sabato 15 maggio 2010

Dal sito amico: Eleousa.net

Russia - La fede è una cosa meravigliosa!



Sergiev Posad, 10 maggio 2010 –
 Il presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion Volokolamsky, rettore del Corso di post-laurea “Santi Cirillo e Metodio” della Chiesa ortodossa russa, ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale del Monastero della Santissima Trinità di San Sergio. Hanno concelebrato l’Arcivescovo Teognoste il Greco, rettore del monastero di Sergiev Posad, l’abate Pietro (Eremeev) e il clero del monastero. Durante il culto, hanno cantato il Coro del Monastero e quello della Scuola teologica di Mosca.


Gli Arcivescovi hanno pregato per il defunto vescovo di Yakutsk e Lena Zosima.


Al termine della liturgia, il Metropolita Hilarion ha rivolto ai fedeli alcune riflessioni sulla fede. In particolare ha detto:


"Cristo è risorto! Oggi, in uno degli ultimi giorni della celebrazione della Pasqua, durante la liturgia è stato letto il Vangelo di Matteo che ci parla di Gesù che si reca nella sua patria e mentre insegnava, la gente che lo incontrava si stupiva e diceva: "Chi è quest'uomo? Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli… Da dove gli vengono tutte queste cose?”. (Mt 13, 54-56). E lì, a causa della loro incredulità, il Signore non fece molte opere potenti.


I Vangeli sottolineano ripetutamente la connessione tra i miracoli e la fede. Quando il Signore guarisce un uomo, spesso chiede: "Tu credi che lo possa fare?" Quando si verifica la guarigione, dice: "E' successo per la tua fede".


Oggi, molte persone si chiedono: "Perché non accadono i miracoli? Su di essi si parla nei Vangeli e la vita dei santi è piena di storie di miracoli. Perché questi miracoli non accadano oggi?". Nessun miracolo si realizza nella vita di quelle persone che non credono o non credono abbastanza, e questo non significa che i miracoli non avvengono - semplicemente non si realizzano a causa dell’incredulità o della mancanza di fede. Se c’è un qualche evento miracoloso, queste persone non credenti o poco credenti dicono che è solo una coincidenza, ma il credente crede nel miracolo.


In realtà, i miracoli si verificano ai nostri giorni, nella nostra vita, non meno di quanto accadde in tempi antichi o durante la vita dei grandi santi. Ogni volta che ci si dispera della propria situazione di vita, si prega il Signore e la sua Madre o uno dei suoi santi e improvvisamente il miracolo avviene. Un non credente dirà: "Buona fortuna, è fortunato". Noi diciamo: "Il miracolo è successo, il Signore ha udito le nostre preghiere". Questa è la differenza che esiste tra le persone che dicono che non ci sono i miracoli, e quelli che credono ai miracoli.


In chiesa, durante la Divina Liturgia, per la preghiera del sacerdote e di tutti i presenti lo Spirito Santo scende su di noi e sui Santi Doni, il pane e il vino, che sono sull’altare diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Le persone che vengono in chiesa e ricevono la Santa Comunione sono rinnovate spiritualmente e nel cuore – sono in comunione spirituale e fisica con il Signore. Non è questo un miracolo? Sappiamo che qualcosa sta accadendo dentro di noi ogni volta che partecipiamo alla Divina Liturgia. Forse non possiamo esprimere a parole ciò che sta accadendo, potremmo non essere in grado di spiegare razionalmente che tipo di cambiamenti si verificano nell'uomo, la comunione dei Santi Misteri di Cristo, ma sappiamo che questo cambiamento grande e misterioso si verifica e succede a tutti noi.


Il popolo non credente va nel tempio di Dio e dice: "Niente di speciale, una combinazione di singoli elementi: icone sospese, bel canto, in particolare, esperienza emotiva, il fumo di incenso, credenti in estasi". Siamo consapevoli di quanto sia meravigliosa la grazia che deriva dalla vita spirituale, che le persone non credenti non percepiscono affatto, anzi pensano che sia un inganno o una combinazione casuale di elementi, che portano a certi risultati.


Ci sono non solo miscredenti ma anche gente di poca fede - quelli che sembrano identificarsi con la Chiesa ortodossa, che dicono di credere in Dio o in qualche potere superiore o sommo bene, ma non ritengono necessario andare in chiesa. Dicono: "Dio è nel mio cuore, e tutti questi riti non sono necessari". Queste persone credono che Dio non interviene nella vita umana, pur rendendosi conto che da qualche parte nel cielo c'è qualche potere superiore. In queste vite non ci sono i miracoli, ma se gli eventi miracolosi succedono, queste persone non si rendono conto poiché troppo poca è la loro fede.


Cari fratelli e sorelle, ricordatevi: tutto dipende dalla fede. Da essa dipende come la gente percepisce la propria vita e la vita delle persone intorno. Dalla fede dipende se il miracolo avviene o meno, se la gente capirà che è successo, oppure pensa che sia solo una coincidenza.


Qui, ci sono le reliquie del grande santo della terra russa, San Sergio di Radonez. I miracoli accadono ogni giorno. Vengono moltissime persone che provengono da diverse città e paesi, che riferiscono di guarigioni del corpo e dello spirito. Qualcuno prega per se stesso, qualcuno per i propri vicini, per i viventi e i defunti - e San Sergio sente tutto e tutti assiste e per sua intercessione il Signore invia la grazia divina. Questi miracoli si realizzano attraverso la preghiera dei santi e sono percepiti dalle persone che hanno una fede forte, persone che non sono spiritualmente cieche, ma spiritualmente vedenti.


Chiediamo al Signore di darci una fede forte per “vedere” i miracoli che si verificano nella nostra vita, in modo che quando questi si realizzano, potremo ringraziare il Signore. Chiediamo a San Sergio, che è il nostro patrono e protettore, di ascoltare le nostre preghiere e di aiutarci ad essere forti nella fede e di accompagnarci tutti i giorni della nostra vita. Amen.


Cristo è risorto!





