchiali sono state chiuse in tutto il mondo sulla base del Coronavirus, prima di leggere quanto segue avevo pensato che dovevano esserci molti vecchi sovietici che si prendevano a calci che non ci avevano pensato prima. Ma il nocciolo della questione è che non solo ci hanno pensato... l'hanno fatto davvero. Recentemente ho letto il libro "Red Priests", che è un libro sulla "Chiesa vivente" scismatica, e sull'uso che ne hanno fatto i sovietici per cercare di minare la vera Chiesa russa, e ho trovato questa citazione, che parlava di varie strategie che i sovietici usavano durante gli anni '30 per cercare di sradicare la Chiesa:

"Le chiese parrocchiali venivano spesso chiuse quando si rifiutavano di registrare i chierici o per la minaccia di "epidemie", cioè con la pretesa di prevenire la diffusione della malattia da parte dei parrocchiani che si riunivano per il culto" (Edward Roslof, Red Priests: Renovationism, Russian Orthodoxy, and Revolution, 1905-1946, Bloomington, IN: Indiana University Press, 2002, p. 186)

La storia può non essersi ripetuta esattamente, ma certamente suona familiare.

lunedì 31 maggio 2021

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 In cerca di riconoscimento per la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", il Fanar allontana tutti noi

di Ekaterina Filatova

Unione dei giornalisti ortodossi, 28 maggio 2021

 

il metropolita Hilarion dell'America orientale e di New York. Foto: religions.unian.net

Il metropolita Hilarion (Kapral) dell'America orientale e di New York ha parlato del suo atteggiamento nei confronti delle azioni del Patriarcato di Costantinopoli in Ucraina.

Avendo legalizzato gli scismatici ucraini e cercando il loro riconoscimento dalle Chiese locali, il capo del Fanar allontana non solo coloro che sono fedeli alla santa Ortodossia in Ucraina, ma tutti noi. Lo ha affermato il primate della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia (ROCOR), il metropolita Hilarion (Kapral), in un'intervista al portale "Vita ortodossa".

Il primo ierarca della ROCOR ha notato che ha osservato con grande dolore e smarrimento le azioni del Patriarcato di Costantinopoli, in cui, a suo avviso, "si sente l'influenza dei potenti di questo mondo e un atteggiamento sprezzante nei confronti della verità sull'Ortodossia nella terra ucraina per noi sacra".

"È anche sorprendente che a Costantinopoli manchi un approccio pastorale alla Chiesa ortodossa ucraina, guidata da sua Beatitudine il metropolita Onufrij di Kiev e di tutta l'Ucraina", ha affermato il metropolita Hilarion. "Dopo tutto, dopo aver 'legalizzato' gli scismatici e cercando in ogni modo possibile il loro riconoscimento dalle Chiese ortodosse locali, il patriarca Bartolomeo in realtà allontana non solo la stragrande maggioranza dei nostri compagni arcipastori, chierici, monaci e credenti dell'Ucraina, fedeli alla Santa Ortodossia, ma tutti noi".

Secondo lui, non è chiaro perché il Fanar si sia affrettato nella sua peculiare decisione, adottata senza consultare le altre Chiese ortodosse locali, e "la decisione di abolire un documento vecchio di trecento anni, assieme ai tentativi di giustificare la sua invasione del territorio della Chiesa ortodossa ucraina, sembra quanto meno ridicolo e irresponsabile".

"Tuttavia, stiamo cercando di pregare per lui e la sua cerchia affinché il Signore ragioni con loro, illumini e abbia misericordia di loro, mentre chiediamo aiuto celeste a Sua Beatitudine il metropolita Onufrij e a tutta la Chiesa ortodossa ucraina, l'unica Chiesa canonica di Cristo sul territorio dell'Ucraina", ha sottolineato il primate della ROCOR.

In conclusione, il metropolita Hilarion ha augurato ai fedeli della Chiesa ortodossa ucraina "un superamento di tutte le crisi, che li elevi spiritualmente, rinnovi tutte le forze del Popolo di Dio e apra gli occhi degli altri alla Verità di Dio".

