lunedì 17 maggio 2010
Dal sito amico: Eleousa.net
Il metropolita Hilarion a Bologna
Bologna, 14 maggio 2010 - Con la benedizione di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di Tutta la Russia Kyrill, il Presidente del Dipartimento per le Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, Metropolita Hilarion Volokolamsky è arrivato in Italia.
All’aeroporto di Bologna, il Metropolita Hilarion e dei Suoi collaboratori hanno incontrato l'Abate del Tempio della Chiesa Ortodossa Russa in onore di San Basilio Magno, Archimandrita Marco (Davitti), il Chierico della Chiesa di Roma Santa Caterina la Grande Martire, Abate Filippo (Vasiltsev) e il professore Lino Britto, dell’Università di Bologna.
Il Metropolita Hilarion, accompagnato dall’Archimandrita Mark ha visitato il Tempio di San Basilio Magno, dove l'illustre Ospite è stato accolto dal clero e dai parrocchiani.
Poi si è diretto alla Cattedrale metropolitana di Bologna San Pietro, dove il Metropolita Hilarion ha incontrato monsignor Stefano Ottani, che ha mostrato la reliquia più inportante del Tempio. Gli Ospiti si sono inchinati dinanzi alle reliquie di S. Anna, madre della Beata Vergine, e hanno cantato l'inno "E' Cosa Veramente Degna" di fronte alla miracolosa icona della Madonna dell’XI secolo, portata da Bisanzio.
Il Metropolita Hilarion ha visitato anche la Basilica di San Petronio, dove ha pregato dinanzi alle reliquie dei Primi Martiri Cristiani, e il Complesso del Tempio "Nuova Gerusalemme", del V secolo, che custodisce le reliquie dei Santi Martiri Vitale e Agricola, così si reliquie di S. Caterina la Grande.
La sera stessa, il Metropolita e i Suoi Collaboratori si sono diretti a Ravenna.
Nel suo viaggio in Italia, il Presidente del Decr è accompagnato dal Segretario del Dipartimento per le Relazioni Esterne della Chiesa per il dialogo intercristiano, Sacerdote Dimitry Sizonenko, l’assistente del Metropolita LM Sevastyanov, il diacono John Guaita e ierodiacono John (Kopeikin).
All’aeroporto di Bologna, il Metropolita Hilarion e dei Suoi collaboratori hanno incontrato l'Abate del Tempio della Chiesa Ortodossa Russa in onore di San Basilio Magno, Archimandrita Marco (Davitti), il Chierico della Chiesa di Roma Santa Caterina la Grande Martire, Abate Filippo (Vasiltsev) e il professore Lino Britto, dell’Università di Bologna.
Il Metropolita Hilarion, accompagnato dall’Archimandrita Mark ha visitato il Tempio di San Basilio Magno, dove l'illustre Ospite è stato accolto dal clero e dai parrocchiani.
Poi si è diretto alla Cattedrale metropolitana di Bologna San Pietro, dove il Metropolita Hilarion ha incontrato monsignor Stefano Ottani, che ha mostrato la reliquia più inportante del Tempio. Gli Ospiti si sono inchinati dinanzi alle reliquie di S. Anna, madre della Beata Vergine, e hanno cantato l'inno "E' Cosa Veramente Degna" di fronte alla miracolosa icona della Madonna dell’XI secolo, portata da Bisanzio.
Il Metropolita Hilarion ha visitato anche la Basilica di San Petronio, dove ha pregato dinanzi alle reliquie dei Primi Martiri Cristiani, e il Complesso del Tempio "Nuova Gerusalemme", del V secolo, che custodisce le reliquie dei Santi Martiri Vitale e Agricola, così si reliquie di S. Caterina la Grande.
La sera stessa, il Metropolita e i Suoi Collaboratori si sono diretti a Ravenna.
Nel suo viaggio in Italia, il Presidente del Decr è accompagnato dal Segretario del Dipartimento per le Relazioni Esterne della Chiesa per il dialogo intercristiano, Sacerdote Dimitry Sizonenko, l’assistente del Metropolita LM Sevastyanov, il diacono John Guaita e ierodiacono John (Kopeikin).
(Fonte: Decr Servizio Comunicazioni; www.mospat.ru)
sabato 15 maggio 2010
la meditazione del Padre Giovanni Festa Domenica 16 maggio 2010 dei Padri del I Concilio Ecumenico
28 Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue.