(Fonte: Decr Servizio Stampa; www.mospat.ru)

lunedì 10 maggio 2010

Sugli arbresh: http://makj.jimdo.com/gli-arbreshe/

“Tali furono le condizioni degli Albanesi profughi in Italia ed in particolar modo delle generazioni successive, a mano a mano che si organizzarono nelle terre poco ospitali. Né le popolazioni finitime valsero a comprenderli ed alleviare le loro pene; anzi finirono addirittura col disprezzarli. Ciò e dimostrato da un detto calabrese:
Quannu vidi lu ghiegghiu e lu lupu
spara a lu ghiegghiu e lascia lu lupu.
Al quale detto infamante l’albanese risponde con giudizio sprezzante:
Derk e lëti mos e kllit nde shpì.

 Ed ai soprusi e alle imposizioni l’albanese rispose con la ribellione, col disprezzo e la violenza, perché era convinto che solo in tal modo, nella solidarietà più salda, potesse difendere la propria personalità, la memoria della terra natia, dell’eroe Scanderbeg, il patrimonio della tradizione, della Libertà e della giustizia…”4
“Io però sono più beata: Ho per velo il cielo con le stelle. La chesa mia è il sole. Ho per zoga il mare.”
Girolamo De Rada (1814/1903)


“Ed ai soprusi e alle imposizioni l’arbreshë rispose con la ribellione, col disprezzo e la violenza, perché era convinto che solo in tal modo, nella solidarietà più salda, potesse difendere la propria personalità, la memoria della terra natia, dell’eroe Scanderberg, il patrimonio della tradizione, della Libertà e della giustizia che la società e le leggi del tempo non riuscirono ad assicurare.”
Rodotà P. (sec. XVIII)


“Il Papa raccomandava ai vescovi latini di denunziare i vescovi, sorpresi a visitare i loro fedeli, e se possibile, carcerarli, traducendoli a Roma.”
D. Cassiano
(Si rifersce ai Vescovi ortodossi che ordinavano i preti italo-albanesi)

“I loro sacerdoti vengono ordinati dai vescovi orientali, senza l’autorizzazione del vescovo (latino) del luogo; si ritengono dipendenti giuridicamente dal Patriarca di Costantinopoli e dai vescovi orientali e non dal vescovo locale (latino); nella divina liturgia viene ricordato il nome del Patriarca (“scismatico ed eretico”) e non del Papa (…) rifiutano le indulgenze papali e del giubileo; hanno digiuni diversi da (noi) latini; usano il pane fermentato, invece dell’azzimo nell’Eucarestia… usano fare il segno di croce diversamente; Usano diverse sacre immagini nella loro pittura; dicono di trovare la salvezza (anche) fuori la chiesa latina; conferiscono il battesimo in tempi e con riti diversi dai latini (…) i loro sacerdoti impartiscono il crisma consacrato dai vescovi del Levante e ritengono di agire in veste di procuratori dei loro vescovi lontani”
Ludovico Owen (vescovo latino di Cassano 1593)


"Queste sono solamente una piccolissima sequenza di tutto ciò che i Latini (Litiri) hanno fatto subire al popolo arbresh, per ultimo lo hanno, con la violenza, annesso alla fede cattolica, aborrita, odiata e detestata dal nostro popolo. 
E' tempo che il nostro popolo memore di tutto ciò che ha dovuto subire, abbandoni il cattolicesimo, per tornare alla sua vera Fede: l'Ortodossia.
I tempi sono maturi perchè ciò avvenga, le ferite ancora non si sono rimarginate, ancora subiamo l'arroganza dei cattolici. 
E se il clero vuole rimanere fedele al papa, poco importa. A noi interessa che sia il popolo a ritornare alla fede dei padri, di coloro che abbandonando la terra d'origine, portarono appresso la Santa Ortodossia." (P. Giovanni Capparelli)

Foto di ieri e di oggi - tanto per cambiare un pò.........!!!!


Ed ora vi presento le due più belle CHIERICHE  di due baldi giovani chiericolaici.
Giodicate voi sulla loro autenticità,  immensità e lucidità.


sabato 8 maggio 2010

La domenica del cieco nato -la riflessione del Padre Giovanni Festa

……..Due eventi nell’unità delle due letture di questa Divina Liturgia della domenica del cieco nato ..Le due conversioni…Due pieni riconoscimenti della Signoria del Cristo come Teantropo e come nostro personale e sinodale salvatore all’interno di due eventi traumatici…
L’evento unitario( quelli che parlano eleganti ed elegante ..direbbero un’esperienza olistica… e direbbero bene…la sequela a Cristo come kath’olon…) della guarigione nel e del corpo e del e nel cuore del cieco nato che riconosce(al pari della Samaritana) in Cristo Gesù il Figlio dlel’uomo,l’Atteso, il Messia,il Teantropo(Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».)…Ecco il dono e il mistero della visitazione..dell’essere visitati interamente dal Signore Dio tre volte santo…ecco…apre gli occhi…la luce…l’evento della Luce…in un continuum totale andando e riandando(appunto olisticamente) dalla Luce del Genesi alla Luce del Tabor alla Luce del Risorto al fuoco di Pentecoste e dalla Pentecoste al Genesi …la professione di fede…un tutt’uno..senza un prima e un dopo…il già e il non ancora..La Parousia verrà ,,la Parousia c’è…la visitazione e l’intercessione…la Chiesa come ospedale e come farmacia..i misteri come antibiotici…e sempre poi Lui nel mistero di Dio tre volte santo ..Egli il Terapeuta delle anime nostre e dei nostri corpi
Signore, colui che tu ami è ammalato! " (Gv 11, 3), è il grido supplice che da tutta la Chiesa continuamente sale al Dio filántropo, a favore delle sue membra sofferenti. Ed egli risponde a questa implorazione con la confortante risposta: "Io verrò e lo curerò " (Mt 8, 7).

E di fronte a questa sua ancora una volta olistica ministerialità il Signore,il Risorto fa come dire piena archiviazione di qualsivoglia banale e strumentale legalistica ermeneutica…Ci sono smepre coloro i quali vogliono insegnare a Dio come Dio debba comportarsi se vuole essere veramente Dio.. Di solito e spesso costoro indossano pure paramenti e talari… con l’ovvia consgeuenza che quanti tra noi profondamente hanno vissuto la ministerialità della visitazione e ne hanno confessato la signoria ..alla fine perfino possono pure essere cacciati- proprio per avere confessato Cristo- dalla stesse proprie appartenenze..Lezione forte questa per noi stessi..per il nostro essere sinodia…per il nostro essere stare Chiesa .per la Chiesa stessa …Il Signore è certamente il Signore della Chiesa e nella Chiesa…ma resta eccedente rispetto ad essa…C’è sempre da mettere in conto per noi come persone e come sinodia ecclesiale il rischio e la tentazione di essere e di restare ad abitare a Laodicea…
Ed ancora per certi aspetti più immediata.. direi ancora biblicamente e patristicamente “più scandalosa e più paradossale"la conversione narrata in Atti ..l’immediatezza del carceriere…proprio la sua metanoia.. il suo rivolgimento… la professione di fede sua e della sua casa…l’ecclesia domestica del battesimo ..dell’incorporazione nell’evento tutto quanto del Cristo …il Risorto dai morti il Teantropo il Terapeuta…dei nostri corpi e del nostro cuore…un cuore di carne Signore …un cuore triadico ..e non più un cuore di pietra…
il monaco Yostos al-Antoni
 
