sabato 6 novembre 2010

Da: Lachiesaortodossainitalia

IL FILIOQUE

L’unità della Chiesa ricevette il primo colpo allorquando il Papa pretese di essere il giudice supremo ed il sovrano, il vicario di Cristo in terra. Ma quando ci si allontana dalla verità e si introducono delle innovazioni per seguire il proprio egoismo e le proprie passioni, ci si priva della grazia di Dio e si cade nei propri errori. Sebbene la Chiesa, in Oriente come in Occidente, avesse avuto per otto secoli una unità di fede, l’Occidente cominciò all’improvviso ad introdurre delle innovazioni, delle nuove dottrine e ad alterare la vera fede. Il suo primo errore, punto di rottura con le dottrine dei Padri e deiMonastero Concili Ecumenici, fu l’aggiunta del “Filioque” al Credo. “Il Secondo Concilio Ecumenico decise, una volta per tutte, su questo problema essenziale, l’uso nel Credo del termine “processione” per descrivere il modo d’essere dello Spirito Santo e la sua individualità particolare. Il Padre è ingenerato, vale a dire che non riceve il suo essere persona da altri; il Figlio è dal Padre per generazione e lo Spirito è dal Padre, non per generazione ma per processione. Il padre è la causa senza causa, il Figlio e lo Spirito hanno la loro causa nel Padre. La differenza tra il Figlio e lo Spirito è che il primo è ingenerato e che l’altro procede… La dottrina della Trinità può essere espressa in due semplici enunciati: (a) Ciò che è comune nella Santa Trinità è comune e identico alle Tre Persone o Ipostasi. (b) Ciò che appartiene all’Ipostasi o alla Persona, vale a dire una proprietà ipostatica o modo d’essere, è individuale e appartiene soltanto ad una sola Persona o Ipostasi della Santa Trinità”. I Latini pretendono che lo Spirito proceda “dal Padre e dal Figlio” poiché, secondo l’insegnamento del Beato Agostino, “ciò che ha il Padre, lo ha anche il Figlio”. In risposta a questo argomento S. Fozio disse: “Se tutto ciò che è comune al Padre e al Figlio fosse comune allo Spirito… e se la processione fosse comune al Padre e al Figlio, lo Spirito dovrebbe allora procedere da Se stesso; sarebbe il suo proprio principio, nello stesso stante causa e risultato”. La tradizione teologica franca, pretendendo di seguire l’insegnamento del Beato Agostino ha inserito il “Filioque” nel Credo malgrado l’Ottavo Concilio Ecumenico dell’879, che condanna coloro che aggiungono o tolgono qualunque cosa al Credo di Nicea-Costantinopoli, insieme a coloro che non accettano il Settimo Concilio Ecumenico, anche se non si fa menzione esplicita dei Franchi. Esiste una lettera di Papa Giovanni a S. Fozio secondo la quale il “Filioque” viene descritto come una novità mai utilizzata dalla Chiesa di Roma e vigorosamente condannata. Lo stesso Papa Giovanni accetta le decisioni del’Ottavo Concilio Ecumenico che condanna il “Filioque” non soltanto come aggiunta al Credo ma anche come insegnamento. Papa Agatone scrive: “Noi crediamo in Dio Padre e nel suo Figlio Unico Ingenerato e nel Santo Spirito, Signore e Vivificante, che procede dal Padre, che è adorato e glorificato con il Padre ed il Figlio”. Secondo il Settimo canone del Concilio di Efeso e l’esposizione di fede redatta nel Primo Concilio Ecumenico, la Chiesa interdice formalmente l’uso di ogni altro Credo diverso da quello di Nicea-Costantinopoli, con la sanzione seguente in caso di disobbedienza: che i vescovi siano deposti ed i laici scomunicati. I Padri del Quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia, leggendo il Credo, dissero: “Questo santo Credo è sufficiente per la piena conoscenza della verità poiché contiene in se stesso la perfetta dottrina sul Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Lo stesso S. Cirillo di Alessandria, i cui insegnamenti furono incompresi