Come riportato, la ROCOR pubblicherà un libro sull'interferenza del Fanar negli affari dell'Ortodossia ucraina.

domenica 30 maggio 2021

Il seminatore di zizzania prepara la sua visita al "Campo infettato" !!!

  La visita del capo del Fanar è come un arrivo del papa dopo l'Unia di Brest

di Elena Jufereva

Unione dei giornalisti ortodossi, 28 maggio 2021

 

l'arciprete Nikolaj Danilevich. Foto: Unione dei giornalisti ortodossi

L'arciprete Nikolaj Danilevich considera irragionevole la visita in Ucraina del patriarca Bartolomeo, che è stato la causa di conflitti e di sequestri di chiese.

L'arciprete Nikolaj Danilevich, vice capo del Dipartimento per le relazioni ecclesiali esterne della Chiesa ortodossa ucraina, ha affermato sul suo canale Telegram che la prossima visita del patriarca Bartolomeo in Ucraina è come un arrivo del Papa dopo l'Unia di Brest e ha definito questa idea "irragionevole e inopportuna".

"Immaginate se il papa fosse venuto in Ucraina (l'allora Confederazione polacco-lituana) due anni dopo l'Unia di Brest (1596), o se Martin Lutero (il fondatore del protestantesimo) fosse venuto a Roma due anni dopo l'inizio della Riforma (1517)", ha detto il portavoce della Chiesa ortodossa ucraina.

"Dopo che il patriarca Bartolomeo ha sconvolto l'ambiente ecclesiale dell'Ucraina con il suo intervento e il suo tomos e, di conseguenza, è diventato causa di conflitti, violenze e sequestri di chiese, è irragionevole e inopportuno venire qui 2 anni dopo quegli eventi turbolenti, le cui conseguenze sono ancora in corso", ha aggiunto.

Come riportato, un metropolita del Fanar è arrivato a Kiev per prepare la visita del patriarca Bartolomeo.

mercoledì 26 maggio 2021

Solo a tutela e a difesa della "dignità" della Santa Ortodossia !!!

 

Lettera aperta a Sua Eminenza il Metropolita d’Italia Polycarpo
Cristo è Risorto!
Eminenza Reverendissima, con profondo dolore ci rivolgiamo oggi a Lei.
Abbiamo ascoltato e letto con grande sconforto la Sua intervista all’Osservatore Romano, dopo la Sua visita in Vaticano, ove ha definito il capo dello Stato Vaticano, Bergoglio, suo padre, suo primate e suo patriarca. Le Sue parole ci hanno profondamente addolorati, stupiti e amareggiati. Tutti noi siamo per un dialogo onesto che miri alla Verità e alla pienezza della fede. Tutti noi desideriamo il ritorno degli eterodossi all'Ortodossia e all'unità della fede.
La Chiesa, come Lei ha giustamente detto, non è una istituzione di questo mondo, ma è il Corpo mistico divino e umano di Cristo; di conseguenza la piena unità non può essere di tipo amministrativo-istituzionale ma deve avvenire attraverso un processo di pentimento e di conversione alla pienezza della fede di coloro che se ne sono allontanati. Umilmente crediamo che non può esserci unità con uno stato - lo stato Vaticano - con coloro che invece di ritornare alla fede apostolica vanno spediti verso il protestantesimo. Un’unità di tipo amministrativo-istituzionale come si è tentato di fare in passato è destinata al fallimento.
Eminenza, con rammarico, la nostra coscienza ci obbliga a dissociarci dalle Sue dichiarazioni.
Preghiamo che il Cristo Risorto dai morti preservi e custodisca la Sua Chiesa.
 