E’ nella provincia di Assiut, Alto Egitto – che diede ospitalità al nostro amato Salvatore durante la visita benedetta della Sacra Famiglia in Egitto – in un villaggio chiamato Rizqat Ed Der presso il Monastero di Santa Maria, detto “El Muharraq”, che i begli occhi del piccolo Naghib Shehata hanno visto per la prima volta la luce del giorno.
Correva l’anno 1910. I genitori erano persone onorate e timorate di Dio. Suo padre lavorava nel villaggio come sarto e sua madre era una donna virtuosa che si occupava della casa e svolgeva i suoi compiti domestici in umiltà e quiete [...]
Fin da piccolo Naghib cercò di perseguire la vita di perfezione, la vita angelica, la vita della continua lode, dell’esichia e della contemplazione. Tuttavia, sentiva che questo desiderio era ostacolato dalle preoccupazioni che la vita del mondo impone.
Abba Arsenio pregò Dio dicendo: ‘Signore, mostrami la via della salvezza’. Una voce gli giunse dicendo: ‘Arsenio, fuggi dagli uomini e sarai salvato”
All’età di trent’anni, il suo ardente desiderio di liberarsi da tutte le cure del corpo, in modo che potesse darsi completamente al Signore, lo spinse verso il Monastero di Abba Paolo sulla costa del Mar Rosso perché potesse realizzare il suo desiderio di vivere una vita consacrata alla santità e alla devozione.
Al monastero di Abba Paolo e Abba Antonio
Naghib trascorse solo qualche tempo nel monastero di Abba Paolo come postulante, però, fu volontà di Dio che la sua luce brillasse in un altro luogo non troppo distante dal Monastero di Abba Paolo [Monastero di Abba Antonio] [...]
Menando una vita di obbedienza verso tutti i padri e di devoto e umile servizio verso i monaci anziani, Naghib visse come novizio nel monastero di Abba Antonio per due anni. Cercando avidamente le benedizioni degli anziani padri si spostava tra loro come un’ape in cerca di nettare in un campo di fiori, fino a quando la sua anima fu colma delle virtù di questi monaci. In questo modo visse i suoi anni di noviziato, crescendo giorno dopo giorno nello Spirito, e attendendo con grande desiderio il giorno in cui sarebbe diventato uno dei monaci del Monastero.
Questo giorno glorioso della consacrazione finalmente giunse il 17 novembre 1941 [...]
Rispetto per la casa di Dio
P. Yostos aveva una profonda riverenza per la casa di Dio. Un giorno un gruppo di al-Minya nell’Alto Egitto venne a visitare il Monastero. Al loro arrivo, tutti tranne uno andarono in chiesa a prendere la benedizione del luogo. Dato che la chiesa era piena, volendo evitare la folla, questa persona decise invece di cercare p. Yostos per prendere la sua benedizione prima che gli altri ne avessero la possibilità.
Ma appena p. Yostos lo vide, si rifiutò di salutarlo e lo rimproverò aspramente per non aver cercato la benedizione della chiesa prima di ogni altra cosa. L’uomo chiese al santo padre di scusarlo per non esser entrato in chiesa: “Sa, la folla…”. P. Yostos, invece, lo guardò con occhi severi e gli disse:
“Bastava che dessi solo un’occhiata alla Chiesa!”
E dette queste parole, non permise all’uomo di sedersi con lui [...]
Un aspetto da mendicante
P. Yostos si vestiva di abiti vecchi e laceri e di un vecchio copricapo. Questo suo aspetto scoraggiava spesso le persone ad avvicinarsi a lui. D’inverno andava in giro con una vecchia coperta avvolta intorno al corpo per ripararsi dal freddo.
Lavò i propri vestiti solo in poche occasioni, e quando voleva fare il bagno, si recava al serbatoio che serviva per l’accumulo dell’acqua usata per irrigare le colture del Monastero. Si gettava nel serbatoio senza togliersi i vestiti, e dopo esser uscito, si stendeva al sole ad asciugarsi [...] E anche se raramente si faceva il bagno, nessuno profumava più di lui. Era sempre avvolto da un dolce aroma profumato, come di incenso [...]
Accadde un giorno che un gruppo di suore si recò in visita al Monastero. Una delle suore, vedendo p.  Yostos, provò disgusto per il suo aspetto cencioso e sporco. Tuttavia non rivelò a nessuno i suoi pensieri. Mentre stava ragionando dentro di sé sull’aspetto di p. Yostos, egli le apparve improvvisamente, e con grande dolcezza le disse:
“Madre, il monaco non viene giudicato secondo l’aspetto esteriore”
Sbalordita e imbarazzata, la monaca gli confessò i pensieri che aveva avuto su di lui.
Un’altra volta, un gruppo di giovani donne vennero in visita al monastero nell’estate del 1976. Una di loro aveva sentito parlare molto delle virtù di p. Yostos ed era ansiosa di incontrarlo, tuttavia, non appena lo vide, anche lei si sentì disgustata dal suo aspetto esteriore, e così, esterrefatta, si voltò dall’altra parte [...] Tuttavia, questa non sarebbe stata l’unica volta che avrebbe incontrato p. Yostos …
Quella stessa sera, infatti, la giovane donna, partecipando ai Vespri in chiesa, vide p. Yostos per la seconda volta. Mentre pensava a lui e al suo aspetto, spostò lo sguardo sul punto della chiesa in cui si trovava e fu sconvolta da ciò che le fu rivelato … circondato da una nuvola di incenso aromatico, p. Yostos assunse un aspetto glorioso e dal suo posto si propagava un buon aroma di incenso. Il Signore aveva aperto gli occhi di questa giovane perché potesse imparare che bisogna guardare oltre l’apparenza esteriore. Dio permise che vedesse la bellezza nascosta di questo uomo speciale che si celava dietro un velo di estrema umiltà e povertà, poiché il vero Dio non guarda all’aspetto esteriore, ma alla purezza del cuore.
Dopo la preghiera del Vespro, questa giovane si affrettò a rincorrere il monaco per confessargli i suoi pensieri. Tuttavia, p. Yostos, essendogli state rivelate da Dio le intenzioni della ragazza, scappò via rapidamente [...]
La sua dieta
In generale la sua dieta consisteva di pane secco che metteva in ammollo in acqua, e che talvolta mescolava con sementi, fagioli secchi o verdure secche o fresche e cipolle [...] Di tanto in tanto il monastero era solito distribuire piccoli pezzi di carne ai monaci durante i giorni di festa. Per non apparire diverso dagli altri monaci, p. Yostos prendeva la sua parte come tutti gli altri monaci. Ma non appena si allontanava, distribuiva la sua carne ad altri [...] A volte dava una parte della carne ai gatti che vivevano nel monastero, e non c’è da meravigliarsi quindi, che i gatti, spesso si raccoglievano attorno a lui e lo seguivano. Tuttavia la parte maggiore veniva sempre data agli operai e ai beduini che vivevano nei paraggi.
Il suo rapporto con il denaro
Il denaro era una cosa che p. Yostos detestava totalmente. Si rifiutò sempre di possedere denaro [...]
Accadde un giorno che p. Yostos ebbe bisogno di fare un viaggio. Per facilitare il suo viaggio l’abate gli diede allora due banconote di 10 ghinee. Quando giunse alla stazione ferroviaria, fu avvicinato da un mendicante che gli chiese l’elemosina, così p. Yostos con amore e dolcezza, mise una mano in tasca e gli diede una delle due banconote da 10 sterline. Poco dopo, tornò da lui e gli chiese nuovamente l’elemosina. Ancora una volta, p. Yostos mise una mano in tasca e gli diede la  rimanente banconota da 10 sterline. Poi salì sul treno senza avere i soldi per acquistare il biglietto del treno. Nel dare al mendicante stava compiendo il comandamento di Cristo: “Da’ a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa  in prestito da te” (Mt 5:42) [...]
Poco dopo il controllore volle vedere i biglietti di tutti, e quando venne il turno di p. Yostos, questi rispose:
“Grazie a Dio”
Il controllore non capiva cosa volesse dire e così gli chiese nuovamente il biglietto. Al ricevere la stessa risposta, andò su tutte le furie, trascinò p. Yostos giù dal treno e lo portò nell’ufficio del capostazione perché gli facesse una multa per essere salito a bordo senza biglietto.
Ma quando il controllore tornò a bordo del treno per ripartire, scoprì che il treno non si muoveva. Molti tentativi furono fatti  dagli ingegneri e dal macchinista per rimettere in marcia il treno, ma fu tutto inutile.
In quel momento, fu come se il cielo avesse voluto dichiarare la santità di questo semplice monaco. Infatti, un cristiano che era a bordo del treno e che aveva visto lo scambio tra il mendicante e p. Yostos, capì perché il treno non si muovesse. Così si diresse in fretta dal capostazione e gli disse: “Se vuole che questo treno riparta, si deve permettere che questo vecchio monaco salga di nuovo!” Questo signore raccontò al capostazione ciò di cui era stato testimone e come p. Yostos avesse dato tutti i suoi soldi al mendicante. Così fu chiesto a p. Yostos: “Se rimonti, il treno ripartirà davvero?”  Ed egli rispose: “Ripartirà”. Così il capostazione ordinò al controllore di farlo risalire sul treno e non appena il monaco mise piede in carrozza il treno si mosse [...]
“Che ore sono?”
Come accennato, a p. Yostos venivano chieste, da chi visitava il monastero, parole di beneficio spirituale ed egli era noto per la sua nota risposta: “Che ore sono?”. Dicendo queste semplici parole, p. Yostos tentava di attirare la loro attenzione sul fatto che il tempo passa velocemente e che molto presto vedremo nostro Salvatore faccia a faccia. Dobbiamo, dunque, essere essere pronti.
Molte persone non riuscivano a capire perché chiedesse continuamente l’ora e alcuni di loro se ne prendevano anche gioco rispondendo alla domanda con l’ora sbagliata. Tuttavia, diveniva loro chiaro il fatto che non parlasse dell’ora effettiva, quando li correggeva dicendo l’ora corretta. Aveva, infatti, il dono della conoscenza dell’ora pur non avendo mai portato al braccio un orologio [...]
Un giorno un giovane medico venne a chiedere consiglio a p. Yostos il quale non smetteva di chiedergli “Che ore sono?”. Il giovane non riusciva a capire perché chiedesse costantemente l’ora, e così infastidito, disse a p. Yostos: “Ma che hai? Perché continui a chiedere l’ora? Hai forse un appuntamento importante?!” Ma il monaco gli rispose, mite e dolce: “Figlio mio, c’è una stagione per ogni cosa, un tempo per ogni faccenda sotto il cielo” (Ecc. 3:1).
Il giovane militare
C’era un giovane militare nell’esercito, che veniva spesso a visitare il Monastero. Una volta, trovandosi in congedo, decise di trascorrere qualche ora in ritiro nel monastero. Era l’ottobre 1973. Durante il suo soggiorno, ricevette la notizia dello scoppio della guerra [guerra dello Yom Kippur] e venne a sapere che, di conseguenza, tutti i congedi erano stati annullati e che i militari erano incaricati di tornare alle loro unità immediatamente. Il giovane si preparò in gran fretta per andarsene ma p. Yostos andò da lui e gli disse:
“Non andartene. Resta qui stanotte”
Anche se preoccupato per i problemi che avrebbe dovuto affrontare ritardando il suo ritorno, obbedì e rimase lì quella notte.
Il mattino seguente, mentre si preparava per andarsene, p. Yostos si ripresentò da lui e gli disse: “Resta ancora un po’” senza darne ragione. Il giovane allora disse: “Padre, la mia licenza è stata annullata a causa della guerra, devo tornare e consegnarmi alla mia unità!”. Ma il santo monaco rimase in silenzio. Gli altri monaci del monastero gli consigliarono: “Non andartene fino a quando non te lo dica p. Yostos”. E così rimase al monastero divenendo sempre più ansioso per le possibili implicazioni di questo suo prolungato ritardo.
Poi finalmente p. Yostos gli disse: “Ora puoi tornare alla tua unità”. Il giovane chiese la sua benedizione e le sue preghiere, e poi si mise in marcia. Ma quando giunse al quartier generale della sua unità, si trovò di fronte a una scena agghiacciante: l’intero campo era stato distrutto dalle forze aeree israeliane e nessuna persona all’interno dell’unità era rimasta viva. Questo giovane è ora al servizio come sacerdote a Sydney con il nome di padre Samuel Wadie [...]
F. Samuel Wadie è il terzo sacerdote da sinistra
Torna dal Padre
Al tramonto del 16 dicembre 1976, alcuni monaci e operai trovarono p. Yostos sdraiato per terra vicino alla foresteria all’interno delle mura del Monastero. Essendo dolorante, lo riportarono in fretta nella sua cella e lo lasciarono per qualche minuto perché potesse riposare. Non sapevano, però, che quelli sarebbero stati i suoi ultimi momenti sulla terra [...]
P. Yosto fu sepolto nel cimitero del Monastero il 17 dicembre 1976 [...]
Nella notte della sua sepoltura, p. Tawadros al-Antoni vide una colonna di luce emanare dal cimitero e anche gli ufficiali dell’esercito che erano a guardia del convento fuori dalle mura videro la stessa colonna di luce per molte notti dopo la dipartita di p. Yostos [...] Una notte, questi stessi ufficiali dell’esercito videro un uomo vestito di bianco che teneva in mano una lanterna e camminava sulle mura del monastero lodando e cantando inni in una lingua per loro incomprensibile. La prima cosa a cui pensarono fu che si trattasse di qualcuno venuto per attaccare i monaci. Cercarono, allora, di impedirgli di camminare oltre ma, malgrado gli avvertimenti, l’uomo non si fermò.  I militari iniziarono quindi a sparargli ma rimasero esterrefatti dal fatto che i proiettili lo oltrepassassero. I militari corsero allora dai monaci per chiedere se avessero visto di notte qualcuno che si arrampicava sulle loro mura, con in mano una lanterna. I monaci capirono subito che si trattava di p. Yostos che era venuto a pregare per i fratelli e cantare inni e lodi al Signore.
Miracoli in vita e in morte
P. Yostos compì molti miracoli sia durante la vita che dopo la sua dipartita. Eccone uno:
P. Tadros al-Antoni amava molto p. Yostos e così, dopo la sua scomparsa, portava sempre con sé una sua foto. Accadde un giorno che un fotografo venne a visitare il Monastero. P. Tadros gli chiese se potesse fare delle copie di una foto di p. Yostos in modo che le potesse distribuire il giorno dell’anniversario della scomparsa.
Questo uomo non sapeva chi fosse p. Yostos ma era contento di servire p. Tadros e così prese volentieri la foto. Giunto in macchina, tirò fuori l’immagine di p. Yostos e fu sorpreso di trovare una persona che aveva l’aspetto di un mendicante. Mise la foto sul cruscotto e partì.
Mentre stava passando sopra un ponte, un camion militare lo tamponò da dietro facendogli perdere il controllo del volante. Di conseguenza, la sua auto colpì e ruppe la barriera di protezione del ponte. Così, la parte anteriore della sua auto si trovò a penzolare sul ponte. A causa dell’impatto, l’uomo si trovò praticamente sulla parte superiore del cruscotto, dove aveva lasciato l’immagine di p. Yostos. Ma per il suo grande stupore, scoprì che il monaco che era nella foto era ora in piedi fuori dall’auto di fronte a lui, che spingeva indietro la parte appesa della macchina per riportarla sul ponte. Dopo aver finito, scomparve.
L’uomo si sedette in preda allo choc per quello che aveva appena vissuto. P. Yostos gli aveva appena salvato la vita e fu solo allora che si rese conto di quanto grande fosse questo santo che era nella foto. L’uomo stampò poi le copie dell’immagine di p. Yostos e le consegnò a p. Tadros raccontandogli il grande miracolo che il santo aveva compiuto per lui.
(tradotto da Monsignor Yostos, “The Garden of Abba Anthony”,
Monastero di Sant’Antonio, Egitto, pp. 32-120)
 