dai Latini che li utilizzarono per giustificare l’aggiunta del “Filioque” al Credo, scrisse: “Proibiamo qualunque cambiamento nel Simbolo di Fede redatto dai Santi Padri di Nicea. Non permetteremo mai ad alcuno di cambiare o di omettere una parola o una sillaba di questo Credo”. Lo stesso insistette: “Il santo Concilio Ecumenico radunato ad Efeso ha interdetto l’introduzione nella Chiesa di Dio di ogni altro simbolo di Fede diverso da quello esistente e che ci è stato trasmesso dai beati Padri per mezzo dei quali lo Spirito Santo si esprimeva”. I teologi occidentali hanno male interpretato l’insegnamento di S. Cirillo nelle parole: “Sebbene lo Spirito proceda dal Padre, non è estraneo al Figlio, poiché il Figlio possiede ogni cosa congiuntamente al Padre”. Il vero senso delle parole di S. Cirillo è che lo Spirito Santo è consustanziale al Figlio, come lo stesso S. Cirillo scrive altrove: “… lo Spirito Santo non riceve la Sua esistenza da o per mezzo del Figlio ma come procedente dal Padre…”. Papa Agatone scrisse così all’Imperatore di Bisanzio: “… la Chiesa di Roma conserva la fede trasmessa dai cinque Concili Ecumenici e accetta che ogni cosa definita dai Canoni rimanga immutata, niente aggiungendo e niente togliendo, e che tali canoni siano conservati inviolati sia nella lettera che nello spirito”. Noi dobbiamo ricordarci che tutti i partecipanti al Secondo Concilio Ecumenico di Nicea, dopo aver ascoltato questo Credo, esclamarono: “Tutti noi crediamo questo; tutti noi pensiamo questo: è la fede degli Apostoli, è la fede ortodossa… e coloro che non accettano questa fede siano scomunicati”. Nella Chiesa di Roma il Credo fu letto senza aggiunte per molto tempo dopo il Settimo Concilio Ecumenico. Fu inciso in questa formula (senza il Filioque), su ordine di papa Leone III, su tavole d’argento, in greco ed in latino, e posto sulla facciata della Chiesa di S. Pietro a Roma. Occorre anche notare che le più antiche traduzioni latine degli atti dei Concili Ecumenici non contengono l’aggiunta del Filioque. I Padri dei Concili Ecumenici, uno dopo l’altro, hanno ritenuto e confermato il Credo nella stessa formula trasmessa alla Chiesa dai due primi Concili Ecumenici; non vi apportarono alcun Paramenti sacricambiamento e proibirono qualunque aggiunta al Credo, anche in caso di necessità. I Padri della Chiesa evitarono persino di aggiungere il termine “Theotòkos” (Madre di Dio) al Credo sebbene la nozione che esprime non sia altro che una breve spiegazione della dottrina contenuta nel Credo e la cui aggiunta sarebbe stata utile e necessaria per contestare i Nestoriani. Tali modifiche al Credo, anche quando avrebbero potuto apportare delle reali spiegazioni, furono strettamente proibite dopo il Concilio di Efeso. Anche i Greci che obbedivano alle decisioni dei Concili e alle esortazioni dei Padri, con lo spirito pieno del loro fermento, non potevano ammettere che l’addizione del “Filioque” nel Credo fosse regolare e legale. Come poteva una Chiesa particolare arrogarsi il diritto di aggiungere qualche cosa al Credo quando tale diritto era stato negato dai Concili della Chiesa universale? I Padri della Chiesa ed i Confessori della Fede erano pronti, per amore del Cristo e per il Suo Vangelo, a fare dono delle loro anime, dei loro corpi, del loro sangue e di tutto ciò che possedevano sulla terra poiché “in materia di fede non vi devono essere né concessioni né esitazioni”. E’ ben noto che lo stesso Imperatore di Bisanzio era a Firenze per l’unione delle Chiese e malgrado i suoi desideri affinchè l’unione si realizzasse era solito dire che: “I Latini contestano ciò che è evidente in sé cercando di persuadere i Greci ad accettare ciò che è stato anatematizzato dai Concili ecumenici. Questo non dimostra l’evidenza del loro tentativo di porre la Chiesa cattolica, una e santa, in contraddizione con se stessa?”