Testimonianza Ortodossa
Il Direttivo dell’Associazione all’unanimità

domenica 23 maggio 2021

Dal sito del Confratello P. Ambrogio di Torino

Domande imbarazzanti per i vescovi, o verso dove i pastori guidano la Chiesa di Cristo

di Konstantin Shemljuk

Unione dei giornalisti ortodossi, 19 maggio 2021

 

di recente, i credenti sono sempre più in ansia per il futuro dell'Ortodossia. Foto: Unione dei giornalisti ortodossi

L'igumeno greco Maximos (Karavas) ha chiesto al clero della Chiesa ortodossa di Grecia di dare risposte a domande che preoccupano gli ortodossi. Quali sono queste domande e perché sono importanti?

Nel dicembre 2020, un monaco molto famoso e autorevole della Grecia, igumeno del monastero di santa Parascheva a Milochori (Ptolemaida), l'archimandrita Maximos (Karavas), si è rivolto al clero della Chiesa ortodossa di Grecia con una lettera aperta. Nel suo discorso, padre Maximos ha posto una serie di domande ai chierici della Chiesa di Grecia. È sicuro che le risposte a queste domande determineranno il valore dei sacerdoti e dei vescovi per i credenti, nonché la direzione in cui essi conducono la Chiesa.

L'archimandrita Maximos sottolinea che la sua lettera è stata dettata da "una forte ansia per gli eventi che si svolgono nella Chiesa ortodossa di Grecia", così come dall'indifferenza dei suoi vescovi, che "vedono arrivare i lupi, ma invece di prendere la verga del pastore e farli a pezzi come vasi", abbandonano le pecore e dimostrano così ancora una volta di "comportarsi da mercenari ".

In totale, padre Maximos ha espresso 15 domande e, dopo averle attentamente lette, siamo sicuri che valga la pena porre queste domande non solo ai greci ma anche a tutti i vescovi, sacerdoti e laici ortodossi. E i problemi sollevati dal rispettato archimandrita greco hanno a lungo preoccupato la maggioranza dei cristiani ortodossi, se non tutti.

Le domande dell'archimandrita Maximos possono essere approssimativamente suddivise in due parti:

  • sull'atteggiamento della Chiesa nei confronti dei non ortodossi e dell'ecumenismo in generale, e in particolare sul rapporto tra la Chiesa e le autorità secolari;
  • sulla linea di confine oltre la quale finisce l'obbedienza e inizia il conformismo, che diventa eresia.

Chi sono cattolici e protestanti per la Chiesa: eretici o fratelli in Cristo?

Il primo gruppo di domande di padre Maximos riguarda l'atteggiamento della gerarchia ecclesiastica moderna nei confronti di cattolici, protestanti e altri non ortodossi. E qui esprime ciò a cui molti pensano, ma che non dicono ad alta voce.

Molti credenti sono confusi dall'ambiguità della loro posizione nei confronti di queste persone. Da un lato, sappiamo che c'è una vera Chiesa e ci sono quelli che si sono allontanati da lei. D'altra parte, la gerarchia ha frequenti contatti con i non ortodossi e li chiama "Chiese". Come si può combinare questo?

Padre Maximos pone la domanda: il papa è un eretico? In tal caso, "è lecito scambiare baci e abbracci con lui e chiamarlo 'fratello santo', come fanno Bartolomeo e gli altri che lo seguono?"

Per l'anziano greco, i protestanti sono "un mosaico di eresie sataniche", e il Concilio ecumenico delle Chiese è "un raduno mondiale di eresie, un'organizzazione anticristiana". Parla non meno duramente delle altre religioni, che per lui sono "delusioni umane e prodotti del diavolo".

Tutte queste parole suonano dure e "intolleranti". Ma sono giuste?

i Padri della Chiesa (sia antichi che nuovi) hanno affermato praticamente all'unanimità che il papismo e il protestantesimo sono eresie e le altre religioni sono un prodotto di Satana.

Per esempio, ecco cosa scrive san Marco di Efeso sul cattolicesimo: "Abbiamo respinto i latini da noi stessi per nessun altro motivo se non per il fatto che sono eretici". Ed ecco le parole di san Teofane il Recluso sui protestanti: "Ciò che Dio ha rivelato e ciò che ha comandato, nulla dovrebbe essere aggiunto o tolto da questo. Questo vale per i cattolici e i protestanti. Quelli aggiungono tutto, e questi riducono... I cattolici hanno confuso la tradizione apostolica. I protestanti si sono impegnati a risolvere la questione, e hanno fatto anche di peggio. I cattolici hanno un papa; tra i protestanti, ogni protestante è un papa" (Lettere, VI, 946, 974).

Inoltre, i canoni apostolici vietano direttamente qualsiasi preghiera con scismatici ed eretici, anche se viene eseguita privatamente – "in una casa privata": "Se qualcuno pregherà, anche in una casa privata, con una persona scomunicata, sia scomunicato anche lui" (Canone apostolico 10). Anche la Chiesa parla chiaramente della preghiera con gli eterodossi: "Se un sacerdote o un laico entra in una sinagoga di ebrei o eretici per pregare, il primo sia deposto e il secondo sia scomunicato" (Canone apostolico 65).

Possiamo citare molte altre citazioni dei santi Padri su come la Chiesa si relaziona ad altre confessioni e religioni, ma da quelle fornite sopra, è completamente comprensibile che non può esserci unità spirituale, di preghiera o religiosa con i non ortodossi. Di recente, tuttavia, abbiamo visto numerosi esempi del contrario.

Così, il patriarca Bartolomeo e papa Francesco stanno facendo di tutto per raggiungere l' unità tra Ortodossia e Cattolicesimo, senza alcun segno che i cattolici rinuncino alle loro illusioni eretiche. Assistiamo a incontri congiunti tra il capo del Fanar e il capo del Vaticano con reciproci baci e scambio di doni, così come il "culto" nei monasteri cattolici (cioè eretici), proibito dalle regole della Chiesa. Sentiamo affermazioni che non ci sono ostacoli dogmatici all'unità di ortodossi e cattolici e che l'obiettivo principale del Fanar e della Chiesa cattolica romana è un'eucaristia comune.

Il patriarca Bartolomeo non esita a prendere parte agli eventi di "preghiera" organizzati dal Vaticano, ai quali partecipano rappresentanti della comunità LGBT e dei pagani.

Naturalmente, i credenti non possono essere indifferenti a tale comportamento dei loro pastori. Così, il monaco athonita Nikolaos della cella di san Demetrio Trigonas, commentando la partecipazione del patriarca Bartolomeo alla "preghiera ecumenica" a Roma, chiede : "A quale 'dio' il nostro patriarca ecumenico Bartolomeo ha offerto una candela su un candeliere, posto al centro di questo raduno, di questo mosaico di religioni? In ogni caso, non al nostro Signore Gesù Cristo, perché Cristo invita i suoi pastori a mettersi in cammino e a insegnare la retta fede a tutte le nazioni: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni" (Mt 28:19), e non a partecipare ai sabba della 'Nuova Era'."

Purtroppo, non solo i fanarioti ma anche i vescovi di altre Chiese ortodosse locali prendono parte a questi "sabba ecumenici", violando così i canoni apostolici. È impossibile giustificare questa partecipazione per necessità. Nessuna preferenza politica, nessun immaginario "beneficio della Chiesa" può giustificare la tentazione per i credenti che i pastori portano con la loro partecipazione a eventi comuni di "preghiera" con gli eretici.

Sì, vale la pena sacrificare qualcosa ma non la salvezza dell'anima per amore della cosiddetta "diplomazia ecclesiastica".

Negli anni '60-'70 del secolo scorso, la partecipazione della Chiesa russa al movimento ecumenico e al Concilio ecumenico delle Chiese potrebbe essere spiegata con il desiderio di aiutare la Chiesa ad esistere in modo relativamente normale in condizioni di repressione politica. Ci sono stati casi in cui il governo sovietico decideva di chiudere una chiesa o un monastero. Ma in seguito, quando i rappresentanti del Concilio ecumenico delle Chiese si recavano sul posto e sulla stampa occidentale apparivano articoli entusiasti sul "monumento architettonico" russo, la decisione di chiuderlo era annullata. Tuttavia, anche in questi casi, l'unione di preghiera (anche "formale") con i non ortodossi è inaccettabile. E ancora di più oggi. Cosa e chi costringe i vescovi ortodossi a entrare in comunione di preghiera con gli eretici?