...Ecco Signore ora è chiaro…lo è sempre stato…questa Domenica lo fai risuonare infra di noi…il mio Vescovo …i nostri Vescovi…chiamati proprio a non dormire…la veglia..la vigilanza …instancabile..per la difesa …ma anche per il progredire spirituale dela sinodia ..ed ogni Chiesa locale è “la cattolica” nella sua pienezza e totalità ..la Chiesa (perché lo Spirito e la Sposa dicono Vieni presto Signore Gesù Maranathà ) e in ogni Chiesa locale ..proprio per il suo forte radicamento…ecclisia..essere stati chiamati da fuori per entrare dentro ..dentro l’innesto..Signore..il tuo innesto…il Regno dei cieli è di coloro che lo prendono facendo effrazione di sé a se stessi..se ne impadroniscono quindi con violenza
29 Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; 30 perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé. 31 Per questo vigilate,
..Eh si Signore…il depositum fidei…la continuità.. la santa continuità della Santa Tradizione..I Padri e le Madri
…esso è stato attaccato..esso è attaccato…esso sarà attaccato…anche magari con eleganti ,elegantissime dialettiche…con grandi proposte di armonia…di modernizzazione …di comprensione…E inve no Signore…il depositum fidei di e in quella Chiesa che tu ha di per te acquistato è conflitto…è scelta..è opzione fondamentale…è battaglia teologica..spirituale..orante…è vigilanza…il depositum fidei non si svende…non si negozia…non si interpreta.. Davanti al depositum fidei . si sta in metania.. E quando si canta con gioia e letizia la professione di fede niceno-costantinopolitana dei nostri padri e delle nostre madri dell’Una ed Indivisa di Oriente e di Occidente ci sei segna sempre con il segno della tua venerabile e santa Croce che è scudo contro i demoni e contro i lupi rapaci e contro ogni cinghiale seppur travestito sciamanicamente da agnello ..Ne va della nostra salvezza...
32 Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità con tutti i santificati.
..e poi Signore dopo i Vescovi.. dopo la sinodia ..dopo il depositum.. Tu .. Ecco Signore. .eccoti sempre il venuto..il presente ..il Risorto…l’Asceso …il Veniente…Tu Signore ci fai tua eredità Tu Signore nella nosra libertà ci proponi la antaificazione..la Theosis Signore…dalla nostra metania al nostro stesso cambiamento che è comunque strutturale ..profondo…immenso..le immense praterie di e in Sion la Santa…
3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
....la conoscenza di Dio tre volte Santo…conoscenza…le immense anche qui praterie non della banalità della teoretica ..delle dimostrazioni…vie e contro vie e sotto vie..vetrini dentro il microscopio…banalità..insulti…ma l’effrazione..si Signore per effrazione…la conosenz a quella ontica..quella che ti spacca dentro…eros/agape..Si si Signore l’erotica di Dio e in Dio…la sequela cristiana di Dio tre volte santo…erotismo totale a piene mani..a pieno cuore..danza e conflitto…andiamo avanti Signore…i gigli dei campi sono più elegantemnete vestiti di re salomone…E se l’unico Signore della Storia nel mistero di Dio tre volte santo è il Kyrios, il Risorto sappiamo bene a quale sito internet mandare i presunti Signori della storia noi stessi compresi quando diventiamo superbi ..Tu lo sai Signore..sempre una vita da mediano di interdizione ..questo ci aspetta…a questo ci chiami
9 Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi
.Signore..qui sto zitto…Sento che in qusta antinomia…c’è la vocazione di ciascuno di noi…Cittadini di questa città ma per santificarla e farla diventare altra nell’Altra…prendere tutti noi “sacerdotalmente” sulle nostre mani e nelle nostre metanie(in fondo metaforicamente è sempre Quaresima ed è sempre Pasqua ed è sempre Pentecoste..direi che stai arrivando Signore..si per favore cerca di sbrigarti..) l’intero cosmo e fare di esso Anafora davanti al Tuo Santo Altare…
11 Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
…Amìn…
APEL LA UNITATE ŞI DEMNITATE ROMÂNEASCĂ
La începutul anului 2010, proclamat de Sfântul Sinod ca Anul omagial al Crezului
Ortodox şi al Autocefaliei româneşti în Patriarhia Română, în contextul aniversării a 125 de
ani de când Biserica Ortodoxă Română a devenit autocefală şi a 85 de ani de la ridicarea la
rangul de Patriarhie, ierarhii Sfântului Sinod adresează un Apel de suflet către toţi
clericii şi mirenii ortodocşi români din afara graniţelor ţării, aflaţi - fără
binecuvântare - în alte Biserici Ortodoxe surori sau în alte structuri necanonice, de a
reveni în comuniune directă cu Biserica Mamă, adică în jurisdicţia canonică a Sfântului
Sinod al Bisericii Ortodoxe Române.
Realizarea acestui deziderat reprezintă împlinirea prevederilor din Statutul
pentru organizarea şi funcţionarea Bisericii Ortodoxe Române, care menţionează
faptul că Biserica Ortodoxă Română este Biserica neamului românesc şi îi cuprinde pe
creştinii ortodocşi din ţară şi pe creştinii ortodocşi români din afara graniţelor ţării, precum şi
pe cei primiţi canonic în comunităţile ei (art. 5), iar organizarea canonică şi pastorală a
credincioşilor ortodocşi români din afara graniţelor României se asigură de către Sfântul Sinod
al Bisericii Ortodoxe Române (art. 8). Acest principiu este în deplină concordanţă cu
hotărârea Conferinţei Presinodale Panortodoxe de la Chambésy-Elveţia (6-13 iunie
2009), care precizează că fiecare Biserică autocefală are dreptul de a păstori propria sa
diasporă.
Prevederile statutare menţionate exprimă autocefalia Bisericii Ortodoxe
Române şi se bazează pe canonul 16 de la Sinodul I Ecumenic (325), care afirmă
principiul că nu este îngăduit unei eparhii să primească în jurisdicţia sa clerici şi credincioşi
ortodocşi, fără binecuvântarea Bisericii (eparhiei) căreia aceştia aparţin.
În acest sens, amintim şi faptul că procesul de revenire a clerului şi
credincioşilor ortodocşi de diferite naţionalităţi la Bisericile Mame (de exemplu în
Patriarhia Rusă şi în Patriarhia Sârbă) a început deja în urmă cu mai mult timp şi a
arătat că, prin coresponsabilitate şi solidaritate etnică ortodoxă, se pot depăşi dezbinări
istorice conjuncturale, motivate în trecut pe criterii politice.
Acum, la 20 de ani de la căderea regimului comunist în Europa Răsăriteană,
când România este membră a Uniunii Europene şi a NATO şi în condiţiile în care
Biserica Ortodoxă Română dezvoltă o activitate fără precedent în afara graniţelor ţării
prin reorganizarea şi înfiinţarea de numeroase eparhii în întreaga lume, apreciem că
nu mai sunt motive întemeiate de a respinge chemarea la unitate şi comuniune
ortodoxă românească.
Suntem încredinţaţi că această reînviere şi reconciliere ortodoxă românească
va consolida şi va intensifica lucrarea pastoral-misionară, social-filantropică şi
cultural-educaţională a Bisericii Ortodoxe Române de pretutindeni, întărind în acelaşi
timp demnitatea ortodoxă românească, eliberând pe românii ortodocşi de complexul
de a fi „căutători de umbrele canonice” la străini.
Regretăm că din motive multiple, unii dintre fraţii noştri români s-au îndreptat
spre alte jurisdicţii ortodoxe în timpul comunismului, însă ceea ce a fost scuzabil în
trecut a devenit nejustificabil şi chiar regretabil în prezent, adică înstrăinarea
românilor unii de alţii.
Cu speranţa că apelul nostru la unitate şi demnitate ortodoxă românească va fi
receptat cu bucurie şi speranţă, ca dorinţă de comuniune şi cooperare misionară, vă
împărtăşim tuturor părintească binecuvântare şi frăţească preţuire.
PREŞEDINTELE SFÂNTULUI SINOD AL BISERICII ORTODOXE ROMÂNE
† D A N I E L
Arhiepiscopul Bucureştilor,
Mitropolitul Munteniei şi Dobrogei, Locţiitor al tronului Cezareei Capadociei şi
Patriarhul Bisericii Ortodoxe Române
Dal sito della Chiesa Ortodossa d'Albania
Kryepiskopi i Tiranës, Durrësit dhe i gjithë Shqipërisë
† Anastasi
Përshëndetje
në përurimin e Ekspozitës
“Dorëshkrime bizantine dhe pasbizantine në Shqipëri”
Kjo ekspozitë, e organizuar në mënyrë të përsosur, ka një rëndësi dhe vlerë të trefishtë: historike, kulturore dhe fetare.
a) Dyzet e pesë kodikë në pergamenë dhe letër, që datojnë nga shekulli i gjashtë deri në shekullin e nëntëmbëdhjetë, bashkë me dorëshkrimet e tjera, depozitojnë një dëshmi shumë të vyer për historinë e rajonit tonë për 13 shekuj me radhë; për lulëzimin e qyteteve që deri sot kanë një rol të rëndësishëm, si Berati, Durrësi, Vlora, Korça, Gjirokastra. Ofrojnë një material të rëndësishëm informues dhe kontribuojnë në njohjen më të mirë të së shkuarës. Është e njohur se historia e paanshme mbështetet në burime. Midis tyre, monumentet e shkruara të fjalës janë më elokuentet dhe më të besueshmet. Prandaj edhe të gjitha shtetet që respektojnë të shkuarën historike të popujve të tyre, kanë, me një përkujdesje të veçantë, arkiva për ruajtjen dhe përdorimin e monumenteve të fjalës, siç janë kodikët dhe dorëshkrimet.
b) Njëkohësisht zbulojnë një anë të rëndësishme të qytetërimit, që u zhvillua në vend në vazhdën e shumë shekujve. Të tjerë, më të specializuar sesa unë, do të prezantojnë vlerën e veçantë kulturore që kanë miniaturat, germat e para të zbukuruara me ar, në mënyrë më të përgjithshme cilësinë estetike të kodikëve dhe të dorëshkrimeve. Eksponatet përbëjnë prova se rajoni i Shqipërisë së sotme, merrte pjesë vazhdimisht në krijimtarinë më të gjerë kulturore të Perandorisë Bizantine dhe ruajti sende të shenjta të një vlerë unikale për qytetërimin mbarëbotëror (si p. sh. Kodiku i Beratit).
c) Edhe një pikë të tretë. Eksponatet e mrekullueshme që prezantohen, kanë një nënë që i ka lindur. Dhe kjo është Kisha Orthodhokse. Ato nuk u krijuan nga artistë indiferentë për shtëpi të pasura apo për ambiente ekspozitash, siç ndodh në epokën tonë. U krijuan për qëllime adhuruese, u përdorën për jetën fetare dhe mbështetjen e popullit. U shenjtëruan brenda kishave, ku luajtën një rol parësor duke frymëzuar dhe mbështetur popullin e thjeshtë në sprovat e tij. Pra, nuk janë thjesht disa prova të rëndësishme historike dhe krijime artistike, por shumë nga këto, veçanërisht ungjijtë, mujorët, sinaksarët, jetët e Shenjtorëve, homelitë për leximet ungjillore, muzika bizantine dhe dorëshkrimet e tjera liturgjike, mbi të gjitha janë objekte të hirshme. Përfaqësojnë ofertën e njeriut për të Shenjtën dhe rikujtojnë ngushëllimin dhe shpresën që ofruan në gjenerata njerëzish të çdo sëre dhe shkollimi. Për shumë shekuj, këto relike ruheshin në relikuarët e manastireve të hirshme, të mitropolive dhe të kishave tona të famullive.
Arkivi Qendror i Shtetit meriton falënderime të ngrohta, që i ruajti gjatë kohëzgjatjes së periudhës së egër ateiste dhe që i nxori në pah, me përkujdesje e ndjeshmëri të veçantë, në periudhën e tanishme të demokracisë.
Do të doja të falënderoja ngrohtësisht Drejtorinë e Përgjithshme të Arkivave, Fondacionin Helen të Kulturës dhe Fondacionin Arsimor të Bankës Kombëtare të Greqisë për bashkëpunimin e jashtëzakonshëm, që patëm gjatë përgatitjes së ekspozitës dhe të shpreh përgëzime të përzemërta për të gjithë sa punuan dhe u munduan për organizimin dhe prezantimin e shkëlqyer të kësaj ekspozite. Gjithashtu me shumë gëzim, përshëndes përurimin e Ekspozitës, duke uruar sukses të plotë në realizimin e qëllimeve të saj.
Ekspozita e dorëshkrimeve bizantine dhe pasbizantine përbën një ngjarje historike në jetën shpirtërore, kulturore dhe fetare të Shqipërisë. Çel një dritare në aspekte dhe krijimtari të shkëlqyera të së kaluarës; ofron një frymëmarrje jetëprurëse dhe të gëzuar në të tashmen dhe ripërtërin shpresën për promovimin e krijimtarisë kulturore të vendit tonë në të ardhmen.
Dal sito amico: Eleousa.net
Siria - Parole bellissime di Ignatov alla Russia
Damasco, 11 maggio 2010 - Durante il suo viaggio in Siria, il presidente russo Dmitry Medvedev ha fatto visita a Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto il Grande Oriente Ignatov IV. Nel rivolgere al presidente gli auguri di Pasqua, Sua Beatitudine Ignatov ha espresso la sua gratitudine al popolo ortodosso di Russia per gli sforzi di mantenimento della pace, che influenzano positivamente il destino della regione del Medio Oriente.
Sua Beatitudine ha detto che la Chiesa ortodossa russa ha il più grande numero di chiese ortodosse al mondo, aggiungendo che Antiochia e il Patriarcato di Mosca hanno una lunga storia di stretti rapporti: "Siamo stati insieme in ogni circostanza e senza eccezioni. Sono orgoglioso che il rapporto è stato a lungo un ponte tra le nostre chiese e i nostri popoli fraterni. Siamo orgogliosi della vostra influenza, dei risultati della vostra attività nella nostra regione. In molti problemi abbiamo le stesse posizioni", - ha detto il Primate del Patriarcato di Antiochia, spiegando che egli si riferisce soprattutto all'unità delle posizioni e agli approcci delle due Chiese.
Secondo Sua Beatitudine, tale comprensione è condivisa da Sua Santità il Patriarca Kyrill, e dai tre precedenti Patriarchi di Mosca e di tutta la Russia.
Sua Beatitudine il Patriarca Ignazio ha lodato gli sforzi di pace della Russia nella regione del Medio Oriente e ha sottolineato: "Non mi ricordo le guerre che ha concluso la Russia. Ma dalla storia della Russia, sappiamo che tutti gli invasori che hanno cercato di attaccare lo Stato russo, hanno sempre trovato la morte.
"Chiediamo al momento la grazia dello Spirito Santo sui lavori dei presidenti di Russia e Siria e preghiamo che il Signore dia loro una visione condivisa per il bene dei nostri popoli", - ha detto il Patriarca.
In risposta, il presidente della Russia ha preso atto dei legami storici tra le due Chiese ortodosse e ha sottolineato l'importanza di una loro continuazione, che hanno "un effetto positivo sullo sviluppo di entrambi i paesi”. "Particolarmente importante è l'esperienza dei rapporti interreligiosi in Siria, dove vivono in pace l’Ummah musulmana e la comunità cristiana", - ha detto il presidente russo. In onore del 90 ° anniversario della nascita e dello sviluppo delle relazioni tra le chiese e i popoli dei due paesi, il presidente russo ha conferito a Sua Beatitudine il Patriarca Ignazio IV l'Ordine dell’ Amicizia.
Alla riunione hanno partecipato il Vescovo Vicario dell'Arcidiocesi di Damasco Mosè Darayvsky, il Vescovo Luca Seydnaysky , il Vescovo Kars Gattaz, l’Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Russia in Siria, SV Kirpichenko e un rappresentante del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia presso il Patriarca di Antiochia, Archimandrita Alexander (Eliseo).
L'incontro si è concluso con una visita alla Cattedrale della Dormizione della Beata Vergine, durante la quale il presidente Medvedev ha presentato al Patriarca l’Icona della Madre di Dio di Kazan’. Il Patriarca Ignatov ha consegnato al presidente un dono commemorativo.
(Fonte: www.patriarchia.ru; www.mospat.ru; Servizio Stampa del Decr tratto dal sito web del Presidente della Russia e dal servizio stampa del rappresentante del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia presso il Patriarca di Antiochia)
Dal sito amico: Eleousa.net
Russia - La fede è una cosa meravigliosa!
Sergiev Posad, 10 maggio 2010 –
Il presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion Volokolamsky, rettore del Corso di post-laurea “Santi Cirillo e Metodio” della Chiesa ortodossa russa, ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale del Monastero della Santissima Trinità di San Sergio. Hanno concelebrato l’Arcivescovo Teognoste il Greco, rettore del monastero di Sergiev Posad, l’abate Pietro (Eremeev) e il clero del monastero. Durante il culto, hanno cantato il Coro del Monastero e quello della Scuola teologica di Mosca.
Gli Arcivescovi hanno pregato per il defunto vescovo di Yakutsk e Lena Zosima.
Al termine della liturgia, il Metropolita Hilarion ha rivolto ai fedeli alcune riflessioni sulla fede. In particolare ha detto:
"Cristo è risorto! Oggi, in uno degli ultimi giorni della celebrazione della Pasqua, durante la liturgia è stato letto il Vangelo di Matteo che ci parla di Gesù che si reca nella sua patria e mentre insegnava, la gente che lo incontrava si stupiva e diceva: "Chi è quest'uomo? Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli… Da dove gli vengono tutte queste cose?”. (Mt 13, 54-56). E lì, a causa della loro incredulità, il Signore non fece molte opere potenti.
I Vangeli sottolineano ripetutamente la connessione tra i miracoli e la fede. Quando il Signore guarisce un uomo, spesso chiede: "Tu credi che lo possa fare?" Quando si verifica la guarigione, dice: "E' successo per la tua fede".
Oggi, molte persone si chiedono: "Perché non accadono i miracoli? Su di essi si parla nei Vangeli e la vita dei santi è piena di storie di miracoli. Perché questi miracoli non accadano oggi?". Nessun miracolo si realizza nella vita di quelle persone che non credono o non credono abbastanza, e questo non significa che i miracoli non avvengono - semplicemente non si realizzano a causa dell’incredulità o della mancanza di fede. Se c’è un qualche evento miracoloso, queste persone non credenti o poco credenti dicono che è solo una coincidenza, ma il credente crede nel miracolo.
In realtà, i miracoli si verificano ai nostri giorni, nella nostra vita, non meno di quanto accadde in tempi antichi o durante la vita dei grandi santi. Ogni volta che ci si dispera della propria situazione di vita, si prega il Signore e la sua Madre o uno dei suoi santi e improvvisamente il miracolo avviene. Un non credente dirà: "Buona fortuna, è fortunato". Noi diciamo: "Il miracolo è successo, il Signore ha udito le nostre preghiere". Questa è la differenza che esiste tra le persone che dicono che non ci sono i miracoli, e quelli che credono ai miracoli.
In chiesa, durante la Divina Liturgia, per la preghiera del sacerdote e di tutti i presenti lo Spirito Santo scende su di noi e sui Santi Doni, il pane e il vino, che sono sull’altare diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Le persone che vengono in chiesa e ricevono la Santa Comunione sono rinnovate spiritualmente e nel cuore – sono in comunione spirituale e fisica con il Signore. Non è questo un miracolo? Sappiamo che qualcosa sta accadendo dentro di noi ogni volta che partecipiamo alla Divina Liturgia. Forse non possiamo esprimere a parole ciò che sta accadendo, potremmo non essere in grado di spiegare razionalmente che tipo di cambiamenti si verificano nell'uomo, la comunione dei Santi Misteri di Cristo, ma sappiamo che questo cambiamento grande e misterioso si verifica e succede a tutti noi.
Il popolo non credente va nel tempio di Dio e dice: "Niente di speciale, una combinazione di singoli elementi: icone sospese, bel canto, in particolare, esperienza emotiva, il fumo di incenso, credenti in estasi". Siamo consapevoli di quanto sia meravigliosa la grazia che deriva dalla vita spirituale, che le persone non credenti non percepiscono affatto, anzi pensano che sia un inganno o una combinazione casuale di elementi, che portano a certi risultati.
Ci sono non solo miscredenti ma anche gente di poca fede - quelli che sembrano identificarsi con la Chiesa ortodossa, che dicono di credere in Dio o in qualche potere superiore o sommo bene, ma non ritengono necessario andare in chiesa. Dicono: "Dio è nel mio cuore, e tutti questi riti non sono necessari". Queste persone credono che Dio non interviene nella vita umana, pur rendendosi conto che da qualche parte nel cielo c'è qualche potere superiore. In queste vite non ci sono i miracoli, ma se gli eventi miracolosi succedono, queste persone non si rendono conto poiché troppo poca è la loro fede.
Cari fratelli e sorelle, ricordatevi: tutto dipende dalla fede. Da essa dipende come la gente percepisce la propria vita e la vita delle persone intorno. Dalla fede dipende se il miracolo avviene o meno, se la gente capirà che è successo, oppure pensa che sia solo una coincidenza.
Qui, ci sono le reliquie del grande santo della terra russa, San Sergio di Radonez. I miracoli accadono ogni giorno. Vengono moltissime persone che provengono da diverse città e paesi, che riferiscono di guarigioni del corpo e dello spirito. Qualcuno prega per se stesso, qualcuno per i propri vicini, per i viventi e i defunti - e San Sergio sente tutto e tutti assiste e per sua intercessione il Signore invia la grazia divina. Questi miracoli si realizzano attraverso la preghiera dei santi e sono percepiti dalle persone che hanno una fede forte, persone che non sono spiritualmente cieche, ma spiritualmente vedenti.
Chiediamo al Signore di darci una fede forte per “vedere” i miracoli che si verificano nella nostra vita, in modo che quando questi si realizzano, potremo ringraziare il Signore. Chiediamo a San Sergio, che è il nostro patrono e protettore, di ascoltare le nostre preghiere e di aiutarci ad essere forti nella fede e di accompagnarci tutti i giorni della nostra vita. Amen.
Cristo è risorto!
(Fonte: Decr Servizio Stampa; www.mospat.ru)
lunedì 10 maggio 2010
Sugli arbresh: http://makj.jimdo.com/gli-arbreshe/
“Tali furono le condizioni degli Albanesi profughi in Italia ed in particolar modo delle generazioni successive, a mano a mano che si organizzarono nelle terre poco ospitali. Né le popolazioni finitime valsero a comprenderli ed alleviare le loro pene; anzi finirono addirittura col disprezzarli. Ciò e dimostrato da un detto calabrese:
Quannu vidi lu ghiegghiu e lu lupu
spara a lu ghiegghiu e lascia lu lupu.
Al quale detto infamante l’albanese risponde con giudizio sprezzante:
Derk e lëti mos e kllit nde shpì.
Ed ai soprusi e alle imposizioni l’albanese rispose con la ribellione, col disprezzo e la violenza, perché era convinto che solo in tal modo, nella solidarietà più salda, potesse difendere la propria personalità, la memoria della terra natia, dell’eroe Scanderbeg, il patrimonio della tradizione, della Libertà e della giustizia…”4
“Io però sono più beata: Ho per velo il cielo con le stelle. La chesa mia è il sole. Ho per zoga il mare.”
Girolamo De Rada (1814/1903)
“Ed ai soprusi e alle imposizioni l’arbreshë rispose con la ribellione, col disprezzo e la violenza, perché era convinto che solo in tal modo, nella solidarietà più salda, potesse difendere la propria personalità, la memoria della terra natia, dell’eroe Scanderberg, il patrimonio della tradizione, della Libertà e della giustizia che la società e le leggi del tempo non riuscirono ad assicurare.”
Rodotà P. (sec. XVIII)
“I loro sacerdoti vengono ordinati dai vescovi orientali, senza l’autorizzazione del vescovo (latino) del luogo; si ritengono dipendenti giuridicamente dal Patriarca di Costantinopoli e dai vescovi orientali e non dal vescovo locale (latino); nella divina liturgia viene ricordato il nome del Patriarca (“scismatico ed eretico”) e non del Papa (…) rifiutano le indulgenze papali e del giubileo; hanno digiuni diversi da (noi) latini; usano il pane fermentato, invece dell’azzimo nell’Eucarestia… usano fare il segno di croce diversamente; Usano diverse sacre immagini nella loro pittura; dicono di trovare la salvezza (anche) fuori la chiesa latina; conferiscono il battesimo in tempi e con riti diversi dai latini (…) i loro sacerdoti impartiscono il crisma consacrato dai vescovi del Levante e ritengono di agire in veste di procuratori dei loro vescovi lontani”
Ludovico Owen (vescovo latino di Cassano 1593)
"Queste sono solamente una piccolissima sequenza di tutto ciò che i Latini (Litiri) hanno fatto subire al popolo arbresh, per ultimo lo hanno, con la violenza, annesso alla fede cattolica, aborrita, odiata e detestata dal nostro popolo.
E' tempo che il nostro popolo memore di tutto ciò che ha dovuto subire, abbandoni il cattolicesimo, per tornare alla sua vera Fede: l'Ortodossia.
I tempi sono maturi perchè ciò avvenga, le ferite ancora non si sono rimarginate, ancora subiamo l'arroganza dei cattolici.