La riflessione di padre Seraphim

Nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito. Amen.
Cristo è risorto!

"Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?'"
"Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?"

Era concezione presso molti popoli antichi che le colpe dei padri si riflettessero sui figli, così facendo si spiegavano il perché uno nascesse cieco, zoppo, sordo. Tra i fedeli di alcune religioni orientali quali il buddismo, l'hinduismo, il giainismo (che credono nella reincarnazione o trasmigrazione delle anime) troviamo che i peccati o le azioni virtuose che una persona compie formano una specie di "bagaglio" spirituale chiamato karma (che significa azione) il quale determina il ripetersi della catena (samsara) delle nascite e delle morti e lo stato nella successiva incarnazione: se uno è stato peccatore avrà più probabilità di nascere con malattie oppure povero, se uno è stato virtuoso potrà rinascere ricco e potente.
Qual è la concezione cristiana?
"Ne' lui ha peccato, ne' i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio...."
Carissimi fratelli e sorelle tutti sappiamo che i nostri progenitori peccarono nel giardino di Eden non mantenendosi fedeli a Dio e ai suoi comandamenti che donano la vita. Così facendo la tendenza a peccare, la malattia e la morte fecero la loro comparsa nel mondo. Noi discendenti dei progenitori non abbiamo alcuna colpa di quel peccato, ma ne subiamo gli effetti: tendiamo a peccare, ci ammaliamo e moriamo. Ognuno è responsabile unicamente dei suoi peccati e non di quelli degli altri, anche se questi altri sono i propri antenati, lo si legge molto bene nel libro del profeta Ezechiele al capitolo 18.
Ora come ognuno di noi è diverso dall'altro fisicamente anche spiritualmente siamo diversi gli uni dagli altri, così gli effetti del peccato originale ci colpiscono in maniera differente: c'è chi pecca più facilmente con la gola, chi con l'invidia, chi con la superbia. Gli effetti del peccato originale colpiscono anche la nostra natura materiale e per questa ragione alcuni nascono ciechi, altri zoppi, altri malati di varie malattie. "Chi ha peccato?" Nessuno ha peccato, ma è così a causa degli effetti di quell'antico errore. Il Signore Gesù ci insegna che nonostante le nostre debolezze spirituali, i nostri malesseri fisici, la salvezza è offerta a tutti qui ed ora! Egli è il medico delle nostre anime e dei nostri corpi, e le nostre bassezze servono perché "si manifestino in noi le opere di Dio", perché sia chiaro che la salvezza non viene dai nostri sforzi umani ma unicamente dalla sua abbondante misericordia e dal suo amore personale per ogni creatura.
Buona Domenica a tutti.

P.S.: Vi ricordo che ancora per pochi giorni ci possiamo salutare col saluto pasquale, fino a mercoledì, giovedì è già la festa dell'Ascensione (son già passati 40 giorni dalla Pasqua, come passa il tempo!!!!!) approfittatene!
Dopo la festa dell'Ascensione le nostre preghiere inizieranno con il segno della Croce e "Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale....." non si dirà più il tropario pasquale fino al prossimo anno e la preghiera "Re Celeste..." si tornerà a recitare con il Grande Vespro di Pentecoste.

Da venerdì si ritorna al digiuno solito: mercoledì e venerdì si possono mangiare solo veget
ali.

venerdì 7 maggio 2010

Dal sito amico: Eleousa.net


Russia - Santa Matrona di Mosca


Matrona Dimitrievna Nikonova è nata nel 1881 nel villaggio di Sebino, nel governatorato di Tula. I suoi genitori, Dimitri e Natalia, erano contadini poveri, che non si sentivano in grado di mantenere la loro quarta figlia, e avevano pensato di affidarla a un orfanotrofio. Un sogno premonitore li ha avvertiti di tenere la figlia, che è nata cieca. Al momento del suo battesimo, una colonna di fumo profumato è stata vista alzarsi dalle acque del fonte, con lo stupore del prete, che non aveva mai visto prima un simile fenomeno.
Matrona non era solo cieca, ma del tutto priva di occhi: eppure, fin dall’infanzia ha iniziato a rivelare una impressionante vista spirituale, predicendo eventi, narrando avvenimenti distanti, e rivelando episodi tenuti segreti. Dall’età di 7/8 anni ha iniziato a guarire malattie, e pur vivendo come una normale figlia di contadini (spesso derisa per la sua deformità fisica) e frequentando spesso la chiesa del villaggio, riceveva visite dagli ammalati della zona. Verso l’età di 14 anni, ha potuto fare un pellegrinaggio a Kiev, alla Lavra della Trinità e di San Segio, a San Pietroburgo e in altre città russe. San Giovanni di Kronstadt, incontrandola nella sua chiesa, l’ha accolta con parole profetiche, definendola “colonna della Russia”.
All’età di 17 anni ha perso l’uso delle gambe, rimanendo paralizzata per il resto della vita, eppure nemmeno una volta è stata vista lamentarsi per i suoi malanni. Ha vissuto per 50 anni in diverse case, senza altri tesori terreni se non le icone che la circondavano. Anche se era completamente analfabeta, Matrona stupiva spesso chi andava a trovarla con una conoscenza insolitamente dettagliata di luoghi e fatti lontani.
Nel 1925, per timore di repressioni contro i suoi fratelli, Matrona si è recata a vivere a Mosca, una città che ha sempre amato molto, e per tutto il resto della vista è vissuta in casa di amici e benefattori, quasi sempre senza visto di soggiorno, e talvolta evitando miracolosamente l’arresto. La media di persone che venivano a trovarla chiedendo il suo aiuto era di circa 40 al giorno. Talvolta si sono rivolti a lei anche funzionari di stato. I monaci della Lavra della Trinità e di San Sergio la conoscevano e rispettavano il suo operato.
L’aiuto che Matrona dava ai malati non aveva nulla a che fare con metodi occulti o forze sottili della cosiddetta medicina alternativa, ma aveva un carattere esclusivamente cristiano, e consisteva essenzialmente in preghiere, consigli e ammonizioni.
Di solito non parlava molto, e rispondeva brevemente alle domande a lei poste. Di lei ci restano consigli semplici ma pieni di saggezza: di non giudicare il prossimo, di vivere nella preghiera, di proteggerci dal male con il segno della Croce, di comunicarci quanto più frequentemente ai santi Misteri di Cristo, di amare e perdonare gli anziani e i malati, di non dare importanza ai sogni, di non correre dietro ai fenomeni spirituali; in generale, nei suoi consigli tutto è in linea con gli insegnamenti dei santi Padri.
Matrona si è addormentata nel Signore il 2 maggio 1952. Come da suo desiderio, è stata sepolta nel cimitero del Monastero di San Daniele, vicino a una delle poche chiese di Mosca a quel tempo ancora aperte. Conformemente alla sua previsione, per lunghi anni hanno conservato in pochi la sua memoria, ma poi il popolo russo è tornato a chiedere il suo aiuto. Dopo più di 30 anni dalla sua morte, il suo sepolcro si è trasformato in uno dei luoghi santi di Mosca, e decine di migliaia di fedeli ortodossi invocano con fede la sua intercessione.
Alla sera dell’8 marzo 1998 i resti mortali della beata Matrona sono stati solennemente traslati dal Monastero di San Daniele, e dopo l’esame delle reliquie (che ha confermato la veridicità di alcuni episodi narrati dai suoi conoscenti), sono stati deposti il 1 maggio nel convento femminile della Santa Protezione a Mosca.
Il 2 maggio 1999, madre Matrona è stata canonizzata a Mosca con decreto del Patriarca Alessio II, che fissa la sua memoria al giorno della sua nascita al cielo (19 aprile / 2 maggio), e che autorizza la venerazione della sua icona e la diffusione della sua vita per edificazione spirituale dei fedeli.