Chiesa e coronavirus

La seconda categoria di domande che padre Maximos pone al clero greco riguarda la reazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa di Grecia alle misure di quarantena imposte dalle autorità del Paese a causa del coronavirus. Qui è necessario effettuare una precisazione: la Grecia (come Cipro, ad esempio) è un paese ortodosso. Questo è il motivo per cui molti credenti greci speravano che se ci fosse stata una quarantena in relazione alla Chiesa, non sarebbe stata così forte come in altri paesi secolari. In altre parole, le chiese sarebbero state aperte, anche se con restrizioni. Tuttavia, tutto si è rivelato sbagliato.

Il 2020 e la prima metà del 2021 sono stati uno shock per i cristiani ortodossi in Grecia. E non solo perché, per la prima volta nella storia millenaria di questo paese, i credenti non hanno potuto prendere parte alla Liturgia, ma anche perché le autorità di un paese ortodosso hanno processato vescovi che hanno violato la quarantena, processato sacerdoti che hanno condiviso la comunione con i credenti, multato i laici per essere stati in chiesa senza mascherina. Tutti questi divieti e sanzioni sembravano ancora più cinici a fronte di concerti di strada affollati che si tenevano al culmine della pandemia, o anche a fronte della "diminuzione della quarantena" in cuisi aprivano i negozi ma non le chiese.

Di conseguenza, il metropolita Amvrosios di Kalavryta ha scomunicato il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il vice ministro della Protezione civile Nikos Hardalias e il ministro dell'Istruzione Nika Kerameusi per aver parlato del pericolo della comunione durante la pandemia.

Tuttavia, il Sinodo della Chiesa di Grecia si è schierato con i funzionari scomunicati e ha affermato che "qualsiasi decisione di riconoscere la scomunica di un membro della Chiesa ortodossa di Grecia, che non sia stata accettata dalla gerarchia del Santo Sinodo, è nulla e vuota".

Questa posizione del Sinodo non è solo strana ma anche sbagliata poiché, secondo padre Maximos, avendo annullato la decisione di scomunicare i funzionari greci per la chiusura delle chiese, il Sinodo ha mostrato "completa indifferenza alla protezione del metropolita di Kerkyra, che è stato chiamato a processo per aver rifiutato di chiudere le chiese". La stessa chiusura delle chiese, ricordiamo, in Grecia e in altri luoghi è stata associata al fatto che i credenti potevano essere contagiati dal coronavirus durante la comunione.

Ecco dunque, chiede l'archimandrita: i sacerdoti sono d'accordo "con l'affermazione blasfema che il santo corpo del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo e il suo santo sangue sono portatori di germi e non di vita eterna, con cui otteniamo 'la remissione dei peccati'? ". Per padre Maximos e per la maggioranza dei credenti, la risposta è ovvia: no. E per la gerarchia?

Allo stesso tempo, padre Maximos considera come "la più grande blasfemia" l'introduzione di cucchiai usa e getta, che è stata praticata in alcuni luoghi di culto della Chiesa di Grecia, del Patriarcato di Costantinopoli negli Stati Uniti e in Canada, della Chiesa russa e persino in alcune chiese della Chiesa ortodossa ucraina.

Il Sinodo della Chiesa ortodossa di Grecia non si è fermato qui. Nel desiderio di compiacere le autorità nel 2021, ha spostato l'orario del servizio pasquale dalla mezzanotte della Resurrezione alle 21.00 del Sabato Santo. Questa decisione è stata fortemente osteggiata da alcuni membri del clero. Pertanto, il sacerdote Ioannis C. Diotis, rilevando i problemi canonici associati a questa decisione, ha sottolineato che lo spostamento dell'inizio del servizio pasquale viola diverse regole canoniche della Chiesa e contraddice la narrativa del Vangelo. In molte località della Grecia, i parroci si sono rifiutati di conformarsi a questa decisione del Sinodo , e ora sono indagati dalle autorità secolari. Lo stesso Sinodo intende giudicare due metropoliti che hanno servito il Mattutino di Pasqua all'ora stabilita dalla tradizione e dalla pratica della Chiesa – alla mezzanotte di domenica.