E se il clero vuole rimanere fedele al papa, poco importa. A noi interessa che sia il popolo a ritornare alla fede dei padri, di coloro che abbandonando la terra d'origine, portarono appresso la Santa Ortodossia." (P. Giovanni Capparelli)
Quannu vidi lu ghiegghiu e lu lupu
spara a lu ghiegghiu e lascia lu lupu.
Al quale detto infamante l’albanese risponde con giudizio sprezzante:
Derk e lëti mos e kllit nde shpì.
Ed ai soprusi e alle imposizioni l’albanese rispose con la ribellione, col disprezzo e la violenza, perché era convinto che solo in tal modo, nella solidarietà più salda, potesse difendere la propria personalità, la memoria della terra natia, dell’eroe Scanderbeg, il patrimonio della tradizione, della Libertà e della giustizia…”4
“Io però sono più beata: Ho per velo il cielo con le stelle. La chesa mia è il sole. Ho per zoga il mare.”
Girolamo De Rada (1814/1903)
“Ed ai soprusi e alle imposizioni l’arbreshë rispose con la ribellione, col disprezzo e la violenza, perché era convinto che solo in tal modo, nella solidarietà più salda, potesse difendere la propria personalità, la memoria della terra natia, dell’eroe Scanderberg, il patrimonio della tradizione, della Libertà e della giustizia che la società e le leggi del tempo non riuscirono ad assicurare.”
Rodotà P. (sec. XVIII)
“Il Papa raccomandava ai vescovi latini di denunziare i vescovi, sorpresi a visitare i loro fedeli, e se possibile, carcerarli, traducendoli a Roma.”
D. Cassiano
(Si rifersce ai Vescovi ortodossi che ordinavano i preti italo-albanesi)D. Cassiano
“I loro sacerdoti vengono ordinati dai vescovi orientali, senza l’autorizzazione del vescovo (latino) del luogo; si ritengono dipendenti giuridicamente dal Patriarca di Costantinopoli e dai vescovi orientali e non dal vescovo locale (latino); nella divina liturgia viene ricordato il nome del Patriarca (“scismatico ed eretico”) e non del Papa (…) rifiutano le indulgenze papali e del giubileo; hanno digiuni diversi da (noi) latini; usano il pane fermentato, invece dell’azzimo nell’Eucarestia… usano fare il segno di croce diversamente; Usano diverse sacre immagini nella loro pittura; dicono di trovare la salvezza (anche) fuori la chiesa latina; conferiscono il battesimo in tempi e con riti diversi dai latini (…) i loro sacerdoti impartiscono il crisma consacrato dai vescovi del Levante e ritengono di agire in veste di procuratori dei loro vescovi lontani”
Ludovico Owen (vescovo latino di Cassano 1593)
"Queste sono solamente una piccolissima sequenza di tutto ciò che i Latini (Litiri) hanno fatto subire al popolo arbresh, per ultimo lo hanno, con la violenza, annesso alla fede cattolica, aborrita, odiata e detestata dal nostro popolo.
E' tempo che il nostro popolo memore di tutto ciò che ha dovuto subire, abbandoni il cattolicesimo, per tornare alla sua vera Fede: l'Ortodossia.
I tempi sono maturi perchè ciò avvenga, le ferite ancora non si sono rimarginate, ancora subiamo l'arroganza dei cattolici.
E se il clero vuole rimanere fedele al papa, poco importa. A noi interessa che sia il popolo a ritornare alla fede dei padri, di coloro che abbandonando la terra d'origine, portarono appresso la Santa Ortodossia." (P. Giovanni Capparelli)
Foto di ieri e di oggi - tanto per cambiare un pò.........!!!!
Ed ora vi presento le due più belle CHIERICHE di due baldi giovani chiericolaici.
Giodicate voi sulla loro autenticità, immensità e lucidità.
sabato 8 maggio 2010
La domenica del cieco nato -la riflessione del Padre Giovanni Festa
……..Due eventi nell’unità delle due letture di questa Divina Liturgia della domenica del cieco nato ..Le due conversioni…Due pieni riconoscimenti della Signoria del Cristo come Teantropo e come nostro personale e sinodale salvatore all’interno di due eventi traumatici…
L’evento unitario( quelli che parlano eleganti ed elegante ..direbbero un’esperienza olistica… e direbbero bene…la sequela a Cristo come kath’olon…) della guarigione nel e del corpo e del e nel cuore del cieco nato che riconosce(al pari della Samaritana) in Cristo Gesù il Figlio dlel’uomo,l’Atteso, il Messia,il Teantropo(Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».)…Ecco il dono e il mistero della visitazione..dell’essere visitati interamente dal Signore Dio tre volte santo…ecco…apre gli occhi…la luce…l’evento della Luce…in un continuum totale andando e riandando(appunto olisticamente) dalla Luce del Genesi alla Luce del Tabor alla Luce del Risorto al fuoco di Pentecoste e dalla Pentecoste al Genesi …la professione di fede…un tutt’uno..senza un prima e un dopo…il già e il non ancora..La Parousia verrà ,,la Parousia c’è…la visitazione e l’intercessione…la Chiesa come ospedale e come farmacia..i misteri come antibiotici…e sempre poi Lui nel mistero di Dio tre volte santo ..Egli il Terapeuta delle anime nostre e dei nostri corpi
Signore, colui che tu ami è ammalato! " (Gv 11, 3), è il grido supplice che da tutta la Chiesa continuamente sale al Dio filántropo, a favore delle sue membra sofferenti. Ed egli risponde a questa implorazione con la confortante risposta: "Io verrò e lo curerò " (Mt 8, 7).