Santa Madre Matrona, intercedi presso Dio per noi!

Dal sito cattolico: Zenit. org

Il Metropolita Filarete spera in un incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca
Dichiarazioni durante la sua visita in Italia
di Jesús Colina
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 6 maggio 2010 (ZENIT.org).- Ci sono buone prospettive per il dialogo cattolico-ortodosso e si può sperare che non si debba attendere ancora molto per un incontro tra Papa Benedetto XVI e il Patriarca di Mosca Kirill I, ha affermato il Metropolita Filarete di Minsk e Slutsk, Esarca Patriarcale di Tutta la Bielorussia.
La guida della Chiesa ortodossa bielorussa è attualmente in visita in Italia, dove sta prendendo parte a una conferenza internazionale sul tema "I poveri sono il tesoro prezioso della Chiesa: ortodossi e cattolici insieme nella via della carità".
Secondo il Metropolita Filarete, è arrivato il momento di compiere passi decisivi per l'unità. Entrambe le Chiese cercano di stabilire la piena unità, ha aggiunto, sottolineando di aver tratto queste conclusioni basandosi sul dialogo fraterno e gli incontri con rappresentanti della Chiesa cattolica.
Le dichiarazioni hanno avuto eco in Bielorussia e sono state riferite a ZENIT dal servizio di notizie cattolico del Paese.
Queste dichiarazioni hanno luogo nel momento in cui sono state annunciate le "Giornate di cultura e spiritualità russa in Vaticano", che si celebreranno il 19 e il 20 maggio e culmineranno con il concerto offerto a Benedetto XVI da Kirill I, con composizioni musicali del Metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento del Patriarcato di Mosca per le Relazioni Ecclesiali Esterne.
Il Metropolita Filarete si è recato questo mercoledì a Torino per vedere la Sacra Sindone e ha fatto visita al Cardinale Severino Poletto, Arcivescovo della città.
"L'impressione è tale che non si riesce ad esprimere la gioia che si prova", ha commentato il rappresentante ortodosso dopo aver visto la Sindone.

(N.D.R.: Ognuno è libero di esprimere il suo pensiero come il metropolita Filarete)

mercoledì 5 maggio 2010

Dal sito: http://ihtis.wordpress.com/


ortodossia in occidente

25 aprile 2010

Milano, “lacrime” da un’immagine della Madonna in chiesa ortodossa.

Un’icona che raffigura una Madonna, in una chiesa ortodossa di Milano, avrebbe lacrimato copiosamente durante una funzione avvenuta domenica scorsa. A confermarlo è stato il metropolita della Chiesa greco-ortodossa di Milano, Evloghios I. Al fenomeno, che si sarebbe ripetuto il giorno successivo, secondo le testimonianze raccolte, hanno assistito decine di persone che quel giorno erano presenti alle liturgie festive alla Metropolia ortodossa di Milano e Longobardia.
La notizia della lacrimazione è trapelata dalla piccola comunità attraverso fonti religiose: la Chiesa ortodossa aveva chiesto ai suoi 2-300 fedeli milanesi di non farne parola con nessuno. L’icona, che rappresenta la Madonna col bambino in braccio, di tipico tratto bizantino, è un quadro ligneo di circa un metro per cinquanta centimetri, posto in un’edicola all’interno di una chiesetta. Dopo la lacrimazione di domenica e lunedì scorsi è stata coperta con il vetro di un quadro, per evitare che i fedeli la rovinassero toccandola.
“Era accaduto anche due anni fa – dice monsignor Abbondio, vicario del metropolita – ma io ho sempre cercato di non farlo sapere, perché non volevo che arrivassero quelli spinti dalla curiosità e non dalla fede. Però se la Madonna ha pianto ancora, qui, è un segno, non credo che abbia più senso nasconderlo”.
“Tutti hanno visto e toccato il liquido che sgorgava copiosamente dagli occhi della Madonna – racconta Claudia, 25 anni, romena – Io stessa ho toccato l’icona e ho sentito il liquido, un po’ vischioso. Ma non ungeva: anzi, era profumato. E in quel momento non c’erano fiori nella chiesetta né candele, solo la cera liquida che è inodore. Comunque ha pianto così tanto che alla fine era bagnato tutto il mobile di legno che stava sotto”. Secondo i preti della comunità e altri fedeli, a piangere sarebbero stati anche il Bambin Gesù e un’altra icona della Vergine che si trova vicino alla prima.
 

COMUNICATO STAMPA!!!