Quindi si scopre che ci sono vescovi che, temendo di perdere qualsiasi preferenza statale o favore da parte delle autorità, commettono crimini canonici. Secondo padre Maximos, ognuno di questi vescovi, "che si preoccupano di piacere alle persone più di Dio, cioè obbedire alle leggi umane atee e blasfeme, e non alle leggi eterne di Dio", dovrebbe essere chiamato "Satana".

La Chiesa e la "religione dell'Anticristo"

La lettera dell'archimandrita Maximos al clero greco dovrebbe essere vista non a livello locale ma nel contesto di tutto ciò che sta accadendo oggi sulla mappa religiosa del mondo. Le domande che pone nella lettera e i problemi che esprime riguardano tutti i cristiani ortodossi, indipendentemente dal loro paese di residenza. Ci piacerebbe molto che il clero non liquidasse queste domande come insignificanti, attribuendo tutto a una "teoria del complotto", o vedendo in coloro che le se le pongono dei "settari", dei "maniaci dei codici a barre" e così via. Perché, in primo luogo, si tratta ancora del gregge di Cristo, e in secondo luogo, secondo il metropolita Neophytos di Morphou (della Chiesa di Cipro), "quando ne abbiamo parlato prima, eravamo chiamati 'sostenitori della teoria del complotto', ma ora i piani e gli obiettivi dei sostenitori del Nuovo ordine mondiale stanno gradualmente diventando evidenti".

Confrontiamo i fatti.

  • Negli ultimi mesi, abbiamo assistito a diverse azioni completamente incomprensibili del patriarca Bartolomeo, che non solo si batte per l'unità con i cattolici, ma si congratula anche con i musulmani per la fine del Ramadan e partecipa alla rottura del digiuno (iftar) insieme ai musulmani. E tutto questo letteralmente pochi mesi dopo che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha trasformato il grande luogo santo dell'intero mondo ortodosso – la basilica di Santa Sofia a Istanbul – in una moschea.
  • Gli stessi cattolici si sforzano di creare una comunione con i musulmani. Il Vaticano invita i cattolici a partecipare al Ramadan, i vescovi cattolici aiutano i musulmani a costruire moschee e pregano con loro.
  • I vescovi cattolici dichiarano di non vedere alcun ostacolo alla comunione con i protestanti. Questa posizione è seguita da alcuni vescovi ortodossi. Così, il metropolita Nathanael di Chicago, dell'arcidiocesi fanariota negli Stati Uniti, prima proibisce al suo clero di rifiutare la comunione a chiunque e poi prega con calma insieme a cattolici e protestanti.

Cosa suggerisce questo? Il fatto che si stia creando davanti ai nostri occhi una specie di religione sincretista. Leggendo queste righe, si potrebbe pensare che l'autore sia un sostenitore molto marginale di "teorie del complotto", ma purtroppo non è così. Basti ricordare che in Germania è già iniziata la costruzione di una "chiesa interreligiosa", che sarà utilizzata congiuntamente da cristiani non ortodossi, musulmani ed ebrei.

* * *

Pertanto, la lettera di padre Maximos è il grido di un'anima credente. Non è dettata dal desiderio di distinguersi, dal desiderio di fare una sorta di rivoluzione anti-gerarchica nella Chiesa o di dire che ci sono cristiani ortodossi giusti e sbagliati. Non è una critica volta a confondere i credenti. No, queste sono le parole di un uomo che ama la Chiesa e ha dedicato la maggior parte della sua vita a servirla. Questa è la domanda di un cuore amorevole, addolorato non solo perché il mondo si sta allontanando da Cristo, ma anche perché i pastori ortodossi non cercano di impedirlo.