E di fronte a questa sua ancora una volta olistica ministerialità il Signore,il Risorto fa come dire piena archiviazione di qualsivoglia banale e strumentale legalistica ermeneutica…Ci sono smepre coloro i quali vogliono insegnare a Dio come Dio debba comportarsi se vuole essere veramente Dio.. Di solito e spesso costoro indossano pure paramenti e talari… con l’ovvia consgeuenza che quanti tra noi profondamente hanno vissuto la ministerialità della visitazione e ne hanno confessato la signoria ..alla fine perfino possono pure essere cacciati- proprio per avere confessato Cristo- dalla stesse proprie appartenenze..Lezione forte questa per noi stessi..per il nostro essere sinodia…per il nostro essere stare Chiesa .per la Chiesa stessa …Il Signore è certamente il Signore della Chiesa e nella Chiesa…ma resta eccedente rispetto ad essa…C’è sempre da mettere in conto per noi come persone e come sinodia ecclesiale il rischio e la tentazione di essere e di restare ad abitare a Laodicea…
Ed ancora per certi aspetti più immediata.. direi ancora biblicamente e patristicamente “più scandalosa e più paradossale"la conversione narrata in Atti ..l’immediatezza del carceriere…proprio la sua metanoia.. il suo rivolgimento… la professione di fede sua e della sua casa…l’ecclesia domestica del battesimo ..dell’incorporazione nell’evento tutto quanto del Cristo …il Risorto dai morti il Teantropo il Terapeuta…dei nostri corpi e del nostro cuore…un cuore di carne Signore …un cuore triadico ..e non più un cuore di pietra…
L’evento unitario( quelli che parlano eleganti ed elegante ..direbbero un’esperienza olistica… e direbbero bene…la sequela a Cristo come kath’olon…) della guarigione nel e del corpo e del e nel cuore del cieco nato che riconosce(al pari della Samaritana) in Cristo Gesù il Figlio dlel’uomo,l’Atteso, il Messia,il Teantropo(Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».)…Ecco il dono e il mistero della visitazione..dell’essere visitati interamente dal Signore Dio tre volte santo…ecco…apre gli occhi…la luce…l’evento della Luce…in un continuum totale andando e riandando(appunto olisticamente) dalla Luce del Genesi alla Luce del Tabor alla Luce del Risorto al fuoco di Pentecoste e dalla Pentecoste al Genesi …la professione di fede…un tutt’uno..senza un prima e un dopo…il già e il non ancora..La Parousia verrà ,,la Parousia c’è…la visitazione e l’intercessione…la Chiesa come ospedale e come farmacia..i misteri come antibiotici…e sempre poi Lui nel mistero di Dio tre volte santo ..Egli il Terapeuta delle anime nostre e dei nostri corpi
Signore, colui che tu ami è ammalato! " (Gv 11, 3), è il grido supplice che da tutta la Chiesa continuamente sale al Dio filántropo, a favore delle sue membra sofferenti. Ed egli risponde a questa implorazione con la confortante risposta: "Io verrò e lo curerò " (Mt 8, 7).
E di fronte a questa sua ancora una volta olistica ministerialità il Signore,il Risorto fa come dire piena archiviazione di qualsivoglia banale e strumentale legalistica ermeneutica…Ci sono smepre coloro i quali vogliono insegnare a Dio come Dio debba comportarsi se vuole essere veramente Dio.. Di solito e spesso costoro indossano pure paramenti e talari… con l’ovvia consgeuenza che quanti tra noi profondamente hanno vissuto la ministerialità della visitazione e ne hanno confessato la signoria ..alla fine perfino possono pure essere cacciati- proprio per avere confessato Cristo- dalla stesse proprie appartenenze..Lezione forte questa per noi stessi..per il nostro essere sinodia…per il nostro essere stare Chiesa .per la Chiesa stessa …Il Signore è certamente il Signore della Chiesa e nella Chiesa…ma resta eccedente rispetto ad essa…C’è sempre da mettere in conto per noi come persone e come sinodia ecclesiale il rischio e la tentazione di essere e di restare ad abitare a Laodicea…
Ed ancora per certi aspetti più immediata.. direi ancora biblicamente e patristicamente “più scandalosa e più paradossale"la conversione narrata in Atti ..l’immediatezza del carceriere…proprio la sua metanoia.. il suo rivolgimento… la professione di fede sua e della sua casa…l’ecclesia domestica del battesimo ..dell’incorporazione nell’evento tutto quanto del Cristo …il Risorto dai morti il Teantropo il Terapeuta…dei nostri corpi e del nostro cuore…un cuore di carne Signore …un cuore triadico ..e non più un cuore di pietra…
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