 La nostra Chiesa conferma che nei giorni 18 e 19 aprile (domenica e lunedi’) un’icona della Madre di Dio, opera di un monaco bulgaro, posta nella nostra chiesa dei Santi Nicola e Ambrogio, ha lacrimato a lungo. Il fenomeno e’ stato osservato da numerosi fedeli sia bizantini che copti eritrei, dal nostro Metropolita Evloghios, e dal vescovo vicario Abbondio ed i sacerdoti presenti . La stessa icona aveva lacrimato gia’ due anni fa. Allora, come oggi, si decise di non dare pubblicita’ all’evento, perche’ la fede della gente non venisse influenzata da fenomeni ancora non spiegati, in grado, qualora non controllati, di creare aspettative o comportamenti che non favoriscono necessariamente l’evoluzione spirituale delle persone. La nostra Chiesa si limita a confermare la verita’ dell’evento (qualunque ne sia la causa) che e’ stato accompagnato da un fortissimo profumo di rose e fiori, non presenti negli ambienti della chiesa e del chiostro.
+ Luca, arcivescovo, vicario generale dell’Arcidiocesi.

Dal sito amico: Eleousa.net

Russia - La Chiesa ortodossa è in prima linea


Mosca, 30 aprile 2010 - Il Presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa, il metropolita Hilarion Volokolamsky ha visitato il monastero Sretensky e si è incontrato con gli insegnanti e gli studenti del Seminario Teologico Sretensky.
All'ingresso nella cattedrale, il metropolita ha incontrato il governatore del monastero, archimandrita Tikhon (Shevkunov), il rettore del seminario monaco Giovanni (Ludischev), i fratelli del monastero, gli studenti della scuola spirituale. L’arcivescovo Hilarion si è inchinato dinanzi alle reliquie del santo martire Hilarion (Troitsky) e ad altre reliquie del tempio.
Il monastero Sretensky è sorto sul luogo dove il 26 agosto 1395, festa solenne della Dormizione, gli abitanti di Mosca accolsero l’Icona della Madre di Dio di Vladimir, alla cui protezione si erano rivolti per l’invasione di Tamerlano. Da qui, il nome Sretensky, che vuol dire “dell’Incontro”.
Accompagnato dall’archimandrita Tichon, il metropolita Hilarion Volokolamsky è sceso nella cripta del tempio, dove c’è una copia della Sindone di Torino. Poi, nella sala refettorio ha tenuto una riunione con gli insegnanti e gli studenti della scuola teologica. Il rettore ha ringraziato il metropolita Hilarion per la visita, che rappresenta una preziosa occasione per condividere esperienze e riflessioni sulla vita spirituale. "Per noi è molto importante e interessante, perché l'esperienza della vostra vita è davvero unica – ha detto il rettore - . Avete lavorato nel settore pubblicazioni, sotto la guida del sempre memorabile metropolita Pitirim Volokolamsky, il cui titolo avete voi ora. Siete stato spesso al Monastero delle Grotte di Pskov, avete servito in tempi difficili la Chiesa di Vilnius, ora siete stato elevato a questo grande compito di presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne". Padre Tichon ha anche ricordato che l'editore del monastero Sretensky ha pubblicato il lavoro del metropolita Hilarion "Ortodossia". Il secondo volume è stato stampato alla fine del 2009.
Nelle osservazioni agli studenti e ai monaci del monastero, il presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca ha detto che oggi la Chiesa ortodossa russa è in prima linea nella vita pubblica, e questo è in gran parte determinato dalle mutate esigenze, che richiedono un servizio specifico.
Il metropolita Hilarion ha ricordato che fino a poco tempo fa nella società era ritenuto che la Chiesa fosse una realtà del tutto anacronistica e che le persone che andavano in chiesa erano solo coloro che nella vita reale non erano accolte. "Devo dire che questa ideologia è obsoleta, mentre in Occidente è molto attivamente impiantata; la Chiesa cristiana è percepita soprattutto come un evento del passato e come un ostacolo al progresso. Nel nostro paese ora vediamo una prospettiva opposta, a motivo di un atteggiamento molto attivo svolto dalla Chiesa".
Come esempio di un servizio attivo, efficiente e saggio della Chiesa, il vescovo Hilarion ha portato la vita di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kyrill: "Il Patriarca è un uomo la cui vita può servire di esempio per molte persone moderne, anche e soprattutto per i pastori della Chiesa e per i futuri pastori.
Sin da giovane ha optato per il servizio alla Chiesa con l’aiuto degli insegnamenti del memorabile metropolita Nicodemo. L'intera vita del Patriarca Kyrill è stata fortemente dedicata al servizio della Chiesa. Egli era in sintonia con la missione affidatagli: in epoca sovietica, quando era molto difficile e persino pericoloso, quando la Chiesa era in condizioni molto difficili, negli anni della perestrojka, e negli anni '90 del XX secolo, quando il paese era in crisi. Egli continua il suo ministero di formazione delle persone e ora che è diventato capo della Chiesa ortodossa russa, è un leader spirituale per molte persone in Russia e nei paesi limitrofi", ha detto.
L’arcivescovo Hilarion ha evidenziato come dovrebbe essere un prete ortodosso. Prima di tutto, deve essere radicato nella tradizione ortodossa, deve nutrire amore e conoscere profondamente la teologia ortodossa, il servizio ortodosso. "L’Ortodossia non deve essere una sorta di etichetta esterna ma l'essenza della sua vita interiore", - ha detto il presidente del Decr. Egli ha ricordato che il servizio del culto, la comunione santa deve essere il fulcro della vita di un pastore. Un prete deve anche sforzarsi nella preghiera, la partecipazione ai sacramenti deve diventare parte integrante della vita dei suoi parrocchiani, la sua famiglia.
Il metropolita ha parlato anche del corso post-universitario “San Cirillo e Metodio”, di cui è rettore.
Poi, il presidente del Decr ha condiviso un pasto fraterno e ha risposto alle domande.

Il testo integrale del discorso del metropolita Hilarion sarà pubblicato a brev e.

(Fonte: Decr Servizio Comunicazione; www.mospat.ru)