Il monaco athonita Nikolaos della cella di san Demetrio Trigonas, che abbiamo già citato sopra, ha detto: "Nella nostra epoca di apostasia universale, tutti i fenomeni illegali e anticristiani vengono adottati a livello legislativo senza incontrare serie resistenze non solo da parte dei politici ma, purtroppo, anche da parte delle autorità ecclesiastiche". Questo è il principale dolore sia di padre Nikolaos che di padre Maximos, che scrive: "Se pensate ancora che io sia 'irrispettoso' nei confronti dei vescovi che non hanno opposto una forte resistenza a nessuna delle leggi anticristiane dei nostri governanti (per esempio la legge sul "divorzio automatico", la legalizzazione dell'omosessualità, l'introduzione dell'educazione sessuale a scuola, ecc.) e molte altre leggi contrarie a Cristo, che non enumererò per non prolungare il mio discorso, allora non ho più niente da dirvi... vorrei che un giorno vi rendeste conto che i cristiani ortodossi, i vescovi, i preti e i monaci dovrebbero prestare maggiore attenzione non alle leggi dell’Anticristo, ma alla Sacra Scrittura, che dice: "Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini" (At 5:29).

 

sabato 22 maggio 2021

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Patriarca  Serbia:                                                                                non abbiamo scelto la "parte" di Mosca o del Fanar

di Elena Konstantinova

Unione dei giornalisti ortodossi, 20 maggio 2021

 

il patriarca serbo Porfirije. Foto: balkans.aljazeera.net

Il patriarca Porfirije ha ricordato che la Chiesa non è un'organizzazione umana ordinaria guidata da interessi diversi, ma una realtà una, santa, cattolica e apostolica.

Il patriarca Porfirije  di Serbia ha affermato che nella questione della crisi pan-ortodossa, la Chiesa ortodossa serba non sceglie la "parte" di Mosca o di Costantinopoli, ma sceglie l'ordine canonico della Chiesa, secondo il sito web  della metropolia del Montenegro e del Litorale della Chiesa ortodossa serba.

Interrogato da un giornalista se nell'Ortodossia sia possibile un ritorno allo stato di cose precedente (prima della crisi provocata dalla concessione del Tomos alla "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" da parte del Patriarcato di Costantinopoli, ndc), il patriarca ha risposto che nella Chiesa non esiste alcun luogo da cui un ritorno è impossibile.

"La mia opinione è che la convinzione dell'esistenza di un punto da cui è impossibile tornare alla normale vita ecclesiale nasce dal fatto che la Chiesa non è un'organizzazione umana ordinaria, governata da interessi diversi e influenzata da un fattore prevalentemente umano, ma è una realtà una, santa, cattolica e apostolica", ha detto il primate della Chiesa serba.

Allo stesso tempo, rispondendo alla domanda se la posizione dell'Unione dei giornalisti ortodossi, espressa dalla frase "né Costantinopoli, né Mosca, ma l'ordine canonico", sarà sostenibile sullo sfondo della "intersezione di potere e influenza" della Chiesa ortodossa russa e del Fanar, il patriarca Porfirije ha sottolineato che "per la vita della Chiesa è estremamente importante preservare il suo ordine canonico, il modo in cui la Chiesa vive e opera nel mondo".

"Mantenendo questa idea nei nostri cuori, la nostra Chiesa non ha scelto la "parte" di Mosca o di Costantinopoli, o di qualsiasi altro, ma è sempre rimasta fedele all'ordine canonico e pienamente determinata a rispettarlo e a testimoniarlo", ha detto il patriarca serbo.

Ha anche osservato che "con fede in Dio, non rimpiangeremo i tentativi, per quanti ne possiamo vedere, di ripristinare l'ordine canonico alterato, così come i tentativi di ripristinare l'unità eucaristica dei due grandi e importanti patriarcati: Costantinopoli e Mosca".

In precedenza, l'Unione dei giornalisti ortodossi aveva scritto che, secondo l'opinione del Patriarca Porfirije di Serbia, gli sconvolgimenti causati dalle azioni del Fanar in Ucraina nei rapporti tra le Chiese locali dovrebbero diventare una lezione "per far smaltire la sbornia a tutti".

 

lunedì 17 maggio 2021

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Patriarca Kirill: non abortire, la Chiesa crescerà tuo figlio

Orthochristian.com, 14 maggio 2021

 

 

foto: ria.ru

Le donne non dovrebbero abortire, ma piuttosto dovrebbero dare i loro figli alla Chiesa perché questa si prenda cura di loro. La Chiesa aiuterà a crescere i bambini e aiuterà a mantenere i loro rapporti con le loro madri, ha detto ieri sua Santità il patriarca Kirill.

"Al contrario, faremo di tutto per rafforzare la vostra famiglia, che anche se incompleta, ha valore davanti a Dio e in relazione a tutta la nostra patria", ha detto il patriarca in un videomessaggio al Congresso ecclesiastico generale sul servizio sociale, che è iniziato ieri e prosegue fino a domani.

Il video è pubblicato sulla pagina YouTube della Chiesa russa e il testo del suo intervento su Patriarchia.ru.

Non è la prima volta che sua Santità parla della disponibilità della Chiesa ad aiutare a crescere i bambini.

"La Chiesa continua a offrire testimonianza di un terribile problema, di cui io parlo costantemente. Si tratta del problema dell'aborto, la cui soluzione non solo aumenterà il livello di moralità personale e pubblica, e il livello di responsabilità per i bambini, ma anche, senza dubbio, aumenterà la nostra popolazione e la sua aspettativa di vita. Siamo un grande paese e abbiamo bisogno di essere di più", ha detto il patriarca Kirill.

"Non c'è modo più efficace per influenzare la demografia che ridurre radicalmente il numero degli aborti. La Chiesa lo richiede, sulla base, in primo luogo, del fatto che l'aborto è un peccato e, in secondo luogo, che il rifiuto degli aborti o le loro riduzioni significative cambia la natura stessa del nostro stato", ha continuato sua Santità.

E la Chiesa continua a insistere affinché lo Stato faccia tutto il possibile per risolvere questo problema, ha sottolineato il patriarca.

"Ma noi non stiamo solo affermando la nostra posizione, stiamo tendendo una mano a tutte le donne bisognose", ha continuato il primate russo, osservando che fino a 10 anni la chiesa aveva un solo rifugio per le donne in crisi. Oggi ci sono 77 centri di questo tipo in tutta la Russia.

E la Chiesa farà tutto il possibile per aiutare una donna che vuole salvare suo figlio, inclusa l'educazione del bambino.

Il Congresso sul servizio sociale prenderà in considerazione le prospettive della carità in Russia e discuterà il ruolo della Chiesa nello sviluppo della sfera sociale. Affronterà anche questioni di demografia e prevenzione dell'aborto, e lo sviluppo di cure palliative e infermieristiche per i malati gravi.

La lotta all'aborto è l'opera sociale più importante della Chiesa, ha detto il patiarca Kirill al Congresso sul servizio sociale nel 2017.

Sua Santità si è rivolta due volte alla Duma di Stato, chiedendole di trovare una soluzione al numero "spaventosamente alto" di aborti che continuano ad affliggere la Russia. Nel 2016 ha firmato una petizione pubblica per chiedere l'adozione di una legge contro l'aborto.

sabato 8 maggio 2021

Divina Liturgia

 Domenica dopo la Resurrezione di Cristo, 9 maggio 2021, 

di San Tommaso, Divina Liturgia presso la nostra Chiesa

Parrocchiale Ortodossa, San Giovanni di Kronstad", del

Patriarcato di Mosca, Palazzo Gallo - Piazza Vittorio Em. II

a Castrovillari (CS - Calabria), la Parrocchia Madre, unica 

in calabria, istituita nella nostra Regione, dopo la mia 

ordinazione presbiterale,  nel lontano gennaio 2008 dal

 Vescovo Vladika Innokentij, ora Metropolita. 

Inizio alle ore 9, 30 circa.

Il Signore risorto ci benedica e ci protegga. Amin