. Occorre ancora ricordare che tutti i dogmi sono stati promulgati in lingua greca e poi tradotti in quella latina. Si può ragionevolmente supporre che i Greci siano più adatti degli stranieri a comprendere la lingua greca. S. Basilio il Grande diceva che: “Lo Spirito Santo procede soltanto dal Padre e non da qualcun altro”. Se lo Spirito procede dalla Persona del Padre, allora l’espressione “e Anastasisnon da qualcun altro” mostra bene che non procede da un’altra Persona. S. Gregorio il Teologo dice che “tutto ciò che ha il Padre, il Figlio lo possiede, eccezione fatta per la causalità”. Il termine “Processione” è stato introdotto nel Credoin parallelo con il termine “Generazione” ed entrambi significano la relazione causale al Padre e non l’energia o la missione. S. Massimo scrive a Marino che i Romani d’Occidente accettano che il Padre sia la sola causa della processione dello Spirito Santo e che il Figlio non lo sia. Quando i Latini insistevano sul fatto che il “Filioque” fosse un miglioramento di una dottrina, già buona ma incompleta, dello Spirito Santo, Papa Leone così li metteva in guardia: “Se si desidera migliorare ciò che già è buono, si deve subito assicurarsi che, facendolo, non lo si corrompa”. Insisteva sul fatto che non poteva porsi al di sopra dei Padri dei Concili che non avevano menzionato il “Filioque” ne per dimenticanza né per ignoranza, ma per ispirazione divina. Questa opinione teologica è anche quella di Papa Adriano I (772-795) e quella del Concilio di Toledo ove il “Filioque” non era inserito nel Credo. La persistenza dei papi successivi nel loro insegnamento eretico sul “Filioque” e sul “Primato” - che non è niente altro che una malvagia comprensione del primato d’onore accordato da altri eguali, gli altri patriarchi - è stata la causa dello scisma fra le due Chiese. Ogni studioso di buona volontà vede chiaramente che la Chiesa orientale desidera soltanto rimanere nella fede dei Mosaico bizantinoPadri e preservare l’unità di questa fede, vale a dire restare nella Chiesa Ortodossa - la Verità - poiché fuori di Essa non vi è salvezza. Essa è la vera Chiesa di Cristo che porta le sue stigmate e non accetta compromessi in questioni di fede, che non ricerca la gloria o il potere di questo mondo ma è semplice e umile come lo era il suo fondatore. Al contrario, la Chiesa occidentale, alla ricerca della gloria temporale e del potere di questo mondo, ha sacrificato ogni legame con la Tradizione e la vera Chiesa, introducendo nuove dottrine, nuove concezioni mondane e umane al Cristianesimo, allontanandosi dalla via unica e diritta di cui il Cristo è l’iniziatore, la santificazione e la deificazione. Come avrebbe potuto essere preservata l’unità della Chiesa e della Fede quando la Chiesa occidentale sempre ha cercato di intervenire “di diritto divino” nelle questioni riguardanti la Chiesa orientale e, fatto più grave, per aggiungere o togliere agli insegnamenti dei Concili Ecumenici in virtù di un diritto che non fu mai concesso ad alcuno? E’ importante che i partigiani del Papa non abbiano mai potuto accusare gli Ortodossi di insegnamenti eretici. L’Eresia è stata un loro privilegio personale ed esclusivo. La loro principale accusa contro gli Ortodossi è stata che non avevano volutoMonastero accettare gli insegnamenti dell’Occidente. Ciò mostra che gli Ortodossi sono sempre stati fedeli alla tradizione e alla fede della Chiesa primitiva e apostolica. I sostenitori del Papa, al contrario, a partire dal momento in cui si sono separati dal corpo della Chiesa, sono caduti sempre di più in errori dogmatici, allargando la breccia che già avevano aperto fra le Chiese.

Nessun commento: